Latina, immigrati positivi al Covid-19: monta la protesta

Viste le notizie di cronaca che si susseguono preoccupanti in queste ore circa il numero di contagi tra i migranti tunisini giunti a Latina martedì sera e circa il tentativo di fuga che ci sarebbe stato all’arrivo a Cori degli altri 43 non positivi al Covid, la Lega di Latina e la Lega Giovani provinciale e comunale hanno organizzato per domani 31 luglio 2020 alle 19 un sit-in davanti la Prefettura in Piazza della Libertà.
Così il coordinatore Comunale di Latina, Armando Valiani e i coordinatori dei giovani a livello provinciale, Marco Maestri e comunale, Alessandro Palmiggiani.
«Vogliamo ribadire – spiegano – la nostra contrarietà alla politica degli sbarchi che questo governo sta incoraggiando, ma sopratutto vogliamo difendere il diritto alla salute dei nostri concittadini. Dopo i sacrifici del lockdown importare casi da migranti che non fuggono dalle persecuzioni è quanto di più folle ci sia. Auspichiamo dunque che i trasferimenti si fermino e che chi arriva nel nostro paese attraverso il traffico di esseri umani sia immediatamente rimpatriato. In ogni caso non possiamo accettare che chi arriva tenti subito la fuga facendo perdere le sue tracce. Servono maggiori controlli e una sorveglianza assidua di queste persone»




Latina, task force per la stagione balneare

Usare la fascia dunale per mettere i tavoli e utilizzare gli spazi, mettendoli a disposizione delle attività di ristorazione del lungomare. Di questa possibilità si è discusso oggi in commissione Governo del territorio, su richiesta del consigliere di minoranza Tiero, ma di fatto l’opzione non sembra essere percorribile.

“È stata una discussione molto tecnica e trasversale, svolta alla presenza dei diversi assessorati e degli uffici dei vari settori coinvolti (Ambiente, Urbanistica, Attività produttive) – spiega Celina Mattei, presidente della commissione Governo del territorio – Sono soddisfatta perché sono stati chiariti molto bene limiti e opportunità in questa situazione difficile dovuta all’emergenza coronavirus, che sta investendo purtroppo tutti gli ambiti oltre a quello sanitario”.

La questione dell’utilizzo della fascia dunale, già complessa, in base a quanto spiegato dai tecnici è bloccata a monte: la destinazione urbanistica di quell’area infatti non ne consente l’utilizzo per finalità commerciali, ma è inquadrata come arenile. Il secondo ostacolo riguarda il fatto che si tratta di aree di proprietà privata e che quindi ogni azione andrebbe eventualmente concertata con i titolari.

“Siamo perfettamente consapevoli delle enormi difficoltà economiche in cui versano le attività che si trovano sul lungomare – commenta Maria Grazia Ciolfi, consigliera con mandato del sindaco per la marina – La stagione primaverile, che normalmente a Latina porta già tanti clienti e durante la quale si pianifica tutto per la stagione balneare, quest’anno è invece saltata quasi completamente a causa dell’emergenza covid. E nonostante la parziale riapertura, si stenta ancora a ripartire. Naturalmente speriamo che la data del 18 maggio porti finalmente importanti novità, ma nel frattempo come amministrazione comunale abbiamo sollecitato l’estensione del suolo pubblico da poter far utilizzare alle attività commerciali, recuperando spazio, per favorire l’economia ed allo stesso tempo rispettare le prescrizioni del governo in tema di distanziamento sociale. Rispetto al tema della fascia dunale – conclude la consigliera di LBC – Sarei più orientata, come già più volte ribadito con i nostri indirizzi di maggioranza, verso la tutela dell’area che è già sottoposta peraltro a numerosi vincoli; se il prossimo decreto lo consentirà, sarà invece nostra premura lavorare per utilizzare il demanio marittimo: il vantaggio sarebbe per tutti, sia dal punto di vista ambientale che economico (per gli operatori che avranno più spazi a disposizione per lavorare), oltre che dal punto di vista amministrativo (l’accordo non coinvolgerebbe terzi privati, ma solo gli enti).

