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Sword Art Online: Alicization Lycoris arriva su pc e console

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Il gran successo di Sword Art Online non accenna a diminuire col passare del tempo: la serie, nata dalle light novel di Reki Kawahara, continua infatti ad avere un enorme successo grazie anche alla serie animata e ai videogiochi realizzati da Bandai Namco. Proprio in questi giorni l’anime Sword Art Online: Alicization ha ripreso la regolare pubblicazione, e in contemporanea è arrivato puntualissimo anche l’adattamento videoludico. Sword Art Online: Alicization Lycoris arriva quindi sul mercato cavalcando l’hype per il ritorno dell’anime, fungendo tra l’altro da ottimo mezzo per un “ripasso” prima di continuare con la nuova saga War of Underworld: il gioco infatti copre il primo arco narrativo Alicization seguendo in maniera abbastanza fedele gli eventi, ma non si limita solo a questo. Non potendo attingere al materiale che sta andando in onda in questo periodo il finale, è stato infatti modificato così da poter proseguire la storia con una trama originale creata appositamente per il gioco. Nei panni di Kirito ci si ritrova quindi nell’Underworld, nuovo mondo virtuale di stampo medievale in cui anche i semplici NPC hanno una tecnologia talmente avanzata che gli permette di avere emozioni e reazioni quasi indistinguibili da un normale umano. Kirito inizialmente non ha ricordi di come sia finito nel gioco e non riesce ad uscirne, e decide quindi di adattarsi agli usi e costumi locali finché non riuscirà a trovare un modo per contattare il mondo esterno. Il nostro eroe incontra così Eugeo, un NPC tormentato dopo che la sua amica di infanzia Alice è stata portata via dai Cavalieri dell’Integrità per aver involontariamente infranto l’Indice dei Tabù. Kirito decide quindi di aiutare Eugeo nella ricerca della ragazza senza dimenticare comunque il suo scopo originale, innescando una serie di eventi che sconvolgeranno la natura stessa dell’Underworld man mano che si scoprono i suoi segreti. La storia “canonica” terrà impegnati i giocatori per le prime 15 ore di gioco circa, ma è solo quando subentra la storia originale che il titolo esplode e mostra tutte le tue caratteristiche quasi trasformandosi in qualcosa di molto più grande e complesso. La prima parte infatti è fin troppo lineare e concentrata sulla trama, tanto che spesso ci si troverà semplicemente a seguire una sequenza continua di filmati interrotti da qualche battaglia, e anche tutte le principali feature vengono a malapena accennate ma mai approfondite. La parte ispirata all’anime è abbastanza fedele, ma anche qui gli sviluppatori si sono presi qualche libertà non tanto con le modifiche quanto con l’aggiunta di materiale extra, come ad esempio Medina Ortinathos, personaggio creato appositamente per il gioco che viene “incastrato” nella storia canonica e che assume un ruolo centrale nella storia originale della seconda parte. Ricordiamo che per portare al termine il gioco servono circa 50/60 ore di gioco, quindi di cose da fare ce ne sono davvero moltissime.

