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STAMINA, UDIENZA RIESAME: ANCORA SOTTO SEQUESTRO LE CELLULE A BRESCIA

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L’avvocato Gianluca Ottaviano, legale della famiglia Spinazzola, solleva l'eccezione di incapacità del giudice per violazione del criterio di riparto di funzione nelle fasi del procedimento

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di Cinzia Marchegiani

Torino –  Ieri, 15 settembre 2014, grande colpo di scena all’udienza nella maxiaula numero 3 presso il tribunale del riesame al Palazzo di Giustizia di Torino in merito al sequestro preventivo autorizzato dal GIP Francesca Christillin, che oltre al sequestro delle provette aveva imposto tra l’altro agli Spedali Civili di Brescia di tutelare e salvaguardare la vitalità dello stesso materiale biologico presente nel laboratorio. Le famiglie di ben 11 pazienti avevano chiesto il dissequestro, non solo delle cellule ma anche di tutte le attrezzature della Stamina Foundation. Un repentino ribaltamento della situazione sembra far sperare i familiari titolari di questa richiesta e stranamente citati come parte lesa dallo stesso Raffaele Guariniello. Un sequestro operato alla vigilia delle infusioni che attendevano la piccola Noemi Sciarretta poiché era stata chiesta una valutazione pre e post infusione, che poteva finalmente chiarire l’arcano anche della pericolosità, poiché a tutt’oggi non esiste un documento agli atti che lo dimostri (anzi esistono documenti che dimostrano l'esatto contrario). Anche il documento del sequestro risulta essere fondamentale per un’azienda ospedaliera del calibro degli Spedali Civili di Brescia effettuare il follow up di una terapia anche se in essere non vi era alcuna sperimentazione, poiché è un dovere dell’ospedale dover provvedere a tale valutazione.
 

A chiarirci il colpo di scena di quest’udienza che tiene in sospeso le vite di questi malati, è l’avvocato Gianluca Ottaviano, legale della famiglia Spinazzola. Il Pm Raffaele Guariniello nella sua memoria depositata lo scorso 13 settembre 2014 dichiara che il Collegio non ha il potere di annullare il provvedimento del sequestro, anzi si deve mantenere vivo anche se c’è stato un errore poiché il PM doveva incaricare il GUP e non il GIP. Questa incompetenza funzionale per Guariniello sembra sanabile attraverso il dispositivo normativo di cui all'art. 27 c.p.p.

Ma l’Avvocato Ottaviano va oltre: "non è applicabile l'articolo 27 del c.p.p relativo alla incompetenza territoriale; anche secondo gli orientamenti delle sezioni unite della Cassazione, sent. n. 25/99, l’incompetenza funzionale equivale al disconoscimento della ripartizione delle attribuzioni del giudice in relazione allo sviluppo del processo e riflette i suoi effetti direttamente sulla idoneità specifica dell’organo all’adozione di un determinato provvedimento. Essa, pur non avendo trovato un’esplicita previsione neppure nel nuovo codice di procedura penale, proprio perché connaturata alla costruzione normativa delle attribuzioni del Giudice ed allo sviluppo del rapporto processuale, è desumibile dal sistema ed esprime tutta la sua imponente rilevanza in relazione alla legittimità del provvedimento emesso dal giudice, perché la sua mancanza rende tale provvedimento non più conforme ai parametri normativi di riferimento.E' un’incompetenza grave che pone il GIP nell’impossibilità di conoscere nel merito quanto di competenza del GUP. E’ ravvisabile un’incompetenza talmente intensa da potersi intendere come forma di incapacità del giudice e per questo ho chiesto la declaratoria di nullità ai sensi dell’art. 178 c.p.p., per cui il sequestro depositato dalla Cristillin a Brescia dovrebbe ritenersi nullo all’origine.”