L’amministrazione comunale ha già individuato, comunque, numerose aree per l’ampliamento delle attività di ristorazione all’aperto, per consentire il mantenimento delle distanze tra clienti. Il tema era già stato affrontato alcuni giorni fa in commissione Attività produttive. Si tratta di: Piazzale dei Navigatori per tutte le attività che si trovano intorno; parte del parcheggio di Foce Verde per le attività che hanno il retro su di esso; gli spazi del Vasco Da Gama e il parcheggio della Casilina; il Piazzale Loffredo a Capo Portiere; parte del parcheggio di Rio Martino e tutti gli slarghi del marciapiede sulla Strada Lungomare; per il lato sinistro, le piazzole stradali per i chioschi.




Latina, Operazione Masterchef della polizia penitenziaria e i carabinieri: sventato traffico di droga in carcere

La droga riusciva ad entrare in carcere a Latina. Tre arresti e tre obblighi di firma, sono il bilancio dell’Operazione Masterchef partita dagli agenti della polizia penitenziaria della casa circondariale del capoluogo pontino con l’ausilio dell’unità cinofile della penitenziaria e la collaborazione carabinieri del comando provinciale di Latina. I poliziotti penitenziari sono stati coordinati dal comandante de carcere, Commissario Coordinatore Pierluigi Rizzo. La polizia penitenziaria di Latina, grazie al comandante Rizzo, è ormai da tempo impegnata nell’attività di prevenzione per evitare l’ingresso all’interno del carcere di sostanze stupefacenti, di telefoni cellulari e di vari oggetti non consentiti dal regolamento.

Prosegue l’azione di contrasto della procura di latina nel settore dei traffico di Stupefacenti e dei reati connessi con la casa circondariale di latina, già oggetto delle Precedenti indagini “Astice” e “Petrus”.
La polizia Penitenziaria di Latina insieme ai carabinieri del comando provinciale di latina, sin dalle prime ore dell’alba, hanno dato esecuzione a 6 ordinanze di misure cautelari personali.
I provvedimenti restrittivi (due di custodia cautelare in carcere, uno agli arresti domiciliari e tre con obbligo di presentazione alla p.g.) sono stati emessi dal g.i.p. del Tribunale di latina, Dott. Giuseppe Molfese, su richiesta del pubblico ministero della Procura della repubblica presso il tribunale di latina, dott. Claudio De Lazzaro, nei confronti di altrettanti soggetti accusati di spaccio e detenzione aggravata ai fini di Spaccio di sostanze stupefacenti.
L’indagine, denominata “Masterchef”, è stata intrapresa dal nucleo investigativo del comando provinciale alla fine del 2018 e, grazie alla stretta sinergia con i vertici della locale polizia penitenziaria, si accertava l’esistenza un traffico di stupefacenti, che venivano introdotti all’interno del carcere dai familiari delle persone ristrette.
L’attività investigativa consentiva di individuare il canale di approvvigionamento attraverso cui giungevano cocaina, hashish e marijuana; nel corso delle indagini venivano altresì recuperati e sequestrati, a titolo di riscontro, circa 10 grammi di cocaina, 85 di hashish e 20 di marijuana e si procedeva all’arresto in flagranza di uno dei custodi dello stupefacente.

“Mi complimento – ha detto Alessandro De Pasquale, presidente del SIPPE (Sindacato Polizia Penitenziaria) con le donne e gli uomini della polizia penitenziaria di Latina e con il comandante Cammissario Coordinatore Pierluigi Rizzo, per l’attività svolta. Grazie a loro è stato possibile scoprire un sistema che ha tentato di gettare fango sul sistema carcere che però ha saputo reagire arrestando poliziotti corrotti e criminali di spessore. Auspico – conclude De Pasquale – che il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria riconosca un encomio solenne per i poliziotti penitenziari impegnati nell’operazione che, anche Liberi dal servizio, sono stati impegnati nelle operazioni di polizia giudiziaria. Il capo del Dap riconosca anche un elogio a tutto il personale di polizia penitenziaria del carcere di Latina che ogni giorno contribuisce, in relazione alle specifiche competenze, a rendere più sicuro il penitenziario”.




