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Ubisoft torna in pista con The Crew 2

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Ubisoft riporta i giocatori a gareggiare su bolidi fiammanti con The Crew 2, sequel dell’innovativo racing game uscito 4 anni fa su Pc, Xbox One, PS4 e che torna anche stavolta sulle medesime piattaforme. In questo sequel l’obiettivo degli sviluppatori è quello di creare un mondo in stile MMO dove i giocatori possono sia competere in maniera cooperativa, sia unirsi in “clan” per sfidare altri piloti in adrenaliniche gare a bordo di bolidi fiammanti in una mappa immensa. In The Crew 2 tutto questo è possibile in quanto viene proposta una riproduzione di ben 1900 miglia quadrate del territorio continentale degli Stati Uniti, compreso delle sue città più famose come Detroit, New York, Los Angeles, Miami, Las Vegas e delle sue zone rurali. Anche se la mappa di gioco è praticamente identica a quella vista nel primo episodio, le differenze sono palpabili durante l’esplorazione, soprattutto dal punto di vista artistico/grafico. Gli sviluppatori di Ivory Tower, infatti, hanno davvero rimesso mano sul comparto tecnico, migliorando il sistema di illuminazione, i riflessi e l’effettistica e introducendo una risoluzione 4K per le console più potenti in circolazione. Il ciclo giorno e notte, il meteo dinamico e un frame rate solido e ancorato ai 30fps esaltano l’open world dell’esperienza, che, almeno visivamente, nonostante qualche pop-up di troppo, riesce a regalare scorci davvero suggestivi, perfetti per spingere al massimo la modalità foto e video editing, completi di diversi setting per tutti i gusti e con la possibilità di riavvolgere il tempo per fotografare il momento perfetto; sfrecciare tra le strade di una città, rimanere incantati da un tramonto nel Grand Canyon, prendere il sole sulle spiagge di Miami, fare il coast to coast o semplicemente girovagare nel Dakota con la frequente e tipica pioggia scrosciante, rende il tutto estremamente emozionante e a tratti ineguagliabile. Tra le novità più succose in game spiccano due tipologie di nuovi veicoli, gli aerei e i motoscafi, innesti volti ad incrementare la varietà generale del gioco, che offrono la possibilità ai giocatori di esibirsi in evoluzioni acrobatiche passando tra un checkpoint e l’altro, opportunamente posti sui tetti dei grattacieli, oppure di muoversi sugli specchi d’acqua che attraversano le zone metropolitane a bordo di modernissime imbarcazioni. Ogni veicolo presente in The Crew 2 ha un sistema di progressione che si rifà a quanto già visto nel titolo originale, anche se qui differisce per il pretesto per gareggiare: non si avrà più a che fare con una trama poco più che abbozzata, semplicemente si verrà catapultati in una sorta di mondo di gare clandestine dove l’obiettivo sarà quello di diventare famosi a suon di followers conquistati attraverso le vittorie. Ovviamente la popolarità si otterrà tagliando per primi il traguardo, inoltre salire sul podio garantirà parti aggiuntive per personalizzare ogni veicolo al fine di renderli maggiormente performanti e appariscenti in gara. Tra le parti aggiuntive spiccano senza dubbio le estetiche come le livree colorate, i cerchioni e gli spoiler, ma sono ovviamente presenti anche tante modifiche che apportano migliorie prestazionali al proprio bolide, includendo velocità, frenata, turbo e così via. Il sistema, va detto, funziona bene e invoglia a sviluppare tutti i veicoli in proprio possesso, e se si desidera collezionarli tutti bisognerà rimboccarsi le maniche in quanto i veicoli presenti in The Crew 2 sono circa duecento.

