Legittima difesa: ok dalla Camera, ora passa al Senato. Venticinque M5S non votano

La Camera ha approvato il disegno di legge sulla legittima difesa. Il provvedimento è passato con 373 voti favorevoli, 104 contrari e 2 astenuti. Al voto sono scoppiati gli applausi dei deputati di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega. Dal 26 marzo il provvedimento passerà al vaglio del Senato per la terza lettura.

La legittima difesa “è sicuramente una legge della Lega” ma “è nel contratto di governo. Io sono leale al contratto e si porta avanti e si vota. Non è che ci sia tutto questo entusiasmo nel M5s”. Lo afferma il vicepremier e ministro Luigi Di Maio, a Rtl, sottolineando che allo stesso modo “non c’era tutto questo entusiasmo della Lega quando abbiamo votato la legge anticorruzione”.

Alla domanda su cosa non gli piaccia della legittima difesa, Di Maio ha indicato “il messaggio” che arriva: “Approvando questa legge si comincia a dire che si possono utilizzare di più le armi e questo non è il mio modello di Paese. Il mio obiettivo è comunque spiegare ai cittadini che la difesa personale va bene ma i cittadini devono essere difesi prima di tutto dallo Stato e dalle forze dell’ordine”.

“È un sacrosanto diritto per le persone perbene, di cui si parla da anni e che sarà legge entro questo mese”: ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, rispondendo sul disegno di legge sulla legittima difesa, a margine della presentazione delle celebrazioni per gli 80 anni dei vigili del fuoco.




Centrodestra: “A noi la presidenza del Senato”. La Camera al M5S

La presidenza del Senato deve andare a Forza Italia. A deciderlo sarebbero stati, a quanto si apprende, i tre leader del centrodestra nel corso del vertice a palazzo Grazioli in vista della partita per la presidenza delle Camere che si apre venerdì. Insomma sarà un esponente del partito di Silvio Berlusconi il nome che la coalizione proporrà agli altri partiti. In pole c’è Paolo Romani, l’attuale capogruppo, anche se – viene spiegato- non sarebbe il solo nome sul tavolo. Nella rosa ci sarebbe anche quello di Anna Maria Bernini, vice presidente dei senatori nella passata legislatura. La decisione di scegliere un nome di Forza Italia per la presidenza di palazzo Madama va incontro a quello che Giorgia Meloni predica da tempo e cioè che in una logica di coalizione essendo Salvini il candidato premier gli altri incarichi vanno divisi tra le altre forze del centrodestra. Quanto al leader della Lega, i presenti alla riunione hanno evidenziato come il segretario del Carroccio sia assolutamente determinato nel voler essere il presidente del Consiglio della coalizione di centrodestra.

La riunione “Il centrodestra – si legge in una nota diffusa al termine del vertice – propone ai capigruppi parlamentari un comune percorso istituzionale che consenta alla coalizione vincente (il centrodestra) di esprimere il presidente del Senato e al primo gruppo parlamentare M5S il presidente della Camera. A tal fine anche per concordare i nomi i leader del centrodestra invitano le altre forze politiche ad un incontro congiunto domani“.

Prima dell’incontro Berlusconi ha riunito lo stato maggiore di Forza Italia. Dal vertice azzurro sarebbe emerso che il Cavaliere punta su Paolo Romani, attuale capogruppo di Forza Italia al Senato, per il vertice di Palazzo Madama che Fi rivendica per sé. Ovviamente la candidatura di Romani è al centro dell’incontro con il leader della Lega e la presidente di Fdi.

Su Romani è stato posto il veto di M5s per una condanna a suo carico per peculato anche se, ha precisato lui nei giorni scorsi, “la Cassazione ha chiesto alla Corte d’Appello di riconsiderare” la sentenza.




