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Barcellona Pozzo di Gotto, esplode un deposito di fuochi d’artificio: 3 morti e due dispersi

Un’esplosione si è verificata in un deposito di fuochi d’artificio e polveri piriche a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. L’incidente è avvenuto in località Cavalieri. Sul posto ci sono diverse squadre dei vigili del fuoco.

Al momento è i tre morti e due dispersi il bilancio dell’esplosione. Tra le vittime c’èVenera Mazzeo, 71 anni, la moglie del titolare.

Nella zona si è sentito un boato e subito dopo uno più forte che si sono uditi fino a Milazzo e che hanno causato panico.

I feriti sono stati trasportati per un primo intervento all’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), con mezzi di fortuna. Nella zona dell’esplosione ci sono scene di dolore e di panico: sono accorsi parenti e amici della famiglia Costa. Le persone sono tenute a distanza dal luogo dell’esplosione dove ci sono ancora fiamme che i vigili del fuoco stanno spegnendo.

La famiglia Costa produce fuochi d’artificio di prima, seconda e terza categoria e organizza anche spettacoli pirotecnici per privati o enti pubblici. La fabbrica ha un punto vendita in via Salita 1 del Carmine a Barcellona Pdg.




Messina, racket nel mondo della movida: il video dell’operazione Flower

Dieci le persone raggiunte da misura cautelare La Polizia di Stato di Messina, sin dalle prime luci dell´alba, ha arrestato dieci persone, componenti di un pericoloso gruppo criminale coinvolto nella gestione dei servizi di sicurezza presso diversi locali di ritrovo in cui si concentra la movida della provincia messinese, era riuscita ad imporre – ai responsabili della sicurezza ed ai titolari di pubblici esercizi – la corresponsione di somme di denaro per l´assunzione di personale addetto alla vigilanza, tentando, in alcuni casi, di estromettere la concorrenza e gestire così, in totale autonomia, il settore dei presidi di sicurezza presso lidi, discoteche, locali notturni ed altro.

Le indagini dei poliziotti della Squadra Mobile, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, attraverso la combinazione di intercettazioni di comunicazioni telefoniche ed ambientali, visione di immagini tratte da impianti di video sorveglianza, servizi tecnico-dinamici sul territorio ed analisi di tabulati di traffico telefonico, ha rivelato che alcuni componenti del gruppo criminale sono anche responsabili di due cruente rapine commesse in armi e a volto travisato. Le indagini hanno consentito ai Pubblici Ministeri di richiedere ed ottenere, dal competente Giudice per le Indagini Preliminari, la misura cautelare del massimo rigore nei confronti di 7 persone e quella degli arresti domiciliari a carico dei rimanenti 3.




Messina, colpito un gruppo di criminali mafiosi: erano il terrore dei commercianti

Già dalle prime luci dell’alba, decine di operatori della Polizia di Stato di Messina sono impegnati in un’operazione che ha portato all’arresto di esponenti di spicco e fiancheggiatori appartenenti ad una pericolosissima cellula delinquenziale dedita alla commissione dei reati di estorsione e lesioni aggravate anche dal metodo mafioso, rapina aggravata e sequestro di persona.

L’operazione di polizia in argomento costituisce epilogo delle più recenti indagini condotte dalla Squadra Mobile e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, su una temibile compagine delinquenziale dedita alla commissione dei reati di cui sopra, che disponeva anche di armi e che operava in diverse zone della città di Messina.

All’esito di tale complessa attività investigativa sono stati individuati gli attuali assetti di una frangia criminale cittadina che, nell’abito della gestione dei servizi di sicurezza presso diversi locali di ritrovo in cui si concentra la movida messinese, era riuscita ad imporre ai responsabili della sicurezza e ai titolari di pubblici esercizi – la corresponsione di somme di denaro per l’assunzione di personale addetto alla vigilanza tentando, addirittura, in alcuni casi, di estromettere la concorrenza e gestire così, in totale autonomia, il redditizio settore dei presidi di sicurezza presso lidi, discoteche, locali notturni ed altro.

Ad alcuni componenti del gruppo criminale in parola sono state attribuite due cruente rapine commesse in armi e a volto travisato.




