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Cronaca

TRAPANI, CENTRO ACCOGLIENZA IMMIGRATI: SCOPERTI ATROCI RITUALI SU ANIMALI

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In seguito ad una telefonata anonima, è intervenuto sul posto Enrico Rizzi del PAE

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dI Cinzia Marchegiani

Trapani – Squartano una pecora e lasciano i resti tra i rami di un albero. Macabro ritrovamento per gli agenti della Squadra Volante della Questura di Trapani, intervenuti dopo che una chiamata giunta al 113. Subito giunti sul posto, gli agenti hanno anche rinvenuto a pochi metri dai resti dell'animale, anche un cane di piccola taglia legato ad un albero dove, oltre a rifiuti di ogni genere, sono presenti numerose carcasse di animali. Si pensa che gli extracomunitari ed in particolare i musulmani ospiti della struttura, usino quel posto per macellare clandestinamente animali di ogni genere. Il cane poteva essere infatti l'ennesima vittima visto che quella zona è accessibile solo agli stessi.

Sul posto è intervenuto Enrico Rizzi, trapanese, Capo della Segreteria Nazionale del Partito Animalista Europeo che ha dato supporto agli agenti della Polizia di Stato. Rizzi infatti ha subito chiesto l'intervento dell'ASP di Trapani subito giunta sul posto ed ha preso i contatti con il comune di Trapani al fine di mettere al sicuro il piccolo cagnolino, trasportato in un luogo sicuro in attesa di essere sterilizzato ed adottato. Nei mesi scorsi, una lettera anonima lasciata sotto l'abitazione del leader del PAE, informava lo stesso di una serie di uccisioni di animali all'interno del centro di accoglienza. E ieri purtroppo si è potuto constatare ciò.

Enrico Rizzi, Capo della Segreteria Nazionale del Partito Animalista Europeo, interviene con un durissimo comunicato: "Ieri sono rimasto particolarmente sconvolto per quello che ho visto e per come è stata ridotta quella bellissima struttura. Le finestre hanno i vetri spaccati, dappertutto si può notare sacchi di spazzatura, bottiglie di vetro, di plastica, piatti usati dagli extracomunitari per mangiare gettati ovunque. Per non parlare dei resti di quella povera pecora uccisa sicuramente in modo crudele senza il controllo veterinario e lasciata là assieme ad altri infiniti resti di chissà quanti altri animali barbaramente uccisi. La situazione va subito affrontata perché quella zona è popolata da diversi cani e gatti randagi, accuditi e sfamati dai nostri concittadini da tantissimi anni. Non sono certo loro che dovranno andar via, bensì chi non rispetta le nostre leggi e le regole del vivere civile. Chiederò già la prossima settimana al Signor Prefetto di Trapani di chiudere immediatamente quella struttura".
 

Cronaca

Anni di piombo, terroristi arrestati in Francia: tutti in libertà vigilata

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Tra avvocati, eccezioni di ogni tipo, rinvii per malattia, esame delle condizioni in cui si svolse il processo che li condanna in Italia e molto altro l’iter per l’estradizione si preannuncia molto lungo

Tutti rilasciati in libertà vigilata i nove terroristi rossi italiani arrestati in Francia lo scorso 28 aprile e condannati in Italia per reati di sangue commessi durante gli anni di Piombo.

Si tratta dei brigatisti rossi Luigi Bergamin, Raffaele Ventura, Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi, del fondatore di Lotta Continua, Giorgio Pietrostefani e del membro dei Nuclei armati contro il potere territoriale, Narciso manenti.

Il blitz e gli arresti erano necessari per interrompere il decorso della prescrizione, evitando così che per sei dei dieci rifugiati Oltralpe, i non ergastolani, di qui a poco tempo l’Italia non potesse nemmeno più chiedere la riconsegna.

Dei dieci condannati che l’Italia reclama, solo su tre la giustizia francese non si è mai pronunciata in precedenza; si tratta del brigatista Enzo Calvitti, di Narciso Manenti condannato all’ergastolo per un delitto firmato Guerriglia proletaria e dell’ex dirigente di Lotta continua Giorgio Pietrostefani, condannato per l’omicidio Calabresi.

Per loro è la prima volta che si apre una procedura di estradizione, mentre per gli altri sette si era sempre bloccata, per un motivo o per l’altro.

Proprio esaminando il fascicolo di Pietrostefani, il rappresentante della Procura che ha firmato il provvedimento d’arresto aveva già anticipato che in sede di convalida avrebbe chiesto la scarcerazione, a causa delle sue precarie condizioni di salute.

Ora l’iter per l’eventuale estradizione in Italia si annuncia lungo e sarà possibile “non prima di 2 o 3 anni”, hanno fatto sapere dall’Eliseo. Spetterà dunque alla magistratura francese decidere. Se riterrà che vi siano i presupposti per estradarli, come appare probabile, la parola passerà poi ai processi veri e propri, che si svolgeranno nei prossimi mesi, caso per caso, nella Chambre de l’Instruction, con il rito tradizionale: avvocato, eccezioni di ogni tipo, rinvii per malattia, esame delle condizioni in cui si svolse il processo che li condanna in Italia e molto altro.

Una volta che la Chambre avrà preso una decisione, l’imputato potrà fare ricorso in Cassazione quando la sentenza sarà divulgata. Questi giudici dovranno verificare se esistevano le condizioni corrette per concedere l’estradizione. Alla fine, toccherà al primo ministro firmare un decreto di estradizione, che però potrà essere a sua volta impugnato per un ricorso amministrativo davanti al Consiglio di stato. La strada, insomma, è ancora lunga.

