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Coppia dell’acido: i genitori di Martina Levato chiedono l’affidamento del nipotino

Si torna a parlare di Alexandeer Boettcher e Martina Levato, la coppia dell’acido che costituiva una vera e propria associazione a delinquere e che si è resa responsabile dell’aggressione ai danni di due persone. Il 28 dicembre scorso la coppia ha aggredito con l’acido Pietro Barbini, cagionando ad egli danni e lesioni gravissime. Martina Levato inoltre è accusata di aver tentato l’evirazione di uno studente della Cattolica con cui avrebbe avuto una breve relazione; l’episodio in questione risale al 19 maggio scorso.  Insieme a loro è stato condannato anche il presunto basista Andrea Magnani. I fatti recenti che li vedono protagonisti nuovamente, però, non riguardano le vicende sopracitate che hanno portato i Giudici a condannarli, bensì il frutto del loro amore malato e perverso, anch’egli vittima inconsapevole di tutto ciò: il loro figlio.

 

I genitori di Martina hanno chiesto l’affidamento del nipotino, venuto al mondo nell’agosto del 2015; il sostituto procuratore generale della Cassazione Francesca Ceriani, nella requisitoria scrive: “La legge contempla l’affidamento quando ci sono rapporti significativi e nel caso del figlio di Alexandeer Boettcher e Martina Levato occorre dare rilievo al fatto che i nonni materni hanno avuto con lui 46 incontri, senza mancare mai ad un appuntamento tutte le volte che era loro consentito, e chiaramente la significatività del rapporto deve essere calibrata rispetto al fatto che si tratta di un neonato”. Se la Cassazione dovesse accogliere la tesi del PG e il ricorso dei genitori di Martina, si annullerebbe la decisione di adottarlo presa dal Tribunale di Milano. Il PG della Cassazione ha chiesto l’affido ai nonni materni con questi precisando che “I figli non si tolgono nemmeno ai mafiosi perchè ogni bambino ha diritto a crescere nella famiglia dove è nato, e anche se Alexander Boettcher e Martina Levato sono responsabili di crimini raccapriccianti, dare in adozione il loro figlio equivarrebbe a una non consentita operazione di genetica familiare, come se il piccolo fosse nato con una macchia. I nonni materni sono idonei a crescerlo e ne hanno diritto”.

 

Anche il Comune di Milano ha preso una posizione in questa torbida vicenda, costituitosi come tutore del piccolo e chiedendo alla Suprema Corte il respingimento della richiesta dei familiari: “rispettiamo le figure di questi nonni ma l’impegno che vogliono assumersi è sproporzionato alle loro forze, al divario di età, alla durata pesante della pena alla quale sono stati condannati i genitori del bambino che non potranno quindi subentrare presto ai nonni, e al fatto che le aggressioni con l’acido che hanno compiuto denotano un totale deficit di senso civico che può certo essere colmato, ma solo attraverso un processo lungo e dall’esito incerto”. Ma la collocazione del piccolo all’interno della famiglia può ritenersi una scelta corretta? Alla luce dei gravissimi fatti compiuti dai rispettivi genitori, potrebbe esserci il rischio che taluni episodi possano influenzare la crescita del piccolo? Ricordiamo che il secondo comma dell’articolo 31 della Costituzione recita che lo Stato: “Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”.

 

