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Roma

Terremoto: smantellate le tendopoli dalle zone colpite

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Nella notte una scossa di terremoto di magnitudo 3.8 ha colpito la provincia di Perugia alle ore 22.03 ad una profondità di 11km, interessando i comuni di Norcia, Accumuli e Arquata del Tronto

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di Angelo Barraco
 
Roma – E’ stato completato lo smantellamento delle tendopoli di Acquasanta ed entro il fine settimana è previsto lo smantellamento delle tendopoli di Pescara del Tronto, Colle e Pretare. A Parco Rio vi erano circa trenta tende per trecento persone che non potevano far rientro nelle loro abitazioni. Allo stato attuale vi sono soltanto le tende della Protezione Civile poiché gli sfollati sono strati trasferiti nelle strutture ricettive, come il ristorante “Terme” e il monastero di Valledacqua, altri invece hanno optato per altre sistemazioni. Le lezioni al momento si svolgono nella tendo scuola montata ad Arli ma è prevista la realizzazione di una scuola nella frazione Centrale. Entro il weekend è previsto lo smantellamento delle tendopoli ad Arquata ed entro dieci giorni anche il Campo di Borgo. In merito ai primi sopralluoghi il Comune di Arquata ha comunicato –riporta IlRestodelCarlino- “Abbiamo ricevuto oltre 2.500 richieste. Per il momento siamo riusciti a verificare lo stato di circa 700 edifici. Non si tratta solo di case, ma anche di rimesse, garage, aziende e altri tipi di fabbricati. Circa il 40 per cento di queste strutture nelle quali si sono svolti i sopralluoghi, comunque, è stato considerato agibile. Si tratta, indubbiamente, di un buon risultato. Il nostro obiettivo è quello di completare i controlli nel giro di pochi giorni, per consentire al maggior numero di sfollati di poter rientrare a casa o, in alternativa, di poter alloggiare in altri luoghi sicuri. La verità è che alcune persone, a seguito delle ultime scosse di terremoto, preferiscono restare ancora in tenda perchè, in questo modo, si sentono maggiormente protette. Comunque entro la fine del mese le tende non ci saranno più». Nei primi giorni di settembre si era già parlato di uno rapido smantellamento delle tendopoli e a farlo era stato Fabrizio Curcio, Capo della Protezione Civile “Dobbiamo chiudere le aree attendate il prima possibile, già dalla prossima settimana il meteo cambierà, il clima rischia di diventare più rigido, dobbiamo spostare subito le categorie di persone più fragili”. Il Commissario Vasco Errani aveva aggiunto inoltre “Dobbiamo rispettare l'identità di questi luoghi, quindi ogni soluzione come le casette è temporanea per gestire la ricostruzione. Qui nelle Marche abbiamo aree di pregio, il Parco dei Sibillini, un'economia da rilanciare, la qualità e la bellezza di questi luoghi”. Un rispetto dei luoghi sottolineato anche da Renzo Piano, ma la natura non ha pietà e non guarda in faccia nessuno e questa notte, come un pugno in faccia, un terremoto di magnitudo 3.8 ha colpito la provincia di Perugia alle ore 22.03 ad una profondità di 11km, interessando i comuni di Norcia, Accumuli e Arquata del Tronto. Un incubo che ritorna come un boomerang e che fa paura. A distanza di 15 km sono stati colpiti Cascia, Montegallo, Castelsantangelo sul Nera, Cittareale, Amatrice, Preci, Acquasante Terme, Montemonaco. Ogni mattina intanto suona la campanella nella frazione di Villa San Cipriano ad Amatrice e 170 alunni, dai 3 ai 18, tornano sui banchi di scuola nella struttura provvisoria allestita in tempo record per garantire loro il diritto allo studio. Una scuola provvisoria messa su dal nulla, in una settimana dalla Protezione Civile che in questi giorni difficili sta coccolando e garantendo il massimo agli sfollati. Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini si è espressa in questi toni “Sono commossa e felice. Ripartiamo da questa bellissima scuola. Ringrazio chi si è speso per produrre in pochi giorni un mezzo miracolo. È stato fatto un lavoro straordinario  il nostro impegno parte da oggi per fare in modo che questa scuola sia la vostra casa e il simbolo della speranza, della voglia di ripartire e di vincere la paura. È un primo passo da oggi parte anche il lavoro più lungo, quello del commissario Vasco Errani. Amatrice riavrà tutto quello che ha perso”. 
 
