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Cronaca

Taranto, il Medimex 2018 registra il tutto esaurito e guarda all’edizione 2019

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TARANTO – Tutto esaurito per il 90% delle strutture ricettive di Taranto per il fine settimana del Medimex tenutosi dal 7 al 10 giugno 2018. Lo confermano le prenotazioni effettuate sui principali siti dell’ospitalità (Booking e Airbnb) e monitorate dall’Osservatorio di Pugliapromozione che misura nel +10% circa l’incremento degli arrivi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; una variazione calcolata su circa 20 strutture della città che hanno già trasmesso i dati sul movimento dei clienti attraverso SPOT (Sistema Puglia per l’Osservatorio Turistico). I turisti che hanno soggiornato a Taranto durante il Medimex provengono dall’Italia (76,4% di cui il 38,5% dalla Puglia, il 16% dalla Campania e il 10% dal Lazio). Tra gli stranieri la quota più cospicua spetta agli spagnoli (14%) ex aequo con i turisti provenienti dal Regno Unito; seguono con l’8% Brasile e Francia.

“Il successo anche turistico del Medimex a Taranto conferma la scelta strategica di legare il marchio Puglia ai grandi eventi di musica, arte e spettacolo”- afferma l’Assessore all’Industria turistica e culturale, Loredana Capone -“#weareinpuglia è l’hastag che compare ormai in tutte le manifestazioni e gli eventi, grazie all’accordo tra Pugliapromozione e Teatro Pubblico Pugliese ; in tal modo ogni grande evento contribuisce a comunicare il brand Puglia”.

Sul Medimex sono interessanti anche i dati dei social

Per quanto riguarda Facebook, l’evento è stato promosso su WeAreinPuglia, Puglia 365 e Puglia Events. I post sono stati mostrati al pubblico 56.731 volte e visualizzati da 44.008 utenti, mentre le interazioni sono state 1.710. Su Instagram, sui canali WeAreinPuglia e Puglia Events, invece, l’evento è stato raccontato attraverso, video in diretta, narrazioni e commenti. Raggiungendo un totale di 122.659 utenti che hanno visto i commenti. Mentre 154.658 sono le volte che i commenti sono stati mostrati e 11.720 sono state le interazioni. Dai dati forniti da Tim sul traffico rilevato dalle celle telefoniche nei giorni di Medimex emerge un incremento delle presenze durante le ore degli eventi Medimex, confrontato con gli stessi giorni della settimana precedente. L’evento, dunque, ha visto una concentrazione di visitatori nella zona. Sia i residenti nella zona che gli stranieri hanno registrato un +10% il sabato rispetto a quello precedente.

“La strategia di un accordo Pugliapromozione-Pugliasounds sul Medimex

rientra nella più ampia visione di un turismo collegato agli eventi come nella campagna 2018 ‘La Puglia lo spettacolo è ovunque’- ha commentato Luca Scandale, responsabile del Piano Strategico Puglia365 – Di particolare rilievo il marchio Puglia inserito in tutto il materiale del Medimex 2018 e l’hastag #weareinpuglia sul palco durante i concerti per favorire la comunicazione sui media e l’engagement da parte del pubblico”.

Il Medimex 2018, International Festival & Music Conference

promosso da Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale pugliese è un complesso di eventi distribuiti su quattro giorni di spettacoli, attività professionali, incontri d’autore, workshop e mostre in una delle città più belle d’Italia. Una scelta fortemente voluta dalla Regione Puglia e Puglia Sounds nella convinzione che il futuro di Taranto passi attraverso la bellezza e la cultura. E proprio il futuro era la linea guida di questo Medimex 2018 che si sviluppava attraverso una fitta programmazione di iniziative rivolte ai professionisti della musica e al grande pubblico. Anche l’edizione 2019 si svolgerà nella città magnogreca, dal 6 al 9 giugno.

Gianfranco Nitti

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Bologna, confermato l’ergastolo per Igor il russo

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Ergastolo confermato in appello a Bologna per Norbert Feher. La sentenza per il serbo, conosciuto come ‘Igor il russo’, detenuto in Spagna, è stata letta dopo un’ora e mezza di camera di consiglio dalla Corte d’assise d’appello, presieduta dal giudice Orazio Pescatore, che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore generale Valter Giovannini. La difesa aveva invece chiesto di disporre una perizia psichiatrica.