Latina, si apre una voragine sulla Pontina: un disperso

Una voragine si è aperta sulla via Pontina. Momenti di paura  e panico San Vito di San Felice Circeo(Latina).

L’enorme voragine che si è aperta in strada ha coinvolto un’autovettura. I vigili del fuoco stanno intervenendo e sono in corso ricerche per la presenza di un disperso. Forse a causare lo smottamento è stato il maltempo che si sta abbattendo sul Lazio.

Ieri la Protezione civile aveva diramato per la giornata di oggi l’allerta arancione sui bacini meridionali del Lazio, sui versanti tirrenici settentrionali della Calabria e su gran parte della Basilicata centro-orientale. “Dalle prime ore di domenica 25 novembre, e per le successive 12-18 ore – si legge nel bollettino diramato dalla Protezione civile della Regione Lazio – si prevede nelle seguenti zone di allerta: criticità idrogeologica codice arancione su Bacini Costieri Sud e Bacino del Liri; criticità idraulica codice giallo su Bacini Costieri Nord, Bacino Medio Tevere, Roma e Aniene; criticità idrogeologica per temporali codice giallo su Appennino di Rieti”.

Massimo Ienco




Latina, scacco alla mafia: 8 arresti per il business del mercato ortofrutticolo di Fondi

LATINA – Prosegue l’azione strategica di contrasto dei sodalizi criminali che, avvalendosi del metodo Mafioso, mirano ad acquisire il controllo dell’imprenditoria nel basso lazio, per infiltrare e monopolizzare i vari settori delle attività produttive.
Dopo il duro colpo assestato alla famiglia gangemi di Aprilia, l’arma dei carabinieri, sotto il coordinamento della direzione distrettuale antimafia della procura della Repubblica di Roma, ha ora rivolto la propria azione di contrasto a un gruppo criminale operante nell’ambito del m.o.f., il mercato ortofrutticolo di Fondi, importantissimo snodo commerciale della provincia pontina con un importante ruolo distributivo a livello nazionale.
I carabinieri del comando provinciale di Latina, infatti, nelle prime ore della mattinata odierna hanno dato esecuzione tra Fondi, Terracina e Mondragone a 6 ordinanze di custodia cautelare (3 in carcere e 3 agli arresti domiciliari) emesse dal g.i.p. presso il Tribunale di Roma nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, impiego di denaro di provenienza illecita, trasferimento fraudolento di valori, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni, commessi con l’aggravante del metodo mafioso (art. 416 – bis.1 del codice Penale). Nello stesso contesto si è inoltre proceduto al sequestro preventivo delle quote e Del patrimonio aziendale di una società di trasporto, “la suprema s.r.l.”.
Ulteriori due correi, non ancora rintracciati, sono attivamente ricercati.

I provvedimenti sono scaturiti da un’articolata attività d’indagine convenzionalmente denominata “Aleppo”, avviata sulla base di accertamenti compiuti dalla tenenza carabinieri di Fondi e proseguita, sotto la direzione della citata d.d.a. dal nucleo investigativo, che ha consentito di acclarare il controllo esercitato dalla famiglia d’alterio sull’indotto del M.o.f., ottenuto anche grazie a radicati collegamenti con i clan camorristici casertani. In Particolare, le investigazioni hanno consentito di accertare che il gruppo familiare
capeggiato da giuseppe d’alterio alias “peppe o’ marocchino”:
– ha esercitato un potere intimidatorio di tipo mafioso al fine di monopolizzare i trasporti da e per il M.O.F., imponendo anche una propria “tassa” ai movimenti effettuati dalle altre ditte;

– Ha assunto il controllo della citata “la suprema s.r.l.”, fittiziamente amministrata da prestanome ma di fatto gestita dai figli del citato d’Alterio, al fine di acquisirne i profitti eludendo le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniali;

– Ha minacciato un imprenditore della provincia di viterbo per tornare in possesso di beni

Comando provinciale carabinieri di Latina – operazione “Aleppo”

Comunicato stampa del 13 settembre 2018
Che il medesimo aveva acquistato a un’asta pubblica, dopo che erano stati sottratti agli
Stessi d’alterio in esecuzione di una misura di prevenzione.

