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Scienza e Tecnologia

Tutti avvocati con Phoenix Wright Ace Attorney Trilogy

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Phoenix Wright Ace Attorney Trilogy è pronto a diventare in maniera definitiva una serie multipiattaforma.

La collection incentrata sulle gesta dell’ormai noto avvocato di casa Capcom ha infatti già visto la luce diversi anni orsono, in due momenti separati: nel 2014 sui due modelli di Nintendo 3DS e nel 2012 su dispositivi mobile, in una smagliante forma in HD.

Oggi, invece, la raccolta fa capolino tra i titoli presenti nei principali store digitali per mettere tre grandi classici dell’adventure investigativo (Phoenix Wright: Ace Attorney, Justice for All e Trials and Tribulations) anche a disposizione di chi, utente PC o Xbox One, Ps4 o Switch, ne sia rimasto finora a totale digiuno. Ma cos’è Phoenix Wright? Che tipo di videogame è?

Ve lo spieghiamo noi: la saga si costituisce di un gameplay semplice ma dannatamente efficace, un incrocio assolutamente perfetto tra una visual-novel, genere tipicamente giapponese che non sempre prevede un’interazione decisa da parte del giocatore, e un’avventura grafica con un originale approccio a puzzle ed enigmi.

Nei panni dell’avvocato difensore Phoenix Wright, il giocatore deve dapprima raccogliere le prove necessarie parlando con persone ed esaminando gli scenari messi a disposizione da ogni caso, per poi utilizzarle contro l’accusa per smontarne le tesi.

Solitamente, ogni caso viene suddiviso in tre lunghi giorni in cui la parte investigativa si alternerà a quella in tribunale. Naturalmente non si tratta di un simulatore, e la legge viene qui applicata con delle regole semplificate rispetto a quelle reali, ma l’effetto finale è in ogni caso veramente sorprendente.

Le parti investigative permettono di muoversi liberamente tra gli scenari che a volte riveleranno ulteriori particolari se visitati in momenti diversi; qui il gioco è una vera e propria avventura grafica con un cursore usato per cercare dettagli e indizi e personaggi con cui dialogare e interagire anche in base agli elementi che saranno disponibili nell’inventario delle prove. La parte in tribunale invece è quasi tutta giocata sulle parole, ed entra nel vivo una volta che saliranno alla sbarra i diversi testimoni. Ognuno di questi racconta la sua versione senza fermarsi, una volta finito il giocatore può utilizzare ogni frase detta nella dichiarazione per fare ulteriori domande o mostrare le prove che contraddicono quanto detto dall’interrogato dinanzi al giudice.

I diversi casi, circa cinque per ognuno dei tre episodi inclusi in questa edizione, prevedono però tantissime varianti e altrettanti colpi di scena che rendono ogni deposizione una continua sorpresa, nonché una battaglia psicologica che nei ritmi, nelle musiche e negli effetti grafici sono incredibilmente emozionanti. Phoenix Wright è una serie molto amata, che viene riproposta ciclicamente e stavolta è il turno delle attuali console e del Pc. È un caposaldo del genere investigativo, grazie alla sua scrittura accesa, capace di alternare momenti comici a momenti di grande tragedia e umanità. I misteri presentati non hanno nulla da invidiare ai delitti visti nei romanzi di Agata Christie o Conan Doyle. Ogni caso è infatti un giallo classico, deduttivo, che chiede d’essere risolto per mostrare il suo finale: un romanzo attivo, e a momenti persino impegnativo. Spesso, pur conoscendo già l’identità dell’assassino, la sorpresa sta nelle modalità dell’esecuzione in quanto riuscire a sbrogliare la matassa ri rileverà essere un compito spesso molto arduo. Chi cerca questo genere di intrigo, in un contesto non troppo realistico, è di fronte a un grande esempio di scrittura tanto logica quanto sopra le righe, una combinazione che funziona sorprendentemente bene. Chi fosse dunque incuriosito dal gioco in sé, e non dai cambiamenti relativi al porting, sappia già che vale l’acquisto. Lo scheletro del gioco non è stato toccato per niente, e se la resa grafica è meno affascinante di quella vista nei titoli originali, il comparto sonoro è migliore che in passato.