Ovviamente, essendo il titolo Ubisoft un prodotto destinato a garantire tantissime ore di gioco, il numero e la tipologia di eventi disponibili nella mappa è ulteriormente aumentata, con gare di ogni tipo che includono decine di modalità disponibili, oltre alle sfide che popolano ulteriormente l’area e che di solito consistono nell’eseguire fotografie alla fauna locale, espedienti utili per tentare di colmare un vuoto che altrimenti sarebbe troppo evidente, vista anche la scomparsa degli inseguimenti con la polizia. Infine è bene fare un appunto al gameplay, che si rivela votato all’arcade, forse troppo. Infatti rilasciare l’acceleratore non paga quasi mai, tanto che si percepisce come rischio minore quello di impattare contro gli elementi di contorno delle ambientazioni, anche se il sistema di collisioni lascia parecchio a desiderare: capiterà spesso infatti di riuscire nell’intento di travolgere e sradicare una fermata del bus proseguendo verso il traguardo, ma capiterà anche di schiantarsi contro elementi apparentemente meno resilienti. Per quanto riguarda l’intelligenza dei bot in gara, questa purtroppo non sorprende, infatti per via di un’imprevedibilità troppo bassa, alla fine la vera sfida risulterà essere quella contro il tempo per assicurarsi ulteriori bonus a fine gara. Chiude il quadro un sonoro all’altezza, composto da musiche azzeccate e campionamenti adeguati allo scopo, migliorati ulteriormente rispetto alla discreta base sfoggiata dal prequel. Un’ultima nota, infine, va fatta per l’esperienza online: per la sua natura The Crew 2 impone di essere costantemente connessi alla rete, consentendo così di riuscire a incrociare altri giocatori intenti ad esplorare la vasta ambientazione proposta dal titolo Ubisoft. Al momento ci si può solo confrontare solo in piccole sfide riguardanti i tempi di percorrenza dei tracciati, oppure sulla velocità massima sfoggiata in quel particolare tratto di percorso, in attesa del PvP vero e proprio previsto per il mese di dicembre. Per quanto sia lodevole che il supporto post-lancio sia completamente gratuito (il season pass offre solamente l’accesso anticipato ai veicoli aggiuntivi e poco altro), risulta davvero stravagante che delle componenti fondamentali di ogni racing game (come la modalità competitiva) non siamo presenti dal giorno del lancio ed anzi rappresentino promesse per il futuro. La prima parte del titolo è strutturata come una sorta di campagna, in cui il giocatore è chiamato a visitare quattro punti nevralgici delle competizioni ad alta velocità. Guadagnando follower, popolarità e contanti è possibile sbloccare nuovi mezzi, nuove categorie di gare e nuove attività, in un percorso di crescita che sulle prime sembra ben strutturato.

Il vero problema è che il cammino che porta a diventare una star è davvero troppo breve per riuscire a tenere in piedi la produzione. In circa sette ore di gioco si saranno probabilmente affrontate tutte le competizioni principali, e resteranno le minuscole attività secondarie rappresentate da slalom, opportunità fotografiche, prove di velocità o acrobazie aeree. Quindi è bene mettere in conto che le attività end game, fattore da considerare come seconda parte del titolo, fino all’uscita del PvP in inverno sono veramente poche e poco soddisfacenti. Tirando le somme, si può dire che The Crew 2 inizia la sua corsa verso il successo con un assetto non ottimale. Mancano le modalità competitive, mancano attività secondarie spalmate in maniera uniforme sulla grande mappa di gioco, capaci di trattenere gli utenti sui server anche dopo il completamento della “carriera”. Nei prossimi mesi arriveranno nuove tipologie di veicoli e di gare, assieme al PvP ed alla riscrittura del sistema di loot. Ma per adesso? Ora il gioco si presenta come un arcade leggero, divertente e disimpegnato, senza però particolari guizzi ludici o creativi. Il suo punto di forza è la varietà: di panorami, di veicoli, di situazioni. Ma visto che il concept di base resta quello del primo capitolo, manca l’elemento di originalità a condire il tutto. Intendiamoci, The Crew 2 non è affatto un brutto gioco, diverte ed è bello da vedere, ma per chi si aspetta un racing game in stile MMO, al momento potrebbe restare deluso.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 8,5
Sonoro: 8,5
Gameplay: 7,5
Longevità: 7,5
VOTO FINALE: 8

 

Francesco Pellegrino Lise

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Plants Vs. Zombies torna con La battaglia di Neighborville