Per l’esecuzione dei provvedimenti sono stati impiegati 50 carabinieri del comando provinciale, supportati da quelli della provincia di Caserta e da un velivolo proveniente da Pratica di mare.

Ristretti in carcere:
1. D’alterio Giuseppe (alias “peppe o marocchino”), 62enne originario di minturno (lt) e
Residente a fondi;
2. D’alterio Luigi, 38 enne originario di formia e residente a fondi;
3. D’alterio Armando, 35 enne originario di formia e residente a fondi;
Sottoposti agli arresti domiciliari:
4. D’alterio Melissa, 36enne enne originaria di formia e residente a fondi;
5. D’avia Anna, 46 enne di fondi;
6. Simoneschi Matteo, 31 enne originario di fondi e residente a terracina (lt).




Latina, Martina muore prima degli esami: le amiche discutono tesi

LATINA – I capelli erano caduti da un pezzo, ma l’allegria, nonostante la chemio, non l’aveva mai persa. Fino all’ultimo ha studiato per il suo esame di maturità, aveva preparato anche una tesina dove il filo conduttore era il teatro, la sua grande passione. Ma il 12 giugno Martina Natale è morta, non riuscendo a portare a termine il suo sogno: diplomarsi. Le sue amiche allora hanno preso in mano la tesina e ieri, in accordo con i professori, l’hanno discussa davanti alla commissione del liceo Linguistico Manzoni di Latina. A raccontarlo è Latina Oggi. E ieri è stato come se Martina parlasse attraverso le sue compagne di classe che si sono sedute in un’aula piena di commozione e hanno spaziato dal teatro di Pirandello alla teatralità dei regimi totalitari. Concluso l’esame i professori hanno consegnato alla famiglia della ragazza una pergamena simbolica. Ma i professori vogliono andare oltre quella pergamena e si stanno mobilitando affinchè il Ministero dell’Istruzione possa consegnare alla famiglia il diploma, quello vero




Riciclaggio, frode fiscale e finanziamento occulto al Latina Calcio: tra gli arrestati un ex deputato Fdl

LATINA – Tredici persone arrestate per associazione a delinquere, frode fiscale e riciclaggio aggravato dalla transnazionalità con la finalità di arricchirsi, acquisire immobili e finanziare in maniera occulta la società sportiva di serie “B” U.S. Latina Calcio.

L’operazione è stata condotta dalla Polizia e dalla Finanza. A capo dell’organizzazione c’è un commercialista pontino che ha movimentato capitali milionari mettendo piedi una rete di fiduciari attraverso la costituzione di diverse società sia in Italia che in Svizzera. Il Procuratore capo di Latina Andrea De Gasperis ha fatto i nomi dei vertici: l’ex deputato di Fratelli d’Italia ed ex presidente del Latina Calcio Pasquale Maietta, la ex presidente del Latina Calcio Paola Cavicchi e il figlio Fabrizio Coletti.

Gli agenti di polizia finanziaria hanno accertato un giro di fatture false per 200 milioni di euro e hanno sequestrato beni agli indagati per un totale di 40 milioni di euro. Le indagini si intrecciano anche con un’altra storia, quella del suicidio dell’avvocato Paolo Censi, il noto penalista di Latina che si è tolto la vita due anni fa nel suo ufficio del capoluogo.

