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Draghi a Washington: “Tutte le parti devono fare uno sforzo per arrivare sedersi intorno ad un tavolo, anche gli Usa”

Seconda giornata della visita del presidente del Consiglio Mario Draghi a Washington. Il premier ieri sera ha avuto un incontro alla Casa Bianca con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden.

Al centro del colloquio tra i due leader, durato oltre un’ora, la guerra in Ucraina, le conseguenze economiche della guerra, i negoziati di pace. A breve attesa una Conferenza stampa di Mario Draghi.

L’incontro di ieri con il presidente Biden è andato molto bene. In questo incontro ci siamo trovati d’accordo sul fatto che bisogna sostenere l’Ucraina – ha esordito il presidente Draghi – ma bisogna anche cominciare a parlare di pace. E deve essere una pace che vuole l’Ucraina’. “Abbiamo concordato che occorre continuare a sostenere l’Ucraina e a fare pressione su Mosca ma anche cominciare a chiedersi come si costruisce la pace. Il percorso negoziale e’ molto difficile ma il primo punto punto e’ come costruire questo percorso negoziale, deve essere una pace che che vuole l’Ucraina, non una pace imposta“. Lo ha detto il premier Mario Draghi in una conferenza stampa all’ambasciata italiana a Washington dopo l’incontro ieri con Joe Biden alla Casa Bianca. “La guerra ha cambiato fisionomia, inizialmente era una guerra in cui si pensava ci fosse un Golia e un Davide, essenzialmente di difesa disperata che sembrava anche non riuscire, oggi il panorama si è completamente capovolto, certamente non c’è più un Golia, certamente quella che sembrava una potenza invincibile sul campo e con armi convenzionale si è dimostrata non invincibile”. Così il premier Mario Draghi in conferenza stampa dopo l’incontro con Biden alla Casa Bianca. “Tutte le parti devono fare uno sforzo per arrivare sedersi intorno ad un tavolo, anche gli Usa” ha ribadito il presidente del Consiglio. “All’ inizio della guerra in parlamento si diceva in l’Italia che dovevamo avere un ruolo, io risposi che non bisogna cercare un ruolo, bisogna cercare la pace, chiunque siano le persone coinvolte l’importante è che cerchino la pace, non di affermazioni di parte. Non bisogna cercare di vincere, la vittoria poi non e’ definita: per l’Ucraina significa respingere l’invasione ma per gli altri?”: lo ha detto il premier Mario Draghi.

C’è poi il problema dei prezzi dell’energia. “L’Italia sta facendo molto per raggiungere l’indipendenza dal gas russo” ha detto Draghi. “Ho anche ricordato a Biden il tema della possibilità di mettere un tetto al prezzo del gas, ipotesi accolta con favore, anche se l’amministrazione Usa sta riflettendo più su un tetto al prezzo petrolio che su gas, si è deciso che ne riparleremo presto insieme”. Così il premier Mario Draghi a Washington in conferenza stampa dopo l’incontro con il presidente Usa Joe Biden. Nel mercato dell’energia “le distorsioni sono molto forti in Ue, ora i provvedimenti se si riusciranno a prendere sono in corso di programmazione” ma “in Ue dobbiamo essere d’accordo e come sapete i pareri non sono unanimi ma su questo noi continueremo ad andare avanti”. Così il premier Mario Draghi in conferenza stampa a Washington dopo l’incontro con Joe Biden

“Le banche centrali devono aumentare i tassi ma se li aumentano troppo fanno cadere il paese in recessione ma di questa difficoltà Lagarde è pienamente consapevole. La situazione è molto diversa tra Usa e Ue, in Usa il mercato del lavoro è a pieno impiego, in Europa no, quindi il passo di normalizzazione della politica monetaria sarà necessariamente diverso. Noi come governo possiamo cercare di attenuare la perdita di potere d’acquisto sulle categorie piu’ deboli”: cosi’ il premier Mario Draghi ad una domanda sulla lotta all’inflazione .

“Con Joe Biden abbiamo parlato della crisi alimentare provocata dal blocco di grani vari dall’Ucraina perche’ i porti sono bloccati. Lavrov ha detto che sono bloccati perche’ i porti sono minati. Questo puo’ essere un primo esempio di dialogo che si costruisce tra le due parti per salvare decine di milioni di persone”: lo ha detto il premier Mario Draghi in una conferenza stampa all’ambasciata italiana a Washington dopo l’incontro ieri con Joe Biden alla Casa Bianca.