Insomma una defiance imperdonabile quella di Guariniello che sembra aver sbagliato segreteria, invece di depositare al GUP, porta i documenti al Gip, però chiede comunque il sequestro del materiale biologico e dell’attrezzatura di Stamina. L’avvocato Ottaviano ha trovato il grande vizio di forma di questa inquisizione su Stamina, il provvedimento di sequestro preventivo dovrebbe da considerarsi nullo ex art. 178 lett. a del c.p.p. poichè il GIP è privo di potere decisionale in ordine allo stato del procedimento. Lo stesso Ottaviano spiega nel dettaglio che il provvedimento richiesto dal PM in data 14. 08.2014 è stato emesso dal GIP solo in data 21.08.2014, in epoca successiva sia alla richiesta di rinvio giudizio (del 14 luglio 2014), sia alla stessa fissazione dell’udienza preliminare (rinvio giudizio del 15 luglio 2014 con fissazione dell'udienza preliminare per il giorno 4 novembre 2014). Ed è proprio con la richiesta di rinvio a Giudizio che il P.M trasmette il fascicolo contenente la notizia di reato, la documentazione relativa alle indagini espletate e i verbali degli atti compiuti davanti al giudice per le indagini preliminari e per questo è solo il GUP (Giudice dell’Udienza Preliminare) essere il titolare competente ad emettere misure cautelari. Per questo motivo il GIP ha incompetenza funzionale poichè ha emesso un provvedimento in violazione proprio delle norme sulla ripartizione delle attribuzioni fra i giudici.

Tutto sembra puntare ad un errore di competenza funzionale presumibilmente imputabile al GIP procedente che ha emesso un provvedimento violazione delle norme sulla ripartizione delle attribuzioni fra i Giudici in relazione allo sviluppo del processo/procedimento…. ma nel riesame del dissequestro delle cellule a Brescia c’è molto di più… e lo fa presente la mamma del piccolo Federico, l'avvocato Tiziana Massaro rivolgendosi allo stesso Guariniello: " i Nas sono venuti nella mia abitazione a chiedere l’interpretazione del documento n. 173 dell’ISS, importante e basilare" (che non è stato però messo agli atti, dove nel sequestro non gli viene attribuito il valore che racchiude nella sua semantica…il preparato è valido per uso terapeutico!) mentre Andrea Sciarretta fa presente invece come il sequestro autorizzato dal Gip sia stato emesso in coincidenza con l'ordinanza in cui veniva autorizzata alla piccola Noemi l’infusione al nosocomio Bresciano e chiede:”quanto deve fare paura la piccola Noemi?”

Il blocco totale delle terapie, conseguenza del sequestro da parte del Gip a Brescia del materiale biologico è creato per evitare realmente la verifica pre e post infusione della piccola Noemi, come aveva detto nell’intervista Luca Pani a La Stampa, lo scorso 26 agosto 2014?
Se così fosse, sarebbe da chiedersi cosa ci sia realmente dietro, in fondo le valutazioni dovevano essere eseguite indipendentemente da una sperimentazione (citazione Sequestro GIP)… e lo stesso avvocato

Ottaviano ci spiega come tutto l’impianto documentale del sequestro sia costituito da ipotesi per spiegare i fatti costituiti invece da certificati e analisi strumentali rilasciati da strutture pubbliche o private accreditate e attestanti plurimi miglioramenti conseguiti che i pazienti hanno ottenuto dopo le infusioni o al peggioramento in seguito al blocco delle stesse, mentre vengono assunti come consistenti prove lettere aperte, addirittura interviste e dichiarazioni di esperti che non sono però venuti mai in contatto con il metodo stamina e sono diventati una ferrea risonanza accusatoria per mezzo di dichiarazioni squisitamente narrative, cioè senza un documento tangibile, al contrario di tutta quella documentazione istituzionale e sanitaria che ne avvalora la non pericolosità e non tossicità.

