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Vigilanza Rai boccia Foa: contro la presidenza a Marcello c’è l’asse Forza Italia – Pd

Scontro aperto tra Lega e Forza Italia sulla presidenza della Rai. La frattura si apre di buon mattino, con la bocciatura di Marcello Foa in commissione di Vigilanza grazie al ‘non voto’ dei parlamentari azzurri, schierati con Pd e Leu contro la ratifica dell’ex firma del Giornale. La rottura si consuma nel tardo pomeriggio, con il fallimento definitivo dell’ipotesi di ricompattare il centrodestra sul nome di Foa.

“FI non lo rivoterà mai” avverte Berlusconi. Salvini attacca: “Hanno scelto il Pd per fermare il cambiamento” e la Lega non arretra: “Il cda della Rai è in carica e può svolgere mansioni e funzioni”. La visita, in mattinata, del ministro dell’Interno al Cavaliere, ricoverato al San Raffaele, non serve a riavvicinare le posizioni dei due (ex?) alleati: a San Macuto, gli azzurri restano compatti e la maggioranza giallo-verde raccoglie 22 voti a favore di Foa (uno in meno rispetto a quelli che aveva sulla carta con l’appoggio di Fdi), sotto il necessario quorum di 27.

“Mi rimetto alle decisioni dell’azionista”, commenta Foa, presidente ‘mancato’, lasciando subito intendere che non intende dimettersi dal cda (come fece invece Andrea Monorchio, nel 2005, dopo la bocciatura in Vigilanza) in attesa di un segnale dal governo. Apre così, da consigliere anziano, la riunione lampo del cda di Viale Mazzini che in poco più di venti minuti non può che limitarsi a prendere atto del voto della bicamerale e aggiornarsi a domani. Foa “è una persona libera che ha lavorato nell’ambito dell’informazione del centrodestra, conto che abbia il sostegno di tutto il centrodestra”, insiste da subito Salvini e sembra aprire a un margine di intesa. Più cauta la posizione del vicepremier Di Maio: “Va eletto un presidente della Rai: se ci sarà un’intesa tra le forze politiche su Foa è auspicabile che torni, altrimenti sono le forze politiche che siedono in commissione, nella loro interlocuzione, che possono trovare un’alternativa”. Ma dopo l’arroccamento di Berlusconi sul no, il Carroccio decide di forzare: il consiglio può andare avanti così com’è. Una posizione che evoca chiaramente la volontà di procedere in tempi brevi alle nomine in testate e reti, ma che pone una questione giuridica, oltre che politica. Foa è infatti il consigliere più anziano all’interno del cda, un ruolo contemplato anche dallo Statuto della Rai, e come tale ha coordinato i lavori anche oggi. Le regole prevedono però che eserciti le funzioni del presidente in mancanza di un vicepresidente, che a sua volta può essere nominato solo se la nomina del presidente è diventata “efficace”, cioè abbia avuto l’ok della Vigilanza. Insomma un rompicapo: non a caso oggi in cda Rita Borioni, eletta in quota Pd, chiede un chiarimento tecnico sui poteri del consigliere anziano. “Il cda non è legittimato, non può prendere decisioni senza un presidente reso efficace da voto Vigilanza. Se ascoltano Salvini rischiano la fine del caso Meocci: consiglieri condannati da Corte Conti a pagare 11 milioni”, avverte su Twitter il deputato dem Michele Anzaldi. Chi prova, invece, a sparigliare sono Usigrai e Fnsi, con una doppia proposta a cda e partiti: scegliere per la presidenza Riccardo Laganà, consigliere eletto dai dipendenti di Viale Mazzini, oppure un cronista sotto scorta, simbolo di quel giornalismo esemplare citato di recente anche da Di Maio. Se è stallo sulla presidenza, è già al lavoro, invece, il neo amministratore delegato Fabrizio Salini, impegnato al settimo piano nei colloqui con i primi riporti dei settori della governance e della comunicazione. E scrive ai dipendenti, invitandoli ad essere protagonisti di “una nuova pagina del servizio pubblico”. “E’ mia intenzione – assicura il manager – lavorare con impegno, coniugando creatività e rigore, consapevole che nessun obiettivo potrà mai essere raggiunto senza il pieno coinvolgimento di tutte le donne e gli uomini che, ogni giorno, tramite il proprio lavoro, rendono davvero grande questa azienda”.




