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Editoriali

Stato di bandiera, Convenzione di Dublino e asilo politico: A.a.a. cercasi buona volontà

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Stato di bandiera, Convenzione di Dublino e… l’asilo politico
Secondo l’ordinamento giuridico, l’espressione Stato di bandiera indica “lo Stato che attribuisce la propria nazionalità ad una nave oppure un aeromobile”. Ai sensi della Convenzione di Ginevra (II, 5, 1) e della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS, 91, 1), affinché uno Stato possa legittimamente concedere la sua bandiera deve esistere un “legame sostanziale” tra la nave e l’ordinamento nazionale. Questo è molto importante e potrebbe risolvere le tante discussioni che nascono ogni volta che una Ong decide di sbarcare i suoi “naufraghi” nei porti italiani. Questo stato di Bandiera fa da pendant, forma una coppia, con il Trattato internazionale, comunemente conosciuto come Convenzione di Dublino. Quest’ultimo, modificato nel 2013 e rinominato Dublino III prevede: “I cittadini extracomunitari che fuggono da Paesi d’origine perché in guerra o perseguitati per motivi di natura politica o religiosa possono fare richiesta di asilo solo nel primo Paese membro dell’UE in cui arrivano…..”

Dunque da una parte il rifugiato può fare richiesta d’asilo solo nel primo paese membro dell’Ue in cui arriva e dall’altra parte la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS, 91, 1), stabilisce che è lo Stato che attribuisce la propria nazionalità ad una nave e l’esposizione della sua bandiera ed ergo, la coperta delle navi nella fattispecie, rappresenta il paese in cui per primo il rifugiato arriva e quindi è lì, il luogo designato da Dublino III dove dovrebbero essere presentate le richieste d’asilo. Fino a qui è tutto chiaro e non si capisce quali siano le difficoltà che impediscono l’attuazione di tale iter.

Ritornando all’ultimo episodio della Sea Watch III e del successivo spettacolare ed improvvido arrembaggio dei deputati PD su quella nave, molti sono stati i commenti per dimostrare la natura propagandistica di quel gesto e non intendiamo ritornarci sopra.

Una battaglia da portare a Bruxelles passata nell’ombra

Durante i vari dibattiti, allora, ci sono state voci di giuristi che avevano accennato ai principi di cui tratta questo articolo.
Desta molta meraviglia dunque che la loro voce sia caduta nel più assordante silenzio e nessuno della maggioranza di governo si è interessato di accogliere quella riflessione che dell’emergenza immigrati, offriva su un piatto d’argento la soluzione, una battaglia da portare a Bruxelles, l’uovo di Colombo.
Il combinato disposto “Stato di bandiera” e “Convenzione di Dublino III”, a tutti gli effetti potrebbe essere considerato un assist a Salvini , la mossa giusta da giocare in Europa. Potrebbe anche essere una sfida alle Ong per farle uscire fuori dall’equivoco e infine per i signori di Bruxelles ci sarebbe una proposta “che non potrebbero rifiutare” senza perdere ulteriormente la faccia e così costringerli a dichiararsi.

La soluzione c’era, non si vedeva oppure non la volevano vedere, altrimenti non si comprende perché il decreto sicurezza bis non l’abbia presa in considerazione, sollevando l’eccezione.

Grava sull’attuale emergenza immigrazione anche il “libero convincimento e la discrezionalità” dei giudici.

Sulla legalità, la libertà e l’arbitrio nell’applicazione della legge, si rimette la materia ai tecnici giurisdizionali. E’ tutto un altro problema meritevole di un serio dibattito. Auguriamoci che qualcuno lo metta in agenda.
Il tema oggetto del presente articolo appartiene alla sfera politica ed è il Parlamento che deve prendersene carico.
Sarebbe più facile che i comandanti delle navi di salvataggio, le Ong incluse, venissero approvvigionate dal proprio “Stato di bandiera” di moduli ufficiali emessi per la richiesta d’asilo. A salvataggio avvenuto, i profughi verrebero identificati e in mano al comandante dovrebbero firmare la propria richiesta.
La stessa richiesta, annotata sul registro di bordo, sarebbe, un valido documento per i rifugiati per permettere loro poi di attraversare la frontiera ed arrivare nel paese che esaminerà ed eventualmente concederà la richiesta d’asilo. Caso contrario sarà quel paese a rimpatriare l’emigrante non avente diritto.

