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Cronaca

Stefano De Marchi, storia “paradossale” di un mutuo tra Banca Popolare del Lazio e Coopcredit all’ombra di Ampla [L’inchiesta 12 parte]

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Il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso della società di mediazione Coopcredit contro l’imprenditore agricolo Stefano De Marchi, non concedendo la provvisoria esecutorietà relativa il ricorso per decreto ingiuntivo per l’importo di 39mila euro.

Una vicenda, quella in cui si è venuto a trovare l’imprenditore agricolo Stefano De Marchi, dai contorni paradossali e tutt’ora in corso con la Banca Popolare del Lazio.

Una storia che inizia nel 2018 quando l’imprenditore si rivolge alla Banca Popolare del Lazio, di cui è cliente fin dal 2017, per richiedere un mutuo.

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 14/01/2021

La Banca, però, anziché valutare direttamente la richiesta del suo cliente e si sottolinea il fatto che Stefano De Marchi fosse già cliente della Banca fin dal 2017, lo indirizza presso la Coopcredit per una consulenza in materia di finanziamenti.

La Coopcredit, quindi, fa firmare a De Marchi un contratto di mediazione per consulenza finalizzato alla ricerca di un istituto bancario che possa concedere il finanziamento richiesto. E la Coopcredit individua proprio nella Banca Popolare del Lazio, contattata in prima battuta da Stefano De Marchi, l’istituto di credito al quale rivolgersi per richiedere il mutuo.

La Banca Popolare del Lazio a questo punto delibera la concessione del mutuo di 1milione e trecentomila euro a favore di Stefano De Marchi il quale si trova a dover pagare la commissione di 39mila euro alla Coopcredit, pari al 3% dell’importo deliberato, per la ricerca e mediazione effettuata.

Avete capito bene…. Stefano De Marchi si reca presso la sua Banca per chiedere un mutuo. Questa lo indirizza alla Coopcredit la quale a fronte di un contratto di mediazione lo indirizza di nuovo alla Banca Popolare del Lazio. Il tutto per un corrispettivo di 39mila euro.

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 14/01/2021

Ma non finisce qui… infatti la Banca Popolare del Lazio dopo aver deliberato il mutuo a favore dell’imprenditore inspiegabilmente lo risolve. De Marchi quindi si trova a dover pagare una commissione alla Coopcredit per un mutuo non erogato dalla Banca. L’imprenditore quindi non paga la Coopcredit e questa fa decreto ingiuntivo nei suoi confronti per il quale ora il Tribunale di Roma ha negato l’esecutorietà.

Il Giudice, infatti, vuole vederci chiaro sugli effettivi rapporti intercorsi tra Coopcredit e la Banca Popolare del Lazio. Una vicenda finita tra le questioni rilevate in un verbale di Banca d’Italia e evidenziate a più riprese nell’inchiesta giornalistica  sulla Banca Popolare del Lazio portata avanti dai giornalisti del quotidiano L’Osservatore d’Italia e di Officina Stampa.

Una storia che alcuni professionisti del campo giuridico riferiscono che possa configurare anche ipotesi di rilevanza penale, anche per le connessioni che sono esistite nelle varie compagini sociali della Banca, della Coopcredit e di una società chiamata Ampla che ha come scopo sociale la istruttoria di pratiche di finanziamento e che all’epoca dei fatti vede come socio di maggioranza la sig.ra Angela Ghirga, moglie del sig. Roberto Lucidi che altri non è se non il fratello di Massimo Lucidi, fino a pochi giorni fa amministratore  delegato  della  Banca  Popolare  del  Lazio.