Rimanendo sempre in tema di leggi, l’articolo 30 della Costituzione Italiana recita: “E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti”. Nel caso sopracitato le parti in causa mirano a colmare il vuoto affettivo e l’inadempienza dei genitori con un’azione palliativa quanto più possibile risolutiva, ma è sempre così? C’è una coppia di Monferrato che lotta da anni per poter riabbracciare la propria bambina: si tratta di Gabriella Carsano, 57 anni e il marito Luigi Deambrosis di 69 anni. Sono stati ritenuti troppo anziani per crescere e accudire la loro bambina avuta in tarda età, così dopo essere stati accusati di aver abbandonato la loro piccola in macchina per quattro minuti la loro piccola è stata adottata. Anche in questo caso il Pg della Cassazione è Francesca Ceriani e dice a gran voce che la piccola deve tornare dai genitori biologici, sostenendo che l’adozione è una situazione “la cui genesi non è legale” e che la famiglia adottiva dovrà collaborare al reintegro della piccola nella casa dei veri genitori per attutire il trauma. La Corte di Cassazione deciderà tra un mese. Un calvario a cui la piccola è stata sottoposta tra comunità e famiglie adottive e che oggi, dopo sette anni, è giunta l’ora che torni tra le braccia dei genitori naturali. Nel marzo scorso la Corte di Torino aveva confermato l’adottabilità della piccola ma i contatti con i genitori naturali si sono interrotti nel 2013. Ripercorriamo la vicenda: la piccola nacque nell’aprile del 2010 ed è stata amata e coccolata dalla sua famiglia per diciotto intensi giorni fino a quando piombarono su di loro le accuse di aver abbandonato la piccola in auto, motivo? Il padre aveva lasciato la piccola che dormiva in auto davanti casa ed era entrato a scaldare il latte. Una vicina aveva chiamato i Carabinieri; la piccola è stata allontanata, i genitori denunciati per abbandono di minore, accusa da cui furono assolti. In seguito ci furono incontri prestabiliti  e in luoghi protetti, fino al 2012, quando la Corte d’Appello dichiara la piccola adottabile e successivamente la Cassazione conferma.

Angelo Barraco

 




Aggressione con l'acido, Martina Levato condannata a 20 anni

 

A.B. 

 

MILANO – La Corte d'appello di Milano ha condannato Martina Levato a 20 anni applicando la continuazione tra la condanna definitiva a 12 anni per l'aggressione con l'acido a Pietro Barbini e quella di primo grado a 16 anni per gli altri blitz. La pena di 20 anni, dunque, comprende tutti gli episodi contestati alla ex bocconiana e la Corte ha ridotto il cumulo di pene complessivo che era di 28 anni. Confermata invece la condanna a 9 anni e 4 mesi per il presunto basista Andrea Magnani.

Martina Levato, Alexander Boettcher e Andrea Magnani costituivano una vera e propria associazione a delinquere e sono responsabili dell’aggressione di due ragazzi. Il 28 dicembre scorso hanno aggredito con l’acido Pietro Barbini, causando ad esso lesioni gravissime. Martina Levato invece è accusata di aver tentato l’evirazione di uno studente della Cattolica con cui avrebbe avuto una breve relazione. Il fatto risale al 19 maggio scorso. Durante il processo contro l’aggressione ai danni di Pietro Barbini, Andrea Magnani ha detto che il regista dell’aggressione sarebbe stato Alexander Boettcher, “mentre io sapevo che dovevamo fargli uno scherzo goliardico e mi sono accorto di tutto solo quando Martina ha lanciato l’acido”. Magnani dice che sapeva che i due volevano fare “uno scherzo goliardico, perché Barbini era di ritorno dagli Stati Uniti” e ha detto che Alexander Boettcher gli aveva affidato un borsone con dei contenitori, ma pensava fossero pieni di acqua. “Non mi ero reso conto, ho anche tentato di suicidarmi dopo quello che era successo ed ora provo rimorso, anche se non ero consapevole”, ha aggiunto Andrea Magnani. Pian piano emergono novità a partire dai loro interrogatori in cui Alexander Boettcher e Martina Levato si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al gip, e la stessa cosa ha fatto il loro complice Andrea Magnani. Oltre alla strategia del silenzio, la coppia ha assunto davanti al gip un atteggiamento arrogante. Subentra poi una nuova testimonianza che ha raccontato ai magistrati di essere stata contattata da Alexander che all’apparenza gli sembrava un ragazza bravo ma poi gli mostrava filmati dove si vedevano uomini che uccidevano galline e avevano il volto oscurato. La ragazza ha raccontato che Alexander dettava “vere e proprie regole”, la giovane ha parlato anche delle ferite sulla pelle che Martina subita da Alexander e del fatto che lui potesse agire come voleva e loro no, nei rapporti sessuali a tre. La rinominata “coppia dell’acido” imputati a Milano per aver sfregiato con l’acido, lo scorso 28 dicembre, Pietro Barbini, sono stati condannati a 14 anni di carcere. A deciderlo è stato il giudice della nona sezione penale del Tribunale. E’ stata esclusa l’aggravante della crudeltà ed è stata concessa loro la libertà vigilata per 3 anni. Inoltre è stato previsto un risarcimento danni pari ad un milione di euro. La ragazza in aula si è scusata con Pietro Barbini e ha detto: “Chiedo scusa a Pietro e alla sua famiglia, sono dispiaciuta per quello che ho fatto”.