Nel corso delle indagini, iniziate ad aprile del 2015, ci sono state due rogatorie internazionali con l´autorità giudiziaria svizzera.  Nel territorio elvetico sono state costituite 4 società anonime con sede a Lugano riconducibili a una fiduciaria svizzera che si occupa di consulenza e gestione patrimoni.

Con questa formula sono state aperte in Italia altrettante società a responsabilità limitata, partecipate al 100 per cento dalle società svizzere, con oggetto sociale la gestione di beni immobili propri.  Tutte iscritte alla camera di commercio di Latina ed amministrate da residenti nel capoluogo pontino. Questo sistema ha consentito il rientro in Italia dei soldi depositati in Svizzera a favore delle società italiane con bonifici a titolo di “finanziamento soci”. I capitali costituiti all’estero sono stati utilizzati per comprare immobili e partecipazioni societarie.

Le indagini patrimoniali, condotte da specialisti del Servizio Centrale Operativo e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Latina, hanno consentito di raccogliere gravi elementi indiziari in ordine ad ulteriori ipotesi di intestazione fittizia di beni nonché di addivenire al sequestro di ingentissimi patrimoni illecitamente accumulati in evidente sproporzione con i redditi dichiarati dagli indagati. Si tratta di 20 fabbricati di civile abitazione, di cui 2 ville; 19 immobili commerciali, magazzini ed autorimesse; 3 appezzamenti di terreno; 8 veicoli; 7 società e 1 quota societaria, per un valore complessivo stimato in 25 milioni di euro circa.

Gli indagati riciclavano e reimpiegavano i capitali di provenienza illecita in Italia con la cessione delle quote delle società anonime svizzere a prestanome a prezzi irrisori rispetto all´effettivo patrimonio immobiliare accumulato dalle persone giuridiche, grazie all’evasione fiscale e previdenziale




Terrorismo, uomo fermato in Piemonte: smantellata cellula legata all’attentatore di Berlino tra Roma e Latina:

Un cittadino marocchino residente in Italia è stato fermato all’alba in Piemonte dai Carabinieri del Ros e da quelli del Comando provinciale di Cuneo per terrorismo. Al centro delle indagini, coordinate dalla Procura distrettuale di Roma, le “attività criminali” dello straniero, “fortemente indiziato”, sottolineano gli investigatori, di istigazione a delinquere per finalità di terrorismo e di far parte di una associazione terroristica.

Il fermato si chiama Ilyass Hadouz, 19 anni, residente a Fossano, il comune del cuneese dove è stato bloccato dai carabinieri. Secondo gli investigatori il giovane marocchino, attraverso i suoi numerosi account social (facebook, instagram, twitter) avrebbe portato avanti una “intensa propaganda jihadista” inneggiante al martirio, alla ricompensa che Dio concederà ai musulmani impegnati nel jihad, esaltando le gesta, il valore ed il coraggio dei “combattenti in nome di Allah”, di cui sarebbe stato pronto ad emulare le gesta. Hadouzd si sarebbe radicalizzato in casa, attraverso video e frequentando chat integraliste.

Nuova operazione antiterrorismo della Polizia. Gli uomini dell’Ucigos assieme a quelli delle Digos di Roma e Latina hanno arrestato diverse persone riconducibili alla rete di Anis Amri, il tunisino autore della strage al mercatino di Natale di Berlino, ucciso a Sesto San Giovanni (Milano) il 23 dicembre del 2016.

Sono cinque le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip del Tribunale di Roma nei confronti degli arrestati: i reati ipotizzati sono addestramento e attività con finalità di terrorismo internazionale e associazione a delinquere finalizzata alla falsificazione di documenti e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Oltre agli arresti, sono in corso una serie di perquisizioni nelle province di Latina, Roma, Caserta, Napoli, Matera e Viterbo.




