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Economia e Finanza

UDINE: LA BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI MANZANO LANCIA IL SOSTEGNO PER GLI STUDENTI UNIVERSITARI

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Tempo di lettura 3 minuti L’importo concesso potrà essere restituito dopo 18 mesi dal conseguimento della laurea

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di Gianfranco Nitti
Udine
– L’Università, da oggi, si paga a rate,, e più sei bravo, meno ti costa. L’idea è della Banca di Credito Cooperativo di Manzano di Udine che offre agli studenti friulani l’opportunità di iscriversi all’Università in piena indipendenza economica, chiedendo loro di meritarsi il sostegno della banca attraverso lo studio.

L’importo concesso potrà essere restituito dopo 18 mesi dal conseguimento della laurea, a tasso molto vantaggioso (tarato a seconda del merito dello studente, estinguibile in un periodo massimo di 7 anni). Un sistema rivoluzionario ma già sperimentato in diversi Paesi per lo più anglosassoni (come Inghilterra e Usa ma anche in Scandinavia), che oltre ad allegerire il ‘peso’ delle spese universitarie alle famiglie, responsabilizza il giovane a impegnarsi nello studio per mantenere le condizioni del prestito. Tutto questo è University Banca Manzano, iniziativa accolta positivamente anche dai rettori degli atenei di Udine e Trieste, Alberto F. De Toni e Maurizio Fermeglia.

University Banca Manzano funziona così: il prestito viene concesso senza richiedere alcuna garanzia bancaria, se non lo studio, l'impegno e il rendimento scolastico. L’iniziativa si rivolge agli studenti residenti nel territorio di competenza di Banca Manzano e iscritti alle Università di tutta Italia, con un’età pari o inferiore ai 30 anni. Il requisito del merito è molto importante per accedere a University: per le ‘matricole’ vale il voto di diploma (almeno 75/100), per gli iscritti agli anni successivi servono almeno 45 crediti formativi universitari (cfu) per ogni anno di corso e una media voto minima di 26/30. Per la definizione della rata, invece, beneficiano di maggiori agevolazioni gli studenti soci (o figli/nipoti di soci) più meritevoli (voto di diploma 100, media voto universitaria 29/30), seguiti dagli studenti soci (o figli/nipoti di soci) e da tutti gli altri studenti. Per maggiori dettagli e informazioni, oltre alle filiali di Bcc Manzano, è possibile visitare il sito internet www.university.bancamanzano.it, dove, oltre alle Faq, è disponibile una sezione per il calcolo della rata del prestito. E’ attiva anche la pagina Facebook ‘UniversityBancaManzano’.

 "Abbiamo pensato a un progetto di questo tipo – chiarisce il presidente Silvano Zamò – perché comprendiamo i piccoli e grandi sacrifici a cui le famiglie sono chiamate per far studiare i propri figli. Con University Banca Manzano diamo la possibilità ai ragazzi più in gamba di frequentare l’Università e rendersi indipendenti, mettendo al primo posto il merito e la voglia di fare. Come già avvenuto con l’avvio del progetto Factory – aggiunge Zamò – dimostriamo con i fatti di credere nei giovani e nel loro desiderio di mettersi in gioco: rappresentano il nostro futuro, quindi scendiamo in campo con iniziative pensate per stimolarli e accompagnarli nel loro percorso di crescita, umana e professionale".

I commenti di De Toni e Fermeglia. "Riteniamo che iniziative capaci si supportare i giovani in un percorso di formazione superiore non possano che essere salutate con favore – dichiara il magnifico rettore di Udine Alberto F. De Toni –.  Come ateneo, accanto alla forte attenzione al tema del diritto allo studio, promuoviamo anche le azioni private. Un esempio sono i bandi che l’Università di Udine emana annualmente per l’istituzione e l’assegnazione di premi di laurea per valorizzare il lavoro di studio e ricerca dei nostri studenti, e che sono suddivisi nelle tre tipologie del sostegno al merito, della promozione dell’eccellenza e dell’investimento in cultura». Positivo anche il commento del magnifico rettore di Trieste, Maurizio Fermeglia: «Questa iniziativa si posiziona come un affiancamento alle azioni pubbliche di diritto allo studio per avvicinare il maggior numero possibile di giovani all'università, nella consapevolezza che il futuro del nostro territorio dipende da una popolazione giovane, dinamica, acculturata e competente. Nei prossimi anni – chiude il rettore – i mestieri caratterizzati da un elevato livello di competenze culturali, scientifiche e tecnologiche avanzate saranno preponderanti rispetto ad altri mestieri. L'alta formazione universitaria sarà sempre più rilevante nello sviluppo di un territorio".
 