COPPIA DELL'ACIDO: CONDANNATA A 16 ANNI MARTINA LEVATO

Redazione

Milano – Il Gup di Milano Roberto Arnaldi ha condannato a 16 anni di carcere Martina Levato e a 9 anni e 4 mesi Andrea Magnani, per le aggressioni con l'acido avvenute a Milano nel 2014. Il Pm ne aveva chiesti rispettivamente 20 e 14. Martina Levato è già stata condannata a 14 anni in un altro processo per un altro episodio di assalto con l'acido. Il Pm di Milano Marcello Musso commenta la sentenza: "È stata riconosciuta la sussistenza della banda dell'acido. La procura esprime soddisfazione per il risultato ottenuto".

Due aggressioni con l'acido riuscite, una fallita e altre programmate ma anche un tentativo di evirazione. Tutto per 'purificarsi' dalle relazioni che aveva avuto con le vittime. È il 'curriculum criminale', secondo la Procura di Milano, di Martina Levato con la complicità dell'amico Andrea Magnani e del fidanzato Alexander Boettcher, prima di avere un figlio con quest'ultimo, partorito mentre era in carcere a San Vittore. Bimbo ora affidato a una comunita'. Queste le tappe della vicenda. – 2 novembre 2014: Alle 5,30 del mattino a Quarto Cagnino, una zona della periferia Nordovest di Milano, uno studente 25enne dell'Universita' Bicocca viene colpito con un getto di acido mentre sta parcheggiando la sua auto sotto casa. Le sue condizioni appaiono subito gravi anche se non è in pericolo di vita e viene ricoverato all'ospedale di Niguarda. Gli investigatori non riescono a trovare un movente per l'aggressione. Si scoprirà dopo che era stato aggredito per errore a causa della sua somiglianza con il vero obiettivo. – 15 novembre: Secondo assalto. Il fotografo Giuliano Carparelli viene avvicinato da una ragazza che con uno 'shaker' gli lancia addosso l'acido. Il giovane però ha in mano un ombrello e riesce a evitare il getto. – 28 dicembre: Ancora un'aggressione con l'acido in via Carcano, questa volta alla periferia sud del capoluogo lombardo. Una persona citofona al portone di Pietro Barbini, studente 22enne dicendo che deve consegnare un pacco. Il giovane scende accompagnato dal padre e viene colpito in pieno. Si toglie gli abiti di dosso mentre l'acido li corrode e viene inseguito da un uomo armato di martello. La presenza del genitore, che blocca Boettcher, evita conseguenze ancora più gravi ma Pietro è gravemente ustionato e rischia di perdere un occhio. Boettcher viene subito arrestato e Martina presa qualche ora più tardi. Successivamente emergerà anche l'episodio della presunta tentata evirazione da parte di Levato di un ex compagno d'università, attirato in trappola il 20 maggio del 2014 per un incontro sessuale in auto. La ragazza invita la vittima a chiudere gli occhi ed estrae un coltello ma non riesce nell'intento per la reazione dell'uomo.

