Coronavirus: partiti i test su 5 vaccini italiani. I risultati a maggio

Sono iniziati i test su cinque vaccini italiani. Sono partiti in Italia i test preclinici di cinque vaccini contro il coronavirus. Sono tutti condotti dall’azienda biotech Takis, i risultati sono attesi per metà maggio e la sperimentazione sull’uomo potrebbe partire in autunno. Lo ha annunciato l’a.d. dell’azienda, Luigi Aurisicchio. I vaccini si basano su diverse “regioni” della proteina “Spike”, la principale arma con cui il virus aggancia le cellule respiratorie dell’uomo. 

Intanto dalla comunità scientifica arrivano i primi dati positivi: si va verso una discesa del contagio. I prossimi giorni saranno fondamentali.

Si va dunque consolidando il ritmo con il quale stanno rallentando in Italia i casi positivi al coronavirus SarsCoV2. Si va quindi verso una sorta di plateau e la fase di discesa potrebbe iniziare nei prossimi giorni. Lo indicano i fisici che curano la pagina Facebook ‘Coronavirus-Dati e analisi scientifiche’, rilevando che “il punto è la velocità con cui la curva scenderà: questo dipenderà dall’efficacia delle misure di contenimento”.




Vaccini, Salvini scrive alla ministra Grillo e la permanenza dei bimbi a scuola fino a 6 anni

 Il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha scritto una lettera alla collega della Salute, Giulia Grillo, in cui chiede un decreto legge per consentire la permanenza scolastica ai bambini non vaccinati delle scuole di infanzia 0-6 anni. “L’intento del procedimento – scrive il responsabile del Viminale – è quello di garantire la permanenza dei bambini nel ciclo della scuola dell’infanzia”. “Evitiamo traumi ai più piccoli”, dice Salvini. 

Secondo Salvini è necessario evitare “l’allontanamento e la decadenza dalle liste scolastiche” dei bambini “essendo ormai giunti alla conclusione dell’anno”. Bisogna “evitare traumi ai più piccoli”, aggiunge il ministro e quindi è necessario “prevedere il differimento degli obblighi in scadenza al 10 marzo prossimo contenuti nella legge Lorenzin”.

Questo pomeriggio dalla Calabria, il Ministro della Salute rispondendo indirettamente a Salvini ha detto :  “L’intento comune è di superare il decreto Lorenzin sui vaccini obbligatori, una legge che noi riteniamo abbia alcune importanti lacune”. Lo ha detto il ministro della Salute Giulia Grillo a Reggio Calabria, rispondendo ad una domanda sulla lettera con la quale il vicepremier Matteo Salvini ha chiesto un decreto legge per consentire la permanenza scolastica ai bambini non vaccinati delle scuole di infanzia fino a 6 anni. “Come e’ giusto che sia, sarà il Parlamento a superare quella legge”,  ha sottolineato.

La preoccupazione dei presidi. “Giusta la preoccupazione di non traumatizzare i bambini ma si continua a non tenere conto dei bimbi più fragili, la cui vita sarebbe a rischio se consentissimo ai non vaccinati per motivi ideologici di frequentare la stessa scuola. Non ci possono essere bambini di serie A e di serie B. C’è un tema di salute pubblica per cui non possiamo essere d’accordo”. Così il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi Antonello Giannelli interpellato dall’ANSA sulla proposta del ministro dell’Interno Salvini. “L’intervento ora con un dl farebbe ripiombare in un caos da cui si sta faticosamente uscendo”, aggiunge Giannelli.

L’ex ministro Lorenzin. “Salvini invece che evitare traumi pensi a come garantire la sicurezza dei bambini immunodepressi che non possono andare a scuola e a come verrà garantita la salute per quei bambini che i genitori non vogliono vaccinare mettendone a rischio la salute”. Così Beatrice Lorenzin, ex ministro della Salute e leader di civica popolare risponde al ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha scritto al ministro della Salute Giulia Grillo chiedendo un decreto legge per consentire la permanenza scolastica ai bambini non vaccinati delle scuole di infanzia 0-6 anni. 




