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Capcom Beat ‘Em Up Bundle, si ritorna in sala giochi

Ricordate con nostalgia gli anni delle sale giochi, delle macchine coin-op e delle ore passate a premere ripetutamente i pulsanti? Vi mancano i picchiaduro a scorrimento laterale? Bene, sull’onda della nostalgia, Capcom riporta su Oc, Xbox One, Switch e Ps4 sette divertentissimi picchiaduro a scorrimento, in una preziosissima raccolta che riporta indietro le menti fino alla fine degli anni’80 e i primi anni ‘90. Capcom Beat em’up bundle, infatti, comprende una buona fetta di storia della software house con sede a Osaka, nonché alcune delle esperienze più memorabili del genere: i titoli inclusi nella raccolta sono infatti l’iconico Final Fight (1989), The King of Dragons (1991), Captain Commando (1991), Knights of the Round (1991), Warriors of Fate (1992), Armored Warriors (1994) e Battle Circuit (1997). Come di sicuro i più attenti avranno notato, Capcom Beat em’up bundle racchiude dei veri e propri mostri sacri del genere, ma anche alcuni titoli meno conosciuti che appaiono per la prima volta su console. Il lavoro di trasferimento da coin-op a console è stato fatto in maniera egregia dalla casa nipponica. Il rendering e la trasposizione dei giochi al giorno d’oggi sono ineccepibili, nonostante le problematiche che si presentano nel fare un’operazione del genere. Nessun calo di frame e nessuna differenza rispetto agli originali fanno di Capcom Beat em’up bundle una vera chicca per appassionati. Nonostante si giochi su Pc o su console, una volta avviato uno dei titoli presenti, l’emozione nel prendere parte alle avventure che hanno accompagnato almeno due generazioni rimane la stessa nonostante tutto il tempo trascorso. Poche le opzioni aggiuntive messe a disposizione dell’utente: una scarna personalizzazione dei comandi, un minimo di personalizzazione dello sfondo in eccesso (dato che si giocherà ovviamente in 4:3) e un minimo di setting per il livello difficoltà. Questa la dotazione completa di Capcom beat em’up bundle, e sincerante va bene così: una serie di titoli come questa non necessita di altro se non di operazioni come queste che li fanno vivere e conoscere alle nuove generazioni. Final Fight, The King of Dragons, Knights of the Round, Captain Commando e Warriors of Fate non necessitano di grandi presentazioni. Condividono un’impostazione pressoché identica, anche se giocandoli se ne percepisce chiaramente l’evoluzione maturata durante gli anni. Il gameplay è quanto di più semplice ed immediato si possa immaginare: buoni contro cattivi, che a seconda dello scenario possono essere una banda che ha preso il controllo della città, un’orda di mostri capeggiati da un drago mastodontico, un re malvagio chiamato Garibaldi o una gang di criminali che ha rapito la bellona di turno. Poche mosse, due tasti per utilizzarle e una progressione guidata ma incredibilmente soddisfacente. Ogni gioco ha un cast composto come minimo da tre personaggi e qui si inizia a vedere la differenza tra i titoli in questione. I tre eroi di Final Fight hanno mosse stilisticamente diverse, ma i risultati che si ottengono utilizzandole sulle ossa dei nemici sono più o meno gli stessi, alla fine scegliere Guy, Cody o Haggar è solo una questione estetica.