Ovviamente, è proprio il caso di dire, qualche obiezione da fare sul titolo c’è. A partire dalla totale assenza di novità sostanziali, infatti, un extra di qualsiasi tipo, anche una semplice raccolta di artwork, avrebbe fatto apparire questa trilogia più appetibile per chi ha già giocato ai titoli. Al momento infatti Phoenix Wright Ace Attorney Trilogy è una riproposizione di quanto già visto su iOS/3DS, senza alcuna differenza sostanziale. Inoltre un altro neo di questa produzione è la scarsa localizzazione, infatti al momento, le lingue a disposizione sono soltanto inglese e giapponese. Ufficialmente sono in arrivo francese e tedesco, oltre a coreano e cinese. Ma in ogni caso, se non si mastica bene una di queste lingue, giocare e cercare di finire un caso è assolutamente impossibile, quindi prima di procedere all’acquisto è bene avere ben chiaro quest’aspetto. Tirando le somme, Phoenix Wright Ace Attorney Trilogy è una raccolta che rende giustizia alle prime imprese dell’avvocato di casa Capcom e a tutta la sua “strampalata” compagnia, con situazioni comiche e altre tragiche che sicuramente sono fatte per restare nel cuore come poche altre. A patto di conoscere l’inglese, il gioco farà passare diverse ore di grande divertimento e di emozioni, proprio per questo, a nostro avviso, chi non ha mai giocato a questa fantastica saga, adesso potrà scoprirla nel migliore dei modi. Un gioco diverso, unico nel suo genere, non adatto a tutti, ma la trilogia di Phoenix Wright è un titolo assolutamente da non lasciarsi sfuggire, in fondo, ricordiamo, stiamo parlando di un grande classico.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7

Sonoro: 9

Gameplay: 8

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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Rage 2, caos e follia in un mondo post-apocalittico

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Amanti degli shooter open world, Rage 2 è arrivato e porta su Pc, Xbox One, e PS4 tutto il carico di follia e di caos necessario per passare ore ed ore di divertimento. Il gioco è frutto della stretta collaborazione tra id Software, autore del primo Rage del 2011, e Avalanche Studios, che negli anni si è fatta un nome principalmente grazie alla serie Just Cause e a Mad Max. Le due realtà hanno riversato in Rage 2 tutto il loro sapere e quello che è arrivato sugli scaffali degli store di tutto il mondo è un titolo che attinge a piene mani dalle opere più apprezzate dei due studi. Sulla carta Rage 2 si presenta con una formula pressoché invariata rispetto al primo capitolo, cioè quella di uno sparatutto supportato da un ampio open world post-apocalittico, ma ci sono tantissimi nuovi elementi che rendono la produzione davvero molto interessante. Oltre a questo c’è da sottolineare che gli sviluppatori hanno poi alle spalle il sostegno di un publisher importante come Bethesda Softworks, quindi dietro Rage 2 ci sono dei veri e propri colossi del settore che sono una vera e propria garanzia. Ma veniamo alla trama: la storia ha inizio a circa 30 anni di distanza dalle vicende di Nicholas Raine, il protagonista del precedente capitolo che era riuscito almeno apparentemente a sconfiggere le forze dell’Autorità riattivando le Arche, gli strumenti con cui l’umanità aveva pianificato di ripopolare la terra in seguito all’impatto dell’asteroide 99942 Apophis. La Zona devastata, proprio grazie all’intervento di Raine, sta lentamente assistendo alla rinascita della vita, e l’arido territorio che faceva da sfondo in Rage è ora irriconoscibile, mostrando i connotati di ben quattro aree ben distinte fra loro come zone desertiche, paludose e altre aree completamente invase dalla giungla. Nonostante gang di banditi e mutanti popolino ancora gli angoli bui della Wasteland, i sopravvissuti vivono in un clima di fragile benessere, almeno fin quando l’Autorità non torna a manifestarsi invocando l’ascesa di un nuovo protagonista. I giocatori in Rage 2 volta vestiranno i panni di Walker, un abitante di Vineland personalizzabile solo esclusivamente in base al sesso, costretto ad assumere il ruolo di ultimo Ranger in seguito alla distruzione della sua città natale. Ormai sull’orlo dell’estinzione, i Ranger sono un gruppo di supersoldati che sfruttano come Raine la tecnologia dei nanotriti, particelle robotiche presenti nel sangue in grado di garantire al loro utilizzatore poteri sovraumani. Walker si incammina verso l’entroterra della Zona devastata per mettersi in contatto con tre vecchie conoscenze dei fan di Rage, il Dottor Kvasir, John Marshall e Loosum Hagar, che assegneranno al giocatore una serie di compiti volti ad attuare il progetto Daga, il piano finale per la definitiva sconfitta dell’Autorità e del Generale Cross.

