SCOPERTA SHOCK: TRA NAPOLI E POZZUOLI C’E’ UN LAGO DI MAGMA SOTTERRANEO

di Ch. Mo.

Campi Flegrei (Na) – Una nuova tecnica, firmata INGV e CNR, in grado di calcolare, attraverso i dati satellitari e GPS, le modalità con cui il magma profondo risale all'interno del sottosuolo dei Campi Flegrei, creando deformazioni, anche millimetriche, della superficie terrestre è stata sperimentata tra Napoli e Pozzuoli. Come in Italia, anche a Yellowstone negli USA e Rabaul in Papua Nuova Guinea era stata sperimentata.


Con i dati acquisiti poi, si monitorano le deformazioni della superficie terrestre per conoscere in tempo reale l’andamento del sollevamento del suolo interno. A mettere a punto la nuova tecnica sono stati i ricercatori dell'Osservatorio Vesuviano dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV-OV) e dell'Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell'Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IREA).


Lo studio, che rientra tra le attività di monitoraggio promosse dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile (DPC) e di quelle svolte nell'ambito del progetto europeo MED-SUV, è stato pubblicato su Scientific Reports. Si legge che “Grazie ai dati acquisiti dai satelliti COSMO-SkyMed (messi in orbita dall'Agenzia Spaziale Italiana a partire dal 2007), dotati di sistemi radar, e dai ricevitori GPS della rete di sorveglianza geodetica INGV-OV, composta da ben 14 sensori sparsi nell'area dei Campi Flegrei", spiega Susi Pepe, ricercatrice del CNR-IREA, “è stato possibile studiare le deformazioni, anche millimetriche, della superficie terrestre e conoscere l'andamento del sollevamento del suolo all'interno della caldera”.

Un vero e proprio laghetto di magma si sarebbe formato in una profondità di tre chilometri nell’area epicentrale della Solfatara, senza provocare però conseguenze allarmanti. Nessun segnale di crisi sismica o di ripresa dell’attività al momento è stato identificato.


A provocare “l'altalena” del suolo flegreo attraverso i millenni, d'altra parte, le ricerche degli studiosi hanno sempre indicato come causa l'immissione di fluidi idrotermali (acqua e gas) nelle rocce della caldera e non l'attività del magma. Negli ultimi 10 anni, come accennato, il suolo si è sollevato di quasi 30 centimetri, tanto che nel 2012, il Dipartimento della Protezione Civile ha innalzato dal verde (quiescenza) al giallo (attenzione) il livello di allerta per la sicurezza degli abitanti nei Campi Flegrei.

 

Sul più recente episodio, tra il 2012 ed il 2013, il fenomeno sarebbe invece da attribuire alla risalita di magma a bassa profondità (circa 3 km) che si scaglia nelle rocce del sottosuolo formando uno strato sottile, noto come sill ( cioè un corpo magmatico con sviluppo prevalentemente orizzontale). Tale sill, misurato in un raggio di 2-3 km, forse era già presente nel sottosuolo durante le crisi bradisismiche degli scorsi decenni.