Dopo averlo spolpato a dovere, possiamo senza dubbio affermare che l’aspetto più convincente del nuovo Sword Art Online Alicization Lycoris è ancora una volta il sistema di combattimento, che bene o male ha ereditato tutte le principali meccaniche dei suoi predecessori e, soprattutto, ha provato a semplificarle ove necessario. Il party è ancora una volta composto da un massimo di quattro individui, di cui uno soltanto è controllato dal giocatore (con possibilità di assumere in qualsiasi momento i comandi di un altro eroe), ma in Alicization Lycoris, diversamente dagli altri episodi del brand, tutti i combattenti hanno un ruolo attivo in battaglia. Se nei precedenti giochi Aquria l’Intelligenza Artificiale dei compagni era eccessivamente carente, fino a limitarne di molto le azioni, Alicization Lycoris fornisce al giocatore tutti i mezzi necessari per pianificare anzitempo il comportamento degli altri personaggi in campo. Non solo nel pieno delle battaglie è ora possibile scegliere uno dei tanti approcci adottabili dai compagni, in modo tale da cambiare al volo la propria strategia e adeguarsi a quanto imposto dalla situazione, ma un nuovo menu – che pone il gioco in slow motion – consente persino di selezionare manualmente le Arti scagliate dagli alleati, così da avere il loro pieno supporto nel momento desiderato. Nel menu principale, poi, vi è una ricca sezione con centinaia di voci modificabili e che appunto alterano nel dettaglio il comportamento dei compagni, stabilendo se questi debbano tenere un approccio più conservativo o viceversa, o se magari debbano scagliare le proprie Arti a una distanza minima di dieci metri dal bersaglio, senza dimenticare la percentuale di energia da raggiungere prima di ricorrere alle abilità di guarigione. Abbiamo auspicato per anni che i tie-in di Sword Art Online ricorressero ad un sistema di personalizzazione della strategia molto simile a quello proposto storicamente dalla saga di Tales of e, sebbene non tutto funzioni sempre alla perfezione, il risultato finale rappresenta comunque un grande passo in avanti rispetto alle più recenti incarnazioni del franchise. Caratterizzate da combo, Sword Skill spettacolari e molti incantesimi elementali, che questa volta vanno richiamati da un menu indipendente, le battaglie di Alicization Lycoris hanno però dei difetti anche piuttosto gravi. Come se l’input lag e, in generale, la legnosità dei movimenti non minassero già l’esperienza, ancora una volta il team di Aquria non ha saputo bilanciare a dovere la difficoltà degli scontri. Questo perché il titolo, che a partire dal secondo capitolo della campagna può essere giocato persino in modalità multigiocatore online, limita enormemente il danno inflitto da un singolo personaggio, privilegiando invece le catene realizzate dal party. Combattendo in solitaria, di conseguenza, lo Spadaccino Nero o un qualsiasi altro eroe fatica non poco a eliminare un mostro di livello pari al proprio, mentre il party al completo è in grado di liquidare in pochi secondi appena le bestie comuni, ricorrendo a una catena di due o tre abilità al massimo. Per quanto piacevole, specie se affrontata in compagnia degli amici, la presenza di una modalità online è di nuovo la principale responsabile della durata eccessiva degli scontri, che difatti inflaziona non poco la modalità single player e non si adegua assolutamente al numero di giocatori e personaggi presenti sul terreno. Tra le novità più significative di Sword Art Online Alicization Lycoris non possiamo non citare la presenza dei duelli e degli attacchi speciali, che si ricaricano dopo aver riempito l’apposita barra. Cinematici e devastanti, i secondi rappresentano spesso la chiave per vincere gli scontri più ostici, soprattutto se utilizzati dopo aver momentaneamente fiaccato l’avversario con efficaci catene di abilità. I duelli, invece, ci hanno convinti molto poco, poiché limitano enormemente lo spazio di manovra e la velocità di Kirito, costringendolo in scambi di colpi troppo forzati. Anche perché, nel mezzo degli stessi, non solo gli avversari sono quasi invulnerabili agli attacchi normali e vanno quindi presi alla sprovvista con parate e scatti laterali, ma il lock-on è costantemente fissato sull’obiettivo, generando situazioni spiacevoli a causa di una telecamera irritante, difettosa e tendente a incastrarsi contro i muri.