Nell’incontro con il presidente Biden è stato affrontato  anche il tema della ricostruzione dell’Ucraina: ” L’Ue dia una risposta collettiva per la ricostruzione Ucraina. I singoli paesi non hanno risorse, l’Italia farà la sua parte insieme agli altri”. “A oggi non vedo una recessione quest’anno: il motivo è che abbiamo chiuso l’anno scorso molto molto bene e ci portiamo dietro una crescita acquisita. Mi pare molto difficile che quest’anno ci possa essere una recessione”. Così il premier Mario Draghi in conferenza stampa a Washington. “E’ una situazione di grande incertezza ma non possiamo dire che andrà al peggio per tutta l’economia.




Draghi da Biden per coordinamento su misure di sostegno a Ucraina

Il premier Mario Draghi sarà ricevuto dal presidente americano Joe Biden il 10 maggio. Lo afferma la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki.

L’incontro alla Casa Bianca “sarà l’occasione per riaffermare la storica amicizia e il forte partenariato tra i due Paesi. Al centro dell’incontro il coordinamento con gli Alleati sulle misure a sostegno del popolo ucraino e di contrasto all’aggressione ingiustificata della Russia”. Lo comunica Palazzo Chigi.

Nell’incontro alla casa Bianca saranno discusse “le eccellenti relazioni bilaterali e riaffermata la solidità del legame transatlantico”, comunica Palazzo Chigi, aggiungendo che “sarà affrontata la cooperazione nella gestione delle sfide globali, dalla sicurezza energetica al contrasto ai cambiamenti climatici, dal rilancio dell’economia allo sviluppo della sicurezza transatlantica”. I due leader si confronteranno anche su questioni regionali e sui preparativi in vista dei vertici G7 e Nato di giugno.

Il presidente del Consiglio Mario Draghi, intanto, si è negativizzato dal Covid ed è arrivato a Palazzo Chigi. A quanto si apprende incontrerà subito il sottosegretario Roberto Garofoli in vista del Cdm di domani, in cui è atteso il decreto aiuti e energia.




Governo, partiti compatti con Draghi

“Siamo determinati a lavorare perché il governo Draghi completi il suo lavoro senza ambiguità.

E’ impegno che ci prendiamo. Draghi ha fatto bene: ci sono temi negoziabili da quelli non negoziabili e su questi va bene mettere la fiducia”. Così il leader del Pd, Enrico Letta, lasciando il congresso di Azione. “Mario Draghi ha fatto bene” a strigliare i partiti. “Lo invito a essere determinato”.

“Serve un governo che decida, una democrazia che aiuti la crescita senza pensare a tornaconti elettorali. Serve un importante impegno di riforme: da vent’anni abbiamo avuto cambi di maggioranze, solo in questa legislatura un campionario incomprensibile per i nostri osservatori esteri. Ma ora al di là delle baruffe quotidiane i richiami che vengono sull’aggiornamento delle istituzioni siano ineludibili, penso ai tre poteri, ma anche al rapporto tra governo e parlamento”. Così il ministro per lo Sviluppo economico e vicesegretario della Lega, Giancarlo Giorgetti, in collegamento con il Congresso di Azione.




Global Health Summit, Draghi: “Italia avrà il suo Green pass prima di quello Ue”

I discorsi conclusivi al Global Health Summit. “La pandemia ha mostrato che dobbiamo superare i confini se vogliamo affrontare le sfide dei nostri tempi.

Fra queste non vi è solo la pandemia, ma anche le disuguaglianze globali e il cambiamento climatico. I contributi al dibattito odierno serviranno come solida base per rafforzare la nostra risposta all’attuale emergenza sanitaria e alle crisi future. Questo è lo spirito della Dichiarazione di Roma, una serie di principi che ci garantiranno una migliore preparazione per una possibile futura pandemia”. Lo dice il premier Mario Draghi.

I vaccini anti Covid-19 sono il prodotto di complesse catene di fornitura, che si estendono in molti paesi, ognuno dei quali si basa sulla propria capacità e competenza industriale. La Dichiarazione di Roma difende giustamente il ruolo del sistema di scambi multilaterali e in particolare il ruolo centrale dell’Organizzazione mondiale del commercio. Dobbiamo preservare il commercio transfrontaliero ed eliminare barriere commerciali ingiustificate e divieti generali di esportazione”, afferma Draghi. “Questo è essenziale se vogliamo reagire efficacemente agli shock”, sottolinea.

“L’Italia sarà aperta ai turisti di tutto il mondo, con un suo Green pass. Ci stiamo coordinando con la Commissione europea per avere lo stesso” pass degli altri Paesi Ue, ma “intanto avremo il nostro Green pass nazionale” per consentire ai turisti di visitare il nostro Paese.

In futuro “potremmo avere bisogno di un trattato, di una forma più vincolante rispetto a questa Dichiarazione di Roma” sulla salute globale, dice Draghi.