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Razzo cinese, fine dell’allarme: rientrato nell’oceano indiano

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Il secondo stadio del razzo cinese Lunga Marcia 5B è rientrato nell’atmosfera sull’Oceano Indiano, in un’area vicina alle isole Maldive. Lo rende noto l’ufficio per il volo umano dell’agenzia spaziale cinese Cnsa. Il rientro è stato confermato anche dai dati del Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America (Norad).

Rispetto alle stime iniziali, indicavano il Nord Atlantico come probabile punto di rientro, poi il bacino del Mediterraneo e l’ipotesi per ora più accreditata è che il rientro possa essere avvenuto sopra l’Oceano Indiano.

Il tavolo tecnico del Dipartimento della protezione civile aveva già escluso l’interessamento del territorio italiano, dichiarato concluse le attività operative, e chiuso il Comitato Operativo.

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Razzo cinese, i frammenti potrebbero contenere idrazina: tre le traiettorie possibili che potrebbero interessare l’Italia centro meridionale

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Si è ridotta – indica la Protezione civile – la finestra di incertezza relativa al rientro incontrollato in atmosfera del lanciatore spaziale cinese “Lunga marcia 5B” previsto per questa notte. Al momento, le tre traiettorie che potrebbero interessare alcuni settori di nove regioni centro-meridionali italiane si collocano tra l’1:00 di notte e le 7:30 del mattino.

“Resta remota”, spiega il Dipartimento, la probabilità che uno o più frammenti possano cadere sul nostro territorio. Tuttavia il tavolo tecnico continuerà a seguire l’evolversi della situazione attraverso i dati disponibili fino all’avvenuto impatto al suolo.

Il punto è stato fatto sulla base degli ultimi dati forniti dalla Agenzia Spaziale Italiana (Asi) durante il nuovo incontro del tavolo tecnico che si è aggiornato nel pomeriggio di oggi presso la sede del Dipartimento della Protezione Civile. Al tavolo hanno partecipato anche rappresentanti delle Regioni potenzialmente interessate, per la condivisione di analisi e aggiornamenti sull’evoluzione delle operazioni con i territori e con le strutture operative del Servizio nazionale della protezione civile.

Le previsioni di rientro, rileva la Protezione civile, sono soggette a continui aggiornamenti perché legate al comportamento dello stesso razzo e agli effetti che la densità atmosferica imprime agli oggetti in caduta, nonché a quelli legati all’attività solare.

“Sulla scorta delle informazioni attualmente rese disponibili dalla comunità scientifica – sottolinea la Protezione civile – è possibile fornire alcune indicazioni utili alla popolazione affinché adotti responsabilmente comportamenti di auto protezione: è poco probabile che i frammenti causino il crollo di edifici, che pertanto sono da considerarsi più sicuri rispetto ai luoghi aperti”.

Si consiglia, comunque, indica il Dipartimento, “di stare lontani dalle finestre e porte vetrate; i frammenti impattando sui tetti degli edifici potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti, così determinando anche pericolo per le persone: pertanto, non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle singole strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici; all’interno degli edifici i posti strutturalmente più sicuri dove posizionarsi nel corso dell’eventuale impatto sono, per gli edifici in muratura, sotto le volte dei piani inferiori e nei vani delle porte inserite nei muri portanti (quelli più spessi), per gli edifici in cemento armato, in vicinanza delle colonne e, comunque, in vicinanza delle pareti;

E’ poco probabile che i frammenti più piccoli siano visibili da terra prima dell’impatto; alcuni frammenti di grandi dimensioni potrebbero resistere all’impatto.

Alcuni frammenti di grandi dimensioni potrebbero sopravvivere all’impatto e contenere idrazina

L’idrazina èuna sostanza corrosiva, tossica e cancerogena: la soglia di contaminazione dell’aria è di 1 ppm, mentre la soglia olfattiva (oltre la quale l’odore è avvertibile) è di 3-5 ppm: già a 20 °C i vapori possono raggiungere tali concentrazioni. A temperature superiori ai 38 °C, se i vapori non vengono dispersi, la miscela aria-vapori di idrazina può raggiungere concentrazioni tali da essere esplosiva.

Sintomi
I sintomi immediati del contatto con l’idrazina sono dovuti alla corrosività della sostanza: quindi bruciore, e nel caso di inalazione dei vapori, tosse, capogiro e difficoltà respiratoria: tali sintomi possono presentarsi anche a distanza di 10-12 ore dal contatto.

La tossicità è a carico del fegato, dei reni e del sistema nervoso centrale: i sintomi di un avvelenamento da idrazina sono nausea, vomito, debolezza, confusione, stato di incoscienza. Se l’avvelenamento è avvenuto per inalazione di vapori si può avere edema polmonare acuto. L’ingestione può essere letale.


In linea generale, si consiglia a chiunque avvistasse un frammento, senza toccarlo e mantenendosi a una distanza di almeno 20 metri, di scgnalarlo immediatamente alle autorità competenti.

Si consiglia, in linea generale, che chiunque avvistasse un frammento, di non toccarlo, mantenendosi a una distanza di almeno 20 metri, e dovrà segnalarlo immediatamente alle autorità competenti”.

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