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Terminator Resistance, in guerra contro Skynet

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Terminator Resistance è uno shooter single player in prima persona sviluppato da Teyon per Pc, Xbox One e Ps4. I diritti del gioco si basano esclusivamente sui primi due capitoli cinematografici della serie, proprio per tale motivo, almeno da un punto di vista “potenziale”, il titolo è tra le opere meglio riuscite nel proporre cosa è accaduto dopo il famoso Giorno del Giudizio. Il protagonista dell’avventura si chiama Jacob Rivers, un soldato della divisione Resistance Pacific. Nonostante Jacob sia solo un modesto soldato semplice, scoprirà presto di essere stato preso di mira specificamente da SKYNET, l’intelligenza artificiale nel pieno del suo programma di sterminio della razza umana. La trama di Terminator Resistance riesce a farsi discretamente apprezzare con molte soluzioni tipicamente cinematografiche anche per quanto riguarda il level design che invece in molti altri punti però risulta davvero essere poco curato per un titolo di attuale generazione. Ma andiamo ad esaminare la trama più da vicino. Come dicevamo: il mondo è finito, è stato tutto inutile, le testate nucleari hanno devastato le grandi metropoli riducendo la terra in un ammasso di rovine e di deserti desolati. Il povero John Connor, Sarah Connor e tutti coloro che si sono succeduti dopo questi iconici personaggi, non sono riusciti ad evitare la guerra tra uomini e macchine ribelli e i pochi sopravvissuti sono costretti a nascondersi per evitare lo sterminio totale. Anche in Terminator Resistance gli umani sono raggruppati in piccoli nuclei di resistenza e portano avanti una guerra che è ambientata esattamente trent’anni dopo Terminator 2: Il giorno del giudizio. Skynet sembra ormai avere il dominio assoluto, ma i leader della resistenza non si arrendono, e nelle loro fila abbiamo anche il protagonista Jacob Rivers. Proprio come in un film di Hollywood, Rivers è la recluta di turno che segue il gruppo della resistenza con un destino speciale tutto da scrivere. A rendere ancora più misterioso il cammino dell’eroe c’è poi l’Estraneo, un uomo misterioso che guiderà i giocaotori nella battaglia, rivelandosi uno scrigno di sapere su tutto ciò che riguarda la guerra scatenata dalle macchine. Nel corso della storia, viene data la possibilità di compiere delle scelte, che si limitano ad essere piccoli bivi narrativi che non fanno altro che sbloccare alcune scene extra, ma che fondamentalmente non cambiano l’evoluzione della storia. Uno degli aspetti implementati e coinvolti da queste scelte sono i rapporti con i vari protagonisti della storia e la conquista o meno della loro fiducia. Il grado di fiducia crescerà grazie al compimento di una serie di missioni secondarie, quasi tutte esonerate da specifici combattimenti, se non quelli emergenti con i vari ragni robot, o HK volanti o di terra, e volte alla ricerca di rifornimento, medicinali o informazioni sensibili.

