Palermo, falso commercialista: sequestrata sede Caf-Fapi di Villafrati

VILLAFRATI (PA) –  Nel pomeriggio di ieri i Carabinieri della stazione di Villafrati hanno dato esecuzione al provvedimento di sequestro preventivo, disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Termini Imerese, della sede “Caf-Fapi” di quel centro.

In seguito ad una serie di denunce presentate alla Stazione, i militari hanno accertato la falsificazione dei modelli “F-24” per importo pari a circa euro 70.000,00 ad opera del titolare G.S. 29enne del posto che si spacciava per commercialista senza averne alcun titolo. Oltre ai locali è stata sequestrata l’intera documentazione presente nella struttura al fine di verificare eventuali ulteriori irregolarità. L’uomo risulta attualmente indagato per truffa ed abusivo esercizio di una professione.

I cittadini rimasti vittime della truffa, qualora non avessero denunciato i fatti, sono stati invitati a presentarsi presso la stazione Carabinieri di Villafrati per sporgere formale denuncia.




Palermo, banda di rapinatori: il GIP convalida gli arresti per i 6 banditi

PALERMO – Il G.I.P. ha convalidato gli arresti eseguiti dai Carabinieri della Compagnia San Lorenzo nei confronti dei 6 soggetti fermati sullo svincolo autostradale di Termini Imerese ed intenzionati a commettere una rapina ai danni di uno dei furgoni adibito al trasporto dei tabacchi.

I sei si erano dapprima incontrati in un distributore di Palermo per poi dividersi in varie autovetture in base ai ruoli da svolgere:

Parlatore Michele nato a Palermo, classe 1967 ed il genero Patricolo Manuel nato a Palermo, classe 1994 erano a bordo del furgoncino della ditta “onoranze funebri” pronti ad effettuare il trasferimento della marce una volta trafugata.

I fratelli Bronzellino Vincenzo nato a Palermo, classe 1982 e Bronzellino Onofrio, nato a Palermo, classe 1979 insieme a Trippodo Giuseppe nato a Palermo, classe 1988 e Corrao Giuseppe nato a Palermo, classe 1973, saliti su tre macchine diverse, erano coloro che avrebbero effettuato la rapina approfittando della consegna delle scatole presso una rivendita di tabacchi.

I sei avevano pensato a tutto:

Dalle fascette – trovate all’interno di una macchina – necessarie per bloccare i due dipendenti, alla bomboletta spray da usare per oscurare le telecamere installate a protezione del carico, oltre a scalda collo e guanti per evitare di lasciare impronte.

I Carabinieri sono riusciti ad evitare che i rapinatori riuscissero ad impossessarsi di circa 200.000 euro di merce.

All’esito dell’udienza di convalida e degli interrogatori il G.I.P. ha disposto la custodia cautelare in carcere per tutti i componenti della banda, ad eccezion fatta per Trippodo Giuseppe, tradotto agli arresti domiciliari presso la propria abitazione in virtù del suo ruolo marginale.




Palermo, ennesimo colpo al processo di riorganizzazione di cosa nostra: arrestati i nipoti del boss Giuseppe Scaduto, capo mandamento di Bagheria

PALERMO – Nelle prime ore di questa mattinata, il Comando Provinciale di Palermo ha dato esecuzione ad un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 6 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata ai danni di operatori economici della zona.

Il provvedimento della Procura

Si basa sulle risultanze investigative acquisite dai Carabinieri della Compagnia di Bagheria nell’ambito dell’indagine convenzionalmente denominata “Legame” che ha permesso di accertare l’appartenenza di alcuni degli arrestati all’organizzazione criminale denominata “Cosa Nostra” e di ricostruire episodi estorsivi commessi da suoi affiliati ai danni di operatori economici del territorio di Bagheria.

