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Gentiloni in India e il caso Marò: vergogna no limits

Che questo governo, e questo partito che ha la maggioranza soltanto in aula, ormai, avesse certe caratteristiche, ci eravamo già convinti guardando l’ex-premier Matteo Renzi. Il quale, volendogli fare un appunto sulla questione dei Marò, non aveva emesso il minimo fiato, glissando, come suo costume, su questioni scabrose come quella. Per riassumere: tutto incomincia quando gli Indiani, con una falsa notizia riguardante uno scafo di presunti pirati – che all’epoca imperversavano in quei mari – attirano in un’imboscata la Enrica Lexie, costringendola ad invertire la rotta e a far tappa nel porto di Kochi.
I due marò in servizio antipirateria, – per il quale riceveranno un bonus di 15 euro al mese, mentre il governo italiano che li mette a disposizione prenderà molto di più dalle imprese armatoriali che ne utilizzano il servizio – i sottufficiali Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, due S. Marco, cioè l’eccellenza delle nostre Forze Armate, sono indotti a scendere dalla nave, con la scusa di identificare il barchino pirata.
Vengono poi trattenuti, con la falsa accusa di avere ucciso due pescatori locali, scambiandoli per pirati. Tutto questo avviene fra il 12 e il 13 febbraio 2012. In India è tempo di campagna elettorale. L’avversario più pericoloso di Narendra Modi è Sonia Gandhi, italiana, anche se ormai di fatto indiana. Il sospetto è che tutta la manfrina – perché di questo si tratta – sia stata orchestrata per screditare gli Italiani, e di conseguenza la Gandhi, è una certezza.
Pare, secondo i giornali dell’epoca, che Narendra Modi sia una persona ‘non troppo corretta’, diciamo così, e che in politica abbia pochi scrupoli. In effetti, trattenuti i due marò, si scaglia contro di loro, minacciando la pena di morte per terrorismo.
Il governo italiano commette un altro errore capitale, elargendo la somma di 600.000 euro alle famiglie dei pescatori uccisi, e di fatto cadendo nella trappola e ammettendo la colpa, nella certezza che la questione si sarebbe risolta con un favoloso – per l’India – risarcimento; in conseguenza del quale le famiglie delle vittime si sono dovute trasferire in quartieri più consoni alla loro nuova condizione economica.
Ma nulla serve, anzi, gli Indiani pretendono di sbarcare anche gli altri S. Marco della pattuglia in servizio sulla Enrica Lexie, cosa che viene loro negata, e che provoca il blocco della partenza della nave. Arrivano al punto di fare affondare il peschereccio della morte, scena del crimine, prova decisiva per la risoluzione del fatto.
Infatti, già dalle scene mandate in onda dai TG, si vede chiaramente la traiettoria dei proiettili, parallela alla superficie dell’acqua, e non proveniente da quaranta metri più in alto, come sarebbe se i colpi fossero partiti dalla Enrica Lexie.
In più, le tracce sul legno mostrano l’effetto di una pallottola più grossa di quelle dei Beretta AR/70/223 in dotazione ai marò, di cal. 5,56. Verrà poi accertato, in sede di perizia balistica sulla pallottola repertata nel cranio di uno dei due malcapitati, che il calibro è più grande, un cal. 30, corrispondente a quello delle armi automatiche montate sui barchini della guardia costiera dello Sri Lanka, notoriamente in caccia di barche da pesca che violino le loro acque territoriali, e sulle quali sparano senza preavviso: insomma, una guerra tra poveri.
Non contenti, pretendono, i padroni di casa, violando anche un diritto di extraterritorialità – ma tant’è, contro la forza la ragion non vale, specialmente se diritto non c’è, e neanche democrazia – di salire sulla Enrica Lexie, millantando il fatto che certamente i militari italiani hanno sparato con altre armi, che non quelle in dotazione, e le hanno poi nascoste sulla nave.
Anche in Italia, purtroppo, si scatena l’anti-marò: sono definiti, sui media ma soprattutto sui social, ‘assassini di Stato’,condannati senza processo da certe parti politiche ben precise, che per cultura e tradizione non gradiscono i militari.
Ciò che crea qualche dubbio, subito fugato dalle dichiarazioni di Max e Salvo, è il fatto che effettivamente qualche ora prima del dirottamento hanno respinto un attacco di pirati, ma sparando in acqua alla prua del barchino, che subito si è allontanato, quando gli occupanti si sono resi conto che l’Enrica Lexie aveva una scorta armata. In più, secondo i tracciati satellitari, al momento dell’attacco al peschereccio, e suo conseguente approdo nel porto di Sochi, la Enrica Lexie era fuori delle acque territoriali dell’India, in acque internazionali, ben lontana dal peschereccio colpito, e in un orario molto diverso da quello della sparatoria. Di questo esistono ampie e rivelatrici documentazioni.
Per gli accusatori, quel barchino era la barca dei pescatori, e i due non hanno sparato in acqua, ma addosso agli uomini. E qui il nostro governo si è calato i pantaloni, ordinando l’immediato rientro dei marò in India. Infatti, rimpatriati provvisoriamente per poter adempiere all’obbligo elettorale, Max e Salvo avrebbero dovuto rimanere in Italia, dato che secondo gli artt. 10 e 26 della nostra Costituzione, l’estradizione è vietata nei confronti dei paesi in cui vige la pena di morte – come, appunto, l’India.
