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ACQUA ALL’ARSENICO: LA COMMISSIONE EUROPEA APRE PROCEDURA D’INFRAZIONE CONTRO L’ITALIA

Maglia nera per la Regione Lazio che vanta il primato di acqua contaminata di arsenico e fluoro. Il valore limite per l'arsenico e il fluoruro non è ancora rispettata in 37 zone di approvvigionamento idrico nel Lazio. Su raccomandazione del commissario per l'ambiente Janez Potočnik, la Commissione invia una lettera di messa in mora per l'Italia, la prima tappa formale procedura di infrazione.


di Cinzia Marchegiani

Bruxelles (Belgio) – La Commissione Europea sollecita l'Italia a garantire che le acque destinate al consumo umano è sano e pulito, per questo, oggi 10 luglio 2014 ha aperto una procedura di infrazione contro l'Italia per la sua incapacità di garantire che le acque destinate al consumo umano, conforme agli standard europei e la contaminazione dell'acqua da arsenico e fluoro è un problema di lunga data in Italia, e per la Regione Lazio in particolare. L' obiettivo della direttiva sull'acqua potabile (direttiva 98/83/CE del Consiglio del 3 novembre 1998 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano – GU . L 330 del 5.12.1998, p 32) è di proteggere la salute umana dal effetti negativi derivanti dalla contaminazione delle acque destinate al consumo umano garantendone la salubrità e la pulizia.
L'arsenico è un elemento semi-metallo presente in natura, che è insapore e inodore, e può entrare di acqua potabile da depositi naturali della terra. Elevati livelli di acqua può causare gravi problemi di salute, tra cui danni alla pelle, problemi circolatori, e un aumentato rischio di cancro.

Secondo la direttiva sull’acqua potabile, gli Stati membri devono monitorare e acqua di prova utilizzati per il consumo umano mediante i parametri 48 microbiologici, chimici e indicatori. Se vengono trovati alti livelli di arsenico o di altre sostanze inquinanti, gli Stati membri possono derogare alle soglie stabilite dalla direttiva per un periodo di tempo limitato, a condizione che non vi è alcun pericolo potenziale per la salute umana, e ha fornito la fornitura per il consumo umano non può essere gestito da altri mezzi ragionevoli.
La direttiva consente, per un totale di tre deroghe, ciascuno limitato a tre anni. Gli Stati membri possono derogare due volte e, in casi eccezionali, si può chiedere alla Commissione una terza deroga. L'Italia ha derogato tre volte, e senza ulteriori deroghe sono possibili.
Il periodo di deroga è stata destinata per permettere soluzioni durature per essere trovati. Più di un anno dopo la scadenza della terza deroga, l'Italia rimane comunque in violazione della direttiva.
Decisioni di deroga di condizioni rigorose per tutelare la salute umana. L'Italia è stato chiesto di garantire che sani le forniture di acqua erano disponibili per il consumo da parte dei neonati e dei bambini fino all'età di tre anni. Le deroghe erano subordinate per l’Italia fornendo agli utenti informazioni adeguate su come ridurre i rischi associati con il consumo dell'acqua potabile in questione e, in particolare, i rischi connessi con il consumo di acqua da parte dei bambini. L'Italia è stato inoltre richiesto di attuare un piano di azioni correttive e ne informa la Commissione sui progressi compiuti.
Il valore limite per l'arsenico e il fluoruro non è ancora rispettata in 37 zone di approvvigionamento idrico nel Lazio. Su raccomandazione del commissario per l'ambiente Janez Potočnik, la Commissione invia una lettera di messa in mora per l'Italia, la prima tappa formale procedura di infrazione.