Rosatellum: oggi la legge elettorale approda in senato

La legge elettorale arriva in aula al Senato (l’appuntamento è alle 11) tra le proteste della sinistra, di Mdp e del Movimento 5 Stelle che ieri hanno abbandonato i lavori della commissione Affari Costituzionali che, uno dopo l’altro, col parere negativo di relatore e governo, ha bocciato gli emendamenti presentati al testo. Oggi in assemblea, le proposte di modifica sono circa 200: 48 riguardano le minoranze linguistiche e sono quindi suscettibili di voto segreto. “E’ impensabile affrontare venti/quaranta voti segreti”, ha spiegato il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Luciano Pizzatti ai giornalisti che gli chiedono se il governo porrà la questione di fiducia sul Rosatellum. “E’ già autorizzata – ha osservato – la decisione è solo politica”.

 

Alla Camera sono stati tre i voti di fiducia, a palazzo Madama potrebbero arrivare a sei, uno per ogni articolo del testo. A quel punto l’unico rischio da evitare è quello della mancanza del numero legale (la metà più uno degli aventi diritto al voto) che, con Fi e Lega (favorevoli al Rosatellum) fuori dal’aula, i partiti che si oppongono alla legge elettorale potrebbero provare a far saltare. Ma gli espedienti per evitare sorprese ci sono: dal soccorso dei 14 senatori di Ala, a un numero consistente di senatori in congedo (il regolamento ne consente fino a 32) o assenti per incarico avuto dal Senato o per la loro carica di ministro che non verrebbero computati per il numero legale. “Dopo aver fatto il massimo sforzo per motivare i nostri emendamenti, abbiamo capito che non ci sono margini di modifica.

 

I primi voti sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate da Mdp e pentastellati saranno nel pomeriggio. Speranza: si eviti ulteriore violenza Parlamento L’auspicio è che oggi in Senato sulla legge elettorale si eviti la fiducia, sarebbe un errore gravissimo, una vera violenza nel Parlamento. Bisognerebbe permettere al Senato di discutere”. Lo ha detto Roberto Speranza, esponente di Mdp, ospite di “Circo Massimo” su Radio Capital. “Noi chiediamo due modifiche essenzial: evitare un Parlamento di nominati, e il voto disgiunt. Questo di oggi è un passaggio decisivo”, ha aggiunto. Sit- in di protesta oggi davanti al Senato “Dopo la forzatura gravissima della fiducia sulla legge elettorale alla Camera, il Pd e il governo non pensino di mettere la fiducia anche al Senato. Sarebbe un atto arrogante e prepotente”. Lo affermano i capigruppo di Sinistra Italiana Giulio Marcon e Loredana De Petris che annunciano la partecipazione dei gruppi parlamentari di Sinistra Italiana, oggi, alla manifestazione contro il Rosatellum, promossa dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, a partire dalle ore 16 nella piazza Corsia Agonale, di fronte a Palazzo Madama. “Il Senato – proseguono i capigruppo di Sinistra Italiana -, deve modificare e migliorare una legge elettorale altrimenti inaccettabile. Una legge che ci consegna un Parlamento fatto di nominati e che toglie ai cittadini la libera scelta di eleggere i propri rappresentanti. Un vero e proprio imbroglio”.

 