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Plants Vs. Zombies la Battaglia di Neighborville è il nuovo videogame della serie di PopCap ed Electronic Arts già disponibile per Playstation 4, Xbox One e PC. Per chi non lo sapesse, vogliamo ricordare che sono passati ben dieci anni dall’uscita di Piante contro Zombi, peculiare “tower defence game” che, prima su PC e successivamente su piattaforme mobile e console, ha saputo guadagnarsi una fetta considerevole di appassionati. L’aspetto strategico nei tower defence è sicuramente di prim’ordine e Piante vs Zombie ha saputo coniugare a dovere l’aspetto “tattico” con l’immediatezza di gameplay, rendendo di fatto il gioco godibile sia dai grandi che dai piccini. La “genialata” dei PopCap Games di contrapporre due fazioni così diverse e assurde, ovvero le piante e gli zombie mangia cervelli, si è dimostrata la chiave vincente che ha portato questo brand al successo. Il team di Seattle, tuttavia, cinque anni fa decise di affiancare alla serie principale, esclusivamente tower defence, uno spin-off multiplayer, che avrebbe sempre visto contrapposte le due assurde fazioni, ma riproponendo lo scontro con un gameplay tipico degli sparatutto in terza persona. Plants vs. Zombies: Garden Warfare è stato infatti il primo “esperimento” di PopCap Games, in congiunta con Electronic Arts, capace di rivelarsi un successo sia di critica che di pubblico.

L’immediatezza di gameplay, unita ad uno stile grafico unico e cartoonesco, spinsero il team a riproporre un sequel l’anno successivo. A circa tre anni di distanza dall’uscita di Plants vs. Zombies: Garden Warfare 2, ecco arrivare Plants Vs. Zombies Battle for Neighborville, sequel spirituale dei due precedenti spin-off, carico di novità in termini di modalità e meccaniche di gioco, ma sempre ricchissimo di spunti intelligenti ed esilaranti. Esaminando più da vicino il titolo possiamo dire che, questo terzo capitolo della serie in versione shooter riparte dalle ottime basi gettate da Garden Warfare 2 e prende tutto quello che c’era di buono per elevarlo alla massima potenza. Inoltre, sono riscontrabili alcuni graditi miglioramenti che sicuramente dipendono da un’attenta osservazione dei “rivali” nell’ambito degli shooter online. Ad esempio, la presenza di variazioni delle classi è totalmente scomparsa, rispetto alle precedenti iterazioni, lasciando spazio ad alcuni personaggi base, più alcuni unici da aggiungere al roster principale, portando il numero di personaggi giocabili a un totale di venti. Tra le novità, in termini di pg giocabili, per le piante sono presenti la ghianda, mentre per gli zombi un “pilota” spaziale in un minuscolo UFO circolare. Entrambi abbastanza agili sul campo, sono dotati di una potenza di fuoco sostenuta, bilanciata però da una difesa piuttosto fragile, anche se forniti di un’abilità unica in grado di ribaltare le sorti dello scontro: la ghianda, ad esempio, potrà trasformarsi in una quercia, mentre lo zombie spaziale potrà trasformarsi in una fortezza galleggiante, lenta ma devastante. Le cose diventano più interessanti quando ci sono più cadetti o ghiande in una squadra, perché più giocatori possono saltare su una controparte più grande, con tutti i vantaggi e le complicazioni del caso. Non è una novità per il genere di appartenenza, ma una grande novità per la serie di PopCap Games, capace di rendere gli scontri multiplayer ancor più variegati e divertenti rispetto al passato. Sul fronte meccaniche, ogni eroe di Plants Vs. Zombies Battle for Neighborville possiede un’arma da fuoco e un set di abilità unico. Di grande pregio, inoltre, la cura per i dettagli riservata ai diversi personaggi che compongono i due roster. Tale attenzione per i dettagli e la caratterizzazione dei singoli personaggi saranno sicuramente apprezzate dai giocatori. La quantità di nuovi contenuti da cui si viene accolti nel nuovo mondo hub è davvero sorprendente, l’opening del gioco è semplice ma efficace e la struttura di gioco a dir poco entusiasmante. Una volta lanciato il titolo ci si troverà subito catapultati in un mondo vivo, denso di attività e ricco di cose da fare. Nella modalità single player ad esempio sarà necessario correre, intraprendere missioni più facili, cercare tesori, sconfiggere nemici e molto altro ancora. Ovviamente, questo da solo non offre un motivo sufficiente per acquistare il gioco (è richiesta una connessione a Internet), ma siamo rimasti molto soddisfatti dall’aggiunta della modalità single player, soprattutto vista la varietà che offre al gioco. Altra modalità presente in game è Garden/Graveyard Ops, che è fondamentalmente una modalità orda in cui bisogna affrontare nemici sempre più difficili all’avanzare dell’esperienza. Poiché le classi del gioco sono diverse e variegate, si può facilmente cambiare le sorti in battaglia semplicemente cambiando personaggio, quindi è importante non focalizzarsi su un solo tipo di “soldato” ma sfruttare quello con le abilità più adatte al tipo di cosa che si vuole fare. Abbiamo anche apprezzato molto la modalità Arena Battaglia, che mette in competizione squadre di quattro persone in cui ogni giocatore che ha una sola vita, uno contro l’altro. Questa nuova modalità di Plants Vs. Zombies Battle for Neighborville ha aggiunto rapidamente un po’ di frenesia all’esperienza ed è stata più intensa di quanto pensassimo fosse possibile da un gioco su piante e zombi. Torna anche Turf War, modalità che consente di collaborare con altri giocatori per raggiungere obiettivi specifici comuni. Questa modalità di gioco è divertente, ma dal momento che non c’è molta strategia in gioco quando si è accoppiati con giocatori casuali che sembrano pensare che ogni modalità sia un deathmatch, purtroppo essa non raggiunge mai il suo pieno potenziale.

