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CASTELLI ROMANI, GIULIO SANTARELLI BACCHETTA IL CONSORZIO DI TUTELA DEL FRASCATI

Redazione

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Giulio Santarelli titolare della Castel De Paolis in merito alle indicazioni rilasciate dal Consorzio di Tutela del Frascati (CASTELLI ROMANI, VENDEMMIA 2012: TUTELA E VALORIZZAZIONE "DOCG FRASCATI SUPERIORE E CANNELLINO DI FRASCATI DOCG")

"Spettabile Consorzio Frascati
Oggi Lunedì 17/09/2012 alle ore 9:15 ho ricevuto la vostra risposta alla mia email di Venerdì 14 Settembre 2012. Mi spiace per chi ha redatto il testo, ma non è assolutamente vero che la delibera del consiglio di amministrazione del Consorzio va nella direzione da me auspicata. Se la volontà del Consorzio fosse stata quella di evitare "le sovra produzioni o svendite" avrebbe messo in campo per tempo le misure atte a verificare le condizioni necessarie per produrre un vino con le caratteristiche fissate nel disciplinare della DOCG. Chi è del mestiere ed è impegnato a perseguire annualmente il massimo della qualità possibile, come condizione per vincere la competitività e remunerare prezzi congrui e non da saldi, sa riconoscere a prima vista se un vigneto, per sistema di impianto, numero dei ceppi per ettaro, carico di gemme fruttifere lasciate sulla pianta con la potatura secca, grandezza dei grappoli delle diverse varietà di uve autoctone, riesce a produrre una quantità di uva per ceppo e per ettaro non superiore ai 110 Ql del disciplinare. Con maggiore competenza questa verifica può farla un tecnico agrario. Una procedura, quella da me indicata, che affida unicamente a dati tecnici la valutazione sulla sussistenza delle condizione previste dalle norme, evitando che a esprimere tali valutazioni siano organismi di carattere amministrativo come in sostanza è il consiglio di amministrazione del Consorzio. Purtroppo è trascorso oltre un anno dal riconoscimento della DOCG e il Consorzio non ha attivato nessuna procedura per l'accertamento preventivo e sul campo fino alla fase prevendemmiale delle condizioni di qualità, così come io avevo proposto lo scorso inverno all'unica riunione alla quale sono stato invitato. Invece, nei giorni che precedono la vendemmia, senza consultare i produttori, è stata definita una norma che fa ricorso alla matematica e che vale per tutti indipendentemente dal possesso dei requisiti di qualità. Infatti non può sfuggirvi che rispetto alla produzione dello scorso anno può esserci l'azienda che ha operato per realizzare l'ulteriore salto di qualità necessario per ottenere il riconoscimento della DOCG, rispetto a cantine di grandi dimensioni che comunque non sono in grado di promuovere alla qualità imposta dalla DOCG per un numero di bottiglie pari al 10%. Il che dimostra che fissare al 10% della produzione 2011 in questi eventuali casi sarebbe un errore per eccesso.Faccio un esempio: se esiste una cantina che nel 2011 ha prodotto 1 milione o più di bottiglie di Frascati DOC Superiore, il 10% che significa che può produrre automaticamente 100 mila bottiglie o più della DOCG? La frase secondo la quale il Consorzio ha voluto evitare "sovra produzioni e svendite" va bene se applicata ai trasformatori o ai commercianti, non va bene per le aziende diretto coltivatrici che vinificano solo le uve prodotte nei vigneti di proprietà o in affitto. In questi casi, previa verifica che il Consorzio deve effettuare (per me ripeto avrebbe dovuto effettuarla già a partire dalla potatura secca) la deroga deve essere automatica e non può essere subordinata a richieste da sottoporre alle valutazioni di un organo che non sia composto da soli tecnici. Non vi sfuggirà che con le procedure da voi previste la piccola azienda diretto coltivatrice si vede caricata di un ulteriore passaggio burocratico. L'annosa questione di chi potrebbe immettere sul mercato eventuali quantitativi di Frascati DOC e DOCG al di sotto della qualità richiesta, che purtroppo esiste, non è certo addebitabile a chi produce e imbottiglia l'intera produzione, come il Consorzio ben sa, visto che dispone dei dati statistici che periodicamente richiede alle aziende. Da ultimo, e non per importanza, c'è il problema del coinvolgimento dei produttori per pervenire a decisioni condivise, mentre con l'uteriore vostra email delle ore 11:39 di oggi chiedete all'azienda di sottoscrivere la vostra decisione al documento di cui al manifesto consegnatoci da un vostro incaricato Venerdì 14 Settembre alle ore 18:00. Il Consorzio, che in un anno non ha attivato nessuna forma di consultazione ne procedure per verificare, in corso d'opera, i requisiti di qualità dei vigneti, fissa oggi per ogni cantina la misura del 10% di Frascati DOCG rispetto ai quantitativi di Frascati DOC Superiore 2011 e comunica che la deroga deve essere richiesta dall'azienda e sarà "esaminata per una decisione specifica" per cui il Consorzio riserva a se stesso di decidere se esistono i requisiti di qualità. Non ci vuole molto per capire che questo meccanismo per le piccole aziende che hanno prodotto negli anni passati quantità limitatissime di Frascati DOC Superiore, non funziona visto che il Frascati DOC Superiore è stato prodotto come scelta aziendale e non in funzione della futura ipotetica DOCG. In questi casi il passaggio dalla DOC Superiore alla DOCG deve essere automatico, fatta sempre salva la verifica dei requisiti di qualità richiesti che vanno affidati a tecnici di provata professionalità ed obbiettività. Attendo una risposta in merito che valga ad assicurare le piccole aziende che da sempre vinificano soltanto le proprie uve, presenti fino ad ora sul mercato esclusivamente con Frascati DOC Superiore e a correggere la delibera per la parte riferita al limite del 10% e nel frattempo vi informo che in attesa non sottoscrivo la vostra decisione.
Cordiali saluti
Il titolare di Castel de Paolis  Giulio Santarelli"

