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Surviving Mars, alla conquista del pianeta rosso

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Paradox Interactive ha lanciato Surviving Mars, un videogioco di management strategico che permette ai giocatori di pianificare, costruire e sostenere una colonia sul pianeta rosso. Creato da Haemimont Games, Surviving Mars, sfida i giocatori a sviluppare infrastrutture sostenibili su Marte, inviando una coraggiosa squadra di coloni e aiutando la loro popolazione a sopravvivere e prosperare. Il gioco è disponibile in tutto il mondo su PlayStation 4, Xbox One, Linux, MacOS e PC, ad un prezzo di 39,99 euro. Una volta lanciato il gioco il menù offre due diverse modalità di base: la partenza normale e la partenza facilitata. La prima è la scelta dedicata ai giocatori meno esperti in questo genere di giochi, la seconda invece è dedicata a chi mangia “pane e giochi gestionali”. Optando per la partenza facilitata sarà a disposizione una partita con impostazioni di base fatte apposta per render la vita più semlice a chi gioca. Oltre a questo spicca anche la modalità “New Game” che permette di avviare una partita personalizzando tutti gli aspetti della missione, aumentando o diminuendo il livello di difficoltà. In new game è possibile personalizzare diversi aspetti: scegliere uno sponsor di missione piuttosto che un altro, ad esempio, cambia la quantità di fondi a disposizione variando anche il numero di persone che sono intenzionate a prendere parte alla missione, e così via. Altra importante personalizzazione disponibile è data dal profilo psicologico della missione (ossia il ruolo che ricopre il giocatore), qui si possono scegliere profili in grado di garantire bonus diversi che vanno a variare la difficoltà della sfida. Il politico ha sin da subito una maggiore disponibilità di fondi, mentre il “rocket scientist” ha un secondo razzo gratuito e così via. Sempre dal menù iniziale di Surviving Mars è possibile anche personalizzare il logo della missione e la tipologia delle anomalie che compariranno sul pianeta, ossia delle zone che, una volta studiate con l’attrezzatura adatta, forniscono potenziamenti, nuove tecnologie via discorrendo. Una volta scelto come impostare la propria esperienza di gioco e che tipo di partita affrontare, è il momento di personalizzare il razzo. Marte è un pianeta freddo, duro e inospitale, quindi il primo razzo che toccherà terra sarà completamente privo di equipaggio umano ed avrà il solo scopo di portare sul posto droni e attrezzatura scientifica per preparare il terreno prima dell’arrivo dei coloni. Quello che si sceglie di mettere nel primo razzo, quindi, servirà ad affrontare al meglio il primo approccio con la superficie del pianeta rosso. Una scelta obbligata è comunque quella di spedire con il primo lancio veicoli che permettono di interagire e colonizzare Marte. L’Explorer analizza il terreno marziano e le varie anomalie, il Rover invece serve a caricare i droni e ne funge da centro di comando mentre il Transport, come dice la parola stessa, serve da trasporto per le risorse che magari possono essere ricavate anche in posti molto lontani rispetto alla base. Nella dotazione iniziale del razzo si potrà anche scegliere la quantità di risorse che si deciderà di portare dalla Terra. Anche le sonde orbitali possono essere modificate: con queste è possibile scoprire e scannerizzare immediatamente nuovi quadranti del pianeta. Ovviamente una sonda scansiona un solo quadrante prima di essere distrutta. L’ultima fase da dedicare prima di arrivare su Marte è dedicata al luogo di atterraggio del razzo. Ogni sito ha la sua quantità di risorse disponibili da utilizzare, di montagne e rilievi che possono infastidire e di minacce da affrontare.