LAZIO, EMERGENZA ARSENICO REFRIGERI: "CONCESSA ‘PROROGA’ 90 GIORNI SU CONSUMO ACQUA POTABILE

Redazione

 Regione Lazio – “I Comuni del Lazio che non sono ancora in regola con i livelli di arsenico presenti nelle acque per uso potabile, cioè quelli in cui si registra ancora una concentrazione compresa tra 20 e 50 microgrammi al litro, stanno uscendo dalla fase emergenziale ed entro tre mesi saranno in grado di rientrare entro i limiti previsti dalla legge”. Così l’assessore regionale all’Ambiente, Fabio Refrigeri, in merito alla situazione dei livelli di arsenico presenti nell’acqua di alcuni comuni del Lazio. 

 “Il Consiglio Superiore di Sanità, in accordo con l’Istituto Superiore di Sanità, – spiega Refrigeri – ha accolto la richiesta della Regione Lazio relativa all’estensione temporale di 90 giorni dei provvedimenti e delle limitazione per l’utilizzo dell’acqua destinata al consumo umano non conforme ai valori di parametro. Un provvedimento che permetterà di concludere gli interventi programmati già comunicati al Ministero della Salute e alla Commissione Europea”. “Sono certo – ha concluso Refrigeri – che riusciremo a completare progressivamente gli interventi previsti ben prima dei 90 giorni concessi. La salute dei cittadini è la nostra priorità.”




LAZIO EMERGENZA ARSENICO, APPELLO AI COMUNI: SE ADERITE AL NUOVO RICORSO SONO POSSIBILI 1.500 EURO A FAMIGLIA

Possono aderire al ricorso i Comuni di Aprilia, Albano, Ardea, Ariccia, Genzano, Lanuvio, Lariano, Velletri, Castel Gandolfo, Ciampino, Castelnuovo di Porto, Trevignano Romano, Tolfa, Bracciano, Sacrofano, Formello, Civitavecchia, Santa Marinella, Anzio, Nettuno, Campagnano di Roma, Magliano Romano, Mazzano Romano.

Tra questi, il Comune più critico e neppure elencato tra i possibili aderenti al ricorso è Anguillara Sabazia, non aderente Acea

Chiara Rai

C’è tempo fino al 31 agosto per aderire al nuovo ricorso collettivo Codacons per chiedere alle Ato (Ambito Territoriale Ottimale) dei diversi territori laziali il risarcimento del danno a favore del milione di utenti che bevono acqua con concentrazioni di arsenico superiore al limite di legge di 10 microgrammi per litro. L’ azione giudiziaria collettiva promossa dal Codacons è gratuita per tutti i propri iscritti. Con questa “Class Action” si chiede il risarcimento di 1.500 euro, calcolato in via equitativa, per ciascun aderente e la riduzione della tariffa idrica applicata dalle relative Ato che distribuiscono acqua “avvelenata”. Dell’hinterland possono aderire al ricorso i Comuni di Aprilia, Albano, Ardea, Ariccia, Genzano, Lanuvio, Lariano, Velletri, Castel Gandolfo, Ciampino, Castelnuovo di Porto, Trevignano Romano, Tolfa, Bracciano, Sacrofano, Formello, Civitavecchia, Santa Marinella, Anzio, Nettuno, Campagnano di Roma, Magliano Romano, Mazzano Romano. Questa “class action” segue alla recente sentenza del TAR Lazio che condanna i ministeri della Salute e dell'Ambiente a risarcire gli utenti dell’acqua del Lazio con 100 euro a cittadino. La sentenza dice che fornire servizi difettosi o inquinati determina la responsabilità della pubblica amministrazione per danno alla vita di relazione, stress e rischio di danno alla salute. Ne conviene che l’acqua fornita ai cittadini deve essere salubre e la tariffa legata proprio alla qualità di essa: da qui la decisione di Codacons di agire contro le Ato che dovevano tenere conto di questo dato nel determinare la tariffa. Inoltre, c’è il problema impellente per i 24 Comuni colpiti dall’arsenico di riportare i valori nei limiti di legge entro il 31 dicembre altrimenti si troveranno senz’acqua potabile con multe salate dell’Europa. Tra questi, il Comune più critico e neppure elencato tra i possibili aderenti al ricorso è Anguillara Sabazia, non aderente Acea: L’acquedotto di Colle Biadaro possiede arsenico pari a 24 mcg, mentre l’acquedotto di Ponton dell’Elce supera i 30 mcg. A proposito, si fa sempre più sentito l’appello dell’assessore all’ambiente di Anguillara Enrico Stronati: “Ci auguriamo che la Regione capisca la nostra emergenza e riconsideri la copertura finanziaria in sede di assestamento di bilancio del finanziamento di circa 450 mila euro promessi da oltre un anno dall'assessore Mattei. Con i fondi non solo potremmo realizzare subito uno dei due impianti necessari ma riusciremmo ad evitare la possibile sanzione che oscillerà tra 10 e i 15 milioni di euro che la Corte di Giustizia Europea potrebbe comminare alle amministrazioni locali”. 




