Connect with us

Cultura e Spettacoli

Tivoli, Petrarca va in scena tra antico e moderno: Rino Caputo e Mario Alberti tra musiche e parole

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Sabato 10 ottobre 2020 alle ore 18 a Rocca Pia, Tivoli si confronta con la figura di Francesco Petrarca, una delle tre corone della storia delle letteratura nostrana e padre della lingua italiana.


“Veteribus nova permisce, Petrarca a Tivoli” è il titolo dell’evento a cura dell’associazione La Terzina che grazie alla collaborazione con la Pro Loco e il patrocinio del Comune di Tivoli è stato inserito nel cartellone di eventi del Settembre Tiburtino.
Ne parlerà Il professor Rino Caputo, presidente del Centro Studi Ars Nova Italiana di Certaldo, già Ordinario di Letteratura Italiana della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma Tor Vergata.
Accompagneranno il dialogo, le note dei musicisti Mario Alberti ai flauti, Franco Menichelli al liuto e alla chitarra a dieci corde con la partecipazione dell’attrice Daniela Sistopaolo che reciterà versi petrarcheschi.
“Petrarca è uomo di ogni tempo, in grado di scrivere delle lettere a Cicerone e Virgilio come se fossero suoi contemporanei e al tempo stesso di prevedere persino noi come suoi coevi” spiega il professor Rino Caputo introducendo l’incontro in programma a Tivoli.
“Nell’interessante attacco della sua Lettera ai posteri dice proprio: “Avrai forse inteso dire alcuna cosa di me…” dando per scontato che lui avrebbe resistito ai secoli, arrivando fino al nostro tempo, a noi che oggi guardiamo alla sua poesia. Da questo nasce il titolo scelto per l’evento di Tivoli. In latino ma molto fresco.
Petrarca, infatti, a differenza di Dante che esalta il volgare, pensa e scrive in latino. Con Petrarca il volgare diventa quasi un’ esperienza sofisticata, raffinata. Basti pensare, appunto, al Canzoniere che infatti ha un titolo in latino Rerum vulgarium fragmenta ma poi è tutto in italiano: la lingua del petrarchismo, arrivata fino a noi che con il suo modello ha influenzato il modo di fare poesia in tutta Europa e dura per quasi tre secoli”.
“Senza Petrarca – prosegue Caputo – non ci sarebbe stato Shakespeare coi suoi Sonetti, non ci sarebbero
state le poesie di Ronsard o Gòngora. Da cui Veteribus nova permisce a mescolare l’antico col moderno, le cose vecchie con quelle nuove e da questa sintesi Petrarca è in grado di rendere appunto la grande arte poetica che tutti gli riconosciamo. Proprio questo sarà presentato a Tivoli assieme a un collegamento ineliminabile con Dante che appartiene a una generazione precedente di cui Petrarca è figlio. A partire da questi rapporti sarà presentata una piccola antologia significativa dei componimenti d’amore di Dante e di Petrarca”.
“Il progetto proposto da La Terzina su Petrarca – spiega Irene Timperi, consigliera del sindaco di Tivoli per la valorizzazione degli eventi, della tradizione e del folklore – rientra pienamente nel contesto di aggregatore culturale del Settembre Tiburtino. Il sindaco è estremamente felice di ospitare l’evento, sperando anche in una futura collaborazione con tutti gli attori protagonisti di questo importante lavoro. In tal senso ringraziamo il maestro Mario Alberti, il professor Caputo per i loro interventi a Rocca Pia con l’auspicio sincero di poterli ospitare di nuovo prossimamente, quando speriamo ci sarà la possibilità di allargare l’invito a più persone e avere una platea ancora più ampia”.

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere
Commenta l'articolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Cultura e Spettacoli

Invasione di “fate” e magia: ecco perché piacciono tanto

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Un inchino al capostipite Harry Potter, un po’ di adrenalina alla Hunger Games, di mistero alla Stranger things… si potrebbero trovare anche altri riferimenti visivi ma non bastano: il fenomeno delle Winx, sembra un’araba fenice, è lì a crescere bambine determinate da quasi due decenni (il debutto dei cartoni animati fu su Rai2 nel gennaio 2004, con la produzione lungimirante di Luca Milano di Rai Fiction oggi a Rai Ragazzi) ed a ritrovare un successo che va da tempo oltre il nostro paese.