E’ possibile anche scegliere un luogo qualsiasi della superficie del pianeta, senza essere per forza legati alle zone predefinite, che però vengono scelte perché hanno già tutto ciò che serve per sviluppare la colonia. Una volta che si è ultimata la personalizzazione della partita, si può entrare nel vivo dell’azione. Prima di procedere all’atterraggio sulla superfice marziana, viene mostrata una griglia di dimensioni 10×10 con un solo esagono disponibile per far atterrare il razzo. Ovviamente se si è scelto di portare i moduli sonda, sarà possibile scannerizzare nuove zone al fine di avere più scelte sulla zona in cui posizionare la base. Sin dai primi istanti di gioco, si viene seguiti da una serie di aiuti pop-up che fungono quasi da tutorial. E’ bene cercare di far tesoro al meglio di questi consigli, perché un vero e proprio tutorial è completamente assente e i comandi sono moltissimi e a volte anche difficili da capire. In Surviving Mars fondamentale è, innanzitutto, come in ogni city-builder che si rispetti, ottenere una fonte di energia; su Marte questo vuol dire pannelli solari o pale eoliche. Inoltre, installare una bella batteria che conserva energia fa sempre bene. Fatto questo, servono piccole piattaforme di ricarica per i droni e cavi elettrici che le colleghino alle fonti di energia. Prima di proseguire alla descrizione e all’utilizzo degli altri edifici è necessario parlare delle risorse. Su Marte ci sarà bisogno di: cemento, metalli, polimeri (serve edificio che converta acqua e combustibile), pezzi di ricambio meccanici (edificio che converte metallo), carburante (edificio che converte acqua) e elementi elettronici (edificio che converte metalli rari). Di queste risorse solo il cemento è estraibile senza l’aiuto di lavoratori umani, ma tutti questi elementi sono anche trasportabili dal pianeta Terra. Oltre a queste risorse ci sono quelle legate alla vita umana: acqua (estraibile da giacimenti o sintetizzabile con macchinari che generano vapore), ossigeno (edificio che converte l’acqua) e cibo (vari edifici che utilizzano principalmente il lavoro umano). Acqua e ossigeno sono producibili anche senza l’aiuto di lavoratori umani. Ora, da questa lunga lista, all’inizio, è il caso di preoccuparsi soltanto dell’acqua, dell’ossigeno e del cemento (risorsa base per costruire qualsiasi cosa). Una volta messa in piedi una struttura in grado di produrre queste risorse-base in buone quantità si può pensare alla fase successiva: l’arrivo dei colonizzatori e il focus su produzioni più avanzate. Per permettere la vita su Marte servono i così detti “dome”, ossia enormi cupole di vetro rinforzato all’interno del quale bisogna far arrivare elettricità, acqua e ossigeno che permettano la vita e il funzionamento degli edifici che saranno costruiti al loro interno: abitazioni, coltivazioni, ristoranti, infermerie, stazioni di polizia, intrattenimenti vari, aziende, centri di ricerca e via discorrendo. In Surviving Mars i “dome” sono abbastanza ampi ma il numero di alloggi è e per ogni dome sarà necessario pianificare minuziosamente sia i tipi di lavoratori che servono, a seconda degli edifici che si costruiscono, sia i tipi di intrattenimento e servizi da installare. L’offerta di Surviving Mars non finisce qui, infatti, combinando attività terrestri con la ricerca sul pianeta Rosso si accumulano punti-ricerca che si possono usare per effettuare a numerosissime scoperte scientifiche suddivise in cinque specializzazioni (biologia, ingegneria, robotica, fisica e società). Queste scoperte sono organizzate in maniera random in ogni partita e questo vuol dire che ogni volta che si gioca ci si troverà con abilità ed edifici differenti a disposizione in momenti diversi del gioco. Da sola questa caratteristica rende Surviving Mars estremamente longevo. Gli edifici e le attività che si possono costruire ed eseguire su Marte sono moltissime e tutte molto interessanti e ben calibrate in quanto a costo di risorse e relativi benefici.

