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Terapie anti Covid-19, il mancato uso dell’eparina a domicilio: due proposte terapeutiche dal professor Salvatore Spagnolo

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Ancora oggi, questa terapia proposta non è nelle linee guida dei farmaci da somministrare nei pazienti ammalati di covid-19 e l’eparina viene utilizzata solo in terapia intensiva quando i coaguli sono già presenti nel circolo polmonare: ne segue che i trombi occludono i vasi di un’estesa superficie di polmone e si ha la morte per eccessivo abbassamento della saturazione dell’ossigeno nel sangue

Due proposte terapeutiche per il Covid-19 sono state sviluppate dal cardiochirurgo professor Salvatore Spagnolo già responsabile della cardiochirurgia del Policlinico San Martino di Genova, della cardiochirurgia del Policlinico di Monza ed, attualmente, corresponsabile presso la cardiochirurgia dell’ICLAS di Rapallo (Ge).

Il cardiochirurgo, inoltre, ha eseguito come primo operatore, migliaia di interventi di cardiochirurgia, comprendenti tutte le patologie cardiovascolari dell’adulto. Per primo, nel 1986, ha sostituito l’arco aortico in età pediatrica e, per questo intervento, gli è stato conferito il premio “I numeri uno” dal Presidente della Repubblica.

Il professore ha competenza specifica nel trattamento dell’embolia polmonare massiva, patologia quest’ultima gravata da un’elevata mortalità. Se non operata, porta a morte il paziente per scompenso del cuore destro. Anche il relativo intervento chirurgico di embolectomia polmonare presentava, però, una mortalità così elevata che i cardiologi lo ritenevano eticamente non proponibile.

Quindi, Spagnolo ha ideato una tecnica nuova di inversione dei flussi nella circolazione polmonare allo scopo di eliminare sia i piccoli coaguli sia l’aria che si formavano nei vasi periferici a seguito dell’intervento classico di embolectomia polmonare per embolia acuta massiva.

Attualmente, questa tecnica introdotta dal cardiochirurgo costituisce il capitolo “Retrograde Pulmonary Perfusion for Pulmonary Thromboembolism” del testo americano di cardiochirurgia e fisiopatologia del circolo polmonare “Principles of pulmonary protection in heart surgery” (Curators: Gabriel Edmo Atique, M. D. Salerno, A. Tomas – Springer Nature Editor).

VIDEO DIMOSTRATIVO DELL’Entità dei trombi che si formano in un’embolia polmonare massiva come quella causata da Covid-19 e del perché sia necessario intervenire il più precocemente possibile con la terapia domiciliare

Le due proposte terapeutiche del professor Salvatore Spagnolo sono dunque avanzate sia in base alle caratteristiche cliniche di tale malattia sia in base alle cause che conducono il paziente alla morte.

Spagnolo ha avanzato e proposto queste terapie fin dal mese di marzo

Terapia 1: trattamento precoce a domicilio con eparina a basso peso molecolare per prevenire la formazione dei trombi, da somministrare allorquando i segni dell’influenza non tendono a migliorare dopo 3-4 giorni dall’inizio dei sintomi.

Terapia 2 nei pazienti gravissimi: utilizzo dell’ossigenatore a membrana e dell’inversione dei flussi del circolo polmonare per rimuovere i coaguli periferici.

TERAPIA 1

Dall’osservazione dell’andamento clinico dei pazienti ricoverati a Codogno, caratterizzati da una precoce desaturazione del sangue, da un’improvvisa dispnea ingravescente che necessita spesso di un supporto respiratorio e dall’insorgere di molti casi di morte improvvisa, Spagnolo ha dedotto che questo non è il decorso clinico di una polmonite ed ha ipotizzato che la principale causa di morte potesse essere un’embolia polmonare periferica diffusa.

Tale ipotesi poggia su:

  1. Quadri radiologici di processi flogistici, a vetro smerigliato, localizzati prevalentemente nei campi polmonari inferiori ed alle regioni posteriori, espressione di una verosimile azione gravitazionale con progressione della patologia in senso cranio caudale.
  2. Studi con AngioTAC polmonare, eseguiti dal dott. Pietro Spagnolo presso l’istituto radiologico di San Donato (Mi) che hanno evidenziato quadri periferici di interruzione della circolazione, specie a carico dei campi polmonari inferiori (Studio pubblicato: “Prevalence of Acute Pulmonary Embolism in SARS-CoV-2 Hospitalized Patients: A Brief Report”).
  3. Studi autoptici, eseguiti all’ospedale civile di Bergamo e, successivamente, in altri Centri, su 50 pazienti deceduti per Covid-19, che hanno descritto quadri di polmonite, dilatazione enorme dei vasi polmonari e presenza di piccoli trombi che sono indovati non solo nei vasi polmonari ma anche in altri organi come il cervello, il cuore, il fegato ed i reni.

