1

Giovanni dietro Falcone – quinta puntata: tutto non torna

Falcone atterra insieme a Francesca Morvillo alle 16 e 45 del 23 maggio 1992 a Palermo. Ad aspettarli tre auto blindate. Una croma marrone con Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Di Cillo; una azzurra con Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo e una bianca dove siedono Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Giuseppe Costanza. A seguirli Gioacchino La Barbera pronto a dare il segnale ai killer. Alle 17 e 57 l’autostrada A29 che porta da Punta Raisi a Palermo, all’altezza dello svincolo per Capaci salta in aria. La croma marrone viene catapultata fuori della carreggiata, quella bianca col giudice Falcone si infrange contro un muro di detriti.

Cliccare sulla foto per guardare il video servizio

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 11/7/2019

Nella strage ancora una volta si può ravvisare il coraggio estremo degli agenti di scorta. Angelo Corbo esce dalla croma azzurra e con l’M12 in mano si avvicina al giudice. Vuole proteggerlo fino all’ultimo. Falcone e Morvillo vengono trasportati in ospedale dove moriranno poco dopo. Nello stesso momento sul luogo della strage iniziano a muoversi entità esterne a cosa nostra che provvedo a terminare il lavoro.

30 gennaio 2002 la Cassazione conferma 21 condanne tra le quali molti ergastoli. Ma sono troppi i quesiti rimasti aperti….

Perché Toto Riina decide di cambiare il luogo e le modalità di omicidio?
Perché fu sottovalutato l’allarme di Elio Ciolini (neo fascista legato ai servizi segreti deviati) che preannunciava una stagione di stragi e bombe dopo l’omicidio di Salvo Lima? Perché le preoccupazioni del ministro Sotti sulle parole di Ciolini furono definite una Patacca da Giulio Andreotti?
Quali indicazioni possono dare la pentrite e la T4 rinvenuti dall’FBI nell’esplosivo? Ma ancora, dove portano il foglietto con annotazione dell’indirizzo del Sisde, la telefonata misteriosa in America, il ritrovamento di guanti, una torcia e del dna di una donna, la presenza di un furgone della Sip, i diari di falcone, le parole di Riina e le foto sequestrate ad Antonio Vassallo e il ruolo in questa sparizione del questore Arnaldo La Barbera che oggi sappiamo esser stato al soldo del sisde col nome in codice Rutilius?




Giovanni dietro Falcone – quarta puntata: un uomo lasciato solo

Paolo Borsellino aveva capito tutto. Giovanni Falcone era stato lasciato solo. Lo Stato e la magistratura gli avevano voltato le spalle. Falcone inizia a morire il 19 gennaio 1988 quando il Consiglio Superiore della Magistratura gli preferisce Antonino Meli a capo dell’ufficio istruzione. È il 23 maggio 1992, ore 17 e 57. Mezza tonnellata di esplosivo apre una voragine di 140 metri sull’autostrada A29 che dall’aeroporto di Punta Raisi conduce a Palermo. (pausa). Il primo ad arrivare è Antonio Vassallo, un fotografo. Ma cosa è successo prima della strage. Antonio Vassallo fa il nome di Giovanni Battaglia… Sulla collina, dove oggi si legge in carattere la scritta No Mafia, vengono ritrovati mozziconi di sigarette, un pizzino con il numero di telefono di un uomo dei servizi segreti…

Cliccare sulla foto per guardare il video servizio

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 4/7/2019



Giovanni dietro Falcone – terza puntata: la genesi del maxi processo a cosa nostra

A metà degli anni ’80, il maxi processo a Cosa Nostra inizia a prendere forma. Nell’84 il boss dei due mondi, Tommaso Buscetta, conosciuto con il soprannome di Don Masino rompe il muro del silenzio e dell’omertà. Descrive a Falcone la gerarchia di Cosa Nostra, ma già prima il vice questore Ninni Cassarà, giovane vice capo della mobile di Palermo, insieme al maggiore dei carabinieri Angiolo Pellegrini, aveva stilato il famoso rapporto “Michele Greco + 161” grazie alla fonte “prima luce”, nome in codice del mafioso Totuccio Contorno.

Cliccare sulla foto per guardare il video servizio

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 27/6/2019

La mole di dati da catalogare e collegare per arrivare al Maxi processo è enorme. Ad aiutare il pool anti mafia sarà l’ex autista di Rocco Chinnici scampato per miracolo all’attentato di via Pipitone Federico, Giovanni Paparcuri. Il 16 aprile 85 nasce la banca dati del maxi processo.
Il bunkerino nel tribunale di Palermo era costituito di 4 stanze. Una era riservata all’archivio dei dati più sensibili: i documenti bancari, le intercettazioni e i faldoni delle indagini sull’omicidio del generale Dalla Chiesa. È lì che il giudice a latere, Pietro Grasso, incontrerà per la prima volta il maxi processo… a presentarglielo è Giovanni Falcone.

