Salerno, bimba di 8 mesi morta per violenze in casa: Il monsignore chiede perdono

Ha invitato tutti a chiedere perdono alla piccola, monsignor Giuseppe Giudice, vescovo di Nocera Inferiore-Sarno che questa mattina nella cappella del cimitero di Pagani (Salerno) ha celebrato i funerali della bimba di otto mesi deceduta nella notte tra venerdì e sabato nell’Agro Nocerino Sarnese.
    Alla funzione, svolta in forma strettamente privata, era presente anche la mamma della bimba, indagata per la morte insieme al padre che da domenica sera è in carcere a Salerno con l’accusa di omicidio volontario aggravato (domani è in programma l’udienza di convalida). “Come vescovo invito al silenzio, che non è omertà, non è paura”, ha sottolineato monsignor Giudice rivolgendosi ai fedeli e ai familiari che hanno partecipato al rito funebre. “Chiediamo perdono a questa piccola – il monito di Giudice – perché forse siamo stati distratti, forse non siamo stati attenti, forse c’è mancato lo sguardo per comprendere la realtà. Ti chiediamo perdono, piccola. Insegnaci tu a riscoprire il valore della vita”

I fatti

Una bambina di otto mesi è arrivata già morta in ospedale a Nocera Inferiore. Sul corpo sono stati trovati lividi lesioni. Lunedì sarà effettuata l’autopsia. La bimba, residente con la famiglia nel quartiere San Lorenzo a Sant’Egidio del Monte Albino(Salerno), era già senza vita quando i medici dell’Umberto I hanno tentato di rianimarla. I genitori ora sono indagati per omicidio. I vicini: “Spesso avvenivano violenze in quella famiglia“.




Salerno, estorsioni: contestato metodo mafioso. Tre arresti

SALERNO – I carabinieri del comando provinciale di Salerno stanno eseguendo, a Eboli, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere – emessa dal gip del Tribunale di Salerno, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di tre persone, accusate di tentata estorsione e lesioni personali aggravate dal metodo mafioso.
I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11 negli uffici della Procura della Repubblica di Salerno.




Salerno, spacciavano droga sul lungomare: in manette 17 persone

SALERNO – In manette 17 persone a Salerno per spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di cittadini per la maggior parte del Gambia che avevano intrapreso l’attività criminale direttamente sul lungomare di Salerno, luogo frequentato perlopiù da famiglie, giovani e bambini.

A portare avanti l’intera operazione di polizia, che ha permesso lo smantellamento dell’organizzazione criminale, la Squadra Mobile di Salerno che ha condotto approfondite e complesse indagini supportate anche da specifiche attività di controllo del territorio e con l´ausilio di moderni mezzi tecnologici. Le indagini sono iniziate lo scorso febbraio a seguito delle numerose segnalazioni dei residenti grazie alle quali oggi si è arrivati agli ordini di arresto disposti dalla Procura della Repubblica di Salerno.




Salerno: bambino ustionato durante il bagnetto in ospedale

SALERNO – Un neonato venuto alla luce da poche ore è rimasto scottato durante il primo bagnetto nel Rooming dell’ospedale salernitano San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. “Il piccolo – per la direzione del San Leonardo – ha riportato una ustione di secondo grado che copre il 20% del corpo e interessa la parte alta degli arti inferiori e i glutei”.
Secondo la Direzione Strategica del nosocomio, “la responsabile di reparto ha chiamato per consulenza il chirurgo pediatrico che, valutate le manifestazioni cutanee, ha ritenuto preferibile il trasferimento precauzionale presso la Tin dell’ospedale Cardarelli di Napoli al fine di garantire al piccolo la migliore assistenza possibile”. Intanto, in mattinata, a nome della Direzione Strategica e di tutta l’Azienda, “sono state presentate le scuse alla famiglia. In tempi rapidi saranno individuati gli eventuali responsabili ed attivata la commissione disciplinare”.




Salerno: sigilli a stabilimento e 800 mila litri di alcool

SALERNO – Il Reparto Carabinieri Tutela Agroalimentare  di Salerno e il personale dell’Agenzia delle Dogane di Napoli 2, Salerno e Caserta, operavano sequestro  di circa 786.000 litri di alcool pronto per essere posto in vendita, non idoneo al consumo umano,  denunciando una persona all’AG per frode in commercio di sostanze nocive (444 e 515 c.p.). L’immissione di tale prodotto nocivo sul mercato avrebbe permesso  introiti pari a circa 12milioni di euro.