Iginio Straffi, il talento marchigiano di Rainbow, guarda i dati della sua nuova creatura, Fate: The Winx Saga, sei episodi della serie live action ispirata a quel cartoon, una serie originale Netflix creata da Archery Pictures Production, in associazione con Rainbow. Ha debuttato il 22 gennaio su Netflix ed è al top, tra le 10 produzioni originali. E non solo in Italia.
La seconda stagione è già nell’aria. Firmata da Brian Young (The Vampire Diaries), girata con mezzi da kolossal in Irlanda, in mezzo alla natura e in location per interni diventate set, la serie racconta le avventure di cinque fate che frequentano Alfea, il collegio di magia di Oltre Mondo e si rivolge ad un pubblico Young Adult come si dice in gergo, 16-30 anni, che ama storie forti giovanili in cui riconoscersi e viaggiare con la fantasia, un target centrale per la piattaforma streaming.
“Le bambine, in Italia e nel mondo, cresciute pane e Winx, attraverso 10 serie tv, 3 film, musical, spettacoli on ice, si sono incuriosite di vedere come le fate siano cresciute con loro e oggi siano in carne ed ossa in questa serie. Al live action ho sempre creduto, sapevo che Netflix era l’interlocutore giusto e così è stato perché la produzione è davvero imponente: le Winx lo meritavano”, dice all’ANSA Straffi, convinto che la fan base che le fatine hanno sempre avuto si trasformasse in pubblico tv e così è stato

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Cultura e Spettacoli

Roma, oltre lo spettatore, una mostra nella quale sono protagonisti artista e visitatore

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Se Roma e Lazio tornassero zona gialla nei prossimi giorni potrebbero essere riaperti i musei anche se si tratterebbe a tutti gli effetti di una riapertura per i residenti o con un pubblico locale, dato che secondo le disposizioni non è possibile spostarsi tra regioni diverse se non per motivi di necessità o al limite per raggiungere la propria seconda casa.

Un’occasione per assicurarsi con tutta probabilità una visita in tutta calma e senza il minimo affollamento, a guardare il bicchiere mezzo pieno. Ma chiunque si trovasse a Roma in quel periodo, e fino al 28 febbraio, non dovrebbe perdersi una mostra originale nel suo allestimento, in corso al museo delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini. Denominata “L’ora dello spettatore. Come le immagini ci usano” la mostra è magistralmente curata da Michele Di Monte e in un percorso che si snoda attraverso 25 capolavori, l’esposizione esplora le forme di quel tacito dialogo che si stabilisce sempre tra l’opera d’arte e il suo spettatore, come sono elaborate nella pittura tra Cinquecento e Settecento.

Se l’arte si rivolge sempre a un pubblico, questo appello non si limita mai a un semplice guardare, ma richiede una partecipazione e una collaborazione più attive. Gli artisti, da parte loro, hanno spesso escogitato soluzioni e invenzioni figurative per coinvolgere personalmente lo spettatore nello spazio e nella storia raccontata dalle opere, chiedendogli di essere un complice partecipe, di stare al gioco delle immagini. Che è un gioco di allusioni, provocazioni, seduzioni e ironia, grazie al quale l’osservatore diventa inaspettatamente osservato, entra a far parte dell’opera e collabora alla piena realizzazione dei suoi effetti e della sua riuscita.

Lo scopo della mostra è quello di far sperimentare concretamente agli spettatori reali i modi in cui la pittura non si limita a presentarci qualcosa da vedere, ma ci chiede di riflettere su quel che guardiamo, come e perché.

Oltre ad alcune opere provenienti dalla collezione delle Gallerie Nazionali, la mostra si avvale di prestiti da importanti musei, fra gli altri la National Gallery di Londra, il Museo del Prado di Madrid, il Rijksmuseum di Amsterdam, il Castello Reale di Varsavia, il Museo di Capodimonte a Napoli, la Galleria degli Uffizi di Firenze, la Galleria Sabauda di Torino e, come dichiara, Flaminia Gennari Santori, direttrice del Museo “approfondisce con un prezioso contributo la conoscenza delle opere della collezione, valorizzando ancora una volta la politica di scambi con altri musei, volta a rafforzare il ruolo chiave svolto delle Gallerie a livello nazionale ed internazionale”.