Cliccare sulla foto per guardare il video dell’intervista

L’intervista alla dottoressa Patrizia Torretta Direttore tecnico superiore psicologo della Polizia di Stato attualmente in forza presso il Servizio Postale delle Comunicazioni. All’epoca dei fatti Ispettore di polizia (1988 al 1999) dove operava nel nucleo centrale anticrimine specializzato nel contrasto alla mafia

Ma dietro il lavoro estenuante di questi integerrimi giudici, c’è la vita quotidiana. Fatta anche di amicizie e legami indissolubili: ne sono un esempio Borsellino e Falcone.




Giovanni dietro Falcone – seconda puntata: una vita blindata

Abbiamo concluso la nostra prima puntata su Giovanni Falcone, ricordando le parole di Antonio Montinaro. L’agente faceva continuo riferimento al sentimento della paura che era spesso la protagonista durante gli spostamenti del giudice istruttore.

Dai racconti degli uomini della Quarto Savona 15, Falcone esce come un personaggio forte: non trasmettere mai l’ansia e l’inquietudine di essere il principale bersaglio di Cosa Nostra.

Cliccare sulla foto per guardare il video

Giovan Battista Guttadauro afferma nel reportage: “tutti avevamo paura”. D’altronde Falcone aveva subito diversi tentativi di attentato. Il primo nel carcere dell’Ucciardone a Palermo dove Salvatore Sanfilippo, che si era riuscito a procacciare un’arma da fuoco, avrebbe dovuto ucciderlo mentre il giudice istruttore era impegnato nell’interrogatorio a Ignazio Lo Presti, costruttore edile ritenuto in stretto legame col boss Salvatore Inzerillo. Fino ad arrivare al famoso 20 giugno 1989, località Mondello: sul litorale dell’Addaura Falcone e sua moglie Francesca Morvillo avevano affittato una villa per l’estate. Quel giorno il magistrato aveva invitato due colleghi svizzeri. Ma appena giunti sul posto, i ragazzi della scorta si accorgono che sulla scogliera vi era del materiale da sub: nella sacca saranno rinvenuti diversi chili di dinamite. L’agente Agostino che si occuperà delle indagini sull’Addaura verrà ucciso da Cosa Nostra. Michele Greco, detto il papa, boss di primo calibro paragonava Falcone a Maradona: l’unico modo di togliergli la palla è fargli lo sgambetto.

Ma il giudice per essere ucciso doveva rimanere solo. È così che l’aria all’interno del tribunale di Palermo, rinominato ad hoc Palazzo dei Veleni, si fa irrespirabile. Dopo la sentenza di primo grado del Maxi Processo, il consigliere istruttore Antonino Caponnetto decide di tornare a Firenze e di dimettersi. Borsellino già è alla procura di Marsala. Tutti si aspettano che il Csm elegga Falcone a capo dell’ufficio istruzione. Ma nel 1988 il Consiglio Superiore della Magistratura gli preferisce Antonino Meli, 16 anni più anziano di lui ma con zero esperienza in tema di mafia. Voterà contro anche l’amico di Falcone, Vincenzo Geraci: Meli era sopravvissuto ai campi di sterminio, la sua giustificazione. Nel reportage riportiamo una serie di sconfitte che Giovanni Falcone ha dovuto subire con l’intento di metterlo all’angolo, di non farlo più lavorare con la solita dedizione.

Dietro Falcone c’era però Giovanni, il marito di Francesca Morvillo. Anche lei magistrato. Si erano sposati nel silenzio costretti dalle esose misure di sicurezza alle quali era obbligato il giudice. Francesca Morvillo è la donna delle intime confidenze e dei puntuali consigli, ma anche moglie attenta al buon successo lavorativo del marito.

In un biglietto che Francesca Morvillo lascia all’interno di un libro nell’ufficio di Falcone, si trovano le seguenti parole che riflettono l’amore e il legame che univa i due: “Giovanni, amore mio, sei la cosa più bella della mia vita. Sarai sempre dentro il mio cuore così come io spero di rimanere viva nel tuo cuore”.




Giovanni dietro Falcone – prima puntata: i suoi angeli custodi

Nel 1979, Giovanni Falcone arriva a Palermo chiamato dal consigliere istruttore Rocco Chinnici. Da quel momento con Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e poi anche Leonardo Guarnotta, la Procura di Palermo diverrà il centro nevralgico per la lotta alla mafia. Chinnici si era insediato al posto di Cesare Terranova ucciso il 25 settembre 1979. Per i magistrati l’aria di Palermo era insopportabile. Le parole di due agenti della tutela e scorta della Polizia di Stato, Diego Bonsignore e Giovan Battista Guttadauro ci riportano indietro ai quei giorni. Falcone diventa l’effige della lotta alla criminalità organizzata e perciò bersaglio preferito dalla cupola di Cosa Nostra. È l’inizio di una vita blindata: 6 macchine di scorta e un elicottero lo seguono ovunque. Il rumore delle sirene è assordante. Come gli agenti di scorta all’inizio non venivano dotati del giubbotto anti proiettile, cosi anche il dottor Falcone doveva far fronte personalmente alla sua incolumità. Dietro Falcone, forti e ben addestrati i suoi agenti dell’ufficio scorte. Diego Bonsignore, Giovan Battista Guttadauro, Pasquale Patinella e Paolo Buscemi. Suoi angeli custodi e amici.

Cliccare sull’immagine per guardare il video servizio

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 13/6/2019