Le cose cambiano però in The King of Dragons che presenta al possessore della Capcom Beat em’up Bundle ben cinque protagonisti fantasy iconici, ossia: Elfo, Stregone, Guerriero, Chierico e Nano. Oltre ad avere stili di combattimento piuttosto diversi, ognuno di essi progredisce in modo diverso nel corso del gioco, acquisendo spade più potenti, archi più veloci o incantesimi sempre più devastanti. Il gioco ha uno svolgimento assolutamente lineare ma il modo in cui si affrontano i nemici cambia sensibilmente in base alla scelta iniziale o al cambiamento di classe che è possibile operare in determinati punti dell’avventura. Nel bellissimo Knights of the Round i personaggi tornano ad essere tre (Artù, Lancillotto e Parsifal) ma i protagonisti non differiscono particolarmente nello stile di lotta e si orientano tutti sul combattimento ravvicinato anche se con armi diverse. Captain Commando, invece, rappresenta il titolo che porta lo stile Capcom direttamente tra le stelle e spinge decisamente sull’acceleratore. È un gioco più veloce degli altri e anche qui le differenze tra i quattro personaggi giocabili sono evidenziate da stili di lotta specifici e uccisioni “macabre” per ogni eroe. Warriors of Fate, infine, può essere considerato l’antenato della serie Dynasty Warriors. Storia e ambientazione prendono spunto dal celebre volume cinese Romance of the Three Kingdoms, anche se l’edizione del gioco è stata modificata per venire maggiormente incontro ai gusti del pubblico occidentale. Il gameplay rimane più o meno lo stesso, con tre personaggi differenti dal punto di vista estetico ma simili nello stile di combattimento. I restanti due titoli presenti in Capcom Beat em’up bundle, essendo più recenti presentano un’evoluzione a livello di gameplay e ovviamente a livello grafico. Armored Warriors salta subito all’occhio per la presenza di mech di vario genere che sostituiscono i classici eroi in carne ed ossa. I robot in questione possono utilizzare potenti armi secondarie e sfruttare le parti strappate ai nemici per ottenere bonus temporanei. È inoltre possibile utilizzare potenti attacchi “tag”, utili soprattutto durante le missioni a tempo. Armored Warriors ottenne un notevole successo in Giappone ma in occidente non venne mai importato ufficialmente. Destino simile per Battle Circuit, ultimo titolo di questo Capcom Beat ‘Em Up Bundle e forse il più coraggioso. La spina dorsale è la stessa, ma rispetto ai giochi visti in quegli anni è presente un cast incredibilmente vario e fantasioso, tipico dei fumetti Made in USA, e divertenti elementi RPG. Questi consistono nella possibilità di potenziare i protagonisti alla fine di ogni livello tramite degli Upgrade Disk, da acquistare con il denaro accumulato giocando. Ogni potenziamento consiste in una mossa speciale da scatenare premendo una combinazione di tasti, cosa non facile data la frenesia del gameplay. Battle Circuit riveste nella storia dei picchiaduro a scorrimento laterale della casa nipponica una tappa importante, in quanto esso fu l’ultimo gioco del suo genere ad essere sviluppato da Capcom per le sale giochi. Capcom Beat em’up Bundle, in quanto titolo che vuole far rivivere lo stesso spirito con cui si giocava negli anni ‘80e ’90, offre la possibilità di giocare in modalità cooperativa locale, ma anche online. Quindi, tirando le somme, per tutti quei giocatori che hanno sorpassato la soglia dei trent’anni, ma anche per chi volesse scoprire come ci si divertiva alla fine dello scorso millennio, l’acquisto di questa raccolta diventa un vero e proprio obbligo. Sette titoli fantastici, anche se mancano alcuni “mostri sacri” della software house giapponese, un prezzo davvero allettante: 19.99 euro, e una longevità davvero straordinaria fanno di Capcom Beat em’up collection un vero e proprio tesoro da giocare e rigiocare fino allo sfinimento. Lasciarselo scappare è un vero peccato.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 9
Sonoro: 9
Gameplay: 9
Longevità: 9,5
VOTO FINALE: 9

 

Francesco Pellegrino Lise




Mega Man X Legacy Collection, Capcom rilancia la saga cult

All’interno del percorso che Capcom ha presentato qualche mese fa durante l’evento per celebrare i trent’anni di Mega Man, oltre all’undicesimo capitolo del franchise, in uscita il prossimo 2 Ottobre, vi era anche la Mega Man X Legacy Collection. Essa è una raccolta antologica dedicata alla seconda serie canonica delle avventure del “Blue Bomber”, offrendo una struttura analoga alla precedente collezione dedicata alla saga canonica, prosegue l’obbiettivo della celebre azienda di Osaka di voler rendere disponibili tutti i titoli principali dedicati al personaggio usciti nelle precedenti tre decadi, offrendo la possibilità ai giocatori di poterli fruire nella loro meravigliosa essenza retrò su un unica piattaforma di gioco. Ecco quindi arrivare su Xbox One, PlayStation 4 e Nintendo Switch la Mega Man X Legacy Collection, disponibile in volume 1 e 2 oppure in un unico bundle che contiene tutti e 8 i capitoli della serie. Parlando un po’ di storia, l’arco narrativo della serie di Mega Man X si dipana su otto capitoli resi disponibili fra il 1993 e il 2004 per la quasi totalità delle piattaforme disponibili nelle varie “generazioni videoludiche” che si susseguirono nel corso di quella decade. L’universo della serie X del Blue Bomber è un universo più complesso rispetto alla serie canonica, infatti la saga si svolge in un imprecisato XXII secolo (Anno 21XX). In quest’epoca un archeologo umano, il Dr. Cain, rinviene i resti del laboratorio dell’illustre Dr. Thomas Light, deceduto in circostanze sconosciute cento anni prima. All’interno della struttura in rovina, Cain, ritrova una capsula contenente un Robot dalle fattezze umanoidi dotato di intelligenza, libero arbitrio e in gradi di provare emozioni normalmente esclusive al genere umano. Si tratta della versione X di Mega Man, il robot assistente del Dr. Light che eliminò la minaccia dei Robot Master nel secolo precedente, salvando il genere umano dalla prima, storica ribellione delle macchine. Il Dr. Cain, affascinato dall’androide inizia a studiarne l’avanzata tecnologia e, basandosi sul suo modello, realizza dei robot con caratteristiche simili: i “Reploidi”. A un anno dalla distribuzione su scala globale di questi esseri artificiali, atti ad aiutare il genere umano nello svolgimento dei compiti più faticosi, la storia si ripete e alcuni Reploidi si ribellano ai loro creatori, dando origine a una nuova minaccia conosciuta come Maverick. Per preservare la stabilità del mondo, il governo decide di istituire i “Maverick Hunter”, un corpo scelto di Reploidi incaricato di sottomettere la minaccia incombente. A capo del progetto viene posto il Dr. Cain che a sua volta sceglierà Sigma, un androide progettato per essere immune a qualsivoglia difetto futuro, come comandante del corpo scelto. Sigma, però, attuerà una ribellione su vasta scala soggiogando i Maverick hunter al suo volere e decretando che la migliore difesa per il genere umano è la sua diretta estinzione. Mega Man X, spinto dalla convinzione di aver in qualche modo contribuito alla generazione, e conseguente ribellione, si unisce a quello che resta dei Maverick Hunters e, assieme a Zero, un altro androide buono dalle sembianze umane e armato di una potente spada, cominceranno una guerra atta a riportare l’ordine e fermare Sigma.

