CIOCIARIA: UN TERRITORIO DIVISO FRA TRE PROVINCE

di Michele Santulli

Frosinone – Le province per fortuna degli Italiani, saranno finalmente e definitivamente eliminate e di conseguenza si comincia già a parlare pur se solo vagamente, che ne sarà dei loro territori cioè delle amministrazioni comunali pertinenti e, per esempio, a quale regione accorparli.

Per quanto riguarda le province di Fosinone e di Latina non si è parlato della parte meridionale della provincia di Roma e cioè di Colleferro, Segni, Olevano, Subiaco, Paliano, ecc.  e delle località dei Monti Simbruini e Ruffi che pure fanno parte della Ciociaria Storica.

Il che lascia già mal presagire: non individuare geograficamente e storicamente il territorio del quale le tre province sono tre componenti, è da ritenere grave malformazione logica, riprova evidente, ancora oggi, della ignoranza e misconoscenza di quanto si sta affrontando.

Discettare dunque sulle regioni macroeconomiche e macrogeografiche alle quali aggregare le province di Frosinone e Latina che correttamente si vogliono tenere assieme e indivisibili ma allo stesso tempo ignorando quella di Roma, è riprova evidente di quanto poca coscienza e consapevolezza si ha della situazione reale.  
Una regione per secoli sempre unitaria e uniforme, sia in epoca italica e sia ancora di più in epoca romana poi divisa tra Stato della Chiesa e Regno di Napoli, il cui  nuovo confine era segnato dal fiume Liri e suo prolungamento ideale fino a  Itri e Terracina: ma folkloricamente e socialmente unita e compatta, pur se politicamente come detto in parte napoletana (Alta Terra di Lavoro) e in gran parte papale, fino al 1860/70.

In epoca mussoliniana questo territorio coeso e omogeneo  venne  spezzettato in tre  entità amministrative, le attuali province di Latina, Frosinone e Roma, dopo aver correttamente inglobato il suddescritto territorio borbonico tra i fiumi Liri e Garigliano (Alta Terra di Lavoro) alla neo costituita provincia di Frosinone: e, come terza provincia,  la parte meridionale della provincia di Roma la quale si attribuì tutta la fascia dei Monti Simbruini e Ruffi  (Anticoli C.,  Saracinesco, ecc.) fino a Subiaco, Paliano, Olevano, S.Vito, Colleferro, Segni, ecc. gioielli di ciociarità.

La riorganizzazione amministrativa mussoliniana di ottanta anni fa ha rappresentato dunque per il territorio di cui stiamo parlando una gravissima frantumazione e disgregazione che la incoscienza e insensibilità miste a mero campanilismo, delle tre istituzioni relative, le Province di  Frosinone, Latina e Roma,  da allora fino ad oggi, hanno  vieppiù aggravato e scavato fino ad ottenere che le comuni radici e la comune eredità costituitesi  e sedimentatesi durante più di venti secoli di unione e vita comune, venissero completamente ignorate e neglette. Per fortuna la Storia non dimentica e non cancella.

Una frantumazione in verità doppiamente perversa in quanto non solamente divise e separò in tre parti  un territorio omogeneo e armonico quanto ne fece tre entità amministrative autonome e indipendenti l’una dall’altra che in pochi decenni hanno conseguito il risultato funesto di quasi annullare e far dimenticare  una comunanza invece plurisecolare.

Con la soppressione delle Province si presenta dunque sulla ribalta della Storia un sottile enigma da affrontare: riaggregare e riunificare l’antica regione fino al Garigliano o accettare e confermare in toto o in parte, la presente frantumazione e sgretolamento. Cioè rimettere assieme le attuali province di Frosinone e di Latina e le città e territori incorporati oggi nella provincia di Roma, oppure procedere ad altre, antistoriche configurazioni territoriali.

Crediamo che l’opera dei singoli sindaci è quella che potrà essere determinante poiché il loro ruolo nella nuova situazione ne esce enormemente accresciuto e rafforzato. Nel caso felice in cui si avrà cura di attenersi e perciò di ricostituire l’antica  plurimillenaria regione, la Storia mette già a disposizione la denominazione felice e sola pertinente per circoscrivere tutto il territorio a Sud dei Castelli Romani iniziando dai Simbruini con confine meridionale il fiume Garigliano, orientale gli Appennini, occidentale il Tirreno cioè: Ciociaria.

Qualcuno osserverà: ma la Ciociaria non è una entità amministrativa  o geografica o politica o ecc.:  è vero: in effetti essa è qualcosa di più, di molto di più: essa è un concetto certamente folklorico e storico ma, in aggiunta, anche spirituale e sentimentale, il solo storicamente noto e conosciuto e in tutto questo antico territorio oggi diviso tra Latina, Frosinone e Roma le uguaglianze e le uniformità e perciò i vincoli sono veramente diffusi e comuni, visibili, senza artifici politici o geografici o religiosi, a dispetto degli ottantanni bui trascorsi.

