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Editoriali

Stato di bandiera, Convenzione di Dublino e asilo politico: A.a.a. cercasi buona volontà

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Stato di bandiera, Convenzione di Dublino e… l’asilo politico
Secondo l’ordinamento giuridico, l’espressione Stato di bandiera indica “lo Stato che attribuisce la propria nazionalità ad una nave oppure un aeromobile”. Ai sensi della Convenzione di Ginevra (II, 5, 1) e della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS, 91, 1), affinché uno Stato possa legittimamente concedere la sua bandiera deve esistere un “legame sostanziale” tra la nave e l’ordinamento nazionale. Questo è molto importante e potrebbe risolvere le tante discussioni che nascono ogni volta che una Ong decide di sbarcare i suoi “naufraghi” nei porti italiani. Questo stato di Bandiera fa da pendant, forma una coppia, con il Trattato internazionale, comunemente conosciuto come Convenzione di Dublino. Quest’ultimo, modificato nel 2013 e rinominato Dublino III prevede: “I cittadini extracomunitari che fuggono da Paesi d’origine perché in guerra o perseguitati per motivi di natura politica o religiosa possono fare richiesta di asilo solo nel primo Paese membro dell’UE in cui arrivano…..”

Dunque da una parte il rifugiato può fare richiesta d’asilo solo nel primo paese membro dell’Ue in cui arriva e dall’altra parte la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS, 91, 1), stabilisce che è lo Stato che attribuisce la propria nazionalità ad una nave e l’esposizione della sua bandiera ed ergo, la coperta delle navi nella fattispecie, rappresenta il paese in cui per primo il rifugiato arriva e quindi è lì, il luogo designato da Dublino III dove dovrebbero essere presentate le richieste d’asilo. Fino a qui è tutto chiaro e non si capisce quali siano le difficoltà che impediscono l’attuazione di tale iter.

Ritornando all’ultimo episodio della Sea Watch III e del successivo spettacolare ed improvvido arrembaggio dei deputati PD su quella nave, molti sono stati i commenti per dimostrare la natura propagandistica di quel gesto e non intendiamo ritornarci sopra.

Una battaglia da portare a Bruxelles passata nell’ombra

Durante i vari dibattiti, allora, ci sono state voci di giuristi che avevano accennato ai principi di cui tratta questo articolo.
Desta molta meraviglia dunque che la loro voce sia caduta nel più assordante silenzio e nessuno della maggioranza di governo si è interessato di accogliere quella riflessione che dell’emergenza immigrati, offriva su un piatto d’argento la soluzione, una battaglia da portare a Bruxelles, l’uovo di Colombo.
Il combinato disposto “Stato di bandiera” e “Convenzione di Dublino III”, a tutti gli effetti potrebbe essere considerato un assist a Salvini , la mossa giusta da giocare in Europa. Potrebbe anche essere una sfida alle Ong per farle uscire fuori dall’equivoco e infine per i signori di Bruxelles ci sarebbe una proposta “che non potrebbero rifiutare” senza perdere ulteriormente la faccia e così costringerli a dichiararsi.

La soluzione c’era, non si vedeva oppure non la volevano vedere, altrimenti non si comprende perché il decreto sicurezza bis non l’abbia presa in considerazione, sollevando l’eccezione.

Grava sull’attuale emergenza immigrazione anche il “libero convincimento e la discrezionalità” dei giudici.

Sulla legalità, la libertà e l’arbitrio nell’applicazione della legge, si rimette la materia ai tecnici giurisdizionali. E’ tutto un altro problema meritevole di un serio dibattito. Auguriamoci che qualcuno lo metta in agenda.
Il tema oggetto del presente articolo appartiene alla sfera politica ed è il Parlamento che deve prendersene carico.
Sarebbe più facile che i comandanti delle navi di salvataggio, le Ong incluse, venissero approvvigionate dal proprio “Stato di bandiera” di moduli ufficiali emessi per la richiesta d’asilo. A salvataggio avvenuto, i profughi verrebero identificati e in mano al comandante dovrebbero firmare la propria richiesta.
La stessa richiesta, annotata sul registro di bordo, sarebbe, un valido documento per i rifugiati per permettere loro poi di attraversare la frontiera ed arrivare nel paese che esaminerà ed eventualmente concederà la richiesta d’asilo. Caso contrario sarà quel paese a rimpatriare l’emigrante non avente diritto.