Caos vaccini, resta obbligo: autocertificazione fino a marzo

Caos vaccini: dopo l’annuncio di un emendamento della maggioranza per confermare l’obbligo che i bambini siano immunizzati con 10 vaccinazioni per poter frequentare materne e nidi, ne arriva anche uno dei relatori sui vaccini al decreto milleproroghe, presentato nelle Commissioni Bilancio e affari costituzionali, che proroga per l’anno scolastico che sta per cominciare, 2018-19, la validità dell’autocertificazione. Ma nel primo voto parlamentare sul nuovo emendamento della maggioranza sui vaccini, si registra il dissenso di due deputati, uno della Lega e uno di M5s.  Le opposizioni hanno protestato, con in testa gli ex ministri Beatrice Lorenzin e Marianna Madia.  Il nuovo emendamento prevede la validità dell’autocertificazione da parte delle famiglie fino al 10 marzo 2019. Entro quella data le famiglie dovranno presentare “la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie”.

I carabinieri del Nas nelle scuole materne e negli asili nido di tutta Italia per controllare le autocertificazioni. Ieri i controlli a campione sono stati 2.800, 15 le autocertificazioni risultate false dopo il riscontro presso le Asl di competenza. I genitori sono stati segnalati all’autorità giudiziaria per falso in atto pubblico commesso da privato. Gli accertamenti continuano al ritmo di oltre 2.000 mila al giorno.

Un richiamo alla chiarezza è giunto anche dal premier Giuseppe Conte: “Proprio per dare certezze alle famiglie e ai bambini che vanno a scuola siamo intervenuti con un nuovo emendamento che assorbe quello precedente ed estende il regime individuato come transitorio per consentire l’avviamento dell’anno scolastico”, ha affermato sottolineando come, in prospettiva, sulla materia “ci sarà un intervento di sistema sul quale stiamo lavorando”.

Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ringraziando “personalmente” i Nas per le ispezioni che rafforzano “l’alleanza fra istituzioni e cittadini”, ha sottolineato di essere “fiduciosa che il Parlamento riesca a individuare, grazie al lavoro della maggioranza e dei relatori, una soluzione equilibrata” rispetto all’emendamento odierno.

Ira dei presidi che mercoledì avevano salutato positivamente l’emendamento che confermava l’obbligo. “Questa è una fase in cui serve certezza del diritto, sgomberare il campo dalla confusione. Questo emendamento non sembra andare in tale direzione, continuando ad aumentare il caos che già regna nelle scuole. Riteniamo poi che il termine del 10 marzo per mettersi in regola con le certificazioni vaccinali sia eccessivo”, afferma  il presidente dell’associazione nazionale presidi Antonello Giannelli interpellato dall’ANSA.  sull’emendamento che punta a prorogare per questo anno scolastico la validità dell’autocertificazione vaccinale.

“La maggior parte del genitori ha, infatti, già vaccinato i propri figli e consegnato tutti i documenti. Perché arrivare al 10 marzo? Dicembre sarebbe più che sufficiente – argomenta Giannelli -,Inoltre tenendo conto che i termini per le iscrizioni all’anno scolastico 2019-20 sono fissati a gennaio 2019, con obbligo di consegnare la certificazione vaccinale per l’anno in questione entro il 10 luglio, la regolarizzazione del 2018-2019 andrebbe ad accavallarsi con la procedura di iscrizione dell’anno successivo”.




Chi vuole veramente male all’Italia? La parola d’ordine delle opposizioni: tanto peggio tanto meglio

Da quando è stato varato il governo Lega-M5S, l’opposizione, ed in prima linea il PD, fa fuoco e fiamme con interventi televisivi favoriti da un’amministrazione RAI che ancora non si adegua alla nuova linea, dando molto risalto alle interviste di Martina, Renzi, Migliore, Romano, Rosato, e chi ne ha più ne metta. Facendo apparire il PD come il partito salvatore della patria, l’unico rimedio contro i guasti di un governo che si vuole irresponsabile, inesperto, pasticcione, conflittuale al suo stesso interno. In più, ‘fascista’, come si affrettano alcuni ad insegnare ai migranti ancora prima che i gommoni siano svuotati del loro contenuto. Renzi in televisione, parlando a proposito dei vaccini, ha detto con tono stentoreo che ‘non si scherza con la salute dei bambini’, e che chi lo fa, ‘fa male all’Italia’. Bene, noi pensiamo che il male all’Italia lo stanno facendo loro, le opposizioni, tra le quali annoveriamo, Leu – insignificante ma presente in TV al di là della sua reale (in)consistenza – e purtroppo, anche Forza Italia e Tajani. Già tuonare a vanvera contro un governo eletto democraticamente con una legge elettorale fatta ad arte per impedire che un tale governo si formasse, e quindi delegittimare di fatto le scelte dei cittadini, è antidemocratico, e denota una faziosità che va al di là di una opposizione che pure in democrazia è necessaria, dovendo essa controllare ed equilibrare le iniziative parlamentari. Questa opposizione, invece, va a ruota libera, spargendo anche notizie non esatte, giusto per cercare di scalzare le forze al governo. Che all’interno dell’esecutivo ci siano pareri diversi, fa soltanto bene, perché il confronto permette di mettere a punto soluzioni migliorative. Quando invece il partito, o il governo, sono sotto l’egida di un unico padre-padrone, come è successo di recente e anche un po’ più in là, la democrazia va a pallino.