L’intervista di Chiara Rai all’imprenditore Stefano De Marchi e al suo legale l’Avvocato Francesco Innocenti esperto in diritto bancario

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Fonte Nuova, tragedia sulla Nomentana: si ribalta una 500. Muoiono 4 ragazzi

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 Monterotondo (RM) – La scorsa notte i Carabinieri della Compagnia di Monterotondo sono intervenuti a Fonte Nuova (RM), via nomentana altezza civ 609, ove un’autovettura Fiat 500 si era ribaltata sbalzando fuori gli occupanti, mentre percorreva la citata arteria, con direzione di marcia Fonte Nuova – Roma. I soccorsi sono stati attivati tramite il NUE 112 da alcuni testimoni oculari dello schianto.Il personale del 118 giunto sul posto non ha potuto fare altro che constatare il decesso sul colpo di quattro ragazzi, tutti del posto, per le gravi lesioni riportate:DI PAOLO VALERIO classe ‘01GUERRIERI ALESSIO classe ‘01RAMAZZOTTI SIMONE classe 01TROISI FLAVIA classe ’06;mentre SCLAVO GIULIA, classe ‘05 è deceduta dopo l’arrivo in ambulanza al Policlinico “Umberto I” di Roma e CHIAPPARELLI LEONARDO, sempre classe ‘01 di Guidonia Montecelio, è tuttora in prognosi riservata presso l’Ospedale “Sant’Andrea” di Roma. Dai rilievi effettuati dai Carabinieri della Stazione di Mentana, di  Nerola e dalla Sezione Radiomobile della Compagnia di Monterotondo si è potuta ricostruire la verosimile dinamica dell’incidente: la Fiat 500, di proprietà della mamma del DI PAOLO (dunque si presume sia stato lui il conducente) si è ribaltata impattando prima su un palo della luce e poi contro un albero, ma l’esatta ricostruzione della dinamica è ancora al vaglio dei Carabinieri.E’ altrettanto verosimile, per quanto sta emergendo dalle prime testimonianze, che i giovani erano stati fino a notte inoltrata in uno dei locali di Fonte Nuova prossimi al teatro della tragedia ed abbiano percorso quella strada a velocità elevata prima di perdere il controllo dell’auto.Oltre alle testimonianze, i carabinieri stanno acquisendo anche le numerose telecamere presenti nell’area ed al momento si esclude il coinvolgimento di altre autovetture. I Carabinieri hanno informato il PM di Turno della Procura della Repubblica di Tivoli il quale ha disposto che le salme delle giovanissime vittime siano traslate presso l’obitorio di medicina legale Roma “La Sapienza” per i successivi esami autoptici.

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Polizia di Stato, contrasto all’ndrangheta: 56 arresti tra Civitavecchia e Reggio Calabria

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Dalle prime ore di questa mattina, a Vibo Valentia, Catanzaro, Reggio Calabria, Palermo, Avellino, Benevento, Parma, Milano, Cuneo, L’Aquila, Spoleto e Civitavecchia, investigatori della Polizia di Stato stanno dando esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari disposte a carico di 56 soggetti, gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, sequestro di persona, trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza con violenza e minaccia e traffico di influenze illecite, aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa, nonché di corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione ed al riciclaggio di macchine agricole, aggravate dalla transnazionalità e dall’agevolazione mafiosa.

L’operazione – coordinata dalla Procura distrettuale di Catanzaro e condotta dalla I Divisione del Servizio Centrale Operativo e dalle Squadre Mobili di Vibo Valentia e Catanzaro – vede attualmente impegnati circa 300 uomini, con l’impiego diretto di personale del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine, delle Sezioni Investigative (S.I.S.C.O.) di Catanzaro, Roma, Napoli, Salerno, Potenza, Bari, Catania, Messina, Lecce e Bologna e delle Squadre Mobili di Reggio Calabria, Cosenza, Crotone, Parma, Avellino, Benevento, Cuneo e Latina, oltre ad equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine, unità cinofile (antiesplosivo, antidroga e pg-op), aliquote specializzate della Polizia Scientifica e del Reparto Volo di Reggio Calabria.

Nel medesimo contesto, è stata data esecuzione al sequestro preventivo di beni mobili ed immobili del valore di oltre 250 milioni di euro.