70 gli emendamenti presentati dal M5S Sono 70 gli emendamenti depositati in aula al Senato dal Movimento 5 Stelle alla legge elettorale. In sintesi, viene spiegato, sono state ripresentate una serie di proposte emendative di analogo tenore rispetto a quelle già presentate presso la Camera dei deputati. Alcune modifiche hanno come obiettivo quello di ridurre gli effetti delle storture dalla proposta in esame e a cercare di creare contraddizioni nella maggioranza: l’introduzione del voto di preferenza; l’introduzione di una doppia scheda per distinguere l’elezione dei candidati nella parte maggioritaria dei collegi uninominali da quella quelli della parte proporzionale delle liste plurinominali; l’introduzione dello scorporo dei voti che hanno già ottenuto rappresentanza nei collegi uninominali affinché non si violi il principio di uguaglianza degli elettori; l’introduzione del voto disgiunto sulla stessa scheda tra candidati uninominali e liste plurinominali; il divieto delle pluricandidature; l’obbligo per le forze che vogliano unirsi in coalizione di presentarsi agli elettori con lo stesso programma e con un unico leader; la modificazione delle disposizioni speciali sul Trentino Alto Adige (con particolare riguardo al Senato); la previsione di accorgimenti per evitare che i collegi uninominali siano disegnati su designazione del Governo o di limitare la discrezionalità in tale operazione; il divieto di indicare quale ‘capo politico’ chi, in base alle leggi vigenti e quindi anche alla c.d. Legge Severino, non possa essere candidato come parlamentare o che non possa assumere incarichi di governo. Se infatti il ‘capo politico’ è di fatto il candidato a svolgere il ruolo di Presidente del Consiglio, sembra una frode elettorale indicare per questo ruolo chi non può neanche candidarsi a deputato o che comunque non potrebbe assumere quel ruolo per espressa previsione di legge; la previsione dell’esenzione del pagamento del bollo e dei diritti per chi richieda il certificato del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti, per favorire la formazione di ‘liste pulite’; proposte varie per garantire la trasparenza e l’affidabilità del voto, sulla base della nostra proposta a prima firma Nesci; come indicato nella parte relativa ai vizi di costituzionalità, la legge è a nostro giudizio gravemente a rischio di incostituzionalità.

Ma data la prossimità delle elezioni non sarà possibile, per mere ragioni di tempo, che la Corte costituzionale si esprima sulla legge prima del voto, con la conseguenza che la sua sentenza potrebbe arrivare nuovamente nel corso della legislatura, producendo nuovamente Parlamento ‘illegittimo’; pertanto non potendo introdurre con legge ordinaria un controllo di costituzionalità vero e proprio abbiamo proposto che sia previsto comunque un ‘parere’ della Corte costituzionale; la soppressione della cosiddetta “norma Verdini” che consentirebbe, un cittadino residente di Italia, di candidarsi in un collegio della circoscrizione Estero.




CAOS IN SENATO: VOLANO GLI INSULTI SESSISTI

Redazione

"Cinque giorni di sospensione dalle sedute per i senatori Vincenzo D'Anna e Lucio Barani". Lo ha deciso il Consiglio di presidenza del Senato al termine della riunione. A riferire la decisione è Cinzia Bonfrisco, capogruppo dei Conservatori e Riformisti.

Il Consiglio di presidenza di Palazzo Madama ha deciso di comminare anche un giorno di sospensione al senatore del Movimento 5 Stelle Alberto Airola responsabile, secondo il Consiglio, di aver insultato alcuni esponenti del governo e della segreteria d'Aula, ha reso noto il questore Bottici (M5S) al termine della riunione del Consiglio durata oltre quattro ore.

Il consiglio di presidenza del Senato ha comminato anche una censura nei confronti del gruppo della Lega, per aver sventolato in aula dei soldi per denunciare la "compravendita dei senatori verdiniani" che ci sarebbe stata, secondo loro, per il ddl Boschi. Censura anche al capogruppo del M5S, Gianluca Castaldi.

Gli episodi accaduti nella seduta in Senato sono stati "di tale gravità" che "hanno offeso persone e senatori" ed hanno "minato la credibilità delle istituzioni", ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, annunciando in aula le sanzioni decise per il caso Barani. "Da questo momento nessuna deroga al principio di correttezza verrà tollerato in Aula", ha detto ancora Grasso. Grasso ha chiesto la "collaborazione" dei capigruppo per evitare ulteriori "condotte poco consone" ad un'aula parlamentare. "Il Consiglio di Presidenza – ha detto ancora Grasso – ha convenuto di estendere le proprie valutazioni ad altri episodi accaduti nella stessa seduta del 1° ottobre. A tal fine si procederà ad un'ulteriore convocazione del Consiglio, una volta acquisiti i necessari elementi istruttori".