Caso Ilva

L’idea della revisione delle condizioni di cessione dell’azienda certamente non è nata in seno al M5S, ma proprio da un appartenente al PD, cioè Michele Emiliano, governatore della Puglia, una voce a volte fuori dal coro. Purtroppo, inascoltata è stata la sua protesta a proposito del TAP, che avrebbe potuto essere spostato a Brindisi, senza distruggere gli uliveti secolari del Salento: ma gli interessi in gioco sono tali, e ad un tale livello, che l’operazione di buonsenso si è dimostrata impossibile, e di questo fa fede un’inchiesta de L’Espresso di qualche tempo fa che esprime precise accuse. Tornando all’ILVA, in una lettera indirizzata proprio a Di Maio, Emiliano manifesta i suoi dubbi sull’aggiudicazione del contratto, da parte dell’allora Ministero per lo Sviluppo Economico, alla AmInvestCo, che prevede l’impiego di 8.100 operai a regime, mentre la AcciaItalia ne avrebbe previsti 10.500. In più, afferma Emiliano, non è stato preso in considerazione il fattore qualitativo dell’offerta: AcciaItalia aveva proposto un piano con l’impiego di tecnologie a minore impatto ambientale, da eseguire entro il 2021; al contrario, la AmInvestCo prevede modifiche al piano ambientale con dilatazione degli interventi fino al 2023. E, continua il governatore, appaiono ben più esigui gli investimenti della AmInvestCo rispetto a quelli dell’AcciaItalia, che aveva proposto la decarbonizzazione dell’azienda, fattore decisivo per la vita della città di Taranto e delle campagne circostanti. Forse non tutti ricordano che l’ILVA, in mano a Riva, è stata condannata a risarcire masserie, allevamenti e coltivazioni invasi dalla diossina, e mai più fruibili. Oltre alla mai eseguita operazione di decontaminazione dell’area, che sarebbe costata alla proprietà circa tre miliardi delle vecchie lire. “Notoriamente” continua Emiliano, la cordata in oggetto “concentra una cospicua fetta della produzione di acciaio a livello europeo e mondiale, nonché quote di mercato UE, con evidente e conclamato rischio antitrust, essendo superiori al 40%”. Tralasciamo altre pur significative notizie inerenti la questione, solo per brevità. Quindi non è vero che Di Maio voglia distruggere l’ILVA e mandare a casa migliaia di operai. Al contrario, si vuole evitare un evidente rischio di aggiudicazione ‘non ponderata’, diciamo così, e magari, effettuata tenendo conto di fattori che esulano dalle normali valutazioni imprenditoriali.

Vaccini

Nessuno vuole giocare con la salute dei bambini per motivi politici, né si vede quale interesse potrebbe averne l’attuale governo, visto che i No-vax sono una minoranza. Lo spostamento dei termini per la presentazione dei certificati deriva soltanto da condizioni pratiche, e inutilmente Giulia Grillo, e anche i due vice-premier , si affannano a rassicurare i genitori: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Renzi e Martina, loro sì, strumentalizzano l’argomento salute dei bambini e vaccini, per motivi politici. Ma li vogliamo rassicurare: nessuno impedirà che si raggiunga il fatidico 98%, o quello che sia, di bambini vaccinati. Una volta di morbillo non si moriva, e oggi ci vuole il vaccino: ma che morbillo è? Oppure in realtà si tratta di complicanze in soggetti deboli e carenti di difese immunitarie? Certo, a qualsiasi genitore il numero di ben dieci vaccini obbligatori appare enorme. È pur vero che oggi importiamo con i migranti patologie da noi scomparse da decenni, come la scabbia. Un ulteriore vantaggio delle ‘risorse’. E chi farnetica a proposito degli Italiani migranti a inizio secolo, sappia che dopo un viaggio in nave che poteva durare mesi, i nostri emigranti venivano visitati e tenuti in quarantena in Ellis Island. Respinti poi, senza poter scendere sul suolo americano, se non trovati idonei. Ma tutti partivano con documenti e permessi regolari per andare a lavorare in una nazione che della loro presenza aveva bisogno.

