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Castelli Romani, vino Marino Doc: arrivano i contenitori tipo sacca

 

Red. Cronaca


MARINO (RM)
– Il vino Doc Marino potrà essere confezionato anche con contenitori tipo "sacca" con eccezione dei vini Marino “Superiore” e “Classico” e per quelli che si fregiano della menzione “vigna”. Questa la modifica al disciplinare della Doc Marino, presentata dal Consorzio di tutela del Marino ed elaborata sulla scorta di un’analisi condotta con il supporto tecnico di Arsial, approvata lo scorso 6 dicembre dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.


Il nuovo contenitore sarà realizzato in materiale plastico, molto leggero e resistente,
completamente riciclabile. Si tratta in pratica di un’evoluzione del più conosciuto Bag in Box, rispetto al quale è privo dell’involucro esterno (“Box”). L’introduzione della confezione a “sacca” per la tipologia Marino va incontro all’esigenza di disporre, per i vini di pronta beva, di contenitori totalmente riciclabili e dai costi contenuti che assicurino, comunque, una buona conservazione del prodotto e delle sue caratteristiche distintive. Tali tipologie di confezionamento hanno trovato larga diffusione negli ultimi anni, incontrando una buona accettazione da parte dei consumatori, soprattutto nei mercati del nord Europa.

L’evoluzione dei contenitori di vetro ha portato a bottiglie di diversa forma e capacità. Negli ultimi decenni sono stati proposti per il vino contenitori alternativi con caratteristiche completamente nuove che in primo tempo sono stati utilizzati per le bevande gassate, i succhi di frutta o la birra. Si sono così utilizzati i Kegs in ferro mutuandone l’uso dalla birra e principalmente per vini bianchi e frizzanti, le bottiglie di PET abbondantemente usate per le bevande gassate fino ad arrivare al Bag in Box.
   

Il sistema Bag in Box è un metodo di confezionamento dei liquidi innovativo ma ormai ampiamente adottato in tutto il mondo. Grazie alla gamma di materiali e di misure in cui è proposto, e grazie ad i vari accessori disponibili, risulta essere il prodotto ideale per il confezionamento di una grande varietà di alimenti liquidi come, vino, olio, succhi di frutta, latte, etc.. Il suo ingresso sui banchi dei supermercati ha ridotto drasticamente l’utilizzo delle tradizionali damigianette di vetro e dei classici bottiglioni plurilitro. Il contenitore è composto da un otre-sacca (“bag”) in materiale flessibile (plastica o alluminio), contenuto in una scatola (“box”) di cartone. Nel momento in cui la sacca viene riempita della bevanda, esso aderisce perfettamente al cartone, formando un insieme compatto e resistente e di minor ingombro e di minor peso rispetto ad altri contenitori. Il contenitore è naturalmente dotato di un apposito rubinetto che, una volta applicato, consente di spillare volta per volta la quantità voluta mantenendo inalterata la freschezza del prodotto, in quanto, limitando l'ingresso dell'aria, viene impedita l'ossidazione. Inoltre, i materiali in cui viene costruito sono del tutto riciclabili.


Una novità nel campo dei contenitori è rappresentata dalla sacca (Pouch) che costituisce un imballaggio innovativo progettato per aumentare la durata di prodotti liquidi quali vino, succhi di frutta, oli commestibili e realizzata con pellicole dotate di eccellenti proprietà di protezione dall'ossigeno, per preservare il liquido all'interno e garantire che i contenuti rimangano incontaminati dall'aria esterna. Il liquido viene spillato attraverso un rubinetto, che impedisce l'ingresso dell'aria nell'imballaggio mentre viene versato. Sacca e rubinetto agiscono insieme per prolungare la durata del prodotto, prima e dopo l'apertura della confezione. In pratica rappresenta l’evoluzione del Bag in Box, con l’eliminazione dell’involucro esterno (“Box”). Ciò è possibile poiché la sacca è  infrangibile ed allo stesso tempo estremamente leggera, si regge da sola, ed è possibile applicarvi stampe ad alta qualità, sfruttando colori e immagini per attirare l'attenzione del cliente sul punto vendita.
 