Quanto esposto faciliterebbe di molto la risoluzione del problema dei rifugiati a bordo delle navi Ong. Parlando dell’Italia, se la richiesta risultasse negativa, quell’emigrato andrebbe a sommarsi agli arrivi fantasma, gli emigranti economici che arrivano sulle coste italiane in piccoli numeri. su pescherecci, velieri ed altri natanti senza bandiera alcuna.

A proposito, la succitata Convenzione, specifica anche che : “ Le navi da guerra di qualsiasi Paese (Navetta Guardia di finanza ndr) possono pertanto, nell’ambito dell’esercizio dei poteri connessi al diritto di visita sottoporre tali navi a inchiesta di bandiera e, qualora risulti confermata la mancanza di nazionalità, catturarle e condurle con la forza in un porto nazionale per gli opportuni provvedimenti”.

Una parentesi riguardo a questi “poveri disgraziati che arrivano da noi in cerca di un futuro migliore”

A prescindere dal fatto che l’Italia non è in grado di offrire qualsiasi futuro a chiunque, vedi gli 80 mila giovani che ogni anno espatriano in cerca di lavoro. Dicono questi signori: si dimentica che anni fa anche gli italiani emigravano, andavano in America bla, bla, bla.

Punto primo. L’America a quei tempi stava nascendo e offriva mille occasioni a chiunque. Non è il caso dell’Italia. Poi, ed è il punto che interessa, gli emigranti appena arrivati non andavano in giro. Tutti sbarcavano su Ellis Island, che si trova nella parte alta della baia di New York. Qui venivano identificati, visitati e riconosciuti e talvolta rimanevano stanziati qui, seduti su panchine di legno, per due, tre giorni aspettando il verdetto degli ispettori della dogana. Se non passavano l’esame medico venivano rispediti indietro con il primo piroscafo che salpava per l’Italia e dovevano aspettare sempre qui. Comunque erano altri tempi, non è corretto parlare di emigranti italiani di allora comparandoli con quelli di oggi.
A proposito di isola americana e sbarco degli emigranti, leggendo una notizia data da Askanews il 2 febbraio 2017, si ha la conferma di quello che già era di dominio pubblico. Secondo il Washington Post, in una delle sue solite “straordinarie”, Donald Trump avrebbe sbattuto il telefono in faccia al presidente australiano Malcolm Turbull, perché questi avrebbe firmato un accordo con Obama per inviare in America i rifugiati tenuti in Australia in campi detentivi di natura controversa. Continuava, il Washington Post, quell’accordo sarà comunque onorato perché lo scorso novembre è stato firmato e prevedeva l’accoglienza in Usa di una parte di quei 1.600 emigranti che allora erano parcheggiati nei parchi dell’isola di Manus e di Nauro.

Seguendo la scia di questa notizia, molti si sono ricordati dell’Isola dell’Asinara, già dagli anni ‘70 carcere di massima sicurezza con i maggiori esponenti dell’Anonima Sarda.

Oggi l’isola è praticamente inutilizzata, a parere di tanti, e dicono che per venire incontro all’emergenza, potrebbe essere attrezzata come campo di accoglienza per quegli immigrati economici che arrivano singolarmente più quelli irregolari sparsi per l’Italia e quelli a cui viene negato il diritto di asilo. Sarebbe un luogo ideale per ospitarli in attesa della loro collocazione oppure del loro rimpatrio.

Sull’isola già esistono le strutture di base ed una volta aggiornate ed attrezzate con un adeguato servizio sanitario, di sicurezza, amministrativo e tutte le strutture necessarie per una degna accoglienza, si potrebbe evitare di disseminare “gli irregolari” per tutta Italia. Così operando l’Italia potrebbe offrire una migliore permanenza in attesa del rimpatrio o della collocazione in altri Stati.