Roma, licenziato senza preavviso un lavoratore AMA: era di Forza Italia e ha fatto dichiarazioni alla stampa

ROMA – “Un atto dittatoriale e discriminatorio. Non ci sono altre parole per descrivere quanto accaduto a un nostro delegato di Forza Italia e lavoratore Ama, che senza alcun preavviso è stato buttato fuori dal Presidente e Ad della municipalizzata, Lorenzo Bagnacani. Che, nella sua lettera, lo accusa di aver gravemente leso l’immagine di Ama per alcune affermazioni, rilasciate in una nota stampa del 21 dicembre, in cui semplicemente invitava l’azienda capitolina e il Campidoglio a chiarire sul servizio di raccolta rifiuti nel weekend natalizio fino a Santo Stefano, e sul paventato rischio chiusura delle officine adibite alla manutenzione straordinaria dei mezzi di raccolta. Richieste legittime, avanzate nel rispetto dell’articolo 21 della Costituzione che recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Un articolo che il “paladino della giustizia” Bagnacani evidentemente tenta di calpestare pur di epurare una figura scomoda all’interno dell’azienda. Ricordiamo, tuttavia, all’Ad che Ama è una partecipata del Comune, quindi dei romani, e dunque il lavoratore licenziato, peraltro rappresentante politico e persona onesta al servizio di Ama da quasi 25 anni, ha pieno diritto nel denunciare inefficienze e carenze della municipalizzata: segnalazioni e denunce sempre perpetrate con garbo, educazione e nel rispetto dei ruoli. Quello dell’inefficiente e cialtronesco Bagnacani, dunque, ha tutte le sembianze di un vero e proprio licenziamento “politico” su base ideologica, avulso da qualsiasi contesto democratico. Esprimiamo vicinanza al nostro amico di Forza Italia nella assoluta convinzione che saprà far valere i propri diritti di fronte alle autorità competenti. Al contempo, auspichiamo che tutte le forze politiche condannino questo modus operandi autoritario, in atto in Ama e avallato nel silenzio dall’imbarazzante amministrazione comunale a 5 Stelle”. Così, in una nota, il consigliere regionale FI, Adriano Palozzi.




Confiscati beni a ex parlamentare di Forza Italia Matacena: condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. È latitante a Dubai

REGGIO CALABRIA – La Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria ha eseguito un provvedimento di sequestro e confisca di beni, emesso dalla Corte di Assise d’Appello di Reggio Calabria, nei confronti dell’ armatore ed ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e attualmente latitante a Dubai. La confisca riguarda 12 società in Italia e all’estero, conti bancari, immobili e un traghetto in servizio nello Stretto di Messina, per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro.

Matacena, già condannato definitivamente, nel 2014, a tre anni di reclusione dalla Corte di Cassazione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, è stato riconosciuto quale uomo politico di riferimento delle cosche reggine a salvaguardia dei loro interessi.
Successivamente, è rimasto coinvolto nelle indagini svolte dalla Dia di Reggio Calabria che hanno portato all’emissione di diverse ordinanze di custodia cautelare in carcere, oltre che nei suoi riguardi, anche a carico di sua moglie Chiara Rizzo, per intestazione fittizia di beni, e dell’ex Ministro dell’Interno Claudio Scajola, per averlo aiutato a sottrarsi alla cattura.
Nel giugno 2017, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, su proposta della Procura Distrettuale, aveva confermato la “pericolosità sociale” di Matacena, disponendo nei suoi confronti il sequestro di alcune disponibilità finanziarie e di un immobile all’estero.