Ciociaria dunque è la sola denominazione idonea a far rivivere la comune eredità ovunque presente e diffusa ma soprattutto a identificare e a connotare la regione finalmente riunificata.   
                                                                                                                         




LATINA: IN MANETTE IL GIUDICE ANTONIO LOLLO PER CORRUZIONE

Redazione

Latina – Corruzione in atti giudiziari, concussione, turbativa d'asta, falso. Sono alcune delle accuse a vario titolo contestate a otto persone destinatarie di ordinanze di custodia cautelare emesse dai giudici di Perugia e di Latina ed eseguite oggi dalla Squadra mobile di Latina. Tra gli arrestati, quattro in regime di detenzione in carcere e altrettanti ai domiciliari.

Carcere per il giudice della fallimentare Antonio Lollo, per il consulente del tribunale Vittorio Genco, per i commercialisti Marco Viola e Massimo G. (quest’ultimo non ancora raggiunto formalmente dalla polizia). Ai domiciliari la cancelliera Rita Sacchetti, l’imprenditore calabrese Luca Granato, un maresciallo della guardia di Finanza e la moglie di Lollo, Antonia Lusena. Indagata per riciclaggio, e in odore di arresto, anche la suocera del giudice. Spiega la questura di Latina:"I reati contestati vanno dalla corruzione, alla corruzione in atti giudiziari, alla concussione, all’induzione indebita a dare o promettere denaro od altra utilità, alla turbativa d’asta, al falso ed alla rivelazione di segreto nonché all’accesso abusivo ad un sistema informatico e telematico aggravato dalla circostanza di rivestire la qualità di pubblico ufficiale. Le indagini – spiega la nota – coordinate dalle autorità giudiziarie del capoluogo pontino ed umbro, erano state avviate in seguito ad una denuncia presentata presso la procura della Repubblica di Latina, in cui si prospettavano fatti di bancarotta nell’ambito di un concordato preventivo. Ben presto lo sviluppo dell’attività investigativa, delegata alla squadra Mobile di Latina, ha portato alla luce un consolidato sistema corruttivo, grazie al quale i consulenti nominati dal giudice nelle singole procedure concorsuali, abitualmente corrispondevano a quest’ultimo una percentuale dei compensi a loro liquidati dal giudice stesso".




LATINA: SULLO SCANDALO MENSA SCOLASTICA ARRIVA L'ULTIMATUM AL COMUNE

 

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Redazione

Latina – Il servizio di refezione della scuola materna di Piazza Aldo Moro sarà sospeso dal primo giorno di rientro dalle vacanze pasquali. Lo ha deciso il dirigente scolastico, e provvederà a mettere in pratica questo “ultimatum” posto al Comune di Latina, se i locali della mensa non saranno messi in sicurezza. La situazione strutturale tuttora impedisce ai bambini, infatti, l'accesso agli idonei locali ed i pasti continuano ad essere serviti nelle aule dove si svolgono le lezioni.

Oggi nella scuola di Piazza Moro c'erano anche i carabinieri del Nas, chiamati da alcuni genitori, per verificare le condizioni in cui i pasti venivano serviti.

“È scandaloso – afferma Nicoletta Zuliani, consigliera comunale del Partito Democratico – che dopo settimane, per le lentezze e l'incapacità dell'amministrazione del sindaco Giovanni Di Giorgi, i bambini siano ancora relegati a mangiare nelle classi. Questo non comporta soltanto una questione di igiene, ma anche altri problemi: le monoporzioni nominative che vengono servite oggi, per esempio, hanno un costo maggiore rispetto al classico servizio mensa e siccome il Comune non paga un extra alla ditta appaltatrice, quest'ultima ha eliminato il personale refettore che assisteva ai pasti ed oggi sono le collaboratrici scolastiche a dover sopperire a questo compito, senza però essere in possesso di tutti i presìdi necessari allo scopo. C'è un ulteriore aspetto da considerare: le famiglie sarebbero messe gravemente in difficoltà dalla sospensione del servizio mensa: davvero il sindaco vuole arrivare a questo?”.
Zuliani torna a sottolineare che la scuola deve essere una priorità per l'amministrazione comunale, che non può pensare di far trascorrere dei mesi prima di fare dei lavori di messa in sicurezza. “Per questioni di somma urgenza – spiega la consigliera democratica – il Comune potrebbe anche far svolgere i lavori e pagare le ditte dopo il termine degli stessi. Invece, con questo atteggiamento, Di Giorgi continua a dimostrare la precisa volontà politica di non fare. Il sindaco torni sui suoi passi: dirotti i soldi della pavimentazione della Ztl sulle emergenze della scuola, si impegni in prima persona per intercettare i fondi che le altre Istituzioni mettono a disposizione per l'edilizia scolastica”.