E proprio nel riesame del sequestro delle cellule a Brescia che emerge con tutta la sua forza il conflitto di interesse della senatrice Cattaneo e le sue forti affermazioni che vedono le cellule staminali mesenchimali prive di attività nei riguardi delle malattie degenerative del tessuto nervoso, e soprattutto l’incapacità di differenziarsi in neuroni, mentre lo stesso professor Antonio Uccelli che in merito ha già avviato una sperimentazione clinica superando la fase I descrive le importanti proprietà delle MSC che qui rimettiamo a memoria di quanto abbiamo già descritto nell’inchiesta realizzata dall’Osservatore d’Italia lo scorso novembre 2013: “le MSC sono cellule pluripotenti che si differenziano dalle cellule staminali emopoietiche (o HSC) per alcuni importanti proprietà: 1) transdifferenziazione, evidenziata in animali da esperimento, che permette alle MSC di differenziarsi in cellule molto specifiche saltando da un cammino differenziativo ad un altro, in fibroblasti, condroblasti, neuroni, cellule epitelieali etc; b) proprietà anti infiammatorie/immomodulanti e C) la funzione neuroprotettiva che sono entrambe proprietà importantissime, già nel 2012 spiegate al via del primo studio clinico di fase II al mondo mirato a studiare la sicurezza e l'efficacia dell'uso delle cellule staminali mesenchimali contro la sclerosi multipla. A presentare il progetto in occasione del 28esimo Congresso dell'European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (Ectrims) in corso a Lione fu lo stesso Antonio Uccelli, responsabile del Centro per lo studio e la cura della Sm e malattie demielinizzanti dell'universita' di Genova. Un passo in avanti verso la conferma che le staminali funzionano davvero contro la sclerosi multipla, dunque, anche se è stato specificato che sono impiegati solamente in quei pazienti che hanno tessuti nervosi non ancora completamente danneggiati: ”Gli studi eseguiti nei nostri laboratori sono stati i primi, nel 2005, a dimostrare l'efficacia di questo trattamento su modello animale. Un risultato che e' stato confermato da altri laboratori e che ha creato consenso per far si' che ci fosse un razionale consistente per procedere con la sperimentazione sull'uomo. La fase I (già confermata) ha valutato soprattutto la sicurezza del trattamento. La convinzione degli studiosi e' che "le cellule staminali non solo facciano immunomodulazione, cioé blocchino l'auto-aggressione del sistema immunitario al sistema nervoso (e' quello che fanno i farmaci attualmente utilizzati contro la sclerosi multipla), si vuole dimostrare che queste cellule hanno un valore aggiunto e cioè sono anche in grado di rilasciare fattori protettivi dei tessuti e che favoriscono la riparazione.”

Tutto molto pittoresco se non fosse che dietro a tanta burocrazia, tante affermazioni facilmente attaccabili e gaffe rocambolesche, ci siano in corsa la vita di malati e dei loro familiari che son costretti a tornare sempre nelle aule del tribunale quando specifiche leggi, come la 57/2013, la sentenza si Strasburgo e quella di Helsinki proteggano e tutelino i malati nel poter ricevere quelle terapie che finora si son dimostrate dei salvavita….non frutto di sensazioni e suggestione, ma di documentazione concreta e agli atti. Sotto lente l’operato dell’Aifa con le sue ordinanze e delle testimonianze narrative, senza alcuna prova documentale degli scienziati che sono finiti come elemento di prova regina contro la documentazione concreta che i malati hanno sempre dimostrato e dichiarato…

Il Collegio per ora si è riservato e scioglierà la stessa riserva il prossimo19 settembre….comunque vada sono state sollevati troppi quesiti inquietanti su questa immenso intreccio all’italiana, e molti si chiedono auspicabile una super inchiesta che valuti l’operato di tutti gli attori…

Possibile che delle famiglie che dovrebbero riserbare le energie per combattere quotidianamente le piaghe di queste terribili malattie, devono correre da nord a sud, catapultati centinaia e centinaia di chilometri dai propri figli, per incontrarsi nei processi che rimandano all’infinito un diritto sancito a chiare lettere ovunque?
.
A questo punto ci si chiede se sia in programma un intervento del procuratore Capo Giancarlo Caselli, visto il grave errore confermato dallo stesso Procuratore Guariniello…

Comunque vada, ogni giustizia rimandata, è una giustizia negata, e nel caso di questi malati, ogni minuto era e sarà prezioso. 

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L’evoluzione del gioco: dalla grafica 3d alla realtà virtuale

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I più grandi ricorderanno gli albori del gioco digitale, intorno alla fine degli anni ’90. Si trattava di giochi piuttosto semplici, lineari, dai “pattern” prestabiliti e delle animazioni grafiche piuttosto banali. Il tutto, ovviamente, se visto con gli di oggi.