“La Dichiarazione di Roma è un evento storico e speciale perché abbiamo tutti i Paesi del G20 impegnati con dei principi di base: il primo è il multilateralismo e un no molto chiaro al nazionalismo in tema sanitario. Le catene di fornitura devono essere aperte, un chiaro no ai divieti di esportazione”. Lo ha detto al Global Health Summit la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen.

A Roma il Global Health Summit presieduto dal premier Mario Draghi e dalla presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen. Il Summit è un’opportunità per il G20 e per tutti i leader invitati per condividere le “lezioni” apprese nell’attuale pandemia per migliorare le risposte alle future crisi sanitarie. Presenti insieme ai capi di Stato e di governo (oltre 20 i Paesi partecipanti) i responsabili delle organizzazioni internazionali e degli organismi sanitari globali. I lavori si chiuderanno con l’approvazione di una ‘Dichiarazione di Roma’. La bozza, visionata dall’ANSA, si compone di cinque pagine e sedici principi destinati a cambiare l’approccio dei grandi del mondo nella lotta alla pandemia. Principi che, si legge nel documento, servono ad “un orientamento volontario nell’azione presente e futura per la saluta globale”. Obiettivi redatti “per migliorare la preparazione nella risposta e nella prevenzione, per una risposta coordinata e resiliente”. Inoltre, i sottoscrittori della dichiarazione di Roma si impegnano a “sfruttare le sinergie e mettere a frutto le competenze delle organizzazioni e delle piattaforme pertinenti per facilitare la condivisione dei dati, lo sviluppo di capacità, gli accordi di licenza e il trasferimento volontario di tecnologia e ‘know-how’ a condizioni concordate”.

“La crisi globale non è finita, dobbiamo agire in fretta”, ha detto il premier Mario Draghi. “Noi” in Europa “stiamo iniziando a vedere la fine di questa tragedia. Ma in altri Paesi non è così. Noi dobbiamo assicurare la disponibilità dei vaccini ai Paesi più poveri”. “Probabilmente avremo bisogno di più cicli di vaccinazione in futuro, e aumentare la produzione è essenziale. Una proposta è quella di introdurre una sospensione dei brevetti sui vaccini Covid-19. L’Italia è aperta a questa idea – ha spiegato Draghi -, in modo mirato, limitato nel tempo e che non metta a repentaglio l’incentivo ad innovare per le aziende farmaceutiche. Ma questa proposta non garantisce che i Paesi a basso reddito siano effettivamente in grado di produrre i propri vaccini. Dobbiamo sostenerli finanziariamente e con competenze specializzate”.

Draghi ha poi spiegato che “l’Ue ha esportato circa 200 milioni di dosi di vaccini Covid-19 in 90 Paesi, circa la metà della sua produzione totale. Tutti gli Stati devono fare lo stesso. Dobbiamo revocare i divieti generali di esportazione soprattutto verso i Paesi più poveri”. “L’Italia è stata uno dei Paesi colpiti per primi e più duramente dalla pandemia. Abbiamo imparato le nostre lezioni e vogliamo metterle a frutto. Nella veste di presidenza del G20, vogliamo guidare la spinta globale a progettare migliori risposte globali alle crisi sanitarie attuali e future”. “L’Italia accoglie con favore l’iniziativa della Commissione Europea volta a produrre vaccini e prodotti sanitari nei Paesi a basso e medio reddito. Vogliamo coinvolgere le nostre aziende farmaceutiche e i nostri centri di ricerca per sostenere la produzione, in particolare in Africa. E lo faremo insieme ad altri paesi partner, tra cui Francia e Germania”.

“Purtroppo, molti Paesi non possono permettersi di pagare questi vaccini – ha spiegato il presidente del Consiglio -. Questo è il motivo per cui iniziative come Act Accelerator sono così importanti. Finora l’Italia ha donato 86 milioni di euro a Covax e altri 30 milioni a progetti multilaterali collegati. Oggi sono molto lieto di annunciare che questa settimana intendiamo aumentare in modo significativo questo contributo e incrementarlo almeno di 300 milioni di euro”.

“Più di 3,4 milioni di persone sono morte a causa del virus secondo i dati ufficiali, ma il bilancio delle vittime è sicuramente molto più alto. L’anno scorso, l’equivalente di 255 milioni di posti di lavoro a tempo pieno sono andati persi a livello globale, pari a circa quattro volte quelli persi durante la crisi finanziaria. Almeno 1,5 miliardi di studenti non hanno frequentato la scuola nel marzo dello scorso anno. Circa 700 milioni di studenti, ancora oggi, non ricevono un’istruzione in presenza”.