Le denunce delle colleghe del Movimento 5 Stelle, Barbara Lezzi e Paola Taverna – più alcuni filmati – hanno indiziato Barani e D'Anna di mimica oscena nei confronti delle colleghe pentastellate. La riunione dell'organismo, che conta 18 componenti ed è presieduto da Grasso, avrebbe dovuto fermarsi entro le 15 per l'inizio dell'aula (in discussione ancora il disegno di legge Boschi): ma proprio per non interrompere la valutazione e rinviare il verdetto ad altra data, si è deciso di prolungare il consiglio e posticipare la seduta sul ddl di un'ora e mezza (alle 16.30). Barani rischiava al massimo fino a dieci giorni di sospensione. Al termine, Bonfrisco ha giudicata la decisione "non adeguata alla gravità dell'oltraggio fatto all'aula e alle donne".




SENATO: E' BAGARRE IN AULA TRA URLA E INSULTI

di A.B.

Roma – “Anni fa le fiabe iniziavano con “C’era una volta…”. Oggi sappiamo che iniziano tutte con “Se sarò eletto…” scriveva Carlyn Warner, alla frase così impregnata di significata attuale va aggiunto che “tutte le fiabe iniziano con un insulto”. Questa aggiunta non autorizzata ma di certo appropriata è il frutto di una manifestazione politica alquanto discutibile tra i verdiniani e M5S a Palazzo Madama.
 
 
Ma cosa è successo a Palazzo Madama? Una vicenda che un comune cittadino non vorrebbe mai sentire, il senatore Lucio Barani avrebbe mimato alla senatrice M5S Barbara Lezzi il gesto del rapporto di sesso orale. Il gesto ha scatenato l’ira della senatrice che ha inveito contro Barani frasi come “Porco, Maiale”aggiungendo inoltre “Faremo gli accertamenti dovuti", ha replicato Grasso, "e' materia disciplinare che va trattata dal consiglio di presidenza”. Barbara Lezzi ha sottolineato inoltre che non ha ricevuto le scuse in merito al gesto che le era stato rivolto e che comunque, se le avesse ricevute, poteva decidere se accettarle o meno. Erika Stefani della Lega Nord ha sottolineato che tale gesto ha offeso tutte le donne sottolineando che tali gesti vanno allontanati, Valedia Fedeli e Cecilia Guerra del PD, in merito all’accaduto hanno chiesto approfondimenti, indignazione ha mostrato anche Cinzia Bonfrisco. Barani dal canto suo  ha detto in Aula che il suo gesto è stato male interpretato. Domenico Scilipoti si è alzato e si è diretto verso il presidente Grasso per parlargli all’orecchio, con ogni probabilità gli ha riferito l’accaduto. “"D'ora in poi, visto che l'escalation e arrivata al punto di minare la civile convivenza, il rigore sarà assoluto” le parole di Grasso che hanno annunciato la convocazione dell’ufficio di presidenza per lunedì alle 13 dove verrà esaminato il gesto di Barani. 
 
 
 Ma cosa era successo in aula prima che succedesse il putiferio? L’Aula del Senato aveva bocciato un emendamento con 176 no e 120 si e 4 astenuti in merito all’articolo 2 sulla composizione ed elezione del Senato del ddl Boschi. Era stato ritirato dal M5S ed era stato firmato da Andrea Marcucci del PD. Finocchiaro ha riferico “Se dovesse passare questo emendamento soppressivo dell'art.2 ci sarebbe un effetto preclusivo dell'intera riforma".



ROMA : STOP AI VITALIZI DEI DEPUTATI CONDANNATI

di A. B.
 
Roma – Dagli uffici di presidenza del Senato e della Camera è arrivato lo stop ai vitalizi per 8 senatori e 10 deputati condannati. Tra i nomi inclusi nella lista vi sono anche quelli di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Si apprende inoltre che avrebbero votato a favore il Pd, Ap, Sel, FI invece è uscita senza aver votato e Lucio Barani (Gal) è uscito protestando. Si sono astenuti invece Lega e M5S. I senatori che sono stati raggiunti dalla delibera sono:  Silvio Berlusconi, Marcello Dell'Utri, Vittorio Cecchi Gori, Pasquale Squitieri, Antonio Franco Girfatti, Giorgio Moschetti, Vincenzo Inzerillo e Franco Righetti. Alla Camera sono dieci i vitalizi sospesi, intanto il provvedimento scatena l’ira del Movimento cinque stelle che parla di “farsa”. Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera ed esponente del M5S  scrive su facebook “Ricordate la sospensione del vitalizio agli ex parlamentari condannati? Oggi in Ufficio di Presidenza alla Camera abbiamo saputo quanti saranno coloro a cui si applichera' quella norma. Su 1543 ex Deputati che stanno percependo ingiustamente un vitalizio, anche oltre i 3000 euro al mese, solo 10 avranno il vitalizio sospeso. 10 sfigati che non avevano nessun partito a proteggerli, mentre tanti altri condannati, i cui reati non furono inseriti nella delibera, sono tutti salvi”. 