Orrore a Messina, due ragazzi di 17 e 14 anni rapinano una 90enne e poi la violentano

Erano partiti per compiere una rapina e alla fine hanno anche abusato di una donna di 90 anni che aveva tentato di resistere all’aggressione di due minorenni. Ridotta in gravi condizioni, la donna è stata salvata dalla polizia avvertita dalla figlia e ora è in ospedale per ferite, escoriazioni e fratture multiple. I due ragazzi, uno di 17 anni e l’altro di 14, sono stati individuati e condotti in un centro di prima accoglienza presso il Tribunale per i minorenni di Messina.

È stato convalidato dal gip a Messina il fermo dei due giovani di 14 e 17 anni accusato di avere rapinato, picchiato e violentato una donna di 90 anni. I due sono stati prima individuati e condotti in un centro di prima accoglienza presso il Tribunale per i minorenni di Messina e ora si trovano in carcere con l’accusa di rapina aggravata, tentato omicidio e violenza sessuale possesso di oggetti “atti a offendere”. “Quello che abbiamo visto – spiega il capo della squadra Volanti di Messina, Giovanni Puglianisi – è stato sconvolgente la povera anziana era a terra dolorante e sotto shock, non riuscendo a muoversi. Aveva numerose contusioni e fratture ed è stata portata al Policlinico di Messina in gravi condizioni, ma non in pericolo di vita. I medici si sono riservati la prognosi”. “I due, come ci ha detto la vittima, erano due conoscenti e lei li ha fatti entrare in casa senza problemi anche perchè uno dei due è amico del nipote”. “Sono riusciti a rubare le chiavi dell’appartamento, che si trova in pieno centro a Messina, e sono tornati qualche ora dopo. – aggiunge Puglianisi – Un volta varcata la soglia, i due hanno cominciato a rovistare nei cassetti alla ricerca di denaro e di oggetti preziosi. Hanno picchiato e aggredito la donna perché non voleva rivelare loro dove era nascosto il denaro e i preziosi e, prima di fuggire con un bottino di un paio di occhiali e una bici, l’hanno violentata. Un gesto gratuito, inspiegabile e gravissimo. L’anziana è riuscita a rivelare il nome dei due aggressori e li abbiamo rintracciati sul viale principe Umberto mentre a Messina mentre camminavano tranquillamente”




Messina, lite per un parcheggio: uccisi zio e nipote. Un fermo

Due persone, Antonino e Fabrizio Contiguglia, zio e nipote di 60 e 30 anni, sono state uccise a Ucria, in provincia di Messina, a colpi di fucile dopo una lite nata per un parcheggio. Un parente delle vittime, rimasto ferito, è stato trasportato in ospedale gravi condizioni. I carabinieri, dopo alcune ore, hanno fermato un uomo, originario di Paternò nel Catanese.

Dopo una serrata caccia all’uomo il presunto omicida è stato fermato dai carabinieri presso la sua abitazione dove si era barricato. Il sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Patti ha disposto il fermo dell’uomo. Il fermato è stato trasferito nel carcere di Gazzi a Messina.

L’omicidio è avvenuto intorno alle ore 21 ad Ucria, piccolo centro dei Nebrodi, al culmine di una banale discussione per un parcheggio tra le due vittime e l’omicida. Ad avere la peggio zio e nipote, oltre ad un loro parente rimasto ferito che è stato trasportato in gravi condizioni al pronto soccorso dell’ospedale di Patti. Il fermato, che si trova in camera di sicurezza, sta per essere trasferito nel carcere di Gazzi a Messina.




Messina, corruzione: arrestato ex giudice Giuseppe Mineo

 MESSINA – E’ stato arrestato per corruzione l’ex giudice del Consiglio di Giustizia Amministrativa Siciliano Giuseppe Mineo. Il provvedimento è stato disposto dal gip di Messina su richiesta della Procura diretta dal procuratore Maurizio de Lucia.