“Dopo un anno e mezzo, stiamo iniziando a vedere la fine di questa tragedia. Per la prima volta, la normalità si avvicina”, ha detto ancora il premier Draghi.

“Dobbiamo agire adesso per mettere sotto controllo la pandemia in tutto il mondo, non solo in alcune regioni o Paesi, ma ovunque”, ha sottolineato la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, aprendo ufficialmente i lavori del Global Health Summit.

“La Cina fornirà altri 3 miliardi di dollari in aiuti per i prossimi 3 anni per sostenere la risposta al Covid e la ripresa economica nei Paesi in via di sviluppo”, ha annunciato il presidente cinese Xi Jinping, in collegamento con il Global Health Summit. “Abbiamo già fornito 300 milioni di dosi di vaccino al mondo e la Cina continuerà a farlo, al meglio delle sue capacità”, ha aggiunto Xi. “Dobbiamo essere uniti e promuovere la solidarietà e la cooperazione. Dobbiamo rifiutare ogni tentativo di politicizzare o etichettare il virus. La manipolazione politica non aiuta la risposta interna alla pandemia di Covid, non fa altro che disturbare la cooperazione internazionale e danneggia le popolazioni in tutto il mondo”.

Intervenuto anche Emmanuel Macron: “Non ci dev’essere nessun tabù ogni volta che la proprietà intellettuale è un ostacolo dobbiamo dare una risposta. Se le conclusioni del G20, caro Mario, implicheranno l’uso di nuove misure in materia di proprietà intellettuale le sosterrò”, ha spiegato il presidente francese parlando degli ostacoli alla diffusione dei vaccini anti-Covid e rivolgendosi al presidente del consiglio Draghi.




Incontro a tutto campo tra Draghi e Letta

Il premier Mario Draghi ha incontrato stamattina, a quanto si apprende da fonti del Nazareno, il segretario del Pd Enrico Letta. Un colloquio previsto da tempo, spiegano le stesse fonti, che è durato circa un’ora ed è definito “molto cordiale e positivo” anche perchè i rapporti tra il premier e l’ex premier sono consolidati.

L’incontro, spiegano dal Nazareno, ha spaziato a 360 gradi su temi di merito, come l’Europa, i vaccini e le politiche economiche di rilancio e di metodo, come il tema del raccordo tra governo e i partiti che lo sostengono.

Il Pd di Letta: subito due donne capogruppo, stop personalismi – “Son sicuro che i gruppi sceglieranno, su una base di una selezione, donne di qualità. C’è una questione Pd, ma è una questione Paese. C’è una quantità di donne straordinarie e bravissime, nel Pd , nelle amministrazioni locali, ma sono sempre un passo indietro, perché il sistema è organizzato con dinamiche di rapporti di forza per cui le donne sono un passo indietro. Nell’anno di pandemia le donne sono la parte che si è indebolita”. Lo ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta, in streaming su Repubblica.

“Un partito che ha l’ambizione di essere per il Paese il partito guida del futuro, che sta al centro, non può avere una piccola minoranza di giovani che lo votano, vuol dire che non ha futuro, per questo motivo ho messo al centro della mia riflessione questo tema”. “Il voto a 16 anni – ha spiegato – obbliga i ragazzi a porsi il problema, a sentirsi protagonisti, dai loro un fortissimo messaggio che la politica si interessa di loro”. Quello dello ius soli “penso che sia sempre stato uno dei punti forti della nostra identità e del nostro impegno”.

“In Italia c’è un pessimismo cosmico che dice che non torneremo più all’Italia del boom economico e che possiamo solo fermare il declino. Io credo che non sia così. Nella mia relazione di domenica ho voluto fare un passaggio usando la parola prossimità: vorrei che diventassimo il partito della prossimità. Credo che in un tempo in cui i centri si restringono e la rete delle province diventa più forte, possiamo essere ottimisti sul futuro”.




Le 12 fatiche di Draghi

A sfidare Ercole nelle sue sovrumane imprese, come riporta il Pseudo-Apollodoro, ci sono stati il leone di Nemea, la Cerva di Cerinea, il cinghiale di Erimanto, gli uccelli del lago Stinfalo, le cavalle di Diomede, i buoi di Gerione ed infine il cane a tre teste guardiano degli inferi. A tutti noi, comuni mortali, le imprese di Ercole stupiscono per la loro fantasiosa prodezza a meno che non gli si voglia attribuire diversi significati mistici.

Le fatiche del Super Draghi sono invece fatiche più che comprensibili, prevedibili, condivise ma, con profondo scetticismo si dubita che possano essere mai superate, giudicandole delle imprese titaniche.