Oltre alle modalità sopra citate, è ovviamente presente il classico Deathmatch, che è sempre divertente. Decidere se giocare al nuovo Night Cap (un ninja furtivo di funghi), al brutale Kernel Corn o al classico Peashooter ha un impatto importante su ciò che accadrà nel gioco e ci sono anche obiettivi che incoraggiano a cambiare costantemente personaggio, per spingere il giocatore a provare la varietà che il gioco ha da offrire. Proprio come nelle precedenti iterazioni della serie, Plants vs.Zombies, questo nuovo Battle for Neighborville si concentra principalmente sullo sbloccare oggetti cosmetici come cappelli divertenti, pantofole consumate, combinazioni di colori e molto altro. Ogni attività presente in game, che sia legata ad attività della storia o partite competitive online, ricompenseranno i giocatori con delle monete, spendibili nell’apposita slot machine presente nell’hub centrale, dove si verrà premiati con componentistica estetiche in maniera randomica, come ad esempio costumi ed emote per il proprio personaggio. Per quanto riguarda la nostra prova, su Xbox OneX, ci sentiamo di elogiare il lavoro svolto dagli sviluppatori per quanto concerne la cura del comparto audiovisivo. Battle for Neighborville gode di una serie di effetti grafici ancor più avanzati rispetto al passato, grazie all’utilizzo dell’ottimo Frostbite Engine di Electronic Arts, in grado di riempire lo schermo di coloratissime esplosioni. La cura dei dettagli e della composizione delle texture è quella di sempre, ma la varietà è nettamente aumentata, anche all’interno della medesima mappa. Discreto il comparto sonoro che, propone musiche divertenti, versi “gutturali” e rumori, rimanendo però ancora distaccato da un doppiaggio classico e legato ai canonici sottotitoli in italiano. Parlando di lati negativi, purtroppo c’è da dire che nel corso della nostra prova purtroppo abbiamo riscontrato una presenza fastidiosissima di freeze del gioco che ci ha costretto a riiniziare attività più e più volte rendendo l’esperienza complessiva piuttosto frustrante. Speriamo che gli sviluppatori riescano a risolvere questo problema in tempi brevi con una patch ad hoc. Tirando le somme, con Plants vs. Zombies: Battle for Neighborville annoiarsi è davvero impossibile in quanto è uno shooter online immediato e divertente, caratterizzato da toni leggeri e da un comparto tecnico colorato e convincente. La possibilità di affrontare le modalità cooperative e competitive in compagnia di amici, grazie all’utilizzo dello split screen, è un valore aggiunto in questa nuova produzione targata PopCap Games. Problemi, annosi, di bilanciamento a parte che ci auguriamo vengano risolti con i prossimi aggiornamenti, ci sentiamo di consigliare il titolo a tutte le persone che cercano uno shooter leggero, intuitivo, originale e senza troppi fronzoli.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 8

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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In evidenza