L’emergenza immigrazione è una realtà.
Fatto!
Gli ordinamenti per affrontarla ci sono tutti.
Fatto!
La buona volontà? AAA cercasi!

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Covid, a un passo da un nuovo lockdown e intanto il ministro Speranza scrive un libro. Sciolto ogni dubbio: se tutto va bene siamo rovinati… ma deve andare bene tutto!

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di Luca Andreassi*

Succedono sempre due cose quando straripano i fiumi. Piogge torrenziali da una parte e argini non sufficientemente alti dall’altra. Stessa cosa per il CoVid. Da un lato il virus in sé, le piogge torrenziali. E quello ce lo becchiamo così come viene. Noi come il resto del mondo. Dall’altro la capacità da parte dei Governi nazionali di alzare gli argini. Purtroppo, i numeri confermano quotidianamente che non solo i sistemi di tracciamento, ultimo vero argine al virus, siano già saltati in gran parte del territorio nazionale ma che non esista alcuna strategia per il contenimento del virus stesso. Strategie che certamente non possono basarsi sui numeri del giorno che, verosimilmente, riflettono i contagi di 15 giorni prima quando, al contrario, bisognerebbe guardare alla proiezione della curva epidemiologica di qui a due settimane.

Una totale assenza di strategia che si manifesta, tanto per fare un esempio, l’ultimo in ordine di tempo. nelle paventate chiusure di ogni tipo di attività, si vedano le dichiarazioni del Governatore della Campania De Luca, stabilite di punto in bianco senza aver prima consultato … nessuno.

Dal Governo nazionale alle associazioni di categoria

E mentre tutto questo succede, mentre siamo sommersi da nuovi contagi, mentre l’assenza di una strategia, l’assenza di un numero adeguato di tamponi, l’assenza di un adeguato sistema di tracciamento, l’assenza di un reale rinforzo della medicina territoriale – tutti aspetti di cui siamo a conoscenza da 6 mesi ormai – ci spingono verso il baratro di un nuovo, inevitabile, disastroso, drammatico lockdown, uno dei principali responsabili di tutto ciò, il Ministro della Salute Roberto Speranza, cosa fa? Presenta il suo libro. È così. Speranza ha scritto un libro. Il che risponde al dubbio di milioni di italiani. Ovvero, su cosa abbia fatto Speranza in questi mesi. Ecco. Ora lo sapete. Stava scrivendo un libro. Ma mica finisce qui. Avesse scritto un romanzo, un giallo, la storia della sua vita, vabbè. Ha scritto un libro dal titolo “Perché guariremo. Dai giorni più duri ad una nuova idea di salute”. Al di là della mancanza della più elementare scaramanzia, perché con 20.000 contagi al giorno mi pare di poter dire che “i giorni più duri” siano tutt’altro che passati – e chi meglio del Ministro della salute dovrebbe saperlo? – ma sapete che ha anche provato a presentarlo? Pare che almeno la presentazione sia saltata. Credo per evitargli un TSO. Se sopravvivremo a questa pandemia, spieghiamo e spiegate ai nostri figli chi era il Ministro della Salute Speranza e quanto ci abbia detto culo. Nonostante tutto.

*Coordinatore per la Provincia di Roma di Italia Viva

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Covid, contagi oltre 19mila. Il Prefetto Tagliente interviene sul sistema scuola e spostamenti su mezzi pubblici

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Continuano a salire i contagi per Covid in Italia: secondo il bollettino del ministero della Salute l’incremento nelle ultime 24 ore è di 19.143, individuati con 182.032 tamponi, il numero più alto dall’inizio dell’emergenza. Il totale dei contagiati – comprese vittime e guariti – sale a 484.869. In calo invece l’incremento delle vittime, 91 in un giorno (ieri erano 136) che portano il totale a oltre 37mila (37.059).