Se è vero che non tutti i Mega Man X abbiano lo stesso charme, quasi nulla si può dire alla Legacy Collection 1 che include i primi quattro episodi della serie. Mega Man X 3 è forse il più debole del quartetto, ma più che altro perché, nonostante le novità che introduceva – come la possibilità di controllare Zero, seppur molto limitata – come ultimo titolo per SNES era un po’ troppo simile ai suoi predecessori. Mega Man X e Mega Man X 2, invece, sono semplicemente inattaccabili, e forse perché erano meno carichi in termini di gameplay e vivevano ancora in un momento di relativa semplicità in cui il design degli stage e dei boss era l’assoluto protagonista. Questa compilation esce inoltre in un periodo in cui va forte il gusto per il retrogaming e la pixelart, perciò è ancora più facile apprezzare il livello di dettaglio che gli artisti di Capcom erano riusciti a infondere in ogni stage e in ogni sprite, garantendo una varietà di nemici e situazioni ancora oggi incredibile. Il primo titolo della serie X a dare maggior risalto alla componente narrativa è Mega Man X 4, il gioco che chiude la Legacy Collection 1 e che fece il suo esordio su PlayStation e Sega Saturn nel 1997. Molti fan lo considerano il miglior esponente del franchise per via delle numerose sequenze di intermezzo a cartoni animati, della trama elaborata, musiche estremamente esaltanti e, soprattutto, per la possibilità di controllare una versione di Zero completamente diversa da X sia nelle meccaniche, sia nello sviluppo della storia.

La seconda compilation include, naturalmente, gli altri quattro giochi usciti tra il 2000 e il 2004 con risultati altalenanti. Mega Man X 5, nelle idee originali del producer storico Keiji Inafune, avrebbe dovuto concludere la storia con un finale strappalacrime. Sul fronte del gameplay, introduceva non poche novità come la possibilità di abbassarsi e di aggrapparsi a dei supporti, ma anche una serie di meccaniche simil RPG che avrebbero dovuto rinverdire la formula: secondo molti fan, invece, finirono soltanto con l’appesantirla e i finali multipli, basati sulla progressione del giocatore e su alcune scelte compiute tra uno stage e l’altro, hanno incasinato non poco la mitologia della serie. Mega Man X 6, infatti, si svolge poco dopo la conclusione del quinto episodio, e rimette in discussione alcuni colpi di scena con conseguenze ambigue. Sono entrambi ottimi platform, caratterizzati da una grafica 2D ancora più pulita e definita, ma si sente facilmente scricchiolare la struttura e il budget ristretto. La situazione per quanto riguarda Mega Man X 7 e Mega Man X 8 è invece molto più complicata. I due titoli che chiudono la Legacy Collection 2 uscirono entrambi per PlayStation 2 tra il 2003 e il 2004. Capcom aveva cercato disperatamente di rinnovare la formula della serie ma Mega Man X 7 l’aveva più che altro stravolta: impiegando un motore 3D e l’effetto cel shading, lo sviluppatore nipponico aveva deciso di alternare alle sequenze a scorrimento orizzontale una serie di stage completamente tridimensionali in cui Mega Man, Zero o il nuovo comprimario Axl sono ripresi da una telecamera alle spalle. L’idea potrebbe non sembrare malvagia, ma il ritmo e il sistema di controllo non riuscivano assolutamente a replicare i fasti dei precedenti episodi. Per questo motivo, Mega Man X 8 tornava a proporre una struttura a due dimensioni e mezzo, impiegando i poligoni solo per modernizzare l’aspetto del gioco. In questo senso, l’ultimo Mega Man X a uscire in assoluto è anche uno dei migliori della compilation grazie al ritmo serrato dell’azione, a una serie di novità interessanti – come la possibilità di controllare due personaggi per volta – e a un level design molto più curato rispetto agli altri titoli della Legacy Collection 2.

