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Un anno fa ci lasciava Gino Falleri, decano dei pubblicisti italiani

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di Alessandro Butticé

Un anno fa, esattamente il 18 marzo, mi trovavo a presiedere una conferenza che avevo organizzato a Bruxelles, con la Sezione dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia (ANFI) di Bruxelles-Unione Europea ed altri, presso la sede della Rappresentanza della Regione Toscana a Bruxelles, sul tema “Finanziamenti europei diretti: analisi e valutazioni”.

La conferenza doveva invece essere presieduta da Gino Falleri Vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio e decano dei giornalisti pubblicisti italiani, scomparso proprio la notte prima. Quindi nel giorno in cui avrebbe dovuto prendere la parola alla conferenza da lui co-organizzata, quale vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio e presidente del GUS. Ho aperto, nella commozione, con un minuto di silenzio in ricordo dell’Amico Gino.

“Il grande Presidente”, come erano soliti chiamarlo i tantissimi amici del mondo del giornalismo e istituzionale italiano

Nonostante la pandemia stia catalizzando l’attenzione mediatica italiana, non può passare nel silenzio quest’anniversario della scomparsa di un grande giornalista. Che se n’è andato stando sino all’ultimo sulla scena (la conferenza che aveva organizzato a Bruxelles). Come tutti i grandi personaggi vorrebbero. A cento giorni dalla scomparsa di Gino, storico punto di riferimento nell’Ordine regionale dei giornalisti pubblicisti di Roma e del Lazio, a raccogliere ora la sua eredità, tracciata per anni con un impegno costante, sono stati i gruppi di “Giornalisti Unitari di Stampa Romana” e “Giornalisti 2.0”, così come annunciato dall’Agenzia Aska nel giugno dello scorso anno. Le due più rappresentative compagini del mondo pubblicistico regionale, grazie alla disponibilità concessa dalla famiglia Falleri, in modo particolare la Signora Rossana ed il figlio Roberto (anch’egli brillante giornalista), hanno gettato le basi per tornare ad offrire ai colleghi pubblicisti del Lazio quella sponda di affidabilità e di concretezza che, all’interno degli organismi associativi ed istituzionali dei giornalisti, il compianto Vicepresidente aveva sempre assicurato. Secondo quanto annunciato da Aska, “sulla strada tracciata dal suo impegno, si consolida adesso all’interno dell’Ordine regionale il “Gruppo Gino Falleri”, composto dai Consiglieri pubblicisti Roberto Rossi del GUS, Giornalisti degli Uffici Stampa, e Maurizio Lozzi della FNGPI, la Federazione Nazionale dei Giornalisti Pubblicisti Italiani.

La prima partecipazione pubblica della nuova compagine, di cui fanno parte anche i giornalisti Massimo Di Russo, pubblicista, Maurizio Pizzuto, professionista ed altri, è prevista agli Stati Generali dell’editoria convocati il 4 luglio a Palazzo Montecitorio. L’accordo tra le due maggiori componenti del giornalismo pubblicista regionale apre ora alla più ampia partecipazione possibile dei colleghi pubblicisti e a raccogliere le loro istanze proprio al fine di rafforzarne lo status, tanto più in un momento topico in cui problemi complessi, rafforzati purtroppo anche dalla miopia di tante anime vaganti del giornalismo, stanno offuscando gli orizzonti professionalmente percorribili. Su questi, invece, il neo-costituito “Gruppo Gino Falleri” vuole avere, assicurare e mantenere una visione chiara, sia per pianificare tutte le strategie necessarie ai giornalisti pubblicisti, ai professionisti ed anche ai comunicatori – sia per approfondire nuove ipotesi normative necessarie a ridurre i rischi di abrogazione della legge istitutiva dell’Ordine, qualora ne venissero scartate le ipotesi al momento in campo per una sua autentica riforma.”

