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UE EMERGENZA ENERGETICA ALLO SBANDO, BRACCIO DI FERRO CON LA RUSSIA

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Sergey Lavrov, Ministro degli Esteri russo ha incontrato in Bulgaria Kristian Vigenin per rinegoziare sul gasdotto South Stream, mentre con la Serbia ha gia’ chiuso il contratto. L’Europa si è svegliata dalle visioni delle energie alternative biosostenibili, è incapace di autonomia e ora punta sul gas naturale il metano, soprattutto per il trasporto privato e pubblico. Ieri Siim Kallas Vice Presidente della Commissione europea interviene in questa direzione:”Sappiamo che il gas naturale, per esempio, avrà un ruolo importante sia per trasporti stradali e marittimi, come l'opzione più interessante per sostituire i combustibili a base di petrolio come diesel, ancora utilizzato dalla maggior parte dei camion in Europa oggi. Con la sua alta densità di energia e basse emissioni inquinanti, gas naturale liquefatto può essere utilizzato nelle flotte pubbliche di autobus, promuovendo così il trasporto pubblico in un ambiente urbano più pulito.”

di Cinzia Marchegiani

Bulgaria – Il South Stream è un progetto infrastruttura globale del grande colosso russo Gazprom, un gasdotto con una capacità di 63 miliardi di metri cubi realizzato attraverso il Mar Nero a sud e l'Europa centrale ai fini della diversificazione delle rotte di esportazione di gas naturale ed eliminando i rischi di transito. La prima gas via del South Stream dovrebbe essere fornito a fine 2015 mentre Il gasdotto raggiungerà la sua piena capacità nel 2018. ll progetto South Stream è volto a rafforzare la sicurezza energetica europea. Si tratta di un vero e proprio passo nel perseguire la strategia di Gazprom volta a diversificare i russi di gas naturale delle rotte di approvvigionamento. Il nuovo sistema di gasdotti che soddisfano i più recenti ambientali esigenze ed ingegneria accrescerà significativamente la sicurezza energetica in tutta l'Europa continentale.

La storia del progetto è iniziato nel 2006, quando Gazprom ed Eni sono entrate in un accordo di partenariato strategico che dà diritto Gazprom per la fornitura di gas russo direttamente sul mercato italiano a partire dal 2007. In base all'accordo, i contratti esistenti per le forniture di gas russo verso l'Italia sono state estese al 2035.

La South Stream Transport, invece è una società internazionale di progetto comune responsabile per la progettazione, la costruzione e la successiva gestione di sezione offshore del South Stream. La partecipazione della società è divisa tra Gazprom (50 per cento), Eni (20 per cento), Wintershall ed EDF (15 per cento ciascuno). Nel marzo 2014 South Stream Transport ha firmato il contratto per la posa della prima stringa di sezione offshore del South Stream, più tardi nel mese di aprile – per la posa della seconda stringa. Inoltre, sono stati firmati i contratti per la fornitura di circa 150 mila tubi per le prime due corde in mare aperto. La prima stringa off-shore deve essere costruito nel terzo trimestre del 2015 e commissionata nello stesso anno.
In merito al South Stream, l’Unione Europea era già entrata a gamba tesa, infatti la Commissione europea ha ritenuto che gli accordi bilaterali della Russia con i paesi di transito, ossia Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, violavano Terzo Pacchetto Energia dell'Unione Europea, che regola che le aziende coinvolte nella produzione di gas non possono essere proprietari dei gasdotti a lunga distanza. Lunedì scorso, 7 luglio 2014 il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov si è recato a Sofia (Bulgaria) dove ha incontrato il suo omologo, Kristian Vigenin ha espresso l’augurio che il dialogo attivo con la Commissione europea permetta la ripresa della costruzione di South Stream in territorio bulgaro, che è stato sospeso ai primi di giugno su insistenza di Bruxelles: “serve un approccio ragionevole, c’è la necessità di attuare la sua costruzione entro il termine previsto”. Approfondendo le notizie dai giornali esteri infatti si apprende che solo un mese fa, l'8 giugno 2014 il premier della Bulgaria, Plamen ORESHARSKI sotto pressione degli Stati Uniti e l'Unione europea aveva annunciato la sospensione della costruzione del "South Stream", che ovviamente aveva irritato Mosca e per tutta risposta la Gazprom minacciava di congelare la soluzione con Sofia per le forniture di gas del progetto per l'Europa, bypassando l'Ucraina e la conservazione delle principali destinazioni di esportazione, a seconda relazioni con Kiev (Ucraina). La grande perplessità della Russia era nel aver percepito che la leadership della Bulgaria per un lungo tempo aveva resistito ai tentativi di impedire la costruzione del "South Stream", improvvisamente mutava la relativa posizione dopo la visita di senatori americani guidati da John McCain. Sergei Lavrov spiega che l’accordo sul "South Stream" è stato steso nel 2008 prima dell'introduzione del Terzo Pacchetto Energia:"Rispettiamo il Terzo Pacchetto Energia che permette all'UE ei suoi membri il diritto di fissare le regole per la cooperazione in ogni campo all'interno del suo territorio, ma queste regole non possono essere applicata retroattivamente" e conclude augurandosi che la Commissione farà per l'eccezione per "South Stream per la legislazione attuale di energia dell'UE e applicare il principio di extraterritorialità, come è stato contro il progetto Trans Adriatic Pipeline. Dello stesso avviso è il ministro Vigenin che ha ritenuto troppo importante il gasdotto proprio per la sicurezza energetica del proprio paese, del su-est Europa e dell’Unione Europea auspicando nel dialogo attivo con la stessa Commissione Europea per portare in cantiere la costruzione del South Stream.
La South Stream non ferma il suo progetto e lo scorso martedì 8 luglio 2014 a Belgrado ha stipulato un contratto con la Centrgaz che ha vinto la gara per il South Stream per la costruzione dl gasdotto nella Repubblica delle Serbia.La stessa Centrgaz si concentrerà sulla progettazione, attività di costruzione e installazione, formazione del personale e la messa in South Stream in Serbia. Lo stesso contratto prevede il coinvolgimento di subappaltatori serbi nello svolgimento di determinate operazioni.