Il piatto forte degli extra proposti dalla Mega Man X Legacy Collection si presenta, infine, attraverso una particolare modalità X Challenge che vi farà affrontare due Maverick contemporaneamente attraverso una meccanica di gioco decisamente interessante. All’inizio di ogni scontro vi verranno mostrati i due Maverick che andrete ad affrontare e vi verrà concesso di scegliere tre potenziamenti fra tutti quelli disponibili nei capitoli presenti all’interno della raccolta. La possibilità di conoscere in anticipo i vostri antagonisti vi permetterà una scelta dei Power-Up maggiormente ragionata prima di cominciare la battaglia. I duelli si susseguiranno attraverso una struttura simile alle modalità Arcade dei picchiaduro più tradizionali, facendo affrontare al giocatore una serie di scontri in successione e offrendo un simpatico “divertissement” in grado di garantire una sfida appagante e diversa dalle canoniche Boss Challenge presenti in altri esponenti del genere. I fan più accaniti, poi, saranno lieti di sapere che nelle collections è disponibile oltre che la possibilità di esplorare una modalità museo con tante curiosità come foto, storia e la possibilità di ascoltare le musiche dei videogames, anche l’OAV il giorno di Sigma. Ricordiamo che come già sottolineato qualche riga più in alto, Capcom ha ben pensato di dividere in due pacchetti questa Legacy Collection ed è possibile scegliere quale acquistare digitalmente a un prezzo individuale piuttosto contenuto oppure di prenderle entrambe in bundle risparmiando qualche euro sul totale. Tirando le somme, con questa raccolta Capcom dimostra di aver ben chiaro come si celebra l’anniversario di una serie storica che ha fatto la gioia di milioni di persone e che tutt’ora fa sempre piacere ad essere giocata. Anche in questa occasione, così come nei casi di Street Fighter e della saga classica di Mega Man, il pacchetto è ricco, corposo e curato nei minimi dettagli. I più esigenti potrebbero lamentarsi per l’assenza del gioco di corse “Mega Man Battle & Chase”, presente nella vecchia collection uscita su Nintendo Game Cube, ma si tratta di una mancanza davvero trascurabile visto che la raccolta è tutta concentrata sulla serie X. Con poco meno di 40 euro vi potrete aggiudicare 8 titoli eccellenti, un OAV, centinaia di illustrazioni e ore di musiche eccezionali. Insomma, a nostro avviso questa Mega Man X Legacy COllection rappresenta un’offerta davvero imperdibile.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 8,5
Sonoro: 9
Gameplay: 9,5
Longevità: 9,5
VOTO FINALE: 9

 

Francesco Pellegrino Lise




Street Fighter 30th Anniversary Collection, una raccolta per veri intenditori

Era il lontano 1987 quando il primo Street Fighter fece la sua comparsa nelle sale giochi. A poco a poco il titolo divenne un vero fenomeno di culto che generò negli anni successivi tutta una serie di sequel, spin-off e cross over con altri giochi di lotta rafforzando sempre di più il brand e incidendo a colpi di successo il nome Street Fighter nell’Olimpo del gaming. La vera popolarità la serie l’acquisì però con Street Fighter II: The World Warrior, il picchiaduro 2D in grado di riscrivere le regole del genere come pochi titoli nella storia dei beat ‘em up a incontri. Cos’è che ha reso la saga di Ryu, Ken, e company così memorabile? Cosa ha spinto milioni di fan per ben trenta lunghissimi anni a combattere a colpi di Hadouken, Sonic Boom, Tiger Uppercut e tutte le altre mosse iconiche del titolo di Capcom? A tentare di dare una risposta definitiva ci pensa proprio la Street Fighter 30th Anniversary Collection, ultima compilation dedicata alla serie, che rappresenta di fatto una vera e propria antologia che racchiude i primi tre capitoli ufficiali in ogni loro variante, per un totale di ben 12 titoli differenti. Nello specifico la collezione contiene: Street Fighter (1987); Street Fighter II: The World Warrior (1991), con tutte le sue evoluzioni: Champion Edition (1992), Turbo: Hyper Fighting (1992), Super (1993) e Super Turbo (1994); i tre titoli della serie Alpha: Street Fighter Alpha (1995), Alpha 2 (1996) e Alpha 3 (1998); infine sono presenti le tre incarnazioni di Street Fighter III: New Generation (1997), 2nd Impact (1997) e 3rd Strike (1999). Il grande valore di questa raccolta risiede nel fatto che giocando ai titoli a disposizione ben presto ci si rende conto di tutte le evoluzioni compiute nel corso degli anni sul piano stilistico e su quello del gameplay, ma i veri puristi della saga siamo assolutamente certi potranno passare moltissimo tempo combattendo nelle evoluzioni del secondo capitolo, vero cuore pulsante della Collection targata Capcom. Le simulazioni delle edizioni arcade sono impeccabili e mantengono più o meno le stesse modalità dei titoli come erano in sala giochi, aggiungendo tuttavia la possibilità di una partita in locale e soprattutto la modalità online. Quest’ultima non è disponibile per tutti e dodici i videogames, ma solo per Street Fighter II: Hyper Fighting, Super Street Fighter II: Turbo, Street Fighter Alpha 3 e Street Fighter III: 3rd Strike.