Quanto esposto faciliterebbe di molto la risoluzione del problema dei rifugiati a bordo delle navi Ong. Parlando dell’Italia, se la richiesta risultasse negativa, quell’emigrato andrebbe a sommarsi agli arrivi fantasma, gli emigranti economici che arrivano sulle coste italiane in piccoli numeri. su pescherecci, velieri ed altri natanti senza bandiera alcuna.

A proposito, la succitata Convenzione, specifica anche che : “ Le navi da guerra di qualsiasi Paese (Navetta Guardia di finanza ndr) possono pertanto, nell’ambito dell’esercizio dei poteri connessi al diritto di visita sottoporre tali navi a inchiesta di bandiera e, qualora risulti confermata la mancanza di nazionalità, catturarle e condurle con la forza in un porto nazionale per gli opportuni provvedimenti”.

Una parentesi riguardo a questi “poveri disgraziati che arrivano da noi in cerca di un futuro migliore”

A prescindere dal fatto che l’Italia non è in grado di offrire qualsiasi futuro a chiunque, vedi gli 80 mila giovani che ogni anno espatriano in cerca di lavoro. Dicono questi signori: si dimentica che anni fa anche gli italiani emigravano, andavano in America bla, bla, bla.

Punto primo. L’America a quei tempi stava nascendo e offriva mille occasioni a chiunque. Non è il caso dell’Italia. Poi, ed è il punto che interessa, gli emigranti appena arrivati non andavano in giro. Tutti sbarcavano su Ellis Island, che si trova nella parte alta della baia di New York. Qui venivano identificati, visitati e riconosciuti e talvolta rimanevano stanziati qui, seduti su panchine di legno, per due, tre giorni aspettando il verdetto degli ispettori della dogana. Se non passavano l’esame medico venivano rispediti indietro con il primo piroscafo che salpava per l’Italia e dovevano aspettare sempre qui. Comunque erano altri tempi, non è corretto parlare di emigranti italiani di allora comparandoli con quelli di oggi.
A proposito di isola americana e sbarco degli emigranti, leggendo una notizia data da Askanews il 2 febbraio 2017, si ha la conferma di quello che già era di dominio pubblico. Secondo il Washington Post, in una delle sue solite “straordinarie”, Donald Trump avrebbe sbattuto il telefono in faccia al presidente australiano Malcolm Turbull, perché questi avrebbe firmato un accordo con Obama per inviare in America i rifugiati tenuti in Australia in campi detentivi di natura controversa. Continuava, il Washington Post, quell’accordo sarà comunque onorato perché lo scorso novembre è stato firmato e prevedeva l’accoglienza in Usa di una parte di quei 1.600 emigranti che allora erano parcheggiati nei parchi dell’isola di Manus e di Nauro.

Seguendo la scia di questa notizia, molti si sono ricordati dell’Isola dell’Asinara, già dagli anni ‘70 carcere di massima sicurezza con i maggiori esponenti dell’Anonima Sarda.

Oggi l’isola è praticamente inutilizzata, a parere di tanti, e dicono che per venire incontro all’emergenza, potrebbe essere attrezzata come campo di accoglienza per quegli immigrati economici che arrivano singolarmente più quelli irregolari sparsi per l’Italia e quelli a cui viene negato il diritto di asilo. Sarebbe un luogo ideale per ospitarli in attesa della loro collocazione oppure del loro rimpatrio.

Sull’isola già esistono le strutture di base ed una volta aggiornate ed attrezzate con un adeguato servizio sanitario, di sicurezza, amministrativo e tutte le strutture necessarie per una degna accoglienza, si potrebbe evitare di disseminare “gli irregolari” per tutta Italia. Così operando l’Italia potrebbe offrire una migliore permanenza in attesa del rimpatrio o della collocazione in altri Stati.

