Connect with us

Economia e Finanza

UNIONE EUROPEA: QUANTO PESO HA NEL NUOVO ORDINE MONDIALE?

Clicca e condividi l'articolo

Barroso parla con gli studenti della Yale School University

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

L’europa non solo è stata al centro del Nuovo Ordine Mondiale , ma traino per portare avanti il cambiamento e adattare il nostro libro delle regole comuni per la nuove realtà geopolitiche e geoeconomiche. Lo sviluppo e la creazione del G20 è parte integrante del Nuovo Ordine Mondiale, ed è una delle trasformazioni più significative del sistema globale…

di Cinzia Marchegiani


Bruxelles – José Manuel Durão Barroso, Presidente della Commissione Europea tre giorni fa, il 21 settembre 2014 in un lunghissimo discorso rivolto agli studenti della Yale School of Management spiega senza veli il vero progetto della barca Europa…parte integrante nel Nuovo Ordine Mondiale. Barroso lo fa associando il Nuovo Ordine Mondiale ad un miglioramento rispetto alle evoluzioni che si sono affrontate di recente, come la Crisi in Ucraina, in Siria e in Iraq:” Eppure, fuori di tutto questo caos un qualche tipo di ordine sarà finalmente materializzarsi, e nella nostra difesa contro tali minacce troveremo la vera essenza dei nostri sistemi di governo.” Barroso si addentra ancora in modo più specifico quando dichiara:” Queste evoluzioni ci costringono, non solo di trovare una risposta efficace in termini politici giorno per giorno, ma anche per rivisitare i concetti stessi su cui si fondano le nostre istituzioni politiche e sociali, di riaffermare il nostro impegno per la democrazia e lo Stato di diritto, per ridefinire il nostro attaccamento alla globalizzazione e integrazione internazionale, di aggiornare il nostro impegno nel multilateralismo e il multiculturalismo. O ci sarà plasmare il nuovo ordine mondiale, o soffriremo le conseguenze.”
Il discorso spiega tra le righe un cambiamento necessario, come una normale evoluzione democratica e come il progresso non è un fenomeno automatico, ma i cittadini che hanno bisogno di essere “convinti” e “portati insieme” verso un consenso prima di qualsiasi cambiamento può avvenire. Ma questo cambiamento viene descritto impegnativo:”Permettetemi di fare due esempi degli ultimi anni che hanno, credo, profondamente influenzato il 'nuovo ordine mondiale' e in cui l'Unione europea è stata sia al centro o sul cavo per portare avanti il cambiamento e adattare il nostro libro delle regole comuni per la nuove realtà geopolitiche e geoeconomiche. Il primo è l'emergere del G20. Ricordo vividamente venire qui negli Stati Uniti nel mese di ottobre 2008 con l'allora presidente francese Sarkozy, tenendo al tempo della presidenza di turno del Consiglio europeo, per un incontro a Camp David per cercare di convincere il presidente George W. Bush di unirsi alla nostra chiamata a agire contro la crisi in modo concertato e convincente. Questo alla fine ha portato al G20 nel suo formato attuale, a capi di Stato e di governo, e lo sforzo estremamente importante per globalizzare la risposta alla crisi in quella fase. Nonostante qualche iniziale riluttanza la necessità di un'azione globale è stata accettata. Le lezioni della Grande Depressione del 1930 erano stati disegnati ovunque. E siamo stati in grado di tenere la prima riunione a Washington nel novembre 2008 un secondo vertice si è tenuto solo quattro mesi più tardi, a Londra, e da allora, il G20 è diventato il più importante forum per il coordinamento delle politiche economiche tra i suoi membri, dando concreta forma e la forma di un sacco di concetti che l'UE ha portato al tavolo, per esempio, su un quadro per una crescita equilibrata e sostenibile, sulla regolamentazione e supervisione finanziaria, sulla lotta contro l'evasione e la frode fiscale – i problemi che prima non erano semplicemente possibile discutere a livello globale. L'OCSE li discute, ma era impensabile fino ad allora di avere allo stesso tavolo le economie più sviluppate e le economie emergenti che parlano e concordare un'azione comune su tali questioni. Lo sviluppo del G20 è una delle trasformazioni più significative del sistema globale e la sua creazione ha certamente contribuito a evitare gli scenari più negativi che potrebbe benissimo sono verificati senza di essa. Tuttavia io credo che non sia sufficiente e siamo ben lontani dall'avere le strutture di cui abbiamo bisogno per gestire politicamente la nostra interdipendenza.”