Cisterna di Latina, omicidio e suicidio. La ricostruzione dei fatti: l’appuntato dei carabinieri ha ucciso le figlie mentre dormivano poi si è sparato

CISTERNA DILATINA – Luigi Capasso, il carabiniere che stamani aveva sparato alla moglie a Cisterna di Latina, si è suicidato e nell’appartamento sono state trovate morte le due figlie di 8 e 14 anni. I carabinieri hanno fatto irruzione nella casa, dove l’uomo si era barricato per nove ore con le bambine, dopo che si erano interrotte le trattative da circa un’ora.
Capasso, appuntato dei carabinieri in servizio a Velletri, alcune ore prima aveva sparato con la pistola d’ordinanza alla moglie, Antonietta Gargiulo, di 39 anni, durante una lite avvenuta nel garage e si era poi barricato in casa con le due figlie, di 14 e 8 anni.

La ricostruzione dei fatti

L’appuntato dei Carabinieri Luigi Capasso ha atteso nei pressi dei garage che la moglie, come ogni mattina, prendesse l’auto per recarsi al lavoro. Verso le 5:20 le ha sparato mentre scendeva la rampa e le ha sottratto la borsa con le chiavi di casa. Poi si è recato nell’appartamento dove si è barricato uccidendo le due figlie quando ancora dormivano.

I carabinieri, intervenuti nell’immediatezza, si sono apprestati a entrare nella casa in cui si era barricato ma è divenuto quasi evidente, da subito, che le bambine erano morte. Lo stesso padre, nel corso dei suoi disconnessi dialoghi con i negoziatori, lo ha ammesso.

La negoziazione, condotta esclusivamente da militari dell’Arma appositamente specializzati, si è avvalsa del supporto informativo di un’amica del Capasso che comunque, per ragioni di sicurezza, non è stata fatta entrare direttamente in contatto con lui.

L’intervento conclusivo è stato compiuto, previo nulla osta dell’Autorità Giudiziaria, quando si è capito che l’interessato aveva esploso un ulteriore colpo di pistola. Il personale intervenuto ha potuto solamente constatare che l’uomo si era suicidato nel soggiorno mentre le figlie giacevano, morte ormai da ore, nelle rispettive camere.

La coppia si stava separando

La moglie del militare è stata raggiunta da più colpi di pistola mentre era in garage, intorno alle 5 di questa mattina, e stava uscendo per recarsi al lavoro, alla Findus di Cisterna. La donna è stata trasportata in gravissime condizioni con l’eliambulanza all’ospedale San Camillo di Roma. Secondo quanto si è appreso da fonti sanitarie, avrebbe tre ferite da colpi d’arma da fuoco: alla mandibola, alla scapola e all’addome.

“E’ stato mio marito”

Questo ha detto la donna ai vicini di casa che l’hanno soccorsa stamani dopo che era stata raggiunta dai colpi di pistola sparati dall’appuntato mentre si trovava in garage. I vicini hanno poi chiamato l’ambulanza che ha trasferito la donna, in gravi condizioni, in ospedale.

Comandante Carabinieri di Latina, si teme il peggio

“Temiamo il peggio ma non abbiamo ancora notizie definitive”, aveva detto il comandante provinciale dei carabinieri di Latina, il colonnello Gabriele Vitagliano, rispondendo alle domande della stampa riguardo alla sorte delle due figlie del carabiniere. “L’uomo sta parlando con dei nostri negoziatore professionisti. È in stato di forte agitazione e non ragiona in modo limpido -aggiunge il comandante- lui è solo con le bambine. Sono arrivate persone che lo conoscevano per aiutare i nostri negoziatori a fornire informazioni utili per parlare con lui. Stiamo lavorando”. Per precauzione è stato staccato il gas a tutta la palazzina dove si trova l’appartamento in cui l’uomo è barricato con le figlie.

Antonietta su fb, donna che ama suoi figli

“Sono una donna che ama i suoi figli”. Così si definisce su fb Antonietta Gargiulo. I due si stavano separando. Il 26 febbraio 2016 aveva cambiato il suo status e aveva scritto: ‘Inizio di una relazione complicata con me stessa’.