L’emergenza immigrazione è una realtà.
Fatto!
Gli ordinamenti per affrontarla ci sono tutti.
Fatto!
La buona volontà? AAA cercasi!

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Editoriali

Crisi economica? Qui si parrà la nostra nobilitate e l’Italia accetta la sfida

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di Donato Mauro*

La proposta della Commissione europea per affrontare la crisi economica ha fatto esultare, forse prematuramente, le forze di governo. E’ del tutto evidente che l’ammontare della quota fondi destinata all’Italia rappresenta un positivo segnale di attenzione alle esigenze del nostro paese.

I 172,7 miliardi di euro, di cui 81,8, cosiddetti a fondo perduto, e 90 miliardi, sotto forma di prestiti, costituiscono un deciso passo in avanti nello spirito di solidarietà nei confronti del paese europeo, l’Italia, maggiormente colpito sia sotto il profilo sanitario sia economico.

Senza entrare troppo nei tecnicismi e utilizzando la lingua italiana, al posto di quella inglese che per i più è incomprensibile, chiariamo che la parte più cospicua è destinata al sostegno finanziario agli Stati per investimenti, riforme, la ripresa e per predisporre le economie ad affrontare il futuro.

Parti meno consistenti ma comunque importanti sono destinate a fare arrivare aiuti ai territori, ai lavoratori, imprese e settori colpiti dalla pandemia oltre ai fondi previsti per affrontare la “transizione verde”.

A questo punto i problemi sono sostanzialmente due: quando e a che prezzo.

Se passa la proposta così com’è entro quest’anno riceveremo una piccola parte mentre le quote più consistenti arriveranno spalmate fino al 2024.

Se l’ostruzionismo dei paesi cosiddetti frugali, che si è scoperto tanto frugali non sono, dovesse avere qualche successo ci sarebbe poco da festeggiare poiché vorrebbe dire che la maggior parte dei soldi costituiscono prestiti e non sono a fondo perduto.

Per una volta, perdonatemi, vorrei seguire il ragionamento di Mario Monti perché mi sembra almeno su un punto permeato di concretezza avulsa dagli interessi delle banche.

La drammatica emergenza causata dal Covid 19 ha indotto la presidente della Commissione europea a proporre interventi molto significativi a sostegno dell’economia e della società europea per evitare la disgregazione della casa comune ancora in costruzione.

In particolare si è puntato sulla ridefinizione della struttura del bilancio europeo per rispondere alle esigenze di una finanza corretta come auspicato dal nostro governo, in quanto dovrebbe produrre, tra il 2020 e il 2024, entrate proporzionalmente molto maggiori rispetto al contributo versato dall’Italia. Ora, sostiene Monti, spetta alle  Istituzioni e specialmente alla nostra  struttura tecnico amministrativa dimostrare la capacità di fare “un uso corretto e produttivo, in termini economici e sociali, dei fondi ottenuti”.

Nel condividere questo auspicio, non concordo sulla sua insistenza di dovere chiedere l’accesso al Mes e non perché mi domandi come mai non lo chiedono Francia, Spagna e Portogallo, ma perché è sottoposto a condizioni, checché se ne dica, altrimenti basterebbe che i capi di Stato e di governo sottoscrivano un documento ad hoc che dica espressamente: il Mes non prevede alcuna “condizionalità” né presente né futura salvo l’impiego dei fondi per la sanità.

In sostanza ben vengano i miliardi a fondo perduto e in prestito, a basso interesse, che serviranno a ripartire concretamente dopo la fase emergenziale e ad adeguare il sistema in tema di verde (green), di tecnologia digitale e inclusione sociale.

Ora lo Stato non potrà sottrarsi all’assunzione della propria responsabilità sulla indifferibile crescita del nostro Paese.