WhatsApp, un file Mp4 mette a rischio la sicurezza

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Utenti di WhatsApp attenzione, un file Mp4 può mettere a rischio la sicurezza della popolare applicazione di instant messagging e consentire a malintenzionati di prendere il controllo del dispositivo. L’allarme è stato lanciato dalla stessa società di proprietà di Mark Zuckerberg che conta oltre 1 miliardo e mezzo di utenti attivi ogni mese. Viene consigliato agli utenti di aggiornare l’app all’ultima versione in cui è stata inserita una correzione di sicurezza. Secondo il sito GbHackers, al momento non ci sono prove concrete del fatto che questa vulnerabilità sia stata sfruttata, ma in ogni caso è bene proteggere il proprio WhatsApp eseguendo l’update. A fine ottobre l’applicazione ha fatto causa alla società israeliana Nso, accusandola di essere responsabile di attacchi mirati a circa 1.400 suoi utenti, utilizzando uno spyware, cioè un software spia. Il problema è stato classificato come “critico”. Un attacco di questo tipo avrebbe permesso all’hacker di scaricare e installare sui dispositivi violati un malware, un software maligno, oltre a rendere accessibili e trasferibili i dati sensibili contenuti nello stesso. E tutto questo a insaputa dell’utente. Facebook ha dichiarato di aver preso in carico il problema, etichettando la vulnerabilità come “CVE-2019-11931”. “WhatsApp lavora costantemente per migliorare la sicurezza del servizio. Rendiamo pubblici i potenziali problemi che abbiamo, risolvendoli con le migliori pratiche del settore. In questo caso, non vi è motivo di credere che gli utenti siano stati colpiti”, ha spiegato un portavoce della società. Sempre secondo il sito GbHackers, le versioni interessate da questo problema sono, nello specifico, quelle precedenti alla 2.19.274 su Android e alla 2.19.104 per quanto concerne Whatsapp Business, alla 2.19.100 su iOS e alla 2.19.100 per Business, e pari o inferiori alla 2.18.368 su Windows Phone. Per mettersi al sicuro gli utenti devono mantenere l’applicazione aggiornata e non aprire file o filmati, in particolare quelli con estensione MP4, provenienti da fonti non conosciute. Eseguire costantemente gli update, ricordiamo, è l’unico modo di mantenere le applicazioni al cento per cento sicure e non incappare in alcun tipo di problemi. Non ignorate mai gli aggiornamenti.

F.P.L.

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Planescape Torment e Icewind Dale sbarcano su Xbox One, Ps4 e Switch

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Planescape Torment e Icewind Dale arrivano su Xbox One, Ps4 e Nintendo Switch. Dopo la recente uscita di Baldurs Gate 1 e 2 (qui la nostra recensione), anche questi titoli vedono nuova vita sulle console di attuale generazione e sono pronti a farsi conoscere dalle nuove generazioni di gamers, ma anche a fare la gioia di chi li ha giocati nello scorso millennio. Planescape Torment e Icewind Dale rappresentano due modi diversi, quasi opposti di vedere i giochi di ruolo. Torment è un rpg a tutto tondo dove la storia la fa da padrone pur con una certa dose di libertà. Una sceneggiatura degna di un ottimo film, personaggi caratterizzati e ben definiti, e una serie di sidequest splendide ne fanno un gioco di ruolo una spanna sopra ai Baldur’s Gate. Icewind Dale invece, propone un’avventura lineare, in certi versi simile ad una sessione cartacea vera e propria di Dungeon’s and dragons, con missioni a “moduli” e un party tutto da costruire, dove la storia è sì importante, ma di contorno rispetto a strategia e combattimento. Ma andiamo ad esaminare i tioli: Icewind Dale si propone come una sorta di Baldur’s Gate più concentrato sul sistema di combattimento. Certo, una storia è sempre presente, e al giocatore è richiesto di affrontarla dalla propria prospettiva: il che significa che risolvere determinate situazioni in un modo o nell’altro spetta alla sensibilità del giocatore, con tutte le conseguenze del caso. Per tutto il resto, Icewind Dale è molto simile a Baldur’s Gate, ossia è un classico gioco di ruolo con visuale isometrica, con sistema di combattimento in “tempo reale” con la possibilità di poter usare una pausa tattica per poter gestire al meglio le azioni dei membri del party del giocatore. Il party, infatti, è una delle prime differenze rispetto a Baldur’s Gate che saltano all’occhio. Mentre in BG il giocatore deve costruire il suo party mentre avanza nell’avventura selezionando i compagni man mano che si avanza, in Icewind Dale si comincia immediatamente con un party formato di tutto punto. Questo potrebbe allungare decisamente i tempi della creazione dei personaggi, ma per fortuna, il gioco mette a disposizione un party di base creato precedentemente, facendo così risparmiare tempo al giocatore. Inutile dire che l’editor di creazione è sempre lo stesso ed offre, come al solito, un’elevatissima mole elevata di opzioni di personalizzazione della propria squadra. D’altronde, si parla sempre di una campagna di D&D, e Icewind Dale riesce a catturare lo spirito pienamente, regalando centinaia di ore di gioco. Parlando di Planescape Torment, invece, possiamo dire che il titolo riprende le meccaniche dei giochi D&D precedenti e le rielabora per presentare un tipo di esperienza unica nel mondo dei giochi di ruolo. Infatti, a differenza degli altri titoli di cui abbiamo parlato, Torment è quello che presenta il livello di scrittura più alto, con uno stile che non disdegna anche picchi di black humor.