Per quanto riguarda il gameplay, una volta preso familiarità con i comandi e affrontato le prime missioni introduttive la generosa mappa di gioco inizia a popolarsi di icone colorate: fucsia, blu e arancioni. Un colore per ciascun alleato, un colore per indicare se si tratta di attività incentrate sulle uccisioni e la distruzione, la conquista e il controllo, l’esplorazione e il recupero di oggetti. Sono più di una decina le differenti attività che si possono incontrare e spaziano dalla caccia e distruzione dei Convogli, alla rimozione dei posti di blocco fino alla ricerca delle Arche e dei Ranger uccisi. Una volta ottenuta la giusta influenza, completando incarichi di ogni genere e missioni più o meno difficili, i giocatori verranno ricompensati con punti progetto da spendere ed è qui che Rage 2 inizia a mostrare i modi in cui è possibile influenzare il gameplay per plasmarlo come più lo si desidera. L’aspetto interessante, ma che in prima battuta appare un po’ confusionario a causa della presenza di tante voci all’interno dei menu, è che praticamente ogni componente di Rage 2 può essere potenziata e personalizzata: dalle abilità nanotritiche alle armi, senza scordarsi del proprio veicolo. L’importante è ottenere la giusta risorsa, anche comprandola. Può essere destabilizzante non avere un indicatore chiaro di progressione come i classici livelli o i punti esperienza, in particolare se poi ogni ramo di crescita si va ulteriormente a specializzare, ma nel gioco è tutto spiegato e riassunto in comode schede, quindi con un po’ di pazienza tutto si capisce e diventa chiaro.

La Feltrite, ossia i cristalli provenienti dai frammenti arrivati sulla Terra con l’impatto dell’asteroide Apophis 99942, rappresentano la risorsa chiave per eccellenza che non andrà più venduta ma conservata gelosamente perché rappresenta la chiave per aumentare il livello delle abilità a nanotriti e delle armi. Oltre ai livelli si possono attivare anche dei bonus come l’aumento del raggio d’azione di un’abilità o la riduzione del suo tempo di recupero utilizzando dei Potenziamenti Nanotritici, o si possono migliorare le capacità offensive della propria arma pagando il quantitativo richiesto di mod arma. Si può scegliere una sola modifica per livello, perciò è meglio che si adatti al proprio stile di gioco. Detto ciò, è importante sottolineare che la struttura open world è piuttosto classica con varie tipologie di attività che costellano la mappa. Rispetto al primo Rage è indubbiamente evidente il passo in avanti sotto questo profilo, ma dove Rage 2 si differenzia è soprattutto nella varietà di biomi. Come abbiamo già accennato sono ancora presenti le grandi zone desertiche che inghiottono i resti dei palazzi e della vita precedente. Alla desolazione del vecchio mondo si contrappone la fitta vegetazione delle Terre Selvagge, luogo talmente incontaminato e inesplorato che districarsi tra la natura è una sfida talmente grande che riuscire ad orientarsi senza problemi sarà davvero molto difficile. Le Paludi di Sekreto invece sono un putrido e squallido collage di acquitrini e fango dove nelle zone più solide proliferano discariche a cielo aperto, mentre nelle Piane Lacerate svettano imperiose formazioni rocciose sfiancate da crepacci. Insomma, per quello che concerne l’ambientazione, in Rage 2 quello che viene posto dinanzi gli occhi di chi gioca è davvero molto bello da vedere.