Oltre alle classiche partite Classificate e Casual, la funzionalità online prevede la possibilità per quattro giocatori di entrare in una lobby, dove due di questi, in attesa del loro incontro, potranno assistere al duello degli altri due. Oltre a racchiudere i principali giochi della serie, esclusi ovviamente i recenti Street Fighter IV e V, questa collection offre svariate modalità grafiche per fruire i titoli al meglio. Tutta la sfilza di mosse tipiche delle produzioni di Capcom si possono apprezzare in modalità 4:3, come nei titoli originali, o in 16:9. Se si fruisce dell’immagine in 4:3 si può scegliere se attivare i contorni grafici o se si preferisce avere i bordi neri. I filtri grafici, che simulano i pixel del tubo catodico o dello schermo del cabinato, sono disattivabili, garantendo la sensazione di assoluta libertà di fruizione. Assieme alla possibilità di giocare online, probabilmente la parte migliore di questa Street Fighter 30th Anniversary Collection risiede nel fatto che è possibile ripercorrere alcuni dei momenti storici più importanti della serie grazie alla sezione Museo, la quale comprende una linea temporale interattiva che narra gli eventi che hanno portato il brand ad essere uno dei titoli di punta della scena picchiaduro mondiale. Inoltre in questa modalità si può ripercorrere la storia dei protagonisti, grazie all’inclusione delle intere biografie dei personaggi e si può ascoltare la colonna sonora di tutti e dodici i titoli, pezzo per pezzo. Tirando le somme, questa Street Fighter 30th Anniversary Collection rappresenta a tutti gli effetti una raccolta imperdibile per chiunque abbia almeno fatto una partita a uno dei titoli del colosso nipponico del gaming nel corso della propria vita. Però la vera forza della raccolta risiede anche nel fatto che i nuovi appassionati di videogames potranno scoprire dei veri e propri pezzi di storia, titoli che nonostante gli anni sulle loro spalle riescono sempre a divertire come il primo giorno e che sembrano non aver accusato per nulla i segni del tempo. Se a tutto questo ben di Dio si aggiunge anche il fatto che la Street Fighter 30th Anniversary Collection viene venduta a un prezzo ridotto rispetto gli standard sia su Pc che su Xbox One, Ps4 e Switch, non possedere questa raccolta sarebbe veramente un errore imperdonabile.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 8,5
Sonoro: 8,5
Gameplay: 9
Longevità: 9,5
VOTO FINALE: 9

 

Francesco Pellegrino Lise




Monster Hunter World, Capcom sforna un vero capolavoro per Xbox One e PS4

Capcom inizia il suo 2018 con una vera e propria bomba. Monster Hunter World, nuovo capitolo della saga nata nel 2004 su Playstation 2 e che negli ultimi anni è rimasta relegata ai possessori di Nintendo WiiU e 3DS, arriva finalmente sulle console della famiglia Xbox One e su PlayStation 4 per la gioia di tutti quei fan che da tempo chiedevano un titolo dedicato alla serie sulle piattaforme next-gen. Inutile girarci intorno, prima d’iniziare l’analisi di Monster Hunter World è necessario dire che il lavoro svolto su questo videogame è veramente strabiliante e, senza ombra di dubbio, ci si trova dinanzi a uno dei prodotti più validi in circolazione, capace di tenere incollato per centinaia di ore coinvolgendo i giocatori in spettacolari cacce ai mostri. Nonostante la natura del titolo, complessa e all’inizio forse troppo macchinosa per i casual gamer, una volta che si sono apprese le dinamiche di gioco, sempre spiegate in maniera chiara da brevi tutorial in game, qualsiasi tipo di giocatore difficilmente riuscirà a staccarsi dal titolo di Capcom. Ma iniziamo dal principio: se nei vecchi videogame della serie la trama era praticamente inesistente, in Monster Hunter World Capcom ha svolto un lavoro davvero ben fatto per donare un senso logico ed un filo conduttore più consistente alle cacce che i giocatori dovranno affrontare. Come suggerisce la parola “World”, presente nel titolo, il teatro in cui si svolgeranno le imprese dei gamers è il Nuovo Mondo, un continente inesplorato ricco di creature e di misteri da svelare. Ogni dieci anni i Draghi Anziani attraversano l’oceano per arrivare in questo Nuovo Mondo, anche se nessuno ha mai saputo il motivo di questa migrazione. Nel corso degli anni sono state quindi organizzate delle spedizioni per fare ricerche su questa terra, e il giocatore si troverà a vestire i panni di un cacciatore della Quinta Flotta arrivata seguendo le tracce di Zorah Magdaros, un enorme Drago Anziano dalle sembianze di un vulcano che erutta magma e lapilli. Ovviamente l’arrivo nel Nuovo Mondo non è assolutamente una passeggiata, e già dalla prima rocambolesca sequenza iniziale si nota la volontà di Capcom di spingere molto sulla trama grazie a numerose cut-scenes spettacolari realizzate con il motore di gioco e soprattutto la presenza di un doppiaggio anche in italiano che dona al prodotto quel qualcosa in più. Prima di partire per il lungo viaggio nel Nuovo Mondo, ogni giocatore deve creare il suo avatar personalizzato grazie ad un editor completo in ogni minimo dettaglio. In gioco, poi, sono presenti diversi comprimari e personaggi più o meno secondari caratterizzati in maniera piuttosto buona che arricchiscono l’universo di gioco in maniera gradevole e intelligente.