Surviving Mars premia la pianificazione e l’ordine, sia per quanto riguarda la costruzione e l’uso degli spazi, sia per quanto riguarda la gestione umana sulla colonia. Insomma, giocando a colonizzare Marte non si rischia mai di rimanere con le mani in mano. Per quanto riguarda l’audio, uno dei pregi più grandi di Surviving Mars è la colonna sonora, fattore che generalmente lasciata in secondo piano in questo genere di giochi. Invece qui ci si trova dinanzi a una varietà di brani notevole, sempre orecchiabili e mai ripetitivi, distribuiti in cinque diverse stazioni radio con generi musicali molto diversi gli uni dagli altri. Sicuramente una cosa inusuale in un titolo gestionale. Surviving Mars mostra anche il suo ottimo aspetto estetico con texture ben realizzate ed effetti speciali molto caratteristici. La polvere rossa, tipica del pianeta, è sempre presente e ricoprirà presto gli edifici indicando il livello di manutenzione necessaria, ma anche i dettagli delle strutture e dei colonizzatori sono ottimi e abbondanti. La visuale zoomabile e ruotabile, poi, rende possibile l’arrivare a osservare da vicino i colonizzatori in ogni momento della giornata per vedere che cosa stanno facendo e come procede la loro permanenza sul pianeta Rosso. Surviving Mars è un titolo che fa della longevità il suo punto di forza nonostante manchi un comparto multiplayer. Costruire una colonia di una certa rilevanza su Marte può richiedere decine di ore di gioco e l’esperienza è assolutamente rigiocabile grazie alle diverse zone, ai livelli di difficoltà, alla ricerca randomizzata, al diverso pool di colonizzatori, ai disastri e ai misteri. Ma l’esperienza non è solo longeva, è anche divertente, interessante e stimolante; le ore scorrono veloci e ci si ritrova impegnati in sessioni in cui si perde completamente il senso del tempo e l’unica cosa che ha importanza è ottenere quel flusso di risorse che tanto serve o stabilizzare quei colonizzatori problematici. Tirando le somme, Surviving Mars è un city-builder realizzato con una passione e una cura talmente evidenti che smettere di giocare per tornare alla vita quotidiana quasi dispiace. La difficoltà comunque abbastanza elevata e il tempo necessario per vedere i primi risultati concreti fanno di questo titolo un gioco non per tutti. Chi desidera azione pura e adrenalina è meglio che navighi verso altri lidi. Chi invece cerca un’esperienza rilassante, appagante e che necessita di molto tempo a disposizione da dedicare, troverà in surviving Mars un piccolo e originale capolavoro.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 8
Sonoro: 8
Gameplay: 7
Longevità: 9
VOTO FINALE: 8

 

Francesco Pellegrino Lise

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Plants Vs. Zombies torna con La battaglia di Neighborville

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Plants Vs. Zombies la Battaglia di Neighborville è il nuovo videogame della serie di PopCap ed Electronic Arts già disponibile per Playstation 4, Xbox One e PC. Per chi non lo sapesse, vogliamo ricordare che sono passati ben dieci anni dall’uscita di Piante contro Zombi, peculiare “tower defence game” che, prima su PC e successivamente su piattaforme mobile e console, ha saputo guadagnarsi una fetta considerevole di appassionati. L’aspetto strategico nei tower defence è sicuramente di prim’ordine e Piante vs Zombie ha saputo coniugare a dovere l’aspetto “tattico” con l’immediatezza di gameplay, rendendo di fatto il gioco godibile sia dai grandi che dai piccini. La “genialata” dei PopCap Games di contrapporre due fazioni così diverse e assurde, ovvero le piante e gli zombie mangia cervelli, si è dimostrata la chiave vincente che ha portato questo brand al successo. Il team di Seattle, tuttavia, cinque anni fa decise di affiancare alla serie principale, esclusivamente tower defence, uno spin-off multiplayer, che avrebbe sempre visto contrapposte le due assurde fazioni, ma riproponendo lo scontro con un gameplay tipico degli sparatutto in terza persona. Plants vs. Zombies: Garden Warfare è stato infatti il primo “esperimento” di PopCap Games, in congiunta con Electronic Arts, capace di rivelarsi un successo sia di critica che di pubblico.