Per quanto riguarda il gameplay Sword Art Online: Alicization Lycoris abbandona la struttura che imitava gli MMORPG per trasformarsi in un classico JRPG action, ma mantenendo comunque una buona impronta strategica. Menare fendenti a caso non sempre è la soluzione migliore, ma per riuscire a superare le battaglie più ardue bisogna imparare a padroneggiare le varie Arti di Spada e Arti Sacre, così come il tempismo per concatenarle al meglio e sfruttare anche i comandi degli altri membri del party. Prolungando al massimo le combo e sfruttando le varie debolezze è possibile far cadere i nemici nello stato di Pericolo per renderli momentaneamente inerti, ed è il momento migliore per dare sfogo alle Arti Finali o Attacchi di Coppia per infliggere ingenti danni. Le magie si dividono in 8 categorie e sono particolarmente utili per attaccare dalla distanza o applicare potenziamenti, e si rivelano una parte fondamentale nelle strategie più avanzate specialmente negli scontri con i boss più impegnativi. In qualsiasi momento, come dicevamo, è possibile impartire ordini agli altri membri del party oppure prenderne direttamente il controllo, e nel corso dell’avventura non si sarà legati unicamente a Kirito. Anzi, nella seconda parte come accennato il gioco quasi si trasforma completamente offrendo anche la possibilità di cambiare aspetto e sesso di Kirito rendendolo di fatto un avatar completamente personalizzabile, e grazie ad un espediente narrativo si vedranno anche diversi volti noti della serie arrivare in Underworld aumentando di molto il numero di personaggi con cui interagire o impersonare in battaglia. Sebbene non tutti gli eroi siano sempre disponibili il cast supera le decine di unità, e sempre nella seconda parte si possono anche iniziare delle relazioni amorose con ogni personaggio una volta guadagnata abbastanza affinità sia utilizzandoli in battaglia sia completando le relative missioni secondarie o dialoghi facoltativi. La componente ruolistica viene espansa anche con la possibilità di craftare armi ed equipaggiamenti utilizzando i materiali raccolti esplorando il mondo di gioco, inoltre spendendo i Punti Azione si possono sbloccare diverse abilità attive e passive. Ogni personaggio può essere quindi sviluppato con uno specifico ruolo come attaccante, supporto o tank, ma nulla vieta di creare anche dei mix per variare ed avere più opzioni in battaglia. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, Sword Art Online: Alicization Lycoris non è di certo una gioia per gli occhi. Il gioco sembra venire direttamente dalla scorsa generazione, con texture slavate e in bassa risoluzione, pop-up continui, input lag dei comandi, muri invisibili nelle mappe, animazioni legnose e frame rate instabile rendono veramente difficile passare sopra a tutti questi difetti messi insieme. L’unica cosa che si salva è il design dei personaggi ma solo perché riprende quello dell’anime per cui era impossibile sbagliare… ma volendo fare i pignoli per qualche motivo le ambientazioni sono state create con uno stile quasi “realistico” che cozza terribilmente con lo stile in cel shading dei personaggi. In ogni caso la bellezza della storia e la trama mettono in secondo piano questi difetti. Tirando le somme, Sword Art Online: Alicization Lycoris è un titolo su cui avremmo voluto vedere un passo in più rispetto ai suoi predecessori. Per certi versi effettivamente ci sono dei notevoli miglioramenti, come quando si osserva il sistema di combattimento nella sua interezza, lo sviluppo del personaggio, l’estetica del mondo di gioco e alcune sfide decisamente valevoli del grind per arrivare ai livelli più elevati. Però, al netto di un prologo fin troppo lungo e limitante, una struttura per le missioni decisamente datata, l’assenza dei temi più centrali della seconda parte di Alicization, numerosi problemi tecnici al lancio e un comparto multigiocatore poco lungimirante, Alicization Lycoris non è di sicuro il migliore titolo della serie, ma in ogni caso merita di essere giocato nella sua interezza.

GIUDIZIO GLOBALE

Grafica: 7

Sonoro: 7

Gameplay: 7,5

Longevità: 7

VOTO FINALE: 7

Francesco Pellegrino Lise

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Le serie di videogiochi più longeve

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Il mondo del videogaming, seppure sicuramente ancora molto giovane nel panorama dei media di intrattenimento, può vantare alcune pietre miliari che, per diversi motivi, ne punteggiano la storia. Si tratta spesso di giochi che, per una qualche particolarità, hanno avuto un impatto talmente forte su un genere videoludico da decretarne una vera e propria rivoluzione; allo stesso tempo, si tratta di giochi che il più delle volte inaugurano una serie di capitoli in grado di rinnovare la loro portata innovativa, riscuotendo un successo costante nell’arco di numerosi anni e forgiando così generazioni di videogiocatori.