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Bitcoin, ecco lo scenario mondiale e cosa sta succedendo

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Dopo aver toccato i livelli più alti nel corso dei primi giorni del mese di novembre 2021, Bitcoin sta passando un momento molto delicato, con una diminuzione che ha raggiunto anche il 40%. Un balzo all’indietro che deve essere tenuto d’occhio con grande attenzione da quanti sono soliti investire su Bitcoin con la piattaforma Plus 500 e le tante altre disponibili online.

Al giorno d’oggi, investire su Bitcoin vuol dire anche affrontare delle vere e proprie montagne russe. Tra momenti in cui si registrano picchi veramente importanti e altri in cui le battute d’arresto non fanno altro che susseguirsi, è difficile capire come orientarsi e come valutare lo scenario complessivo.

A incidere, nel corso dell’ultimo periodo, troviamo anche la sfiducia che è stata data da determinati Governi nei confronti delle valute digitali. Se prima era stata la Cina a schierarsi apertamente contro Bitcoin, ora è il turno della Russia, che non sta facendo mistero di non amare affatto la ben nota criptovaluta.

Le tensioni geopolitiche attualmente in atto sono numerose, ma ad incidere sui continui colpi di scena sul Bitcoin sono anche le decisioni che sono state prese dalle banche centrali, così come la riduzione di cui è stato oggetto il Nasdaq.

Bitcoin in calo, e le altre criptovalute?

Il momento attraversato dal Bitcoin, come dicevamo in precedenza, non è certamente dei più facili. Il calo sta toccando il 7.50% attualmente, scendendo a quota 39 mila dollari. Nel giro di una sola giornata, la valuta digitale più popolare in tutto il mondo ha lasciato per strada la bellezza di circa 4 mila dollari in termini di valore. In confronto ai picchi che erano stati toccati in quell’inizio di novembre da favola, ora il trend negativo è arrivato a toccare il 40%.

Se il Bitcoin non se la sta passando molto bene, è chiaro che gli investitori si stanno chiedendo qual è lo scenario in relazione alle altre valute digitali. Ebbene, anche per le altre criptovalute il periodo non è proprio dei migliori. Giusto per fare un esempio, Ethereum ha subito una battuta d’arresta che sfiora il 9%, scendendo a quota 2880 dollari. In base alle statistiche che sono state diffuse da parte di CoinMarketCap, la grande caduta delle due criptovalute più importanti a livello mondiale, ha tolto complessivamente qualcosa come 140 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Tenendo come punto di riferimento i picchi che erano stati toccati nel corso dei primi giorni del mese di novembre, quando Bitcoin andrà oltre quota 67 mila dollari, sono stati persi per strada qualcosa come oltre 1000 miliardi di dollari in termini di capitalizzazione sul mercato delle valute digitali.

Le scelte della Russia

Ad aggravare la riduzione e il momento negativo si è messa anche la Russia. In modo particolare, a far discutere sono le scelte che sono state prese da parte della banca centrale del paese sovietico, che ha comunicato in via ufficiale una bozza di proposta che, a quanto pare, andrebbe a mettere un freno definitivo a scambi che riguardano qualsiasi tipo di valuta digitale. Non solo, dal momento che il divieto verrebbe esteso anche sull’estrazione delle principali criptovalute, tra l’altro sul mercato russo che è uno di quelli più importanti in riferimento all’uso di tali strumenti.

Questi nuovi regolamenti previsti dalla Banca centrale russa andrebbero, di fatto, a mettere il veto su ogni tipo di emissione, ma anche di scambio legato alle criptovalute. Quindi, in attesa di una decisione definitiva e ufficiale, si possono notare già i primi suggerimenti disposti dalla Banca centrale russa alle banche della federazione, di tenere sotto controllo e, nel caso in cui fosse necessario, mettere i bastoni tra le ruote agli acquisti di valute digitali.