L’immediatezza di gameplay, unita ad uno stile grafico unico e cartoonesco, spinsero il team a riproporre un sequel l’anno successivo. A circa tre anni di distanza dall’uscita di Plants vs. Zombies: Garden Warfare 2, ecco arrivare Plants Vs. Zombies Battle for Neighborville, sequel spirituale dei due precedenti spin-off, carico di novità in termini di modalità e meccaniche di gioco, ma sempre ricchissimo di spunti intelligenti ed esilaranti. Esaminando più da vicino il titolo possiamo dire che, questo terzo capitolo della serie in versione shooter riparte dalle ottime basi gettate da Garden Warfare 2 e prende tutto quello che c’era di buono per elevarlo alla massima potenza. Inoltre, sono riscontrabili alcuni graditi miglioramenti che sicuramente dipendono da un’attenta osservazione dei “rivali” nell’ambito degli shooter online. Ad esempio, la presenza di variazioni delle classi è totalmente scomparsa, rispetto alle precedenti iterazioni, lasciando spazio ad alcuni personaggi base, più alcuni unici da aggiungere al roster principale, portando il numero di personaggi giocabili a un totale di venti. Tra le novità, in termini di pg giocabili, per le piante sono presenti la ghianda, mentre per gli zombi un “pilota” spaziale in un minuscolo UFO circolare. Entrambi abbastanza agili sul campo, sono dotati di una potenza di fuoco sostenuta, bilanciata però da una difesa piuttosto fragile, anche se forniti di un’abilità unica in grado di ribaltare le sorti dello scontro: la ghianda, ad esempio, potrà trasformarsi in una quercia, mentre lo zombie spaziale potrà trasformarsi in una fortezza galleggiante, lenta ma devastante. Le cose diventano più interessanti quando ci sono più cadetti o ghiande in una squadra, perché più giocatori possono saltare su una controparte più grande, con tutti i vantaggi e le complicazioni del caso. Non è una novità per il genere di appartenenza, ma una grande novità per la serie di PopCap Games, capace di rendere gli scontri multiplayer ancor più variegati e divertenti rispetto al passato. Sul fronte meccaniche, ogni eroe di Plants Vs. Zombies Battle for Neighborville possiede un’arma da fuoco e un set di abilità unico. Di grande pregio, inoltre, la cura per i dettagli riservata ai diversi personaggi che compongono i due roster. Tale attenzione per i dettagli e la caratterizzazione dei singoli personaggi saranno sicuramente apprezzate dai giocatori. La quantità di nuovi contenuti da cui si viene accolti nel nuovo mondo hub è davvero sorprendente, l’opening del gioco è semplice ma efficace e la struttura di gioco a dir poco entusiasmante. Una volta lanciato il titolo ci si troverà subito catapultati in un mondo vivo, denso di attività e ricco di cose da fare. Nella modalità single player ad esempio sarà necessario correre, intraprendere missioni più facili, cercare tesori, sconfiggere nemici e molto altro ancora. Ovviamente, questo da solo non offre un motivo sufficiente per acquistare il gioco (è richiesta una connessione a Internet), ma siamo rimasti molto soddisfatti dall’aggiunta della modalità single player, soprattutto vista la varietà che offre al gioco. Altra modalità presente in game è Garden/Graveyard Ops, che è fondamentalmente una modalità orda in cui bisogna affrontare nemici sempre più difficili all’avanzare dell’esperienza. Poiché le classi del gioco sono diverse e variegate, si può facilmente cambiare le sorti in battaglia semplicemente cambiando personaggio, quindi è importante non focalizzarsi su un solo tipo di “soldato” ma sfruttare quello con le abilità più adatte al tipo di cosa che si vuole fare. Abbiamo anche apprezzato molto la modalità Arena Battaglia, che mette in competizione squadre di quattro persone in cui ogni giocatore che ha una sola vita, uno contro l’altro. Questa nuova modalità di Plants Vs. Zombies Battle for Neighborville ha aggiunto rapidamente un po’ di frenesia all’esperienza ed è stata più intensa di quanto pensassimo fosse possibile da un gioco su piante e zombi. Torna anche Turf War, modalità che consente di collaborare con altri giocatori per raggiungere obiettivi specifici comuni. Questa modalità di gioco è divertente, ma dal momento che non c’è molta strategia in gioco quando si è accoppiati con giocatori casuali che sembrano pensare che ogni modalità sia un deathmatch, purtroppo essa non raggiunge mai il suo pieno potenziale.