A livello di gameplay Terminator: Resistance si presenta come uno sparatutto in prima persona senza tanti fronzoli, ma le dinamiche messe in opera dal team Teyon, lo fanno assomigliare per certi versi a un action-stealth dalle dinamiche piuttosto scarne. Nonostante la guerra scatenata da Skynet e lo scenario apocalittico costellato di macerie, infatti, sono rare le scene particolarmente concitate degli scontri a fuoco. Soprattutto nelle fasi iniziali, dove non avendo la disponibilità di armi sofisticate per abbattere i robot, bisogna cercare di farsi notare il meno possibile. Per fare ciò basterà nascondersi dietro i rottami delle autovetture, dietro dei muri, insomma mettersi al riparo dietro a qualsiasi elemento presente nello scenario per non farsi scoprire dai robot. Ovviamente, laddove si preferisca affrontare le macchine in scontri diretti, è sempre possibile imbracciare il fucile e sparare, ma optare per questo tipo di approccio risulta sempre essere pericoloso e, a parere nostro, meno divertente. In Terminator Resistance purtroppo è presente un gameplay davvero scarsamente calibrato in termini di sfida: si passa da un approccio stealth praticamente obbligato delle prime tre ore di gioco, a uno sparatutto quasi di natura arcade dove chi gioca è praticamente invincibile grazie alla dotazione del fucile al plasma. L’intelligenza artificiale dei Terminator, inoltre, non fa altro che rendere tutto più facile, poiché oltre a non individuare il protagonista nelle immediate vicinanze quando si nasconde, la loro offensiva è piuttosto bassa e inconsistente rispetto a quella di Rivers. Tutto questo è molto divertente all’inizio, ma andando avanti nella storia il livello di sfida è davvero molto basso e purtroppo il titolo si riduce a un’avventura semplice e dalle dinamiche piuttosto elementari. A rendere le cose ancora meno interessanti in questo Terminator Resistance ci pensa lo schema ridondante delle missioni, che mette in scena un percorso da seguire attraverso gli indicatori da raggiungere ingaggiando le macchine che ostacolano il cammino dell’eroe. Le aree da esplorare sono anche piuttosto limitate a dispetto dello scenario proposto in modo illusorio e fortemente limitato da rottami che mascherano barriere invisibili e in definitiva percorsi predeterminati. Il gioco prova a introdurre alcune meccaniche vincenti come il crafting con i tessuti, le armi e i pezzi di memoria di Skynet che si possono trovare nel corso dell’avventura. Questi comp0onenti permettono di aumentare il livello di Jacob e aumentare anche le capacità di scassinamento delle porte o di hacking dei dispositivi. Per quanto riguarda il potenziamento delle armi, Rivers è protagonista di un ulteriore minigioco, dove dovrà far combaciare una serie di chip per implementare la potenza di fuoco o la precisione. Si tratta di espedienti sicuramente non originali, ma che almeno riescono a donare un pizzico di varietà all’eccessiva linearità delle missioni.

A livello grafico Terminator Resistance offre un comparto sicuramente gradevole, ma comunque sotto la media, con scenari ben realizzati, ma con pochi elementi e spesso troppo ripetuti. Inoltre, i modelli utilizzati sembrano rifarsi almeno alla scorsa generazione, troppo scarni di particolari e piuttosto rigidi nei movimenti. Inoltre i colpi sparati che non si capisce bene dove vadano a segno e una scarsa varietà dei nemici, rendono l’esperienza di gioco davvero poco soddisfacente. Dal punto di vista sonoro fortunatamente le cose sono decisamente migliori grazie a un buon doppiaggio in italiano ed effetti sonori per gli spari e le esplosioni di buon livello, ma a rendere il comparto audio davvero notevole ci pensano i motivi musicali, che offrono alcuni rimandi al tema originale del film. Tirando le somme, questo Terminator Resistance si presenta come un titolo che può essere apprezzato solo dai veri fan di Terminator o dai giocatori più giovani. Diciamo questo in quanto l’estrema facilità di gioco, la povertà di dettagli e particolari, l’IS dei nemici veramente ridicola e un gameplay davvero troppo elementare potrebbero far storcere il naso a chi si aspetta qualcosa davvero in grado di stupire. A nostro avviso il lavoro del team Teyon non rende giustizia al potenziale che il brand racchiude. Tutto (musiche a parte) poteva esser fatto meglio, ma purtroppo il risultato finale è un titolo poco coinvolgente e che sembra sviluppato in tutta fretta. Il nostro consiglio? Se proprio volete acquistarlo provatelo o almeno documentatevi su YouTube.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 6

Sonoro: 8,5

Gameplay: 6

Longevità: 6

VOTO FINALE: 6,5

Francesco Pellegrino Lise

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Doom Eternal, il re degli sparatutto è tornato