Il piano dell’Ue può legittimamente definirsi storico se rimane così com’è a meno che i 4 paesi definiti da qualcuno “avari” non facciano saltare il banco guardando ai propri interessi finanziari immediati, dimenticando che attualmente stanno approfittando in” modo sovra proporzionale del mercato unico”.

Ricordo quanto emerse dalle analisi del gruppo di lavoro sull’intelligence economica a cui partecipai insieme a dirigenti della Banca d’Italia: occorre fare attenzione e guardarsi da iniziative anche da parte di alcuni paesi “amici” in termini di speculazione finanziaria, di attacchi alla moneta unica e alla struttura produttiva e industriale.

Concordo pienamente con Daniel Cohn Bendt, leader studentesco del 68, che pone il problema in modo chiaro: i 4 paesi, da lui definiti tirchi, non possono avere la botte piena e la moglie ubriaca, vogliono godere del mercato unico e poi rifiutare di aderire alla solidarietà europea che è il valore fondativo dell’Ue; scelgano, o dentro e fuori.

Il dovere della scelta riguarda anche la nostra amministrazione, anche se ovviamente in misura non confrontabile. Non può pensare di tirare a campare sotto l’ombrello istituzionale a volte bucato, gli aiuti e i trasferimenti dal governo e dalla Regione arrivano con ritardo e sono largamente insufficienti. Deve dimostrare di avere il coraggio e la capacità di mettere insieme tutte le risorse disponibili (sottraendole a consulenze, affidamenti, incarichi e a lavori non prioritari) per erogare aiuti a tutta la nostra struttura produttiva e alle esigenze sociali. I sindaci che hanno dichiarato in molteplici occasioni che i bilanci sono risanati e che in cassa c’e’ maggiore disponibilità, bene li utilizzino subito a favore della comunità.

*Consigliere comunale a Bracciano

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Editoriali

Il marasma “fantozziano” di questo governo: dallo starnuto nel gomito alla guerra alle movidas

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Fin dall’inizio, passata la prima brutta impressione d’allarme, abbiamo avuto il sospetto di una condotta non proprio regolare del nostro governo. Il segnale, il primo, è stato quello derivato dalla mancata attuazione di ciò che la Gazzetta Ufficiale prescriveva, in data 31 gennaio 2020, e pubblicato il giorno successivo, in relazione ad una, secondo qualcuno, presunta, condizione di stato di emergenza di sei mesi, in relazione ad un possibile contagio epidemico.

Riportiamo qui uno stralcio della delibera del Consiglio dei Ministri, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 31 gennaio 2020, a firma del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte:

1) In considerazione di quanto esposto in premessa, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 7, comma 1, lettera c), e dell’articolo 24, comma 1, del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, e’ dichiarato, per 6 mesi dalla data del presente provvedimento, lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili.
2) Per l’attuazione degli interventi di cui dell’articolo 25, comma 2, lettere a) e b) del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, da effettuare nella vigenza dello stato di emergenza, si provvede con ordinanze, emanate dal Capo del Dipartimento della protezione civile in deroga a ogni disposizione vigente e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico, nei limiti delle risorse di cui al comma 3.
3) Per l’attuazione dei primi interventi, nelle more della valutazione dell’effettivo impatto dell’evento in rassegna, si provvede nel limite di euro 5.000.000,00 a valere sul Fondo per le emergenze nazionali di cui all’articolo 44, comma 1, del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1. La presente delibera sara’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Delibera passata praticamente inosservata, principalmente nei vari telegiornali e sulle pagine dei media

Il tutto, scopriremo poi ‘per non creare allarme’. Si temevano infatti assalti ai supermercati per l’approvvigionamento di derrate alimentari, (qualcuno, fresco di studi(?) ricordava forse ancora l’assalto ai forni descritto dal Manzoni nei suoi ‘Promessi Sposi’) e conseguenti disordini.

Questa pavidità ha avuto come conseguenza la mancata percezione del rischio da parte di tutti i cittadini. Le mascherine, di cui oggi abbiamo esemplari anche firmati, e che alla fine della fiera rimarranno a milioni nei depositi di chi le ha prodotte, erano tabù, come oggetto allarmante da presentare per le strade (usate da sempre in Cina e Giappone) e sconsigliate, praticamente proibite dalla stessa OMS e dai suoi dirigenti nelle loro comparse in televisione.