Il giocatore veste i panni del Nameless One, e le informazioni che il giocatore ha su di lui sono uguali a quelle che il personaggio stesso è a conoscenza: ovvero, niente. Tutto quello che si sa è che il protagonista è stato portato in un obitorio perché si credeva fosse morto, solo che all’improvviso si alza e cammina. Uno scheletro fluttuante si avvicina e interagisce con il protagonista, e decide di accompagnarlo per scoprire cosa gli è successo. Infatti, il personaggio principale soffre di un’amnesia che non gli consente di ricordare assolutamente nulla degli eventi che lo hanno portato a finire in un obitorio. Starà al giocatore guidarlo alla ricerca della verità, in un mondo incredibilmente complesso e tutto da scoprire. Come già detto, Planescape Torment ha un accento decisamente maggiore sulla storia e su come il giocatore la può navigare ed influenzare. I testi a schermo sono tantissimi, scritti in maniera davvero squisita. Nonostante la storia abbia una trama assolutamente straordinaria però resta comunque un gioco con vent’anni alle sue spalle. Infatti, chi sta dinanzi lo schermo non sa mai bene quello che deve fare, dove deve andare, e soprattutto come farlo. Tutto ciò è lasciato al giocatore stesso da scoprire; questo perché Torment richiede un’immedesimazione molto elevata, richiede di tuffarsi nel mondo di gioco con grande attenzione e concentrazione, senza lasciarsi sfuggire dettagli e cercando di non tralasciare nulla. Se si è in grado di superare gli ostacoli iniziali dovuti all’età di questo titolo, ci si ritroverà davanti uno degli esempi più sopraffini di narrativa videoludica e credeteci, vivere un’esperienza del genere è davvero fantastico. Adesso che abbiamo fatto un veloce excursus su ciò che i due titoli hanno da offrire, andiamo ad analizzare il comportamento di Icewind Dale e Planescape Torment su console. Come per Baldur’s Gate, il lato puramente estetico non rappresenta un problema, e anche lo zoom che va a “distorcere” le texture, è parte integrante di un compromesso impossibile da risolvere. Non è possibile, a meno di non ricreare completamente la grafica partendo da texture ad alta definizione, ma è una discussione prettamente accademica in quanto questo tipo di lavoro richiederebbe una mole di risorse tale da scoraggiare qualsivoglia progetto. E forse, soprattutto per i puristi, non sarebbe nemmeno corretto. Infatti, questi giochi vanno goduti per ciò che offrono in termini di storia e gameplay, non certo per l’aspetto estetico. Dal punto di vista tecnico, esattamente come con la collection di Baldur’s Gate, anche qui Skybound Games e Beamdog hanno fatto un lavoro molto ben riuscito. Il sistema di controlli funziona alla perfezione: anche se stiamo anni luce dalla precisione che tastiera e mouse, per cui questi giochi erano originariamente pensati, la mappatura dei pulsanti però è decisamente convincente. Certo, c’è bisogno di un primo periodo di apprendimento; ma dopo un po’, navigare il mondo di gioco e fra le varie finestre dei menu diventerà facile come bere un bicchiere d’acqua, specialmente per chi è abituato ad avere a che fare con i giochi di ruolo. Tirando le somme, possiamo dire che con Planescae Torment e Icewind Dale su console, i giocatori si trovano in mano due rpg indimenticabili. Strategia e personalizzazione ai massimi livelli faranno la gioia degli appassionati di D&D, mentre le ambientazioni da brividi, soprattutto quelle di Planescape Torment sono quanto di meglio si possa trovare in circolazione. Certo, ve lo ripetiamo, questi titoli sono adatti a utenti esperti, ma se si ha pazienza e costanza, anche un giocatore di primo pelo può imparare e apprezzare la maestosità di queste vere e proprie opere videoludiche.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 9

Gameplay: 9,5

Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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