Era il 28 agosto, quando una scossa di terremoto di magnitudo 4.4 colpisce il Centro Italia, radendo al suolo intere città, trasformando le solide case di cemento in tombe a cielo aperto per circa 300 persone e costringendo un numero copioso di sopravvissuti a vivere all’interno di tende nell’attesa di una sistemazione definitiva. Tante le lacrime versate da parte di chi ha perso tutto sotto quella che una volta era la vetrina dei ricordi e degli affetti e adesso si è trasformata in un groviglio di cemento, lamiere e fango. Ricordi che riaffiorano nella mente di chi guarda quelle strade sporche e sommerse dai detriti da lontano, pensando a come fossero piene di vita e ricche di storia e tradizioni fino a pochi mesi prima, ragion per cui molti degli sfollati non vogliono lasciare le zone colpire dal sisma ma sono determinati nel voler vedere rifiorire quegli scorci che hanno fatto la storia d’Italia. Tra i cumuli e i detriti sono rimasti degli edifici ancora in piedi, precisamente quelle che erano una volta delle attività commerciali. Vinicio Bizzoni è il proprietario di un’officina in piazza Sagnotti ad Amatrice e costruiva infissi. Ogni mattina attraversa i cumuli di macerie e apre la sua attività, con la voglia di ricominciare lentamente una vita normale malgrado la situazione circostante e l’animo dei cittadini sia dilaniato. Bizzoni non sa come sarà il suo futuro perché adesso tutto è cambiato, ma ha fiducia e vuole continuare a lavorare “se no che me magno?”. Tutti vogliono continuare a vivere e c’è chi ha riaperto anche le attività commerciali. “Io non voglio andare via, siamo cinque soci, 8 famiglie, 15 persone in tutto con figli da 3 a 30 anni. Vogliamo ricostruire e continuare a lavorare qui, questo posto ha delle potenzialità grandissime, che la politica non ha mai capito. Ma devono aiutarci” dice un cittadino, un’altra invece “Sono una commerciante da 20 anni, se riparte l'economia riparte tutto il territorio. Bisogna fare in modo di tenere qui le famiglie ma è dura, più passano i giorni e più ci si rende conto di aver perso tutto, i sacrifici di una vita svaniti in un attimo. Abbiamo bisogno di una mano. Vera”. 

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Roma

Roma, accerchiano un anziano per rubargli il portafoglio: arrestate due persone

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ROMA – I Carabinieri della Stazione Madonna del Riposo hanno arrestato due persone per il reato di rapina. Si tratta di un cittadino del Senegal di 48 anni e uno del Mali di 39.

I militari, in transito in via Boccea, arrivati all’altezza di via de Camillis, hanno notato i due, entrambi già noti alle forze dell’ordine, mentre accerchiavano un anziano.

Intervenuti nell’immediato, i militari hanno appurato che il 48enne impediva la vittima, un 77enne romano, di continuare la sua passeggiata a piedi ostruendogli la strada, mentre il complice tentava di asportargli il portafogli, che custodiva all’interno della tasca destra del cappotto.

Per i due sono scattate le manette e sono stati accompagnati in caserma, dove saranno trattenuti in attesa del rito direttissimo.

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Castelli Romani

Lanuvio, morti in casa di riposo. Burattini (Anchise): “Più trasparenza nella gestione di queste strutture. Ora basta!”

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Critica la nota che arriva da Antonio Burattini, presidente di “Anchise” – Comitato Nazionale Famiglie Rsa Rsd Sanità sulla tragedia successa a Lanuvio in una casa di riposo dove cinque ospiti sono deceduti e altri sette sono gravi per un’intossicazione da monossido di carbonio. Ospiti e operatori, inoltre erano risultati positivi al Covid e stavano per essere trasferiti.