Piuttosto, cosa comica se non fosse tragica, era raccomandato lo starnuto nel gomito, come se poi di questo gomito ci fosse una prescrizione per lo smaltimento, trattandosi evidentemente di materiale sanitario pericoloso. Avremmo dovuto tagliare le maniche delle nostre giacche? Avremmo dovuto sottoporle a sanitizzazione – che ai tempi non si sapeva ancora cosa fosse? Avremmo dovuto portarle al crematorio, come i corpi di migliaia di persone che erano state private anche di un ultimo saluto della propria famiglia? Nessuno ce la ha mai spiegato. Fatto sta che improvvisamente quella grottesca raccomandazione è sparita dalla circolazione. Con un timido accenno ad indossare le – introvabili – mascherine ma, come dice il gran Cancelliere spagnolo a Milano Antonio Ferrer nei Promessi Sposi, al suo cocchiere, quando si trova dinanzi alla moltitudine di popolo che aveva assaltato i forni perché la fame non guarda in faccia nessuno, “Adelante Pedro, con juicio” e poi aggiunge “si puedes”. Aveva infatti, avendo la coscienza sporca, paura di essere aggredito. Penserà poi lo stesso Renzo ad evitare l’aggressione e a farlo passare indenne, lui e la sua carrozza, attraverso la moltitudine di scalmanati. Insomma, attorno alle mascherine sì – mascherine no – è cresciuto un giallo degno delle migliori firme del genere. Qualcuno le ha acquistate a 5000 euro, pare, su Internet. Chi le ha vendute è stato poi indagato. Non si conosceva la differenza fra le chirurgiche, la FFP2 e le FFP3. Qualcuno andava ad acquistare quelle che usano gli operai in particolari situazioni, nei negozi di ferramenta. Per farla breve, essendo deficitario nell’argomento ‘mascherine’, il governo ha preferito ‘far lo gnorri’. Fino a che si sono realizzate vere e proprie truffe internazionali da parte in particolare di grossisti – pare – cinesi, che pretendevano il pagamento anticipato di milioni di euro, salvo poi a non inviare una beata cippa. Stendiamo un velo pietoso sulle mascherine. Troppo lunga e articolata sarebbe la ‘saga’ relativa.

Dalla padella nella brace: dalle mascherine ai tamponi

Anche qui, prescritti solo ai sintomatici, trascurando gli asintomatici che pareva fossero contagiosi. Ora pare che non lo siano più. I ventilatori polmonari, ordinati in fretta e furia dalla solita Cina, sono arrivati. S’è poi scoperto che l’affezione del virus non era polmonare, ma cardiaca: su questo argomento esistono almeno due scuole di pensiero, attualmente, e comunque i malati continuano ad essere curati per un’affezione polmonare acuta, in attesa del vaccino, altro business internazionale che ha creato una corsa alla sua realizzazione. Sembrava che ci volessero tre anni perché fosse pronto, poi uno e mezzo: oggi pare che per dicembre, saltando tutti i passaggi di sicurezza di test sugli animali, avremo finalmente questo toccasana – naturalmente obbligatorio. Sette miliardi di persone avranno lo stesso obbligo. Viva la globalizzazione! Mentre invece una cura efficace al 99,99% è quella del plasma di chi ha già superato la malattia. Ma questa soluzione è aspramente combattuta dalle case farmaceutiche, si può intuirne il perché. Non andiamo oltre.