Barroso cita come secondo esempio la riforma dell'Unione economica e monetaria dell'Europa e spiega che se la crisi economica e finanziaria ha evidenziato il livello senza precedenti di interdipendenza globale, la ricaduta in Europa, sotto forma di una crisi del debito sovrano, ha rivelato persino un inaspettato livello di interdipendenza delle economie senza precedenti, ma – in particolare, ma non solo – dell'area dell'euro.
Un discorso sicuramente teso a illustrare una poltrona lunga 10 anni, quella della sua Presidenza della Commissione Europea e spesso le parole diventano simboliche di tutto quello che è stato seminato e raccolto dall’inizio della creazione di questa Unione Europea. Barroso afferma che “quando le circostanze cambiano, le istituzioni dovrebbero cambiare. E quelli che hanno la capacità di riflettere i cambiamenti al meglio, riescono più. Anche in questo caso, che è stato possibile solo grazie alla leadership politica che era lì per creare un ampio consenso. E ci volle del tempo – in realtà siamo ancora in questo processo – perché in parallelo abbiamo bisogno di legittimare democraticamente questi cambiamenti. Necessità dei singoli paesi e sensibilità devono essere rispettati pur perseguendo quello che è un interesse comune europeo.” L’Unione Europea ha creato con orgoglio meccanismi che erano semplicemente impensabili qualche tempo prima, dalla Union Banking per il nuovo sistema di governance, un sistema molto più integrato della governance della politica economica. Agli studenti Barroso spiega le sfide della Commissione Europea: ”Noi, gli europei, siamo in grado di affrontare queste sfide solo se è veramente unita, in Europa e verso il resto del mondo. Ci può essere solo un blocco di costruzione del nuovo ordine mondiale se siamo, in un certo numero di aspetti vitali, veramente un blocco – coordinato, costruttivo e coerente. Non vi è alcun dubbio su di esso. La nostra coerenza interna e rilevanza internazionale sono indissolubilmente legate. La nostra attrazione economica e la trazione geopolitico sono anche fondamentalmente legate.”

Conclude Barroso, liquidandosi con i saluti, spiegando come il potere e la responsabilità non potranno che aumentare con il tempo, dove le potenze emergenti avranno un ruolo sempre maggiore nel processo decisionale, e alla fine prendere una parte più grande della responsabilità. Essi non avranno altra scelta. L’Ordine, anche loro capiranno, è qualcosa che si crea, creare, lavorare.”E sono profondamente convinto che il partenariato tra gli Stati Uniti e l'Unione europea, che è venuto a molte volte la stessa conclusione in passato, continuerà a costituire il nucleo di quello sforzo in futuro. Speriamo di avere un ordine mondiale basato sui principi così importanti per noi: il principio di libertà, giustizia, stato di diritto, la democrazia e la dignità umana.”

The New World Order è stato creato…con un obiettivo ora spiegato nei minimi temini, creato per cambiare le regole comuni per le nuoeve realtà geoplitiche e geoeconomiche, cit Barroso!

Economia e Finanza

Alitalia, pubblicato il bando per la cessione del marchio: prezzo base di gara 290 milioni di euro

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Lo storico marchio Alitalia, con i suoi oltre cinquant’anni di storia, è ufficialmente in vendita. L’atteso bando per la cessione del brand è stato infatti pubblicato dai commissari straordinari, che hanno fissato le modalità, i termini e le condizioni della gara. I tempi sono stretti, con l’avvio delle richieste di accesso alla data room già da oggi, le offerte vincolanti entro il 4 ottobre e la cessione entro fine anno, e fissa un prezzo di partenza pari a 290 milioni.

Saranno possibili rilanci e vincerà l’offerta con il prezzo più alto. Tra i soggetti intenzionati a farsi avanti, come più volte ribadito, c’è ITA, che in vista del decollo del 15 ottobre lavora anche a chiudere le trattative con i sindacati per il personale.