Man mano che si esplorerà una più vasta sezione dell’open world a disposizione in Rage 2 si avrà accesso ad armi ben più potenti e meno convenzionali come il divertentissimo revolver Firestorm, che spara munizioni incendiarie che possono essere detonate con lo schiocco delle dita, o il cannone a impulsi, i cui danni aumentano con il surriscaldamento e con cui si potrà facilmente distruggere ogni minaccia che si para davanti al protagonista. Tutte le armi hanno inoltre un fuoco secondario che spesso rivoluziona il loro funzionamento, e ciascuna può addirittura godere di una terza modalità d’utilizzo se il protagonista si trova in status “Sovraccarico”. A completare la dotazione ci sono un immancabile set di strumenti che potranno fare la differenza in più di una occasione. Il Ranger ha a disposizione delle granate standard ma anche gli immancabili Wingstick, i famosi boomerang dotati di lame presenti anche in Rage 1. Oltre a loro, si potranno utilizzare le infusioni curative, le infusioni abilità e quelle sovraccarico, che come si comprende dal nome vanno a ricaricare le statistiche del protagonista. A dispetto della cura di cui godono le fasi shooting, esse sono solo una parte dell’esperienza offerta dal titolo. L’altra importante componenteche rende il titolo davvero degno di essere giocato è la possibilità di esplorare il vastissimo open world di Rage 2 a bordo di uno dei 16 veicoli inclusi al lancio. Tutti i mezzi di trasporto sembrano usciti direttamente da un film in stile Mad Max, e l’intero sistema delle attività presenti sulla mappa di gioco ricalca quello apparso nella trasposizione pubblicata nel 2015. L’estesa porzione della Zona devastata esplorabile in questo capitolo include alcune ambientazioni viste in precedenza nell’originale Rage come le città di Gunbarrel e Wellspring, anche se la maggior parte del territorio è controllata da alcune fazioni nemiche come i Bulli, i Cinghiali, i Sudari Immortali e i Mutanti di Abadon, che bisognerà necessariamente affrontare per completare le numerose attività che punteggiano il mondo di Rage 2. A spezzare la monotonia degli avamposti nemici sono presenti sulla mappa il Derby di Chazcar e la Mutant Bash TV, rispettivamente un sistema di gare automobilistiche su tracciato e un paio di arene in cui è possibile combattere i mutanti in cambio di gettoni con cui acquistare skin per le armi e potenziamenti. Insomma, in questo Rage 2 di cose da fare ce ne sono a bizzeffe.

Detto ciò è però bene sottolineare che la produzione porta con sé alcune (fortunatamente poche) criticità, ad esempio: le missioni secondarie a volte sembrano dei riempitivi e non sono mai corredate da valide motivazioni o brevi frasi di raccordo che ne giustifichino la presenza, come ormai accade in tutti gli open world moderni. La mappa, sebbene risulti essere piuttosto densa e con pochi punti morti, è di dimensioni tutto sommato modeste, e dopo aver visto i titoli di coda non tutti saranno disposti a completare ciò che manca senza avere degli stimoli narrativi. La modellazione poligonale dei volti e l’espressività dei personaggi secondari sono ridotte ai minimi termini, qualche imperfezione tecnica è presente e il frame rate non è sempre stabilissimo, nonostante si attesti sui 60 fps anche con configurazioni non all’ultimo grido. Fortunatamente bug e glitch che fanno talvolta capolino in RAGE 2 e sono involontariamente divertenti, ma fortunatamente non inficiano mai in modo importante la conduzione di gioco. In attesa dei contenuti gratuiti post-lancio e dei DLC già segnalati dalla roadmap mostrata da Bethesda, Rage 2 è un titolo che seppur non perfetto riesce a divertire senza alcuna ombra di dubbio, soprattutto se si apprezzano gli sparatutto fuori dagli schemi, dove è sempre possibile improvvisare in modo creativo ogni conflitto a fuoco. La sua natura volutamente scanzonata e folle poi rappresenta un modo divertente di affrontare un simile universo. Quindi, tirando le somme, se si vuole uno shooter totalmente folle ambientato in un universo open world in stile post-apocalittico, Rage 2 è senza dubbio il titolo che fa per voi. Caos, creatività e tante cose da fare sono gli ingredienti segreti di questo titolo, e vi assicuriamo che sono stati dosati in maniera sapiente per offrire sul piatto un prodotto davvero goloso.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8

Gameplay: 8

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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Scontro Usa e Cina: Google rompe con Huawei dopo il bando di Trump. Ecco i rischi per gli utenti