Nel contesto delle suddette operazioni veniva sequestrato l’intero stabilimento, poiché privo della prevista Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), per un valore corrente dell’intero provvedimento pari a circa 10milioni di euro.

A seguito di successivo decreto, disposto della Procura della Repubblica di Napoli Nord, il succitato personale eseguiva sequestro preventivo di ulteriori 13.000 litri di prodotti ed infusi a base di alcool, contenenti sostanze  nocive e non ritenuti idonee al consumo umano, per un valore commerciale pari a 250.000 euro.

L’assidua attività cautelativa dell’Arma, in sinergia con l’Agenzia delle Dogane, ha permesso di sventare l’immissione sul mercato di sostanze che avrebbero minato la sicurezza alimentare degli italiani e offuscato l’immagine degli operatori onesti del comparto.




Ariccia: Parco Chigi sulle orme di Salerno ma è polemica sulle luminarie

ARICCIA (RM) – Tra filastrocche e interrogazioni va in scena la polemica sulle luminarie ad Ariccia. Il fatto è questo: il comune ha concesso  il patrocinio con l’uso a titolo gratuito di Parco Chigi ad una società per l’organizzazione della manifestazione “La Foresta Incantata”. Per l’ingresso è previsto il pagamento di un biglietto che va dai 5 ai 10 euro a seconda se si è o meno residenti di Ariccia.

La contestazione sollevata dal consigliere Pd Renata Gennusa è che sostanzialmente secondo il regolamento comunale il comodato d’uso può essere concesso “a condizione che i richiedenti non perseguano attività economiche”.

Ora senza voler entrare nel tenore della questione sollevata pubblichiamo sia la reazione del sindaco che l’interrogazione della consigliera Pd. Ai lettori il giudizio.

 

La filastrocca del sindaco Roberto Di Felice apparsa sulla sua pagina Facebook appare come una chiara risposta alle ultime polemiche sollevate

FILASTROCCA PER LA RINASCITA ARICCINA.

Le luminarie sono davvero spettacolari /
Schiattano in corpo i vecchi magliari /
Ariccia s’accende viva di regi bagliori /
Ma i nostalgici bramano ormai spenti ardori /
Il mondo è una ruota che gira continua /
Nel padrone vegliardo una paura s’insinua /
Di non seder più su una poltrona regale /
Piuttosto su uno scomodo vecchio orinale.

 

Questa è l’interrogazione che ha presentato mercoledì in consiglio comunale la consigliera Renata Gennusa

 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

La sottoscritta Renata Gennusa consigliere comunale

considerato che la Giunta Comunale con Atto n. 230 del 2 novembre 2017 ha concesso il patrocinio con l’uso a titolo gratuito di Parco Chigi ad una società privata, denominata “La Foresta Incantata società a responsabilità limitata” dal 15 novembre 2017 al 15 gennaio 2018 per organizzare la manifestazione “La Foresta Incantata” rappresentata da (cito testualmente la delibera) “uno spettacolo visivo formato da un affascinante gioco di luci e colori proiettando lo spettatore in un mondo incantevole offrendo uno scenario unico nel suo genere, ripercorrendo il successo delle famose mostre luminose che si organizzano a Napoli e Salerno nel periodo di Natale”;
citando ancora la delibera risulta che:

– Il Patrocinio richiesto non prevede alcun contributo economico;

– che tale evento, anche in considerazione del carattere turistico e ricreativo, assumerà una valenza promozionale per il Palazzo e il Parco Chigi;

– l’uso gratuito è concesso ai sensi del Regolamento per l’uso da parte di terzi dei beni immobili di proprietà o nella disponibilità dell’Amministrazione comunale – approvato con Deliberazione del Commissario Straordinario con i poteri del Consiglio comunale n. 2 del 16.01.2006, nel quale il comodato d’uso è regolato dall’articolo 6 comma 6, ai sensi del quale può essere concesso il comodato d’uso “a condizione che i richiedenti non perseguano attività economiche”.