Su Fb scrivono,”consegnati, pensa a figlie”

“Sono le tue splendide figlie lasciale andare e consegnati ai colleghi, potrai tranquillamente parlare, fallo stai sereno”. E’ solo uno delle decine di messaggi che su Facebook erano comparsi sul profilo del carabiniere. “Consegnati – scrive un altro – Pagherai per quello che hai fatto, però la vita potrà ancora sorriderti. Fai un gesto di coraggio, lascia le ragazzine e consegnati”, e ancora ” i bambini non meritano questa tua frustrazione, mettili al sicuro. Può finire al meglio, sconterai la tua pena e vivrai di vergogna”. I messaggi sono tutti dello stesso tenore: “Lascia le bimbe. Apri quella porta e lasciale vivere. Te lo chiediamo, pregandoti. Devono vivere. Lasciale subito”.

Riflessione di mons. Crociata sull’omicidio-suicidio di Cisterna di Latina

Sulla tragedia che oggi ha vissuto la comunità di Cisterna, con la morte di Luigi Capasso, che poco prima aveva ferito gravemente la moglie Antonietta Gargiulo e ucciso le due figlie Alessia e Martina, il vescovo Mariano Crociata ha rilasciato la seguente riflessione:

“La tragedia che ha sconvolto oggi la città di Cisterna, e in particolare la comunità parrocchiale di S. Valentino, getta nello sconforto per l’immane dolore che rivela e trasmette. Questo è soprattutto il momento della partecipazione, del cordoglio, della preghiera.

Non si dovrà certo smettere di riflettere, comprendere e cercare di agire per prevenire simili atrocità. Ci sono senza dubbio cause molteplici accumulate nel tempo e tutti siamo, in vario modo, tirati in ballo e interpellati nelle nostre responsabilità. La comunità parrocchiale, a cominciare dai presbiteri, ha cercato di accompagnare e sostenere una famiglia ormai in grave difficoltà per l’insostenibilità ulteriore della relazione di coppia, coinvolgendo anche la figlia maggiore nell’Azione Cattolica. Ma non è bastato. Troppo complicato è il groviglio della psiche umana e delle relazioni difficili nelle relazioni di coppia e di famiglia.

Due cose forse andranno pensate, col tempo. Due cose che hanno a che fare con l’educazione al senso della persona, degli affetti, delle relazioni, del rispetto, non ultimo al senso della fragilità e all’esperienza dei fallimenti umani, che non diventano mai più importanti delle persone e della vita. La delicatezza e le implicanze per sé e per gli altri della scelta del matrimonio impongono una educazione al discernimento della persona con la quale si vuole costruire il proprio progetto di vita comune. Ancora spropositato è lo spazio riservato in questo campo all’amore romantico rispetto all’amore come atto di scelta motivata e responsabile. È un compito a cui tutti, società civile e comunità ecclesiale, dobbiamo dedicarci con rinnovata drammatica consapevolezza.

E poi è indispensabile creare reti protettive attorno alla famiglia nucleare, spesso ridotta a monade persa in un mondo ostile, dentro la quale non si riesce più a distinguere tra ostilità esterna e ostilità interna, diventando preda di emozioni e stati d’animo senza più controllo ragionevole di sorta. Anche le nostre comunità, pur con il grande lavoro che fanno e che hanno fatto anche in questo caso, devono promuovere un senso più grande e intimo di solidarietà e di premura. E ci sono le condizioni per farlo.

Ma intanto, rientriamo in una delicata attenzione al dolore delle persone coinvolte e in una rinnovata fiducia nella misericordia di Dio, con una infinita pietà che sappiamo di poter fondere nella preghiera della Chiesa, che in maniera speciale si esprimerà stasera nell’incontro promosso dalla comunità parrocchiale di S. Valentino”.




