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USA 2020, Biden sorpassa Trump in Michigan: prosegue la sfida all’ultimo voto

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Nella seconda lunga notte elettorale americana è sfida all’ultimo voto nei quattro stati chiave dove ancora si contano i voti e che di fatto con un bottino in palio di 57 grandi elettori decideranno la partita tra Donald Trump e Joe Biden. Ovunque è un sostanziale testa a testa che finora ha impedito di chiamare il vincitore.

In Georgia e North Carolina Trump e’ in vantaggio di un soffio, mentre in Pennsylvania guida di circa 3 punti. In Nevada invece avanti Biden, ma con uno scarto di appena 0,6 punti. Occhi anche sull’Arizona (11 grandi elettori), che Fox News e Ap hanno già assegnato a Biden nella notte dell’Election Day, ma non altri media come Cnn, Nbc e New York Times: qui il vantaggio del candidato democratico, man mano che procede lo spoglio delle ultime schede, si va assottigliando ma resta di circa 2 punti. Dopo aver vinto Michigan e Wisconsin Biden è a un passo dal raggiungere la soglia dei 270 grandi elettori necessari per conquistare la Casa Bianca. A seconda che si conti o meno l’Arizona ne ha ottenuti 264 o 253, contro i 213 di Trump.

Trump prosegue da parte sua a fare ricorsi, anche in Georgia. Tensioni tra supporter dei due candidati a Detroit.

Per conoscere il nome del Presidente degli Stati Uniti sarà necessario il conteggio definitivo delle schede elettorali e del voto postale degli stati ancora in bilico. Nel Michigan e in Pennsylvania la campagna di Donald Trump presenta un’azione legale.

Il candidato democratico (il più votato di sempre) invita alla pazienza, chiedendo di contare ogni voto. Ma Trump torna ad agitare lo spettro dei brogli, e attacca minacciando di rivolgersi alla Corte Suprema. Lo staff di Biden giudica ‘scandalose’ le sue accuse: ‘Rischia una sconfitta imbarazzante se ricorre alla Corte Suprema per le elezioni’.

Wall Street chiude in forte rialzo. Il Dow Jones sale dell’1,35% a 27.849,84 punti, il Nasdaq avanza del 3,85% a 11.590,78 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso del 2,21% a 3.443,53 punti.

Biden sorpassa Trump in Michigan. Tutte le schede in Wisconsin sono state conteggiate, secondo quanto riportano le autorità locali. Al momento, comunque, nessuno dei media americani ha dichiarato un vincitore nello stato. La commissione elettorale del Wisconsin, secondo quanto riportato da media, indica comunque un vantaggio di Joe Biden.

“E’ chiaro che vinceremo abbastanza stati per ottenere i 270 voti elettorali per vincere”, ha detto Joe Biden. “Non sono qui per dichiarare che abbiamo vinto ma per dirvi che quando il conteggio sarà finito riteniamo che saremo noi i vincitori”. “Ieri è stato provato ancora una volta che la democrazia è il cuore di questa nazione. Anche in tempo di pandemia ha votato un numero di americani senza precedenti”. “Se mai se ne sia dubitato, non si abbiano più dubbi: qui il potere è nelle mani del popolo ed è il popolo che determina chi è il presidente degli Stati Uniti”, ha aggiunto. “Non ci saranno stati rossi o stati blu quando vinciamo. Ci saranno gli Stati Uniti d’America”. “Nessuno ci strappa la nostra democrazia, né oggi né mai”, ha detto ancora Biden.