Feher, arrestato nel dicembre 2017 dopo 8 mesi di latitanza, risponde degli omicidi del barista di Budrio Davide Fabbri e del volontario di Portomaggiore Valerio Verri e del tentato omicidio del poliziotto provinciale Marco Ravaglia (oggi presente in aula), commessi l’1 e l’8 aprile 2017, tra Bolognese e Ferrarese.

“Abbiamo visto ghignanti sorrisi sparire al cospetto del tunnel carcerario dal volto di tanti analoghi e feroci assassini – ha detto Giovannini nella sua requisitoria – Fatalmente, accadrà anche per costui che mai, dico mai, ha speso mezza parola di rimorso per quanto fatto e di rispetto per le persone del tutto incolpevoli verso le quali si è autopromosso feroce carnefice. Fate spegnere lentamente, applicando la legge, quel ghigno nei prossimi lunghi decenni che Igor passerà in carcere”.

“Tra i criteri di valutazione della personalità e quindi per adeguare la pena – ha detto ancora il pg – rientra obbligatoriamente il comportamento post delictum. Ebbene, fuggito dalla Spagna, costui cosa fa? Rapina e poi ammazza a sangue freddo altre tre persone”. Feher infatti, prima di essere arrestato, assassinò due agenti della Guardia civil e un allevatore, nella zona di Teruel, in Aragona. E in precedenza aveva tentato di uccidere altre due persone. Giovannini ha quindi mostrato foto del processo spagnolo dove il killer serbo sorride e fa il segno della vittoria con le dita.

Feher, nel carcere di La Coruna, non ha presenziato all’udienza neppure in video, definendo la sua presenza non fondamentale. E’ stato assolto da un’imputazione, una tentata rapina ai danni di un pachistano, tra i due delitti, ma non cambia nulla in termini di pena

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Palermo, operazione “Cassandra”: 8 arresti nel mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno

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PALERMO – Questa mattina, a Palermo, i Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari emessa dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Palermo su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Palermo, nei confronti di 8 indagati (6 in carcere e 2 ai domiciliari), ritenuti a vario titolo responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsioni aggravate dal metodo mafioso e violazione degli obblighi inerenti la sorveglianza speciale.

L’indagine, seguita da un pool di magistrati coordinati dal Procuratore Aggiunto Salvatore De Luca, costituisce un’ulteriore fase di un’articolata manovra investigativa condotta dal Nucleo Investigativo di Palermo sul mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagnoche ha consentito di comprovare la perdurante operatività di quell’articolazione di cosa nostra.

Alcuni degli elementi indiziari emersi nel corso delle indagini erano già confluiti nel provvedimento di fermo d’indiziato di delitto emesso dalla DDA di Palermo ed eseguito il 4 dicembre 2018 – operazione “Cupola 2.0” – con la quale era stata smantellata la nuova commissione provinciale di cosa nostra palermitana, che si era riunita per la prima volta il 29 maggio 2018.

In quel contesto erano state già tratte in arresto 19 persone ritenute appartenenti al mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno, tra cui BISCONTI Filippo Salvatore e SCIARABBA Salvatore, co-reggenti del mandamento mafioso, SUCATO Vincenzo, reggente della famiglia mafiosa di Misilmeri, e POLIZZI Stefano, reggente della famiglia mafiosa di Bolognetta.

La complessa attività investigativa rivelava uno spaccato della realtà mafiosa dell’area sud-est della provincia palermitana caratterizzata dalla presenza di due figure contestualmente a capo del mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno:

  • SCIARABBA Salvatore, storico uomo d’onore misilmerese, scarcerato nel 2014 e limitato nei movimenti dalla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Palermo cui era sottoposto;
  • BISCONTI Filippo, divenuto poi collaboratore di giustizia, dopo essere stato anch’egli arrestato nel corso dell’operazione “Cupola 2.0”.

Accanto a loro, demandati alla gestione delle varie famiglie mafiose, emergevano SUCATO Vincenzo e POLIZZI Stefano, oltre a diversi uomini d’onore tra cui CASELLA Stefano e MIGLIORE Giovanni Salvatore, affiliati alla famiglia di Belmonte Mezzagno, e NOCILLA Domenico, affiliato alla famiglia di Misilmeri. Quest’ultimo veniva coadiuvato anche dal figlio Claudio per organizzare i movimenti di SCIARABBA Salvatore per raggiungere luoghi sicuri ove incontrarsi con i consociati per discutere delle dinamiche intranee al sodalizio mafioso.