Quella che per Ercole era stata la quinta fatica, per il presidente Draghi si presenta senza indugio come la prima in assoluto. Ercole fu costretto a pulire le stalle di Augia che dopo più di 30 anni di completo abbandono erano stracolme di letame. Draghi dovrebbe affrontare la fatica del “letame burocratico” che anch’esso, da trent’anni è rimasto abbandonato a se stesso mentre marciva, contagiando le istituzioni con la sua putrefazione penetrando nei gangli della politica e della pubblica amministrazione diventava sempre più ingovernabile, caotico e ingombrante. Non è letame qualsiasi bensì un inciampo a qualsiasi riforma. La burocrazia, binario su cui viaggia il treno delle riforme, ahinoi, necessita una profonda manutenzione da cima a fondo.

Non meno ardua è la seconda fatica di Draghi

L’ultima delle imprese sovrumane di Ercole vedeva il leggendario eroe lottare per portare a Micene i pomi dorati custoditi da un drago immortale con tre teste. Il presidente Draghi dovrebbe lottare contro un sistema mostro della malagiustizia. Questa sua sarà una improba impresa perché da notizie che filtrano dai secreti del palazzo giudiziario e dai vari porti della nebbia, ultima l’intervista Palamara e non solo, il drago di piazzale Clodio ne ha più di tre teste sparse nelle procure dell’isola.

Questi due cancri, da soli bastano e avanzano per scoraggiare qualsiasi investitore estero, deprimendo l’economia e ostacolando ogni e qualsiasi vera riforma. La situazione si presenta ancora più grave e le fatiche del neo presidente richiederebbero uno sforzo immane per superarle.

Ad attendere dietro l’angolo il presidente Draghi, anziché l’immortale Idra, oppure la Cerva di Cerinea oppure il cinghiale di Erimanto e le altre belve che ha dovuto affrontare Ercole, troverà l’ostruzionismo nascente dalle diversità della sua maggioranza raccogliticcia, i nascenti dissidi nell’ ex movimento pentastellato ora in disfacimento. Stanno sempre in agguato i guai della scuola mai risolti, la fibrillazione e lo scontento tra i 39 sottosegretari, vera brace dei partiti che cova sotto le ceneri di una finta calma. Ad aspettare al varco il governo Draghi c’è la spartizione “secondo il manuale Cencelli” dell’ipotizzabile Recovery Fund. Poi non andrebbero sottovalutati i rumori fuori scena delle Regioni e dell’associativismo.

Scogli da superare saranno le varianti del Covid-19 che strisciano minacciose lungo un’Italia a colori ed a vari lockdown. Ricade sul paese il fallimento del piano vaccinazione di Bruxelles che non decolla.
Le fatiche che dovrà affrontare il presidente Draghi sono sovrumane. La strada è accidentata e lastricata di imprevisti, rendendo più impervio il sentiero perché il presidente lungo il suo tragitto tortuoso dovrà portare su di se il macigno del debito pubblico.

Ciò nonostante la maggioranza del popolo italiano nutre piena fiducia nelle grandi capacità del neo presidente e nella sua piena disponibilità ad adoperarsi per fare uscire il Paese dalla crisi che lo sta attanagliando.

Al contrario, la gente avendo assistito allo spettacolo dato da tutti i partiti quando sbavando urlavano: “noi ci stiamo”, ora che la gente è ormai convinta che deputati e senatori tengono più al potere e alla poltrona che al bene comune, guardano, ascoltano ed aspettano rassegnati il giorno per poter esprimersi democraticamente.




Governo, il fallimento della politica: Mattarella convoca Mario Draghi

Mario Draghi per affrontare una drammatica crisi di governo. Il presidente della Repubblica ha convocato l’ex presidente della Bce per oggi alle 12 al Quirinale dopo aver richiamato tutte le forze politiche alla responsabilità, chiedendo di sostenere un governo di unità nazionale.

L’alternativa sarebbero solo elezioni anticipate, lasciando tuttavia il Paese per un lungo periodo nell’incertezza, ha detto il capo dello Stato.

Il presidente della Repubblica dopo aver registrato il fallimento del mandato esplorativo del presidente della Camera Roberto Fico ha osservato che a questo punto esistono due vie: quella di un incarico o del voto.

Ma ha anche osservato che la crisi sanitaria ed economica “richiede un governo nella pienezza delle sue funzioni e non un governo con l’attività ridotta al minimo”.. “Dallo scoglimento delle Camere del 2013 – ha osservato – sono trascorsi 4 mesi” per un governo, nel 2018 “5 mesi”. Si tratterebbe di tenere il nostro Paese con un governo senza pienezza delle funzioni in mesi cruciali. Tutte queste preoccupazioni sono ben presenti ai nostri concittadini, che chiedono risposte urgente”. Per questo Conto di “conferire al più presto incarico per formare governo che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili”, un incarico “ad alto profilo”, ha osservato il capo dello Stato.

