Connect with us

Scienza e Tecnologia

TEMPESTA MAGNETICA SOLARE: UNA MINACCIA CONCRETA

Clicca e condividi l'articolo

Lo studio e la prevenzione di queste nuovi scenari allarmanti riguardano in particolare la rete elettrica ad alta tensione a lunga distanza

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

L’impatto di meteorologia spaziale sulla rete elettrica è una minaccia concreta per la Terra?
Un monito imperante emerge dagli ultimi lavori della Commissione Europea, lo “space weather” è entrato nella lista dei rischi emergenti, e potrebbe contribuire ad aumentare la comunicazione dei pericoli e dei rischi associati. I social media possono svolgere un ruolo importante nel comunicare i rischi in modo efficace per dare un avvertimento senza causare panico.

di Cinzia Marchegiani

L'impatto di meteorologia spaziale che potrebbe incombere sulla rete elettrica è una minaccia concreta e ricorrente, con conseguenze potenzialmente gravi sulla società. E’ la sentenza lucida e concreta elaborata nel “Space Weather and Power Grid: risultati e prospettive” un’evento dello scorso 29 e 30 ottobre 2013, organizzato in collaborazione con il Centro della Commissione europea comune di ricerca, le contingenze Civile Agenzia Svedese e il NOAA Space Weather Prediction. E’ stato un work shop per l’avvio al dialogo sul tema e incoraggiare le autorità, i regolatori e gli operatori in Europa e Nord America per imparare gli uni dagli altri. Le nostre moderne infrastrutture tecnologiche a terra e nello spazio sono vulnerabili agli effetti dei rischi naturali. Di crescente preoccupazione sono eventi spazio-meteorologici estremi come le tempeste geomagnetiche – un pericolo naturale ricorrente causato dalle attività solare – che può avere gravi ripercussioni sulle infrastrutture terrestri, spaziali o come reti elettriche, telecomunicazioni, navigazione, trasporto o bancario.
L'attività solare associata a Space Weather può essere suddiviso in quattro componenti principali: “brillamenti solari, espulsioni di massa coronale, il vento solare ad alta velocità, e le particelle energetiche solari.” Le Eruzioni Solari influenzano la Terra solo quando si verificano sul lato del sole rivolto verso Terra. Le Espulsioni di Massa Coronale, chiamate anche CME, sono grandi nubi di plasma e campo magnetico che eruttano dal sole. Queste nubi possono scoppiare in qualsiasi direzione, e poi continuare in quella direzione, propagando proprio attraverso il vento solare. Solo quando la nube si rivolge verso la Terra sarà il CME a colpirla e causare impatti “Space Weather.” I Flussi di Vento Solare ad alta velocità provengono da zone sul sole conosciuto come buchi coronali. Questi fori si possono formare ovunque sul sole e di solito, solo quando sono più vicini all'equatore solare, producono i venti che possono impattare con la Terra. Infine le Particelle energetiche solari sono particelle cariche ad alta energia, principalmente. Quando un CME nube solca il vento solare, ad alta velocità le particelle energetiche solari possono essere prodotte e seguendo le linee del campo magnetico pervadono lo spazio tra il Sole e la Terra. Pertanto, solo le particelle cariche che seguono linee di campo magnetico che intersecano la Terra provocheranno impatti.
Lo studio e la prevenzione di queste nuovi scenari allarmanti riguardano in particolare la rete elettrica ad alta tensione a lunga distanza, che è vulnerabile agli effetti delle tempeste geomagnetiche che possono danneggiare o distruggere attrezzature o portare al collasso della rete e in questa direzione la Commissione Europea ha diretto l’approfondimento dei fenomeni “spazio-tempo” e le dinamiche di impatto e valutazione dei rischi e la prevenzione nonché le implicazioni politiche derivanti da una maggiore consapevolezza del pericolo. Al “Space Weather e Power Grid” hanno partecipato 50 rappresentanti provenienti da operatori europei e nordamericani, regolatori, organizzatori di risposta alle emergenze, esperti, il mondo accademico e l'Agenzia Spaziale Europea. Conclusioni importanti sono emerse dalla concertazione di importanti contributi scientifici, il primo in assoluto la crescente consapevolezza del rischio di impatto Space Weather che rappresenta una priorità da affrontare. Purtroppo la prevedibilità di questi è ancora limitata e si basa, in parte, su dati provenienti da satelliti datati. NOAA sta lavorando con la NASA per lanciare il DSCOVR navicella solare-eolica, che andrà a sostituire l'ACE satellitare, nei primi mesi del 2015.