Inoltre:
– Per l’ingresso alla manifestazione, da quanto pubblicizzato sui social dall’organizzazione dell’evento, è previsto un biglietto dal costo minimo di 5 euro per i residenti e di 10 euro per i non residenti;

chiede al Sindaco di riferire alla sottoscritta interrogante ed al Consiglio comunale

– Come è stata scelta questa società e se è stata fatta una evidenza pubblica trattandosi di messa a disposizione di un bene pubblico il cui affidamento a terzi è comunque soggetto alle norme di specie;

– Come si concilia la concessione a titolo gratuito di uno spazio pubblico ad una società che per ragione sociale persegue lo scopo di lucro, prova ne è il biglietto che si paga all’ingresso;

– In che modo si intende promuovere l’immagine di un patrimonio storico, artistico, architettonico e naturale del complesso rappresentato dal palazzo e Parco Chigi, con un apprestamento di luminarie degno di un qualunque centro commerciale, la cui visione è nel nostro caso anche a pagamento;

– Chi sostiene i costi dell’energia elettrica, della sorveglianza e, qualora questi siano a carico del Comune, sulla base di quali atti di indirizzo ed amministrativi viene sostenuta la spesa;

– Come viene garantita la rimessa in pristino a fine manifestazione, ed in particolare se è stata chiesta una cauzione a fronte di eventuali danni cagionati al patrimonio storico, architettonico e naturale rappresentato nel Parco, nonché dell’eventuale mancata rimozione delle strutture alla fine della manifestazione ed al rispristino dei luoghi, atteso che nella delibera non se ne fa menzione;

– Le risultanze che le strutture istallate siano a norma e dotate di assicurazione come previsto del progetto presentato dalla società privata proponente.

Sul predetto quesito è richiesta una dettagliata risposta, orale e scritta, con copia degli eventuali atti richiamati.




Salerno, migranti: sbarco con 26 donne morte

SALERNO – Un altro sbarco di immigrati a Salerno con 26 donne a bordo giunte cadaveri. Un dolore senza fine che spesso viene strumentalizzato da una certa politica populista e priva di proposte. “Una tragedia dell’umanità – dice il prefetto di Salerno, Salvatore Malfi – credo che la procura si attiverà da subito per valutare se possa trattarsi di altrettanti omicidi”. Sulla nave viaggiano circa 400 migranti. Il pm Masini salirà sulla nave con i medici legali per valutare se effettuare autopsie sui cadaveri.

Le autorità salernitane, che stanno effettuando accertamenti sulla vicenda, ritengono che sia ancora prematuro esprimersi sull’accaduto in modo più definito. Spiega il prefetto di Salerno, Salvatore Malfi: “Le donne decedute, di nazionalità presumibilmente nigeriana, sembra fossero a bordo di un gommone dove vi erano anche uomini. Il barcone è affondato e le donne purtroppo hanno avuto la peggio, in quanto soggetti più deboli”. Il prefetto tenderebbe a escludere collegamenti con la tratta delle donne: “Le tratte seguono altre dinamiche e altri canali. Caricare le donne su un barcone sarebbe un investimento rischioso che i signori delle tratte non farebbero, potendo perdere la ‘merce’, come la chiamano loro, in un solo colpo”. Sulla nave spagnola, questa mattina, è salito anche il pm Luca Masini che sta seguendo la vicenda. Tutte le salme verranno trasportate all’obitorio dell’ospedale di Salerno per un primo esame esterno, oltre che per un tampone, per scoprire se le donne morte abbiano anche anche subito violenze. In base agli elementi raccolti, il professor Antonello Crisci, perito della Procura, insieme alla sua equipe, valuterà se procedere con le autopsie. Una volta ultimati tutti gli accertamenti, nove cadaveri verranno sepolti nel cimitero del Comune di Salerno e i restanti nei comuni limitrofi.