Immediata la presa di posizione di M5s, che attraverso il capo politico Vito Crimi annuncia che “già durante le consultazioni, aveva rappresentato che l’unico governo possibile sarebbe stato un governo politico. Pertanto non voterà per la nascita di un governo tecnico presieduto da Mario Draghi. Una tale tipologia di esecutivi è già stata adottata in passato, con conseguenze estremamente negative per i cittadini italiani”.

Le parole di Fico – “Allo stato attuale permangono distanze alla luce della quali non ho registrato unanime disponibilità per dare vita alla maggioranza”. Lo ha detto il Presidente della Camera Roberto Fico al termine del colloquio con il Capo dello Stato nel quale gli ha riferito del suo mandato esplorativo.Le parole di Fico arrivano dopo una giornata di altissima tensione sulla crisi di governo dopo le mancate intese su nomi e contenuti ai tavoli del programma e per la squadra di governo. Scambio di accuse tra gli ex alleati con Iv che, di fatto, arriva allo strappo finale. “Bonafede, Mes, scuola, Arcuri, vaccini, Alta Velocità, Anpal, reddito di cittadinanza. Su questo abbiamo registrato la rottura, non su altro. Prendiamo atto dei niet dei colleghi della ex maggioranza. Ringraziamo il presidente Fico e ci affidiamo alla saggezza del Capo dello Stato”, scrive su Facebook il leader di Iv Matteo Renzi.

Il senatore di Rignano, dunque, mette a verbale lo strappo, una rottura che viene commentata come “inspiegabile” da qualificate fonti dem. Fico avrebbe sentito al telefono, a quanto si apprende, il leader di Italia viva Matteo Renzi prima di salire al Quirinale per riferire sull’esito del suo mandato esplorativo. Fico dovrebbe sentire anche tutti gli altri leader della maggioranza. Renzi lo avrebbe ringraziato “della serietà” con cui ha svolto l’incarico. Il presidente della Camera Roberto Fico, a quanto si apprende, prima di salire al Quirinale ha sentito per telefono tutti i leader della maggioranza.

“La barzelletta che non si chiude sul verbale è, appunto, una barzelletta. Qui lo scontro è altissimo sui contenuti: dal Mes alle infrastrutture, dalla giustizia alla Torino -Lione e ovviamente sui nomi. Crimi ha detto che non intendono cedere su nessuno a cominciare da Bonafede e Azzolina. Domenico Arcuri e Mimmo Parisi non si toccano. Possono sostituire la Catalfo solo se non ci va la Bellanova. E per vicepremier al momento è in ballo Fraccaro con Orlando”. Lo scrive Matteo Renzi, a quanto si apprende, in chat con i parlamentari di Italia Viva.

Ma anche veti incrociati al tavolo sulla squadra. Fumata nera questo pomeriggio a un vertice di Matteo Renzi con Dario Franceschini, Vito Crimi e Roberto Speranza per cercare un’intesa sulla nascita di un governo Conte ter. A quanto apprende l’ANSA da fonti di Italia viva, sia sui temi che sulla squadra, dal Mes al ruolo di Arcuri, non si sarebbero registrate le aperture attese. In particolare, secondo le stesse fonti, Crimi avrebbe detto no alla richiesta di sostituire i ministri Alfonso Bonafede e Lucia Azzolina. In più, sarebbe stato “posto un veto” su Teresa Bellanova al ministero del Lavoro.

“Rimangono le distanze sui contenuti nonostante il lavoro di questi giorni. Non abbiamo parlato di nomi”, dice Maria Elena Boschi di Italia viva uscendo dalla sala della Lupa. “Abbiamo fatto un lavoro importante in questi due giorni con discussioni approfondite. Rimangono distanze, non solo con Iv, anche sull’impostazione di alcuni punti. Siamo fiduciosi che il lavoro per colmare le distanze possa essere fatto da chi dovrà formare il governo e scrivere il programma”, dice il capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio uscendo dalla sala della Lupa. “Il lavoro proficuo è stato fatto ma non sono state esaurite tutte le questioni”, ha concluso.

“Iv ha dato parere contrario su tutto e non si scioglie la riserva su Conte. Entriamo in una fase difficile in cui è difficile che possa accadere qualcosa di diverso dalle elezioni”. Lo dice la capogruppo del Misto al Senato Loredana De Petris, senatrice di Leu.