Ma torniamo al gioco, una volta sbarcati ci si troverà ad Astera, il villaggio/base dove sarà necessario collaborare con gli altri membri della Gilda, al fine di migliorare sempre più le capacità delle varie sezioni in cui è divisa. Ad ognuno il proprio ruolo: i biologi passeranno il loro tempo con il naso sui libri a studiare ogni dettaglio delle specie di fauna e flora che si incontreranno man mano che si andrà avanti nel gioco, e chiederanno continuamente ai giocatori di aiutarli nel recuperare campioni. I responsabili delle risorse invece si occuperanno di gestire i materiali e anche loro avranno bisogno di una mano nel recupero degli approvvigionamenti. C’è poi la Forgia, luogo che è chiaramente è adibito alla creazione di armi, armature, amuleti e quant’altro, a patto di avere i materiali giusti per costruirle. Infine c’è la mensa, un luogo tradizionale per la serie, dove si sono sempre consumati pasti tra i più disparati e abbondanti in modo assolutamente comico. A completare il quadro, ci sono gli alloggi e la Caccia Celeste, che in seguito si aprirà per le sfide in multigiocatore con regole fisse. Insomma, chi gioca alla serie da tempo ha già capito che Astera rappresenta l’hub principale dove si svolgerà la prima delle due attività principali di Monster Hunter, ossia la preparazione prima della caccia ai mostri. Qui si scelgono con cura tutti gli equipaggiamenti per la battuta perfetta, dove, con l’obiettivo ben in testa, si possono creare gli strumenti necessari per riuscire ad essere più performanti in combattimento. A seconda del mostro che sarà necessario affrontare e se bisogna ucciderlo o catturarlo, tutto cambia ed è inutile partire per la spedizione senza le capacità offensive e difensive necessarie, o senza l’equipaggiamento giusto. Nella seconda attività principale infatti, cioè quando si parte per la caccia, sarà il momento di ritrovarsi da soli contro la natura, e lo scontro, se non si è preparati a dovere potrebbe facilmente essere fatale. Il sistema di crescita del personaggio su cui si basa Monster Hunter World segue la canonica evoluzione che aveva già in precedenza. Pur potendolo definire un gioco di ruolo, il livello di crescita del protagonista non si basa su un livello di esperienza che aumenta affrontando un gran numero di combattimenti. Infatti per accrescere statistiche come attacco, velocità e difesa e via discorrendo, il tutto ricade tutto sull’equipaggiamento, soprattutto armi e armature. I mostri, che si dovranno affrontare nelle missioni che si susseguono una dopo l’altra, avranno sempre la stessa quantità di salute, caratteristiche e punti di forza e debolezza, mentre sarà compito di chi gioca potenziare la propria attrezzatura e le abilità per poterli sconfiggere più agevolmente. Per chi non lo sapesse e si stesse chiedendo: perché dovrei uccidere due volte lo stesso mostro? La risposta è semplice, a ogni cattura o uccisione della bestia in questione, saranno dati alcuni pezzi di mostro come ad esempio scaglie, pelle, corazze ecc… tale distribuzione dei materiali è totalmente casuale e ovviamente non basterà a completare i 5 pezzi che compongono un set di armatura. Quindi di conseguenza i giocatori dovranno cacciare e ricacciare la creatura in questione per riuscire a realizzare e potenziare l’armatura.