In tutta questa situazione non è di poco conto anche l'organizzazione della macchina amministrativa, che la consigliera democratica ha già fortemente criticato. “Il settore edilizia scolastica è letteralmente lasciato alla propria sorte, con responsabilità immense che gravano sul personale e con i relativi disagi che pesano anche a livello di salute e sicurezza pubblica, come nel caso di Piazza Moro. A breve si dovrà stilare il Piano triennale delle assunzioni: il sindaco, oltre a riorganizzare l'Ente, proponga di assumere tecnici per rimpinguare gli uffici che ne hanno bisogno ed anche non sottovaluti un altro aspetto, quello di assumere personale di base che rimanga all'interno dell'amministrazione: da anni non vengono assunti dal Comune di Latina operai che restino in organico all'Ente, che invece deve così ricorrere continuamente ad incarichi per ditte esterne, con un conseguente aggravio di spese sul bilancio. Ricorrere a personale interno, invece, comporterebbe un risparmio oltre che una sicurezza”.
 




LATINA: SULLA VARIANTE MALVASO IL SINDACO FA ORECCHIE DA MERCANTE E NON RISPONDE ALL’INTERROGAZIONE

 

Nicoletta Zuliani (Pd): “Di Giorgi risponda almeno alla magistratura”

 

Redazione

Latina – “Un'altra occasione persa, per il sindaco Giovanni Di Giorgi, per spiegare come mai gli uffici comunali sono stati estromessi dal parere pro veritate che doveva far luce sulla cosiddetta variante Malvaso a Borgo Piave”. Il commento di Nicoletta Zuliani, consigliera comunale del Partito Democratico, si riferisce alla mancata risposta all'interrogazione che aveva posto al sindaco di Latina riguardo a vari aspetti dell'incarico conferito al professor Federico Tedeschini, in qualità di esperto in questioni urbanistiche, sulla correttezza dell'operato dell'amministrazione comunale.
“È già la seconda volta che il sindaco manca all'appuntamento con la verità, davanti ai cittadini presenti in aula consiliare” – afferma Zuliani, che per questa mattina attendeva la risposta del primo cittadino. È la seconda volta, infatti, che Di Giorgi non risponde all'interrogazione posta da Zuliani durante il question time che precede la seduta del consiglio comunale. “Oggi sulla questione che ho posto, cioè sulla completezza del materiale fornito al prof. Tedeschini per scrivere il proprio parere, sta facendo verifiche anche la Procura della Repubblica. Perché il sindaco continua a fare finta di niente, perché continua a non rispondere? Lo deve ai cittadini e, a quanto sembra, anche ai magistrati. Sarà forse proprio per questo motivo che non ha voluto esporsi oggi?”.

La tesi di Zuliani, articolata attraverso le domande poste nell'interrogazione rivolta al sindaco, sul parere pro veritate da lui richiesto al prof. Tedeschini, è che Di Giorgi per paura di ricevere un giudizio negativo sulla variante, avrebbe “scelto” di non avvalersi dell'Avvocatura comunale: dichiarando l'urgenza di ricevere questo parere, il sindaco avrebbe infatti dato una scadenza troppo breve agli uffici per coordinarsi e, pur essendosi reso disponibile il settore Avvocatura ad esaminare il caso, non avrebbe mai ricevuto le carte richieste per esprimere un parere.
“Dov'era l'estrema urgenza, se il professor Tedeschini ha impiegato ben quattro mesi per dare una risposta al Comune? – torna a chiedere Zuliani – La realtà è che il sindaco, consapevole di rischiare grosso in vista di un parere quasi certamente negativo da parte dell'Avvocatura del Comune, ha incaricato un consulente esterno, pagato con 10mila euro di soldi pubblici, che avrebbe potuto dargli ciò che gli serviva e che puntualmente è arrivato: un parere favorevole. Oggi però sono i magistrati che vogliono vederci chiaro ed a loro, mi auguro, certamente fornirà le risposte che oggi attendevamo tutti”.
 




LATINA: TEMPI CICLOPICI PER METTERE IN SICUREZZA LA MENSA SCOLASTICA

 

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Persi i fondi 2015 dell'8 per mille Irpef per l'edilizia scolastica. Zuliani (Pd): “Ennesima dimostrazione di incompetenza”

 

Redazione

Latina – Passeranno almeno due mesi prima che la mensa della scuola materna di Piazza Aldo Moro possa essere messa in sicurezza. Nel frattempo i bambini continuano a consumare i pasti in monoporzioni direttamente nelle aule dove si svolgono le lezioni. Questo perché il Comune di Latina non ha ancora fatto alcuna comunicazione alla scuola sui tempi necessari per lo svolgimento dei lavori, e per il fatto di aver inserito i lavori in una determina da circa 90mila euro che comprende anche sistemazioni in altri plessi del capoluogo.
“È una precisa volontà politica quella di non mettere in sicurezza la scuola. Com'è noto – spiega Nicoletta Zuliani, consigliera comunale del Partito Democratico di Latina, che aveva sollevato la questione della mensa della scuola pericolante la scorsa settimana – per spese che superano i 40mila euro, i Comuni sono tenuti ad indire una gara, mentre per importi inferiori e per lavori di natura urgente possono essere fatti affidamenti diretti alle ditte. Il punto è proprio questo: l'amministrazione del sindaco Giovanni Di Giorgi non ritiene che la messa in sicurezza di una mensa scolastica, che comporta anche un problema di igiene all'interno dell'istituto, sia un lavoro urgente. Il sindaco è responsabile della salute della città, ed è uno scandalo che non intervenga”.