Canile comunale al collasso: la denuncia della Onlus Amici del Cane di Latina

LATINA – L’Associazione ONLUS Amici del Cane di Latina informa della grave inadempienza da parte del Comune della città. Lo scorso luglio l’Associazione ha vinto la gara d’appalto per la gestione del Canile Comunale. Fino ad oggi purtroppo, dopo 5 mesi, si è ancora in attesa della firma del contratto che sancisca gli impegni presi dal Comune con la gara d’appalto.

Ad oggi ancora non è stato erogato alcun contributo stabilito dalla gara che riguarda la cura e il mantenimento di più di 700 cani presenti nel canile. L’associazione ha cercato di tutelare al meglio tutti i cani per quanto riguarda il loro sostentamento, le loro cure, la manutenzione dei box del canile e di garantire gli stipendi al personale che lavora quotidianamente.

Ora, arrivato il mese di novembre, il canile è giunto al collasso. La situazione peggiora di giorno in giorno: dal mese scorso il personale non riceve lo stipendio, le fatture delle medicine e del mangime si accumulano, si hanno solleciti continui da parte dei fornitori e carenze di rifornimenti. Una situazione così non si era mai verificata e necessita di una soluzione più che tempestiva.

I documenti richiesti sono stati presentati da tempo, e non è dato sapere il perché di tali ritardi nell’erogazione dei contributi, pur essendoci accordi scritti.  L’associazione dunque vuole far presente a tutti i cittadini della prolungata mancanza di interesse e contributo attivo da parte del Comune: un’ingiustizia perpetuata a degli esseri viventi accalappiati e rinchiusi per ordine pubblico, di cui il Comune è diretto responsabile.

L’Associazione ha tutelato e provveduto per quanto possibile, ora chiede aiuto e il rispetto degli accordi presi nel bene di tutti quei cani di cui si prende cura ogni giorno.




Latina, uccide un ladro in casa: ora è indagato per eccesso di legittima difesa

LATINA – E’ indagato a piede libero l’avvocato Francesco Palumbo, 47 anni, che ieri pomeriggio a Latina dopo aver sorpreso ladri a rubare in casa del padre ha afferrato la sua pistola e ha sparato uccidendone uno. Dopo molte ore trascorse in Questura ieri sera, Palumbo è potuto rientrare a casa. L’uomo, che ha regolare porto d’armi, è indagato per eccesso colposo di legittima difesa.

Verso le 16.30 l’allarme dell’abitazione dei genitori dell’avvocato, che non erano in casa, aveva cominciato a suonare ed essendo collegato al telefonino del professionista, Palumbo è andato in via Palermo. Agli investigatori che cercavano di ricostruire il quadro di quanto accaduto ieri nella palazzina di via Palermo ha raccontato di essersi ritrovato davanti a tre ladri e che uno di loro aveva una mano in tasca come se dovesse afferrare un’arma. Per paura ha sparato. Due degli otto colpi hanno raggiunto il ladro all’emitorace sinistro, uccidendolo. La vittima è Domenico Bardi, 41 anni, di Napoli. I colpi sarebbero stati esplosi a una distanza di circa 10 metri mentre l’uomo era di spalle. Il corpo era nel giardino della palazzina. I ladri si erano introdotti nell’appartamento al primo piano, di proprietà del padre dell’ avvocato, usando una scala per raggiungere la finestra.

“Ho visto uno dei ladri infilare la mano in tasca ed ho avuto paura, preso dal panico ho sparato molti colpi, ma non volevo uccidere nessuno”. I condomini sentiti gli spari hanno chiamato alle 16.45 le forze dell’ordine. Quando la polizia è accorsa sul posto ormai per l’uomo non c’era più nulla da fare e i due complici erano già irreperibili. Verso le 18 il medico legale ha accertato che due colpi aveva ferito mortalmente la vittima: si tratta di un uomo di 41 anni, un napoletano. L’avvocato è stato portato negli uffici della squadra mobile della Questura di Latina, dove é interrogato dal magistrato Simona Gentile. Solo al termine dell’interrogatorio sarà stabilita la posizione del 47enne, in particolare se la sua reazione è stata spropositata o si è trattato di legittima difesa.