Ovviamente ogni essere che si manderà ko dà l’accesso a un set di armatura unico, con punti di forza e debolezze sia fisiche che elementali. Tutto ciò porterà i giocatori a dover creare armi e protezioni adeguate a seconda del mostro che sarà necessario uccidere e per fare ciò saranno necessarie tante ore di caccia e grande abilità. I mostri si dividono in piccoli, medi e grandi, con questi ultimi che rappresentano i boss di ogni mappa. L’incedere è praticamente una sequenza infinita di cacce al mostro volte a recuperare i materiali migliori e a forgiare equipaggiamento più forte, per proseguire ulteriormente. Un loop ludico che cattura, grazie alla vastissima quantità di armi che si possono creare nella Forgia: ne esistono infatti ben quattordici tipi, ovvero tutte quelle apparse nei capitoli precedenti, e ognuna ha un suo stile di gioco e move-set unico, diverse ramificazioni a seconda di come si vuole evolverla. Grazie ad un albero che aumenta sempre di più la lunghezza dei propri rami, ad ogni recupero e miglioramento in forgia l’arma assumerà caratteristiche migliori ed un aspetto completamente diverso. Ad esempio uccidendo o catturando l’Anjarath, un mostro che fa del fuoco la sua caratteristica principale: una volta sconfittolo e recuperate parti come scaglie, pelle e quant’altro, queste si potranno applicare all’arma per crearne una di serie legata al mostro ucciso, con parti estetiche che ricordano la corazza e i poteri del fuoco. Per ogni mostro si svilupperà una nuova serie, sempre diversa dalle altre, che richiederà il recupero di materiali in altre cacce. Come già detto, anche le armature si comportano allo stesso modo, e bastano già solo questi due fattori ad alimentare la voglia di avventurarsi in una nuova spedizione. Il mestiere del cacciatore non si riduce però solo al mero combattimento. Le mappe di Monster Hunter non sono arene, bensì luoghi aperti dove la natura è viva e fa il suo corso a prescindere da ciò che il giocatore farà. Sarà necessario quindi imparare ad essere ottimi segugi per scandagliarle a fondo e scoprire le tracce dei mostri che bisognerà a cacciare. Fortunatamente però non si sarà lasciati soli e allo sbaraglio, nella squadra ci sarà un Palico, un piccolo aiutante felino tanto carino quanto utile in battaglia, visto che ci curerà e distrarrà i nemici all’occorrenza. Inoltre, grande novità di Monster Hunter World, ci saranno anche gli insetti guida, ossia delle creature volanti luminose d’importanza fondamentale che evidenziano risorse da raccogliere e che seguiranno le tracce dei mostri. Molti giocatori storici potrebbero non gradire la presenza di queste creature e l’eccessiva semplificazione che questi insetti potrebbero apportare alle battute di caccia. Possiamo però dire che il sistema funziona e non rende l’esperienza troppo semplice, queste specie di lucciole, infatti, non portano il giocatore automaticamente fra le fauci della preda, ma lo guidano a scovare progressivamente le tracce delle creature. C’è da dire che ad ogni recupero aumenta l’affinità degli insetti verso tale creatura, essa è divisa in livelli, quindi sarà solo dopo tante spedizioni, che questi riusciranno a trovare i boss molto rapidamente, simulando una sorta di conoscenza ed esperienza della fauna da scovare.

Se i mostri sono i gli antagonisti in Monster Hunter World, l’ambiente veste, come già detto il ruolo di co-protagonista. Nei precedenti capitoli le mappe erano divise in zone, ovvero delle aree più o meno estese collegate tra loro ma con confini ben precisi, e per passare da una all’altra bisognava attendere dei brevi ma fastidiosi caricamenti. In Monster Hunter World tutto questo appartiene al passato: ogni mappa è sì divisa in zone, ma solo per una mera questione di comodità di orientamento, poiché l’ambiente è finalmente unito in enormi aree open world. Niente più attese nel passaggio da una prateria alla foresta o alle montagne, ogni mappa è liberamente esplorabile senza interruzioni e permettendoci di muoverci in maniera naturale sfruttando elementi come le liane, arrampicandoci sulle piante per raggiungere zone sopraelevate o scivolando lungo delle scarpate, il tutto circondati da una flora e fauna viva e credibile e dall’alternarsi del giorno e della notte. Già dalla prima missione si viene catapultati nella Foresta vicino Astera e ci si ritrova in una enorme area che cambia morfologia continuamente, passando da aree aperte a intricati grovigli di liane fino a cunicoli sotterranei mentre intorno al protagonista pascolano innocui Apodoth erbivori e feroci Jagras che non esitano ad attaccare a vista, ma anche lucertole, insetti, uccelli e così via che possono anche essere catturati con il retino per diversi scopi. Praticamente ad ogni passo si possono trovare oggetti con cui interagire o da raccogliere come erbe, funghi, resti di ossa e simili, utili per creare pozioni e oggetti di supporto tramite il sistema di crafting. Il bello dell’universo di Monster Hunter World è che l’ecosistema funziona proprio come nella realtà ed esiste una precisa catena alimentare, infatti non è raro che durante una caccia magari si intrometta un altro mostro magari più grande e i due comincino a lottare per il territorio, lasciando quindi il protagonista nella scomoda posizione di poter approfittare che i due mostri si azzannino a vicenda, ma al tempo stesso rischiare di rimanere coinvolto nella lotta o, peggio ancora, essere attaccato da due fronti. Sta all’esperienza del giocatore capire quando sfruttare queste occasioni a proprio vantaggio e quando darsela a gambe, perché se già un mostro è impegnativo, due insieme possono diventare facilmente ingestibili. Chiude il cerchio delle interazioni ambientali la possibilità di alcuni mostri particolarmente grandi di distruggere delle parti dello scenario cambiando quindi la morfologia della mappa, per cui magari durante una carica il mostro può far cadere degli alberi o sfondare una parete, creando anche delle rampe da cui saltare per cavalcare il dorso della bestia, oppure provocare una frana che può ferirlo. Il bello di Monster Hunter World però è dato dalla possibilità di giocare insieme ad altri tre cacciatori per un totale di 4 players contemporaneamente. Durante le missioni infatti sarà possibile dare una mano a qualcuno in difficoltà, partecipando alla sua missione, oppure richiedere aiuto ad altri giocatori sparando un razzo sos. Tale funzione inserirà la missione che si sta affrontando in una lista dove altri cacciatori potranno decidere di entrare per dare ausilio. Ovviamente in più giocatori si è e più sarà difficile abbattere il nemico, ma ovviamente anche il danno che si farà sarà maggiore.

