Occupazione e sviluppo sostenibile: la globalizzazione e i rami tagliati dei mestieri

Una vecchia saggezza contadina sintetizza, più di mille simposi, il concetto che si intende esprimere con questo breve scritto. Diceva il detto popolare: “Non tagliare il ramo su cui sei seduto”.
Il concetto è di una tale saggezza, oltre che ovvietà, che la sua semplicità viene snobbata dai burocrati della politica e da tanti studiosi impegnati in convegni persino anche in quelli di altissimo spessore. Ci fu un accenno a questo saggio del “ramo tagliato” quando si discuteva il concetto di economia di montagna e in un breve passaggio, trattando “lo sviluppo sostenibile” si è molto discusso di fare economia del taglio dei boschi, studiare il rimboschimento ed altri argomenti inerenti all’industria del legno e ai fattori ecologici di protezione del territorio. Discussioni validissime, andavano fatte e si è fatto bene a sollevarle, però, la filosofia di quel detto popolare è più profonda e non può essere incamiciata esclusivamente nell’argomento “sviluppo sostenibile” come si era inteso in quel convegno.

Il dito accusatorio di quel saggio contadino oggi è rivolto verso il problema lavoro, verso l’occupazione

Qualcuno può domandarsi: che c’entra il ramo tagliato dell’albero con la crisi occupazionale? A parere di chi scrive c’entra e qui si cerca di dare una spiegazione. Quel ramo segato e bruciato è la causa prima della crisi. Se si vuole considerare l’albero in un paese come il simbolo della crescita, della produzione, della vita sociale, non si può non pensare ai suoi rami raffiguranti le varie imprese e le imprese non sono altro che l’espressione dei mestieri, dell’artigianato. Ad ogni ramo corrispondeva un mestiere che è stato reciso, bruciato oppure si è assisto forsennatamente e passivamente al suo esportare in altri paesi. Non è scopo di questo scritto suscitare nostalgie per la sparizione delle attività dell’acquaiolo, del lattaio, del venditore di ghiaccio, che ogni giorno attraversavano il centro cittadino per soddisfare le primarie necessità dei residenti, tutte attività sorpassate dai tempi e dal progresso.

Altri mestieri invece sono stati fagocitati dall’industrializzazione e dalla globalizzazione non essendo più remuneranti, rendendo iniquo l’impegno del lavoro altamente specializzato e così si è assistito alla scomparsa dei numerosi artigiani che svolgevano le loro attività insegnandole successivamente ai volenterosi apprendisti.  Fra questi si trova la sparizione del bottaio, del ramaio, dello stagnaro, del falegname, dell’idraulico, del fabbro, del sarto, del calzolaio, dell’elettricista e tanti altri.

Tutti mestieri che impiegavano mano d’opera e davano da mangiare ad intere famiglie

E’ stato fagocitato dalla globalizzazione anche l’artigianato femminile come le cappellerie, le lavanderie, le materassaie, le ricamatrici, le tessitrici e tanti e tanti altri artigianati. Tutte queste attività oggi sono state assorbite dall’industria dell’“usa e getta” ed il lavorato è concentrato nelle mani delle multinazionali che lo mettono sul mercato come prodotto già finito a disposizione della clientela con il metodo “self service”.

Sono tutti rami tagliati dall’albero della produzione che significa la perdita di tanti mestieri e per conseguenza tante persone a spasso intorno al tronco dell’albero spogliato.
Ad aggravare la situazione c’entra anche la preparazione scolastica ed universitaria. Non si deve avere paura di dire che a tanti giovani d’oggi manca la voglia oppure sono mal disposti ai lavori manuali-usuranti. Molti sono attratti dalle luci dello spettacolo e sognano carriere da cantanti, da veline, da ballerine, da segretarie oppure, molto gettonata, una carriera nel mondo dell’informatica.