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Doom Eternal arriva finalmente su Xbox One, Ps4 e Pc. Fan di vecchia data e le nuove generazioni di gamers possono finalmente mettere le mani sul nuovo capitolo del titolo che ha dato vita al genere sparatutto in prima persona nel lontano 1993. Dopo il rilancio in pompa magna di Doom, avvenuto quattro anni fa, Id Software è tornata sul glorioso franchise per dare seguito al successo raccolto dal riuscito reboot, rendendo ancora più brutale un sistema di gioco che appariva già estremo e aggressivo. Se Doom era una carica senza freni nelle viscere dell’inferno, Doom Eternal è un treno in fiamme lanciato a tutta velocità che sfreccia contro un pianetta fatto di esplosivi. Esagerato, frenetico, brillantemente violento e galvanizzante, questo seguito dimostra quanto il genere stesso si sia spinto verso nuove vette di eccellenza, superando in ogni aspetto il validissimo prequel di quattro anni fa. Doom Eternal è ambientato otto mesi dopo il capitolo precedente, con le forze demoniache che hanno ormai conquistato oltre la metà del pianeta Terra e hanno quasi del tutto soggiogato la specie umana. Per tentare di invertire la tendenza, ripristinare gli equilibri e scacciare l’orda impazzita di demoni, il Doom Slayer ritorna col compito di colpire il cuore dell’inferno, sgominando e uccidendo i tre gran sacerdoti. Benché da Doom Eternal, come generalmente da ogni Doom, non ci si aspettasse chissà quali qualità narrative, bisogna dire che anche da questo punto di vista ci sono stati degli importanti passi in avanti. La storia rimane però il punto più debole della produzione, soprattutto considerando quanto la serie non riesca ancora a distaccarsi dai grandi cliché che si porta dietro fin dagli albori. Doom Eternal, oltretutto, fa l’errore di condensare tutte le informazioni più importanti nella fase finale, gettandovi letteralmente addosso una discreta quantità di file di testo che pongono la lente d’ingrandimento sugli elementi più rilevanti. Uno dei pregi della nuova produzione Id Software è che fa evolvere il concept basico del reboot estremizzandone la frenesia, la tecnica, la precisione dei comandi richiesta e la qualità globale, inserendo meccaniche che spingono il giocatore alla pura esaltazione dei sensi. In un tripudio di esplosioni, massacri spietati, tempeste di frattaglie e sangue, e un continuo carnaio di demoni capace di far impallidire i concetti stessi di morte e genocidio, Doom Eternal diventa il nuovo termine di paragone per gli FPS con impostazione “vecchia scuola”. A tal proposito, la maggiore velocità di movimento del Doom Slayer e dei nemici, assieme alla possibilità di eseguire un doppio scatto, amplia notevolmente la mobilità globale, finalizzata a manovre il più possibile rapide e con ristretti margini di errore. Tutto questo esalta un gameplay già ben rodato che diventa una vera e propria gioia per chi sta dinanzi lo schermo.