Oggi le mascherine sono obbligatorie, la ‘distanza sociale’ dev’essere calcolata – non s’è capito bene in base a cosa, un metro, uno e mezzo, due, quattro – uccidendo l’esistenza di migliaia, o decine di migliaia, di esercizi pubblici, bar, ristoranti eccetera. Nel frattempo il governo Conte approfitta dell’eccezionalità dell’occasione – che pare intenzionato a procrastinare sine die – come di una circostanza molto ‘comoda’ per fare e disfare secondo come al suo governo aggrada. Siamo in pieno marasma, e in contraddizioni di cui, andando in fondo, si comprende come siano state dettate non da interessi almeno politici, ma di parte. Infatti sono stati stanziati 120 mln di euro per la promozione all’acquisto di monopattini elettrici: saranno una nuova terapia per il virus? Analogamente il contributo è stato previsto per le biciclette, con un contributo – sempre con la solita trappola burocratica – fino al 60% per l’acquisto di biciclette, – massimo fino a 500 euro – anche con pedalata assistita. Forse nell’improbabile ipotesi che la gente non affolli più i mezzi pubblici? Mah! Infatti le prebende si realizzano soltanto in centri con 50.000 abitanti, in su. Prevediamo un ritorno a ‘Ladri di biciclette’, come nel film di De Sica.

Intanto infuria la guerra alle ‘movidas’

In fine settimana la gente, stufa d’esser reclusa, e cercando di sopravvivere ad un regime che, oltre che pecione e ignorante, s’è rivelato anche autoritario alla sovietica, si riversa per le strade, cercando un po’ d’aria, fisica, psicologica, affettiva. La sopravvivenza di chi è costretto a stare in apnea per sei giorni, e il settimo vuole tirar su la testa, e prendere un bel respiro. Non siamo fra quelli che stigmatizzano tali comportamenti. Si sa che quando le leggi sono ingiuste è lecito violarle, lo diceva lo scrittore e pensatore americano David Henry Thoreau, incarcerato nel 1848 per non aver versato – 1 dollaro – la tassa di finanziamento per la guerra in Messico. Quella che oggi si chiama ‘Disobbedienza civile’. Ciò che i nostri miopi governanti non hanno colto, nel comportamento dei ragazzi che si radunano ai Navigli o altrove, in praticamente tutte le città d’Italia, nel fine settimana, è proprio la ragione profonda che li spinge a disobbedire. Non è la bramosia di un aperitivo, ma la convinzione profonda dell’incapacità di chi queste norme ha varato ‘ad oculum’, ad occhio, giusto perché qualcosa bisognava fare o dire, o comandare, ma senza – anche loro – un’effettiva convinzione, né competenza, se non quella dettata dai vari collegi di ‘esperti’ sanitari, magari bravi medici, ma poco avvezzi a sondare l’animo umano. Si disobbedisce quando in coscienza si è profondamente convinti dell’iniquità di certe ordinanze. E quando, alla fine, si scopre che ciò che ‘essi’ comandano, loro stessi non lo rispettano, come invece vorrebbero facessimo noi. Siamo in una democrazia che sta pericolosamente virando verso un’autoritarismo di tipo totalitario. Ne è la prova, fra le altre, il fatto che finalmente, dopo averlo tanto sospettato, abbiamo scoperto che la Magistratura adopera il suo potere per fini politici: le frasi intercettate e pubblicate da un quotidiano sono rivelatrici. A chi giova tutto questo? A chi giova, oltre al nostro governo – che ha salvato il grillino Bonafede dopo l’esodo biblico dal 41 bis: ma non erano quelli delle dimissioni pur se soltanto sfiorati da un sospetto? – che si regge sulla colla dei loro scranni e che ha tutto l’interesse a che questa condizione li legittimi ad emettere quelli che ormai sono soltanto DPCM, Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, come in un regime dittatoriale, l’uomo solo al comando, saltando a piè pari il Parlamento, garanzia di democrazia, o almeno di contraddittorio? Mettendo la ‘fiducia’ persino sulle due mozioni di sfiducia che avrebbero colpito Bonafede, e minacciando di mettere in crisi il governo? A nostro parere, Salvini è stato salvato in extremis proprio dalla pubblicazione delle famose intercettazioni di Palamara; dopodichè qualunque procedimento giudiziario sarebbe stato una stortura nei suoi confronti.