GIORNALISTI E DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA: ECCO COME CAMBIA LA LEGGE

di Ch. Mo.

Roma – All’indomani dell’approvazione dall’aula della Camera delle nuove norme sulla diffamazione a mezzo stampa, la legge in merito ai giornalisti e alla diffamazione a mezzo stampa sta cambiando. Con 295 sì, 3 no e 116 astenuti, il nuovo testo entrato in vigore elimina la condanna alla reclusione in carcere per i giornalisti e prevede esclusivamente pene amministrative con l’obbligo di rettifica senza commento a favore dell’offeso. A breve, il ddl tornerà al Senato per il quarto passaggio parlamentare.

La modifica alle legge n. 47.La normativa va a modificare la legge n. 47 dell'8 febbraio 1948 e il codice penale in materia di diffamazione. Nella regolamentazione d'ora in poi rientreranno anche le testate giornalistiche online e radiotelevisive.


No al carcere. Per i giornalisti che si sono macchiati di diffamazione a mezzo stampa, non sarà più previsto il carcere, bensì pene dai 5 mila ai 10 mila euro. Per quanto riguarda invece la dichiarazione del falso, le sanzioni vanno dai 10 mila ai 50 mila euro. Alla condanna è associata la pena della pubblicazione della sentenza, mentre in caso di recidiva è prevista anche l'interdizione dall'esercizio della professione da uno a sei mesi. La rettifica tempestiva sarà valutata dal giudice come causa di non punibilità.


Meno responsabilità ai direttori. Non saranno più responsabili degli tabella non firmati i direttori delle testate giornalistiche. Inoltre, sarà obbligatoria l’eliminazione dai siti e dai motori di ricerca delle informazioni diffamatorie.


La clausola “salva cronisti”. A meno che non si tratti di diffamazione dolosa, quanto pagato dal direttore o dall'autore della pubblicazione a titolo di risarcimento del danneggiato avrà natura di credito privilegiato nell'azione di rivalsa nei confronti del proprietario o editore della testata.


La pubblicazione della rettifica. Rettifiche e smentite andranno pubblicate sui giornali senza alcun commento menzionando espressamente il titolo, la data e l'autore dell'articolo ritenuto diffamatorio. Il direttore sarà obbligato ad informare l’autore del servizio della richiesta di rettifica.


Le responsabilità del direttore. Il direttore o il suo vice risponderanno a titolo di colpa se vi è un nesso si causalità tra omesso controllo e diffamazione. È comunque esclusa per il direttore al quale sia addebitabile l'omessa vigilanza l'interdizione dalla professione di giornalista.


Il segreto professionale. Anche i pubblicisti d’ora in poi potranno opporsi al giudice nella rivelazione della provenienza delle proprie fonti, proprio come accade per i professionisti.


Le querele. Qualora la querela dovesse essere pretestuosa, il querelante potrebbe essere condannato al pagamento di una somma di 10 mila euro. Chi invece attiva in malafede o colpa grave un giudizio civile a fini risarcitori rischierà, oltre al rimborso delle spese e al risarcimento, di dover pagare a favore del convenuto un'ulteriore somma determinata in via equitativa dal giudice che dovrà tenere conto dell'entità della domanda risarcitoria.




SCUOLA, MAXI EMENDAMENTO AL SENATO: COSA CAMBIERA' ?

di M.L.S.