Lo stesso giorno, 8 luglio 2014 Siim Kallas Vice Presidente della Commissione europea interviene in merito al gas naturale, che dichiara rappresentare una fonte di energia per guidare europea dei trasporti nel futuro:”la nostra dipendenza da una piccola manciata di fornitori è anche una grande preoccupazione. Ci rende troppo vulnerabili. Importazioni di gas rappresentano il 70% del consumo europeo. Nel 2013, per esempio, il 39% delle importazioni di gas dell'Unione europea per volume venuto dalla Russia, il 33% dalla Norvegia e il 22% dal Nord Africa – Algeria e Libia. Alcuni paesi dell'UE si basano su un unico fornitore russo, spesso in un unico percorso di alimentazione, tra il 80 e il 100% del loro consumo di gas. E' un preoccupante livello di dipendenza – e dobbiamo solo guardare a recenti avvenimenti in Ucraina a vedere il tipo di insicurezza energia che ci troviamo di fronte. Ci sono alcuni paesi dell'UE che sono effettivamente "isole energetiche", perché non dispongono di adeguate infrastrutture di collegamento con il resto dell'UE. Che li rende vulnerabili ai capricci dei loro fornitori. Il bilancio energetico geopolitico nel mondo è cambiato. E l'Europa deve reagire ad esso. Sappiamo che il gas naturale, per esempio, avrà un ruolo importante sia per trasporti stradali e marittimi, come l'opzione più interessante per sostituire i combustibili a base di petrolio come diesel, ancora utilizzato dalla maggior parte dei camion in Europa oggi. Con la sua alta densità di energia e basse emissioni inquinanti, gas naturale liquefatto può essere utilizzato nelle flotte pubbliche di autobus, promuovendo così il trasporto pubblico in un ambiente urbano più pulito.“ 

Nulla è è per caso, in questa emergenza energetica europea lo sguardo volge alle energie alternative biosostenibili prospettate e gonfiate con gli incentivi finiti sulle bollette energetiche, dipinte come la panacea verde dell’energia ma che ha lasciato per terra l’Europa. Ad oggi l'UE è incapace di provvedere alla propria autonomina, e i vincoli e la burocrazia attuate sulle imprese industriali, ha aiutato le stesse a fuggite di corsa all’estero. Ora l’Europa si è svegliata, e il quadro clinico diventa perverso poiché fa chiudere industrie, spina dorsale dell'economia che non è in grado di sostenere il costo del trasporto privato e commerciale e dell’indotto industriale diventato inadeguato alla sopravvivenza. Logiche senza senso e lingimiranza che paga in prima persona il cittadino. Ora si osteggia questo importante gasdotto, spinti dai nuovi venti transatlantici che guarda caso hanno messo l’Europa a mo' di cuscinetto non solo per attutire ma anche  punzecchiare la Federazione Russa.