Encomiabile l’iniziativa di certi licei che effettuano “l’alternanza scuola lavoro”. Perché non si risolverà la crisi occupazionale con slogan roboanti ed altisonanti di provenienza estera come “internet marketing”, “car sharing”, “accountability”, “start up”,“sharing economy” e l’industria 4.0 su cui il governo investe 13 miliardi. Quest’ultima molto comunemente la possiamo definire come la produzione industriale del tutto automatizzata e interconnessa. Ancora ci piacerebbe vedere quanti posti di lavoro abbia prodotto. Fa veramente piacere leggere, con vera soddisfazione, che ancora c’è chi crede che i rami dell’albero non dovrebbero essere mai tagliati. Al contrario andrebbero curati e fatti prosperare. E’ ciò che fanno ancora con successo alcuni artigiani come, per esempio, il laboratorio dei mestieri perduti di Sauro Alberto Manchia a Trevignano di Roma. Ci si augura che nuovi laboratori sorgano nuovamente per rinvigorire l’albero dell’occupazione, dando nuova vita ai mestieri, linfa ai rami, che irrobustiti raffredderebbero la crisi occupazionale che incombe sul paese.

 

Emanuel Galea




ARTI E MESTIERI: L'IMPORTANZA DI PUNTARE SULLA QUALITA'

di Silvio Rossi

Certamente il periodo prenatalizio può aver contribuito, molte persone avranno certamente approfittato dell’offerta per acquistare un regalo originale che difficilmente si può trovare nei centri commerciali o nei negozi sotto casa, è però innegabile che la manifestazione “Arti e Mestieri”, svolta questo week end alla fiera di Roma, giunta ormai alla settima edizione, sembra non risentire della crisi economica che ha indebolito, oltre alla normale distribuzione commerciale, anche il settore espositivo.
Molte altre fiere hanno visto quest’anno una diminuzione di presenze rilevante rispetto alle edizioni precedenti, in tutti i settori merceologici rappresentati. Arti e Mestieri invece ha mantenuto intatto il già elevato numero di visitatori dello stesso anno, superando abbondantemente le cinquantamila presenze nei quattro giorni di manifestazione.
Il successo della kermesse è la dimostrazione di come l’artigianale di qualità, il prodotto realizzato con cura, la “chicca” che rappresenta quel toco di raffinatezza senza sfociare nell’ostentazione, è la strada giunta da intraprendere per invogliare i potenziali clienti a orientare le proprie scelte.
Gli espositori del Lazio, in un’ottica distributiva che premia la filosofia del “chilometri zero”, hanno fatto la parte del leone. La presenza di un discreto numero di espositori provenienti da tutte le province del Lazio, supportati dalle Camere di Commercio locali, è stata impreziosita da alcune “perle” giunte da fuori regione, come i tartufi di Acqualagna, che sta cercando di affermarsi come capitale del tartufo (settore in cui la concorrenza è densa e ben agguerrita), le ceramiche siciliane, alcuni prodotti toscani.

Proprio la trifola è uno dei prodotti che ha attirato l’attenzione dei visitatori. L’abbondanza e la buona qualità del prodotto nell’anno corrente, confermata dalle numerose fiere di settore che hanno celebrato il prezioso tubero, hanno convinto numerosi produttori a portare i loro tabella in esposizione. Altro prodotto rappresentato con numerosi espositori è stata la birra artigianale, segno evidente di un fenomeno in ascesa da alcuni anni nel nostro territorio.

Lo spazio dedicato al cooking ha visto la partecipazione di Chef importanti, come Simone Loi, volto di un noto programma di Rai 1; Luigi Cremona, Direttore della Guida Touring Club Italia; Sara Farnetti, nutrizionista Rai; Graziella Sangemi e Pietro Cervoni, medaglie d’argento alla Coppa del Mondo di Cucina che si è svolta in Lussemburgo.

Interessante “La Piazza della Salute”, in cui il Prof. Pier Antonio Bacci ha dialogato di salute e alimentazione con luminari della scienza e della medicina. La giornalista Barbara Castellani ha intrattenuto il pubblico con interessanti talk con ospiti di primo livello.
Formula che vince non si cambia. Gli organizzatori sono già pronti, appena chiusa la rassegna odierna, a ripetere per il prossimo anno la manifestazione con lo stesso impegno profuso fino a oggi.