Roma – Mercoledì, sull'onda delle proteste, approda nell'Aula del Senato il ddl sulla scuola, per mano dei capigruppo di palazzo Madama. Il termine ultimo per la presentazione degli emendamenti è quello delle ore 19 della stessa giornata, che determina dunque il blocco dei lavori in Commissione Istruzione al Senato.
Il testo giunge in Aula senza l'ok della Commissione e senza relatori, e, molto probabilmente, nella giornata di giovedì arriverà al voto di fiducia, che potrebbe essere attivato senza problemi dopo il via libera del Consiglio dei Ministri all'utilizzo dello stesso.


Dopo che martedì la conferenza dei capigruppo ha appreso la notizia del mandato mancato da parte della commissione Istruzione nei confronti dei relatori che hanno il compito di riferire per l'aula, verrà portato in assemblea il testo uscito direttamente dalla Camera, su cui saranno presentate una serie di potenziali modifiche da parte dei senatori che, in commissione, faranno le veci dei relatori. Sono Pugliesi del Partito democratico e Conti di Area Popolare. A questo punto è stato riunito tutto in un maxiemendamento su cui il governo potrà porre la fiducia nel caso in cui il compromesso tra i relatori venga spezzato dalle minoranze, intensionate a non ritirare i circa 3mila emendamenti presentate in merito al ddl. Successivamente il provvedimento ritornerà all'esame della Camera.

Le novità del maxi emendamento. Le principali novità contenute nel maxiemendamento presentato dai relatori riguardano l'introduzione di un membro esterno, indicato dall'Ufficio scolastico regionale per la valutazione degli insegnanti, l'inserimento nel piano di assunzione degli idonei al concorso del 2012, l'immissione di un tetto massimo di 100mila euro per le erogazioni liberali dei privati alle scuole e l'istituzione di un bando di concorso entro il 1 dicembre 2015 per l'assunzione a tempo determinato del personale docente. È previsto anche che le prime 100mila assunzioni vengano fatte entro il mese di agosto, mentre si posticipa da ottobre a dicembre il “concorsone”, già previsto per tutti coloro che non rientrano nel piano straordinario di assunzioni. Al comma 113 del maxi emendamento viene specificato che il ministero dell'Istruzione dovrà bandire, “Ferma restando la procedura autorizzatoria”, entro e non oltre il “primo dicembre 2015, un concorso per titoli ed esami utile per l'assunzione a tempo indeterminato di personale docente per le istituzioni scolastiche ed educative statali”, mirato alla “copertura, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, di tutti i posti vacanti e disponibili nell'organico dell'autonomia, nonchè per i posti che si rendano tali nel triennio”. In fine, dirigenti scolastici saranno valutati, su base triennale, in base al miglioramento degli studenti, alla valorizzazione del personale e alle competenze organizzative. Slittano, oltretutto, all'anno scolastico 2016/2017 l'autonomia e gli albi territoriali cosi' come la chiamata diretta dei docenti da parte dei presidi. 




SENATO: APPROVATO DDL OMICIDIO STRADALE

di Angelo Barraco
 
E’ stato approvato dal Senato il disegno di legge che riguarda l’omicidio stradale, con una maggioranza di 163 si, 65 no e 2 astenuti. Con il provvedimento approvato vengono introdotti e soprattutto disciplinati i reati che riguardano l’omicidio stradale e le lesioni personali. Il provvedimento adesso passerà alla Camera. Anche Matteo Renzi ha commentato quanto avvenuto con un post su Twitter  scrivendo che il suo è “Un impegno che ho preso da sindaco con famiglie vittime di incidenti: punire l'omicidio stradale. Oggi prima lettura ok Senato #lavoltabuona”. Erano stati dati pareri contrari dal governo in merito a tre emendamenti: 114, 115, 117 (il 114 e il 115 sono uguali e vi è stata un’unica votazione) e l’Aula li ha approvati ugualmente. Il provvedimento è all’esame di Palazzo Madama e dovrebbe avere il suo via libera a breve e poi passerà in esame alla Camera, si dovrebbe introdurre l’aggravante per coloro che fuggono con una sospensione della patente per 30 anni e l’aumento della pena di un terzo.
 