Approfondendo proprio il lato gameplay, molto interessante è il sistema di progressione del personaggio. Scegliere opportunamente in cosa specializzarsi progredendo nella storia farà la differenza in molteplici occasioni, anche se una volta giunti alle fasi finali il personaggio avrà raggiunto comunque il massimo delle sue potenzialità, a patto naturalmente che si giochi con lo scopo di ricercare tutti i potenziamenti. Per quanto riguarda invece l’evoluzione delle armi, nel corso delle missioni ci sono dei piccoli droni nascosti che portano con sé delle mod di potenziamento. Una volta trovati, sta al giocatore scegliere per quale arma e quale potenziamento sbloccare. Questi sono di diversa natura, come un mirino di precisione per il fucile pesante, che lo trasforma in un fucile da cecchino quando si mira, o una mod per il fucile a pompa che gli permette di sparare delle piccole granate. Alcune di queste modifiche consentono di abbattere rapidamente dei nemici specifici: con il fucile a pompa si potrà ad esempio sparare delle granate in bocca ai “Cacodemoni” ed eseguire subito un’uccisione epica, oppure utilizzare il fucile pesante e la modifica di precisione per distruggere più semplicemente gli armamenti in nemici come il Mancubus o il Revenant. Oltre a ciò, ogni mod si può ulteriormente potenziare utilizzando i punti battaglia, ottenibili uccidendo nemici e completando delle sfide particolari durante le missioni. Quando anche tutti i potenziamenti di una data mod saranno sbloccati, si avrà accesso a una sfida maestria, che richiederà di eseguire più volte una precisa azione e che sbloccherà così un ultimo bonus per quella modifica. Immancabile la classica motosega, compagna del Doom Slayer da sempre e perfetta per squarciare i demoni. Per quanto riguarda l’armatura la gestione è più semplice. Sempre durante le missioni si possono trovare dei gettoni armatura, che si possono spendere nell’apposito menù per comprare dei potenziamenti, raggruppati in cinque categorie: ambiente, fondamentali, lanciafiamme, granate a frammentazione e bombe congelanti. Sebbene queste abilità siano meno impattanti delle modifiche delle armi, riescono comunque a fornire un significativo supporto negli scontri. Ci sono poi i cristalli delle sentinelle, anch’essi nascosti, che servono a potenziare le statistiche quali la salute, la corazza o il numero massimo di munizioni trasportabili. Sbloccando i potenzialmente in coppie precise, si possono ottenere ulteriori bonus che potenziano il nostro personaggio e che migliorano il Getto Infuocato e il Pugno di Sangue, un’altra novità di Doom Eternal, che consiste in un pugno potenziato in grado di danneggiare tutti i nemici nelle vicinanze o di spaccare rapidamente le corazze di nemici pesanti come il Cybermancubus. Le rune infine, in tutto nove, rappresentano un ulteriore sussidio al giocatore migliorandone alcune abilità o aggiungendone di nuove. Consentono ad esempio di eseguire le uccisioni epiche più rapidamente, generare salute dalle uccisioni con il Pugno di Sangue o sopravvivere occasionalmente a un colpo mortale. Esse non avranno bisogno di alcun potenziamento e se ne possono equipaggiare fino a un massimo di tre. Il titolo, durante la nostra prova si è dimostrato un prodotto adatto anche a quei giocatori che cercano una vera e propria sfida, infatti, aumentando la difficoltà, Doom Eternal si rivela davvero proibitivo, toccando picchi di estremizzazione in cui anche agendo pressoché alla perfezione si può finire per essere sopraffatti in pochi istanti. Non bastassero già i demoni introdotti nel reboot, nel titolo fanno il loro debutto avversari come il doom hunter, bestione coriaceo e in grado di muoversi con grande rapidità su un carrello a ruote, e il razziatore, un nemico che vi ossessionerà e vi farà urlare di rabbia poiché vulnerabile solo durante brevi finestre in cui sta per attaccare.