Attualmente, si ritiene che l’embolia sia originata dai fattori infiammatori legati alla polmonite e, per favorire lo scioglimento dei coaguli, è stata introdotta l’eparina che ha migliorato il decorso clinico della patologia; purtuttavia, nella forma di embolia massiva la mortalità rimane elevata. Studi sulle proprietà dei virus hanno evidenziato un loro elevato tropismo per le strutture vascolari (arteriole e capillari alveolari).

Quando i virus raggiungono gli alveoli polmonari, oltre ad innescare un processo infiammatorio a carico della parete alveolare, penetrano all’interno dei capillari dove producono un danno endoteliale della parete vascolare (Sardu et al, 2020). Le modalità con cui i fattori della coagulazione sono alterati non sono ancora ben conosciute ma le conseguenze che ne derivano risultano drammatiche: il virus è in grado di innescare la formazione di quei piccoli trombi che sono stati riscontrati agli esami autoptici.

PURTROPPO, IL TERMINE PICCOLI TROMBI È STATO ABBINATO AL TERMINE DI PATOLOGIA EMBOLICA BENIGNA

Questo è un errore molto grave, perché l’embolia polmonare periferica è ben più severa della embolia polmonare centrale: l’ostruzione del microcircolo impedisce gli scambi gassosi tra alveoli e capillari con una progressiva desaturazione dell’ossigeno nella circolazione sanguigna. quando l’ostruzione del microcircolo interessa una porzione estesa di parenchima polmonare, la desaturazione diventa così grave da causare la morte del paziente.

Partendo dalla circostanza che sono i virus a causare la formazione dei microtrombi, Spagnolo ha proposto di somministrare a domicilio l’eparina a basso peso molecolare allorquando i segni dell’influenza non tendono a migliorare dopo 3-4 giorni dall’inizio dei sintomi.

Quest’eparina va assunta sotto pelle ed ha la proprietà di impedire la formazione dei coaguli.

L’eparina somministrata a domicilio previene la formazione dei trombi e modifica radicalmente l’andamento clinico di questa patologia.

Purtroppo, ancora oggi, questa terapia proposta non è nelle linee guida dei farmaci da somministrare nei pazienti ammalati di covid-19 e l’eparina viene utilizzata solo in terapia intensiva quando i coaguli sono già presenti nel circolo polmonare: ne segue che i trombi occludono i vasi di un’estesa superficie di polmone e si ha la morte per eccessivo abbassamento della saturazione dell’ossigeno nel sangue.

TERAPIA 2 NEI PAZIENTI GRAVISSIMI

Quando i microtrombi hanno chiuso il circolo polmonare periferico, la situazione clinica diventa drammatica. Sono impediti il passaggio dell’ossigeno dagli alveoli polmonari ai capillari e l’eliminazione dell’anidride carbonica dai capillari agli alveoli polmonari. Ciò conduce ad un progressivo abbassamento della saturazione dell’ossigeno nel sangue ed al conseguente decesso del paziente.
L’unica possibilità terapeutica che rimane è collegare il paziente ad una macchina cuore polmone e provvedere all’ossigenazione del sangue mediante un ossigenatore a membrana. Questa terapia si può attuare per una durata di 12-24 ore.

Contemporaneamente all’ossigenazione del sangue, per rimuovere i coaguli dal circolo periferico e permettere al sangue di riprendere una normale circolazione, si può utilizzare l’inversione della direzione dei flussi nella circolazione polmonare associata alla somministrazione diretta dell’eparina nel circolo polmonare. Il flusso di sangue invertito spinge i piccoli coaguli verso l’esterno.

Questa tecnica è stata ideata ed applicata dal professor Salvatore Spagnolo per rimuovere i piccoli coaguli e l’aria a fine intervento di embolectomia polmonare e ha permesso di eliminare la causa principale dell’alta mortalità che si registrava negli interventi di embolectomia polmonare.