Il bando, annunciato con un avviso su diversi quotidiani (anche in inglese sul Financial Times), è stato pubblicato in mattinata sul sito dell’amministrazione straordinaria: un documento di 10 pagine, firmato dai commissari Gabriele Fava, Giuseppe Leogrande e Daniele Santosuosso, che definisce le regole con cui si svolgerà la gara. Oggetto della procedura è l’iconico marchio Alitalia, disegnato nel 1969 (precedentemente, il primo logo della compagnia, presente per i primi 22 anni nella livrea degli aerei, includeva la ‘Freccia alata’) con la A stilizzata con i colori del tricolore, rimasta immutata anche nei successivi lievi restyling e poi diventata negli anni icona dell’italianità. “Il marchio Alitalia rappresenta un patrimonio valoriale e culturale storico, radicato nell’immaginario condiviso italiano”, affermano i commissari, sottolineando che “questa operazione si prefigge di tutelare la persistenza del nome e del logo nel panorama del trasporto aereo”. A questo fine, infatti, il governo è intervenuto attraverso il decreto infrastrutture per far sì che sia una compagnia aerea a potersi aggiudicare il bando.

Il prezzo base di gara è fissato in 290 milioni (oltre Iva e oneri fiscali ai sensi di legge): una cifra superiore al valore di 150 milioni indicato nei mesi scorsi dal commissario Leogrande. Il brand passerà nelle mani dell’aggiudicatario “entro il 31 dicembre 2021”. Anche dopo la cessione, comunque, i commissari potranno, utilizzare la denominazione ‘Alitalia in amministrazione straordinaria’ (ma non il logo di Alitalia) fino alla fine dell’amministrazione straordinaria. Anche la società Alitalia Loyalty potrà mantenere il nome fino al 30 giugno 2022.

La gara entra subito nel vivo. Già dalle 12 di oggi e fino alla mezzanotte del 30 settembre, i soggetti interessati (sono ammesse imprese “di qualsiasi nazionalità” con un patrimonio “non inferiore a 200 milioni” e titolari di licenze di trasporto aereo o certificazioni di operatore aereo) potranno fare richiesta di ammissione alla data room, che verrà aperta il 20 settembre. Dopodiché si potrà procedere con le offerte vincolanti, attese entro il 4 ottobre. Per l’aggiudicazione sono previste due fasi: nella prima saranno ammesse soltanto offerte vincolanti uguali o superiori al prezzo di gara; se questa andasse deserta, si aprirà una seconda fase che ammetterà offerte a prezzo inferiore. Per entrambe le fasi, qualora arrivassero più offerte valide, sarà possibile fare un rilancio, offrendo almeno 10 milioni in più della migliore offerta vincolante.

Il brand verrà aggiudicato, sia nella prima che nella seconda fase, all’offerta col prezzo più elevato. L’ultima parola spetta comunque al Ministero dello sviluppo economico, che valuterà gli esiti della procedura e darà il via libera finale tenendo conto anche della “congruità del prezzo offerto”.

Al brand Alitalia punta soprattutto ITA, i cui vertici hanno già più volte ribadito l’intenzione di partecipare alla gara. La società, intanto, quando manca poco meno di un mese al decollo, ha convocato sindacati e sigle professionali per lunedì per chiudere il confronto sulle 2.800 assunzioni. Sempre lunedì proseguirà al Ministero del lavoro il confronto azienda-sindacati sulla proroga di un altro anno della cassa per oltre 7 mila lavoratori (numeri che potrebbero aumentare per comprendere tutta parte aviation). I rappresentanti dei lavoratori però chiedono garanzie sull’intero arco di piano di Ita, cioè fino al 2025, e su questo attendono l’apertura di un tavolo al Ministero del lavoro. 

Continua a leggere

Economia e Finanza

Nordea Economic Outlook: nuova fase in Nord Europa per le prospettive economiche

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

La pandemia è tutt’altro che finita, ma le prospettive economiche globali rimangono favorevoli. È quanto espone il gruppo bancario nordico, con base in Finlandia e sede anche a Milano, Nordea, nelle sue prospettive economiche appena pubblicate, ove si prevede che la crescita globale arrivi al 5,5% quest’anno, prima di rallentare al 5,1% ed al 4,1% nel 2022 e nel 2023, secondo Helge Pedersen, capo economista del Gruppo.