BRACCIANO: ARTI E MESTIERI SCALDA I MOTORI PER LA VI EDIZIONE


L’assessore al Turismo Rinaldo Borzetti: “piace la formula del salto nel passato. Forte aggregazione tra gli organizzatori”. Una due giorni in un’atmosfera magica tra cortei in costume, taverne e locande, accampamenti militari, duelli e giochi e una interessante mostra sui templari"

 

Redazione

Bracciano (RM) – “Nonostante le difficoltà e grazie al contributo economico della Regione Lazio possiamo proporre anche per quest’anno l’ormai consolidato appuntamento con “Arti e Mestieri” giunta alla VI edizione. Una manifestazione importante per l’aggregazione che crea tra le varie associazioni che la rendono possibile, Rione Monti, Compagnia del Castello e Pro Loco Bracciano, e che ogni anno richiama numerosissime presenze. Piace la formula del salto nel passato e la possibilità di poter vivere il nostro bellissimo centro storico per due giorni in una atmosfera magica. Riuscire a cogliere lo spirito dei luoghi, interpretarlo e condividerlo con un pubblico vasto ed eterogeneo è l’obiettivo dell’evento incentrato sulla ricostruzione di ambienti e scena di vita quotidiana della Bracciano medioevale che, grazie alla suggestione dei vicoli e delle piazze dell’antico borgo, debitamente allestite per l’occasione, riesce a rendere presente un passato estremamente vivo nell’immaginario della comunità locale”.
Così Rinaldo Borzetti, assessore allo Sviluppo Economico e alla promozione del Turismo del Comune di Bracciano presenta l’attesa manifestazione “Arti e mestieri” in programma a bracciano il 19 e 20 luglio.
“Un valore aggiunto della manifestazione – spiega ancora l’assessore – è il coinvolgimento attivo nella realizzazione e, ancora prima, nella progettazione degli eventi, degli operatori commerciali e culturali del territorio ottenendo in questo modo due risultati entrambi positivi: il primo, più immediato, è quello di garantire una grande partecipazione della cittadinanza; il secondo, più strategico, è consolidare un rapporto costruttivo tra l’amministrazione e comunità. L’evento è poi un’opportunità importante per la promozione dei prodotti locali ai quali viene riconosciuto assoluto protagonismo nei menu proposti al pubblico”.
Alle 18 di sabato 19 luglio il corteo storico in costume in partenza da piazza Dante apre la manifestazione. Dame, cavalieri, paggi e popolani, accompagnati dai suoni e i colori degli sbandieratori di Soriano del Cimino si dirigeranno verso il centro storico, vero cuore della manifestazione.
“Taverne medievali, banchi che rievocano mestieri antichi, accampamenti militari animano – spiega ancora Borzetti – tutta l’area interessata dall’evento. Inoltre durante il corso il visitatore potrà trovarsi davanti a duelli tra spadaccini, a giullari e a giochi di strada antichi. Da segnalare per l’edizione 2014 – sottolinea ancora l’assessore – anche una importante mostra storico-didattica sul tema “I cavalieri templari dal 1118 al 1314” a cura del Sacrum Ordinis Militum Templi – Templari Cristiani d’Italia onlus. In esposizione presso le sale dell’archivio storico comunale di numerosi ed importanti reperti storici, riproduzioni in scala di castelli e manufatti medievali, rievocazioni storiche di battaglie. L’esposizione si avvale inoltre di un supporto multimediale con filmati e audiovisivi a scopo didattico”.
Molte le occasioni per apprezzare “i sapori nostrani”. Il Rione Monti allestirà una taverna medievale, nella cornice del belvedere della Sentinella. All'interno di cantine appositamente riaperte, poi saranno allestite locande dove degustare menù tipici dell'epoca, affiancati da piatti che esaltano le produzioni agricole del territorio e il pesce di lago, secondo particolari preparazioni locali.
Domenica la manifestazione prenderà il via nuovamente nel tardo pomeriggio, con la riproposizione del corteo in  costumi d'epoca. Tutti ancora verso il centro storico che torna a trasformarsi, fino a tarda sera, in un suggestivo villaggio medievale.