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Pronuncia importante della Cassazione: “Le mance ricevute dal lavoratore dipendente sono soggette a tassazione”

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La Sezione tributaria della Corte di cassazione, attraverso l’ordinanza n. 26512 dello scorso 30 settembre, rifacendosi alla nozione onnicomprensiva di reddito fissata dall art. 51 Tuir (Testo unico delle imposte sui redditi) ha accolto il ricorso proposto dall’agenzia delle Entrate contro un direttore di albergo.

Anche le mance percepite dal dipendente in relazione al rapporto di lavoro, quindi, sono soggette a tassazione. È questo l’orientamento indicato dalla Sezione tributaria del “palazzaccio” romano.

In riforma della decisione emanata della Commissione tributaria regionale, relativa al medesimo giudizio, che invece aveva considerato non tassabili le somme percepite a titolo di mance nel 2007 dal capo ricevimento di un resort della parte ricca della Sardegna. La somma contesta a titolo di mance non corrispondeva a qualche spicciolo ma, bensì, alla somma di 83.650 in un solo anno solare. Secondo il ragionamento dei giudici di secondo grado, tale importo dovrebbe considerarsi come percepito al di fuori del reddito di lavoro dipendente, così come indicato dall’art. 51 del testo unico delle imposte sui redditi, in vigore tra il 2004 e il 2008, sul presupposto della “natura aleatoria ed in quanto percepita direttamente dai clienti senza alcuna relazione con il direttore di lavoro.

L’agenzia delle entrate, non condividendo il dispositivo imposto dalla commissione tributaria regionale, ha deciso di impugnare la sentenza dinanzi alla suprema corte di cassazione sul presupposto che “sono state comunque percepite dal contribuente in relazione al rapporto di lavoro, per cui rientrano pienamente nella nozione di lavoro dipendente introdotta con la riforma del Dlgs n. 314 del 1997, in sostituzione del precedente art. 48 del Tuir, che sottolinea la natura onnicomprensiva del reddito da lavoro dipendente non più limitato al salario percepito dal datore di lavoro”.

Il ricorso, secondo i giudici di ultimo grado, è risultato meritevole di accoglimento. La Corte Suprema ha ricordato, infatti, di come l’attuale art. 51 primo comma del testo unico delle imposte sui redditi nel testo post riforma del 2004, applicabile al caso esaminato in quanto i fatti oggetto di contestazione sono avvenuti nell’anno 2007, prevede in maniera espressa che “il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro”.

Un dettato che lascia poco spazio all’immaginazione, proseguono i giudici della Corte, e che si differenzia rispetto all’originaria previsione (art. 48 del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 597) che definiva il reddito da lavoro dipendente come “costituito da tutti i componenti in denaro o in natura percepiti nel periodo di imposta anche sotto forma di partecipazione agli utili in dipendenza del rapporto di lavoro”.

Così ricostruito il quadro normativo, per i giudici “dell’ultimo grado” è da ritenersi condivisibile il motivo di ricorso prospettato dell’Amministrazione finanziaria secondo cui “l’onnicomprensività del concetto di reddito di lavoro dipendente giustifica la totale imponibilità di tutto ciò che il dipendente riceve, anche, quindi, come nel caso in esame, non direttamente dal datore di lavoro, ma sulla cui percezione il dipendente può fare, per sua comune esperienza, ragionevole, se non certo affidamento”.

II “nesso di derivazione” delle somme che comunque in qualche modo derivino dal rapporto di lavoro, prosegue l’ordinanza, ne giustifica “la totale imponibilità, salvo le esclusioni (e/o deroghe) espressamente previste”. Non conferisce alcun vantaggio dunque, contestare la natura retributiva delle mance per sostenerne l’esclusione dalla nozione di reddito di lavoro dipendente, “atteso che tale nozione è diversa e più ampia di quella di retribuzione” prescindendo dal relativo sinallagma. All’interno della nozione di reddito, dunque, dovrà essere considerato “non solo tutto quanto può essere concettualmente inquadrato nella nozione di retribuzione, ma anche tutti quegli altri introiti del lavoratore subordinato, in denaro o natura, che si legano casualmente con il rapporto di lavoro (e cioè derivano da esso), nel senso che l’esistenza del rapporto di lavoro costituisce il necessario presupposto per la loro percezione da parte del lavoratore subordinato”.