“Oggi Salerno si prepara con uno spirito diverso rispetto agli altri sbarchi. Abbiamo già avuto altri morti – aveva commentato in un primo momento il prefetto – ma su questa nave sarà tutto più complicato, anche come impatto morale. Siamo ancor di più in stretta collaborazione con la Procura della Repubblica perché i ventisei corpi potrebbero essere ventisei omicidi. Quello che va fatto, per esigenze di giustizia, andrà fatto. Credo che già stamattina il procuratore Masini valuterà se ci siano i presupposti per un’ipotesi di omicidio. Bisogna vedere se si trova qualche soggetto su cui concentrare l’attenzione o se si procederà contro ignori. Che qualcuno abbia fatto morire queste donne e non sia stato un fulmine arrivato dal cielo è una cosa ovvia”. Malfi sottolinea che grazie alla disponibilità del Comune di Salerno, del cimitero e dei cimiteri limitrofi sono già stati identificati i siti in cui accogliere le salme. Quanto ai 400 migranti presenti a bordo “non sono pervenute, al momento, notizie di particolari situazioni critiche a livello sanitario”. Tra loro anche nove donne incinte.




Salerno, Tar Campania su varianti urbanistiche: sì al risarcimento del danno a causa del ritardo del procedimento

Nell’ambito del variegato panorama delle decisioni amministrative aventi ad oggetto la tutela risarcitoria del privato leso da atti e comportamenti della P.a., riconosciuti illegittimi dal Giudice Amministrativo, si inserisce una recente sentenza del TAR Campania, Sezione di Salerno, la quale merita di essere segnalata per l’applicazione del giudizio prognostico sulla spettanza del bene della vita in materia edilizia ed, in particolare, in tema di varianti urbanistiche.

Nello specifico, si discute del diniego di variante urbanistica per un insediamento produttivo (ex art. 5, D.P.R.. 447/98, oggi, art. 8, D.P.R. 160/2010) determinato da sopravvenuta incompatibile normativa e del conseguente danno subito dal privato a causa del ritardo nella definizione del procedimento urbanistico. Limitando l’analisi della sentenza al solo del risarcimento (il quantum, o meglio i criteri indicati dal TAR per definire il quantum, meriterebbe una apposita trattazione), il Giudice Amministrativo, dopo aver ricostruito i fatto l’imputabilità del ritardo ai comportamenti illegittimi dalla P.a., ha statuito che “può ritenersi, in base ad un giudizio prognostico di tipo probabilistico, che il bene della vita auspicato dai ricorrenti, ossia il rilascio dell’autorizzazione richiesta, sarebbe stato da questi conseguito se il procedimento fosse stato condotto con modalità ordinarie e si fosse concluso in un termine ragionevole, e può dunque inferirsi che sia stata la condotta complessivamente tenuta dalla P.A. a precludere (definitivamente) il conseguimento del risultato utile perseguito e a determinare i danni lamentati, qualificandosi come antecedente causale necessario. Ciò rende conto, ad avviso del Collegio, della ricorrenza dell’elemento oggettivo della pretesa risarcitoria azionata col presente gravame in quanto, come detto, è ragionevole ritenere, come più sopra spiegato, che, ove non fosse intervenuto il ritardo nell’azione amministrativa, gli aventi diritto avrebbero conseguito l’autorizzazione richiesta”.

Ora, tale sillogismo, che esatto nei procedimenti ad esito vincolato (es. permesso di costruire) o il cui esito è determinato da parametri vincolanti (es. gare pubbliche), non si ritiene possa trovare ingresso nell’ambito urbanistico, ivi incluso nel procedimento di variante semplificata per gli insediamenti produttivi. Il risarcimento del danno da ritardo, relativo ad un interesse legittimo pretensivo, non può essere avulso da una valutazione concernente la spettanza del bene della vita e deve, quindi, essere subordinato, tra l’altro, alla dimostrazione che l’aspirazione al provvedimento sia destinata ad esito favorevole e, quindi, alla dimostrazione della spettanza definitiva del bene sostanziale della vita collegato a un tale interesse, cioè all’esistenza di un legittimo affidamento alla conclusione positiva del procedimento.

La Giurisprudenza ha da tempo evidenziato che l’art. 5, D.P.R. 20 ottobre 1998, n. 447 prevede una procedura semplificata per la variazione di strumenti urbanistici preordinati all’autorizzazione di insediamenti produttivi contrastanti con il vigente strumento urbanistico che si conclude con una Conferenza di servizi la cui determinazione costituisce proposta di variante urbanistica sulla quale, tenuto conto delle osservazioni, proposte ed opposizioni formulate, il Consiglio comunale si pronuncia entro sessanta giorni.