Il tycoon è sorpreso – Trump su Twitter torna ad agitare lo spettro dei brogli, nel commentare probabilmente il recupero di Joe Biden in stati come il Michigan e il Wisconsin. “La scorsa notte – afferma – ero avanti, spesso saldamente, in molti stati chiave, in quasi tutti quelli governati e controllati dai democratici. Poi, ad uno ad uno, i vantaggi sono magicamente scomparsi, nel momento in cui sono state contate discariche di schede a sorpresa. Molto strano”. Trump poi attacca i sondaggisti: “Ancora una volta hanno completamente sbagliato!”. Poi in un altro tweet insiste: “Stanno trovando voti per Biden ovunque, in Pennsylvania, Wisconsin e Michigan. E’ un male per il paese!“.  
La campagna di Trump denuncia irregolarità in diverse contee del Wisconsin e annuncia che Donald Trump potrebbe richiedere il riconteggio delle schede e farlo “immediatamente”. “Ci sono indicazioni di irregolarità in alcune contee del Wisconsin che sollevano seri dubbi sulla validità del risultato”, afferma Bill Stepien, il manager della campagna di Trump.
Nel frattempo Twitter segnala il cinguettio di Trump.

Lo staff di Biden si mostra fiducioso. “Siamo fiduciosi sul fatto che Joe Biden sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti”. Lo afferma Jen O’Malley Dillon, il manager della campagna dell’ex vicepresidente. “Trump rischia una sconfitta imbarazzante se ricorre alla Corte Suprema per le elezioni”, afferma la campagna democratica. E Biden avverte:  “Non avremo pace finche’ ogni voto non sara’ contato”.

Joe Biden batte Barack Obama. 
L’ex presidente nel 2008 ha conquistato 69.498.516 voti, affermandosi come il candidato che ne ha raccolti di più nella storia delle presidenziali americane. Mentre lo scrutinio è ancora in corso, Biden ha già raccolto 69.589.840 voti, superando il suo ex capo. Biden è attualmente in testa su Donald Trump per il voto popolare, con il presidente che finora ha incassato 66.706.923 voti.

Braccio di ferro tra Repubblicani e Democratici nell’Election Night negli Usa che si chiude senza un vincitore ufficiale in attesa che in alcuni stati chiave vengano contati nei prossimi giorni le schede arrivate per posta.
 “Dobbiamo essere pazienti e aspettare che tutti i voti vengano contati”, ha commentato Joe Biden, dicendosi fiducioso su una sua vittoria: “Siamo sulla strada giusta, ma non spetta ne a me ne’ a Trump decidere chi ha vinto queste elezioni. Spetta a voi, alla gente”.

Ma Donald Trump non ci sta
, e lo ha fatto capire chiaramente presentandosi poco dopo le due del mattino (in Italia erano le 8.30) ai circa 250 sostenitori invitati alla Casa Bianca e assiepati nella East Room, con in prima fila la first family al completo: “Ringrazio gli americani, abbiamo vinto ovunque, siamo di fronte a risultati fenomenali”, ha esultato. Poi ha puntato il dito contro gli stati dove continuerà lo scrutinio, dalla Pennsylvania al North Carolina, dal Wisconsin al Michigan: “Stanno tentando di rubarci le elezioni”, ha detto, riecheggiando un tweet che poco prima era stato censurato dal social media come “controverso e fuorviante”. “Questa è una frode per gli americani e un imbarazzo per il Paese. Andremo alla Corte Suprema”, ha quindi promesso il presidente, ben consapevole che in tale ipotesi a giudicare sarà un’Alta Corte con sei giudici su tre di nomina conservatrice, grazie alla recente new entry di Amy Comey Barrett.