Corruzione è il reato contestato dai pm Antonio Carchietti, Antonella Fradà e Federica Rende a Mineo e ad Alessandro Ferraro, il “facilitatore” dell’operazione che, tramite un conto corrente di Malta, avrebbe fatto pervenire la somma richiesta dal giudice (115.000 euro) in favore di un suo amico fraterno, l’ex presidente della Regione siciliana Giuseppe Drago, gravemente ammalato e poi morto a settembre 2016, per curarsi in una clinica della Malesia.

Mineo è personaggio conosciuto perché due anni fa fu indicato dall’ex premier Matteo Renzi nella lista dei nuovi giudici del Consiglio di Stato nonostante fosse stato sanzionato per il ritardo con cui depositava le sentenze. Macchia che, alla fine, alla verifica dei requisiti, gli costò l’esclusione dal massimo organo della giustizia amministrativa

Dopo gli arresti di febbraio, una spinta all’inchiesta sulle sentenze pilotate è stata data grazie alle confessioni dei due principali protagonisti, gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore

Una “promozione” che, nonostante la giovanissima età (aveva 44 anni quando la soglia minima per il Consiglio di Stato è 55) era stata assicurata a Mineo proprio dagli avvocati e Calafiore per “ringraziarlo” del suo lavoro, come giudice relatore, a sostegno della decisione favorevole a due società, la Open Land e la Am Group, in una maxirichiesta di risarcimento che nel 2016 rischiò di mandare in default il comune di Siracusa.




Giardini Naxos. Ammaraggio d’emergenza improvviso di un aereo ultraleggero a pochi metri dalla spiaggia. Paura tra i bagnanti

GIARDINI NAXOS (ME) – Paura tra i bagnanti che di buon mattino erano giunti nella meravigliosa spiaggia di Giardini Naxos per trascorrere una domenica di sole e mare per l’improvviso ammaraggio di un piccolo aereo ultraleggero privato precipitato verso le 8 del mattino.

L’ultraleggero era pilotato da un cittadino tedesco 56 enne che miracolosamente è rimasto illeso

L’uomo apparentemente esperto di volo era partito da un campo nel catanese per compiere un giro aereo largo attorno alla costa Jonica da Capo Peloro a Capo Passero con l’intento di poter ammirare lo splendido litorale e l’incantevole distesa di mare calmo che dall’alto appare come un manto blu luccicante; uno spettacolo indimenticabile di natura e colori ma trasformatasi improvvisamente in una esperienza traumatica le cui cause sono ancora da accertare. Da una prima ricostruzione si pensa ad un malfunzionamento del motore del piccolo aereo blu e giallo che in pochi minuti ha costretto il mezzo ad una rapida perdita di quota a pochi metri dalla battigia oppure la causa potrebbe essere riconducibile ad una manovra azzardata del pilota che ha fatto perdere stabilità e quota al piccolo aereo monoposto con il conseguente ammaraggio che in pochi secondi ha lasciato attoniti ed impauriti anche i bagnanti presenti sulla spiaggia, spettatori inconsapevoli di un fuori programma del tutto inimmaginabile. Tempestivo l’intervento dei Vigili del Fuoco chiamati urgentemente sul posto che fortunatamente hanno ritenuto non necessario l’intervento della loro squadra sommozzatori. Accorsa l’ambulanza per sottoporre il pilota ad accertamenti medici che non hanno riscontrato la necessità di ricovero ma solo un lieve stato di choc. Sul posto in brevissimo tempo accorsi anche i carabinieri della compagnia di Taormina coordinata dal capitano Arcangelo Maiello e la Capitaneria di porto con gli uomini della Locamare di Giardini Naxos. Compiute in poche ore le operazioni di rimozione dei rottami del mezzo a cui hanno assistito numerosi bagnanti e turisti che in questo inizio estate hanno già raggiunto le numerose località marittime della Sicilia.
Paolino Canzoneri




Messina: 23 dipendenti su 40 indagati per assenteismo al comune di Ficarra

MESSINA – Ventitré dipendenti su 40 del Comune di Ficarra (Messina) sono indagati per assenteismo. Un numero record emerso da un’inchiesta della Procura di Patti che ha portato alla sospensione dalla funzione per 16 persone.