La verità, secondo la consigliera democratica, è che della scuola, all'amministrazione Di Giorgi, non importa nulla, ma serve soltanto a fare passerella in cerca di voti. “Quando in Comune hanno voglia di affidare lavori, anche non urgenti, sono disposti persino a procedere attraverso determine illegittime, come nel caso dello spacchettamento che ho fatto emergere per il cimitero di Borgo Montello. Mentre la scuola continua ad essere la Cenerentola di questa amministrazione” – afferma Zuliani.

“E non si trovino più scuse nella mancanza di soldi – affonda la consigliera del Pd – Il Comune getta il denaro pubblico dalla finestra per spese inutili, come la pavimentazione della Ztl, il finanziamento al Festival del Circo, contratti multipli per medesimi servizi nei diversi uffici comunali. E poi perde o non si avvale dei finanziamenti offerti dalla Stato, come nel caso della richiesta di attingere ai fondi dell'8 per mille Irpef in favore dell'edilizia scolastica. I Comuni, grazie alla legge di stabilità del 2014, entro lo scorso 15 dicembre avrebbero potuto fare richiesta per ricevere, in percentuale, questi fondi destinati ad opere di 'ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico degli immobili di proprietà pubblica adibiti all'istruzione scolastica', così come indicato dalla stessa legge. Non avendone fatto richiesta, il Comune di Latina per tutto il 2015 non ne beneficerà. E adesso voglio sapere il perché di questa mancanza: ne chiederò le motivazioni con un'interrogazione in consiglio comunale e porterò la questione in commissione Trasparenza” – annuncia Zuliani.
 




LATINA: BLITZ A SCUOLA DELLA POLIZIA E PSICOTERAPEUTE PER PRELEVARE UN BAMBINO

 

Interpellato il Presidente della Repubblica: sotto accusa il metodo usato per portare via il minore

 

Latina – Martedì 10 marzo durante la mattinata la polizia di Latina si è presentata alla scuola di Borgo Faiti, l'ha circondata, ne ha controllato le uscite con gli agenti ed ha cercato un bambino che alle 10:00 si trovava al suo posto, in classe con i suoi compagni. La scuola è rimasta bloccata per ore, perché il bambino non voleva andare nella casa famiglia dove un decreto del Tribunale dei Minori di Roma aveva stabilito che andasse. Con due operatrici psicoterapeute il bimbo si è convinto e, solo nel pomeriggio, le ha seguite nella struttura. Fino a quel momento la scuola è rimasta praticamente paralizzata e le attività previste nel pomeriggio sono saltate.

“Lo hanno portato via come fosse un criminale. È solo un bambino, non c'era bisogno di tanto clamore, né di questo metodo così brusco che è stato il prelevarlo dalla scuola in cui è cresciuto e dove tutti lo conoscono. Quei momenti gli resteranno sicuramente impressi nella mente a lungo”. È questo il commento di Ferdinando Tripodi, vice presidente di “Valore Donna” di Latina, associazione contro la violenza sulle donne e sui minori.

Il vice presidente di Valore Donna condanna fortemente il metodo usato dalle forze dell'ordine ed ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, spiegando come si sono svolti i fatti, ma soprattutto chiedendo di cercare il responsabile di una decisione così estrema nei confronti di quello che è soltanto un bambino. “Una scuola messa sotto assedio, un bambino strappato all'improvviso dal banco e dalla sua vita, e convinto, solo dopo ore, a seguire gli assistenti sociali. Due auto che lo portano via a gran velocità. Nessuno ha potuto salutarlo, neanche i familiari. Gli amichetti di scuola in lacrime, scioccati. La gente del borgo a bocca aperta davanti al cancello della scuola. Scene drammatiche di cui cerchiamo un responsabile. Qualcuno avrà pur deciso che tutto questo andava fatto, in queste modalità disumane”.

Anche il presidente onorario della stessa associazione del capoluogo pontino, l'avvocato Domenico Musicco, è solidale con la famiglia del bambino.