Con il nuovo provvedimento, la locale Corte di Assise di Appello, evidenziando che la maggior “parte dei beni che costituiscono il patrimonio del Matacena sono frutto di attività illecite e/o di reimpiego dei loro proventi”, e ravvisando “una oggettiva quanto marcata sproporzione” tra gli investimenti effettuati e i suoi redditi dichiarati, ha disposto il sequestro e la confisca di 12 sue società (per l’intero capitale sociale o in quota parte), di cui 4 con sede nel territorio nazionale (Villa San Giovanni, Reggio Calabria e Roma) e 8 all’estero (Isole Nevis, Portogallo, Panama, Liberia e Florida), nonché di disponibilità finanziarie collocate in conti esteri.
Le società sono attive prevalentemente nel settore armatoriale, immobiliare e di edilizia. Oggetto di sequestro e confisca sono anche 25 immobili aziendali, oltre ad una grossa motonave di oltre 8.100 tonnellate di stazza, utilizzata per attività di traghettamento veicoli e passeggeri nello Stretto di Messina.

Il valore complessivo del patrimonio oggetto del provvedimento odierno supera i 10 milioni di euro. Le aziende sequestrate proseguiranno la loro attività con amministratori giudiziari designati dalla locale Autorità Giudiziaria.




Sondaggi, De Siano (Fi): grazie a presidente Berlusconi centrodestra vola verso il 40%

ROMA – “Cresce Forza Italia, cresce un centrodestra pronto a garantire, con il Presidente Berlusconi leader, una nuova stagione di buon governo al Paese”: Così il Coordinatore regionale campano di Forza Italia, Domenico De Siano, commentando le rilevazioni dei principali istituti sondaggistici secondo il quale il centrodestra sfonda la soglia del 36% dei consensi “confermando – sottolinea il senatore azzurro – il primato di Forza Italia nella coalizione e l’assoluta attrattività del progetto di rilancio del partito e dello straordinario impegno del Presidente Berlusconi grazie al quale, con la Campania ancora una volta protagonista, raccoglieremo e vinceremo la sfida delle Politiche”. “Siamo al lavoro – sottolinea De Siano – e lo siamo con sempre maggiore entusiasmo per lo straordinario impegno del Presidente Berlusconi grazie al quale la nostra coalizione vola spedita verso il 40%”.




Sicilia regionali: Forza Italia riapre a Musumeci


di Paolino Canzoneri

 
PALERMO – La corsa a Palazzo D'Orleans per le prossime elezioni regionali previste per il 5 novembre offre già spunti interessanti e bagarre a mai finire. A pochi giorni dalla decisione del coordinatore di Forza Italia Gianfranco Micchichè di stabilire una intesa con Angelino Alfano che sembrava compiere un passo indietro sugli accordi con il centro sinistra, oggi invece si assiste ad un nuovo capitolo delle complesse strategie politiche messe in atto per raggiungere una certa stabilità necessaria per presentarsi forti e coesi all'elettore che dovrà rimescolare lo scacchiere nel comparto amministrativo della Regione Sicilia. Dopo la rottura di Forza Italia con il candidato Nello Musumeci adesso invece una riapertura sembra tenere banco tra le fila del centro destra: "La soluzione Nello Musumeci è in piedi ma c'è anche una ipotesi Armao". Il coordinatore Gianfranco Miccichè ammette di non essere riuscito a chiudere l'intesa nel centrodestra con Angelino Alfano che al momento invece sembra vicino ad un accordo con il centro sinistra e impegnato a convincere dissidenti di Area Popolare. Nel centro destra stesso anche Miccichè non è immune da critiche levate dal deputato della Lega Alessandro Pagano: "Lui sa che oramai Alfano si è accordato con la sinistra e che il loro candidato sarà Giovanni La Via. Per il PD si tratta di una gatta da pelare in meno dopo il "niet" di Grasso, dopo il fallimento di Rosario Crocetta e dopo che non hanno indetto primarie. A sinistra sono convinti di perdere ma con dignità e di questo si accontentano". Un quadro che non ha risparmiato critiche anche nelle fila dei pentastellati che nella voce di Alessandro Di Battista,  impegnato nel territorio a sostegno del candidato Giancarlo Cancellieri, esprime apertamente il suo dissenso: "Litigano i partiti fra loro, pensa a che livello di disperazione sono arrivati". Il candidato del movimento usa toni altrettanto forti ma prende di mira la "mala gestione" della Regione Sicilia: "Il deficit della regione è di 5,8 miliardi e l'ha fatto chi chiama il movimento 5 stelle inesperto. Se andremo al governo la prima cosa che farò sarà quella di rivolgermi alla Corte dei Conti e li porterò i libri". Cancellieri parla pure dell'annoso argomento degli sbarchi: "Chiederò di diventare commissario straordinario agli sbarchi: per i porti siciliani devono decidere i siciliani. Oggi la Sicilia è la porta di ingresso del flusso migratorio Piangiamo i morti ma la situazione è intollerabile e oggi non abbiamo voce in capitolo mente nella capitale i ministri litigano senza trovare soluzioni". 