Iv al tavolo sulla giustizia dice no al lodo-Orlando. Il Pd fa sapere che su ambiente e scuola c’è una ‘significativa convergenza’. Non arranca solo il tavolo del programma per la soluzione della crisi di governo. Veti incrociati in queste ore, a quanto si apprende, stanno bloccando anche l’altra trattativa in corso, con contatti tra i vari protagonisti: quella sui nomi per la squadra di governo di un eventuale Conte ter. Italia Viva, secondo fonti qualificate, sarebbe contraria ai nomi di Alfonso Bonafede e di Andrea Orlando come vicepremier e allo spacchettamento del ministero delle Infrastrutture e dei Beni Culturali. In M5s ci sarebbe un veto sull’ingresso di Maria Elena Boschi al governo e in generale nelle forze di maggioranza viene considerata eccessiva la richiesta di Iv di 3 ministeri di peso per Boschi, Ettore Rosato e Teresa Bellanova.

“Il centrodestra è compatto e ha le idee chiare: non è possibile che la sinistra perda altro tempo, le priorità sono salute e lavoro, non i litigi per poltrone e ministeri. Abbiamo le idee chiare su quello che serve per rilanciare il Paese”. Lo dice il leader della Lega Matteo Salvini, che oggi ha parlato con Berlusconi, Meloni, Toti, Lupi e De Poli.

Intanto il deputato Emilio Carelli lascia M5s per aderire alla componente del misto ‘Centro-Popolari Italiani’.




DRAGHI, COLPO DI SCENA DELLA BCE: TASSI AZZERATI

Redazione Economia

Tassi di interesse a zero, l'ammontare degli acquisti mensili di titoli nell'ambito del 'quantitative easing' esteso a 80 miliardi, l'allargamento del programma alle obbligazioni delle aziende e Tltro a tassi negativi, ovvero le banche potrebbero di fatto essere pagate dalla Bce per fornire credito all'economia. Piu' che un bazooka, una "bomba nucleare", ha scherzato un giornalista durante la conferenza stampa di Mario Draghi, che ha stupito i mercati con un allentamento della politica monetaria molto piu' vasto di quanto si attendessero i mercati, i quali puntavano su un'estensione del 'Qe' da 60 a 70 miliardi e un intervento limitato ai soli tassi sui depositi. Francoforte, invece, non ha solo portato questi ultimi dal -0,3% al -0,4% ma ha abbassato il 'refi', ovvero il tasso di rifinanziamento pronti contro termine, dallo 0,05% a zero e il tasso marginale dallo 0,3% allo 0,25%.

Oltre all'allargamento del 'Qe' ai corporate bond, e' stato poi alzata una seconda volta, dal 33% al 50%, la quota di titoli che l'Eurotower puo' acquistare per ogni singola emissione. E la nuova tornata di 'Tltro', ovvero di prestiti agevolati alle banche condizionati all'emissione di prestiti all'economia, potra' avere tassi bassi fino ai livelli dei tassi sui depositi, ora negativi. Cio' significa, quindi, che le banche, cosi' come ora devono pagare per parcheggiare le riserve nelle casse di Francoforte, potrebbero venire pagate per fornire credito. Questo allentamento senza precedenti, approvato – ha spiegato Draghi – a "maggioranza schiacciante" (e senza Jens Weidmann, il falco della Bundesbank, tra i membri del direttivo con diritto di voto) e' dovuto al radicale mutamento del quadro macroeconomico avvenuto negli ultimi mesi, con il forte aumento della volatilita' dei mercati e una ripresa che ancora stenta. Le nuove stime della Bce illustrate da Draghi stesso parlano chiaro: le stime sul tasso di inflazione nell'Eurozona per il 2016 sono state abbassate drasticamente dall'1% allo 0,1% e quelle sul Pil dall'1,7% all'1,4%.

Sarebbe però superficiale ritenere che Draghi abbia messo in campo l'artiglieria pesante solo per rispondere al deterioramento delle condizioni finanziarie. Come ha sottolineato lo stesso presidente della Bce, andranno "sfruttate le sinergie" di misure che sono l'una il presupposto dell'altra. E' l'abbassamento ulteriore dei tassi e l'allargamento del 'Qe' ai corporate bond che consente agli acquisti di salire a 80 miliardi al mese. Dal momento che la Bce non puo' comprare titoli che abbiano un tasso inferiore a quello sui depositi, l'ulteriore flessione di quest'ultimo consente infatti di allargare la platea di obbligazioni acquistabili. Non dimentichiamo che gia' un anno fa, quando il 'Qe' parti', piu' di un analista aveva paventato che l'Eurotower poteva rischiare di trovarsi presto senza piu' bond da comprare, dato che i rendimenti dei titoli di Stato tedeschi si stavano piantando sotto lo zero su scadenze sempre piu' estese. Cosi' come il nuovo piano 'Tltro' mitiga le possibili ripercussioni dei tassi negativi sulla redditivita' delle banche, un problema che Draghi non ha registrato "a livello aggregato" ma ha riconosciuto che puo' verificarsi.