Oltre alle modalità sopra citate, è ovviamente presente il classico Deathmatch, che è sempre divertente. Decidere se giocare al nuovo Night Cap (un ninja furtivo di funghi), al brutale Kernel Corn o al classico Peashooter ha un impatto importante su ciò che accadrà nel gioco e ci sono anche obiettivi che incoraggiano a cambiare costantemente personaggio, per spingere il giocatore a provare la varietà che il gioco ha da offrire. Proprio come nelle precedenti iterazioni della serie, Plants vs.Zombies, questo nuovo Battle for Neighborville si concentra principalmente sullo sbloccare oggetti cosmetici come cappelli divertenti, pantofole consumate, combinazioni di colori e molto altro. Ogni attività presente in game, che sia legata ad attività della storia o partite competitive online, ricompenseranno i giocatori con delle monete, spendibili nell’apposita slot machine presente nell’hub centrale, dove si verrà premiati con componentistica estetiche in maniera randomica, come ad esempio costumi ed emote per il proprio personaggio. Per quanto riguarda la nostra prova, su Xbox OneX, ci sentiamo di elogiare il lavoro svolto dagli sviluppatori per quanto concerne la cura del comparto audiovisivo. Battle for Neighborville gode di una serie di effetti grafici ancor più avanzati rispetto al passato, grazie all’utilizzo dell’ottimo Frostbite Engine di Electronic Arts, in grado di riempire lo schermo di coloratissime esplosioni. La cura dei dettagli e della composizione delle texture è quella di sempre, ma la varietà è nettamente aumentata, anche all’interno della medesima mappa. Discreto il comparto sonoro che, propone musiche divertenti, versi “gutturali” e rumori, rimanendo però ancora distaccato da un doppiaggio classico e legato ai canonici sottotitoli in italiano. Parlando di lati negativi, purtroppo c’è da dire che nel corso della nostra prova purtroppo abbiamo riscontrato una presenza fastidiosissima di freeze del gioco che ci ha costretto a riiniziare attività più e più volte rendendo l’esperienza complessiva piuttosto frustrante. Speriamo che gli sviluppatori riescano a risolvere questo problema in tempi brevi con una patch ad hoc. Tirando le somme, con Plants vs. Zombies: Battle for Neighborville annoiarsi è davvero impossibile in quanto è uno shooter online immediato e divertente, caratterizzato da toni leggeri e da un comparto tecnico colorato e convincente. La possibilità di affrontare le modalità cooperative e competitive in compagnia di amici, grazie all’utilizzo dello split screen, è un valore aggiunto in questa nuova produzione targata PopCap Games. Problemi, annosi, di bilanciamento a parte che ci auguriamo vengano risolti con i prossimi aggiornamenti, ci sentiamo di consigliare il titolo a tutte le persone che cercano uno shooter leggero, intuitivo, originale e senza troppi fronzoli.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 8

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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WhatsApp, un file Mp4 mette a rischio la sicurezza