Il provvedimento cautelare interdittivo è stato eseguito dai militari del Comando Provinciale di Messina su disposizione del gip. Per i 23, impiegati e dirigenti, le accuse sono di truffa aggravata e continuata ai danni dell’ente pubblico e di false attestazioni o certificazioni. I fatti sono emersi da un’indagine avviata nel 2016 dai carabinieri della Compagnia di Patti che hanno accertato, anche attraverso riprese video, una cronica, diffusa e generalizzata abitudine degli indagati, dipendenti a vario titolo del Comune, ad allontanarsi per motivi personali dall’ufficio.

I carabinieri hanno svelato l’esistenza di un vero e proprio “sistema fraudolento e patologico” ai danni della pubblica amministrazione, sviluppatosi e rafforzatosi nel tempo in un contesto di “anarchia amministrativa”.




Messina: allarme fuoriuscita di sostanze chimiche da un laboratorio universitario

MESSINA – La squadra “2.A” del distaccamento Nord del Comando provinciale dei Vigili del fuoco, unitamente al personale NBCR, la mattinata del 26 gennaio, é intervenuta presso la Facoltà di Farmacia dell’Ateneo locale, dove in un laboratorio si è verificata una fuoriuscita di sostanze chimiche da un contenitore destinato a raccolta di rifiuti organici.

Attivate, tempestivamente, le procedure previste dal piano di emergenza con l’evacuazione dei locali interessati. Il contenitore oggetto della perdita è stato recuperato e messo in sicurezza dagli operatori giunti sul posto con un’APS (Autopompa Serbatoio) e Carro NBCR (Carro Nucleare Batteriologico Chimico e Radioattività).

Non ci sono stati danni a persone, animali o cose




Messina, smantellato clan: 40 arresti

MESSINA – I carabinieri del Comando Provinciale di Messina e del Ros e la Polizia di Stato stanno eseguendo, in provincia di Messina e in altre località nazionali, un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip, su richiesta della Procura Distrettuale della Repubblica, nei confronti di quaranta persone accusate a vario titolo dei delitti di associazione mafiosa, estorsione (consumata e tentata), rapina, trasferimento fraudolento di valori, reati in materia di armi e violenza privata, accuse tutte aggravate dal metodo mafioso. L’inchiesta riguarda la mafia “barcellonese” operante prevalentemente sul versante tirrenico della provincia di Messina.