Decreto Dignità

Non si vede in quale altro modo si poteva intervenire per eliminare o almeno ridurre una piaga della nostra economia. Il precariato costringe tutti coloro che hanno bisogno di lavorare ad accettare condizioni di sfruttamento. Mettere gli imprenditori davanti all’obbligo di assunzione, porterà certamente ad un cambio di mentalità. D’altronde, spostare il termine da 36 a 24 mesi per le assunzioni a termine, non cambia tanto le cose, e non crea disoccupazione più di quella consequenziale. L’indennizzo per il licenziamento potrà servire a dare al licenziato, o non riassunto, il respiro necessario per cercare un’altra occupazione. I voucher sono necessari, ma soltanto per alcune mansioni e per periodi limitati. Il loro uso incontrollato è da attribuire alla vecchia amministrazione. È altresì evidente che tutto questo non fa comodo alla Confindustria, che preferirebbe continuare a disporre di manodopera ‘ricattabile’.

Caporalato

Il caporalato, e lo sfruttamento degli operai africani sono conseguenze di una dissennata politica commerciale. Oggi i pomodori che si trovano sui banchi del supermercato hanno le più varie provenienze. Ma quelli a minor prezzo sono sicuramente quelli provenienti da paesi terzi, come l’Olanda, mentre i pomodori di produzione nostrana vengono pagati una miseria, e magari rimangono invenduti. Una politica vera di incentivo all’agricoltura consentirebbe di produrre a più basso costo, senza pagare, per esempio, i contadini siciliani affinchè non coltivino il grano. Permettendo così di importare quel grano al glifosato – pesticida cancerogeno e mutageno – che invece noi dobbiamo, per decisone europea, importare dall’estero – leggi Canada. Oggi si distruggono grandi qualità di prodotti agricoli, per i quali i contadini incassano integrazioni da parte dello Stato. Quel denaro mal speso potrebbe invece essere meglio impiegato per far sì che le nostre eccellenze trovino spazio sul mercato. Quindi finchè la concorrenza dall’estero imporrà prezzi molto bassi ai nostri prodotti, il fenomeno di sfruttamento della manodopera straniera continuerà, e il caporalato ne è solo un effetto.

Far West

Uno degli argomenti preferiti dall’opposizione di centrosinistra si chiama ‘Far West’, e l’altro ‘giustizia fai-da-te’. Senza guardare che in Italia il Far West è già in atto, e ne testimoniano i numerosi attacchi sessuali a ragazze che hanno il grande torto di camminare per strada da sole. Non ultimo, il caso avvenuto a Milano, quando una ragazza è stata aggredita alle cinque di mattina da un migrante recidivo, già condannato per stupro, e al quale, pur essendo stato negato il permesso di soggiorno, era stato concesso il ricorso. La ragazza aveva compreso le intenzioni dell’uomo, e ha usato lo spray urticante, riuscendo così a salvarsi. Giustizia fai-da-te? O difesa personale? Ci mancherebbe solo che il nigeriano in questione facesse causa alla ragazza per avere un risarcimento. Siamo in Italia, tutto è possibile! Fioriscono poi corsi di difesa personale, frequentati da donne che vogliono sentirsi più sicure, e cha vanno a cercare di apprendere tecniche che non saranno mai in grado di applicare. Questo sì, è Far West, ed è addebitabile tutto intero a chi ha permesso una invasione incontrollata da parte di chi oggi campa sulle nostre spalle. Pochi sono gli esempi di vera integrazione, e sono quelli che ci fanno ben sperare, una volta rimandata a casa la feccia. Ma bisogna farlo. Eliminare la possibilità di ricorso al rifiuto di permesso di soggiorno sarebbe una soluzione da adottare, dato che si traduce in una violazione della legge e in una presa in giro per la comunità. Tempi rapidi per le espulsioni e accompagnamenti. Il foglio di espulsione in tasca non costringe nessuno ad andarsene. Così si eliminerebbe buona parte della manovalanza della malavita che tratta prostituzione e droga. I brutti casi di intolleranza, anche quelli, sono addebitabili a chi ci ha costretti in una condizione che i più percepiscono di non-sicurezza. Mentre i reati degli stranieri aumentano quotidianamente, pietosamente taciuti dai media.