Le indagini

Sviluppate mediante attività tecniche, servizi di osservazione, pedinamento e controllo e con il supporto dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, che in passato avevano occupato ruoli apicali nel Mandamento di Bagheria, hanno permesso di cristallizzare l’appartenenza di alcuni degli odierni arrestati alla famiglia mafiosa di Bagheria, sempre capace di riorganizzarsi dopo ogni operazione di polizia, con l’immediata sostituzione degli accoliti arrestati. Tra questi figura LIGA Paolo, nipote di Giuseppe SCADUTO, ritenuto, quest’ultimo, Capo del Mandamento mafioso di Bagheria, arrestato lo scorso mese di ottobre nell’ambio dell’operazione “Nuova Alba” condotta sempre dai carabinieri di Bagheria; il LIGA era costantemente in contatto diretto con i vertici del predetto Mandamento, ne custodiva e gestiva l’arsenale unitamente ad altri indagati tra cui FARINA Salvatore, composto da pistole, fucili e mitragliette con matricola abrasa, nonché aveva la funzione di agevolare i contatti con “Cosa Nostra” palermitana e trapanese, compreso il boss latitante Matteo MESSINA DENARO. Lo stesso LIGA si adoperava nella gestione diretta delle attività estorsive consumate ai danni degli operatori commerciali della zona, coordinando costantemente le attività illecite degli altri affiliati arrestati nell’operazione, i fratelli Claudio e Riccardo DE LISI, a lui gerarchicamente sottoposti. In particolare, le attività investigative hanno consentito di individuare i responsabili di una estorsione commessa a partire dall’aprile 2014 e perdurata fino a tutto il 2016, ai danni del titolare di una società operante nel settore della fornitura di servizi di sicurezza per locali notturni della zona. Tra questi figurano SANZONE Giuseppe e LIGA Rosaria Maria, sorella di Paolo e nipote del Capo Mandamento SCADUTO Giuseppe. La donna partecipava attivamente alla raccolta illecita del denaro destinato, in quel momento, anche al sovvenzionamento della latitanza del fratello LIGA Paolo, sottrattosi, nel novembre 2015, alla cattura in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Palermo, su richiesta della locale Procura della Repubblica – D.D.A., nell’ambito dell’indagine convenzionalmente denominata “Reset 2”.

Le risultanze investigative più recenti

Hanno permesso, inoltre, di definire i profili di responsabilità dello stesso LIGA Paolo e dei fratelli DE LISI, nella commissione di un’estorsione ai danni di un intermediario finanziario di Bagheria, costretto a cedere indebitamente la propria autovettura, a parziale soddisfazione della illegittima pretesa di 50.000 euro avanzata dai responsabili del delitto.
Per l’esecuzione dei provvedimenti sono stati impegnati circa 60 Carabinieri, con l’ausilio di unità cinofili per la ricerca di armi ed esplosivi nonché di un elicottero del 9° Nucleo elicotteri di Palermo.

Le dichiarazioni del Colonello Antonio Di Stasio Comandante provinciale dei carabinieri di Palermo

“A seguito dei recenti blitz (in Borgo Vecchio, Santa Maria di Gesù e nei quartieri di Resuttana e San Lorenzo), anche oggi è stata conseguita un’altra importante tappa nel lungo percorso di contrasto a cosa nostra e di affermazione della legalità. – dichiara il Colonnello Antonio Di Stasio – comandante provinciale dei carabinieri di Palermo – Anche oggi l’attività condotta dall’Arma dei Carabinieri – prosegue il comandante provinciale dell’Arma – riguarda il mandamento di Bagheria, dopo l’arresto del 30 ottobre 2017 del suo capo, Giuseppe Scaduto (quest’ultimo, così come Caporrimo, capo mandamento di San Lorenzo, aveva tentato di riorganizzare la commissione provinciale di cosa nostra). Oggi viene colpito quello che possiamo definire il processo di sostituzione di capi o affiliati storici con nuove generazioni di criminali, figli di capi appartenenti a famiglie influenti di cosa nostra. Infatti, dopo il recente arresto, a Palermo, di Biondino Giuseppe, noto figlio dell’autista e fiduciario del “capo dei capi”, è stato oggi assicurato alla giustizia anche Liga Paolo, nipote del citato capo mandamento di Bagheria.
E ancora una volta, l’odierna operazione:
˗ evidenzia come la pratica dell’estorsione continua a caratterizzare l’attività di cosa nostra palermitana e, seppure si registri una costante diminuzione della connessa remuneratività, resta comunque un processo parassitario di controllo delle famiglie mafiose sul territorio;
˗ mette in luce il crescente contributo di quei commercianti e imprenditori che trovano il coraggio di denunciare il pagamento del “pizzo”.




Palermo, azzerato commando di rapinatori: assalivano i furgoni di tabacchi e sequestravano le vittime

PALERMO – Dopo i recenti blitz di mafia, continua l’azione di prevenzione e contrasto sul territorio da parte dei Carabinieri di Palermo. Alle prime luci dell’alba viene colpita anche un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione, in città, di numerose rapine ai danni di autotrasportatori di tabacchi.