È sicuramente questo il caso di Age of Empires, lo strategico in tempo reale a tema storico per eccellenza. Il primo capitolo della fortunata serie ha esordito nel 1997, in un periodo nel quale il mercato del videogaming era dominato dal genere RTS. La visuale isometrica tipica del genere infatti consentiva di realizzare giochi relativamente poco esigenti da un punto di vista tecnico, ma comunque con una grafica eccezionale per l’epoca. Ciò che ha distinto Age of Empires dai suoi numerosi concorrenti è stata l’enfasi sul tema storico: ogni capitolo infatti si concentrava su civiltà e tecnologie circoscritte a un periodo temporale, approfondendolo con notizie storiche. La serie conta oggi di quattro capitoli, l’ultimo dei quali uscito pochissime settimane fa e in grado di riportare in auge il genere RTS, oggi ormai di nicchia.

Altro esempio viene da Call of Duty, uno dei nomi più importanti fra gli shooter in prima persona. Il primo capitolo, uscito nel 2003, ha rappresentato un modo nuovo di intendere il genere FPS, calandolo in un contesto storico che, in quel periodo, era tendenzialmente meno esplorato a vantaggio di setting più fantasiosi. I primi capitoli, in particolare, hanno potuto emergere fra molti esponenti dello stesso genere grazie alla particolare cura della grafica e al taglio cinematografico delle missioni, pensate per esaltare l’immersione del giocatore. Dal 2003 la serie è andata avanti con cadenza pressoché annuale esplorando numerose variazioni e su diversi sistemi di gioco: nonostante il focus storico sia mano a mano diminuito, privando la serie di uno dei suoi punti di eccellenza, ancora oggi rimane un nome di spicco del genere, con l’ultimo capitolo uscito nelle scorse settimane che conferma i pregi della serie.

Impossibile non citare poi Pokémon, che nella sua veste di videogioco ha contribuito a far conoscere a molti il gioco di ruolo giapponese, o JRPG, fuori dal paese di origine. Nati da un passatempo molto diffuso in Giappone, quello di collezionare insetti, i primi giochi della serie uscirono per Game Boy nel 1996. Rispetto ad altri giochi del genere il target era molto più giovane, portando il franchise a rappresentare il maggior successo di sempre. Larga parte del merito va riconosciuta alla costante capacità di evolversi della serie, che l’ha portata ad approdare su tutte le console di punta Nintendo. Una capacità visibile anche all’interno del gioco, dove l’evoluzione ha determinato l’abbandono di alcune particolarità: ricadono in questo campo luoghi come la sala slot machine dove, esattamente come nelle piattaforme online, era possibile vincere premi che in questo caso erano attinenti al gioco, o come la poco intuitiva distinzione tra i tipi di danno e i tipi di difesa, rivoluzionata nel 2006. Oggi la serie conta 21 titoli principali, comprensivi di remake e progetti paralleli, più un numero altissimo di spin off: negli scorsi giorni è uscita la coppia di giochi remake di Pokémon Diamante e Perla, mentre per l’anno prossimo è previsto un progetto che si pone come prequel di questi ultimi.

Infine, merita senz’altro menzione la serie che ha rivoluzionato il genere delle avventure dinamiche: Tomb Raider. Il primo capitolo, uscito nel 1996, ha introdotto uno dei personaggi più importanti e famosi del mondo dei videogiochi: Lara Croft. L’archeologa avventuriera è stata infatti la chiave del successo per il titolo esponente di un genere che, all’epoca, era molto limitato dai livelli dell’hardware: la protagonista ha fin da subito incontrato i favori del pubblico, abituato a figure maschili per caratteristiche simili e positivamente sorpreso dall’impersonare, in maniera per l’epoca molto originale, un’eroina. La serie conta oggi 12 capitoli: gli ultimi tre, che si pongono come reboot del personaggio, sono usciti nel 2013, 2015 e 2018, venendo accolti con molto entusiasmo dopo un periodo di pausa legato anche al cambio di sviluppatore.