L’inflazione è aumentata bruscamente e potrebbe stabilizzarsi a un livello più alto di quanto visto da molti anni.

H.J. Pedersen

Nei paesi nordici, la diffusione del virus è sotto controllo, le ultime restrizioni un vigore vengono gradualmente revocate e la crescita è elevata. I livelli di produzione pre-pandemia sono stati raggiunti in tutti i paesi e ora si entra in una nuova fase in cui è necessario rivedere la necessità di ulteriori stimoli di politica economica.

L’economia danese è passata, in tempi record, da una profonda crisi ad un rischio di surriscaldamento. L’attività economica complessiva ora supera i livelli pre-pandemia e la rapida ripresa richiede una piena flessibilità del mercato del lavoro ed una notevole adattabilità in termini di politica economica. Il mercato immobiliare sembra normalizzarsi dopo un periodo di forti aumenti dei prezzi; i prezzi al consumo hanno iniziato a salire più velocemente di prima e ci sono segnali di crescenti pressioni salariali..

In Finlandia, la crescita economica è stata sostenuta durante l’estate. Il PIL ha raggiunto il livello pre-pandemia nel secondo trimestre del 2021. La buona performance delle esportazioni ha avviato investimenti in macchinari e gli investimenti in costruzioni stanno beneficiando di una forte domanda da parte del mercato immobiliare. La forte crescita dell’occupazione e il graduale calo del tasso di risparmio delle famiglie alimentano i consumi privati.

L’economia norvegese ha ora riguadagnato tutto il terreno perso durante la crisi del coronavirus. La disoccupazione è diminuita drasticamente in sincronia con la riapertura della società. Allo stesso tempo, il numero di posti di lavoro vacanti è da record e stanno emergendo segnali di discrepanza nel mercato del lavoro, che potrebbero portare a una maggiore crescita dei salari. La corsa del mercato immobiliare è terminata e i prezzi probabilmente si appiattiranno in futuro. La Norges Bank inizierà a normalizzare i tassi di interesse a settembre di quest’anno.

A sua volta, l’economia svedese sta entrando anch’essa  in una nuova fase in cui un elevato utilizzo delle risorse ostacolerà la crescita della produzione. La crescita è destinata a diventare più diffusa, con gli investimenti come motore chiave accanto alle esportazioni e ai consumi delle famiglie. La carenza di manodopera darà luogo a crescenti preoccupazioni e continuerà la crescita dei salari. L’inflazione aumenterà a causa della salita dei prezzi delle materie prime e degli elevati costi di trasporto, tuttavia non abbastanza da consentire alla Riksbank di inasprire la politica monetaria.

Nel complesso, le prospettive dei paesi nordici puntano appaiono rosee e si spera che siano confortate dal proseguimento della tendenza al bello.

Continua a leggere

Economia e Finanza

Roberto Meneguzzo e Palladio, la private equity in Italia

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Come funzionano gli investimenti in modalità private equity? Per conoscere a fondo questa branca della finanza non serve guardare oltre il Triveneto: qui, nella provincia di Vicenza, da quarant’anni una società di investimenti si occupa proprio di questo. Roberto Meneguzzo fonda Palladio proprio a Vicenza nel 1980. Allora è un ragazzo di 24 anni, reduce dalla laurea in economia a Venezia e da specializzazioni e stage negli Stati Uniti. Probabilmente non sa che l’avventura appena iniziata sarà lunga e fruttuosa.

Meneguzzo concentra fin da subito le proprie attenzioni sulle pratiche di private equity. Queste sono operazioni di investimento (sia di capitali che di altre risorse) in società non quotate in Borsa. In genere hanno una durata medio-breve, massimo 6 anni, nei quali l’azienda target viene guidata verso il raggiungimento di precisi obiettivi di business.

Cosa si intende per private equity?

Il dizionario di Oxford la definisce una «tecnica di investimento consistente nel finanziare una società non quotata in Borsa ma dotata di elevate potenzialità di crescita, per poi disinvestire con lo scopo di ottenere plusvalenze dalla vendita della partecipazione azionaria». Per Roberto Meneguzzo e Palladio, però, è molto di più. Si tratta di un modo per aiutare aziende dal grande potenziale a diventare di successo.