Sono 9 le rapine di cui 2 consumate con un bottino di un valore potenziale di quasi 1.000.000 (un milione) di €.

I Carabinieri azzerano un vero e proprio “Commando” caratterizzato da una struttura solida e articolata che operava ripartendo, tra gli affiliati, ruoli e competenze (pianificazione dei colpi, furto di mezzi idonei anche agli sbarramenti stradali, immobilizzazione e sequestro delle vittime, sottrazione e successiva ricettazione della merce).

Nella notte è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palermo, su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo, nei confronti dei 13 componenti (di cui 9 in carcere e 4 agli arresti domiciliari) dell’associazione finalizzata alla perpetrazione di rapine agli autotrasportatori.

 

 




Palermo: controlli serrati agli esercizi commerciali di Ballarò e Borgo Vecchio

PALERMO – Controlli serrati agli esercizi commerciali nei quartieri palermitani di “Ballarò” e “Borgo Vecchio”, quelli effettuati durante quest’ultimo fine settimana dai Carabinieri della Compagnia di Palermo piazza Verdi insieme ai militari del N.A.S. e dei Carabinieri Forestali del Centro Anticrimine Natura di Palermo.

 

In particolare i militari delle Stazioni di Piazza Marina e di Palermo Centro hanno controllato:

– Una macelleria in Piazza Ballarò, riscontrando l’omessa comunicazione all’autorità sanitaria dell’istallazione di un banco frigo adibito all’esposizione e vendita di prodotti carnei (art.6 c.3 Dlgs 193/2007);

– Un minimarket in Piazza Ballarò, riscontrando l’omessa predisposizione delle procedure di auto controllo del sistema H.A.C.C.P. (art.6 c.6 Dlgs 193/2007);

– Una macelleria in questa via Ettore Ximenes, riscontrando l’omessa comunicazione delle modifiche planimetriche del locale (art.6 c.3 Dlgs 193/2007), e la mancanza dei requisiti generali e specifici in materia d’igiene (art.6 c.5 Dlgs 193/2007);

– Un negozio di frutta e verdura in via Ettore Ximenes, riscontrando l’omessa predisposizione delle procedure di autocontrollo del sistema H.A.C.C.P. (art.6 c.6 Dlgs 193/2007) e il mancato rispetto delle norme di commercializzazione generali e specifiche dei prodotti ortofrutticoli destinati alla vendita al consumatore dello stato fresco (art.5 c.4 Dlgs 193/2007);

– Un bar in via Archimede, riscontrando l’assenza dei requisiti generali in materia d’igiene e mancata attuazione delle procedure di autocontrollo H.A.C.C.P. (art.6 c.8 Dlgs 193/2007) e la mancata notifica all’autorità competente dell’attivazione di un laboratorio per la preparazione dei cibi cotti (art.6 c.3 dlgs 193/2007);

 

Complessivamente sono state elevate sanzioni amministrative per un totale di 11.100 euro

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I Carabinieri della Stazione di Palermo Villagrazia, supportati dai militari della C.I.O. del XII Reggimento Sicilia, hanno deferito in stato di libertà con l’accusa di porto abusivo di armi B.c. 44enne palermitano, residente a Bagheria, perché, sottoposto a controllo nel parcheggio del centro commerciale “Forum”, è stato trovato in possesso di un taglierino della lunghezza di 19 cm. e contestualmente veniva segnalato all’Ufficio Territoriale del Governo di Palermo quale assuntore di sostanze stupefacenti del tipo hashish.

Nel medesimo contesto sono stati segnalati altri due giovani palermitani all’Ufficio Territoriale del Governo di Palermo, perché trovati in possesso di modiche quantità di sostanze stupefacenti.




Palermo: operazione antimafia al borgo vecchio

PALERMO – I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo, su delega della Procura distrettuale, stanno eseguendo un provvedimento restrittivo emesso dal GIP del Tribunale di Palermo nei confronti di 17 indagati, ritenuti a vario titolo responsabili di associazione mafiosa, estorsione, tentato omicidio, rapina, illecita detenzione di armi e munizioni e fittizia intestazione di beni.