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Grand Theft Auto: The Trilogy, scatta l’operazione nostalgia di Rockstar Games

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Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition è finalmente realtà. Una fra le saghe più amate dai gamers di tutto il mondo vede finalmente tre dei suoi capitoli più importanti arrivare in versione rimasterizzata. Ma andiamo con ordine: pochi prodotti hanno segnato il mercato videoludico come la serie di Grand Theft Auto, capace di riscrivere la grammatica degli open world con i capitoli usciti su PlayStation 2, vere e proprie pietre miliari dei videogiochi. Il loro successo ha scavalcato i semplici confini della console Sony, arrivando su PC con migliaia di mod e nella cultura pop, consacrando Rockstar come una delle più grandi software house di sempre. Il successo di GTA ha poi raggiunto l’apice con l’ultimo episodio uscito, quel GTA V che ancora vende milioni di copie e detiene il record di incassi, spalmato su due generazioni di console, con un’ulteriore edizione per PS5 e Series X in uscita il prossimo anno. Il 2021 è invece il momento di un ritorno storico, a lungo atteso da tantissimi fan, quello della Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition composta da GTA III, Vice City e San Andreas. I tre giochi fanno parte di un unico universo narrativo, a cavallo tra gli anni ottanta e duemila, dove spesso personaggi e fatti si incrociano brillantemente permettendo quindi solamente al giocatore che ha vissuto tutte e tre le storie di avere un quadro completo dei fatti. In ognuno dei titoli i giocatori prensono il conrollo di un personaggio diverso, ciascuno con un suo scopo da perseguire mentre si fa strada nel sottobosco criminale di Liberty City, Vice City e San Andreas, incontrando via via personaggi sempre più grotteschi e machiavellici. Ogni capitolo di GTA introduce novità nel gameplay e nella struttura, mostrando chiaramente e a distanza ravvicinata il percorso artistico che Rockstar Games ha plasmato per diventare la software house che è oggi. Ed è per questo motivo che tutti i gamers desideravano che questa Definitive Edition portasse con sé tutta l’eredità che questa trilogia ha rappresentato al massimo della sua espressione visiva ad un pubblico nuovo, o chi magari semplicemente è affamato di ri-giocare a un GTA diverso dalle ultime incarnazioni del brand. Quando il titolo venne annunciato al mondo, Rockstar Games aveva dichiarato che Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition avrebbe migliorato la resa grafica, con nuove texture in alta definizione, nuovi riflessi e un sistema d’illuminazione completamente rinnovato, effetti meteorologici rivisti, con miglioramenti alla vegetazione e ai vari biomi, aumentando infine la profondità visiva. La buona notizia è che effettivamente tutte queste novità ci sono, quella cattiva è che spesso non funzionano come dovrebbero. Ad esempio, la pioggia che si abbatte sulle strade di GTA III è molto bella da vedere, ma è talmente realistica con le sue nubi cupe e la fitta pioggia, da compromettere negativamente l’esperienza di gioco. La palette di colori scura con cui è modellata Liberty City rende la vista durante questi acquazzoni difficile, quasi impossibile di notte, mentre nella soleggiata Vice City, grazie ai suoi colori accesi, questo problema si presenta fortunatamente in maniera minore. Inoltre questo effetto meteorologico contrasta con la nuova resa del mare, portando a fastidiosi glitch grafici. Per quanto riguarda il lavoro svolto sui riflessi, il lavoro svolto è davvero impressionante, con i grattacieli delle metropoli che risplendono di vita nuova, regalando spesso e volentieri scorci davvero magnifici. Nuovi effetti grafici rendono la devastazione che il giocatore può scatenare molto più bella da vedere, con esplosioni e fiamme ricche di luce e dettagli. Per quanto riguarda la vegetazione, in tutti e tre i giochi è stato realizzato un lavoro di fino, dando ai prati e ai parchi un look inedito e a volte di grande pregio. L’aumento di dettaglio delle texture di tutte e tre le location, poi, ha fatto davvero bene a tutte e tre le produzioni, soprattutto Vice City e Las Venturas, le cui strade strabordano di neon colorati e insegne luminose, regalano un colpo d’occhio inedito per chi ha già esplorato queste città decenni fa. Peccato che nelle aree meno illuminate della mappa, gli ambienti risultino a volte piuttosto scuri, creando contrasti tra i vari quartieri di cui le città si compongono.