Un contributo importante su questi nuovi scenari era stato già messo in cantiere il 25 e 26 ottobre 2011 a Bruxelles con il workshop dal titolo “Space-Meteo Awareness Dialogue” che aveva anticipato questa emergenza a carattere mondiale. L'obiettivo della manifestazione era quello di aumentare la consapevolezza del potenziale impatto di meteorologia spaziale sulle infrastrutture critiche nello spazio e sulla terra, per identificare le sfide scientifiche, operative e politiche per la riduzione del rischio per le infrastrutture critiche sensibili e dei servizi, e di raccomandare azioni concrete per proteggerli meglio. Un input davvero importante per affrontare l'intero ciclo di gestione delle catastrofi, compresa la prevenzione, preparazione e risposta. 70 rappresentanti di alto livello di organizzazioni nazionali e le autorità, le organizzazioni internazionali con un consenso unanime ha messo nero su bianco punti e strategie inderogabili, soprattutto come l'analisi del fenomeno magnetico che minaccia le infrastrutture terrestri critiche (rete elettrica, l'aviazione, le telecomunicazioni, ecc) è di pari importanza come lo studio delle infrastrutture spaziali, dove purtroppo non esiste un’entità centrale che assume la guida della comunità spazio-tempo. La valutazione dell'impatto “space weather” sulle infrastrutture critiche richiede uno sforzo multidisciplinare da tutte le parti interessate (scienziati, ingegneri, operatori di infrastrutture, politici) mentre è risultato fondamentale sostituire i satelliti datati che monitorano lo spazio. In alcuni settori delle infrastrutture, nessuno è pienamente preparato per gli eventi estremi, le esercitazioni di emergenza potrebbero contribuire ad aumentare la consapevolezza dell'impatto space weather.
La Commissione europea ha il compito di stabilire un elenco dei rischi che l'UE si trova ad affrontare oggi, così come rischi emergenti, dove gli Stati membri si sono impegnati a intraprendere una valutazione del rischio nazionale sulla base degli orientamenti della Commissione europea. Un monito imperante emerge dagli ultimi lavori, lo space weather è entrato nella lista dei rischi emergenti, e potrebbe contribuire ad aumentare la comunicazione dei pericoli e dei rischi associati. I social media possono svolgere un ruolo importante nel comunicare i rischi in modo efficace per dare un avvertimento senza causare panico.
Sul versante delle infrastrutture devono essere definite per la valutazione d'impatto sia dei scenari peggiori innescati dalla meteorologia spaziale in condizioni estreme sia scenari realistici per le condizioni meteo medie di spazio. Attualmente, vi è una mancanza di conoscenza dettagliata di come la meteorologia spaziale può influenzare alcune infrastrutture e quali saranno le conseguenze e produce un divario nello sviluppo delle misure di attenuazione adeguate e convenienti. In generale, la preparazione è, tuttavia, considerata ad un livello basso e per questo c'è una chiara necessità di affrontare le strategie con una certa urgenza.
Sono state delineate quattro tracce su cui è fondamentale lavorare:
1) Comprensione meteorologia spaziale estrema (che è di particolare interesse per l'assicurazione); 2) effetti di normale e condizioni meteorologiche estreme spazio su spaziali e infrastrutture terrestri a capire le debolezze; 3) la preparazione che richiede un legame con istituzioni politiche; e 4) i dati, che è necessaria ma non sufficiente.
Il tempo e lo spazio possono influenzare gravemente le nostre infrastrutture critiche e per acquisire le capacità delle singole nazioni di far fronte alle emergenze è stato suggerito di creare una rete di tutte le organizzazioni delle parti interessate (scienza, industria, operatori, decisori politici) con cui si possano scambiare opinioni e discutere i progressi realizzati, in modo da stabilire un processo permanente di discussione che farà luce su tutti gli aspetti della pericolosità dei nuovi effetti magnetici spaziali.
Il mondo sempre più condizionato dall’elettricità, dalla connessioni telefoniche e della rete, dimostra dietro quella facciata super tecnologica, dove la comunicazione viaggia alla velocità di un secondo, un’immensa fragilità e dipendenza oltre la quale l’uomo sembra davvero inerme.
Non va affatto dimenticato che i primi di giugno 2014 a Vienna c’è stata un’importante conferenza sul tema “Sudden Blackout”, poiché l’Europa non ha alcun piano di emergenza nel caso di blackout totale. Herbert Saurugg, iniziatore della conferenza, aveva esordito confermando che la gestione delle crisi nazionale non è sufficiente, inoltre ha aggiunto che la società deve fare il primo passo nel riconoscere che, un black-out su larga scala è una reale possibilità. Nella conferenza è stato affrontato anche la possibilità e il dovere che almeno il 50 % della popolazione deve saper affrontare una situazione di grave emergenza come quella di un blackout totale anche per molti giorni, soprattutto la necessità di reperire petrolio, gas, cibo e acqua, che sono i beni primari che saranno per logica non reperibili. Anzi Berd Benser di GrigLab spiega che questo scenario concretamente possibile trascina con se fattori scatenanti, tra cui attacchi informatici e terrorismo… Il quadro dipinto è di totale insicurezza, poiché un blackout potrebbe durare più di sei giorni che creeranno scene di panico in ogni ambiente, partendo da quello ospedaliero dove in primis, pazienti in terapia intensiva sarebbero in pericolo di vita concreto. L’intera rete elettrica europea è potenzialmente a rischio e per questo le città particolarmente grandi devono attuare strategie per affrontare una situazione di emergenza.