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Google rompe con Huawei, sospendendo ogni attività portata avanti con il colosso tecnologico cinese, all’avanguardia nella realizzazione delle reti di nuova generazione 5G. Lo riporta in esclusiva Reuters. Si tratta di uno schiaffo dolorosissimo per Huawei, dopo che l’amministrazione Trump ha inserito l’azienda nella lista nera vietandone l’uso per motivi di sicurezza nazionale. Nel dettaglio – spiega Reuters – gli smartphone e gli altri apparati Huawei venduti fuori dalla Cina dovrebbe perdere l’accesso agli aggiornamenti del sistema operativo di Google, Android. Non solo, dovrebbero perdere l’accesso anche ad alcuni dei popolarissimi servizi di Google come il Google Play Store, YouTube e il servizio di posta elettronica Gmail.

Ma da Mountain View rassicurano gli utenti: “Ci stiamo conformando all’ordine e stiamo valutando le ripercussioni. Per gli utenti dei nostri servizi, Google Play e le protezioni di sicurezza di Google Play Protect  – afferma un portavoce di Google – continueranno a funzionare sui dispositivi Huawei esistenti”. Parole che tranquillizzano i possessori di smartphone e tablet Huawei, assicurando l’accesso al negozio di app e alla protezione da minacce informatiche.

Anche le aziende Usa produttrici di chip e microchip – da Intel a Qualcomm, da Xilinx a Broadcom – si sono adeguate alla linea dettata dall’amministrazione Trump e hanno tagliato i ponti con Huawei, congelando le forniture destinate al colosso tecnologico cinese. Lo riporta l’agenzia Bloomberg, che spiega come le varie società hanno già informato i propri dipendenti. Si tratta di sviluppi che rischiano di portare alle stelle le tensioni tra Washington e Pechino, già impegnate in un braccio di ferro sui dazi.

“Huawei continuerà a fornire aggiornamenti di sicurezza e servizi post-vendita a tutti gli smartphone e tablet Huawei e Honor esistenti, coprendo sia quelli già venduti sia quelli in stock a livello globale”. Lo afferma Huawei in merito alle indiscrezioni di stampa sulla perdita dell’accesso, per i dispositivi Huawei, agli aggiornamenti del sistema operativo di Google, Android.
 
La Cina “sostiene” le sue società nel ricorso “ad armi legali a difesa dei loro diritti legittimi”: così il portavoce del ministero degli Esteri, Lu Kang, in merito alla sospensione delle fornitura a Huawei degli aggiornamenti di Android da parte di Google. La mossa è l’effetto dell’inserimento del colosso delle tlc di Shenzhen nella lista nera del commercio Usa per motivi di sicurezza nazionale, ultimo capitolo dello scontro commerciale tra Usa e Cina. 

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World War Z, un esaltante shooter a tema zombi

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Siete alla ricerca di un videogame pieno zeppo di zombi, veloce da giocare, ma che offra anche un tasso di sfida alto, divertimento di gruppo e con possibilità di giocare sia in modalità cooperative che competitive? Bene, allora il titolo che state cercando è World War Z. Uscito da qualche giorno su PC, Xbox One e PS4, il gioco è ambientato nell’universo dell’omonimo film con Brad Pitt di qualche anno fa e dà la possibilità di vivere l’apocalisse zombi vestendo i panni di uno dei 16 sopravvissuti disponibili. Ma veniamo al dunque, World War Z fa breccia nel cuore dei videogiocatori online, ispirandosi alla lontana a produzioni ben più blasonate, come Left 4 Dead, ma le arricchisce di contenuti e modalità per vivere al meglio il gameplay di gruppo. Vi diciamo questo in quanto il titolo è valido se giocato in solitaria, ma dà il meglio di se quando si affronta in compagnia di altri tre amici. World War Z è uno sparatutto in terza persona che racconta gli apocalittici scenari post-pandemici delle principali capitali mondiali attraverso gli occhi di persone comuni che cercano di sopravvivere all’epidemia. Nei loro panni, i giocatori devono superare ostacoli, imprevisti e un fiume inarrestabile di zombi per avere finalmente salva la pelle. Tralasciando la parte puramente narrativa, che in questo caso funge puramente da contorno, il giocatore viene coinvolto in una serie di scontri adrenalinici enfatizzati dall’epicità di una battaglia impari contro quelle stesse orde di infetti inferociti che caratterizzano la pellicola cinematografica. Il focus della produzione è indubbiamente questo, e lo si nota maggiormente spulciando tutti gli aspetti articolati di un gameplay poco pretenzioso, che mette davanti a ogni cosa l’azione e il divertimento.