Messina, operazione “Fiori di Pesco”: duro colpo alla mafia

MESSINA – I militari del Comando Provinciale Carabinieri di Messina, alle prime luci dell’alba,  in questa provincia ed in quelle di Catania, Palermo, Bari e Chieti, nonché nella Repubblica Federale di Germania attraverso gli ordinari canali di cooperazione internazionale, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Messina su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo, nei confronti di 12 soggetti (10 dei quali sono stati ristretti in carcere e 2 sottoposti agli arresti domiciliari), appartenenti ad una consorteria criminale, egemone nella fascia ionica di questa provincia e collegata alla famiglia mafiosa catanese “Santapaola-Ercolano”, ritenuti responsabili – a vario titolo – di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, danneggiamento seguito da incendio e traffico di sostanze stupefacenti.
Il provvedimento restrittivo scaturisce da una complessa attività d’indagine, sviluppata sin dal 2013 dalla Compagnia Carabinieri di Taormina, i cui esiti hanno permesso di comprovare l’operatività di un’organizzazione criminale – denominata “Clan Brunetto” – che sottoponeva ad estorsione i titolari di aziende agricole ed i proprietari terrieri della zona, per ottenere il controllo o la gestione delle locali realtà imprenditoriali nel settore agro-pastorale.
Le investigazioni, inoltre, hanno consentito di documentare come il sodalizio si approvvigionasse di sostanze stupefacenti mediante la collaborazione di alcuni soggetti, legati alle famiglie mafiose catanesi, incaricati di rifornire periodicamente la consorteria di ingenti quantitativi di marjuana, che venivano poi commercializzati presso le principali “piazze di spaccio” dell’hinterland taorminese.
Dall’inchiesta è, inoltre, emerso come alcuni degli indagati avessero acquisito la disponibilità di un consistente quantitativo di armi da fuoco, necessarie per affermare il controllo criminale nell’area di riferimento.
Tra i destinatari della misura cautelare figurano anche due braccianti agricoli recentemente trasferitisi in Germania e nei cui confronti è stato emesso un Mandato di Arresto Europeo cui è stata data esecuzione con la collaborazione delle Autorità di quel Paese, attivate attraverso l’ufficio Italiano di cooperazione internazionale che funge da collegamento con le forze di polizia dei paesi europei e noto come S.I.re.N.E. acronimo della sua denominazione inglese “Supplementary Information Request at National Entry”.
Le indagini dei carabinieri venivano avviate nel 2013 allorquando un dirigente  sindacale della U.I.L., socio di un cooperativa agricola della Valle dell’Alcantara, denunciava ai militari di Taormina che in piena notte, ignoti malfattori, avevano dato alle fiamme due sue autovetture parcheggiate nei pressi della propria abitazione di residenza. Il  sindacalista, rendendosi collaborativo, riferiva in sede di denuncia di essere stato vittima di un vile atto di natura intimidatoria a carattere estorsivo da parte di sedicenti malviventi del posto che da diverso tempo avanzavano al suo indirizzo richieste di soldi a titolo del cosiddetto “pizzo” e segnalava come tali episodi si fossero verificati anche in danno di altre aziende agricole della zona.
Dalla denuncia dell’imprenditore i militari riuscivano a raccogliere elementi in ordine ad una serie di atti intimidatori nei confronti di altri imprenditori residenti nella Valle dell’Alcantara alcuni dei quali denunciati ed altri no.
I riscontri dei Carabinieri permettevano di appurare come gli episodi di danneggiamento posti in essere ai danni di tanti imprenditori della zona fossero riconducibili ad un unico disegno criminoso portato avanti da sconosciuti che stavano colpendo, in quel periodo, commercianti ed imprenditori di Malvagna, Mojo alcantara e Roccella Valdemone.
Altre volte le intimidazioni consistevano nell’ appiccare il fuoco al fondo degli agricoltori distruggendolo, come accaduto a Mojo Alcantara. Talvolta il messaggio intimidatorio poteva arrivare anche attraverso il semplice furto del raccolto di pesche. Oppure poteva bastare la consapevolezza della vittima della provenienza della richiesta come nella vicenda della cessione di un terreno a Castiglione di Sicilia in favore di uno degli associati.
Il Clan era ben organizzato anche nei reati contro il patrimonio. E’ stato documentato ad esempio che  due degli indagati, con estrema semplicità,  si procuravano un veicolo rubato sul mercato illegale catanese, una Suzuki bianca, venendo poi ripresi dalle telecamere di videosorveglianza di un distributore di benzina posto lungo l’asse autostradale che da Catania porta a Mojo Alcantara. Da quel veicolo sarebbe poi stata smontata l’intera carrozzeria per rimontarla su un’analoga vettura riciclando così il veicolo rubato.
Le operazioni di intercettazione, telefonica ed ambientale, si sono rivelate fondamentali ed hanno permesso di ricostruire anche le dinamiche interne al sodalizio.
Determinante nell’operazione è risultato essere il coraggio, la determinazione e la collaborazione dimostrata dagli imprenditori che in piena sinergia con la Magistratura di Messina e con l’Arma dei Carabinieri hanno permesso di assicurare alla giustizia 12 pericolosi malviventi.
La loro opera ha permesso agli inquirenti, di respingere il fenomeno criminale che aveva trovato spazio nella Valle dell’Alcantara e comuni limitrofi. Si auspica che altri imprenditori possano con celerità rivolgersi alla magistratura inquirente e all’Arma dei Carabinieri in modo da poter mettere fine al fenomeno, purtroppo ancora presente, delle estorsioni sul territorio. Gli stessi imprenditori denunciando hanno permesso il brillante risultato, frutto di un certosino lavoro di squadra, e che ha saputo, ridare la libertà a loro stessi che da tempo si vedevano costretti a pagare con i loro sacrifici “il pizzo” al sol fine di non avere minacce e ritorsioni ulteriori.