Situazioni e scenari apocalittici possono capitare in un giorno qualsiasi, ora ci si chiede come i nostri governi si siano attivati per responsabilizzare i propri cittadini in condizioni di reale disastro energetico di blackout nazionali, dove spesso il panico rappresenta l’obiettivo primario da contenere e forse il più catastrofico di qualsiasi reale difficoltà. I nuovi cambiamenti climatici, le nuove sfide che l’umanità attende forse non sono ancora all’altezza della nostra cultura apparente, poiché l’uomo è evoluto con la tecnologia ma è incapace alla propria sopravvivenza, diventando fragile e totalmente dipendente da essa. Eppure queste sfide servono per poter stabilire le priorità di una nazione, della società e dell’individuo. Sicuramente vale la pena pensarci!

Continua a leggere
Commenta l'articolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

In evidenza

Software spia sugli iPhone: Apple corre ai ripari

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Apple ha dovuto riparare urgentemente un difetto informatico che il controverso software Pegasus è riuscito a sfruttare per infettare gli iPhone.

Lo spyware della società israeliana NSO ha hackerato con successo i dispositivi a marchio Apple senza ricorrere a collegamenti o pulsanti ingannevoli, la tecnica comunemente utilizzata. 

Il difetto è stato individuato la scorsa settimana dai ricercatori di Citizen Lab, che hanno scoperto che l’iPhone di un attivista saudita era stato infettato tramite iMessage, il sistema di messaggistica di Apple.

Secondo questa organizzazione di sicurezza informatica dell’Università di Toronto, Pegasus utilizza questa vulnerabilità “almeno da febbraio 2021”.  

“Questa intrusione, che abbiamo chiamato Forcedentry, prende di mira la libreria di rendering delle immagini di Apple e ha funzionato contro i dispositivi Apple iOS, MacOS e WatchOS”, i sistemi operativi di telefoni cellulari, computer e smartwatch a marchio Apple.

“Dopo aver identificato questo difetto (…), Apple ha rapidamente sviluppato e distribuito una patch in iOS 14.8 per proteggere i nostri utenti”, ha affermato Ivan Krstic, direttore dei sistemi di sicurezza di Apple, in risposta a una richiesta dell’AFP.

Il gruppo californiano ha elogiato Citizen Lab per il suo lavoro e ha sottolineato che questo tipo di attacchi “ultrasofisticati” “costano milioni di dollari, non durano a lungo e sono usati per prendere di mira persone specifiche”. Pertanto, “non sono una minaccia per la stragrande maggioranza dei nostri utenti”, ha affermato Ivan Krstic. “Ma continuiamo a lavorare instancabilmente per difendere tutti i nostri clienti”.