Conobbi personalmente Gino Falleri agli inizi del nuovo secolo, e lo feci entrare nella rete dei comunicatori antifrode dell’Ufficio Europeo per la Lotta alla Frode (OAFCN), da me creata e presieduta per quasi un decennio. Lo feci entrare come primo giornalista non appartenente agli uffici stampa delle Forze di Polizia europee che costituivano la rete. Nella sua qualità di Presidente del GUS, il Gruppo Uffici Stampa. E lo feci volentieri, aprendo successivamente la rete anche alla Giornalista Bulgara e Presidente del Club dei Giornalisti anticorruzione, Reneta Nicolova, ed al Segretario Generale della IFJ, la Federazione Internazionale dei Giornalisti. Al momento di lasciare la Presidenza della Rete, nel 2009, per assumere altri incarichi presso l’OLAF, prima della direzione dell’Unità Comunicazione dell’Industria e delle Imprese della Commissione Europea – chiamato da un altro giornalista italiano, l’attuale Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, allora Vicepresidente della Commissione Europea – blindai la posizione di Falleri all’interno dell’OAFCN, facendo approvare dal Direttore Generale pro-tempore dell’OLAF, il magistrato tedesco Franz-Hermann Bruener, la mia proposta di nominarlo membro associato della rete. Sono molto contento e fiero di averlo fatto. Non solo perché ciò ha permesso al Presidente Falleri, di assumere la proiezione internazionale che meritava, facendo conoscere anche a livello europeo i suoi meriti e le sue capacità di lunga data, ben note in Italia. Ma anche e soprattutto perché ho dato la possibilità, suo tramite, all’Ordine dei Giornalisti italiano – spesso visto come un unicum in Europa e persino nel mondo – di farne conoscere la propria utilità, ed i propri principi anche di tipo etico e deontologico che, nonostante alcuni suoi limiti, l’Ordine dei Giornalisti italiano, a mio avviso, incarna e rappresenta.
Sono quindi fiero, in questo modo, e grazie al contributo del “grande Presidente” e dell’amico Gino, di aver dato da un lato un mio contributo alla difesa dell’immagine del giornalismo italiano in Europa, e dall’altro all’Europa, ed in particolare alle forze di polizia dei suoi stati membri, di avere la possibilità di beneficiare dell’esperienza e dell’importante contributo del giornalismo italiano.

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Rieti, Nucleo Radiomobile dei Carabinieri: dal 1958 ai tempi del Covid sempre pronti a intervenire

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Tra i reparti dei Carabinieri che attraggono l’attenzione dei cittadini, anche dei più piccoli, vi è sicuramente il Radiomobile: nell’immaginario collettivo, sono le “gazzelle” a sfrecciare lungo le strade delle nostre città, pronte a intervenire dove qualcuno ha bisogno, dove si stanno commettendo reati o dove è necessario prestare soccorso a chi è in difficoltà.

Il Radiomobile nel capoluogo è inquadrato nella Compagnia Carabinieri di Rieti e, insieme a tutte le Stazioni limitrofe (Contigliano, Cantalice Monte Terminillo e Rocca Sinibalda), assicura il pronto intervento sulla città e sui comuni limitrofi 24 ore su 24.

Il primo Nucleo Radiomobile dell’Arma dei Carabinieri viene istituito nel 1958 sulla scia della positiva esperienza maturata con il Nucleo Motorizzato Squadriglie, dotato di veicoli muniti di apparati radio ed impiegato a fronteggiare al meglio il diffondersi di forme di brigantaggio e malavita nell’area della Barbagia in Sardegna.

L’esperienza venne, quindi, estesa via via nelle maggiori città italiane fino a tutti i capoluoghi di provincia ed a tutte le città sede di Comando Compagnia assumendo varie denominazioni e posto sotto il diretto comando di un ufficiale subalterno, con l’accrescimento dei compiti ed in particolare di quelli di polizia giudiziaria. I nuclei vennero quindi arricchiti anche con personale operante in abiti civili assumendo la denominazione di “Nucleo Operativo Radiomobile”. La componente investigativa è rimasta fino ad oggi ed è costituita da militari con spiccata attitudine alle attività investigative. 

Analogo servizio viene garantito nei rispettivi territori dai Nuclei Radiomobili delle due Compagnie Carabinieri della provincia, ovvero quella di Poggio Mirteto e quella di Cittaducale. Detti reparti assicurano il pronto intervento h24 su tutto il territorio dei rispettivi Comandi Compagnia.

La Sezione Radiomobile assolve a compiti di prevenzione e ricognizione, assicurando la vigilanza attenta ed ininterrotta di tutto il territorio di competenza del comando da cui dipende, il controllo della circolazione stradale, e garantendo il servizio di pronto intervento sotto il coordinamento della Centrale Operativa, nell’ambito del quale vengono eseguiti numerosi rilievi di incidenti stradali, anche mortali. Il tutto, nel pieno rispetto di quanto previsto dal Piano Coordinato di Controllo del Territorio elaborato dalla Prefettura e già attivo da diversi anni sul capoluogo, che divide la città di Rieti in due settori, attribuiti in alternanza alle due forze di polizia a competenza generale operanti nel capoluogo, al fine di evitare sovrapposizioni e garantire massima tempestività di intervento. A questi compiti “ordinari” si aggiungono anche compiti particolari come le scorte di sicurezza e viabilità a personalità, alle Bandiere e ad autocolonne militari.

Ma com’è cambiato il servizio del Nucleo Radiomobile dei Carabinieri con l’avvento del Covid 19?