CITTADINI DEL LAZIO RISARCITI PER AVER BEVUTO ACQUA ALL'ARSENICO: IL TAR CONDANNA I MINISTERI DI AMBIENTE E SALUTE

Chiara Rai

I cittadini del Lazio hanno vinto la battaglia contro le bollette dell'acqua all'arsenico: saranno risarciti per tutto il veleno che hanno ingerito. I ministeri di Ambiente e Salute sono stati condannati dal Tar a risarcire con almeno 100 euro a cittadino gli utenti del Lazio che avevano evidenziato la presenza di arsenico nell’acqua pubblica. Migliaia di cittadini avranno diritto al rimborso del danno, ma saranno forse di più quelli che chiederanno almeno 1.500 euro a testa nel prossimo ricorso annunciato dal Codacons, già promotore del primo, che partirà tra poche settimane. A prepararsi a riscuotere le somme dovute, saranno in prima linea i Comuni più colpiti dall’emergenza arsenico: Ariccia, Albano, Castel Gandolfo, Genzano, Lanuvio, Lariano, Castelnuovo di Porto, Trevignano Romano, Tolfa, Bracciano, Sacrofano, Formello, Civitavecchia, Santa Marinella, Anzio, Nettuno, Campagnano di Roma, Magliano Romano e Mazzano Romano e soprattutto Velletri e Anguillara Sabazia. Velletri ha incassato negli ultimi anni il record delle rilevazioni più alte in Italia di concentrazione di arsenico nell’acqua arrivando a superare punte di oltre i 50 microgrammi di arsenico per litro d’acqua rispetto ai 10 mg che prevede la legge. Ad Anguillara e dintorni l’arsenico ancora persiste, a differenza dei Castelli dove l’Acea si sta adoperando a far rientrare tutti i parametri, con valori, talvolta, che superano il limite di deroga di 20 mg di arsenico per litro d’acqua, concessa dalla Regione. Adesso, l’associazione dei consumatori invita gli utenti interessati ad agire, come indica il Tar stesso, anche contro gli ATO di appartenenza per chiedere un ribasso immediato delle tariffe a la restituzione di quelle versate per avere in cambio acqua all’arsenico. Il Tar ha confermato che l’acqua fornita ai cittadini deve essere salubre e la tariffa deve necessariamente rispecchiare la qualità dell’acqua erogata. “Finalmente finisce l’impunità di Regioni e Ministeri – ha commentato Carlo Rienzi, presidente del Codacons – che per non spendere i soldi stanziati o non sapendoli spendere hanno tenuto la popolazione in condizioni di degrado e di rischio di avvelenamento da arsenico. Ora i singoli presidenti delle Regioni e i singoli Ministri dell'Ambiente e della Salute, succedutisi negli ultimi anni, dovranno essere perseguiti dalla Corte dei Conti per rimborsare l'erario dei soldi che dovranno risarcire agli utenti”.