In tema di gioco online, specie se si parla di casinò, vi è un’azienda che, più di tutti, ha valicato le ere digitali, mantenendosi sempre al timone dell’industria: la Microgaming. Il online casino Microgaming è stato il primo a proporre ai suoi utenti la possibilità di provare alcuni titoli con grafica tridimensionale. Si trattava di giochi in cui veniva utilizzata una tecnologia che si basava sui “poligoni”, un vero e proprio incastro di forme geometriche come triangoli o rettangoli che davano vita ai personaggi e alle ambientazioni di gioco.

Contestualmente, si è passati dalle slot machine bidimensionali alle prime slot a tre dimensioni. Se i giochi degli anni Novanta hanno segnato un’epoca e rimangono tra i più amati dai giocatori di quella generazione, oggi i gusti sono nettamente diversi. Infatti, è stato più volte dimostrato come i giocatori odierni preferiscano di gran lunga approcciarsi ad un titolo o ad un gioco che garantisca una certa qualità grafica dei propri contenuti. La grafica tridimensionale, un tempo riservata a pochi, è divenuta lo standard ed oggi rappresenta il punto di partenza per ogni titolo. Ad essa, si è aggiunta la risoluzione grafica che è passata dall’ormai preistorica 240p al Full HD (1920×1080 pixel) fino alla risoluzione in 4K HDR.

Al giorno d’oggi, è quindi più complesso spiccare per i motivi precedentemente illustrati e le software house devono proporre al giocatore qualcosa di ancor più accattivante come, ad esempio, la cosiddetta realtà virtuale. Sono ancora pochi i titoli che la implementano anche a causa delle attrezzature che essa richiede, ma non c’è dubbio che la prossima frontiera dell’innovazione passerà per il VR (virtual reality) e renderà le esperienze di gioco sempre più verosimili.

Tra i più grandi successi presenti nel gioco digitale odierno non si può non citare una slot machine straordinaria ed ormai famosa in tutto il mondo: la Book of Ra Deluxe Edition. Si tratta di un titolo che travalica le generazioni ed è passato dal mondo bidimensionale a quello tridimensionale, senza mai snaturarsi. Ancora, vi è la slot Gonzo’s Quest che – allo stesso modo – si è distinta per longevità e qualità dei contenuti come, ad esempio, i blocchi di pietra che costituiscono i classici rulli di gioco.

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Control Ultimate Edition, il paranormale diventa next-gen