In generale, quindi, la resa grafica degli ambienti quindi è decisamente migliorata, anche se tra alti e bassi, il tutto però viene purtroppo penalizzato da un terribile effetto pop-up ereditato dalle versioni originali dei titoli che ormai si portano diversi anni sulle spalle. Vedere veicoli materializzarsi lungo la strada, ad una distanza di appena 10-15 metri, non è quello che ci si aspetterebbe da un remaster di questa portata. Lo stesso accade con cartelloni e molti altri elementi dello scenario, portando i giocatori in più di un’occasione a scontrarsi con muri invisibili prima di veder apparire l’oggetto di turno davanti ai propri occhi. Vent’anni fa era l’unico modo per far girare questi giochi sull’hardware dell’epoca, ma osservare tutto questo al giorno d’oggi, non può che lasciare l’amaro in bocca. Anche le texture e i modelli poligonali dei grattacieli in lontananza soffrono del medesimo problema, risultando visibili ad una definizione talmente bassa da far sorridere. Sempre sul versante grafico, i modelli poligonali dei personaggi e la struttura della mappa di San Andreas purtroppo non fa gridare al miracolo. Quando la trilogia è stata annunciata, fu reso noto l’intento di mantenere quel look cartoon che caratterizza tutti e tre i giochi. Il problema è che la migliore definizione dei personaggi ha portato a risultati grotteschi e spesso ridicoli. Su GTA III i personaggi sono veramente spogli, con animazioni facciali datate che li fanno sembrare dei buffi personaggi di pezza. Sarebbe bastato sistemare e aggiornare almeno i volti dei personaggi maggiori, per donare alle cut-scene una piacevolezza inedita. I personaggi di GTA San Andreas invece, che erano più definiti anche nella versione 2004, risultano semplicemente ridicoli a causa dei miglioramenti grafici, con strani glitch nelle animazioni e riflessi innaturali sulla pelle. Le mani del protagonista CJ, inoltre, per qualche motivo, sono sproporzionate rispetto al corpo. Discorso diverso per il capitolo centrale di questa trilogia, dove i personaggi di GTA Vice City, essendo un’evoluzione di quelli di GTA III senza arrivare ai dettagli presenti in San Andreas, risultano essere quelli più naturali e meglio riusciti con tutte le migliorie grafiche applicate. Terminiamo l’analisi grafica parlando della mappa di San Andreas, che nonostante abbia giovato indubbiamente dei miglioramenti, presenta un problema alquanto insolito. Nella versione originale del 2004 il mondo di gioco era avvolto da una specie di nebbia, utilizzata per motivi tecnici al fine di celare elementi dello scenario troppo lontani, evitando di stressare troppo gli hardware dell’epoca. La nebbia inoltre donava un senso di scoperta ed esplorazione. In questa remaster della nebbia non c’è traccia, rendendo di fatto tutta la mappa visibile da ogni punto, specialmente quando ci si trova nelle zone più elevate. Questo purtroppo è un problema in quanto comporta la terribile scoperta che la mappa di GTA San Andreas non era stata pensata e progettata all’epoca per essere vista per intero. Proprio per tale ragione la visione del mondo di gioco risulta poco appagante nei confronti di un level design pensato per ingannare il giocatore sulla struttura e ampiezza della zona di gioco. Fortunatamente quanto vi abbiamo raccontato non compromette in alcun modo il gameplay, ma appena si avrà l’opportunità di sorvolare la mappa con un aeroplano, l’illusione di trovarsi a vivere l’avventura in un immensa area degli Stati Uniti verrà rimpiazzata dalla consapevolezza di trovarsi di fronte a una mappa davvero bruttina da vedere.