La ‘movidas’: sono il sintomo di un malessere che questi personaggi raccogliticci che ci troviamo al governo con incarichi distribuiti come le cartelle del bingo (questa a te, questa a me, e di questo fa fede la loro, in generale, grande incompetenza specifica, tranne alcuni, non hanno colto. Sono il germe di una rivoluzione, di una coscienza che si ribella. Non come le Sardine – puzzolenti, ormai, fuori dal frigo, – nate soltanto contro Salvini, e quindi con una vita breve già per definizione. Questo violare certe regole è disobbedienza civile, dettata dalla coscienza di ciascuno di noi. Abbiamo capito. Il re è nudo, e non da ora. Adesso basta. Ridateci la nostra libertà anche di sbagliare, e trattateci da esseri umani, e non da pecore da governare con i 60.000 controllori senza autorità: altra pecionata di cui, se sarà realizzata, qualcuno pagherà le conseguenze. Non sappiamo chi abbia avuto questa infelice e peregrina idea, ma di certo questo ci da’ la misura di chi c’è dietro a coloro che siedono negli scranni del governo. Un governo che per la sua incompetenza, impreparazione, improvvisazione e paura di perdere il consenso politico, non ha adottato certe misure: oggi hanno sulla coscienza – posto che ne abbiano una – quelle file di camion militari carichi di bare diretti ai crematori. Un governo serio si sarebbe già dimesso in massa.

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Editoriali

Governo Conte bis nel porto delle nebbie: navigazione a vista verso lidi ignoti

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Dio gliel’ha data e guai a chi gliela tocca. Naturalmente si sta parlando della poltrona

Come cozze saldamente attaccate agli scogli, così i compagni di merende, formato quadri-partitico: Pd, M5s, IV, e Leu si sono incollati alle poltrone di Montecitorio e nascondendo le loro intime vergogne sotto la foglia del fico Covid-19, esalano lo sdegno e la scarsa considerazione verso il popolo sovrano.
Sono tanti molluschi con branchie che li fanno respirare laddove il cittadino soffoca, hanno pure loro le lamelle e assorbono tanto ossigeno incuranti del rantolo che s’ innalza dai sottofondi della povera gente. Di cozze ce ne sono di tante specie ma la specie politica è altamente invasiva, si rigenera facilmente e sopravvive oltre la scadenza del mandato. Molti di questa prosperano in aree inquinate e la cronaca non smette di raccontare episodi di collusioni, corruzioni e malcostume. Molti di loro sono la causa dello sfacelo della Repubblica perché trattengono e coltivano intorno a loro microorganismi di malaffare.

Un governo che naviga a vista verso lidi ignoti

A buona ragione c’è chi chiama questo governo quello del giorno del poi e dell’anno del Mai
Quanti decreti leggi giacciono in attesa di conversione? Quanti altri attendono la pubblicazione?
Il 20 maggio c.m., è stato pubblicato il Decreto Legge n.34 del 19.05.2020 recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”. Ogni italiano sa a memoria, grazie alle ripetute “apparizioni a reti unificate, trasmettendi contorti soliloqui del presidente del Consiglio, che dai primi di marzo non ha mai smesso di annunciare “l’imminente” avvio di provvedimenti legislativi per il rilancio del paese. Ancora fischiano nelle orecchie degli italiani cifre iperboliche come 100 miliardi, 150 miliardi, 400 miliardi e miliardi ad libitum, miliardi virtuali. Non si spiega come mai dopo tutti questi miliardi molti alberghi ed altrettanti ristoranti e non solo sono stati messi in condizioni di non potere mai più riaprire.
Che questo governo stia navigando a vista ce lo dice una notizia insignificante pubblicata dal Corriere della Sera e cioè:” Nell’ultimo monitoraggio del Ministero della Salute sui dati dell’emergenza coronavirus in Italia sono spariti 1.390 decessi”. Il governo Conte di queste sparizioni non poteva accorgersi. Da febbraio tutti i suoi ministeri stavano lavorando alacremente per arruolare stuole di tecnici, esperti, consulenti, virologi, epidemiologi, analisti e tutto il parentado per risolvere il problema della disoccupazione. E così è riuscito a sistemare i cassaintegrati…… !