L’inchiesta ha riscontrato la piena operatività delle articolazioni di ‘ndrangheta egemoni sulla “Costa degli Dei” e federate all’organizzazione mafiosa dei “MANCUSO”, delineando le strategie che, ad oggi, mantengono ancora in equilibrio il sistema criminale, in grado di gestire aderenze ed “entrature” a vari livelli.

Le indagini hanno consentito di focalizzare, in particolare, l’operatività della ‘ndrina LA ROSA, attiva prevalentemente nell’hinterland di Tropea, documentando il pervasivo controllo del territorio e la consolidata prassi estorsiva avviata dal gruppo in danno di strutture ricettive e di cantieri di edilizia pubblica e privata. A tal riguardo, le attività hanno cristallizzato la filiera comunicativa ed economica che ha consentito al sodalizio di consolidare la propria posizione all’interno dell’organigramma criminale della “Provincia”, documentando la consegna di “pizzini” e di denaro contante destinato al “Crimine”, vertice dell’organizzazione ‘ndranghetistica vibonese.

Nel medesimo ambito, l’inchiesta ha documentato la piena sinergia dei membri della “famiglia” tropeana con l’articolazione ‘mbrogghia dei MANCUSO e con gli esponenti di vertice della ‘ndrina ACCORINTI di Zungri, facendo emergere anche l’accurata policy di investimento che ha caratterizzato l’approccio delle consorterie mafiose locali nella fase di subentro di un tour operator estero nella gestione di un noto villaggio turistico di Pizzo Calabro (VV).

In tale fase, le indagini hanno evidenziato l’opera di infiltrazione negli asset imprenditoriali grazie alla predisposizione di una clausola contrattuale appositamente ideata allo scopo di dissimulare il versamento di tangenti, ovvero con il progressivo subentro nella fornitura di beni e servizi.

Nel menzionato contesto, le investigazioni hanno, altresì, fatto emergere il ruolo di una serie di intermediari preposti a garantire l’accreditamento dell’investimento estero presso i vertici della criminalità organizzata, incentivando l’attuazione del progetto grazie ad una serie di aderenze con soggetti vicini al management del Dipartimento Turismo della Regione Calabria, allo scopo di favorire l’aggiudicazione di fondi pubblici.

Da ultimo, è stata documentata l’esistenza di un articolato sodalizio dedito al traffico internazionale di mezzi d’opera asportati in Italia e destinati all’estero (in particolare Malta e Romania), evidenziando la capacità dei vertici dell’associazione mafiosa di imporre la restituzione dei veicoli asportati in danno di imprenditori “protetti”, così consolidando forme di contiguità e consenso in capo alle vittime dei furti.



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Movimento no vax Vi_Vi: identificati e denunciati 5 insospettabili

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Si tratta di una casalinga, un dipendente di un’azienda agricola, un insegnante, un dipendente della pubblica amministrazione e un dipendente di una ditta privata

La Polizia di Stato, con personale della D.I.G.O.S. della Questura di Reggio Emilia e del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Bologna e della Sezione Operativa di Reggio Emilia, a conclusione di una complessa ed articolata attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia diretta dal Dr. Calogero Gaetano PACI, ha eseguito 4 perquisizioni personali e domiciliari, denunciando 5 persone ritenute responsabili di danneggiamento aggravato per aver imbrattato, con scritte e simboli del movimento no vax “Vi_Vi”, numerosi beni immobili riconducibili ad istituzioni cittadine, nel periodo da marzo ad ottobre 2022.

Gli indagati, tutti sconosciuti alle Forze di Polizia poiché mai emersi in contesti informativi e/o investigativi, sono come detto 5: 3 donne e 2 uomini, 4 di Reggio Emilia e uno residente nella provincia di Como, aventi età compresa tra 45 e 56 anni, rispettivamente casalinga, dipendente di un’azienda agricola, insegnante, dipendente della pubblica amministrazione.

Il quinto indagato per gli episodi criminosi perpetrati in questa provincia è residente a Como e dipendente di una ditta privata.