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Control Ultimate edition torna con una veste grafica migliorata per le console di nuova generazione. A diversi mesi dal lancio della versione originale, infatti, l’action shooter di Remedy Entertainment debutta anche su next-gen. Il risultato? Andiamolo a scoprire. Control è un titolo dall’ottimo intreccio narrativo graziato da un gameplay intrigante e da un setting costruito con rara maestria che, però, già nel 2019 quando fu rilasciato in versione “normale”, soffriva a causa delle limitazioni tecniche imposte dalla scarsa potenza delle console di scorsa generazione che comportavano rallentamenti e vistosi cali di frame-rate. Proprio per questo motivo Control: Ultimate Edition è, senza mezzi termini, il miglior modo possibile per godersi l’ultima fatica di Remedy in una versione tecnicamente ineccepibile e comprensiva delle due chiacchieratissime espansioni rilasciate nei mesi successivi al lancio: The Foundation e AWE. La storia ovviamente è rimasta del tutto invariata rispetto a quanto visto nell’edizione base (qui la nostra recensione) narra le vicende di Jesse Faden, una ragazza originaria della fittizia città di Ordinary che, dopo aver assistito ad un cataclisma di notevoli proporzioni durante la sua infanzia, ha dedicato tutta la propria vita alla ricerca di Dylan, un fratello apparentemente disperso da quasi vent’anni. Le sue incessanti indagini la conducono fino alle porte della Oldest House, un edificio situato nel cuore di New York appartenente al Federal Bureau of Control, un organismo occulto del governo statunitense che si occupa di studiare, affrontare e contenere i fenomeni paranormali che continuano a verificarsi in giro per il mondo. La particolarità della struttura è quella di essere invisibile all’occhio umano dall’esterno e stranamente mutevole all’interno con padiglioni che cambiano aspetto e configurazione senza soluzione di continuità. L’Oldest House è indubbiamente il più riuscito tra i setting ideati dai visionari artisti di Remedy fino ad oggi ed è anche un trionfo in termini di level design, al punto da trascendere il ruolo di semplice sfondo delle avventure di Jesse e divenire un vero e proprio coprotagonista delle vicende che vengono raccontate. Una volta entrati nella Oldest House, è facile rendersi conto che qualcosa di oscuro si aggira nei corridoi: un sussurro, un sibilo, una presenza minacciosa e costante che sembra aver assunto il controllo dell’edificio e dei suoi frequentatori. Tocca alla nostra Jesse fare luce sul mistero celato nel cuore della struttura che, in qualche modo, appare collegato a doppio filo a ciò che è successo durante la sua infanzia. Quella di Control è una sceneggiatura a dir poco incredibile che, anche a due anni di distanza dal lancio originale, riesce a catturare il giocatore in una atmosfera unica creata abilmente da un team di scrittori parecchio ispirato che è riuscito a imbastire un universo coeso, credibile e particolareggiato. Il racconto procede sostenuto dal giusto ritmo per tutte le circa 20 ore necessarie a portare a termine la campagna e non si risparmia colpi di scena, risvolti inaspettati e un finale sconvolgente. A questo, ovviamente, vanno aggiunte le svariate ore di gioco extra garantite dai due DLC inclusi nel pacchetto: “The Foundation” che conduce il giocatore fino alle viscere della Oldest House e “AWE”, l’incredibile anello di congiunzione con l’universo di Alan Wake. Insomma, se non avete ancora avuto occasione di sperimentare Control e la sua storia, questo è il momento migliore per farlo. Dal punto di vista del gameplay, come era logico aspettarsi, Control: Ultimate Edition non apporta particolari modifiche alla formula apprezzata nell’edizione standard. L’ultima fatica di Remedy, come dicevamo, è un titolo action in terza persona davvero adrenalinico, profondo, coinvolgente e raffinato che affonda le proprie radici nei canoni tipici del genere metroidvania. La natura cangiante della Casa ha consentito ai talentuosi designer della compagnia di allontanarsi della linearità dei loro prodotti del passato e di giocare molto sui percorsi che l’utente può intraprendere inserendo missioni secondarie, attività segrete e, addirittura, boss opzionali dietro ogni angolo.