L'8 gennaio 2015: inizia il processo a Boettcher e Levato per l'aggressione a Barbini. L'accusa è lesioni gravissime aggravate dalla crudeltà. – 3 febbraio 2015: viene individuato e arrestato il presunto complice della coppia: Andrea Magnani. – 5 febbraio: agli arrestati viene contestata anche l'aggressione a Savi. – 26 maggio: Il Pm Marcello Musso chiede la condanna a 15 anni per Boettcher e Levato per l'aggressione a Barbini. Gli imputati "hanno agito con malvagita'". – 11 giugno: La coppia viene condannata a 14 anni perche' viene esclusa l'aggravante della crudelta'. Nelle motivazioni alla sentenza, i giudici definiscono i due ragazzi "insensibili e del tutto indifferenti ai sentimenti altrui, chiusi nelle loro logiche personali". – 20 luglio: Per Martina, incinta al nono mese, viene chiesta la scarcerazione per il parto. Richiesta respinta. – 15 agosto: nasce alla clinica Mangiagalli il piccolo di Martina. Madre e figlio vengono separati subito dopo la nascita per decisione del Tribunale dei Minori – 18 agosto: i giudici stabiliscono che la donna potra' vedere il figlio ma si apre l'iter per l'adozione – 20 agosto: anche Boettcher riconosce il bambino – 21 agosto: Martina lascia la clinica e torna in carcere – 14 settembre: il gip archivia la denuncia di Levato nei confronti dello studente Antonio Margarito che aveva accusato di violenza sessuale. A Martina il pm contesta le accuse di lesioni, per aver tentato di evirare il ragazzo, e calunnia. – 27 novembre: Il pm Musso chiede 20 anni per Martina Levato per l'aggressione a Savi e 14 anni per Magnani. Boettcher non ha scelto invece il rito abbreviato come gli altri due e il processo a suo carico e' in corso. "Martina è una manipolatrice della verita' – afferma Musso – arriva a scagionare Magnani per l'aggressione a Savi pur di tenere fuori Boettcher. Le sue lacrime di oggi in aula sono false". – 11 dicembre: Dichiarazioni spontanee di Martina al processo. "Con Alex è stato un fallimento. Sono legata a lui ma pronta a criticare quello che è stato il nostro rapporto di coppia fino alla commissione dei reati. Sono stanca e arrabbiata per il marchio di 'coppia diabolica'. – 13 gennaio 2016: sentenza per Levato e Magnani




L’IMPIETOSO E BRUTALE SVEZZAMENTO FORZATO

di Emanuel Galea

Si discute molto sul caso Martina Levato, la studentessa 23enne condannata a 14 anni di carcere, per le aggressioni con l’acido che hanno sfregiato una sua ex "fiamma" dei tempi del liceo e sul fatto che dopo aver partorito, il giorno di Ferragosto, le è stato tolto subito il neonato.
Martina Levato avrebbe quindi chiesto di essere trasferita insieme a suo figlio in una delle comunità di don Mazzi.

Non si intende minimamente commentare questa notizia e tanto meno il fatto che lo Stato sta abdicando al suo compito di fare seguire un percorso di riabilitazione ai reclusi, delegando il compito ai privati. Prima della Levato si era presentato anche il caso di Fabrizio  Corona, consegnato alle cure di don Mazzi.
L'oggetto del presente articolo non è quindi il gesto criminoso oppure il comportamento dell’assassina e del suo complice.

Il protagonista è e rimarrà, Achille, il neonato, una creatura innocente, solo, in una culla, al quale è vietato qualsiasi contatto con la madre.

Don Mazzi ha detto di avere parlato con gli avvocati e con i genitori della ragazza. "Noi siamo pronti" ha spiegato il sacerdote convinto che "Martina deve stare con il bambino. Deve allattarlo perché questa è l’unica via per salvare la mamma e il bambino". La mamma l’affidiamo nelle mani della giustizia mentre per il bambino ci vorrebbe ben altra sensibilità. Con don Mazzi non sempre abbiamo condiviso le opinioni, questa volta però, confessiamo, di essere pienamente d’accordo.
Non è solo il sacerdote che si prodiga a favore del neonato. Tata Lucia, al secolo Lucia Rizzi, la tata più famosa d'Italia, protagonista del reality de La7 "SOS TATA “ a Mattino Cinque, sconsiglia la drastica interruzione dello svezzamento e raccomanda che “Il seno, quando non è più un nutrimento per il bambino, va gradualmente abbandonato” Ormai la Scienza insegna che l'angoscia dell'estraneo è una fase che attraversano i bebè, caratterizzata da un attaccamento totale alla madre con conseguente rifiuto di qualsiasi altra persona. Questo è quanto dice la Scienza, le opinioni degli scienziati è tutt’altra cosa. 
La convinzione è quindi che aggiungere altro non serva.  Tralasciando l’aspetto giurisprudenziale e accantonando  i desideri e “diritti” degli adulti, rimangono, nudi e crudi gli impulsi, i sentimenti e le angosce di chi ancora voce non ha. Ci arroghiamo il diritto di decidere e scegliere per ”lui” mentre in verità non facciamo altro che scegliere per noi stessi, soddisfare i nostri desideri, placare i nostri impulsi.
Fa orrore leggere, su internet, della pubblicità che con poco rispetto verso chi voce ancora non ha, calpestando le emozioni e le angosce , ignorando che anche i neonati dispongono di un cuore che batte e un cervello che pulsa. 