I predetti, approfittando dell’orario notturno e travisati anche con mascherine e parrucche, hanno vergato numerose scritte con vernice spray di colore rosso sui muri e sulle vetrate delle sottoelencate sedi, a firma del movimento no vax Vi_Vi, così grandi ed invasive, tanto da causare dei veri e propri danneggiamenti degli immobili colpiti.

Dalle indagini della Polizia di Stato è emerso che i partecipanti, prima degli eventi criminosi, effettuavano accurati sopralluoghi per verificare la presenza di sistemi di video sorveglianza.

L’attività investigativa svolta dalla D.I.G.O.S. reggiana iniziata da circa un anno e incentrata sulla visione di numerosi filmati estrapolati da sistemi di videosorveglianza, appostamenti e pedinamenti, ha permesso di attribuire ai presunti autori 12 episodi criminosi dei 31 commessi in questa provincia:

  • 14 marzo 2022 danneggiamento sede CGIL di via Roma;
  • 14 marzo 2022 danneggiamento sede CISL di via Turri;
  • 16 maggio 2022 danneggiamento sede CGIL di via Bismantova 7;
  • 16 maggio 2022 danneggiamento plesso scolastico “Italo Calvino di via della Canalina;
  • 18 luglio 2022 danneggiamento sede dell’Ordine degli Infermieri Professionali di via Montefiorino;
  • 18 luglio 2022 danneggiamento sede dell’Ordine dei Medici Chirurgici e degli Odontoiatri di via Dalmazia;
  • 18 luglio 2022 affissione manifesti presso un Ambulatorio dei Medici di Base di viale Olimpia;
  • 5 settembre 2022 danneggiamento sede Ispettorato Territoriale del Lavoro di via Paolo Borsellino;
  • 5 settembre 2022 danneggiamento sede Agenzia delle Entrate di via Paolo Borsellino;
  • 15 ottobre 2022 danneggiamento sede CGIL di Scandiano (RE);
  • 16 ottobre 2022 danneggiamento sede SPI CGIL di via Emilia Ospizio;
  • 18 ottobre 2022 danneggiamento di due pensiline delle fermate degli autobus del trasporto urbano (SETA) di viale Timavo e parcheggio Zucchi.

In alcuni dei suddetti danneggiamenti, oltre alle vistose scritte, sono stati affissi manifesti ritraenti le immagini di alcuni politici e sindacalisti tra cui il Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e il Segretario Generale della CGIL, Maurizio Landini, con svastiche sulla fronte seguite da scritte.

Una delle svolte determinanti delle indagini si è avuta la notte del 19 ottobre 2022, quando 3 dei perquisiti, 1 uomo e 2 donne, in viale Timavo e nel parcheggio Zucchi a Reggio Emilia, sono stati colti in flagranza, mentre scrivevano con una bomboletta spray di colore rosso, sulle vetrate delle pensiline del trasporto pubblico urbano SETA.

Le perquisizioni effettuate nelle abitazioni, nelle autovetture e presso i luoghi di lavoro degli indagati, hanno permesso di acquisire elementi investigativi che completano il quadro indiziario, in particolare sono stati sequestrati radio trasmittenti, parrucche, indumenti scuri, alcuni dei quali macchiati di vernice rossa ed altri con simbolo ViVi, bombolette spray e secchi di vernice di colore rosso, adesivi e altro materiale riportante la simbologia del sodalizio, cellulari e computer che saranno analizzati da personale del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale e delle Comunicazione di Bologna.

Sono stati sequestrati anche due adesivi, uno ritraente Il Presidente della Regione, Stefano Bonaccini con una svastica disegnata sulla fronte e uno raffigurante l’ex Presidente del Consiglio Mario Draghi vestito da ufficiale delle SS.

Sempre nell’ambito delle indagini sul movimento no vax Vi_Vi, il 13 gennaio 2022, la D.I.G.O.S. della Questura di Reggio Emilia aveva denunciato altri due giovani reggiani resisi responsabili di danneggiamento aggravato, per aver vergato con bombolette di vernice rossa alcune scritte, sempre a firma del gruppo Vi_Vi, sui muri dell’Università di Reggio Emilia.

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