Diversa è la previsione per le mance spettanti ai croupiers e che sono già oggetto di una deduzione forfettaria del 25%, integrando una disciplina agevolativa specifica e che non può essere in alcun modo oggetto di interpretazione analogica o estensiva.

La Commissione tributaria regionale, quindi, in sede di rinvio, dovrà riesaminare l’intera questione, sulla base di quanto indicato dall’ordinanza della Cassazione n. 26512/2021, ovvero in osservanza del seguente principio di diritto: “In tema di reddito da lavoro dipendente, le erogazioni liberali percepite dal lavoratore dipendente, in relazione alla propria attività lavorativa, tra cui le cosiddette mance, rientrano nell’ambito della nozione onnicomprensiva di reddito fissata dall’art. 51, primo comma, del Dpr n. 917/1986, e sono pertanto soggette a tassazione”.

Un motivo in più di preoccupazione, quindi, per tutti i lavoratori che proprio per le caratteristiche insite nella loro professione, sono “esposti” all’ottenimento di mance. 

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Usa, arriva la pillola anti Covid: dalla MSD sarà chiesta autorizzazione d’emergenza

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L’azienda farmaceutica Merck & Co. chiederà “il prima possibile” l’autorizzazione di emergenza negli Stati Uniti per la prima pillola anti-Covid. I test clinici condotti – afferma il colosso farmaceutico – hanno mostrato che il farmaco orale riduce il rischio di ricoveri e decessi quando somministrato a persone ad alto rischio nelle fasi iniziali dell’infezione.

La pillola Merck, messa a punto per fermare il replicarsi del coronavirus, va presa per cinque giorni, quattro compresse al giorno. Merck vola a Wall Street. I titoli salgono del 12%, in quello che è il balzo maggiore dal 2009.

L’azienda farmaceutica Merck & Co. – conosciuta come MSD al di fuori degli Stati Uniti e del Canada – ha reso noto che in base ai dati della interim analysis dello studio di fase 3, il farmaco molnupiravir ha ridotto il rischio di ospedalizzazione o di morte di circa il 50%: il 7,3% dei pazienti che hanno ricevuto molnupiravir sono stati infatti ospedalizzati o sono deceduti entro il 29/mo giorno, a fronte di un 14,1% per i pazienti trattati con placebo.

Sulla base della raccomandazione di un Comitato indipendente di monitoraggio dei dati e in consultazione con la Food and Drug Administration (FDA) statunitense, il reclutamento dei pazienti nello studio è stato interrotto anticipatamente in base a questi risultati positivi. Sulla base di questi dati, MSD intende richiedere quanto prima un’autorizzazione all’uso per emergenza (Emergency Use Authorization – EUA) alla FDA statunitense; allo stesso tempo, intende richiedere un’autorizzazione all’immissione in commercio ad altre agenzie regolatorie a livello mondiale.

Prima di ottenere i risultati dello studio, MSD ha iniziato la produzione di molnupiravir assumendosi interamente il rischio. MSD, si legge in una nota, intende produrre 10 milioni di dosi entro la fine del 2021 e un numero maggiore di dosi sarà prodotto nel 2022. MSD ha reso noto inoltre di aver stipulato un accordo con il governo degli Stati Uniti in base al quale fornirà circa 1,7 milioni di dosi di molnupiravir al governo statunitense, una volta raggiunto un accordo per l’uso in emergenza o per l’approvazione del farmaco.

Oltre all’accordo con il governo degli Stati Uniti, MSD sta stipulando accordi di acquisto e fornitura con altri governi a livello mondiale, sempre condizionati a un’autorizzazione regolatoria e discussioni sono in atto con molti altri governi. MSD intende adottare una politica differenziata dei prezzi basata sui criteri di reddito della Banca Mondiale e ha già annunciato di aver sottoscritto accordi di licenza volontaria non esclusiva con produttori consolidati di farmaci generici per accelerare la disponibilità di molnupiravir in più di 100 Paesi a basso o medio reddito (LMICs) sempre sulla base di un’esistente approvazione.

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Def, approvata nota di aggiornamento: “Torna la fiducia nell’Italia”

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Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. La riunione a Palazzo Chigi è terminata, dopo un’ora e quaranta circa.