Il rally sui mercati innescato dalle nuove misure e' pero' sfumato subito e le principali borse europee hanno chiuso negative, con la sola Madrid appena sopra la parita' (+0,07%). L'Ftse 100 di Londra ha perso l'1,78%, il Dax di Francoforte il 2,31%, il Cac 40 di Parigi l'1,70% a 4.350 punti e l'Ftse Mib di Milano lo 0,50%. La brusca inversione di tendenza non e' semplice da interpretare. I listini mostrano una flessione forte e generalizzata dei titoli industriali e delle materie prime (il prezzo del petrolio era pero' tornato in calo gia' stamattina). Cio' e' probabilmente connesso all'impennata dell'euro successiva alla dichiarazione di Draghi secondo la quale non e' previsto un ulteriore abbassamento del costo del denaro. I titoli delle imprese esportatrici che speravano in un tonfo della moneta comune sono quindi stati puniti. L'andamento dei finanziari e' stato invece diseguale. Milano e Madrid se la sono cavata perche gli acquisti sui bancari sono stati abbastanza robusti da limitare i danni.

A Francoforte invece sono andate in rosso anche le banche, sia pur di poco. Cio' esprime probabilmente il differente impatto dei nuovi stimoli sui diversi sistemi bancari dell'Eurozona. Le banche italiane e spagnole, con la pancia piena di sofferenze, hanno guardato con sollievo al nuovo piano di 'Tltro' e all'estensione del 'Qe' ai covered bond, che avra' un impatto positivo su quelle aziende che della banche sono debitrici. Cio' sembrerebbe confermato dalla chiusura in rialzo di Atene (+2,09%) e dalla lievissima flessione di Lisbona (-0,11%). L'erosione della redditivita' degli istituti connessa ai tassi negativi preoccupa invece soprattutto le banche tedesche, come dimostrato dalle forti critiche delle 'sparkasse', le casse di risparmio teutoniche, nei confronti della politica della Bce.




ATTIVISTA AGGREDISCE DRAGHI DURANTE CONFERENZA STAMPA

di Maurizio Costa

Francoforte – Una manifestante ha interrotto la conferenza stampa del governatore della Bce Mario Draghi salendo sul tavolo e gettando coriandoli e fogli al numero uno della Eurotower. Dopo pochi attimi di paura, l'attivista è stata fermata dalle guardie che erano presenti nella sala.

La manifestante, al grido di "End the Ecb dictatorship", ha messo in vista anche una maglietta che mostrava slogan contro lo strapotere della Banca Centrale Europea. Mario Draghi, che è rimasto spaventato appena la ragazza è salita sul tavolo della conferenza stampa, si è coperto il viso dai coriandoli che la manifestante gli ha gettato contro. Finito lo stupore, il governatore della Bce ha continuato il suo discorso, con un tranquillo "continuiamo dove ho interrotto".

La tensione ha Francoforte è alta, soprattutto dopo la creazione della nuova sede della Bce, costata più di un miliardo di euro.

Le parole di Draghi – La conferenza stampa è continuata con tranquillità. Il governatore Draghi ha affermato che il quantitative easing, cioè l'acquisto dei titoli di stato dei paesi membri da parte della Eurotower, "procede liscio, in linea con i volumi annunciati di 60 miliardi di euro al mese". Secondo Draghi, l'immissione di moneta nei circoli dell'economia reale dei vari paesi europei permette una "ripresa, che nell'Eurozona sta accelerando, come mostrano gli indicatori più recenti".

Infine, il governatore della Bce ha affermato che comunque "il programma è molto flessibile e può essere interrotto quando si vuole".

Intanto, Angela Merkel avrebbe affermato, secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco 'Die Zeit', che la Germani sarebbe disposta ad aiutare la Grecia anche in caso di default. Se Tsipras e Varoufakis non dovessero pagare le tranche di debito all'Ue, la Grecia perderebbe ogni sorta di liquidità da parte del Fondo Monetario Internazionale. La Merkel, invece, avrebbe dichiarato che il paese ellenico potrebbe comunque ricevere liquidità, anche nel caso in cui non dovesse pagare il debito. Resta il fatto che Tsipras dovrà presentare assicurazioni all'Ue, presentando un Piano di riforme concreto e un programma generale di privatizzazioni.

Grexit – Anche nel caso in cui la Grecia dovesse uscire dall'Euro (Grexit) la cancelliera Merkel avrebbe dichiarato che l'Europa rimarrebbe a disposizione per aiutare economicamente il governo di Tsipras, fornendo un fondo di emergenza ad Atene.