Il comparto grafico di questa verione next-gen di Control, ovviamente, è stato l’aspetto che ha ricevuto maggiore attenzione in vista del lancio di questa edizione definitiva per Xbox series X/S e PS5. Control: Ultimate Edition è stato sviluppato sulla base di una versione potenziata e aggiornata di quello stesso Northlight Engine che aveva messo in seria difficoltà i PC e le console passate, con il preciso obiettivo di offrire ai giocatori un’esperienza più stabile e definita di quanto visto in passato. La modalità di visualizzazione “Performance Mode” rimuove gli effetti di Ray Tracing ma guadagna un frame-rate granitico a 60fps in tutte le situazioni. La risoluzione rimane inalterata. Proprio come nel caso di tanti altri titoli cross-gen che hanno raggiunto i lidi di PS5 e Xbox Series X|S in questo primo periodo del loro ciclo vitale, anche Control: Ultimate Edition può vantare due modalità di visualizzazione differenti: la Graphics Mode e la Performance Mode. La prima propone un rendering 1440p upscalato in 4K e mette in campo gli ultimi ritrovati nel campo dell’effettistica per videogiochi come il Ray Tracing applicato alle trasparenze, alle ombre e ai riflessi superficiali. Si tratta, senza ombra di dubbio, di una presentazione dal notevole impatto visivo che, però, risulta piagata da una forte instabilità del frame-rate che non siamo riusciti a digerire. Quando si passa alla Performance Mode, invece, la situazione cambia radicalmente. Gli effetti di Ray Tracing vengono sacrificati sull’altare della fluidità e Control: Ultimate Edition riesce a mantenersi stabilmente sulla soglia dei 60fps anche nelle situazioni più concitate. Considerando che la risoluzione di rendering è sempre 2560×1440 (upscalato in 4K) e che tutti gli altri effetti visivi rimangono inalterati, ci sentiamo di consigliarvi questa modalità di visualizzazione per godervi l’ultima opera di Remedy al massimo della velocità. Grazie alla potenza offerta dalle nuove ammiraglie di Microsoft e Sony, i numerosi effetti luminosi e particellari prodotti dalle abilità di Jesse non influiscono sul ritmo dell’azione ma aggiungono un importante valore all’estetica generale del prodotto. Dimenticate i problemi prestazionali che avevano flagellato la versione per console old-gen: questa reinterpretazione per le nuove macchine offrono una versione di Control all’apice del suo splendore. Unico neo, riscontrato sulla versione Xbox da noi testata, è la casuale possibilità di essere riportati sulla dashboard quando si preme il tasto (select) dedicato alla visualizzazione del menù missioni/armi/file. Questo fastidioso bug si è presentato abbastanza di frequente, e l’augurio che ci facciamo e che sia risolto al più presto attraverso una patch in quanto risulta essere parecchio fastidioso. Tirando le somme, Control Ultimate edition rappresenta la versione migliore del titolo in quanto, oltre ad offrire una veste grafica davvero ben realizzata e una fluidità assolutamente incredibile, garantisce un’esperienza di gioco senza pari che viene arricchita dai contenuti aggiuntivi presenti nel pacchetto. Nonostante il gioco non si rivelerà una sorpresa per chi ha già avuto modo di terminare l’avventura sulla vecchia generazione di console, tutte le migliorie apportate e la ricchezza dell’edizione sono un motivo assolutamente convincente per rimettere piedi nell’ Oldest House e di rivivere gli incubi paranormali nei panni di Jesse Faden.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 9,5

Gameplay: 9

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Apple, con il nuovo update di iOS arrivano le emoji a tema vaccino

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Apple sta per introdurre 200 nuove emoticon su iPhone e iPad, con particolare attenzione su quelle a tema vaccini. Nel prossimo aggiornamento ad iOS 14.5 e iPadOS 14.5 sarà infatti presente un set di icone dedicate ad un trend che si spera divenga presto condiviso dai più a livello internazionale, quello del vaccino al Covid-19. Per questo motivo, la Mela ha deciso di introdurre nuove icone ma anche di adattare delle esistenti al particolare momento. Ad esempio, l’emoji che rappresenta una siringa, finora visualizzata con delle gocce di sangue che scendono dalla punta, avrà un aspetto meno intimidatorio, riempita con un liquido trasparente e senza goccioline. Le nuove emoji sono state approvate, come sempre, dal Consorzio Unicode lo scorso settembre. Si tratta dell’organizzazione che si occupa di creare il codice per le varie emoticon che poi vengono riprese da ogni azienda che ne fa uso, tra cui anche Facebook e Twitter. Ci si può dunque aspettare introduzioni simili nei prossimi giorni anche per gli altri “grandi” della rete. Emojipedia, un dizionario di emoji online, aveva individuato una tendenza al rialzo nell’uso della emoji a forma di siringa nella sua analisi sui trend di fine 2020, soprattutto su Twitter. Jeremy Burge, chief emoji officer di Emojipedia, ha riferito che eliminare il sangue dalla siringa la rende più appropriata per rappresentare la vaccinazione Covid-19, osservando come la modifica non le impedisca di essere utilizzata anche per altri contesti più classici, come la donazione del sangue. Altre emoji che hanno guadagnato popolarità a seguito della pandemia includono il microbo, l’icona della mascherina e le mani in preghiera. Insomma, Apple resta sempre al passo coi tempi e cerca di affrontare il tema della pandemia di Covid 19 con ironia, ma anche attraverso uno degli strumenti più utilizzati dalle persone.  

F.P.L.

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