Per quello che concerne il sistema di controllo, che stando alle dichiarazioni effettuate in sede di annuncio avrebbe dovuto introdurre diverse soluzioni prese da GTA V, la resa finale non rispecchia quanto detto. Il layout dei comandi è lo stesso del capitolo più recente della saga, sia per la guida dei veicoli che per il controllo del personaggio, con l’introduzione della ruota di selezione per l’armamentario oltre che delle stazioni radio. Inoltre sono stati aggiunti due sistemi di puntamento che si affiancano a quello classico, come la mira assistita e quella manuale. Le novità del sistema di controllo però terminano qui, quindi se si sperava di poter prendere il controllo dei personaggi della GTA Trilogy alla stessa maniera di GTA V, magari sfruttando le coperture e altre soluzioni più moderne, si rimarrà delusi. A far storcere ancora di più la bocca c’è poi il fatto che in GTA III e GTA Vice City il nuovo sistema di mira funziona molto male. Il motivo risiede in una bassa precisione delle armi e un hitbox disastroso, che rendono le sparatorie piuttosto macchinose. Il nostro consiglio è quello di usare la mira assistita o classica, ignorando del tutto quella manuale. C’è un altro problema, però, che risiede nel sistema di mira delle varie armi. Con le armi leggere ci si può tranquillamente muovere mentre si fa fuoco, mentre con quelle più pesanti come fucili a pompa e Mitra d’assalto, si rimane inchiodati a terra, impossibilitati quindi a muoversi durante la fase di mira. Da sottolineare inoltre che su GTA III non ci si può nemmeno chinare o abbassare in alcun modo. Il discorso cambia di molto con San Andreas, che già nella versione originale aveva introdotto una mira e un hitbox più curato, con la possibilità di chinarsi e muoversi senza problemi. Funzionano e risultano delle gradite aggiunte le novità introdotte per migliorare l’esperienza globale di gioco. La mini-mappa ora segna con il GPS la strada migliore per raggiungere la destinazione, utile specialmente in aree più grandi come quella di San Andreas, con la possibilità di aggiungere punti di navigazione personalizzati. Sono stati poi introdotti il riavvio immediato di una missione fallita, e i checkpoint lungo le missioni di GTA San Andreas, rendendo l’esperienza di gioco molto più piacevole. Concludiamo segnalando l’aggiunta di una tabella sfide che sblocca riconoscimenti nel Social Club di Rockstar. Per quanto riguarda il comparto tecnico, il titolo gira a 1080p sulle console old gen ed a 4k sulle nuove console di fascia alta. Detto ciò, possiamo dire che questa Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition, nonostante i suoi troppi limiti è sempre piacevole da giocare. Di sicuro non è la Remaster che speravamo di avere tra le mani, ma nonostante ciò si tratta comunque di classici immortali che sanno ancora divertire e talvolta persino stupire. Se non li avete mai giocati, il nostro consiglio è di aspettare qualche aggiornamento correttivo combinato con un calo di prezzo; i nostalgici, troveranno invece la conferma delle ottime qualità dei tre titoli. Al di là di questioni tecniche, frame-rate e glitch grafici, questa Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition sa ancora divertire ed emozionare, sintomo questo che quando un titolo è un grande titolo, esso è destinato a rimanere comunque nella storia.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7
Sonoro: 7
Gameplay: 7
Longevità: 9

VOTO FINALE: 7,5

Francesco Pellegrino Lise

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Il Black Friday arriva sul Microsoft Store: sconti fino al 50% su Xbox, Surface e Office