Su 6.628 posti di terapia intensiva oggi disponibili in Italia il 15% è occupato da pazienti Covid, percentuale che scende all’11% se si considerano anche gli ulteriori 1.660 posti letto attivabili con i ventilatori che sono già stati distribuiti alle regioni.
Il dato è contenuto nel report settimanale del Commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri dal quale emerge che la regione con la percentuale più alta di pazienti in terapia intensiva – rispetto ai posti a disposizione – è l’Umbria, che ha un tasso di occupazione al 27,85%. Subito dopo c’è la Campania (21,71%) e la Sardegna (20,69%). In Lombardia la percentuale è al 15,69% mentre il tasso più basso si registra in provincia di Trento, con l’1,96%.

Il Prefetto Francesco Tagliente, già Questore di Roma e Firenze è intervenuto con una lunga nota su quella che ritiene un’attenta riflessione sull’opportunità di nuova diversa organizzazione delle attività didattiche.

Il Prefetto Francesco Tagliente

Ecco la nota del Prefetto Francesco Tagliente

“Non giriamo troppo intorno al problema. C’è un incremento drammatico del numero dei morti con gli ospedali di alcuni territori al collasso. E’ ora di riflettere attentamente sulla necessità di disporre la didattica a distanza e la massima diffusione possibile dei tamponi rapidi. Proviamo a riflettere insieme sulla nuova organizzazione delle attività didattica.

Il sistema scuola sta funzionando? E lo spostamento di migliaia di studenti sui mezzi pubblici, necessari per raggiungere i propri istituti scolastici? Dalla esperienza di questi primi giorni, risulta sempre possibile far rispettare il distanziamento fisico tra i ragazzi nelle le fasi di ingresso e di uscita dalle scuole?

In tutto il Paese, sono moltissimi i casi di positività al coronavirus tra personale scolastico, insegnanti e studenti. Diverse scuole sono state chiuse o con classi in quarantena per dei casi positivi tra studenti o personale. Solo nel Lazio Il report sull’attività di sorveglianza nelle scuole ha indicato che le Asl sono intervenute in 1.077 istituti. Le scuole con focolaio sono state 75. Il totale dei casi positivi riscontrati, ad oggi sono sono stati, cica 2.500 di cui oltre 2.000 studenti, in prevalenza nelle scuole secondarie superiori e 361 docenti e 112 tra personale amministrativo e addetti alle pulizie.

Penso che sia necessaria un’attenta riflessione proprio sull’opportunità di nuova diversa organizzazione delle attività didattiche. Proviamo a fornire un contributo del vissuto quotidiano:

  • Pensiamo ad una famiglia media: Genitori che lavorano e due figli in età scolastica che frequentano istituti diversi- Uno dei figli sa che un compagno X ha avuto contatti con un positivo Y; finchè il compagno X non viene sottoposto a tampone (richiamato dalla ASL o volontario) e non riceve l’esito positivo la classe non viene avvisata; ove il compagno X ricevesse l’esito positivo sarà poi tenuto ad avvisare la scuola per intercettare i contatti diretti; solo a questo punto verranno sottoposti tutti a quarantena quali contatti diretti del positivo. Tutti gli alunni della classe, divenuti a loro volta contatti diretti, saranno sottoposti a tampone; intanto gli alunni della classe in quarantena stanno a casa ma con fratelli a scuola e genitori a lavoro. Se l’esito del tampone dell’alunno in casa in quarantena risultasse positivo, l’alunno probabilmente avrà contagiato genitori e fratelli che frequentando rispettivamente lavoro e scuola a loro volta potrebbero aver contagiato altri e così via. Poiché il virus è anche asintomatico – e ne abbiamo i risconti – appare di tutta evidenza che questa organizzazione delle attività didattiche alimenta i contagi.
  • Se poi consideriamo che vi è giustamente l’obbligo di mantenere le finestre spalancate, non meraviglia che alunni che possono si portino anche i plaid da casa o una maglia di lana sotto la felpa. Con queste condizioni non meraviglia il fatto che alcuni si prendano il raffreddore.
  • Ci sono alunni che hanno a casa genitori o fratelli in quarantena perché hanno avuto contatti con positivi; i contatti dei contatti non vanno in quarantena, quindi continuano a frequentare la scuola.
  • Anche se la scuola ha dei casi di contagi, l’educazione fisica si continua a fare in palestra chiusa senza mascherina.
  • E’ bene sapere che gli stessi studenti di alcuni licei di Roma si ribellano ad una situazione palesemente sfuggita di mano

Spero che questo contributo faccia aprire gli occhi e far prendere una decisione… finché si è in tempo”.