L’attività d’indagine rappresenta la prosecuzione di pregresse operazioni condotte nei confronti degli affiliati al mandamento mafioso di Porta Nuova, quali Pedro (luglio 2011), Hybris (dicembre 2011), Panta Rei 1 e 2 (dicembre 2015 e novembre 2016), ed ha permesso la disarticolazione dell’attuale organigramma della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio, individuandone gli assetti e le relative dinamiche attraverso le numerose attività di intercettazioni audio/video ed il contributo di due collaboratori di giustizia, ex esponenti apicali del predetto sodalizio criminoso.

Nel 2015, certi di essere arrestati a causa della collaborazione con la giustizia di CHIARELLO Francesco, i fratelli TANTILLO Domenico e Giuseppe, allora reggenti della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio, prendevano le dovute precauzioni ottenendo il consenso dai vertici del mandamento mafioso di Porta Nuova affinché il loro successore fosse già individuato in GANCI Elio, scarcerato nel novembre di quell’anno dopo aver scontato una condanna per il reato di cui all’art. 416 bis ed estorsioni commesse per conto del medesimo sodalizio.

Il predetto si avvaleva di BONANNO Fabio, D’AMICO Salvatore, MICELI Luigi e CANFAROTTA Domenico, delegati a curare, mediante l’ausilio degli altri arrestati, il sostentamento economico ai familiari dei detenuti, le attività estorsive ed il controllo della piazza di spaccio nel territorio di competenza mafiosa: tutte attività necessarie a trarre illeciti profitti e ad avere il capillare controllo del territorio.

In particolare emergeva che l’attività estorsiva continua ad essere una forma di sostentamento primario per il sodalizio: mediante ilrinvenimento del cosiddetto “libro mastro” e l’acquisizione autonoma di numerosi elementi probatori venivano ricostruite 14 vicende estorsive in danno di imprenditori e di commercianti della zona di riferimento, costretti al versamento a cosa nostra di somme di denaro per evitare ritorsioni che, in qualche circostanza, sono avvenute e sono state puntualmente documentate.

In tale contesto, alcuni imprenditori e commercianti sono stati sentiti e hanno confermato le imposizioni di cosa nostra.

Sono state sequestrate anche diverse attività commerciali riconducibili a cosa nostra, intestate a prestanome ed avviate, in diversi punti della città, mediante il riciclaggio di proventi illeciti.

In più, le risultanze investigative rilevavano le responsabilità degli autori di una sparatoria avvenuta la sera del 4 marzo 2015, nella piazza centrale del quartiere di Borgo Vecchio, tra i TANTILLO ed i componenti della famiglia di RUSSO Francesco che, dal 2006 al 2008, aveva retto quell’articolazione mafiosa e intendeva, di fatto, riprenderne le redini.

Nella circostanza le due fazioni si contrapposero attraverso l’esplosione di numerosi colpi d’arma da fuoco: la gravità ed il clamore pubblico suscitato dalla vicenda induceva CALCAGNO Paolo (reggente pro tempore del mandamento mafioso di Porta Nuova, attualmente detenuto) ed altri esponenti apicali del sodalizio mafioso ad intervenire immediatamente nei confronti di RUSSO Francesco che sarebbe stato allontanato dal quartiere qualora non avesse rispettato le gerarchie dell’epoca.

Infine sono stati individuati gli autori di una rapina avvenuta, la sera del 26 giugno 2011, all’interno di un’abitazione del quartiere Borgo Vecchio, in cui una vittima veniva ferita mediante l’esplosione di colpi d’arma da fuoco: la commissione di quel reato non era stata autorizzata e, quindi, i responsabili erano stati poi aggrediti fisicamente dagli esponenti del mandamento mafioso di Porta Nuova e dagli stessi vertici della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio.




Palermo, omicidio Felice Orlando. Svolta nelle indagini: due pentiti fanno il nome dei Lo Piccolo

PALERMO – I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo hanno eseguito un provvedimento restrittivo emesso dal Tribunale – Ufficio GIP di Palermo su richiesta della Procura distrettuale di Palermo, nei confronti di 2 esponenti mafiosi: Pipitone Vincenzo nato a Torretta il 5 febbraio 1956 e Di Maggio Gaspare nato a Cinisi il 29 marzo 1961 in quanto responsabili dell’omicidio di Orlando Felice, ucciso il 17 novembre del 1999, all’interno della propria macelleria nel quartiere Zen di Palermo.

 

Alla svolta nelle indagini contribuivano le recenti dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia Pipitone Antonino, uomo d’onore della famiglia mafiosa di Carini, e quelle dell’altro collaboratore Pulizzi Gaspare, che, correlandole ai conseguenti riscontri eseguiti dai militari dell’Arma, consentivano di ricostruire il delitto e determinare i ruoli ricoperti dai destinatari del provvedimento restrittivo.