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In occasione del Black Friday, il Microsoft Store annuncia una serie di offerte imperdibili per gli amanti dello shopping, della tecnologia e per tutti coloro che non vogliono farsi trovare impreparati con i regali di Natale! Da oggi e fino al 28 novembre, saranno disponibili sul Microsoft Store sconti fino al 50% sui prodotti Xbox, Surface e per la prima volta anche su Office. Per chi ha intenzione di sostituire il proprio PC approfittando dei ribassi del Black Friday, lo store di Microsoft propone una serie di offerte adatte davvero a tutti. Per chi è orientato a un prodotto versatile e potente ed è alla ricerca di un 2-in-1 adatto a ogni esigenza, con un’autonomia che consente di utilizzare il dispositivo per l’intera giornata lavorativa, il Microsoft Store propone l’offerta Black Friday Surface Pro 7+, con uno sconto del 29%. L’offerta comprende Surface Pro 7+ con configurazione Intel Core i5 da 128GB e sconti sulla Type Cover nera. Fino a 500€ di sconto sulla gamma Surface Pro 7, incluse le configurazioni Intel Core i7, in offerta a partire da soli 669€ invece di 919€. Disponibile nei colori platino o nero, Surface Pro 7 è il dispositivo ultraleggero dotato di un processore Intel Core di serie laptop, una batteria di lunga durata e webcam HD. Per distinguersi nelle videocall, Surface Laptop 4 è l’alleato perfetto grazie alla videocamera in HD e microfoni Studio ed è in promozione a partire da soli 799€ invece di 959€. Nell’offerta sono incluse le configurazioni Intel Core i7 da 13.5 o 15 pollici, nei colori platino o nero. Surface Laptop 4 offre l’equilibrio perfetto tra velocità, design elegante, sound avvolgente e un’autonomia implementata. Per svolgere agilmente le attività quotidiane, Surface Go 2 è in offerta a partire da soli 299€ invece di 469€, con sconti fino al 37% sull’intera gamma. Surface Go 2 offre una perfetta portabilità, con touchscreen da 10,5 pollici, una risoluzione superiore e una batteria espressamente progettata per seguire le giornate di tutta la famiglia. Fino al 27% di sconto su Surface Laptop Go, il modello più leggero della famiglia Surface, con un rapporto qualità prezzo eccezionale. Il design elegante e la batteria a lunga durata lo rendono ideale per lo studio, ma anche per la vita di tutti i giorni. Il Surface più potente di sempre, Surface Book 3, è in offerta in occasione del Black Friday, con ribassi fino a 690€ sulle configurazioni Intel Core i7. Surface Book 3 unisce velocità, grafica e gioco immersivo alla versatilità di un laptop, di un tablet e di uno studio portatile. Disponibile nelle versioni da 13,5″ o 15″, entrambe dotate di touchscreen ad alta risoluzione. Ma non finisce qui, il Microsoft Store propone ulteriori offerte dedicate ai possessori di un computer: fino al 30% di sconto sugli accessori per PC, quali mouse, tastiere, audio e number pad. Per la prima volta, il Microsoft Store include offerte anche per Office, con ben 50€ di sconto sul pacchetto Office Home & Student 2021. Tutti i dettagli sono disponibili alla pagina dedicata. E, per gli amanti del gaming, di seguito ulteriori offerte firmate Xbox: nuovo pacchetto Xbox Series S Fortnite & Rocket League: nuovo pacchetto Xbox Series S con i giochi digitali Fortnite e Rocket League. Fino al 50% di sconto sui Giochi Digitali Xbox, tra cui Far Cry 6, Forza Horizon 4 e Black 4 Blood. I primi 3 mesi di Game Pass per PC a solo 1€, per divertirsi con gli amici giocando con oltre 100 giochi per PC di alta qualità, come i nuovissimi Forza Horizon 5 e Age of Empires 4. Fino al 70% di sconto su una selezione di Accessori Xbox. Infine, il Microsoft Store offre 90 giorni di assistenza tecnica gratuita su Surface, consegne incluse e resi gratuiti fino al 31 gennaio 2022 su tutti i prodotti. Ma non è tutto: tramite il programma Microsoft Rewards è possibile raccogliere punti da utilizzare per ricevere fantastici premi.

F.P.L.

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