Forze dell’Ordine

Una buona decisione presa di recente è quella di dotare i nostri agenti di polizia di taser, un dispositivo non letale che consente di mettere fuori combattimento un malfattore senza ucciderlo, adoperato da decenni nel Stati Uniti. Purtroppo, la tanto auspicata ‘sperimentazione’ – della quale non si vede la necessità, trattandosi di un dispositivo già ampiamente collaudato – non ancora arriva, costringendo i nostri agenti dell’ordine, polizia e carabinieri, a sparare, o a subire dure punizioni da parte di delinquenti per lo più stranieri: questo è intollerabile! L’alternativa è subire un procedimento disciplinare e una indagine per lesioni, con richiesta di risarcimento danni, o peggio, l’accusa di eccesso colposo in legittima difesa. Grazie alle maglie larghe del vecchio governo, che oggi vorrebbe tornare al potere. Insomma una opposizione, come si diceva una volta, ‘tanto peggio tanto meglio’. Allora, fatti due conti, è facile vedere chi vuole veramente male all’Italia. Mentre l’onorevole Martina, non più solo ‘reggente’, ma segretario del PD, si fa crescere una barba da imam: forse per propiziare i prossimi voti degli islamici.

Roberto Ragone




Vaccini: a Torino due bambini non potranno frequentare la scuola

TORINO – Primi effetti, a Torino, della legge Lorenzin sull’obbligatorietà dei vaccini. La dirigente scolastica delle scuole materne Keller e Kandinskij, nel quartiere Mirafiori, ha notificato alle famiglie di due bambini il divieto a presentarsi in classe fino a quando non saranno in regola con le vaccinazioni. “Lo impone la legge – spiega la preside, Elena Cappai – e sino a quando non riceverò i documenti che attestano l’avvenuta messa in regola, non potrò fare altrimenti”.

E divieto di portare a scuola i figli sino a quando non saranno in regola con le vaccinazioni, anche per due famiglie residenti a Collegno, nel Torinese. Lo rende noto Matteo Cavallone, assessore comunale alle Politiche educative della cittadina alle porte del capoluogo piemontese. “Il rispetto della legge non è una questione politica – sostiene Cavallone -. Per tutto l’anno abbiamo inviato ai genitori numerose sollecitazioni. L’Asl ci ha comunicato che, su 172 bambini iscritti agli asili comunali, due non sono stati vaccinati. E così procederemo come da normativa. Nei mesi scorsi abbiamo anche incontrato le famiglie”

VAL D’AOSTA Scaduti i termini per l’adempimento dell’obbligo vaccinale, in Valle d’Aosta otto bambini non in regola con le norme nazionali sono stati ugualmente ammessi a scuola; di questi sette negli asili nido e uno nella scuola dell’infanzia. Lo riferisce all’ANSA Stefano Minetti, presidente dell’associazione Pro libera scelta Vda. “Nessuno si è assunto la responsabilità di non far entrare a scuola i bambini, anche a causa di un vuoto normativo”, ha spiegato Minetti.




Brescia, vaccini: il Tar annulla esclusione bimbo

BRESCIA – Il Tar di Brescia ha accolto l’istanza dei genitori di un bambino escluso dalla frequentazione dell’asilo comunale di Lovere (Bergamo) perché senza vaccino e ha autorizzato il ritorno a scuola fissando la trattazione collegiale per la Camera di Consiglio del 4 aprile.
“Con il provvedimento ora sospeso, il Comune di Lovere riteneva che la sola presentazione della richiesta di vaccinazione inviata all’ASST ed esibita dalla famiglia in occasione dell’iscrizione del minore all’asilo nido per l’anno 2017/2018, non fosse sufficiente all’assolvimento degli obblighi sanciti dalla legge” spiega l’avvocato Omar Cantaluppi, legale della famiglia. “I ricorrenti, al contrario, sostengono che l’obbligo loro rivolto di documentare entro il 10 marzo 2018 le avvenute vaccinazioni od ogni altro incombente che non sia quello già assecondato in occasione dell’iscrizione per l’anno in corso, sia del tutto illegittimo”.