La proposta di variazione dello strumento urbanistico assunta dalla Conferenza di servizi, da considerare alla stregua di un atto di impulso del procedimento volto alla variazione urbanistica, non è vincolante per il Consiglio comunale, che conserva le proprie attribuzioni e valuta autonomamente se aderirvi (cfr. ex multis Cons. di Stato, IV Sez. n. 4151 del 2013). La determinazione della conferenza dei servizi, nell’ambito del particolare procedimento di cui al ricordato articolo 5, del D.P.R. 447 del 1998, rappresenta un peculiare atto di impulso (proposta) dell’autonomo procedimento (di natura esclusivamente urbanistica) volto alla variazione del vigente piano regolatore, rientrante nelle normali ed esclusive attribuzioni dell’ente locale. In altri termini, diversamente da come sembra sostenere il TAR Campano, il ricorso alla procedura semplificata in questione – pur ovviamente ispirata nel disegno legislativo a facilitare ed accelerare la realizzazione di iniziative produttive – non comporta l’abdicazione da parte del Consiglio comunale alla sua fisiologica capacità pianificatoria (cfr. Consiglio di Stato, Sezione IV, 1 marzo 2017, n. 940). In conseguenza, non è possibile ritenere che la conclusione positiva della conferenza di servizi possa far ritenere l’approvazione della variante pressoché obbligatoria, restando al contrario integra per l’organo consiliare la possibilità di discostarsi motivatamente dalla determinazione finale assunta dalla conferenza di servizi (T.A.R. Puglia Lecce, Sezione I, 29 giugno 2011, n. 1217). Al consiglio Comunale, che conserva le sue normali attribuzioni, compete infatti una valutazione ulteriore – nonché autonoma e largamente discrezionale – necessaria a giustificare sul piano urbanistico la deroga, per il caso singolo, alle regole poste dallo strumento vigente (T.A.R. Lombardia Milano, sez. II, 11 novembre 2010, n. 7244; T.A.R. Puglia Bari, sez. III, 3 settembre 2008, n. 2015). In altre parole “la proposta di variazione dello strumento urbanistico assunta dalla Conferenza dei servizi non è vincolante per il consiglio comunale, il quale deve autonomamente valutare se aderire o meno a tale proposta” (Cons. Stato, sez. IV, 27 giugno 2007, n. 3772; T.A.R. Abruzzo Pescara, sez. I, 7 novembre 2007, n. 875; Cons. Stato, sez. IV, 3 settembre 2008, n. 4110; Cons. Stato, sez. IV, 14 aprile 2006, n. 2170), “anche con una eventuale determinazione negativa adeguatamente motivata” (Cons. Stato, sez. VI, 25 giugno 2007, n. 3593). Ora, riportando tali principi alla fattispecie in esame e ricordando che l’entrata in vigore dell’art. 2 bis, L. 7 agosto 1990, n. 241 non ha elevato a bene della vita suscettibile di autonoma protezione, mediante il risarcimento del danno, l’interesse procedimentale al rispetto dei termini dell’azione amministrativa avulso da ogni riferimento alla spettanza dell’interesse sostanziale al cui conseguimento il procedimento stesso è finalizzato (come peraltro riconosciuto dallo stessa TAR; cfr. Consiglio di Stato, IV, 02/11/2016, n. 4580; T.A.R. Lazio, Latina, I, 26/09/2016, n. 579; T.A.R. Trentino-Alto Adige, Trento, I, 06/09/2016, n. 327), è da escludere possa trovare accoglimento una domanda risarcitoria incentrata su una presunta aspettativa in diritto alla approvazione della variante da parte del Consiglio Comunale, aspettativa che, va ribadito, a prescindere dalla legittimità degli atti, è e resta aspettativa di fatto non tutelabile e non risarcibile. Se infatti da una parte è comprensibile che i privati abbiano “sperato” nell’approvazione della variante, ciò non di meno non è possibile affermare che tale attuazione fosse “dovuta”, “certa” o “doverosa”. In conclusione, salvo taluni casi in cui sarebbe possibile scorgere un affidamento qualificato, e ciò, in sostanza, nell’ipotesi in cui la pubblica Amministrazione abbia adottato atti o posto in essere comportamenti suscettibili di generare nel privato un’aspettativa, o meglio una “fiducia” qualificata, nella conseguente attività provvedimentale (es. reiterazione di un vincolo preordinato all’esproprio dopo aver approvato un variante per rendere edificabile la zona con vincolo scaduto), in ambito urbanistico, si ritiene che non sia possibile individuare un criterio generale ed astratto che consenta di prognosticare l’esito del procedimento di pianificazione, poiché la discrezionalità urbanistica impinge in valutazioni ed interessi differenti ed ulteriori rispetto agli esiti procedimentali ed alle risultanze istruttorie, legati, spesso, alle “idee” di sviluppo e gestione del territorio del governo del momento. La mancanza di tale certezza (o meglio di tale aspettativa qualificata), rende non risarcibile il danno derivante dalla ritardata approvazione delle varianti urbanistiche.