Doom Eternal si fregia anche di una divertente modalità multigiocatore, chiamata Battle Mode. Questa coinvolge gli utenti in intensi scontri uno contro due, schierando il DOOM Slayer contro una coppia di abomini demoniaci. Uno scontro solo apparentemente impari, dato che il Marine può contare su una resilienza di base ben maggiore rispetto a quella dei suoi avversari, sostenuta dalle nuove meccaniche di “caccia alle risorse” inserite da id Software nella ricetta ludica di questo nuovo capitolo della saga. Meccaniche di autosostentamento valorizzate da un arsenale al gran completo, comprensivo di tutti i moduli secondari disponibili per ciascuna delle bocche da fuoco. Dall’altra parte della barricata, ognuno dei cinque demoni inclusi nella selezione iniziale è dotato di specifiche capacità di movimento, attacco e difesa, in sostanza quelle viste all’opera sui campi di battaglia della campagna principale. Ogni partita si svolge al meglio dei 5 round in arene di dimensioni contenute, caratterizzate da un design intelligente che offre a entrambi gli schieramenti una buona gamma di opportunità tattiche per il raggiungimento di un unico obiettivo: annientare il nemico. Per ottenere la vittoria è dunque necessario mantenersi in continuo movimento, cercando di sfruttare al meglio le caratteristiche dello scenario (teletrasporti, piattaforme di salto, barriere, ecc.) e utilizzando ogni pezzo d’armamentario per infliggere danni ai avversari, senza dimenticare di trarre il massimo dalle nuove routine “puzzle combat” di Doom Eternal per mantenere salute e armatura a livelli ottimali. In giro per la mappa non mancheranno infatti demoni minori da convertire brutalmente in risorse per la sopravvivenza dello Slayer, che dovrà inoltre gestire saggiamente i suoi sforzi bellici per soddisfare senza sforzo una condizione chiave per il suo trionfo: entrambi i contendenti dovranno morire entro un massimo di 20 secondi l’uno dall’altro, onde evitare che quello abbattuto ritorni in vita (con metà della salute). Il modo migliore per raggiungere lo scopo è quindi dosare in maniera assennata il danno inflitto a ognuno dei demoni, al fine di ridurre al minimo i tempi tra un’uccisione e la successiva, e conquistare così la vittoria del round. Dinamiche che, esattamente come avviene nella modalità principale, richiedono abilità, sangue freddo e grande consapevolezza situazionale, da sfruttare per comporre alla velocità della luce strategie con un buon equilibrio tra rischio ed efficacia offensiva. Sul fronte opposto, la priorità numero uno è mantenere un ottimo controllo del terreno di scontro, in modo da ostacolare la corsa del nemico con ogni mezzo possibile, costringendolo a incassare più colpi di quanto non sia in grado di sopportare. A questo scopo, oltre al proprio assortimento di poteri unici, ogni demone può infatti scegliere tra due set di azioni tattiche, con abilità che permettono di evocare sul campo di battaglia alleati, creare pericoli ambientali aggiuntivi, o attivare vantaggi di vario genere. Tutte queste build includono inoltre un comando che impedisce al Doomguy di raccogliere risorse aggiuntive per 3 secondi, ottimo per limitare le facoltà rigenerative del nemico in vista del colpo fatale. Va da sé che ciascuna di queste capacità ha tempi di cooldown coerenti con la sua efficacia, comprese quelle che compongono la dotazione principale dei cinque demoni. Insomma, una modalità semplice, frenetica, ma nello stesso tempo densa di meccaniche profonde e interessanti.