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Utenti di WhatsApp attenzione, un file Mp4 può mettere a rischio la sicurezza della popolare applicazione di instant messagging e consentire a malintenzionati di prendere il controllo del dispositivo. L’allarme è stato lanciato dalla stessa società di proprietà di Mark Zuckerberg che conta oltre 1 miliardo e mezzo di utenti attivi ogni mese. Viene consigliato agli utenti di aggiornare l’app all’ultima versione in cui è stata inserita una correzione di sicurezza. Secondo il sito GbHackers, al momento non ci sono prove concrete del fatto che questa vulnerabilità sia stata sfruttata, ma in ogni caso è bene proteggere il proprio WhatsApp eseguendo l’update. A fine ottobre l’applicazione ha fatto causa alla società israeliana Nso, accusandola di essere responsabile di attacchi mirati a circa 1.400 suoi utenti, utilizzando uno spyware, cioè un software spia. Il problema è stato classificato come “critico”. Un attacco di questo tipo avrebbe permesso all’hacker di scaricare e installare sui dispositivi violati un malware, un software maligno, oltre a rendere accessibili e trasferibili i dati sensibili contenuti nello stesso. E tutto questo a insaputa dell’utente. Facebook ha dichiarato di aver preso in carico il problema, etichettando la vulnerabilità come “CVE-2019-11931”. “WhatsApp lavora costantemente per migliorare la sicurezza del servizio. Rendiamo pubblici i potenziali problemi che abbiamo, risolvendoli con le migliori pratiche del settore. In questo caso, non vi è motivo di credere che gli utenti siano stati colpiti”, ha spiegato un portavoce della società. Sempre secondo il sito GbHackers, le versioni interessate da questo problema sono, nello specifico, quelle precedenti alla 2.19.274 su Android e alla 2.19.104 per quanto concerne Whatsapp Business, alla 2.19.100 su iOS e alla 2.19.100 per Business, e pari o inferiori alla 2.18.368 su Windows Phone. Per mettersi al sicuro gli utenti devono mantenere l’applicazione aggiornata e non aprire file o filmati, in particolare quelli con estensione MP4, provenienti da fonti non conosciute. Eseguire costantemente gli update, ricordiamo, è l’unico modo di mantenere le applicazioni al cento per cento sicure e non incappare in alcun tipo di problemi. Non ignorate mai gli aggiornamenti.

F.P.L.

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Planescape Torment e Icewind Dale sbarcano su Xbox One, Ps4 e Switch

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Planescape Torment e Icewind Dale arrivano su Xbox One, Ps4 e Nintendo Switch. Dopo la recente uscita di Baldurs Gate 1 e 2 (qui la nostra recensione), anche questi titoli vedono nuova vita sulle console di attuale generazione e sono pronti a farsi conoscere dalle nuove generazioni di gamers, ma anche a fare la gioia di chi li ha giocati nello scorso millennio. Planescape Torment e Icewind Dale rappresentano due modi diversi, quasi opposti di vedere i giochi di ruolo. Torment è un rpg a tutto tondo dove la storia la fa da padrone pur con una certa dose di libertà. Una sceneggiatura degna di un ottimo film, personaggi caratterizzati e ben definiti, e una serie di sidequest splendide ne fanno un gioco di ruolo una spanna sopra ai Baldur’s Gate. Icewind Dale invece, propone un’avventura lineare, in certi versi simile ad una sessione cartacea vera e propria di Dungeon’s and dragons, con missioni a “moduli” e un party tutto da costruire, dove la storia è sì importante, ma di contorno rispetto a strategia e combattimento. Ma andiamo ad esaminare i tioli: Icewind Dale si propone come una sorta di Baldur’s Gate più concentrato sul sistema di combattimento. Certo, una storia è sempre presente, e al giocatore è richiesto di affrontarla dalla propria prospettiva: il che significa che risolvere determinate situazioni in un modo o nell’altro spetta alla sensibilità del giocatore, con tutte le conseguenze del caso. Per tutto il resto, Icewind Dale è molto simile a Baldur’s Gate, ossia è un classico gioco di ruolo con visuale isometrica, con sistema di combattimento in “tempo reale” con la possibilità di poter usare una pausa tattica per poter gestire al meglio le azioni dei membri del party del giocatore. Il party, infatti, è una delle prime differenze rispetto a Baldur’s Gate che saltano all’occhio. Mentre in BG il giocatore deve costruire il suo party mentre avanza nell’avventura selezionando i compagni man mano che si avanza, in Icewind Dale si comincia immediatamente con un party formato di tutto punto. Questo potrebbe allungare decisamente i tempi della creazione dei personaggi, ma per fortuna, il gioco mette a disposizione un party di base creato precedentemente, facendo così risparmiare tempo al giocatore. Inutile dire che l’editor di creazione è sempre lo stesso ed offre, come al solito, un’elevatissima mole elevata di opzioni di personalizzazione della propria squadra. D’altronde, si parla sempre di una campagna di D&D, e Icewind Dale riesce a catturare lo spirito pienamente, regalando centinaia di ore di gioco. Parlando di Planescape Torment, invece, possiamo dire che il titolo riprende le meccaniche dei giochi D&D precedenti e le rielabora per presentare un tipo di esperienza unica nel mondo dei giochi di ruolo. Infatti, a differenza degli altri titoli di cui abbiamo parlato, Torment è quello che presenta il livello di scrittura più alto, con uno stile che non disdegna anche picchi di black humor.