Ecco un inserto tratto da una pubblicità:
“I neonati escono dal paese con certificato di nascita con la postilla dell’Aia, iscrivendo al registro civile il bebé a nome del padre e successivamente potendo realizzarsi il processo di adozione da parte della madre, senza particolari problemi” Certe agenzie lavorano con tutti i paesi dove la gestazione surrogata é legale. Dipende da quello che il “cliente” è disposto a spendere. C'è un tariffario da consultare.  Stiamo parlando "dell’utero in affitto”. Un mercato con tanto di listino prezzi, condizioni di vendita, clausole compromissorie tra venditore e acquirente, consulenze legali eppure in tutte queste transazioni,  il “veramente avente diritto” è completamente escluso.

Achille, figlio di Martina Levato, dorme da solo in una culla,al quale è vietato qualsiasi contatto con la madre che sta a pochi chilometri distante da lui.
I “prodotti dell’utero in affitto” viaggiano da un continente all’altro. A loro è tagliato subito il cordone ombelicale, i rapporti e gli affetti con la madre, le radici con il paese d’origine, l’eredità culturale ; tutto ciò per soddisfare la voglia di paternità di qualche omosessuale, qualche lesbica, qualche sfortunata sterile. Non interessa conoscere ragioni, motivazioni, giustificazioni e quant’altro di queste persone. Il pensiero rimane polarizzato su quell’essere umano che, perché indifeso, di lui si fa un oggetto da disporre a piacimento.

Fa benissimo don Mazzi ed altri ad alzare la voce affinché Achille sia lasciato accanto alla madre, assassina o altro che risulti essere. Parimenti sarebbe umano e ugualmente dignitoso alzare la voce a favore di tutti quei neonati sottratti con brutalità e disumanità a uno svezzamento forzato.  Per fortuna, e finchè durerà, la legge 40 del 2004 non è stata toccata dalla Consulta sotto quest’aspetto e quindi, ad oggi non vi è alcuna possibilità di veder riconosciuta nell'ordinamento italiano la maternità surrogata. Speriamo che duri.
 




COPPIA DELL'ACIDO: MARTINA LEVATO POTRA' VEDERE SUO FIGLIO MA E' APERTA LA PROCEDURA D'ADOZIONE

Redazione

Milano – Lo potrà vedere ma il piccolo non sarà con tutta probabilità destinato a lei. Martina Levato potrà vedere una volta al giorno, in presenza di operatori sociosanitari, il figlio dato alla luce il giorno di Ferragosto. Lo hanno deciso i giudici del Tribunale dei minori di Milano.
Gli stessi giudici hanno anche aperto la procedura di adottabilita' del bimbo nato dalla relazione tra la Levato e Alexander Boettcher. La richiesta di aprire l'iter per l'adozione del bimbo era stata formulata dal pm dei minori Annamaria Fiorillo nei giorni scorsi. Nel frattempo mamma e figlio, una volta dimessi dalla clinica Mangiagalli, verranno trasferiti all'Icam, la struttura che raccoglie le madri detenuti con figli piccoli.

Alexander Boettcher non ha ancora potuto riconoscere il figlio nato a Ferragosto dalla sua relazione con Martina Levato. In una lettera al garante dei detenuti e all'amministrazione comunale, il suo avvocato, Alessandra Silvestri, afferma che non ha ancora ricevuto nel carcere di San Vittore dove Boettcher e' detenuto, condannato a 14 anni per un'aggressione con l'acido, la visita del messo comunale necessaria per avviare la procedura. A quanto gli è stato spiegato, poiche' Martina Levato ha gia' riconosciuto ieri il bimbo come suo figlio indicando lui come padre, non sarebbe scattata la 'visita' del messo nell'istituto penitenziario. Il riconoscimento di Boettcher e' un atto necessario affinche' i suoi genitori, nonni del piccolo, possano prendere parte alla procedura di adottabilita' aperta nei giorni scorsi su disposizione del pm dei minori Annamaria Fiorillo.