Per quanto riguarda la grafica, nonostante a livello estetico la versione di riferimento sia senza alcun dubbio quella PC, nella sua versione console Doom Eternal non se la cava affatto male. Abbiamo provato il gioco su Xbox One X, dove con i suoi 60 fotogrammi al secondo, fissi, ha saputo mantenere alto il ritmo dell’azione, senza nemmeno un calo riscontrato nelle sedici ore circa richieste per completare la campagna. Durata che tra l’altro aumenta leggermente se si vuole puntare a un completamento al 100%. In ogni caso l’attuale generazione di console invece si difende particolarmente bene. Su PS4 Pro e Xbox One X il gioco è riprodotto a 60 fps praticamente granitici e in upscaling in 4K. PS4 Pro spinge fino a 1440p (per poi upscalare), mentre Xbox One X addirittura a 1800p. Su PS4 classica il gioco gira a 1080p a 60 fps, mentre Xbox One e One S a 900p (upscalato fino a 1080p) sempre a 60 fps. Tutte le versioni, tranne quella per Xbox One classica, supportano anche l’HDR. Tutto questo elenco per dire che anche stavolta Bethesda ha svolto un gran bel lavoro per quanto riguarda il port per console. Sessanta fps per un gioco del genere sono veramente il minimo sindacale, e non era poi così scontato visto l’utilizzo di un nuovo motore grafico, l’id Tech 7, ancora più ricco di effetti. All’ultimo posto, ma non per importanza, parliamo del comparto sonoro. Al di la del sound design di armi, ambienti e nemici che funziona egregiamente, è la colonna sonora a meritare il maggior elogio. Se si è amanti del metal sarà difficile non apprezzare ciò che id Software ha portato in Doom Eternal, tracce sonore davvero esaltanti che galvanizzano non di poco tutti i vari combattimenti. Mick Gordon, compositore ufficiale, è riuscito nell’intento di portare l’essenza del brand in versione musicale. Un vero e proprio piacere per le orecchie di chi gioca. Tirando le somme Doom Eternal è un vero è proprio capolavoro. Difficilmente era possibile far meglio. Il gioco id Software e Bethesda convince e stupisce dall’inizio alla fine, offrendo al giocatore decine di ore di massacri continui, evolvendo il precedente capitolo in un prodotto praticamente quasi perfetto, dove gameplay, level design, colonna sonora si uniscono in un connubio qualitativo sorprendente. Doom Eternal è un’autentica esperienza d’intrattenimento che punta tutto sull’azione cruda, violenta, frenetica e semplicemente esagerata che il gioco mette davanti, facendo immergere i giocatori in uno stile anni 90 evoluto e mai veramente dimenticato. Il re degli FPS è tornato, lunga vita al re.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9,5

Sonoro: 10

Gameplay: 9,5

Longevità: 9

VOTO FINALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

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Xiaomi Mi 10, il nuovo smartphone di fascia alta arriva in tre versioni

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Xiaomi ha svelato, via Facebook, un’ampia gamma di nuovi prodotti, fra smartphone e altri dispositivi “intelligenti”, che saranno destinati anche al mercato tricolore. Gli smartphone sono i modelli Mi 10, Mi 10 Pro e Mi 10 Lite 5G, posizionati tutti nella fascia alta o altissima del mercato; gli altri dispositivi sono 2 router, un purificatore d’aria, un paio di cuffie wireless e soprattutto la Mi Tv 4S 65”, uno dei televisori che Il Secolo XIX aveva visto in anteprima a novembre 2019. Per quanto riguarda i telefonini: il Mi 10 e il Mi 10 Pro sono caratterizzati da un design 3d curvo davanti e dietro, con bordi lisci e sagomati, entrambi con Gorilla Glass 5 sulla parte anteriore e posteriore. Per tutti e due, il display è un amoled curvo “edge-to-edge” da 6.67 pollici a 90Hz e il processore è lo “Snapdragon 865 5G” di Qualcomm, con velocità di clock sino a 2,84 Ghz; differisce leggermente la capacità della batteria: 4500 mAh per il Mi 10 Pro e 4780 per il Mi 10. Quanto al comparto fotografico, tutti e due gli smartphone hanno il sensore da 108 megapixel che aveva debuttato sul Mi Note 10, cui il Mi 10 Pro abbina due teleobiettivi e una lente ultra-grandangolare e Mi 10 abbina una lente ultra-grandangolare e altri due obiettivi, di cui uno “macro”. Viste le caratteristiche da dispositivi di fascia alta, i prezzi non sono esattamente convenienti e segnano l’avvicinamento del marchio Xiaomi alla fatidica “quota 1000” (euro): a partire dal 7 aprile, il Mi 10 Pro è disponibile in Italia in bianco o grigio al prezzo di 999,99 euro (versione 8-256); il Mi 10, in verde o grigio, si può avere nelle versioni 8-128 oppure 8-256, rispettivamente al prezzo di 799,99 oppure 899,99 euro. L’azienda cinese ha fatto sapere che le vendite di entrambi partiranno online su Xiaomi Italia e su Mi Store Italia, oltre che su Amazon e sui siti delle principali catene di distribuzione; successivamente, saranno presenti anche in tutti i negozi presenti sul territorio italiano. Chi deciderà di pre-ordinare online i dispositivi (sino al 6 aprile) avrà in regalo le nuove cuffie Mi True Wireless Earphones 2 con l’acquisto di un Mi 10 e il Mi Smart Sensor Set (l’avevamo provato qui) con Mi 10 Pro. Fra gli altri prodotti presentati dall’azienda asiatica, entro fine giugno sarà disponibile in Italia la Mi Tv 4S 65”, un televisore smart con tecnologia 4k e Hdr10+, con già installate app come Netflix, YouTube e Prime Video e altre scaricabili dal Play Store di Google. L’apparecchio costerà 649,99 euro, ma nella prima settimana di commercializzazione basterà aggiungerne altri 50 per portarsi a casa anche un “pacco regalo” con dentro il nuovo Mi Air Purifier 3H, il router Mi AIoT AC2350 e il Mi Led Smart Bulb.