L'associazione Valore Donna è pronta a chiedere l'intervento del Governo e del Presidente del Consiglio Matteo Renzi,
perché ritiene che la battaglia da condurre non sia contro i minori e contro le loro famiglie, come sembra invece in casi come questo, ma contro chi permette che la vita di un bambino possa essere stravolta da un momento all'altro soltanto per dare attuazione immediata alle carte di un Tribunale, quando avrebbero potuto essersi metodi molto meno invasivi e traumatizzanti per il minore e per la sua famiglia rispetto a quello invece utilizzato. La scuola deve restare un ambiente protetto da queste situazioni, deve rimanere un luogo inviolabile perché è lì che si costruisce il futuro, è anche lì che le persone trarranno esempio di vita e di comportamento. È lì che purtroppo, ancora oggi e troppo spesso, accadono fatti simili a quello di Latina.

Ecco il Il testo della lettera inviata al Presidente della Repubblica

 
"Ill.mo Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella
Piazza del quirinale 1, ROMA

Davvero non esiste più ragione in questo schifo di Italia. Un bambino di appena 12 anni trattato come se fosse uno spacciatore, un latitante da acciuffare, un pericoloso criminale… Ma in che Italia stiamo vivendo, Presidente Sergio Mattarella?
Le racconto in breve la storia:" – Martedì 10 Marzo 2015, ore 10:00 circa, presso la scuola media di Borgo Faiti quando, su disposizione del giudice del Tribunale dei Minori di Roma, personale dell'Ufficio Minori della Divisione Anticrimine della Questura di Latina, due operatrici psicoterapeute, il curatore speciale e il tutore nominati dal Tribunale dei minori si sono recati presso il plesso scolastico per eseguire un provvedimento giudiziale di sospensione della potestà genitoriale ed affidamento ad una casa famiglia nei confronti del bambino. Si precipitano nella classe di un bambino di appena 12 anni che chiamerò Francesco (nome di fantasia) e gli comunicano che deve andare con loro, deve essere portato via, in silenzio, senza che la famiglia fosse avvertita. La madre non deve sapere. I nonni e tutti coloro che lo amano, lo proteggono, lo curano ogni giorno, non devono sapere. Sapranno dopo, forse…

Il bambino ovviamente si spaventa a morte. Lacrime, urla, cuore che batte a mille, una sola parola dalla sua bocca: MAMMA! Il bambino si precipita all'esterno della classe e telefona alla mamma: CORRI, MI VOGLIONO PORTARE VIA! Intanto nell'attesa infinita dell'arrivo della mamma, il bambino è disperato.. tenta di scappare ma non può perché è circondato. La scuola è circondata. 15 forse 20 uomini. Tra Squadra Mobile, Psicologi, Tutori.. è "braccato" come un latitante qualsiasi…

All'arrivo della mamma, dei nonni, dei parenti e amici increduli, e disperati, tutti gli ingressi sono vigilati da uomini di Polizia che non permettono di entrare, l'edificio è stato isolato perché il bambino si rifiutava di lasciare la scuola e trasferirsi nella casa famiglia., scene da film poliziesco , dove un ladro qualsiasi deve essere vigilato affinchè qualcuno non lo aiuti a scappare. Nel frattempo fuori della scuola arrivano le ambulanze, perchè la mamma del piccolo ed il nonno affetto da una grave patologia hanno più volte della giornata avuto bisogno delle cure dei sanitari.

Il tutto si è concluso nel tardo pomeriggio. Il bambino è stato portato via di corsa, su una macchina uscita a gran velocità dalla scuola, scortata da una vettura della polizia. Ancora urla, grida, svenimenti, dolore, lacrime. Un dramma che segnerà per sempre quella famiglia e sopratutto quel piccolo bambino, un figlio, un fratello, un nipote di tutti noi. " –

Presidente Segio Mattarella, premesso che non voglio discutere sul perchè è stato emesso questo provvedimento, questi sono fatti che chiarirà il Tribunale dei Minori agli Avvocati della famiglia. Quello che mi ha lasciato basito, ferito, è la modalità che è stata decisa.
Chi ha deciso che un bambino di appena 12 anni doveva essere portato in casa famiglia con modalità da "rapimento"? Chi ha deciso che il bambino doveva essere tenuto per diverse ore "sequestrato" dentro un plesso scolastico e tenuto lontano dalla famiglia, da quella madre, da quei nonni che da 12 anni lo trattano come un principe, non facendogli mancare nulla? Chi ha deciso tutto ciò, Presidente? Poteva tutto ciò essere evitato, e se si, chi dovrà rispondere di questa azione?
Mi auguro che almeno Lei darà qualche risposta non solo a me che come Italiano mi sento ancora una volta non tutelato ma ferito da chi DOVREBBE invece TUTELARE e PROTEGGERE i Cittadini, sopratutto i più deboli, ma anche a tutti quei cittadini che oggi come me si chiedono: ma la Giustizia e sopratutto i DIRITTI, hanno ancora un senso in questo Paese Presidente?