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Rieti, Nucleo Radiomobile dei Carabinieri: dal 1958 ai tempi del Covid sempre pronti a intervenire

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Tra i reparti dei Carabinieri che attraggono l’attenzione dei cittadini, anche dei più piccoli, vi è sicuramente il Radiomobile: nell’immaginario collettivo, sono le “gazzelle” a sfrecciare lungo le strade delle nostre città, pronte a intervenire dove qualcuno ha bisogno, dove si stanno commettendo reati o dove è necessario prestare soccorso a chi è in difficoltà.

Il Radiomobile nel capoluogo è inquadrato nella Compagnia Carabinieri di Rieti e, insieme a tutte le Stazioni limitrofe (Contigliano, Cantalice Monte Terminillo e Rocca Sinibalda), assicura il pronto intervento sulla città e sui comuni limitrofi 24 ore su 24.

Il primo Nucleo Radiomobile dell’Arma dei Carabinieri viene istituito nel 1958 sulla scia della positiva esperienza maturata con il Nucleo Motorizzato Squadriglie, dotato di veicoli muniti di apparati radio ed impiegato a fronteggiare al meglio il diffondersi di forme di brigantaggio e malavita nell’area della Barbagia in Sardegna.

L’esperienza venne, quindi, estesa via via nelle maggiori città italiane fino a tutti i capoluoghi di provincia ed a tutte le città sede di Comando Compagnia assumendo varie denominazioni e posto sotto il diretto comando di un ufficiale subalterno, con l’accrescimento dei compiti ed in particolare di quelli di polizia giudiziaria. I nuclei vennero quindi arricchiti anche con personale operante in abiti civili assumendo la denominazione di “Nucleo Operativo Radiomobile”. La componente investigativa è rimasta fino ad oggi ed è costituita da militari con spiccata attitudine alle attività investigative. 

Analogo servizio viene garantito nei rispettivi territori dai Nuclei Radiomobili delle due Compagnie Carabinieri della provincia, ovvero quella di Poggio Mirteto e quella di Cittaducale. Detti reparti assicurano il pronto intervento h24 su tutto il territorio dei rispettivi Comandi Compagnia.

La Sezione Radiomobile assolve a compiti di prevenzione e ricognizione, assicurando la vigilanza attenta ed ininterrotta di tutto il territorio di competenza del comando da cui dipende, il controllo della circolazione stradale, e garantendo il servizio di pronto intervento sotto il coordinamento della Centrale Operativa, nell’ambito del quale vengono eseguiti numerosi rilievi di incidenti stradali, anche mortali. Il tutto, nel pieno rispetto di quanto previsto dal Piano Coordinato di Controllo del Territorio elaborato dalla Prefettura e già attivo da diversi anni sul capoluogo, che divide la città di Rieti in due settori, attribuiti in alternanza alle due forze di polizia a competenza generale operanti nel capoluogo, al fine di evitare sovrapposizioni e garantire massima tempestività di intervento. A questi compiti “ordinari” si aggiungono anche compiti particolari come le scorte di sicurezza e viabilità a personalità, alle Bandiere e ad autocolonne militari.

Ma com’è cambiato il servizio del Nucleo Radiomobile dei Carabinieri con l’avvento del Covid 19?

I militari si sono ritrovati improvvisamente a dover far fronte, oltre ai quotidiani interventi, anche ad esigenze mai ipotizzate: si è dovuto provvedere a servizi di vigilanza mirati a verificare che non si realizzassero assembramenti nelle strade cittadine, che venissero rispettate le prescrizioni in relazione all’utilizzo di DPI. Non son mancati anche interventi conseguenti a richieste pervenute alla Centrale Operativa sull’utenza 112, che al momento dell’arrivo della pattuglia si è verificato essere solo una richiesta di aiuto e compagnia per scambiare quattro chiacchiere dopo giorni di isolamento.