Salerno, nascondeva sostanze stupefacenti in una baracca. Arrestato

SALERNO – Credeva che quel luogo potesse consentirgli di sottrarsi alle proprie responsabilità, ma non aveva fatto i conti con l’infallibile fiuto del cane antidroga, giunto dal Nucleo Carabinieri Cinofili di Sarno in ausilio ai militari della Stazione di Montoro Superiore. È cosi che i Carabinieri hanno tratto in arresto, per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo marijuana nonché detenzione di armi clandestine alterate, un 35enne del posto.
Nella giornata di ieri i militari, a seguito di una corposa attività informativa, hanno individuato nell’abitazione del giovane un possibile obiettivo di interesse nella lotta a quella deplorevole piaga rappresentata dal traffico di stupefacenti, specialmente tra le fasce della popolazione giovanile. Quando i Carabinieri hanno bussato alla porta il giovane, come prova della sua “buona fede”, ha financo sfidato gli operanti a trovare nella sua abitazione sostanze di qualsivoglia natura.
I Carabinieri, cui il soggetto era già noto, non credendo alle parole del giovane decidevano di procedere ad un più accurato controllo. Effettivamente la perquisizione effettuata all’interno dell’abitazione dava esito negativo.
La caparbietà e la determinazione degli uomini dell’Arma, decisi a dare una risposta a degli elementi acquisiti nel corso delle indagini, premiava alla fine gli sforzi.
L’idea di “averci visto giusto” trovava conferma all’esito della successiva perquisizione, eseguita all’interno di alcune baracche ubicate nel fondo agricolo di proprietà dell’uomo, poco distante dal suo domicilio.
Ulteriori perplessità e dubbi  che quel luogo celasse qualche segreto potenzialmente sospetto, sorgevano allorquando veniva notata la presenza di grossi cani da guardia.
Grazie proprio a quell’istinto operativo ed al fiuto del cane antidroga, scovavano circa mezzo chilo di marijuana occultata in un bidone di plastica.
Ma l’acume investigativo dei militari dell’Arma era destinato a rivelare ulteriori sorprese. Questi infatti, non paghi del risultato ottenuto, rinvenivano in un’altra baracca un vecchio fucile calibro 16 ed uno calibro 12, alterato mediante il taglio delle canne e del calciolo in modo da agevolarne il porto, con marca e matricola abrase, entrambi abilmente occultati all’interno di un mobile.
Nel corso dell’attività di Polizia Giudiziaria veniva reperito anche un bilancino di precisione, verosimilmente utilizzato per il confezionamento delle dosi, sottoposto a sequestro unitamente alla droga e ai due fucili.
Traslata la scena dell’operazione presso gli uffici del Comando Stazione di Montoro Superiore, i Carabinieri inviavano lo stupefacente presso il Laboratorio Analisi Sostanze Stupefacenti (L.A.S.S.) del contermine Comando Provinciale di Salerno ove i militari specializzati, all’esito di accertamenti tecnici e qualitativi, quantificavano il numero di dosi ricavabili dalla sostanza rinvenuta in circa 3.500.
Il 35enne, inchiodato alle proprie responsabilità da tutte le evidenze raccolte, veniva quindi dichiarato in stato di arresto e, successivamente alle formalità di rito, condotto presso la Casa Circondariale di Bellizzi Irpino a disposizione della Procura della Repubblica di Avellino.