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COVID-19, tra opinioni discordanti e confusione generale: che DIO ci aiuti!

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Questa tragedia capitata e che affligge il mondo intero, sarà uno di quegli eventi che cambierà la vita del pianeta, e scriverà una pagina drammatica della nostra storia. Siamo disorientati, preoccupati ed impauriti da un nemico invisibile, che con subdola cattiveria, continua a falciare vittime in tutto il mondo.

Il malefico virus ci deride, perché nel nostro caos generale, lo abbiamo aiutato, e continuiamo ad aiutarlo nel suo progetto distruttivo. Le opinioni discordanti degli scienziati, hanno creato una tale confusione nelle nostre menti, ignoranti in materia, da alimentare a dismisura il propagarsi di questo male del secolo.

La Dea ECONOMIA ha prevalso sul valore della vita delle persone, l’incoscienza generale ha favorito ed alimentato il fuoco dilagante del COVID, e la scienza inerme davanti ad un nemico sconosciuto, tutte concause di una tragedia annunciata. Tanta superficialità iniziale, anche da parte di vari politici, che avrebbero dovuto usare estrema cautela nell’esprimersi in giudizi avventati e pericolosi, dando così adito a pensare nella massa, che sarebbe stata una semplice influenza, allentando così il livello di attenzione e di prudenza, necessaria in queste situazioni.

La cosa sconcertante, è sentire tante persone che continuano a credere che il virus non sia reale, ma tutta una montatura, ed altrettanto sconcertante è la leggerezza del comportamento di innumerevoli persone, che non si attengono alle regole seppur discordanti fra loro.

Regole discordanti fra le Regioni e Comuni, che continuano a disorientare l’opinione pubblica e rendere più pericolosa la situazione. Il caso Sardegna è uno degli esempi più lampanti. Si è inizialmente criticata la Regione, perché pretendeva giustamente delle garanzie mediche per chi si fosse recato nell’isola, per poi scagliarsi contro la stessa, per non aver saputo amministrare bene la situazione.

Ora, come si fa a gestire completamente, il comportamento di una massa di incoscienti, inosservanti delle regole vigenti, sprezzanti del pericolo che possono arrecare a se stessi e agli altri? A Palau in Sardegna, c’è tuttora l’obbligo della mascherina, ma nonostante i controlli continui, giovani continentali non la portano, deridendo chi glielo fa notare.

La situazione si è ribaltata nel dover tornare nel Lazio. Compilare il foglio di autocertificazione, che non chiede nessuno. Sulla nave, le poltrone vengono occupate in maniera alternata nella stessa fila, ma la distanza fra la fila anteriore e quella posteriore è minima. Nell’attesa di scendere le scale per andare nei garage dove tutti sono ammassati senza rispettare le distanze.

E per chi tornava nel continente sbarcando dalla nave il tampone era facoltativo. Occorreva aspettare circa quattro ore e trenta. La maggior parte dei viaggiatori, che magari, dovevano affrontare un altro lungo viaggio, si sono astenuti dal fare il tampone, rendendo la precauzione per il contagio del tutto inutile. Ciliegina sulla torta, scorrendo lungo tutto il lungo mare di Civitavecchia, migliaia di persone ammassate nei bar e nei ristorantini, puntualmente senza la mascherina.

Come al solito nel nostro paese, vige il caos, l’incoscienza, l’ignoranza e la malevola furbizia di chi pur di guadagnare ed arricchirsi, si disinteressa della salute e della vita degli altri. Non resta altro che affidarsi a qualcuno lassù per chi crede, e, per chi non crede deciderà la fortuna. CHE DIO CI AIUTI.

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