Ogni capitolo presenta degli scenari più o meno grandi divisi per micro-aree in cui si respingono le ondate di zombi, giungendo infine alla parte dove bisogna difendere per qualche minuto una zona di interesse così da poter accedere, finalmente, al rifugio sicuro successivo o alla via di fuga. A rendere ancora più complessa l’avventura dei survivors ci sono alcune creature potenziate, pensate per costituire una minaccia maggiore da non prendere assolutamente sottogamba: i corpulenti poliziotti in tenuta antisommossa, chiamati tori, fanno una caricano il giocatore per poi sbstterlo ripetutamente a terra fino a ucciderlo, gli screamer sono letteralmente degli urlatori che attirano l’attenzione degli altri zombi generando ondate più numerose, mentre i lurker spuntano da dietro gli angoli mirando direttamente alla giugulare. Queste figure sono un modo pensato presumibilmente per scoraggiare il gioco individuale e per favorire il gioco di squadra. Da un lato, infatti, queste presenze riescono a rendere il gameplay più variegato e dall’altro rappresentano un fastidiosissimo ostacolo verso la libertà. A variare questa struttura che, alla lunga, potrebbe risultare troppo ripetitiva ci sono diversi livelli di difficoltà che aumentano il livello di sfida al fine di rigiocare gli scenari in cooperativa. Fuoco amico, munizioni e cure inferiori, potenza degli infetti maggiorata e l’assenza del radar infatti rendono il completare ogni capitolo, ai massimi livelli, un vero e proprio incubo. Solo un team di giocatori davvero organizzati e molto coeso può riuscire a completare World War Z al livello più difficile.

Uno degli aspetti meglio riusciti della produzione riguarda la caratterizzazione dei personaggi. Essa è stata pensata seguendo un semplice schema di suddivisione per skin e background narrativo. Ognuno dei sedici personaggi presenti nel gioco può essere selezionato secondo l’ambientazione di appartenenza e non inficia, in alcun modo, sulla selezione della classe da giocare nello scenario designato. La parte interessante emerge proprio grazie a quest’ultimo elemento, se non altro perché ognuna delle classi disponibili nel gioco, per un totale di sei, ha una discreta utilità se adoperata in simbiosi coi membri del team. Avere un medico in squadra garantisce un maggior indice di sopravvivenza, specialmente perché a un determinato livello può sbloccare interessanti abilità per la cura del party, finanche dimezzare i tempi di recupero con cui quest’ultimo può rianimare i compagni. Il macellaio, invece, è ottimo per le uccisioni corpo a corpo, ma non disdegna l’utilizzo di gadget utilissimi contro i nemici speciali, dato che in dotazione vanta un particolare taser capace di immobilizzare anche una piccola orda di zombi. Nei momenti più “affollati” l’utilizzo di uno tra i tanti gadget disponibili, utilizzabili a seconda della classe scelta, garantisce un buon livello di sopravvivenza, a patto che come al solito funzioni prima di tutto la comunicazione nel gruppo di gioco. Il titolo offre anche la possibilità di “livellare” le singole armi e sbloccare interessanti potenziamenti che si renderanno indispensabili ai livelli di difficoltà maggiori. Il level up dei personaggi segue il solito sistema reiterato per questo genere di giochi e concede, al raggiungimento del nuovo livello, la possibilità di sbloccare un’abilità spendendo la valuta in game guadagnata alla fine dello scenario. Chiaramente all’inizio è bene scegliere una classe preferita da implementare, se non altro perché potrebbe risultare molto più utile potenziare prima un’arma al massimo piuttosto che sbloccare dei talenti utili in una fase successiva. Potenziare più classi regala al giocatore un discreto divertimento in qualunque scenario, se non altro perché magari ha più senso giocare un medico nelle retrovie, così da curare i compagni quando necessario, mentre demolitori e macellai possono divertirsi a rompere le fila degli zombi. Da notare che oltre alle armi base, suddivise per livelli di danno, ci sono anche delle armi speciali che possono compiere delle vere stragi in massa di zombi, chiaramente per un lasso di tempo molto breve dato che i colpi non possono essere ricaricati nelle stazioni dedicate alle armi standard. Quando ci si trova per le vie di uno dei 4 scenari disponibili, uno dei punti di forza di World War Z è il comportamento dello sciame di zombi. Centinaia di singoli non morti si lanceranno a capofitto verso la posizione del giocatore e in determinati frangenti si accatasteranno furiosamente uno sull’altro per scavalcare muri e ostacoli. In queste occasioni il giocatore dovrà organizzare una strenua difesa trovando equipaggiamento difensivo particolare come filo spinato, pavimento elettrificato e torrette automatiche. Gli sciami non possiedono alcun istinto di autoconservazione, nessun ostacolo sarà mai di troppo fra loro e chi gioca, perciò si assisterà spesso a scene inquietanti dove a centinaia cadono a cascata dalla cima di un edificio o si calpestano l’un l’altro nel formare la fantomatica piramide tramite cui possono scalare altezze impressionanti. Insieme alla campagna cooperativa, la modalità principale, World War Z offre anche la possibilità ai giocatori di competere gli uni contro gli altri a squadre in una modalità dal ritmo differente e piuttosto profonda. L’idea di inserire gli zombi nel bel mezzo dello scontro è senza dubbio interessante perché offre opportunità strategiche interessanti come ad esempio farli rivoltare contro gli avversari e sfruttare la furia degli infetti a proprio vantaggio.