Quali sono le pene applicabili con la legge? Saranno introdotti due reati: omicidio stradale e le lesioni stradali. In tali casi il ritiro della patente è previsto per ben 30 anni. E’ previsto l’arresto in flagranza di reato e vi sono pene applicabili per coloro che fuggono. Vi è anche un innalzamento della pena rispetto a quello attuale, ovvero dai 10 attuali a 12, invece in caso di alcol la pena è di 7 anni e in caso di droga la pena è di 8 anni. L’articolo 586-bis (sulla morte come conseguenza di altro reato) e il 589-ter (sull’omicidio colposo) stabiliscono pene severe per coloro che commettono un omicidio colposo guidando sotto l’effetto di alcol o droghe (da 8 a 12 anni di reclusione per chiunque guidi con un tasso alcolemico sopra 1,5 grammi/litro o sotto l’effetto di droghe e per i conducenti che svolgano attività di trasporto persone con tasso sopra 0,8 g/l o sotto l’effetto di sostanze).



SENATO: APPROVATO IL DDL SU VILIPENDIO AL CAPO DELLO STATO

di Matteo La Stella

Roma – Via libera al Senato per il ddl che con 195 voti favorevoli, 21 contrari e 3 non pervenuti, punta a modificare l'articolo 278 del codice penale in materia di offesa al prestigio e all'onore del Presidente della Repubblica. Senza alcuna modifica, il redatto dalla commissione di Giustizia passerà ora alla Camera.
L'attuale regolamentazione prevede da 1 a 5 anni di carcere per chi:”offende l'onore o il prestigio del presidente della Repubblica”. Secondo il neoapprovato ddl, la pena detentiva viene accorciata da un massimo di 5 a 2 anni e disposta solo nel caso in cui l'offesa fa riferimento ad un: “caso specifico”, e non in generale. Gli anni di carcere però, si trasformano in sanzioni pecuniarie da 5 a 20mila euro. 

Ad andare contro il ddl ci hanno pensato Lega nord e Sel, secondo cui la:”modifica di una norma del codice penale risalente all'epoca fascista rappresenti un compromesso al ribasso, mantenendo un reato di opinione che appare incompatibile con la tutela costituzionale della libera manifestazione del pensiero e del diritto alla critica politica”. Anche Barani, capogruppo delle Grandi Autonomie e Libertà, il pentastellato Lello Ciampolillo e Maurizio Gasparri di Forza Italia, favorevoli alddl, hanno precisato che sarebbero rimasti più soddisfatti da un'abrogazione del reato. I senatori Giovanardi e Lumia hanno invece sostenuto a mani basse la “carica” del ddl che ora è pronto ad investire l'Aula della Camera. Il reato di vilipendio nei confronti del Capo dello Stato era rimbombato ovunque quando, nel 2014, l'ex governatore della regione Lazio Francesco Storace era stato accusato per le parole mosse nel 2007 nei confronti dell'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nel novembre del 2014, Storaceera stato condannato a 6 mesi di carcere, prima che la pena venisse sospesa in seguito al riconoscimento da parte del giudice delle attenuanti generiche. 




SENATO RIFORMA: TOUR DE FORCE FINO AL VOTO FINALE

Redazione

Tour de force, senza fermarsi un attimo si arriva fno al traguardo. Oggi analisi degli ultimi emendamenti in una seduta che andrà avanti ad oltranza e domani voto finale dell’Aula del Senato sul ddl Boschi. Questo il timing deciso nella notte dalla conferenza dei capigruppo. Timing che consentirà di rispettare la scadenza fissata la settimana scorsa dalla stessa capigruppo che aveva previsto la chiusura entro l'8 agosto, ultimo giorno utile prima della pausa estiva. E oggi in Aula potrebbe comparire anche il premier Matteo Renzi, ma valuterà al momento sulla base dell'andamento dei lavori ha fatto sapere, per salutare di persona quello che ha definito “un passaggio storico, fondamentale, su cui ci siamo”.