COPPIA DELL'ACIDO: MARTINA LEVATO HA AVUTO UN FIGLIO IN CARCERE, SI ATTENDE LA DECISIONE DEL TRIBUNALE

di Angelo Barraco
 
Milano – E’ nato il piccolo Achille, presso la clinica Mangiagalli di Milano. Il piccolo Achille è il figlio di Martina Levato e Alexander Boettcher, entrambi condannati per aver sfregiato con l’acido un Pietro Barbini. Il neonato, subito dopo la nascita, non è stato dato in braccio alla madre né tantomeno gli è stata concessa la possibilità di allattarlo in modo naturale, il bimbo infatti è stato portato subito tra le braccia dei medici e sarà portato all’Icam di Milano, la struttura per le madri con figli piccoli, in attesa che il Tribunale dei minori decida se dare in affidamento il piccolo a parenti della coppia, se darlo in adozione e regalare un futuro lontano da quella che è la vita dei suoi genitori. 
 
La Storia: Martina Levato, Alexander Boettcher e Andrea Magnani costituivano una vera e propria associazione a delinquere e sono responsabili dell’aggressione di due ragazzi. Il 28 dicembre scorso hanno aggredito con l’acido Pietro Barbini, causando ad esso lesioni gravissime. Martina Levato invece è accusata di aver tentato l’evirazione di uno studente della Cattolica con cui avrebbe avuto una breve relazione. Il fatto risale al 19 maggio scorso. Durante il processo contro l’aggressione ai danni di Pietro Barbini, Andrea Magnani ha detto che il regista dell’aggressione sarebbe stato Alexander Boettcher, “mentre io sapevo che dovevamo fargli uno scherzo goliardico e mi sono accorto di tutto solo quando Martina ha lanciato l’acido”. Magnani dice che sapeva che i due volevano fare “uno scherzo goliardico, perché Barbini era di ritorno dagli Stati Uniti” e ha detto che Alexander Boettcher gli aveva affidato un borsone con dei contenitori, ma pensava fossero pieni di acqua. “Non mi ero reso conto, ho anche tentato di suicidarmi dopo quello che era successo ed ora provo rimorso, anche se non ero consapevole”, ha aggiunto Andrea Magnani. Pian piano emergono novità a partire dai loro interrogatori in cui Alexander Boettcher e Martina Levato si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al gip, e la stessa cosa ha fatto il loro complice Andrea Magnani. Oltre alla strategia del silenzio, la coppia ha assunto davanti al gip un atteggiamento arrogante. Subentra poi una nuova testimonianza che ha raccontato ai magistrati di essere stata contattata da Alexander che all’apparenza gli sembrava un ragazza bravo ma poi gli mostrava filmati dove si vedevano uomini che uccidevano galline e avevano il volto oscurato. La ragazza ha raccontato che Alexander dettava “vere e proprie regole”, la giovane ha parlato anche delle ferite sulla pelle che Martina subita da Alexander e del fatto che lui potesse agire come voleva e loro no, nei rapporti sessuali a tre.
 
La rinominata “coppia dell’acido” imputati a Milano per aver sfregiato con l’acido, lo scorso 28 dicembre, Pietro Barbini, sono stati condannati a 14 anni di carcere. A deciderlo è stato il giudice della nona sezione penale del Tribunale. E’ stata esclusa l’aggravante della crudeltà ed è stata concessa loro la libertà vigilata per 3 anni. Inoltre è stato previsto un risarcimento danni pari ad un milione di euro. La ragazza in aula si è scusata con Pietro Barbini e ha detto: “Chiedo scusa a Pietro e alla sua famiglia, sono dispiaciuta per quello che ho fatto”. L’avvocato della parte civile è soddisfatto e dice che “Ho sempre detto che 15 anni erano una pena adeguata, non è che un anno in meno cambia le cose, è arrivata una pena che si avvicina alla richiesta del pm e quindi siamo soddisfatti, anche per il risarcimento provvisionale da un milione di euro che è molto alto e che è un ulteriore segnale”. La difesa intanto annuncia il ricorso in appello dicendo che è “Un aggravante in meno, quella della crudeltà, è comunque un grosso risultato, anche se ora c'è una ricostruzione dei fatti da affidare ai giudici di secondo grado”.