Il premier Mario Draghi ha aperto la conferenza stampa di presentazione della Nadef esprimendo “il più sentito cordoglio del governo, mio, per i morti sul lavoro che ieri e oggi hanno funestato la scena e l’ambiente psicologico ed economico del Paese. La più sentita vicinanza ai familiari e ai loro cari”, ha detto leggendo i nomi delle vittime.

“Assume sempre di più i contorni di una strage che continua ogni giorno”. “C’è l’esigenza di prendere provvedimenti immediatamente, entro la settimana prossima. E poi affronteremo i nodi irrisolti”, ha spiegato parlando della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Parlando dopo il via libera della Nadef, il premier ha spiegato che “il quadro economico è di gran lunga migliore di quello che noi stessi pensavamo potesse essere cinque mesi fa”. “Abbiamo approvato la nota di aggiornamento al Def che contiene le previsioni del governo sull’andamento dell’economia e della finanza pubblica. Ringrazio Franco con il suo staff e i collaboratori per tutto il lavoro fatto nel corso di quest’anno: ci sono state già tre leggi di bilancio. Un lavoro straordinario”. “Il debito pubblico è in lieve discesa e mi sono chiesto cosa significa: è la prima conferma che dal problema dell’alto debito pubblico si esce prima di tutto con la crescita”.

“Ora c’è fiducia nell’italia, fra gli italiani e nel resto del mondo nei confronti dell’Italia, un’altra notizia positiva”, ha detto ancora il presidente del Consiglio. Draghi ha sottolineato che fra l’altro si prevede per gli investimenti un aumento di circa il 15% quest’anno e di oltre il 6% il prossimo, dopo il calo del 9,2% nel 2020. “Un rimbalzo – ha detto il premier – che recupera tutto ciò che è stato perso lo scorso anno e anche più”.

“La legge di bilancio che presenteremo tra poche settimane rimarrà fondamentalmente espansiva”. “Dobbiamo stare attenti a quali misure contribuiscono a una crescita equa, sostenibile e duratura e quali indifferenti per questa crescita”, sottolinea in vista della manovra. “La sfida più importante è rendere la crescita equa e sostenibile, duratura, strutturale, a tassi di crescita più alti di quelli precedenti la pandemia che erano veramente molto bassi ed erano alla base della crisi continua dell’economia”.

“La vaccinazione è alla base della ripresa, gli scolari sono tornati a scuola: è stato un passaggio difficile ma tutto sommato risolto con successo. Questa constatazione ci dice che questo è un ingrediente fondamentale per la crescita, da proteggere in tutti i modi: dobbiamo fare di tutto e se ci fose una recrudescenza la affronteremo senza ospedalizzazioni diffuse e pressione” sulle strutture ospedaliere. E ha sottolineato come “il vaccino sia l’unico modo sicuro per proteggere noi stessi e i nostri cari”.

Con la riforma del catasto che il governo avvierà con la delega fiscale “tutti pagheranno la stessa cosa quanto prima. Nessuno pagherà di più, nessuno di meno”. “E’ una delega molto generale che prepara il contesto per i futuri decreti delegati che sono quelli di riforma del fisco”.

“La delega fiscale sarà presentata in Consiglio dei ministri la prossima settimana. Il rinvio della delega fiscale non è dovuto ai partiti politici”, ha detto ancora Draghio che ha sottolineato i molteplici impegni del governo in queste ultime settimane.

“La prossima settimana faremo la prima cabina di regia del Pnrr”, ha annunciato poi Draghi.

“A un investitore internazionale direi che finora il Governo non ha mancato una sola data sui suoi appuntamenti, ha un po’ di credibilità sull’esecuzione dell’accordo con la Commissione europea sul Pnrr e ha tutta l’intenzione di mantenere questa credibilità”. “Non ci si immagini che si possa rinviare le cose” – ha detto il premier – la puntualità sui provvedimenti “è un punto costitutivo del Governo, che continuerà su questa strada”.

“Tornare alle stesse regole del passato mi pare irrealistico, o perlomeno pensare di farlo con le attuali strutture finanziarie all’interno della Comunità europea”, secondo il presidente del Consiglio a proposito delle regole di bilancio del Patto di stabilità. “Credo che in questi mesi la Commissione Ue presenterà un’idea per trovare consenso su un set di regole” – ha detto Draghi – la discussione andrà avanti prevedibilmente per tutto il 2022, quindi è un po prematuro fare previsioni”.