La decisione era stata adottata dal reggente dell’epoca del mandamento mafioso di Palermo San Lorenzo, Lo Piccolo Salvatore, e dal figlio Sandro, entrambi già condannati, in primo grado, alla pena dell’ergastolo, quali mandanti del grave fatto di sangue, per una duplice motivazione:
– leggendo il contenuto di intercettazioni sviluppate nell’ambito di pregresse attività d’indagini, gli stessi venivano a conoscenza che Orlando Felice aveva utilizzato nei loro confronti espressioni dispregiative;
– la vittima aveva manifestato l’intenzione di assumere un ruolo apicale nelle dinamiche mafiose del quartiere Zen di Palermo, rendendosi protagonista di relative condotte mai autorizzate dai vertici mafiosi di riferimento.

Lo Piccolo Salvatore e Sandro delegavano la commissione dell’omicidio a Pipitone Vincenzo, all’epoca reggente della famiglia mafiosa di Carini, ed a Conigliaro Angelo (poi deceduto), i quali individuavano i materiali esecutori in Pipitone Antonino e Pulizzi Gaspare (attuali collaboratori di giustizia), Di Maggio Gaspare e Gallina Ferdinando, attualmente detenuto negli USA. Nelle fasi preliminari ed organizzative del grave fatto di sangue, gli stessi effettuavano alcuni sopralluoghi mirati all’individuazione della vittima (conosciuta soltanto attraverso alcune fotografie mostrate proprio da Lo Piccolo Salvatore) e dell’esatta ubicazione della sua macelleria all’interno del quartiere Zen di Palermo.

Il giorno dell’omicidio, 17 novembre del 1999, il dispositivo era suddiviso in tre diverse autovetture:
– la prima era guidata da Pulizzi Gaspare;
– la seconda, una Fiat Uno oggetto di un precedente furto, era condotta da Pipitone Antonino mentre Di Maggio Gaspare e Gallina Ferdinando occupavano i sedili dei passeggeri;
– nella terza vi erano Pipitone Vincenzo e Conigliaro Angelo.
Giunti nei pressi della macelleria, Di Maggio Gaspare e Gallina Ferdinando calzavano dei capellini e, dopo aver lasciato il veicolo, entravano all’interno dell’attività commerciale in cui erano presenti Orlando Felice ed un suo assistente (rimasto illeso) che, intuendo quanto stava accadendo, cercavano riparo sotto al bancone.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I killer raggiungevano Orlando Felice esplodendo diversi colpi di arma da fuoco che attingevano la vittima lungo il fianco esposto, provocandone la morte. Dopo l’esecuzione dell’omicidio, Di Maggio Gaspare e Gallina Ferdinando rientravano a bordo della Fiat Uno condotta da Pipitone Antonino e l’intero commando lasciava immediatamente la zona. Dopo pochi chilometri, la Fiat Uno veniva abbandonata ed i relativi occupanti prendevano posto all’interno degli altri due veicoli.

 




Palermo, denunciati 2 uomini per ricettazione

PALERMO – I Carabinieri della Stazione di Piazza Marina hanno deferito in stato di libertà per il reato di ricettazione, G.r., palermitano 38enne e M.m. palermitano 26 enne, entrambi volti noti alle Forze dell’Ordine. I Carabinieri si sono portati in via Discesa Dei Bianchi dove rinvenivano, all’interno di un edificio occupato abusivamente dai predetti, diversi oggetti d’antiquariato di particolare pregio e valore storico-artistico: un lume, due candelabri, un calice, una  zuccheriera, una lampada, sei vasi, un crocifisso, cinque porta candele, una  maschera veneziana, una specchiera, sei dipinti, un capezzale e quattro statuette.

Le indagini dei militari dell’Arma con il determinante contributo dei Carabinieri del T.P.C. di Palermo, hanno consentito di accertare che i citati oggetti erano stati asportati, nei mesi precedenti, da un negozio di antiquariato del centro città. I manufatti, del valore  commerciale di circa 100 mila euro, dopo essere stati fotografati e catalogati, sono stati affidati in custodia giudiziale al legale rappresentante della ditta che gestisce il negozio di antiquariato.