Continua a leggere

Scienza e Tecnologia

Aliens Fireteam Elite, gli “Xeno” escono ancora dalle pareti

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Aliens Fireteam Elite, disponibile su Pc e sulle console della famiglia Xbox e PlayStation, è un frenetico sparatutto che catapulta i giocatori nei luoghi più noti della saga cinematografica. La storia alla base di Aliens Fireteam Elite è quanto di più semplice e lineare si possa concepire, un mero pretesto per lanciare il giocatore e la sua squadra di fuoco nelle furiose battaglie contro lo Sciame, ma in fondo non c’è niente di meglio che una storia che funga da pretesto per un bel massacro di Xenomorfi in vecchio stile. Il titolo è ambientato nel 2202, appena vent’anni dopo gli eventi narrati in Aliens: Scontro Finale, a bordo della nave d’assalto spaziale Endeavor, la punta di diamante dell’esercito Coloniale. I soldati sono stati svegliati dal crio-sonno per rispondere alla chiamata di aiuto di un certo dottor Tim Hoenikker, apparentemente bloccato in una stazione di raffineria orbitale e in balia di un cospicuo numero di Xenomorfi. Il dottore sembra essere in possesso di informazioni vitali per il comando dei Marine, tra cui le prove di un ipotetico coinvolgimento della Weyland-Yutani in alcuni fumosi esperimenti che avrebbero dato vita a una nuova specie di alieni, ancora più feroci e implacabili di quelli visti in passato. Quale migliore occasione per un po’ di caccia agli insetti? Inizia qui l’epopea del team di Marine Coloniali protagonisti di Aliens Fireteam Elite, una missione disperata, viaggio pericoloso e pieno di insidie alle prese con l’orda più inesorabile mai pensata dal cinema hollywoodiano. Ma veniamo al dunque: una volta avviato il gioco e dopo aver creato il proprio alter-ego attraverso l’editor e aver scelto la sua classe di appartenenza tra le quattro disponibili (cinque se si conta quella sbloccabile una volta conclusa la campagna), è tutto pronto per iniziare l’avventura che si suddivide in 4 capitoli suddivisi a loro volta in tre sottomissioni. La nave UAS Endeavor, già citata qualche riga più in alto, funge da hub social per radunarsi con i propri compagni, organizzare l’inventario e preparare le missioni prima di scendere sul campo di battaglia. In questo ambiente ci sono anche molti NPC pronti ad approfondire la lore con un sistema di dialoghi a scelta multipla ma nulla di realmente interessante ai fini della narrazione (se non qualche piccolo, nostalgico riferimento a quanto visto nelle pellicole cinematografiche). Una volta radunato il team e selezionata la missione, si potrà scegliere come impostare la difficoltà e alcuni modificatori di difficoltà (che sono sotto forma di card) i quali influiranno sull’andamento delle partite andando, ad esempio, a dimezzare i danni in uscita oppure a restringere la capienza dei caricatori. In cambio, dopo aver concluso la quest, si potrà ricevere un cospicuo quantitativo di punti esperienza, utili a ottenere nuove armi, accessori e abilità per la nostra classe preferita.