Grazie per la Sua attenzione.
Ferdinando Tripodi
(cittadino italiano)"
 




LATINA: E' SCANDALO DETERMINE PER AFFIDAMENTO LAVORI AL CIMITERO

Redazione
Latina
– “Le irregolarità sulle determine e sull'affidamento dei lavori al cimitero di Borgo Montello, che lo scorso gennaio avevo segnalato alla segreteria generale del Comune di Latina, non soltanto erano fondate, ma evidenziano un contesto in cui l'amministrazione di Giovanni Di Giorgi opera con dolo in perfetta consapevolezza”. Nicoletta Zuliani, consigliera comunale del Partito Democratico di Latina, torna a denunciare il comportamento del Comune e, stavolta, potrebbero essere chiamate in causa sia la Procura della Corte dei Conti sia la Procura della Repubblica perché si faccia chiarezza e perché si accertino le responsabilità di certi comportamenti lesivi nei confronti dell'Ente.

Lo scorso gennaio Zuliani aveva ipotizzato una sorta di “spacchettamento” – procedura vietata dalla legge – per l'affidamento dei lavori per il cimitero di Borgo Montello. La democratica aveva notato una serie di determine che singolarmente non non necessitavano dell'indizione di una gara da parte dell'Ente pubblico per commissionare un lavoro, ma che, considerate complessivamente, avrebbero dovuto invece comportare un bando di gara. Quella procedura però, secondo Zuliani, presentava una serie di illegittimità, che la consigliera aveva denunciato alla segreteria generale del Comune di Latina e che oggi trovano conferma nella risposta scritta fornita dall'Ente.

La segreteria comunale, nella sua risposta, ha infatti confermato i dubbi posti da Zuliani ed ha messo nero su bianco i suoi sospetti divenute oggi certezze, scrivendo letteralmente: “L'analisi svolta delinea un quadro di complessa, plurima illegittimità”. Vengono poi evidenziati, nella risposta del segretario generale, anche tutti gli aspetti che determinano tale condizione. Vediamo alcuni esempi. Nella determinazione n.2556/2012 risulta “del tutto insufficiente la motivazione del ricorso all'affidamento diretto, tanto più che l'affidamento di per sé non postula un'effettiva urgenza”, mentre vengono definiti illegittimi, nel quadro economico, sia la previsione dei compensi, sia l'attribuzione di valore contrattuale alla determina stessa per effetto della sottoscrizione. Riguardo alle determine successive, di “rinnovo” dell'affidamento (n.2300/2013; n.423/2014; n.1626/2014), il segretario generale, oltre a diversi altri aspetti, specifica che: è “ingiustificato il frazionamento della durata dell'appalto, posto che trattasi di attività assolutamente ordinarie e, come tali, prevedibili e programmabili” e definisce lo stesso rinnovo “illegittimo, perché questo sarebbe stato ammissibile soltanto se previsto negli atti di gara e contabilizzato nell'importo posto a base della stessa”. Ed esplicitamente viene scritto: “trattasi di un frazionamento sistematico, motivato da urgenza non sussistente, in violazione ripetuta della normativa sugli appalti”
 
Zuliani, nella nota inviata al segretario, aveva anche sottolineato che il valore complessivo delle determine superava i 40mila euro e che quindi il Comune avrebbe dovuto indire una gara per affidare i lavori, come come aveva fatto la prima volta, nel 2012. Invece aveva continuato a commissionare i lavori a “pacchetti” di tre mesi, senza peraltro rispettare in un caso neanche le tempistiche per la pubblicazione degli atti, ed oggi se ne è capito il perché: nella nota, il segretario generale spiega infatti che gli uffici del Bilancio avevano per ben due volte negato i soldi per i lavori, motivando il diniego sulla base della non pertinenza del capitolo di spesa indicato nell'atto, ed altri aspetti, tra cui il fatto che fosse necessario “uniformare l'atto – come sottolineò il dirigente del Servizio – al quadro normativo in tema di affidamento dei lavori, servizi e forniture”.

“Il Comune sapeva quindi perfettamente – afferma Zuliani – di non essere in regola con la normativa vigente, perché un dirigente, in autotutela dell'Ente, lo aveva chiaramente già detto. Perché allora si è continuato con la stessa prassi, in consapevole violazione della legge?”. Zuliani invita inoltre il sindaco ad una profonda riflessione politica: “Considerando che quelle determine sono state firmate, nel tempo, da tre dirigenti diversi, e che si viene a configurare un vero e proprio modus operandi di illegittimità diffusa in quasi ogni settore del Comune, soprattutto dove si intrecciano gli interessi economici di molti, il sindaco Giovanni Di Giorgi prenda atto degli errori della sua amministrazione e si faccia da parte. Così come ha deciso di commissariare l'Urbanistica ponendone a capo un ex prefetto, il sindaco faccia lo stesso anche con gli altri settori, lasci il Comune e faccia commissariare l'Ente”.
 