CASTELLI ROMANI: DECLINO DI FORZA ITALIA E NUOVI EQUILIBRI NEL CENTRODESTRA

di Chiara Rai

Castelli Romani
– Si avvicina a grandi falcate il giorno fatidico delle elezioni e sui Castelli Romani la battaglia dei consensi risulta quanto mai accesa. Solo pochi anni fa il centrodestra e il centrosinistra si fronteggiavano aspramente ma richiamavano alle urne elettori e consensi in un clima di sana competizione per l'alternanza. Sembrano passati secoli da quando il centrodestra governava la maggior parte dei Comuni castellani e del mare arrivando ad eleggere un proprio esponente quale presidente del Comitato di Rappresentanza della Asl. Tempi nei quali venivano espugnate le roccaforti della sinistra storica e il centrodestra arrivava a governare contemporaneamente le città di Albano Laziale, Ariccia, Marino, Velletri, Nemi, Grottaferrata, Anzio, Nettuno, Pomezia, Ardea.

Ebbene di quei tempi ora sembra esserci solo un opaco ricordo. Il Centrodestra si presenta diviso in quasi tutti i comuni e in particolare Forza Italia sembra vergognarsi di esporre il proprio simbolo in campagna elettorale. Le cause possono essere molte ma sembra impossibile che da quando alla guida di Forza Italia, nella Provincia di Roma, siede un esponente Castellano il partito abbia subito una catastrofica riduzione di consensi e un'emorragia di eletti e simpatizzanti mai vista prima.

Forse la situazione creatasi a Marino ha influenzato i comuni circostanti? E' possibile ma gran parte del lavoro di demolizione va ascritto ad una gestione miope del consenso mirato ad uso e consumo del segretario per le prossime elezioni regionali. Non contenti di aver frantumato il partito a Tivoli, Albano, Ciampino e Civitavecchia lo scorso anno ci si riprova quest’ anno ad Ariccia, Genzano, Nettuno e nella stessa Marino.

A Marino pesano come macigni gli addebiti, veri o presunti, che vengono fatti al Piccolo Leader che ha lasciato dietro di se solo macerie. Sembra dunque che stiano giocando un ruolo importante, oltre al disastro combinato dalle amministrazioni precedenti, anche le azioni che quotidianamente mette in campo la Procura della Repubblica di Velletri. Il Candidato sindaco Stefano Cecchi si sta muovendo nelle intemperie che stanno colpendo le passate gestioni. In questo panorama sta prendendo corpo la candidatura civica appoggiata da Fratelli d'Italia di Sabrina Minucci che ha raccolto il testimone per tutti coloro che, nel centrodestra non si riconoscono nelle passate amministrazioni. Oltre a lei corrono l’ex sindaco, già presidente della Regione e deputato per due mandati Giulio Santarelli, Eleonora Di Giulio che raccoglie parte del centro sinistra e il grillino Carlo Colizza.