F.P.L.

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Warlords of New York, The Division 2 si espande

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Warlords of New York è la nuova espansione che amplia l’universo di The Division 2 (qui potete leggere la nostra recensione).  Quello che serviva alla produzione Ubisoft, dopo aver vagato nel nord-est americano, era un nuovo punto d’approdo e un po’ d’ordine nell’organizzazione delle attività. Soprattutto, serviva un motivo concreto per rispondere alla chiamata della Divisione ancora una volta e nuova linfa vitale a un end-game non proprio brillante. Warlords of New York prova a rispondere a tutti questi bisogni, e lo fa giocandosi una carta importante, quello del ritorno a casa, perché Manhattan, per tutti gli agenti, rappresenta l’inizio del viaggio in quanto, per chi non lo sapesse, la Grande Mela è stato il teatro degli scontri vissuti nel primissimo capitolo della serie The Division. In questa versione 2.0 di New York, la neve ha lasciato spazio all’erba incolta, a un’infinità di depositi di rifiuti abbandonati a margine delle strade che accompagnano ogni pattugliamento lungo le vie della metropoli. La città nella versione proposta da Warlords of New York è bella da vedere, bellissima da vivere, ma soprattutto mantiene un fascino innegabile forse figlio dei ricordi dei primi momenti di The Division, eppure dopo pochi minuti si capisce che le sensazioni non sono eredità del passato, ma emblema del presente. La conformazione topografica cittadina permette di giocare con l’illuminazione tra i palazzi, con i riflessi tra i resti delle macchine oppure con i rumori tra un vicolo e l’altro di qualche gruppo di nemici. Nella sua desolazione, New York è viva, piena di personalità più di quanta ne avesse Washington nella sua immensa storia e cultura tra musei e monumenti.  Tra un raggio di sole e l’altro però, New York mostra il suo lato tetro, putrido, marcio: i Rikers e i Purificatori presidiano le zone e le passeggiate innevate del primo capitolo hanno lasciato il passo a momenti concitati ricchi d’azione. New York è casa certo, ma una casa che è stata abbandonata da tempo e che non è più la stessa di prima.