La struttura ludica di Aliens: Fireteam Elite non inventa nulla di nuovo ma sfrutta alcune delle formule più usate negli ultimi anni negli shooter coop. Già dalle prime battute è evidente come Cold Iron si sia ispirata pesantemente alle meccaniche di Gears of War e Left 4 Dead per realizzare questo progetto: c’è l’immancabile sistema di coperture che sulla carta che garantisce un certo grado di protezione contro alcuni avversari capaci di attaccare a distanza, ma c’è la possibilità anche di curare se stessi e i compagni attraverso alcuni utili medikit. Presente anche la possibilità di schierare armamenti difensivi come torrette, mine, droni, ma anche letali munizioni elettriche e al napalm. In Aliens: Fireteam Elite tutto può salire di livello: le classi, le armi e le varie abilità. E’ possibile personalizzare le bocche da fuoco sia a livello visivo sia per quanto riguarda gli accessori, tra mirini, caricatori estesi ed altre componenti. Inoltre un sistema di perk consente di modificare il funzionamento delle abilità e l’efficacia del soldato sul campo. Risulta interessante come i potenziamenti vadano gestiti alla stregua di oggetti in un inventario dalle caselle limitate. Ci sono comunque a disposizione opzioni per tutti i gusti, con una buona scalabilità e configurabilità di audio e video. C’è pure un buon supporto dal punto di vista dell’accessibilità che tiene da conto daltonismo ed altre problematiche con alcune opzioni dedicate. La giocabilità poi può essere modificata per creare un’esperienza più o meno arcade con la possibilità di visualizzare o meno indicatori di vita o di uccisione e con l’opportunità di attivare delle sagome che individuano in maniera più efficace i nemici presenti sullo schermo. Aliens Fireteam Elite può essere affrontato da soli o in compagnia. Ovviamente con due amici al proprio fianco l’esperienza risulta molto più appagante e divertente: è vero che gli altri componenti della squadra in caso si giocasse in solitaria sono rimpiazzati da bot sintetici, ma bisogna sottolineare come l’intelligenza artificiale non sia esattamente allo stato dell’arte, soprattutto se si sceglie una difficoltà alta. Usando un medico ad esempio si può notare come gli alleati artificiali tendano a non entrare nell’area curativa, inoltre c’è una tendenza dei nostri androidi ad avanzare velocemente verso situazioni che li espongono a rischi mortali. Ovviamente poi l’utilizzo di una squadra umana permette il coordinamento strategico delle abilità che caratterizzano le varie classi. Già la presenza in duo di un demolitore e di un medico permette di gestire la situazione piuttosto egregiamente. Nel caso si decida di giocare in singolo però è bene sapere che in alcuni punti, anche al livello di difficoltà più facile, ci sono ad attendere un grado di sfida a nostro parere molto elevato che, anche a causa della mancanza di checkpoint, potrebbe costringere, specialmente i giocatori meno esperti, a ripetere la missione più volte. Come già detto in precedenza la campagna si divide in quattro atti, ciascuno dei quali è composto da tre capitoli, di cui inizialmente solo il primo è selezionabile. Le creature nemiche provengono prevalentemente dall’universo canonico di Alien, ma in parte anche da quello del prequel, per un bestiario che arriva alle venti unità. La struttura dei livelli si ripropone identica a sé stessa dal primo all’ultimo minuto della campagna: atri, piazzali o saloni più o meno ampi sono le arene in cui si consumano le carneficine di xenomorfi. Sono collegati da corridoi pressoché vuoti che si vorrà percorrere il prima possibile, anche sorvolando sul fatto che, nascosti qua e là, ci sono dei collezionabili. Questo perché ci si accorge subito che l’esplorazione è sterile: i vicoli apparentemente interessanti conducono a sentieri bloccati da rocce, mentre le porte che si affacciano sui corridoi sono tutte chiuse. C’è una sola direzione obbligata, peraltro indicata da un cursore, e non sono contemplate variazioni sul tema. Le ambientazioni sono ispirate dalla saga cinematografica, in particolare da Scontro Finale, ma non manca fortunatamente qualche colpo di scena e alcune location che faranno la gioia degli appassionati della saga. L’azione segue ostinatamente uno schema collaudato: si arriva in una stanza infestata di alieni, inizialmente di piccole dimensioni; man mano che si neutralizzano lo sciame continua a riversarsi sui giocatori con nemici sempre più resistenti e perniciosi. I momenti clou sono quelli degli assedi che si attivano dopo aver premuto un interruttore, dando un minimo di tempo per approntare le difese prima di attacchi apparentemente interminabili che culminano con la discesa in campo degli xenomorfi più ostici. In questa struttura piuttosto monotona, l’elemento di originalità è rappresentato proprio dagli alieni. Come ci insegnano le pellicole, possono arrivare anche dal soffitto, dal pavimento o dalle “fottute pareti”, sfruttando grate e condotti di aerazione: questo rende le coperture poco effettive e costringe non solo a muoversi di continuo, ma ad avere un occhio costante sull’iconico radar di prossimità. Si avverte l’assenza di variazioni sul tema che avrebbero garantito una maggior varietà, ma nel complesso l’esperienza è divertente e appagante. Insomma, a chi non piace massacrare centinaia di Xenomorfi arrabbiati? Per quanto riguarda la varietà di classi, gli sviluppatori propongono in totale cinque specializzazioni militari di cui quattro disponibili sin dal primo minuto, mentre la quinta (il ricognitore) si potrà utilizzare solo dopo aver portato a termine la campagna la prima volta. Le specializzazioni sono: il mitragliere, classico factotum buono per ogni occasione; il demolitore che può maneggiare armi pesanti come l’iconica Smartgun, il lanciafiamme o il lanciagranate; il tecnico e la sua micidiale torretta portatile; il dottore, l’unico a cui affidarsi per ripristinare la salute; il ricognitore con i suoi gadget di supporto.