Il giocatore veste i panni del Nameless One, e le informazioni che il giocatore ha su di lui sono uguali a quelle che il personaggio stesso è a conoscenza: ovvero, niente. Tutto quello che si sa è che il protagonista è stato portato in un obitorio perché si credeva fosse morto, solo che all’improvviso si alza e cammina. Uno scheletro fluttuante si avvicina e interagisce con il protagonista, e decide di accompagnarlo per scoprire cosa gli è successo. Infatti, il personaggio principale soffre di un’amnesia che non gli consente di ricordare assolutamente nulla degli eventi che lo hanno portato a finire in un obitorio. Starà al giocatore guidarlo alla ricerca della verità, in un mondo incredibilmente complesso e tutto da scoprire. Come già detto, Planescape Torment ha un accento decisamente maggiore sulla storia e su come il giocatore la può navigare ed influenzare. I testi a schermo sono tantissimi, scritti in maniera davvero squisita. Nonostante la storia abbia una trama assolutamente straordinaria però resta comunque un gioco con vent’anni alle sue spalle. Infatti, chi sta dinanzi lo schermo non sa mai bene quello che deve fare, dove deve andare, e soprattutto come farlo. Tutto ciò è lasciato al giocatore stesso da scoprire; questo perché Torment richiede un’immedesimazione molto elevata, richiede di tuffarsi nel mondo di gioco con grande attenzione e concentrazione, senza lasciarsi sfuggire dettagli e cercando di non tralasciare nulla. Se si è in grado di superare gli ostacoli iniziali dovuti all’età di questo titolo, ci si ritroverà davanti uno degli esempi più sopraffini di narrativa videoludica e credeteci, vivere un’esperienza del genere è davvero fantastico. Adesso che abbiamo fatto un veloce excursus su ciò che i due titoli hanno da offrire, andiamo ad analizzare il comportamento di Icewind Dale e Planescape Torment su console. Come per Baldur’s Gate, il lato puramente estetico non rappresenta un problema, e anche lo zoom che va a “distorcere” le texture, è parte integrante di un compromesso impossibile da risolvere. Non è possibile, a meno di non ricreare completamente la grafica partendo da texture ad alta definizione, ma è una discussione prettamente accademica in quanto questo tipo di lavoro richiederebbe una mole di risorse tale da scoraggiare qualsivoglia progetto. E forse, soprattutto per i puristi, non sarebbe nemmeno corretto. Infatti, questi giochi vanno goduti per ciò che offrono in termini di storia e gameplay, non certo per l’aspetto estetico. Dal punto di vista tecnico, esattamente come con la collection di Baldur’s Gate, anche qui Skybound Games e Beamdog hanno fatto un lavoro molto ben riuscito. Il sistema di controlli funziona alla perfezione: anche se stiamo anni luce dalla precisione che tastiera e mouse, per cui questi giochi erano originariamente pensati, la mappatura dei pulsanti però è decisamente convincente. Certo, c’è bisogno di un primo periodo di apprendimento; ma dopo un po’, navigare il mondo di gioco e fra le varie finestre dei menu diventerà facile come bere un bicchiere d’acqua, specialmente per chi è abituato ad avere a che fare con i giochi di ruolo. Tirando le somme, possiamo dire che con Planescae Torment e Icewind Dale su console, i giocatori si trovano in mano due rpg indimenticabili. Strategia e personalizzazione ai massimi livelli faranno la gioia degli appassionati di D&D, mentre le ambientazioni da brividi, soprattutto quelle di Planescape Torment sono quanto di meglio si possa trovare in circolazione. Certo, ve lo ripetiamo, questi titoli sono adatti a utenti esperti, ma se si ha pazienza e costanza, anche un giocatore di primo pelo può imparare e apprezzare la maestosità di queste vere e proprie opere videoludiche.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 9

Gameplay: 9,5

Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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