Dopo un’allusiva introduzione al tema della mostra, con l’esposizione del capolavoro di Giandomenico Tiepolo dal Museo del Prado, Il Mondo Novo, la mostra si articola in cinque sezioni.

Nella prima, “La soglia”, finestre, cornici, tende e sipari ci invitano a varcare il confine che separa il nostro mondo da quello del quadro; come succede nell’affascinante Ragazza in una cornice di Rembrandt, proveniente dal Castello Reale di Varsavia, che sembra attenderci al di là dell’immagine.

Questo tacito invito diventa esplicito nella sezione successiva, “L’appello”, dove opere come il ritratto del poeta Giovan Battista Caselli di Sofonisba Anguissola, Venere, Marte e Amore di Guercino o La Carità di Bartolomeo Schedoni si rivolgono apertamente a chi guarda e pretendono la sua attenzione.

Nelle due sezioni centrali, “L’indiscreto” e “Il complice”, il coinvolgimento dell’osservatore si fa più sottile, allusivo, segreto e persino imbarazzante. Lo spettatore è chiamato a prender posizione su ciò che vede, e che in qualche caso non dovrebbe neppure vedere, come nell’ammiccante La buona fortuna di Simon Vouet, nella seducente Giuditta e Oloferne di Johann Liss, o nell’Ebbrezza di Noè di Andrea Sacchi.

Conclude la mostra la sezione dedicata al “Voyeur”, in cui si svela infine la dimensione erotica e ambigua del rapporto tra immagine e sguardo. Nei dipinti di Lavinia Fontana, di van der Neer o di Subleyras, il voyeur guarda non solo l’oggetto del suo presunto desiderio, ma scopre anche l’atto stesso del suo guardare, il suo essere pienamente spettatore.

In occasione della mostra è prevista la pubblicazione di un catalogo (Campisano Editore) con saggi del curatore e di Giovanni Careri, Claudia Cieri Via, Wolfgang Kemp, Sebastian Schütze.

Come accennato, la mostra rimarrà chiusa al pubblico fino alla riapertura dei musei tuttavia è disponibile sul sito del Museo un dossier della mostra e un video-racconto del curatore. Sui canali social, ogni venerdì, viene raccontata la mostra sia con post di narrazione delle varie sezioni sia di approfondimento sulle singole opere.

Informazioni:

www.barberinicorsini.org

Facebook: @BarberiniCorsini | Twitter: @BarberiniCorsin | Instagram: @BarberiniCorsin 

Sede: Roma, Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane, 13

Dossier scaricabile qui:

https://www.barberinicorsini.org/wp-content/uploads/2020/12/Lo-Spettatore-Dossier-1.pdf

Video introduttivo:

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Castelli Romani

Rocca Priora, l’arte al centro: Magritte è protagonista

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

“Leggiamo l’Arte”, il 22 gennaio letture e laboratorio creativo dedicato a Magritte. Evento gratuito online dedicato a tutte le età

A Rocca Priora tornano gli appuntamenti con “Leggiamo l’Arte”, il format con cui il Museo
Benedetto Robazza e Biblioteca Comunale di Rocca Priora ci accompagnano alla
scoperta di grandi personalità artistiche attraverso la lettura di libri illustrati e laboratori.

Venerdì 22 gennaio, alle ore 17:30, conosceremo Magritte e il suo surrealismo leggendo
insieme “La mela di Magritte” di Klaas Verplancke (MoMa, Fatatrac) e sperimentando la
tecnica del collage con un laboratorio creativo dedicato ai bambini e alle bambine.

L’evento sarà gratuito e si terrà online su Google MEET. Per partecipare basterà collegarsi
il 22 gennaio alle 17,30 su https://meet.google.com/tfv-mdfi-upq , e procurarsi riviste,
giornali o volantini da ritagliare, forbici, colla, fogli e colori.  

Per tutte le info: https://www.facebook.com/events/214929110272471

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

I più letti