Ad Ariccia il segretario provinciale di Forza Italia ha acconsentito a mascherare i pochi riferimenti rimastigli in un calderone civico che raccoglie esponenti che vanno dall'estrema sinistra alla destra palozziana. Tutto ciò per sfruttare il forte consenso che sembra stia ottenendo il candidato sindaco Di Felice. I consiglieri uscenti di Forza Italia hanno preferito appoggiare la lista di Fratelli d'Italia capeggiata da Cuccioletta quale candidato sindaco. Quattro i candidati a sindaco di Ariccia dunque, oltre a Di Felice e Cuccioletta corrono Mauro Serra Bellini che si presenta sostenuto dal Pd e una discreta coalizione di centrosinistra che però ha visto la defezione dell’ex piddina e presidente del Consiglio comunale Luisa Sallustio che corre sola con l”Italia dei diritti” e dall’Idv. Rita Foligno si candida con il Mo
vimento 5 stelle.

A Genzano accade l'esatto opposto di Ariccia, a fronte della candidatura del consigliere comunale Fabio Papalia, quale candidato Sindaco di un raggruppamento civico di centrodestra, Forza Italia decide di esporre il simbolo e andare da sola per marcare in altro modo la propria diversità.
Tutto ciò avviene a pochi mesi dal terremoto causato dall'emorragia provocata dalla scelta autonomista di Area Democratica che affiancando Fratelli d'Italia e confluendo nel nuovo partito ha ridotto ai minimi termini gli esponenti eletti in comuni importanti come Albano e Velletri. Area democratica con 5 consiglieri comunali ha rafforzato il partito della Meloni in netto dissenso con la politica suicida del coordinatore provinciale di Forza Italia. In questo caos epocale fare pronostici su ciò che accadrà risulta
molto complesso.

Di certo la scelta di Grillo di scomunicare i suoi adepti su alcuni comuni rende ancor più complesso il quadro. E di fatto sembra che la bandiera ammainata dal centrodestra e da Forza Italia in particolare sembra dare il passo, al Sindaco uscente Gabbarini, per una larga vittoria al primo turno a Genzano. Del resto Gabbarini è ancora sostenuto da un ampia coalizione di centrosinistra e ha governato bene portando a casa numerosi risultati e le primarie sono state già un grosso banco di prova.




PROVINCIA DI ROMA, FORZA ITALIA AL COLLASSO: BOTTA E RISPOSTA TRA PALOZZI E SILVESTRONI

Red. Politica
Roma
– “Trovo fuori luogo le esternazioni, rilasciate a mezzo stampa dal coordinatore provinciale FdI Marco Silvestroni che, invece di lavorare per un centrodestra realmente unito e coeso in ottica elettorale, continua a scagliarsi contro il suo storico e naturale alleato, Forza Italia. – Con queste parole il consigliere regionale Forza Italia Adriano Palozzi interviene sulle dichiarazioni rilasciate dal coordinatore provinciale di Fratelli d'Italia-AN Marco Silvestroni riguardo il passaggio di molti esponenti di Forza Italia nelle fila di Fratelli d'Italia – Pur comprendendo lo slancio di gioia di Silvestroni per l’adesione in FdI di Andrea Volpi  al quale rivolgo il mio personale “inboccallupo”, – prosegue Palozzi – nonostante non ne condivida le scelte, reputo tuttavia inaccettabile il fatto che il coordinatore provinciale sembra quasi compiacersi nell’osservare un centrodestra spaccato, come se Forza Italia fosse l’avversario politico numero uno: più del Pd, più della demagogia grillina. Noi, al contrario dell’esponente meloniano, nell’area metropolitana abbiamo sempre operato per costituire un centrodestra unito e forte, lasciando da parte inutili egoismi e sterili personalismi. Ed è per questo che, nell'ipotesi in cui i nostri candidati non riuscissero a superare il primo turno nei Comuni al voto in provincia, sarà nostra intenzione aprire le porte, con senso di responsabilità e dialogo democratico, a un eventuale candidato sindaco espressione di tutto il centrodestra. Un gesto, il nostro, – ha detto ancora Palozzi – che la dice lunga sulla volontà di Forza Italia di lavorare al fianco dei nostri alleati, su principi di lealtà e buonsenso. Forza Italia che rimane il primo partito di centrodestra in provincia di Roma. Auspico, dunque, – conclude Adriano Palozzi – si possa ritrovare quanto prima quella serenità e quell’unione di intenti che ci ha già visti alleati e vincenti in tanti comuni dell’area metropolitana”.