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12/09/2012 CASTELLI ROMANI, VENDEMMIA 2012: TUTELA E VALORIZZAZIONE "DOCG FRASCATI SUPERIORE E CANNELLINO DI FRASCATI DOCG"
06/09/2012 CASTELLI ROMANI, L'ACQUA SALVA IL VINO
14/08/2012 CASTELLI ROMANI, SI AVVICINA LA PRIMA VENDEMMIA DOCG

 




CASTELLI ROMANI, L'ACQUA SALVA IL VINO

Redazione

Se non fosse piovuto così abbondantemente, il risultato non sarebbe stato lo stesso. E’ iniziata la raccolta delle prime uve precoci per la vendemmia 2012 dove si può ben dire che l’acqua ha “salvato” il vino grazie alla generosità delle piogge di questi giorni che hanno rinvigorito i vigneti salvaguardandone la qualità. E se la qualità è rimasta intatta grazie all’”acqua benedetta” come confermano anche i viticoltori, la stessa cosa non si può dire della quantità perché quest’anno si è registrata una flessione di produzione che supera il 20 per cento rispetto al 2011: “L’andamento climatico degli ultimi tre mesi  – dice l’enologo Luigi Tonet, esperto conoscitore dei vigneti dell’area dei Castelli Romani – ha influenzato notevolmente il processo di maturazione delle uve, anticipando il periodo di raccolta a fine agosto. A parità di produzione sulla pianta si osserva una riduzione del peso di circa il 20 per cento mentre la qualità delle uve è straordinaria e ci fa ben sperare in vini ricchi di sentori aromatici, armonici e longevi”. Insomma, “poca ma buona” un esito che incoraggia il debutto della prima vendemmia Docg del vino Frascati dei Castelli Romani. Una denominazione "garantita" che il Consorzio di Tutela del Frascati, guidato da Mauro De Angelis, ha voluto seguire passo dopo passo mettendo in piedi una sorta di "accordo di tutela" con produttori e vinificatori per fare in modo che si attribuisca alla Docg la massima valorizzazione, anche in termini di prezzi. Visti i risultati della genitrice di Dio Bacco, “poca ma buona”, dovrebbe essere senz’altro prevista una migliore remunerazione per i viticoltori. Del resto i Castelli Romani, i cui vigneti si estendono dalle ultime pendici delle zone pedemontane e risalgono i versanti dei colli sino a dove la loro giacitura consente la lavorazione meccanizzata del terreno, sono rinomati per la produzione di ottimo vino, ereditato dalla Capitale. Perché, in effetti, la coltivazione dei vigneti nei Castelli Romani, pur provenendo da un’antica tradizione, ebbe grande sviluppo con l’espansione edilizia di Roma, poiché sparirono, progressivamente, tutte le vigne che in epoca pontificia esistevano anche entro la stessa città, ove erano famosi, per la pregevolezza del prodotto che ne derivava, i cosiddetti terreni casalini con vigneti impiantati sui ruderi delle case. E di recente, anche il Principe Pallavicini ha avviato, a dire il vero già dallo scorso anno, un progetto di valorizzazione della sua produzione del Frascati Docg anche grazie alla collaborazione dell’esperto Carlo Ferrini che, per la prima volta, ha raccolto la sfida di produrre nel Lazio, avendo alle spalle una rodata esperienza “toscana” e internazionale. Maria Camilla Pallavicini ha difatti di recente dichiarato che non a caso l’obiettivo della qualità è stato raggiunto in quanto “l’azienda rappresenta oggi il più grande vigneto privato nella zona del Frascati  – fa sapere la principessa Pallavicini – con 54 ettari dedicati alla coltivazione di uve bianche per la produzione del Frascati Docg, sui complessivi 80 ettari vitati che producono anche ottimi vini rossi di grande valore”. Le storiche cantine dei “vini di Roma”, hanno compreso in pieno la politica della Docg: “Penso che si sia riusciti, quest’anno – dice Luigi Caporicci, presidente della Gotto d’oro, una delle più importanti cantine dei Castelli Romani  – a coniugare il concetto della qualità e la Docg si inserisce in quest’ambito come un’occasione unica per valorizzare il Frascati come merita con l’auspicio che si perseveri verso questo obiettivo”.

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14/08/2012 CASTELLI ROMANI, SI AVVICINA LA PRIMA VENDEMMIA DOCG