Ad aumentare il tasso di rigiocabilità di Aliens Fireteam Elite c’è la modalità orda, che si sblocca solo dopo aver finito la campagna. Ci sono poi le sfide giornaliere e le carte “malus”, che alzano ulteriormente il tasso di sfida a fronte di un moltiplicatore d’esperienza. Il rischio noia, per via della struttura stessa del gioco e per il ridotto numero di mappe, è però scongiurato dalla natura cooperativa del titolo che è limitata ad internet (niente coop in locale purtroppo). Per completare la campagna a livello normale è necessaria una decina d’ore, alcune delle quali spese per fare esperienza. Dal punto di vista grafico e tecnico il titolo (da noi testato su Xbox Series X) sfrutta l’Unreal Engine, ma senza eccellere particolarmente. I personaggi non sono caratterizzati da un dettaglio eccezionale ma almeno, npc a parte, sono dotati di un livello decente di espressività. L’effetto che si ricava spesso è quello di un personaggio di plastica in stile action figure anni ‘80, soprattutto per quanto riguarda i capelli, decisamente finti. Anche le location sembrano spesso ampie, ma purtroppo vuote e a tratti ripetitive. Effetti, modelli e ombre sembrano dunque nella media, con qualche eccezione relativa ad esplosioni e fumo in certi casi piuttosto suggestivi. L’audio invece non sembra rendere pienamente giustizia al tutto. La colonna sonora per quanto piacevole non riesce a trasmettere il giusto grado di inquietudine. Anche la resa degli effetti sonori non ci ha convinto fino in fondo con il sound dell’artiglieria che non rende giustizia alla potenza dei fucili risultando i colpi stranamente ovattati. Abbiamo preferito di gran lunga la resa delle armi del vecchio Aliens: Colonial Marines decisamente più violenta e grezza in quanto ad impatto sonoro. Nota di merito agli effetti del fucile a impulsi M41 e alla “smartgun” che sono identici a quelli proposti in Aliens Scontro Finale. Peccato invece per il suono prodotto dal radar che non scannerizza di continuo ma emette brevi suoni solo quando c’è qualche pericolo in avvicinamento. Tirando le somme, se quello che si cerca è un titolo cooperativo che possa dare la possibilità di massacrare alieni con una vasta varietà di armi e che renda omaggio all’universo di Alien, allora questo è un gioco che non dovete lasciarvi sfuggire. Ovviamente, vista la natura del titolo, Aliens Fireteam Elite è un semplice shooter puro e semplice, non aspettatevi trame roboanti o colpi di scena incredibili. Tutto quello che vi si chiederà è imbracciare le armi e andare avanti a suon di scariche di mitra, vampate di lanciafiamme ed esplosioni. A noi tutto questo non è affatto dispiaciuto, quindi il nostro consiglio è quello di provarlo e giocarlo senza avere aspettative enormi. Il titolo nel complesso diverte e fa il suo dovere.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

Continua a leggere

In evidenza

Netflix e videogames, il debutto in Polonia

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Dopo una serie di rumors in rete e assunzioni focalizzate al gaming, Netflix ha ufficializzato il suo debutto nel settore dei videogiochi. La nota piattaforma ha infatti lanciato, per ora solo in Polonia, un’integrazione al servizio di streaming on demand all’interno dell’app Android.

I primi titoli disponibili sono due giochi di Stranger Things. “A partire da oggi, i clienti in Polonia possono provare il servizio su Android con ‘Stranger Things 1984’ e ‘Stranger Things 3’, già inclusi nell’abbonamento periodico – ha confermato la società, ricordano poi – siamo ancora agli inizi ma lavoreremo duramente per offrire la migliore esperienza possibile nei prossimi mesi con il nostro approccio al gioco senza pubblicità e senza acquisti in-app”.

I titoli disponibili verranno visualizzati, di volta in volta, nel feed della home page personale. Toccando l’icona, si passa al download, che indirizza direttamente al Play Store di Google. Ad ogni modo, non si tratta di videogame esclusivi, visto che gli stessi sono già presenti sul negozio digitale di Android. Nelle scorse settimane si è parlato di un presunto accordo tra Netflix e PlayStation, per l’inclusione nel servizio di videogiochi di celebri titoli della console di Sony, anche se al momento non vi è nulla di ufficiale.

A luglio, l’azienda di Reed Hastings ha assunto un ex dirigente di EA e Oculus per guidare la divisione gaming del gruppo, confermando l’interesse nell’estendere l’intrattenimento su mobile. Non è comunque la prima volta che Netflix flirta con i giochi. L’app di streaming offre episodi interattivi di ‘Black Mirror’, ‘Minecraft’ e ‘Carmen Sandiego’, dove l’utente può decidere come far proseguire la storia. Insomma, nel futuro del gaming sembra proprio che anche Netflix avrà un certo peso.

F.P.L.

Continua a leggere

I più letti