Vaccini: sì all’obbligo nelle scuole dell’infanzia

Niente ingresso a scuola se prima non si fanno tutte le vaccinazioni. “Già a decorrere dall’anno scolastico in corso, trova applicazione la regola secondo cui, per accedere ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole dell’infanzia, occorre presentare la documentazione che provi l’avvenuta vaccinazione”. E’ quanto specifica un parere del Consiglio di Stato sulla normativa vigente in materia di obbligo vaccinale, reso in risposta a un quesito del Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia.

Soddisfatta il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, sulla sentenza del Consiglio di Stato sui vaccini.”Una buona notizia: è sempre importante ricordare che i vaccini sono le uniche armi che abbiamo per combattere virus pericolosissimi”.

Mentre per Zaia non è andata bene: “Il parere al Consiglio di Stato sulle modalità di applicazione della legge nazionale sui vaccini lo avevamo chiesto noi, quindi ne rispettiamo totalmente le conclusioni. Ci riserviamo peraltro di leggerne integralmente i contenuti, aldilà delle anticipazioni avute tramite le Agenzie”. Lo dice il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, commentando la notizia che il Consiglio di Stato ha indicato che già a decorrere dall’anno scolastico in corso trova applicazione la regola secondo cui, per accedere ai nidi e alle scuole per l’infanzia, occorre presentare la documentazione che provi l’avvenuta vaccinazione. “Resta in piedi – aggiunge il Governatore – il nostro ricorso alla Corte Costituzionale, che è anche stato aggiornato sulla base della conversione nella legge 119 del Decreto Lorenzin sull’obbligatorietà dei vaccini, la cui discussione è stata proprio oggi fissata dalla Consulta per il 21 novembre 2017 in udienza pubblica”




Udine, vaccini: porta la figlia a scuola senza documenti e chiama i carabinieri

UDINE – Porta la figlia all’asilo senza firmare l’autocertificazione sull’avvenuta vaccinazione e quando la scuola la richiama agli obblighi di legge la mamma chiama i Carabinieri. L’episodio – riportato oggi dal Messaggero Veneto – si è verificato ieri mattina in una scuola dell’infanzia di Latisana (Udine). Il personale dell’istituto aveva già richiamato venerdì la donna, ricordandole l’obbligo di presentare l’autocertificazione. Ma ieri la donna ha riportato la figlia a scuola senza i documenti richiesti e, a fronte della nuova richiesta del personale di firmare i certificati, la signora ha richiesto l’intervento di Carabinieri e Polizia locale che hanno solo registrato l’episodio. La bambina è stata ammessa a scuola con riserva per un solo giorno.




Vaccini, oltre 21mila prenotazioni su 30mila inadempienti: già rilasciati 106mila certificati in Lombardia

“Al 6 di settembre sono stati rilasciati 106.618 certificati e registrate 21.190 prenotazioni per la somministrazione della profilassi, su 30.493 bambini, fino a 6 anni, che risultano non vaccinati. Quindi quasi tutti hanno già fatto la richiesta per mettersi in regola”. Lo ha riferito l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera rispondendo a un’interrogazione presentata dal Pd in Consiglio regionale. “Nonostante una legge approvata in piena estate e circolari attuative poco chiare e lacunose, emanate da metà agosto a qualche giorno fa, in Lombardia non c’è stato nessun problema e nessuna disfunzione – ha proseguito – abbiamo agito con tempestività ed efficacia”.”Regione Lombardia – ha spiegato inoltre l’assessore – ha un sistema informatizzato presso tutte le Ats. La piattaforma, denominata’Gev’, consente una lettura comune dei dati che ci permette di verificare lo stato vaccinale e rilasciare certificazioni corrette e aggiornate per tutti in nati sul nostro territorio. Siamo già da tempo al lavoro per la realizzazione di un’unica anagrafe regionale vaccinale in grado di assicurare maggiore omogeneità e raccordo su tutto il territorio che sarà pronta entro marzo del 2018, in concomitanza con la scadenza del termine fissato dalla legge per la presentazione dei certificati vaccinali da parte di coloro che hanno presentato l’autocertificazione”. “Il vero sistema di semplificazione per sgravare le famiglie dalla presentazione della documentazione – ha concluso l’assessore – è lo scambio reciproco di dati tra Scuole e Ats. Avevamo per questo interpellato il Garante della Privacy, visto che lo scambio di dati sensibili non è consentito dalla legge, ma l’unica autorizzazione concessa riguarda la possibilità dell’invio dei dati solo da scuola a Ats e non viceversa, a meno che non si proceda alla predisposizione di un regolamento ad hoc. Abbiamo già iniziato a lavorare alla sua definizione e nell’arco di qualche settimana, sottoporremo al Consiglio la richiesta di una modifica del codice della privacy per arrivare a inoltrare la nuova richiesta al Garante entro fine ottobre, in modo da offrire un concreto e reale aiuto alle famiglie lombarde”.