Il pretesto di un nuovo inizio a Manhattan è dunque il modo perfetto per introdurre indistintamente tra novizi e veterani il nuovo sistema di endgame e di sviluppo narrativo che da qui al futuro condurrà gli anni di supporto del titolo. L’ambientazione è però anche fulcro della narrativa di Warlords of New York, la città è infatti divisa in quattro zone differenti, ognuna dedicata a un agente rogue (i Warlords appunto) che bisognerà prima scovare e poi affrontare in una caccia all’uomo che condurrà i giocatori nelle braccia del caro e vecchio Aaron Keener. Il capitolo finale della trama legata a Aaron Keener è gestito in maniera sapiente proprio grazie alle possibilità offerte da New York e dai suoi quartieri così caratteristici. Ogni Warlords ha poi una peculiarità ben definita che sfrutta appieno all’interno di uno scenario ad hoc e riesce a creare diversi momenti memorabili. Purtroppo però, questi frangenti risultano localizzati solo nella parte finale di ogni sezione con gli agenti traditori, ovvero le missioni che conducono agli scontri. Ogni fase preliminare, invece, soffre di una certa mancanza di pathos che purtroppo in titoli di questo genere può sopraggiungere. Dopo aver provato e ultimato Warlords of New York, quello che possiamo dire è che la storia gode di una trama pensata in maniera sapiente nei suoi punti chiave, ma che sì perde ogni tanto nella messa in pratica, a causa di un sistema, quello dei documenti narrativi in-game, che ad oggi è forse troppo frastagliato e poco intuitivo. Gli approfondimenti sulle figure dei Warlords ci sono, ma potranno risultare ai giocatori meno attenti e più “frettolosi” più un’aggiunta opzionale e completamente di contorno essendo legata alle registrazioni e agli ECHO. A trarre vantaggio da questa situazione è proprio la figura di Keener che ad oggi forse è una delle meglio riuscite di tutto il franchise di The Division. Per quanto riguarda la giocabilità vera e propria, il Level Cap è stato incrementato di dieci punti e dunque la campagna da circa otto ore permetterà di passare dal livello 30 al livello 40 senza difficoltà, sia che si scelga di portar dietro il proprio personaggio, sia che si decida di iniziare direttamente la nuova campagna con un personaggio predefinito che partirà dal livello 30. La trama ha poi l’obiettivo di far conquistare quattro nuove abilità, ottenibili ovviamente dai quattro Warlords. Queste abilità, di cui non parleremo per evitare spoiler, vanno a inserirsi pienamente nella rivalutazione dell’ecosistema di loot e di progressione che adesso permette una maggiore varietà in termini di specializzazioni. La progressione dal livello 30 al livello 40 risulta invariata, si guadagna EXP, si cerca loot di rarità ed efficacia sempre maggiore e si raggiunge il cap. Qui però tutto cambia e i giocatori possono decidere di concentrarsi su diversi aspetti scegliendo dunque tra build finalmente efficaci grazie ad armi e armature scelte al fine di massimizzare le statistiche e abilità elevate a livelli di danno al nemico.

Chiaramente, in tutto questo resta presente la superiore supremazia dell’equipaggiamento esotico, ma ovviamente si tratta di eccezioni elitarie da inserire in un contesto che ora assume un contorno strategico decisamente più marcato. Infine i livelli SHADE, introdotti in maniera intelligente e contestualizzata, servono da ulteriore mezzo di specializzazione visto che permetteranno di spendere ulteriori punti extra per potenziare le abilità e dare una profondità maggiore alle specializzazioni. Un’altra novità lanciata con Warlords of New York è l’introduzione di eventi stagionali con una progressione free (che fornisce armi ed armature di alto livello) e una a pagamento (principalmente skins e casse di materiali), modello questo assai simile a quello implementato da Destiny 2 o Modern Warfare. Ogni evento stagionale è legato ad una serie di nuovi bersagli da eliminare (nessuno spoiler, non preoccupatevi). Questi obbiettivi non saranno tutti disponibili da subito ma subiranno una rotazione settimanale, per tenere incollati i giocatori su Division 2. Tirando le somme, Warlords of New York è un’espansione incredibile, dal punto di vista concettuale, tecnico e narrativo. La completa ristrutturazione delle meccaniche del gioco, le nuove aree e in generale il senso di realismo che colpisce il giocatore come un raggio di sole a mezzo giorno in pieno agosto, rendono questo titolo il miglior looter shooter in circolazione. Se avete amato The Division 2, ma anche se vi ha lasciato perplessi, quest’espansione merita di essere giocata in quanto eleva il titolo verso nuovi standard, migliorandolo sotto diversi aspetti e arricchendo la trama con personaggi interessanti e spunti intelligenti. Insomma, il dlc del videogame targato Ubisoft è un vero e proprio spettacolo.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 9

Gameplay: 9,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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