Nonostante questo, e ‘ordinato’, sembra, anche dall’Ammiraglio Di Paola e dall’allora presidente del Consiglio Mario Monti, i due marò furono, contro ogni regola, rispediti a Delhi, dove l’opinione pubblica, fomentata da Narendra Modi e dal suo partito, ne chiedeva la condanna alla pena capitale. In realtà, mai nessuna incriminazione è stata indirizzata ai nostri due eroi, né alcuna accusa ufficiale è stata mai formulata. Viene da pensare che troppa acqua avrebbero fatto quelle accuse, che avrebbero comportato l’intervento ufficiale di avvocati, e quindi l’esame pedissequo di tutti i fatti contestati.
Ma non siamo qui a raccontare una storia ormai ben nota. Dopo cinque anni, a bocce ferme, e con Girone e Latorre ormai rimpatriati, anche se con gravissimi danni psicologici derivanti dalla ingiusta detenzione di fatto, alcuni giornali scrivono che l’India li rivorrebbe indietro. Dopo cinque anni, quindi, il nostro attuale presidente del Consiglio Gentiloni si è recato in viaggio d’affari a Delhi, portando a casa contratti per 16 mld di euro, a favore di industrie italiane.
Non una parola sui marò. Anzi, solo una piccola frase, ‘tutto concluso’, che denoterebbe una sorta di perdono giudiziale. Siamo proprio al colmo della vergogna. Questi due servitori dello Stato a basso costo sono stati ingiustamente arrestati, imprigionati, umiliati, intimiditi, additati all’opinione pubblica di tutto il mondo come assassini, senza una parola di scuse.
L’Italia ha fatto da sponda per la sua elezione proprio a quel Narendra Modi che ha firmato i contratti ad un Gentiloni con il cappello in mano, e che si è andato, con il suo bel sorriso da Hollywood, a prostrare more ferarum a chi ha fatto tanto danno alla nostra nazione. In più, promettendo – il massimo dell’assurdo – che lo Yoga sarà inserito nei programmi scolastici, e promettendo più considerazione per gli Hare Krihsna.
Ben potrebbe Modi dire come Alfredo Germont, nella Traviata, davanti a Violetta Valery:”Questa donna pagata io l’ho”, gettandole il denaro sul viso; glissando poi sulla faccenda dei dodici elicotteri della Finmeccanica, di cui poco s’è parlato, ma che furono leva di ‘ricatto’ anch’essi. E per i quali pare che all’epoca siano stati pagati alcuni milioni di dollari di ‘provvigione’ ai funzionari che li avevano ordinati.
Insomma, da tutto questo appare chiaro che abbiamo gran parte della classe politica senza dignità e senza orgoglio. Una classe politica – identificata con il partito al potere – che non difende i suoi figli, ma che si prostra dinanzi a 16 mld di commesse, senza un fiato; anzi, stringendo più mani possibile, sorridendo il più possibile, prostrandosi in tutti i ‘modi’ possibili e immaginabili.
Nulla hanno riportato i ‘giornaloni’ in proposito: tutto va bene, purchè portiamo a casa i soldi.
Doppio effetto: positivo per la campagna elettorale del partito, e per quella privata di Gentiloni, che, secondo alcuni bene informati, vorrebbe scalzare Matteo Renzi. Positivo, infine, per le aziende che di detti miliardi godranno, e che a buon diritto potranno ricambiare la cortesia in termini di finanziamenti.
Rimangono due figure, le uniche pulite di questa brutta pagina di storia italiana, Massimiliano Girone e Salvatore Latorre, due pugliesi doc, sottratti alle famiglie ingiustamente per più di tre anni, trattati da assassini – purtroppo anche in patria – sottoposti a pressioni psicologiche non raccontabili, ma comunque sempre pronti al ‘dovere’, a schiena dritta; un dovere malinteso da chi ne aveva in mano le sorti. Due persone che meritano che si facciano loro le scuse più ampie, mettendo finalmente alla gogna il comportamento dell’India, e quanto sarebbe logico: ma soprattutto quello di chi, dall’Italia, ha brigato anche contro la Costituzione e la legge per fare in modo di favorirla, negando ogni azione tesa a riportare in patria i due militari, e rimandandoli a Delhi con una palese violazione del loro diritto; nonostante un avvocato di quella parte avesse espresso il suo appoggio al ritorno dei marò. Ben diverso il viaggio di Trump in Cina. Non con il cappello in mano, né prostrato ‘more ferarum’.
Si sa che l’America, potrà avere tutti i difetti del mondo, ma se c’è un suo figlio in difficoltà, in qualunque parte del mondo, si mobilita. Il bottino di Trump è di 253 mld di dollari, il che fa apparire come una mancia i 16 mld di Gentiloni. Oltretutto raccattati rinunciando alla dignità di un intero popolo – che lui dovrebbe essere in grado di governare – e a quella di due persone perbene, con tutte le loro famiglie.
Chi risarcirà Max e Salvo degli anni in cui hanno dovuto rinunciare – sebbene completamente innocenti – alla presenza della famiglia, alla crescita dei figli, alla compagnia delle loro mogli? E soprattutto, nessuno li ha definitivamente e ufficialmente riabilitati: anche questo fa parte delle pretese di Narendra Modi? Dovremo rimanere con il fiato sospeso fino al 2018, anno in cui si presume che la corte generale dell’Aja si pronunci? O l’India non vorrà rinunciare, a questo punto, a fare la figura dei cattivi, spingendo per una condanna? Chi ci garantisce che domani Modi non pretenda indietro i due marò, e, soprattutto, chi glie lo potrà impedire, dato che dopo anni ha chiesto di poter processare anche gli altri quattro S. Marco presenti in quei giorni sulla Enrica Lexie? Non certo Gentiloni, non certo il nostro governo, non certo il partito che ne governo ha la maggioranza, anche se è una maggioranza soltanto in aula.
Roberto Ragone