Vaccini, governo contro Zaia: si pensa a ricorso contro la moratoria del Veneto

Il governo, tramite il Ministero della Salute, sta valutando di impugnare il decreto della Regione Veneto che sui vaccini concede una moratoria fino al 2019. Un mandato formale, secondo quanto si apprende, non è ancora stato dato all’Avvocatura dello Stato, ma informalmente è già stato avviato l’esame del dossier per impugnare la norma di fronte al Tar del Veneto.

L’esame, che coinvolge anche il distretto del Veneto dell’Avvocatura dello Stato, riguarda i contenuti della norma regionale che dà tempo fino all’anno scolastico 2019-2020 in Veneto per presentare tutta la documentazione vaccinale per i bambini da zero a sei anni, evitando la decadenza dell’iscrizione dagli asili nido e infanzia. Il principio cardine su cui farà leva l’impugnazione è che sebbene la sanità sia una materia in gran parte concorrente, cioè di competenza sia delle Regioni che dello Stato, la salvaguardia della salute è invece una competenza esclusivamente statale e quindi non è possibile che ci siano trattamenti e regole diversi a seconda degli orientamenti regionali.

Il Veneto aveva invfatti prorogato la scadenza all’anno scolastico 2019-20, per presentare la documentazione di avvenuta vaccinazione dei bambini per l’iscrizione a nidi e scuole dell’infanzia, evitando la decadenza dell’iscrizione stessa. La decisione arriva con un decreto che predispone le ‘indicazioni regionali in regime transitorio di applicazione della legge Lorenzin’, firmato dal direttore generale della sanità veneta, Domenico Mantoan, mentre la Regione attende l’esito del ricorso alla Consulta.

A pochi giorni dallo squillo della prima campanella e dalla scadenza fissata all’11 settembre per presentare la documentazione o l’autocertificazione in merito alle dieci vaccinazioni divenute obbligatorie per l’iscrizione a scuola da 0 a 6 anni (per gli altri gradi di scuola, fino ai 16 anni, il termine è invece fissato al 31 ottobre), si complica dunque il quadro a livello regionale. E se il Veneto opta per la moratoria, la regione Lombardia fa invece ‘marcia indietro’ e congela la delibera che prevedeva una deroga di 40 giorni dall’inizio della scuola per mettere in regola i bambini iscritti agli asili nido (gli unici di competenza diretta) dal punto di vista delle vaccinazioni.

Sull’obbligo vaccinale già a partire da questo anno scolastico 2017-18, le ministre dell’Istruzione e della Salute, Valeria Fedeli e Beatrice Lorenzin, hanno però più volte ribadito di non ammettere proroghe o deroghe, sottolineando l’urgenza di assicurare una uniformità delle coperture vaccinali nelle scuole. Per facilitare le procedure, la circolare congiunta dei due ministeri dello scorso 1 settembre aveva appunto ‘ufficializzato’ anche la possibilità di ricorrere all’autocertificazione. Il Veneto ha però deciso di ‘smarcarsi’: la scelta della moratoria, in attesa dell’esito del ricorso contro la legge sull’obbligo vaccinale già presentato dalla Regione alla Consulta, deriva – informa una nota della Regione – da “incongruenze nella legge Lorenzin che non renderebbero chiari i tempi di applicazione della decadenza dell’iscrizione, evidenziate dai tecnici della Regione Veneto”. Al contrario, la Regione Lombardia ha invece annunciato che sta valutando, dopo la nuova circolare del Governo, se approvare o meno l’annunciata delibera sull’applicazione della legge sui vaccini, valutazione che era prevista nella Giunta che si è riunita stamane ma che non ha preso una decisione. A chiarire la posizione è lo stesso presidente Roberto Maroni: “Non voglio lo scontro col Governo – ha detto -. Ho parlato con la ministra Fedeli, ci siamo chiariti. Non c’è posizione di conflittualità, vogliamo risolvere il problema con la leale collaborazione tra istituzioni”.