Immediata la risposta da parte del coordinatore provinciale di Fratelli d'Italia Marco Silvestroni:  "Caro Adriano, – ha detto Silvestroni in riscontro alle dichiarazioni di Adriano Palozzi – sono io che non capisco, – ha proseguito Silvestroni – perché fin dal 2014 Forza Italia con un atteggiamento arrogante vanifica ogni sforzo per vincere le elezioni amministrative: prima a Civitavecchia e Tivoli, poi ad Albano  e oggi a Nettuno e Ariccia dove Forza Italia non presenta neanche il simbolo. La scelta di Roma di appoggiare un noto imprenditore di sinistra non trova poi giustificazione alcuna.
È inutile mistificare la realtà dei fatti, ma se Adriano Palozzi non è l'artefice di queste scelte scellerate sappia che la costruzione del nuovo centrodestra è iniziata e che non è più rappresentato da Forza Italia. Se Adriano Palozzi vuole seguire le orme dei tanti suoi dirigenti – ha concluso il coordinatore provinciale di Fratelli d'Italia-AN – è il benvenuto in Fratelli d'Italia-AN".
 




ELEZIONI: BERLUSCONI A MILANO PER SCENDERE IN CAMPO CON FORZA ITALIA

Redazione

Milano – “C’è un bisogno drammatico di cambiamento. La sinistra ha dato prove pessime nel governo delle città in cui è riuscita ad avere i suoi sindaci. Milano è tra queste. Non ha fatto nulla di nuovo, si è preso meriti non suoi inaugurando cose che avevamo fatto noi. Noi cercheremo di avere un sindaco che si comporti come un milanese vero, noi siamo gente concreta che ha voglia di lavorare”. Lo ha detto Silvio Berlusconi inaugurando la campagna elettorale per le comunali. “Noi con questo gazebo siamo qui a domandare ai milanesi quali sono le cose che vorrebbero veder realizzate nel loro quartiere. Abbiamo già raccolto 4mila risposte particolari che saranno elaborate per un programma per i primi 100 giorni di governo”. “Al di là di tutte le dichiarazioni buoniste, ci hanno tolto la sicurezza, ci sono troppi quartieri abbandonati a se stessi. Non siamo sicuri nè nelle strade nè a casa nostra perché aumentano furti nelle abitazioni e chi viene trovato a rubare non viene trattenuto”.