I militari si sono ritrovati improvvisamente a dover far fronte, oltre ai quotidiani interventi, anche ad esigenze mai ipotizzate: si è dovuto provvedere a servizi di vigilanza mirati a verificare che non si realizzassero assembramenti nelle strade cittadine, che venissero rispettate le prescrizioni in relazione all’utilizzo di DPI. Non son mancati anche interventi conseguenti a richieste pervenute alla Centrale Operativa sull’utenza 112, che al momento dell’arrivo della pattuglia si è verificato essere solo una richiesta di aiuto e compagnia per scambiare quattro chiacchiere dopo giorni di isolamento.

I Nuclei Radiomobili sono composti da militari particolarmente capaci e addestrati anche per la guida in stato d’emergenza. I militari che ambiscono ad essere impiegati nel particolare incarico devono prima seguire e superare uno specifico corso, durante il quale sviluppano abilità e tecniche per la guida dei veicoli in dotazione anche in condizioni di emergenza. Sin dalla loro istituzione, infatti, i Nuclei Radiomobili sono stati dotati di auto e moto, particolarmente veloci: si ricordano le Alfa Romeo Giulia, Alfetta e 75. Tra le moto sono celebri le Moto Guzzi 850 e le BMW R850T. Proprio per la velocità dei mezzi in dotazione, da cui deriva la rapidità di intervento, trae origine lo scudetto distintivo del Nucleo Radiomobile che raffigura una gazzella che incrocia la Fiamma dei Carabinieri e sormonta una saetta, emblemi di forza, agilità e velocità. Da qui il nome di “Gazzelle” con cui vengono comunemente indicate le pattuglie dei Nuclei Radiomobili. Ultime giunte in servizio a Rieti le Ducati Multistrada 1260 CC da 160 CV”. Per la prima volta, sia sulla Giulietta sia sulla Ducati, sulle livree adesive rifrangenti, è stato introdotto il tricolore per la realizzazione del numero “112”.

Rispetto all’andamento ordinario del servizio dei Radiomobili, anche la natura dell’attività operativa è cambiata: nei giorni del lockdown sono aumentati gli interventi per liti in famiglia tra soggetti costretti ad una convivenza non gradita, per liti tra vicini di casa oltre a quelli per rumori molesti in orario notturno e quelli per atti di vandalismo fine a sé stessi (probabilmente dettati da rabbia interiore e frustrazione) soprattutto da parte dei più giovani. Insomma nell’ultimo periodo quella del Carabiniere è diventata ancor più professione sociale!

Da inizio anno sono state effettuate circa 1.500 pattuglie durante le quali sono stati identificati oltre 2.700 soggetti e controllati oltre 2.100 veicoli e rilevati oltre 100 incidenti stradali di cui 68 sul capoluogo

Ma se importantissimi sono gli interventi repressivi o di soccorso, non bisogna dimenticare l’ancor più fondamentale attività preventiva che viene svolta, vera anima del servizio dell’Arma. Un’attività che non lascia traccia nei riepiloghi statistici, ma che è determinante per la serenità dei cittadini: si pensi a tutto quello che poteva accadere e non è avvenuto perché in un certo momento e in un certo luogo una gazzella dei Carabinieri transitava silenziosa o a sirene spiegate.

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Economia e Finanza

Emesso francobollo dedicato al Museo nazionale delle arti: l’annullo primo giorno di emissione sarà disponibile presso lo Spazio Filatelia Roma

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E’ stato emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico un francobollo ordinario, su bozzetto a cura di Gaetano Ieluzzo, appartenente alla serie tematica “le Eccellenze del sapere” dedicato al MAXXI, Museo nazionale delle arti, del XXI secolo, nel 10°anniversario della fondazione, relativo al valore della tariffa B pari a 1,10€.

Il francobollo è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in rotocalcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente con una tiratura di quattrocentomila esemplari su foglio da quarantacinque esemplari

.La vignetta raffigura, un particolare dell’avveniristico edificio progettato dall’architetto Zaha Hadid che ospita a Roma, dal 2010, il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo. In alto è riprodotto il logo del Museo.

Completano il francobollo le leggende “10°Anniversario della Fondazione”, “Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo” la scritta “Italia” e l’indicazione tariffaria “B”.

L’annullo primo giorno di emissione sarà disponibile presso lo Spazio Filatelia Roma.

Il francobollo e i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettini illustrativi saranno disponibili presso gli Uffici Postali con sportello filatelico, gli “Spazio Filatelia” di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it.

Per l’occasione è stata realizzata anche una cartella filatelica in formato A4 a tre ante, contenente una quartina di francobolli, un francobollo singolo, una cartolina annullata e affrancata e una busta primo giorno di emissione al prezzo di 15€.

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Editoriali

L’Italia, una Repubblica ormai fondata sulle chat, sui click e sui like

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Il Paese è giunto a “un’inconoscibilità del reale, di cui ognuno può dare una propria interpretazione che può non coincidere con quella degli altri, un’impossibilità a conoscere la verità assoluta”. La citazione è stata presa dalla commedia di Luigi Pirandello: “Così è, se vi pare” e risulta molto efficace per descrivere la situazione dell’Italia attuale.