La politica. E’ pronto a candidarsi alla presidenza della Repubblica, come auspica qualche ministro? “Almeno una volta ogni ora circa, a guardare i giornali, mi fate questa domanda. Me la fate sempre. La risposta è sempre la stessa: è abbastanza offensivo nei confronti del presidente della Repubblica in carica cominciare a pensare in questo modo. Secondo: non sono la persona giusta a fare questa domanda, le persone giuste sono in Parlamento, è il Parlamento a decidere della vita e dell’efficacia di questo governo”, ha detto il premier.

“E’ il Parlamento a decidere della vita e dell’efficacia di questo governo. Se perdesse la sua efficacia perderebbe la sua ragione di esistere. Questa è una convinzione di tutti i ministri. Lo dico dal discorso iniziale: il governo si consuma quando lavora solo per restare. Non è un’ipotesi di questo governo che è nato per rispondere a problemi specifici di un periodo e sta facendo il suo lavoro. Il resto non conta niente”.

Bagnoli. In conferenza stampa Draghi ha detto che “per la bonifica dell’area di Bagnoli a Napoli il Cdm ha deciso di attribuire la funzione di commissario al sindaco, quale esso o essa sia. E’ una vicenda lunga, speriamo di far bene almeno migliorando la governance”.

Expo 2030. Draghi ha poi spiegato che sulla possibile candidatura di Roma per l’Expo 2030, insieme al Giubileo 2025, “ci dice che il sentiero per Roma è un sentiero di crescita, di attività, spero che negli anni serva a migliorare la condizione economica e sociale per la città”.

Afghanistan. Poi il premier ha annunciato che “ci sarà il vertice G20 straordinario il 12 ottobre sull’Afghanistan”.

Il voto in Germania. L’esito delle elezioni in Germania rende più difficile riformare il patto di stabilità? “Il voto tedesco non si è ancora tradotto in un’ipotesi di governo. Tanti dicono che l’attuazione” del patto “dipenda da chi va al ministero delle finanze, ma ho l’impressione che sia un po’ semplicistica questa interpretazione. Ci sarà qualcosa di vero ma è difficile che il Paese più grande europeo faccia politiche a seconda del ministro delle finanze e non del cancelliere”.

Il tema della difesa. “Ci dobbiamo dotare di una difesa molto più significativa, e bisognerà spendere molto di più nella difesa di quanto fatto finora, perché le coperture internazionali di cui eravamo certi si sono dimostrate meno interessate nei confronti dell’Europa”.

Tutti i previsori si stano avvicinando al forte miglioramento delle prospettive di crescita dell’Italia da parte del Governo italiano e vista la crescita acquisita “anche ipotizzando un rallentamento nell’ultima parte dell’anno, giungeremmo molto tranquillamente al 6% o comunque molto vicino”, ha detto il ministro dell’Economia, Daniele Franco, durante la presentazione della Nadef. Franco ha spiegato che “rispetto alla flessione subita l’anno scorso, di quasi il 9%, ne recuperiamo circa i due terzi”. Tra i dati registrati dal governo c’è “l’andamento positivo del mercato lavoro: a luglio rispetto a gennaio c’è un incremento del 2,5% del livello di occupazione, inferiore rispetto agli anni precrisi ma i progressi sono positivi”.

La crescita negli anni successivi al rimbalzo del 2021, con un +1,9% previsto dalla Nadef per il 2024, “tende ad essere il tasso crescita che ci aspettiamo” ed è “superiore alla media dell’ultimo quarto di secolo”, ha detto il ministro dell’Economia. “Vuol dire che l’Italia si muove su un sentiero di crescita più elevato che nello scorso quarto di secolo e influisce ovviamente il Pnrr”.

“Vi sono rischi: una ripresa della pandemia porterebbe a un rallentamento della crescita. Dall’altro lato ci sono elementi come la liquidità accumulata da famiglie e imprese, che fa pensare che l’impulso alla domanda sia più forte di quanto ipotizzato. Lo scenario ipotizzato non è lontano da quello degli altri previsori”.

Con le risorse disponibili pari a un punto di Pil, circa 19 miliardi, il Governo dovrà gestire le conseguenze della pandemia, finanziare le ‘politiche invariate, ma “abbiamo davanti anche la riforma degli ammortizzatori e sarà importante avviare qualche primo passo sull’alleggerimento del carico fiscale”, ha spiegato Franco, durante la presentazione della Nadef.

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