REGIONE, APPROVATO NUOVO PIANO DI RICONVERSIONE DEI VIGNETI

Chiara Rai

I viticoltori del Lazio hanno tempo fino al 30 gennaio per presentare la domanda di contributo previsto dal nuovo piano per la ristrutturazione e la riconversione dei vigneti approvato dalla Regione.  Il piano prevede contributi comunitari di 12.350 euro ad ettaro, anziché 9.350 come stabilito negli anni passati. Si tratta di un’ottima possibilità per i viticoltori e produttori di vino, di incentivare la progressiva sostituzione dei vigneti con varietà di uve di qualità maggiore al fine di ottenere prodotti sempre più prestigiosi. Oltre a questo, si aggiunge la possibilità di consentire la meccanizzazione delle principali operazioni colturali. Angela Birindelli, assessore alle Politiche agricole della Regione Lazio ha sottolineato l’importanza di non lasciar cadere i contributi previsti dal piano: “E’ un vantaggio importante per i nostri viticoltori – ha aggiunto Birindelli – per riqualificare i vini del Lazio e proporli sui mercati a prezzi più competitivi e remunerativi”. Ai Castelli Romani i vigneti ricoprono ancora una superficie abbastanza ampia, si parla di circa sei mila ettari in totale e di questi, ben 1.400 ettari appartengono al Frascati Doc. Quest’ultimo, col nuovo disciplinare, può comprendere varietà di vitigni Malvasia di Candia e del Lazio, da soli o congiuntamente, fino al 70 per cento mentre per Greco, Grechetto e Bombino fino al 30 per cento. Nell’area Castellana, diversi vigneti sono stati espiantati e ancora gran parte non sono stati ancora meccanizzati e “rinnovati”. Dal prossimo anno inoltre, la vendemmia seguirà i criteri del Docg – Denominazione d'origine controllata e garantita – che, tra l’altro prevede, la vendita di vino soltanto in bottiglia munita di sigillo di garanzia e controllate partita per partita nella fase dell'imbottigliamento. Dunque, poter riconvertire e “riabilitare” i vigneti del Lazio prediligendo determinate varietà in favore di altre,  è vista come una grande opportunità sia dal presidente del consorzio Frascati Doc Mauro De Angelis che da quello dei Colli Lanuvini Antonio Posti. “ E’ un’opportunità ottima – dice De Angelis – ho auspicato uno sforzo da parte dei produttori a reimpiantare i vigneti del Frascati con logiche che prediligano la qualità piuttosto che la quantità. Di fatti, gli attuali disciplinari obbligano a dei vigneti di qualità, certo, fare questo senza alcuna prospettiva economica è durissima per i viticoltori e produttori, è per questo che mi auguro che a stimolare questo rinnovamento siano anche le cantine dando prospettive ai produttori. La vita media di un vigneto è di circa 50 anni e le cantine, in questo senso, mi auguro abbiano una visione lungimirante perché è un peccato che queste risorse non vengano utilizzate. Si dovrebbe puntare alla valorizzazione della bottiglia e ritrasferire parte della redditualità ai produttori ”. Per Luigi Caporicci,  il presidente della Gotto d’oro, una delle più importanti cantine del Lazio che ha sede ai Castelli Romani, il nuovo piano è un’opportunità da cogliere al volo: “E’ un’occasione importante – dice Caporicci – che permettere la possibilità di poter utilizzare nuove tecnologie di meccanizzazione e nuovi metodi e soprattutto di ridurre i costi di produzione. Sono convinto che questa ulteriore possibilità offerta dalla Regione, giova a migliorare l’immagine del vigneto Lazio”. Anche il presidente del consorzio Colli Lanuvini, Antonio Posti si augura che le adesioni al piano siano numerose: “Ho inviato la comunicazione alle aziende – dice Posti – è finalmente possibile adeguare le varietà che abbiamo e in alcuni casi ad esempio sostituire determinate varietà con altre. Ad esempio si può sostituire la Malvasia di Candia con  la Malvasia Puntinata, adeguando così la produzione di varietà delle uve al mercato odierno”.