LATINA, IMPIANTO BIOGAS CHIESUOLA: A.A.A. CERCASI RISPOSTE

Redazione

Latina – «È dall’aprile scorso che attendiamo invano risposte concrete e assunzioni di impegno. È da quando il sindaco Di Giorgi e gli assessori di allora Cirilli e Tripodi hanno pubblicamente “promesso” un regolamento comunale, per definire nel dettaglio la disciplina del rilascio di permessi ed autorizzazioni per gli impianti a biogas da realizzarsi sul territorio di Latina. E da quando il primo cittadino ha ribadito con forza e convinzione che nessuna centrale di simili fattezze sarebbe stata costruita in via della Cava, in zona Chiesuola. Ora a distanza di circa un anno, non avendo visto posizioni ferme in merito (vedasi l’iter di approvazione del regolamento), chiediamo di fare il punto della situazione e che l’amministrazione comunale sia chiara una volta per tutte sulle sue responsabilità e assunzioni di impegno».

Così i membri del Comitato No Biogas Latina, ancora una volta preoccupati dallo stallo e dall’immobilità dei politici del capoluogo, evidentemente poco interessati o formati sulla questione e sulle problematiche che si evidenzierebbero con la costruzione di un impianto a biogas a ridosso delle abitazioni e a poche centinaia di metri da una scuola elementare e materna. 

«C’è bisogno di un “colpo di reni”, oggi più che mai, per poter davvero scongiurare il pericolo che incombe sul nostro presente e sul futuro dei nostri figli e nipoti – continuano dal comitato – Ancora non c’è traccia del regolamento, nonostante la discussione in commissione Urbanistica (e il regolamento è il documento essenziale per poter tutelare il territorio, le sue colture e la salute di tutti i cittadini) e non è stato convocato come da noi in precedenza richiesto un consiglio straordinario sul tema con la partecipazione delle associazioni di categorie. La nostra preoccupazione riguarda anche la prossima udienza del TAR, in programma il 21 maggio, che dovrà esprimersi sul merito della sospensiva concessa lo scorso settembre: l’avvocatura del Comune saprà tenere testa ad una materia così specifica e complessa come quella degli impianti a biogas? Se non ha saputo farsi valere in prima battuta, saprà farlo ora quando il Tribunale Amministrativo del Lazio potrebbe consegnare all’azienda il permesso a costruire su un vassoio d’argento? Evidenziamo con rammarico il disinteresse di chi ci amministra, maggioranza ed opposizione indistintamente. Ed è curioso, se non strano, il silenzio assoluto di quei consiglieri comunali del Partito Democratico più zelanti e sempre attivi per le più disparate questioni, soprattutto per quelle ambientali».

Ora il comitato No Biogas Latina, nato dai residenti della Chiesuola ma da subito al lavoro per la protezione dell’intero territorio comunale e provinciale, chiede al Sindaco Di Giorgi un nuovo confronto pubblico, per rassicurare la popolazione del luogo e soprattutto per ribadire il suo impegno a contrastare con ogni mezzo e con forza la realizzazione degli impianti a biogas nei territori di sua competenza. Così da porre fine ad una politica fintamente sorda e cieca e ad un modo di amministrare il territorio che lascia intravedere continue lacune da un punto di vista di controllo e tutela.
Il comitato e tutti i suoi appartenenti, ribadiscono che non sono contro il progresso o la libera impresa, bensì schierati a tutela del patrimonio ambientale, delle colture d’eccellenza del territorio ed in particolar modo della salute pubblica.

 
 

 




LATINA: ALLARME MENSA ALLA SCUOLA DI PIAZZA MORO

Redazione
Latina
– La scuola dell'infanzia di Piazza Aldo Moro sta affrontando un problema molto serio in questi giorni: la mensa dei bambini è chiusa perché pericolante. Cadono pezzi di controsoffitto sul pavimento: i locali in cui siedono i bambini per mangiare sono stati, in un primo tempo, transennati, poi chiusi totalmente per sicurezza. Il problema sono le infiltrazioni d'acqua. Sul posto hanno già effettuato un sopralluogo un addetto alla sicurezza ed un tecnico del Comune, ma intanto i bambini stanno consumando i pasti nelle aule dove svolgono le lezioni e, se la situazione non muterà, la scuola sarà costretta a non offrire più il servizio mensa per comprensibili motivi di igiene.