Attraverso lo stretto monitoraggio degli affiliati, a maggio del 2017 sono state documentate le fasi precedenti, concomitanti e successive a due importanti summit, presieduti da SCIARABBA Salvatore all’interno dell’abitazione di NOTO Carlo, imbianchino, incensurato, oggetto anch’egli dell’odierno provvedimento (non potuto eseguire in virtù del suo trasferimento per motivi di lavoro, nel 2018, negli Stati Uniti d’America).

In particolare, il secondo summit, avvenuto il 27 maggio 2017, veniva interamente monitorato. Inizialmente, si intercettavano le preoccupazioni di SCIARABBA in merito ai rischi che stavano correndo partecipando a una riunione del genere, ritenuta comunque necessaria poiché le problematiche che avrebbero dovuto affrontare non potevano essere sintetizzate nei soliti “pizzini”.

Poi il reggente del mandamento, dopo aver cercato di dirimere alcuni dissidi sorti tra gli uomini d’onore,iniziava ad analizzare le diverse vicende prospettategli ed emanava le proprie direttive in merito:

  • alle modalità con cui avrebbero potuto reperire un macchinario edile: il commerciante sarebbe stato convinto da uno degli uomini d’onore a ricevere in cambio un assegno post datato;
  • alla necessità di ostacolare un imprenditore che stava eseguendo dei lavori di edilizia e stava fornendo il proprio cemento nel territorio di Bolognetta senza essere in possesso delle necessarie autorizzazioni mafiose: POLIZZI Stefano, vertice della famiglia mafiosa di Bolognetta, avrebbe dovuto impedire fisicamente ai camion di quell’imprenditore di entrare sia nel territorio di propria competenza che in quello del Comune di Marineo facendo in modo che, da quel momento in avanti, le imprese edili avrebbero dovuto optare per altre aziende per la fornitura del cemento;
  • all’esenzione dal pagamento del pizzo di un fornaio che aveva recentemente subìto un grave lutto familiare;
  • all’autorizzazione richiesta da NOCILLA Domenico, uomo d’onore legato a SCIARABBA, a rilevare un esercizio commerciale ove far lavorare i propri figli;
  • all’opportunità di infiltrarsi all’interno dell’amministrazione comunale misilmerese. In particolare, NOCILLA proponeva al reggente del mandamento di supportare, con largo anticipo, una persona di loro fiducia da porre a capo di una lista civica, slegata dalle logiche di partito, costituita da persone appositamente selezionate, capace di indirizzare le scelte dell’amministrazione in favore della consorteria. La proposta incontrava l’accoglimento di SCIARABBA che, però, invitava il proprio interlocutore a riparlarne più avanti, visto che mancavano ancora tre anni alle elezioni comunali del 2020. Tale progettualità non diveniva esecutiva grazie al fermo d’indiziato di delitto eseguito a loro carico nel dicembre 2018 (operazione “Cupola 2.0).

L’attività investigativa permetteva anche di ricostruire puntualmente:

  • una richiesta estorsiva di 12.000 euro ai danni di una ditta edile, impegnata nei lavori di costruzione di una palazzina a Misilmeri, perpetrata da SCIARABBA Salvatore, BONANNO Giuseppe detto “Andrea” e l’anziano uomo d’onore SUCATO Vincenzo; quest’ultimo, ristretto nel carcere di Bologna a seguito dell’esecuzione di “Cupola 2.0”, decedeva il 02 aprile 2020 a causa del Covid_19 (primo caso di decesso in carcere in Italia);
  • un cavallo di ritorno per un camion e un escavatore rubati a un imprenditore legato al mandamento mafioso di San Mauro Castelverde. In particolare, l’imprenditore, per riottenere i propri mezzi d’opera, ricorreva all’intermediazione di diversi esponenti mafiosi che, a fronte di una richiesta iniziale di 8.000€, riuscivano a diminuire la cifra, pretendendo e ottenendo per la restituzione 2.800€.

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Campo nomadi Castel Romano, blitz della Polizia locale

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ROMA – Blitz al campo nomadi di Castel Romano questa mattina da parte dei gruppi Sicurezza Pubblica Emergenziale e GSSU della Polizia di Roma Capitale. Denunciti tre cittadini di nazionalità bosniaca sorpresi ad occupare illegalmente alcuni moduli abitativi del campo, troppo spesso oggetto di illegittime “compravendite ” tra gli stessi residenti.

Nel corso delle attivitá di censimento e controllo, sono inoltre state ritirate due patenti di guida e sequestrate due autovetture, ad altrettanti residenti, per l’inosservanza di norme al Codice della Strada.

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