L’emergenza Covid-19 mette in evidenza quanto appena scritto e i tanti tecnici, infettivologi e virologi social ne sono di esempio. Il susseguirsi di DPCM rafforzano la citazione pirandelliana e i tanti show televisivi di approfondimento in materia coronavirus confermano il tutto ogni qualvolta è necessario.

Dai vari “luminari social” che a turno fanno passerella sulle reti tv ne emerge chiaramente che la scienza non è esatta. Tanti scienziati, con ognuno una sua propria interpretazione. Niente da fare. Così è, se vi pare.

Miti nazionali, vanto patrimonio di un popolo, con l’avvento del Covid-19 sono crollate quelle certezze secolari che si sono frantumate miseramente davanti al vergognoso “qui lo dico, qui lo nego” giornaliero dei tanti esperti, affermati professionisti e personaggi occupanti i vari posti chiave del bel Paese.

Magistratura, sanità e le istituzioni stanno dando il loro peggio davanti all’imprevedibile, mentre la corruzione e la mala amministrazione viene sempre a galla. Il mito della “sanità fior all’occhiello” è fallito penosamente e ospedali di grande fama hanno svelato tutti i loro scheletri nei vari armadi.

Conflitti tra Stato Centrale e Regioni, tra Regione ed i propri Comuni, sindaci che contestano i loro presidenti e i presidenti che contestano il ministro. Commissari in carica a loro insaputa, altri dimissionari e qualcuno rimosso. Mai così tante figure meschine. Tutto questo va avanti sul web, con un click, in un chat, e i salottini tv ne occupano le serate, mentre il Presidente del Consiglio rilascia la sua consueta conferenza stampa, ovviamente in diretta tv.

Oggi il Paese sta attraversando la sua peggiore crisi politica, sociale, economica, sanitaria e spirituale proprio nel mentre si trova orfano di un governo che sia all’altezza del suo compito.

A Montecitorio bivaccano politici di lungo corso insieme a quelli improvvisati dell’ultima ora, tutti sonnecchiando sulle comode poltrone, poltrone che al contribuente costano 14/16 mila euro mensili.

Tanti sconosciuti, tutti impacciati, s’inciampano mentre tartagliano e balbettano frasi incomprensibili persino a se stessi. Sono sordi ai lamenti che si levano dalle periferie, abbandonano le piazze e messo a riposo il cervello, con disinvoltura si affacciano sul web. Mandano messaggi sulla chat e non disdegnano porgere un like oppure un click. Alcuni di loro, anziché dibattere i problemi del paese in Parlamento, preferiscono partecipare al consueto chiacchiericcio dei salottini tv. Hanno un idea per ogni cosa, una soluzione per ogni problema. “Così è , se vi pare”.

Il Parlamento è chiuso per “restauro della democrazia” e tutti i dibattiti vengono trasferiti sul web.
La Giustizia è chiusa per lockdown, la Sanità è in terapia intensiva e la democrazia è smarrita nel dedalo della burocrazia.

A colazione come a pranzo, a merenda come a cena, giorni feriali come quelli festivi, su tutte le reti tv, corrispondenti mezze buste dei vari show, di approfondimento o di intrattenimento, leggono in un solo fiato la classifica giornaliera dei contagiati, dei ricoverati e dei decessi.

Se non fosse una cosa seria si direbbe di sentire leggere la lista della spesa, il fabbisogno giornaliero di una famiglia ecc, ecc. Che pena! Che strazio!

Si raccomanda di usare il telecomando con parsimonia. E’ fortemente consigliabile di tenere l’apparecchio, il più possibilmente, chiuso. Assistere a lungo a questi dibattiti televisivi potrebbe nuocere fortemente la salute mentale.

Una cosa conforta e rasserena i cittadini. Non potendo promettere nulla, il premier Conte indica agli italiani quale è la strada per rendere il Natale una festa più spirituale.

Intanto il 16 marzo 2020 sembra ormai lontano anni luce. Oggi a Napoli non si canta più dai balconi per non restare soli e non si sente più “Abbracciame più forte”. A Roma sono sciolti i flashmob e sono spente le torce sui balconi. Anche qui non si canta e non si balla sulle terrazze. Dalle finestre illuminate sono sparite le bandiere tricolore e nessuna voce intona più l’inno di Mameli o l’ Hallelujah.
Per strade e per vicoli, per piazze e per crocicchi è spento ogni rumore, ovunque regna il silenzio, serrande abbassate e sulle città cade un buio spettrale. La gente si barrica in casa, terrorizzata e depressa ma fiduciosa che questa nottata ha da passare. Tutti lo auguriamo aspettando un domani quando, si spera, un nuovo sole sorgerà.

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