Un governo incagliato nel bassofondo del porto delle nebbie

Porto delle nebbie è una etichetta che segnava un periodo infelice che, per decenni, distingueva la procura di Roma per un suo mondo, dove, come lo descriveva la Repubblica allora “sfumava, si insabbiava, finiva nella melma delle prescrizioni, delle avocazioni, delle inchieste di cui non si sapeva più che fine facessero.” Si sperava che quella nube tossica che copriva la procura della Capitale con lo scorrere del tempo avesse perso la sua spinta corruttiva. Vana delusione. Quelli erano i tempi in cui i vertici della magistratura dipendevano anima e corpo dai principali partiti di governo.

Oggi non è cambiato nulla, al contrario l’atmosfera si è imputridita

Valerio Onida , in un articolo intitolato “ Politica e giustizia: problemi veri e risposte sbagliate” apparso su il Mulino poco tempo fa, scriveva: «In Italia la sovranità è oggi passata dal Parlamento al partito dei giudici» e più avanti calcando la mano: «Il Parlamento fa le leggi, ma in Italia se le leggi non piacciono al partito dei giudici della sinistra, questo si rivolge alla Consulta» Proprio in questi giorni non si parla d’altro che del partito dei giudici. Carlo Maria Capristo, il Procuratore di Taranto arrestato per corruzione in atti giudiziari. Nell’inchiesta di Capristo sono coinvolti un ispettore di Polizia oltre a tre imprenditori. Non è sfuggito all’indagine il procuratore di Trani Antonio di Maio. Il quadro losco non finisce qui perché l’ex pm Di Giorgio, è finito in carcere perché accusato d’avere minacciato politici e cittadini. A condire questa melma putrefatta volano e coprono ogni Covid-19 i chat di Palamara con commenti colorati su Salvini, chat tra magistrati; inquietante il chat tra Palamara e la pm
“Se mi dai buca chiamo Travaglio” e per non dilungare oltre fanno molto riflettere le intercettazioni sui nomi pesantissimi di giornalisti.

Il CSM è in frantumi e la ANM in macerie. La Penisola affonda

Faraone, d’Italia Viva, a Stasera Italia ha dichiarato che Renzi ha dovuto ingurgitare la sfiducia a Bonafede solo ed unicamente per il bene dell’Italia. Ma per cortesia, smettetela di trattare gli italiani come se fossero tutti dei gonzi. Totò il nazionale avrebbe risposto a Renzi, “ Ma mi faccia il piacere, onorevole Trombetta” Fatevi un esame di coscienza e ammettetevi che siete semplicemente patetici.

Temperatura di ebollizione ed il salto della pentola

Ovunque si vada, all’entrata ci si trova il commesso pronto a misurare la temperatura. Dalla parrucchiera come in fabbrica, in chiesa come nel supermercato, in banca come in un centro ricreativo, non si entra, giustamente, se si ha una temperatura uguale o superiore a 37,5°. E’ diventato un rito obbligatorio imposto dai super burocrati della Protezione Civile al servizio di Montecitorio.
Peccato però che a nessuno venga in mente di tenere sotto osservazione la temperatura della sopportazione sociale che sale sempre e sta avvicinandosi a livelli di ebollizione rischiando di provocare il salto della pentola.

“La quiete prima della tempesta”

La disperazione della gente si confonde con agitati rumori di sottofondo. I vulcanologi la definirebbero un indice di esplosività vulcanica. I compagni di merende, formato quadri-partitico, che detengono il potere, pensano di sedare lo tsunami sociale con l’arruolamento di 60 mila assistenti civici, l’ultima trovata deficiente maturata nella mente dell’intelligente ministro Boccia. Tutt’altra cosa consiglia la saggezza politica. Non è igienico tirare troppo la corda. La fiducia nella politica, nella Giustizia e nelle istituzioni in genere, è stata rottamata. Come diceva Gino Bartali : «L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!» Cambiare oggi per non morire domani.

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