Naturalmente quando si gioca con amici sarà possibile determinare il numero di giocatori prima di partire in missione, così da non avere intromissioni esterne, oppure impostare una password per la propria sessione di gioco in maniera tale da poter consentire l’accesso solo a chi si vuole. Dopo tante ore spese in Monster Hunter World, è chiaro come l’anima della serie sia rimasta praticamente intatta. Tranne l’approccio alle mappe e gli insetti guida, il gameplay resta fedele alla tradizione e i veterani se ne accorgeranno presto. È tutto più grande, più bello, più rifinito rispetto al passato, eppure le meccaniche di fondo restano sempre le stesse. A rendere il tutto ancora più grandioso è sicuramente il comparto tecnico. Grazie al potenziale delle console di attuale generazione, Capcom ha finalmente realizzato il Monster Hunter dei sogni, il titolo della saga col miglior aspetto di sempre. Niente più basse risoluzioni o modelli poligonali di scarsa fattura, il Nuovo Mondo gode di un aspetto gradevole che migliora la classica ispirazione fantasy/tribale tipica della serie. È da sottolineare l’eccelsa qualità delle animazioni di tutti gli animali presenti in gioco. Non solo i mostri più grandi, che hanno dell’incredibile per fluidità e complessità delle articolazioni, ma anche il Palico, nonché gli animali piccoli e piccolissimi, hanno animazioni curatissime, mai viste in un titolo tripla A di questo genere. Si generano così combattimenti dall’alto coefficiente di spettacolarità, tra giganti che si danno battaglia e piccoli dettagli a schermo che arricchiscono l’esperienza. Una qualità che da sola vale il prezzo del videogioco. Se poi si conta che, a quanto detto, i dlc che arricchiranno il titolo in futuro saranno totalmente gratuiti, c’è solo da sperare per il meglio. Tirando le somme, Monster Hunter World è un episodio mastodontico della serie Capcom, che ne segna il ritorno in grande stile su console casalinghe esaltando il brand all’ennesima potenza. La casa giapponese ha avuto l’accortezza di riuscire a mantenere intatta la tradizione del gioco aggiungendo alcune semplificazioni che potranno dare una grande mano ai neofiti lasciando però piena libertà nel loro utilizzo per soddisfare anche i veterani in cerca di una maggiore sfida, oltre a limare e perfezionare alcune meccaniche ormai obsolete ed inutilmente lente. Fortunatamente la giocabilità rimane il punto centrale del titolo, ma viene anche dato spazio ad una trama ricca di filmati e dialoghi. La componente del farming volutamente eccessiva poi garantisce un monteore di gioco assolutamente altissimo che però corre il rischio di allontanare chi non apprezza questo stile di gioco. Se siete fra quelle persone che si avvicinano a questo brand per la prima volta probabilmente resterete un po’ spiazzati e spaventati durante le prime ore di gioco, ma superato il primo ostacolo e una volta iniziate a capire le meccaniche si entrerà in una spirale da cui è difficile uscire. Monster Hunter World, come i suoi predecessori non è quindi un gioco per tutti perché serve tempo, impegno e costanza, ma una volta che si entra nell’ottica di gioco è davvero difficile farne a meno. Insomma, con questo titolo Capcom ha fatto bingo, è riuscita a creare un prodotto destinato a entrare con tutti i meriti nell’Olimpo dei videogames.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 9,5
Sonoro: 9,5
Gameplay: 9,5
Longevità: 9,5
VOTO FINALE: 9,5

 

Francesco Pellegrino Lise