I Nuclei Radiomobili sono composti da militari particolarmente capaci e addestrati anche per la guida in stato d’emergenza. I militari che ambiscono ad essere impiegati nel particolare incarico devono prima seguire e superare uno specifico corso, durante il quale sviluppano abilità e tecniche per la guida dei veicoli in dotazione anche in condizioni di emergenza. Sin dalla loro istituzione, infatti, i Nuclei Radiomobili sono stati dotati di auto e moto, particolarmente veloci: si ricordano le Alfa Romeo Giulia, Alfetta e 75. Tra le moto sono celebri le Moto Guzzi 850 e le BMW R850T. Proprio per la velocità dei mezzi in dotazione, da cui deriva la rapidità di intervento, trae origine lo scudetto distintivo del Nucleo Radiomobile che raffigura una gazzella che incrocia la Fiamma dei Carabinieri e sormonta una saetta, emblemi di forza, agilità e velocità. Da qui il nome di “Gazzelle” con cui vengono comunemente indicate le pattuglie dei Nuclei Radiomobili. Ultime giunte in servizio a Rieti le Ducati Multistrada 1260 CC da 160 CV”. Per la prima volta, sia sulla Giulietta sia sulla Ducati, sulle livree adesive rifrangenti, è stato introdotto il tricolore per la realizzazione del numero “112”.

Rispetto all’andamento ordinario del servizio dei Radiomobili, anche la natura dell’attività operativa è cambiata: nei giorni del lockdown sono aumentati gli interventi per liti in famiglia tra soggetti costretti ad una convivenza non gradita, per liti tra vicini di casa oltre a quelli per rumori molesti in orario notturno e quelli per atti di vandalismo fine a sé stessi (probabilmente dettati da rabbia interiore e frustrazione) soprattutto da parte dei più giovani. Insomma nell’ultimo periodo quella del Carabiniere è diventata ancor più professione sociale!

Da inizio anno sono state effettuate circa 1.500 pattuglie durante le quali sono stati identificati oltre 2.700 soggetti e controllati oltre 2.100 veicoli e rilevati oltre 100 incidenti stradali di cui 68 sul capoluogo

Ma se importantissimi sono gli interventi repressivi o di soccorso, non bisogna dimenticare l’ancor più fondamentale attività preventiva che viene svolta, vera anima del servizio dell’Arma. Un’attività che non lascia traccia nei riepiloghi statistici, ma che è determinante per la serenità dei cittadini: si pensi a tutto quello che poteva accadere e non è avvenuto perché in un certo momento e in un certo luogo una gazzella dei Carabinieri transitava silenziosa o a sirene spiegate.

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Economia e Finanza

Emesso francobollo dedicato al Museo nazionale delle arti: l’annullo primo giorno di emissione sarà disponibile presso lo Spazio Filatelia Roma

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E’ stato emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico un francobollo ordinario, su bozzetto a cura di Gaetano Ieluzzo, appartenente alla serie tematica “le Eccellenze del sapere” dedicato al MAXXI, Museo nazionale delle arti, del XXI secolo, nel 10°anniversario della fondazione, relativo al valore della tariffa B pari a 1,10€.

Il francobollo è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in rotocalcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente con una tiratura di quattrocentomila esemplari su foglio da quarantacinque esemplari

.La vignetta raffigura, un particolare dell’avveniristico edificio progettato dall’architetto Zaha Hadid che ospita a Roma, dal 2010, il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo. In alto è riprodotto il logo del Museo.

Completano il francobollo le leggende “10°Anniversario della Fondazione”, “Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo” la scritta “Italia” e l’indicazione tariffaria “B”.

L’annullo primo giorno di emissione sarà disponibile presso lo Spazio Filatelia Roma.

Il francobollo e i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettini illustrativi saranno disponibili presso gli Uffici Postali con sportello filatelico, gli “Spazio Filatelia” di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it.

Per l’occasione è stata realizzata anche una cartella filatelica in formato A4 a tre ante, contenente una quartina di francobolli, un francobollo singolo, una cartolina annullata e affrancata e una busta primo giorno di emissione al prezzo di 15€.

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Editoriali

L’Italia, una Repubblica ormai fondata sulle chat, sui click e sui like

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Il Paese è giunto a “un’inconoscibilità del reale, di cui ognuno può dare una propria interpretazione che può non coincidere con quella degli altri, un’impossibilità a conoscere la verità assoluta”. La citazione è stata presa dalla commedia di Luigi Pirandello: “Così è, se vi pare” e risulta molto efficace per descrivere la situazione dell’Italia attuale.

L’emergenza Covid-19 mette in evidenza quanto appena scritto e i tanti tecnici, infettivologi e virologi social ne sono di esempio. Il susseguirsi di DPCM rafforzano la citazione pirandelliana e i tanti show televisivi di approfondimento in materia coronavirus confermano il tutto ogni qualvolta è necessario.