IL PD DICE ADDIO A FORZA ITALIA: LA ROTTURA DEL PATTO DEL NAZARENO E' COMPLETATA

A. D. M. 

Fuori definitivamente senza se e senza ma, un modo per celebrare le esequie di una stretta di mano che si è verificata perdente col passare del tempo. Saltano tutti i presidenti delle commissioni parlamentari targati Forza Italia. La fine del Patto del Nazareno passa anche attraverso il rinnovo della guida delle 14 commissioni della Camera, rinnovo che arriva sempre a meta' della legislatura. Le previsioni della vigilia delle votazioni sono tutte confermate e sanciscono la scelta del Pd di fare a meno definitivamente dell'ex alleato Forza Italia, ormai nel ruolo di opposizione.
Ma la maggioranza si blinda anche 'facendo fuori' i vicepresidenti targati M5S con una sola eccezione, quella di Alfonso Bonafede, l'unico riconfermato nel ruolo di vicepresidente della commissione Giustizia di Montecitorio. Non sono stati eletti, invece, tutti gli altri vicepresidenti a 5 stelle: Alessandro Di Battista agli Esteri, Carla Ruocco alle Finanze, Giorgio Sorial al Bilancio, Danilo Toninelli agli Affari Costituzionali, Davide Crippa alle Attivita' produttive.
Confermati, invece, gli ex M5S come Massimo Artini, Walter Rizzetto e Adriano Zaccagnini. Questi i nuovi presidenti delle commissioni della Camera: il capogruppo di Scelta Civica, Andrea Mazziotti di Celso, sostituisce l'azzurro Francesco Sisto alla guida della commissione Affari Costituzionali. Sostituito anche Elio Vito (FI) da presidente della commissione Difesa dal deputato Pd, Francesco Saverio Garofani.
Alla commissione Finanze, il presidente di FI (almeno in origine, perche' ormai fittiano) Daniele Capezzone e' stato sostituito da Maurizio Bernardo, deputato di Ap. La Dem Flavia Piccoli Nardelli, gia' vicepresidente della commissione Cultura, subentra come presidente al posto di Giancarlo Galan. Alla guida della commissione Affari Sociali, invece, e' stato eletto Mauro Marazziti deputato 'Per l'Italia-Centro Democratico' che sostituisce Pierpaolo Vargiu (Scelta Civica).
Confermati poi tutti gli altri presidenti: Donatella Ferranti (Pd) alla Giustizia; Francesco Boccia (Pd) al Bilancio; Fabrizio Cicchitto (Ap) agli Esteri; Ermete Realacci (Pd) all'Ambiente; Cesare Damiano (Pd) al Lavoro; Luca Sani (Pd) all'Agricoltura; Guglielmo Epifani (Pd) alle Attivita' produttive; Michele Meta ai Trasporti e Michele Bordo (Pd) alle Politiche Europee




FORZA ITALIA : FITTO ESCE DAL PARTITO. BERLUSCONI:"CI TOLGONO UN PESO"-.

di Matteo La Stella

Raffaele Fitto rompe gli indugi e alla trasmissione in ½ ora, al cospetto di Lucia Annunziata, mette il punto, in via del tutto ufficiosa per adesso, alla sua permanenza in FI. Una risposta netta quella dell'europarlamentare dissidente, che arriva sulla scorta delle parole esplosive lanciate da Silvio Berlusconi durante il suo tour promozionale in Puglia per appoggiare Adriana Poli Bortone. Proprio da Lecce, il Cavaliere, aveva definito l'europarlamentare un “traditore” per aver varato la lista “oltre con Fitto” in vista delle elezioni regionali in Puglia. -”Qualcuno voleva andare oltre, ma per me è andato fuori" , aveva ironizzato Silvio Berlusconi esternando la scissione dal ribelle. Queste parole avevano innescato un botta e risposta della durata di due giorni, che il 17 maggio ha visto il suo epilogo andare in onda su Rai 3. 
L'europarlamentare, già lontano dalla dottrina del partito dai tempi del patto del Nazareno, afferma -”Forza Italia non c'è più”-. Per Fitto -” FI è un capitolo chiuso”- e Berlusconi una -”leadership che ha concluso la sua esperienza”-. -”Noi”-, dice l'ormai “divorziato” europarlamentare-”abbiamo bisogno di andare oltre per un centro destra moderno”- riferendosi alla sua neonata lista che, passate le elezioni parlamentari, sogna un posto nel panorama politico nazionale. Durante il suo intervento, Fitto annuncia anche di aver inviato due lettere: la prima al capogruppo del PPE (Partito Popolare Europeo) in cui allega le spiegazioni del suo allontanamento dal partito. La seconda lettera, invece, all'indirizzo del capogruppo dei Conservatori e Riformisti Europei al quale esprime il desiderio di aderire allo schieramento. Fitto sembra abbagliato dai moderati inglesi, e ritiene che un passo nella loro direzione possa essere il -”Primo ed importante punto di riferimento”-. Inoltre, per accentuare la spaccatura che sta interessando il suo ex partito, annuncia che sono tante le persone che in FI condividono la sua posizione, ma che non hanno il coraggio di ammetterlo.
All'addio di Fitto, l'ex premier Berlusconi risponde che da FI ogni tanto c'è qualcuno che se ne va, ma -”Ci tolgono un peso”- e chi è uscito dal partito – “non è mai finito molto bene”-. Sottolinea, infine, come al paese non servano i -"Mestieranti della politica"- ai quali della gente non interessa nulla.
La sassaiola di dichiarazioni, che li vede protagonisti in casa FI ormai da alcuni mesi, sembra essere al tramonto. Silvio Berlusconi gli indica la porta mentre Fitto sta mettendo gli ultimi consensi in valigia, prima di partire formalmente alla conquista del centro destra.