Da parte sua, il ministro Fedeli ribadisce che “tutto il sistema dello Stato ha operato per facilitare l’applicazione della legge, perché essa ha un valore in sé. Noi – ha sottolineato – abbiamo fatto di tutto per facilitare, informare, coinvolgere, dare anche strumenti concreti, con la circolare congiunta che abbiamo mandato in tutta Italia sulla autocertificazione”. L’importante, ha aggiunto, “è che il genitore sia consapevole della scelta che fa. A me dispiace molto, soprattutto per i bambini, perché una delle due sanzioni, oltre a quella economica, è quella che il bambino non può frequentare il nido”. La tensione resta però alta e critiche sono giunte anche da Lega , M5S e Federconsumatori. Intanto, in molte regioni continua la ‘corsa’ delle famiglie per mettersi in regola in vista dell’avvio dell’anno scolastico, con i centri vaccinali in vari casi presi d’assalto.




Lombardia, vaccini. Gallera: “dal 10 settembre 40 giorni per riammettere bambini esclusi”

“Avremmo voluto dare 40 giorni di tempo affinche’ nessun bambino restasse fuori da scuola e si desse la possibilita’ ai genitori con piu’ dubbi o resistenze di poter accedere a un percorso di recupero dell’inadempimento, li daremo ugualmente per garantire il vero obiettivo della legge sui vaccini che e’ raggiungere la massima copertura vaccinale”. Lo dice l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera che, in una nota che inviera’ nel pomeriggio ai ministri alla Salute Beatrice Lorenzin e all’Istruzione Valeria Fedeli, annuncia la firma di un decreto che consentira’ ai bambini che il 10 settembre verranno allontanati da Nidi e Scuola dell’infanzia per la mancata presentazione della documentazione, di poter accedere a un ‘Percorso formale di recupero dell’inadempimento’ che, nel breve periodo di 40 giorni, consentira’ loro di mettersi in regola e riprendere la frequenza.

“Regione Lombardia – ha detto l’assessore – dal principio crede e si e’ impegnata per convincere le famiglie che vaccinarsi sia l’unica scelta responsabile per i propri figli e per la comunita’, tanto che nell’aprile scorso, grazie alla comunicazione ai pediatri dell’elenco dei bambini non vaccinati, e’ stato recuperato il 10 per cento di questi. Per questo motivo, e per colmare alcune lacune e rigidita’ del percorso transitorio della legge sui vaccini, presenti nella Circolare ministeriale del 16 agosto, avevamo proposto al ministro Lorenzin un’interpretazione della norma, costituzionalmente orientata ai principi ragionevolezza, che equiparava la semplice prenotazione della vaccinazione con la conclusione del percorso di recupero dell’inadempimento, dando cosi’ la possibilita’ a nessun bambino di venire escluso da scuola neppure per pochi giorni”. “Con soddisfazione – ha aggiunto – abbiamo constatato che le nostre osservazioni hanno spinto i due Ministeri, della Salute e dell’Istruzione, a emettere una nuova Circolare, quella del 2 settembre, che ha introdotto metodi semplificati per le famiglie, come la prenotazione via mail e telefonica delle vaccinazioni e la presentazione dell’autocertificazione”. “Verificato, pero’, che la nostra offerta interpretativa – ha proseguito – non ha trovato, purtroppo, il pieno accoglimento e che il provvedimento da noi definito non e’ estensibile alle scuole dell’infanzia (che devono uniformarsi alle indicazioni statali), per evitare confusione alle famiglie, abbiamo ritenuto di mantenere un’omogeneita’ del percorso attuando anche per i Nidi le indicazioni previste per la Scuola dell’infanzia, evitando, quindi, disparita’ di trattamento”. “Ritenendo, comunque – ha concluso Gallera -, che nelle indicazioni ministeriali permanga un vuoto riguardo alla possibilita’ di recuperare nel minor tempo possibile gli inadempienti e convincere le famiglie piu’ restie a vaccinare i propri bambini, Regione Lombardia ha deciso di mantenere attivo il ‘Percorso di recupero dell’adempimento’. Un percorso che formalizzeremo per decreto, nei prossimi giorni, che consentira’, ai genitori che non avendo presentato la documentazione, l’11 settembre vedranno i loro bambini allontanati dalle scuole, di partecipare ad un’azione di recupero. Un’azione da espletarsi in un massimo di 40 giorni che, attraverso colloqui approfonditi con i nostri esperti, dia loro la possibilita’ di mettersi in regola e, ai propri figli, di essere immediatamente riammessi alla frequenza scolastica”.