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Parma, fiera della meccanica e della subfornitura spostata a maggio

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La decisione per offrire maggiore sicurezza a visitatori ed espositori

La prima edizione della manifestazione fieristica “Mecfor”, inizialmente prevista dal 24 al 26 febbraio 2022 nel quartiere fieristico di Parma, si riposiziona nella seconda metà di maggio 2022 per offrire maggiore sicurezza a visitatori ed espositori. Le date esatte saranno definite a breve in ragione dei calendari fieristici internazionali tuttora in fase di discussione a causa dell’emergenza pandemica.

Mecfor, sarà la prima novità fieristica del 2022 dedicata a due comparti strategici per il Paese, nonché strettamente correlati, come Meccanica e Subfornitura, che rappresentano il 50% del settore manifatturiero italiano.

Mecfor è organizzata da Fiere di Parma, storica organizzatrice del Salone della Subfornitura, dedicato all’esternalizzazione di attività nel campo della meccanica, ma anche elettronica, plastica e altro, e da Ceu – Centro Esposizioni Ucimu, organizzatore delle principali fiere internazionali di macchine utensili e lavorazione dei metalli come Bimu e Lamiere.

La fiera è composta da tre saloni, distinti ma integrati: “Revamping”, il mercato delle macchine utensili ammodernate e aggiornate; “Turning”, dedicata principalmente al tornio; “Subfornitura”, di cui già si è detto. Mecfor avrà a disposizione per la sua prima edizione oltre 24.000 mq del quartiere fieristico di Parma.

Un Salone di particolare interesse sarà Revamping: verrà mostrato come le macchine utensili possano, se opportunamente retrofittate, avere una seconda vita. Saranno esposte macchine non solo economicamente convenienti, ma anche di qualità standard prevista da Industria 4.0. Inoltre, si risponde così alle esigenze di produzione sostenibile in linea con l’approccio dell’economia circolare, che si sta facendo sempre più strada anche nel mondo dell’industria pesante.

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Covid, in arrivo ristori per i settori chiusi dal governo. Sostegni anche per il turismo

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I ristori andranno “ai settori chiusi dai provvedimenti del governo” per l’emergenza Covid. Lo prevede, secondo quanto annuncia la sottosegretaria all’Economia Alessandra Sartore, il prossimo decreto legge. A beneficiare degli aiuti, “a fondo perduto e a forfait”, saranno quindi, precisa, “sale da ballo, discoteche, ma anche sport e cinema e più in generale il settore spettacolo, che hanno avuto una riduzione significativa di entrate”.

In gioco almeno un miliardo di euro – La sottosegretaria illustra al “Messaggero” il piano del governo per gli aiuti, spiegando che “c’è uno spazio certo di un miliardo, al netto della questione caro-bollette. Ma credo che alla fine sarà di più”. L’intervento messo in cantiere riguarda, aggiunge Sartore, i primi tre mesi dell’anno.

Aiuti anche al turismo – “Per lo sport è stata decisa una minore capienza – continua -. I cinema e i teatri sono aperti ma sono oggettivamente in sofferenza”. Le misure di sostegno riguarderanno anche il turismo per cui, chiarisce, “già con l’ultima manovra è stato stanziato un fondo di 150 milioni di euro”.

Mogol chiede nuovi aiuti per lo spettacolo – Un appello “per l’urgentissima adozione di nuovi provvedimenti di sostegno economico” a favore di autori, artisti e lavoratori dello spettacolo è quello rivolto dal presidente della Siae, Giulio Rapetti Mogol, al premier Mario Draghi e al ministro della Cultura Dario Franceschini, alla luce della nuova ondata di contagi che sta mettendo a dura prova un settore che ha già pagato un prezzo altissimo durante l’emergenza sanitaria. “Gli eventi di musica, cinema e spettacolo, fonte di felicità per gli italiani, non possono più aspettare”, è l’allarme lanciato.

Ammortizzatori – Riguardo alla richiesta, da parte di alcuni settori, della proroga della Cassa Covid, la sottosegretaria spiega: “Dal primo gennaio è entrata in vigore la riforma degli ammortizzatori sociali. Anche le piccole imprese hanno 13 settimane di Cig da utilizzare”. Ancora in fase di valutazione però il rifinanziamento della Cassa Covid, come chiesto dai sindacati.

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