Dai vari “luminari social” che a turno fanno passerella sulle reti tv ne emerge chiaramente che la scienza non è esatta. Tanti scienziati, con ognuno una sua propria interpretazione. Niente da fare. Così è, se vi pare.

Miti nazionali, vanto patrimonio di un popolo, con l’avvento del Covid-19 sono crollate quelle certezze secolari che si sono frantumate miseramente davanti al vergognoso “qui lo dico, qui lo nego” giornaliero dei tanti esperti, affermati professionisti e personaggi occupanti i vari posti chiave del bel Paese.

Magistratura, sanità e le istituzioni stanno dando il loro peggio davanti all’imprevedibile, mentre la corruzione e la mala amministrazione viene sempre a galla. Il mito della “sanità fior all’occhiello” è fallito penosamente e ospedali di grande fama hanno svelato tutti i loro scheletri nei vari armadi.

Conflitti tra Stato Centrale e Regioni, tra Regione ed i propri Comuni, sindaci che contestano i loro presidenti e i presidenti che contestano il ministro. Commissari in carica a loro insaputa, altri dimissionari e qualcuno rimosso. Mai così tante figure meschine. Tutto questo va avanti sul web, con un click, in un chat, e i salottini tv ne occupano le serate, mentre il Presidente del Consiglio rilascia la sua consueta conferenza stampa, ovviamente in diretta tv.

Oggi il Paese sta attraversando la sua peggiore crisi politica, sociale, economica, sanitaria e spirituale proprio nel mentre si trova orfano di un governo che sia all’altezza del suo compito.

A Montecitorio bivaccano politici di lungo corso insieme a quelli improvvisati dell’ultima ora, tutti sonnecchiando sulle comode poltrone, poltrone che al contribuente costano 14/16 mila euro mensili.

Tanti sconosciuti, tutti impacciati, s’inciampano mentre tartagliano e balbettano frasi incomprensibili persino a se stessi. Sono sordi ai lamenti che si levano dalle periferie, abbandonano le piazze e messo a riposo il cervello, con disinvoltura si affacciano sul web. Mandano messaggi sulla chat e non disdegnano porgere un like oppure un click. Alcuni di loro, anziché dibattere i problemi del paese in Parlamento, preferiscono partecipare al consueto chiacchiericcio dei salottini tv. Hanno un idea per ogni cosa, una soluzione per ogni problema. “Così è , se vi pare”.

Il Parlamento è chiuso per “restauro della democrazia” e tutti i dibattiti vengono trasferiti sul web.
La Giustizia è chiusa per lockdown, la Sanità è in terapia intensiva e la democrazia è smarrita nel dedalo della burocrazia.

A colazione come a pranzo, a merenda come a cena, giorni feriali come quelli festivi, su tutte le reti tv, corrispondenti mezze buste dei vari show, di approfondimento o di intrattenimento, leggono in un solo fiato la classifica giornaliera dei contagiati, dei ricoverati e dei decessi.

Se non fosse una cosa seria si direbbe di sentire leggere la lista della spesa, il fabbisogno giornaliero di una famiglia ecc, ecc. Che pena! Che strazio!

Si raccomanda di usare il telecomando con parsimonia. E’ fortemente consigliabile di tenere l’apparecchio, il più possibilmente, chiuso. Assistere a lungo a questi dibattiti televisivi potrebbe nuocere fortemente la salute mentale.

Una cosa conforta e rasserena i cittadini. Non potendo promettere nulla, il premier Conte indica agli italiani quale è la strada per rendere il Natale una festa più spirituale.

Intanto il 16 marzo 2020 sembra ormai lontano anni luce. Oggi a Napoli non si canta più dai balconi per non restare soli e non si sente più “Abbracciame più forte”. A Roma sono sciolti i flashmob e sono spente le torce sui balconi. Anche qui non si canta e non si balla sulle terrazze. Dalle finestre illuminate sono sparite le bandiere tricolore e nessuna voce intona più l’inno di Mameli o l’ Hallelujah.
Per strade e per vicoli, per piazze e per crocicchi è spento ogni rumore, ovunque regna il silenzio, serrande abbassate e sulle città cade un buio spettrale. La gente si barrica in casa, terrorizzata e depressa ma fiduciosa che questa nottata ha da passare. Tutti lo auguriamo aspettando un domani quando, si spera, un nuovo sole sorgerà.

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