A dare la notizia è Nicoletta Zuliani, consigliera comunale del Partito Democratico, contattata da alcuni residenti della zona, che interviene e torna così sul tema dell'edilizia scolastica, sollecitando il Comune ad un intervento urgente. “Le scuole di Latina cadono a pezzi e questo è un dato che ormai conosciamo da tempo, purtroppo. Ciò che stupisce – commenta Zuliani – è come mai l'amministrazione comunale non sia affatto preoccupata da ciò, continuando a rimandare interventi importanti e limitandosi a tamponare le urgenze. Nella scuola bisogna investire e sappiamo quanto perché ce lo ha detto uno studio approfondito: 18 milioni di euro. Una somma che non abbiamo immediatamente ma che l'amministrazione comunale potrebbe decidere di recuperare rinunciando a progetti costosi e molto meno urgenti, come la pavimentazione della Ztl: più di 800mila euro sarebbero così pronti subito”.
Zuliani sottolinea lo scarso interesse del Comune per il settore della scuola: “Nell'ufficio lavora un solo dipendente che, per quanto possa essere accurato e solerte nel proprio lavoro, ha la responsabilità della gestione di ben 74 plessi. Come è possibile che l'amministrazione ed il sindaco Giovanni Di Giorgi non si rendano conto di quanto sia gravoso questo compito? La carenza di personale nell'Ufficio Scuola del Comune impedisce la risoluzione dei problemi in tempi rapidi. Ed è solo un esempio del pessimo grado di organizzazione degli uffici comunali”. Una conseguenza di questo, è il senso di abbandono lamentato dagli istituti scolastici, che non solo non sono in grado di ottenere certezze sui tempi del Comune, ma non ottengono nemmeno risposte.

C'è anche un dato politico sul quale Zuliani si sofferma: “Il Comune di Latina ha sempre affidato l'edilizia scolastica all'assessorato ai Lavori pubblici, che gestisce una pesante mole di interessi economici, invece che al settore realmente deputato a questo tipo di problematiche, l'assessorato all'Istruzione. La delega invece dovrebbe avere un unico referente sia per l'istruzione sia per l'edilizia scolastica: due assessori sono troppi per un ambito che potrebbe avere un quadro complessivo del settore. È ora di cambiare per il bene della città e per la sicurezza dei bambini”.
 




LATINA: 41ENNE RACCONTA STORIA ASSURDA:"SONO STATO SEQUESTRATO DA DUE UOMINI"

Redazione

Latina – Nella mattinata odierna, in Latina, i Carabinieri del NORM – aliquota operativa – della locale Compagnia, al termine di attività d’indagine, hanno deferito in stato di libertà, alla competente A.G., R.M., 41enne di Latina per “simulazione di reato”.
L’uomo, nella prima decade di questo mese, aveva falsamente denunciato, negli Uffici di questo Comando Provinciale, di essere stato prelevato con la forza, dalla propria abitazione, nelle prime ore del mattino, da due uomini, di cui uno armato di pistola, i quali, dopo essersi impossessati del suo televisore, l’avrebbero condotto in un luogo poco distante a bordo di un’auto, verosimilmente rubata, ove, previa esplosione in aria di alcuni colpi di arma da fuoco, gli avrebbero intimato di fornire loro assistenza per forzare una cassaforte.
I due malviventi si sarebbero successivamente dileguati, a seguito di un malore della vittima.
Le investigazioni condotte dai militari dell’Arma consentivano di accertare la falsità delle dichiarazioni rese dal suddetto in sede di denuncia, nei cui confronti, pertanto, si procedeva nei termini di legge.




LATINA: GIOVANE TROVATO IN UNA POZZA DI SANGUE, ARRESTATO L'AGGRESSORE

di Matteo La Stella
Latina
– Ieri, a Borgo Hermanda, è stato arrestato dagli agenti di Polizia un trentenne di nazionalità indiana, accusato di tentato omicidio. Gli albori della vicenda risalgono alla sera di sabato intorno alle 21:00, quando al 113 arriva una telefonata che denuncia la presenza di un ragazzo, privo di sensi e riverso in una pozza di sangue vicino ad un supermercato del borgo. Gli agenti del commissariato di Terracina, intervenuti sul posto, hanno identificato il giovane in Cristian Lauretti, classe 90, per il quale hanno subito allertato un'ambulanza del 118 che lo ha trasportato all'ospedale Santa Maria Goretti di Latina, con una profonda ferita alla testa. Gli agenti si sono subito attivati per raccogliere testimonianze in merito all'accaduto. Secondo la ricostruzione, quella stessa sera nei pressi del supermercato, si sarebbero scontrate due fazioni opposte. Da una parte un gruppo di indiani, frequentatori abituali del supermercato, dall'altra un gruppo di ragazzi italiani, che si stavano fronteggiando lanciandosi addosso bottiglie. Una delle bottiglie lanciata da un avventore indiano, avrebbe colpito violentemente Lauretti alla testa, ferendolo e costringendolo a terra privo di sensi. Dall'accurata ricostruzione è emerso anche un identikit dell'aggressore, dileguatosi subito dopo il lancio della bottiglia in questione, che è stato rintracciato ieri in un appartamento di Borgo Hermanda. Manlatjit Singh, questo è il nome dell'uomo di 30 anni, che aveva già fatto i bagagli ed era pronto alla fuga. Gli agenti lo hanno arrestato e trasportato nel carcere di Latina con l'accusa di tentato omicidio. Il giovane di Terracina invece, è ancora in prognosi riservata nel reparto di Neurochirurgia dell'ospedale Santa Maria Goretti.