Alcune tipologie di investimento in private equity riguardano:

  • start-up dal grande potenziale che hanno bisogno di partire col piede giusto;
  • aziende già affermate che si trovano in una situazione di dissesto finanziario e/o manageriale;
  • società che desiderano espandere il proprio mercato, allargare la fascia di prodotti e servizi offerti o diversificare la produzione;
  • aziende che necessitano di un riassetto dopo una vendita o un’acquisizione;
  • infine società che mirano alla quotazione in Borsa e quindi all’attrazione di grandi investitori.

In ognuno di questi casi, società come Palladio di Roberto Meneguzzo immettono liquidità e risorse manageriali nelle aziende target. In questa maniera non si tratta soltanto di investimenti economici, ma anche di risorse umane, know-how e tecniche imprenditoriali che vengono trasferite al fine di portare l’azienda al successo. Ottenuto l’obiettivo prefissato e raggiunto un certo profitto, le società di investimento chiudono l’operazione per dedicarsi alla prossima avventura.

Alcuni settori in cui Roberto Meneguzzo e Palladio brillano

La private equity era pressoché sconosciuta in Italia quando, nel 1980, Roberto Meneguzzo ha fondato la Palladio. Oggi nota come PFH, si tratta di una holding dal capitale superiore a 400 milioni di euro che continua a macinare successi in settori di investimento completamente diversi. In quarant’anni di attività, infatti, Meneguzzo ha spostato le proprie mire su ambiti diversificati che gli hanno permesso di seguire i trend di mercato e anticiparli.

Con la propria lungimiranza e la scelta di collaboratori illustri, Roberto Meneguzzo in Palladio ha raggiunto successi mai visti in settori come la logistica, la cleantech, l’energia tradizionale e quella rinnovabile. Ad oggi circa il 20% di PFH e delle sue società sussidiarie si dedica all’eolico e al fotovoltaico, con risultati che in Italia fanno ben sperare per questo settore ancora poco esplorato.

Ogni scelta viene compiuta grazie a un calcolato bilanciamento di esperienza manageriale, fiuto per gli affari e quell’istinto naturale che solo i migliori uomini e donne d’affari possiedono. Proprio a loro si rivolge Roberto Meneguzzo che in Palladio ha arruolato manager dal curriculum eccellente come Roberto Ruozi (dal 1999 presidente di PFH) e Giorgio Drago, che nella società ha militato per pochi anni ma ha lasciato un segno indelebile. Ma anche giovani menti brillanti, una generazione di imprenditori al di sotto dei 50 anni che ha portato una ventata di entusiasmo e novità tra le fila di Palladio.

Cosa c’è nel futuro di PFH

Secondo Roberto Meneguzzo in Palladio il futuro si chiama alternative asset management. Si tratta letteralmente di fondi alternativi, ancora una volta una tipologia di investimenti che in Italia non è ancora pienamente apprezzata. Strategie di investimento “liquide”, flessibili, che non rientrano negli asset tradizionali e per questo richiedono un rischio ma anche una professionalità più elevati.

Se qualcuno può riuscire in questo campo è Roberto Meneguzzo, con Palladio e gli imprenditori che ha contribuito a formare nel corso degli ultimi quarant’anni. Tra questi Nicola Iorio ed Enrico Orsenigo hanno ricoperto ruoli fondamentali nelle più importanti sussidiarie di PFH: Venice S.p.A. e VEI Green. Il figlio di Meneguzzo, Jacopo, è un altro dei nomi sui quali si punta in Palladio per un futuro sempre più ambizioso e di successo.

Prevedere il futuro del mercato finanziario non è possibile per chi non mastica numeri, grafici e quotazioni da quando era ragazzo. Ma per Roberto Meneguzzo questo è stato il pane quotidiano per quarant’anni e se c’è qualcuno che può fare investimenti audaci e incoraggiare la nuova generazione di manager, quello è l’imprenditore vicentino che nel 1980 fondò una piccola società dedita alla private equity.

Continua a leggere

I più letti