Palermo: denunciati 6 titolari di bar e centri scommesse

PALERMO – I Carabinieri di Palermo della Compagnia San Lorenzo nell’ambito di un più ampio servizio disposto dal Comando Provinciale di Palermo, hanno effettuato una serie di controlli tesi alla verifica delle previste autorizzazioni per gli esercizi commerciali. Durante le verifiche i Carabinieri della Stazione di San Filippo Neri hanno riscontrato che nei locali (4 sale scommesse e 2 bar) in via San Lorenzo, via Corrado Avolio, via Martoglio, via Archimede, largo Alfano, venivano trasmessi i vari eventi calcistici di serie “A” usando illegalmente un contratto di abbonamento Sky o Mediaset per uso esclusivamente privato o familiare. In totale sono 6 le persone denunciate dai Carabinieri per violazione delle norme sui diritti d’autore.

Da registrare che durante i controlli, i titolari di diversi locali commerciali risultati in regola, hanno ringraziato i Carabinieri per le verifiche effettuate che oltre a contrastare queste pratiche illegali, tutelano chi rispetta la legge permettendo una concorrenza leale.

 




Palermo: spaccio, furto di energia elettrica e favoreggiamento al Capo

PALERMO – I Carabinieri della Compagnia di Palermo Piazza Verdi, lo scorso venerdì pomeriggio, hanno effettuato un servizio di controllo del territorio nel quartiere “Capo” dove hanno arrestato

per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, L. G., nato e domiciliato a Palermo, classe 1993.

A seguito della perquisizione personale il giovane è stato trovato in possesso di 54 grammi di sostanza stupefacente del tipo hashish e di 29 grammi di marijuana già suddivisi in dosi e la somma di 55,00 euro in banconote di piccolo taglio che gli inquirenti hanno ritenuto provento dell’attività illecita.

Il 24nne è stato quindi messo agli arresti domiciliari in attesa del giudizio per direttissimo. Dopo la convalida dell’arresto L.G. è stato sottoposto alla misura dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

Nel corso del medesimo servizio i Carabinieri della Stazione di Palermo Centro hanno arrestato per il reato di furto, G.F.P. nato a Palermo, classe 1977, poiché a seguito del controllo con il supporto dei tecnici dell’E.N.E.L. è stato accertato che aveva allacciato abusivamente alla rete elettrica cittadina l’impianto della panineria di cui è il gestore (piastre elettriche, fornetti, frigorifero, congelatori, piccoli elettrodomestici ed utensili vari tutti alimentati senza alcun onere). L’uomo è stato condotto agli arresti domiciliari presso la propria abitazione in attesa di essere tradotto presso il Tribunale di Palermo per il giudizio per direttissimo e dopo la convalida dell’arresto è stato sottoposto alla misura dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

Ed ancora, al giungere dei Carabinieri, C.G., nato e residente a Palermo, classe 1978, si arrampica sul tetto dell’esercizio commerciale e profittando della circostanza che stava sistemando le luminarie, stacca l’alimentazione abusiva della detta panineria. Colto sul fatto è stato deferito in stato di libertà per favoreggiamento.




Palermo: in carcere tre palermitani

PALERMO – I Carabinieri della Compagnia di San Lorenzo hanno dato esecuzione a tre distinti ordini di carcerazione emessi dalla Procura della Repubblica di Palermo e Treviso nei confronti di:

– Farana Domenico, 49enne, è stato arrestato dai militari della stazione Falde per vari reati commessi dal dicembre 2010 al luglio 2012 tra cui tentata estorsione e detenzione illegale di armi. Il cumulo di pena ammonta ad 1 anno e 10 mesi di reclusione.

– Affronti Francesco, 69enne è stato arrestato dai militari della stazione di Borgo Nuovo. L’uomo, irreperibile dall’8 settembre scorso, è stato rintracciato dai militari e  dovrà scontare 3 mesi di reclusione per i reati di minaccia e porto di armi od oggetti atti ad offendere, commessi nell’ ottobre 2012.

Salerno Antonino, 32enne è stato arrestato dai militari della stazione Falde. L’uomo ha commesso una rapina a Ponzano Veneto (TV) nell’aprile 2014 ed è stato ritenuto responsabile anche di ricettazione e porto illegale di armi. Mentre scontava la pena ai domiciliari, non ha ottemperato, poi, alle prescrizioni del Giudice ed ora dovrà scontare la pena residua di 3 mesi e 28 giorni di reclusione.

Tutti e tre sono stati portati al carcere “Pagliarelli” a disposizione  dell’Autorità Giudiziaria.