“Ancora una volta – dice Antonio Burattini – ci troviamo a mettere in evidenza l’ennesimo tragico evento accaduto in una struttura per anziani, con persone in difficoltà, che siano disabili, non autosufficienti o
soltanto anziani.
Altri 5 anziani morti ingiustamente! Si parla di fuga di monossido di carbonio che ha ucciso
anziani, quindi forse poco meritevoli di attenzione! Altre 7 persone ( 5 anziani e 2
operatori) sono stati ricoverati in vari ospedali.
Molti familiari hanno addirittura appreso la notizia soltanto dal telegiornale. La Procura
della Repubblica deve indagare e a noi il dovere di pretendere subito risposte! Adesso
basta!
A quante stragi ancora dobbiamo assistere perché qualcuno si interessi veramente della
questione? Sia nella gestione della pandemia da Covid 19, sia in altre situazioni come
quella accaduta a Lanuvio, c’è la dimostrazione di una grave carenza e poca trasparenza
sulla gestione, a tutto tondo, di queste strutture.
Per ogni struttura deve essere evidenziato in modo chiaro e reso pubblico il numero di
Medici, Infermieri, Operatori Socio Sanitario, ecc. che devono esser e presenti nei vari
turni di lavoro, con riferimento al numero di ospiti, pianificazione dei rischi all’interno, dei
piani di sicurezza aggiornati, della formazione continua del personale certificata da enti
terzi e non ultimo della sicurezza strutturale e manutentiva!
Chiediamo alle ASL queste verifiche, in quanto ci risultano essere di loro competenza e di
rendere pubblica e trasparente la gestione delle stesse
Questo ci riporta sempre alla constatazione che le strutture adibite a ricovero di persone
non autosufficienti in generale, necessitano di una profonda riforma, sul sistema oggi in
essere dei controlli da parte delle Istituzioni preposte.
Sia nella gestione della pandemia da Covid 19, sia in altre situazioni come quella accaduta
a Lunuvio, c’è la dimostrazione di una carenza e a volte superficialità nei controlli sulla
sicurezza.
Chiediamo al Presidente della Regione Lazio On. Zingaretti e all’Ass. alla Sanità On.
D’Amato, un incontro urgente per aprire un confronto sulle tematiche delle RSA e delle
RSD, dalla riapertura alle visite dei familiari, alla gestione delle stesse in questo momento
di pandemia, alla futura revisione normativa, anche riguardo al personale Socio Sanitario
che opera allinterno delle stesse. Il Presidente”.

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Cronaca

Roma, via Marsala: clochard aggrediscono il titolare di una bancarella

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La scorsa notte, tre cittadini tunisini di età compresa tra i 23 e i 26 anni, tutti nella Capitale senza fissa dimora e già conosciuti alle forze dell’ordine, sono stati arrestati dai Carabinieri della Compagnia Roma Centro – coadiuvati dai militari della Compagnia Roma Parioli – con l’accusa di rapina in concorso.

Il gruppo, camminando lungo via Marsala, ha pensato bene di avventarsi su una bancarella di generi alimentari, in quel momento chiusa, posizionata all’angolo con via Marghera, aggredendo e minacciando il titolare – un cittadino del Bangladesh di 42 anni – a cui hanno portato via cibo e bottiglie di birra.

Dopo essersi allontanati, non contenti, sono tornati sui loro passi, ed hanno nuovamente colpito il 42enne del Bangladesh, facendolo cadere a terra, questa volta per portargli via il denaro in suo possesso, circa 200 euro.

Una pattuglia di Carabinieri in transito in quell’istante ha sentito le urla della vittima e visto i tre malviventi darsela a gambe levate col bottino.

Grazie al coordinamento della Centrale Operativa del Gruppo di Roma, che ricevuta la nota dell’episodio ha fatto convergere nella zona anche una pattuglia della Compagnia Roma Parioli, i Carabinieri sono riusciti a rintracciare i fuggitivi e ad arrestarli.

La refurtiva è stata recuperata e restituita alla vittima, che fortunatamente non ha subito lesioni, mentre i tre rapinatori sono stati ammanettati e portati in caserma in attesa del rito direttissimo.

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