Per quanto riguarda la modalità competitiva online, World War Z offre oltre al classico Deathmatch anche Re della Collina, Dominazione Orda, Approvvigionamento e Caccia al Vaccino. Queste sono tutte modalità pensate per giocare in squadre 4vs4 dove, come appena accennato, a svolgere il ruolo di variabile imprevedibile sono gli zombi, che possono comparire all’improvviso creando scompiglio e disagio. La parte online garantisce un sistema di progressione separato dalla campagna, oltre ad avere dieci classi tra cui scegliere, ma è comunque doveroso sottolineare come gli sviluppatori abbiano prodigato un discreto impegno nel confezionare un prodotto completo e pensato per intrattenere i giocatori che cercano diverse tipologie di svago. Tecnicamente il gioco si difende bene, anche se nelle fasi più movimentate mostra qualche imperfezione a livello di texture. Pur facendo un buon lavoro soprattutto grazie ai miglioramenti dal punto di vista grafico nell’ultimo decennio, World War Z non raggiunge un livello grafico da lasciare a bocca aperta, ma fortunatamente, vista la frenesia del gioco, difficilmente si bada al panorama o agli scorci caratteristici. Durante la fuga infatti fermarsi in un luogo per più del necessario equivale a morte certa in quanto gli infetti inizieranno ad arrivare sempre più numerosi fino a quando la situazione non diventa insostenibile. Il gioco supporta il 4K ma è ottimizzato anche per chi non ha la possibilità di sfruttarlo. A livello sonoro World War Z ha una colonna sonora ben realizzata, inoltre la musica del menù è il tema del film, quindi una vera goduria per gli appassionati. Tirando le somme, il titolo sviluppato da Saber Interactive non brilla per originalità, rimane comunque un prodotto derivativo che riprende le buone idee sviluppate per il genere cercando di difendersi come può sia per quanto riguarda la campagna, che per la modalità competitiva. Il prezzo accessibile decreta da una parte la sua piccola vittoria personale sul mercato, anche se alcune incertezze tecniche sono visibili e penalizzano lievemente l’avanzamento insieme a una campagna emozionante a tratti. Nel complesso però l’atmosfera di gioco offerta da World War Z, specialmente se giocata in gruppo, può garantire un buon numero di ore di divertimento. Inoltre gli appassionati di obbiettivi prima di poterli sbloccare tutti dovranno passare veramente molto tempo a uccidere non morti inferociti. A nostro avviso il gioco vale la candela e lasciarselo sfuggire sarebbe un errore.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 8,5

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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