Salerno, maxi sbarco immigrati: sono 991 e un bimbo di tre anni morto

 

SALERNO – Sono 991 i migranti che stanno per sbarcare questa mattina al molo Manfredi di Salerno, di cui 701 uomini, 118 donne (alcune al nono mese di gravidanza) e 172 minori. La nave norvegese Siem Pilot è attraccata al porto poco dopo le otto e sono state avviate le operazioni di rito. Tra questi vi è anche il cadavere di un bambino di meno di tre anni, di cui ancora non si conosce la provenienza. È la prima volta, in diciassette sbarchi sulle coste salernitane, che arriva anche il cadavere di un bambino.

Ancora non sono state divulgate le cause del decesso né se verrà effettuata l'autopsia sul corpicino. Una bara bianca è arrivata sul molo e il piccolo verrà anche vestito con un pantaloncino blu, una maglietta bianca e delle scarpette da ginnastica blu. Verrà sepolto nel cimitero di Salerno, se l'ambasciata di appartenenza non richiederà il corpo. "È una situazione di assoluto dolore – spiega il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli – di fronte alla quale nutriamo il massimo rispetto. Noi facciamo quanto possiamo fare e lo facciamo con il cuore. Salerno fa la sua parte sempre e sicuramente ci saranno altri sbarchi. Noi siamo pronti, ma tutti debbano farsene carico in maniera globale". In Campania rimarranno 125 persone, le stesse verranno dirottate in Lombardia, 100 nel Lazio, 75 in Piemonte, così come in Veneto ed Emilia-Romagna, 50 in Toscana, 100 in Calabria e Puglia, 25 in Valle d'Aosta, Bolzano e Trento.




Roma, Napoli, Salerno e L'Aquila: Armi ed elicotteri a Iran e Libia, fermate 4 persone

 

Il Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Venezia, su ordine della Dda di Napoli, sta eseguendo nelle province di Roma, Napoli, Salerno e L'Aquila il fermo di 4 persone indiziate di traffico internazionale di armi e di materiale 'dual use', di produzione straniera.

Si tratta di tre italiani e un libico accusati di aver introdotto, tra il 2011 e il 2015, in paesi soggetti ad embargo, quali Iran e Libia, in mancanza delle necessarie autorizzazioni ministeriali, elicotteri, fucili di assalto e missili terra aria.

Fra i fermati ci sono due italiani convertiti all'Islam e 'radicalizzati', una coppia di coniugi di San Giorgio a Cremano (Napoli). Si chiamano Mario Di Leva, convertito all'Islam con il nome di Jaafar, e Annamaria Fontana. Anche un loro figlio risulta indagato. L'indagine, coordinata dai pm Catello Maresca e Luigi Giordano, riguarda fra l'altro un traffico di armi destinate ad un gruppo dell'Isis attivo in Libia. Agli atti dell'inchiesta vi sarebbe anche una foto in cui la coppia è in compagnia dell'ex premier iraniano Ahmadinejad.

Figura anche l'amministratore delegato della Società Italiana Elicotteri, Andrea Pardi, già coinvolto un un'altra inchiesta su traffico di armi e reclutamento di mercenari tra Italia e Somalia, tra i quattro destinatari dei provvedimenti di fermo emessi dalla Dda di Napoli. L'ultima misura cautelare riguarda un libico, attualmente irreperibile.

Oltre ai quattro provvedimenti di fermo sono state eseguite 10 perquisizioni nei confronti di altrettante persone per ipotesi di reato riconducibili al traffico internazionale di armi e di materiale 'dual use', di produzione straniera. La prima fase dell'odierna operazione ha avuto avvio nel giugno 2011, su input del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, in relazione ad un precedente procedimento penale instaurato presso la Procura della Repubblica di Napoli dalla quale è emerso che una persona organica ad un clan camorristico dell'area casalese era stato contattato da un appartenente alla cosiddetta "mala del Brenta" con precedenti specifici per traffico di armi.

Quest'ultimo ricercava, infatti, persone esperte di armi ed armamenti da inviare alle Seychelles per l'addestramento di un battaglione di somali, che avrebbero dovuto svolgere attività espressamente qualificate come "mercenariato". Le attività di indagine al tempo svolte, sfociate in diversi procedimenti penali, consentirono di evidenziare come la richiesta di addestramento fosse stata originata da una persona di nazionalità somala, con cittadinanza italiana, parente del deposto dittatore del Puntland (Somalia).