RENZI: "LA SINISTRA MASOCHISTA SERVE A RIANIMARE FORZA ITALIA"

di Angelo Parca

I perdenti vengono immediatamente snobbati dal premier Matteo Renzi che non perde occasione per crticare quella parte di sinistra che non lo sostiene e cita l'esempio della Liguria dove la sinistra ha perso le primarie. Eppure sulle prossime Regionali e, in particolare, sulle candidature in Campania continua a non vedere i candidati "impresentabili" che sostengono il sindaco De Luca: "Alcuni candidati mi imbarazzano eccome, però dico che liste Pd sono pulite. Noi siamo intervenuti in modo molto forte sul Pd, Su alcune liste collegate al Presidente si può discutere, ci sono candidati che non voterei neanche se costretto".

Dubbi sulle primarie. A proposito di elezioni, Renzi parla anche di primarie: "Valore insostituibile – dice – le preferisco ai "caminetti" in cui decidono dieci addetti ai lavori in una stanza". Ma, ammette, «nei prossimi due anni dobbiamo cambiare modello di partito e dunque capire come organizzarci. Sono aperto alle diverse soluzioni, ad esempio al modello americano". A proposito di primarie, il premier chiama di nuovo in causa il caso Liguria: "Cofferati ha perso ed è scappato col pallone", attacca Renzi. "La Liguria è l'ultima spiaggia per Berlusconi. Lì è accaduta una cosa semplice: la sinistra masochista ha perso le primarie ma", piuttosto che far vincere il Pd, "preferisce rianimare Forza Italia". Matteo Renzi parla al videoforum di Repubblica e accusa l'opposizione di sinistra. "Ha preferito rianimare con il massaggio cardiaco Forza Italia. L'unica possibilità di Forza Italia è quella di essere rianimata dalla sinistra masochista – aggiunge -. La partita in Italia è tra la sinistra e una destra che spero all'americana".

Il premier parla del nascituro Partito della Nazione: "Non è un minestrone in cui entra di tutto – spiega -. ma un partito di sinistra con una visione riformista del paese che si allarga ad elettori che possono avere anche una visione piu' radicale. Mi sembra del tutto evidente che gli elettori del Pd non moriranno democristiani". Quindi rivendica la componente sociale della sua riforma del lavoro. "Il Jobs Act è una norma di sinistra, di sinistra riformista – dice -. Una rivoluzione veramente di sinistra perché fa conoscere cos'è il mutuo a chi non ne aveva idea fino a ieri". E sottolinea ancora: "Il gruppo dirigente del Pd è plurale – aggiunge il premier -. Non c'è D'Alema, ma ci sono tanti altri che vengono dai Democratici di Sinistra".