Come nel 2016. La finalissima delle presidenziali americane si gioca nel Midwest: Michigan e Wisconsin decideranno chi guiderà la Casa Bianca nei prossimi quattro anni. Più di Pennsylvania, Georgia e North Carolina, gli altri Stati chiave in cui non è stato possibile dichiarare il vincitore nella lunga notte dell’Election Day. E dove ancora si contano i voti per posta con il rischio di andare avanti per giorni, con l’incubo di strascichi legali che tengano l’America col fiato sospeso per settimane. Quattro anni fa i due Stati della regione dei Grandi Laghi, compresi in quella Rust Belt dove domina il voto operaio, furono strappati ai democratici e a Hillary Clinton, che nella campagna di fatto li ignorarono finendo per decretare il trionfo a sorpresa di Donald Trump. Perché, a partire da Detroit e dall’industria dell’auto, la working class voltò le spalle al partito di quel Barack Obama che aveva votato nel 2008 e nel 2012, attratta invece dalle promesse di un Trump che si poneva come uomo nuovo contro gli interessi dell’establishment e della casta. E non è un caso se negli ultimi giorni della campagna elettorale Trump e Biden hanno battuto a tappeto proprio Michigan e Wisconsin. Una strategia che nella prima parte dell’Election Night è’ sembrata premiare il presidente. Ma con il passare delle ore si è materializzato il sorpasso del candidato democratico. E se Biden dovesse vincere in entrambi gli Stati (dopo essersi imposto in Arizona ed aver confermato il Nevada), la vittoria finale sarà sua. Anche perdendo la sua Pennsylvania, dove dalle proiezioni dei principali media americani Trump appare al momento irraggiungibile, con un gap difficile da colmare anche contando tutti i voti per posta, tradizionalmente a larga maggioranza democratica.

In realtà c’è anche una seconda strada attraverso cui l’ex vicepresidente potrebbe raggiungere la fatidica soglia dei 270 grandi elettori, seppur decisamente più stretta: vincere il fortino conservatore della Georgia intaccando il ‘red wall’ degli Stati del sud. Questo gli permetterebbe ancora di fare a meno della Pennsylvania, e a quel punto di vincere persino senza Michigan e Wisconsin. Trump in Georgia è avanti, ma per lui a differenza del rivale c’è solo un modo per vincere: fare il pieno degli Stati chiave in cui ancora si stanno decidendo le sorti di queste elezioni, dopo essersi ripetuto come quattro anni fa nell’impresa di conquistare Florida, Ohio e Iowa. E dopo aver scongiurato la resa della roccaforte conservatrice del Texas che Biden a tratti è sembrato in grado di espugnare. Una missione, quella di Trump, che non sembrava impossibile, fino alla rimonta di Biden nel conteso Midwest che ora complica i piani di rielezione del presidente. Il resto della mappa elettorale che via via sta emergendo dal voto non riserva particolari sorprese, con Biden che si è imposto nei tradizionali Stati democratici della East Coast (da New York alla Virginia), della West Coast (California, Oregon e Washington) e l’altro grande Stato della regione dei Laghi, l’Illinois. A Trump invece manca solo il mattone della Georgia per ricostruire il muro di Stati repubblicani del sud, mentre non hanno tradito le attese gli altri Stati del Midwest, quelli più rurali e meno popolosi come il North e South Dakota, il Nebraska, il Kansas, il Montana o l’Oklahoma.

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Guerra verso la catastrofe, Onu: “Metà Gaza sta morendo di fame”

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La guerra in Medioriente giunge al giorno 65. Secondo il Programma alimentare mondiale dell’Onu, metà della popolazione di Gaza sta morendo di fame, mentre continuano i combattimenti tra Hamas Israele. In alcune aree nove famiglie su dieci non riescono a mangiare tutti i giorni. Dallo Yemen i ribelli sciiti Houthi prenderanno di mira tutte le navi nel Mar Rosso dirette in Israele, se la Striscia di Gaza “non riceverà il cibo e le medicine necessarie”. Intanto il Qatar prosegue gli sforzi di mediazione per assicurare un nuovo cessate il fuoco e per il rilascio di altri ostaggi, nonostante i continui bombardamenti israeliani “restringano la finestra” dei negoziati. Gli Usa hanno bloccato con il veto la risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu, che chiedeva il “cessate il fuoco umanitario a Gaza” e definiva la situazione umanitaria “catastrofica”. “Aggressivo, immorale e una palese violazione di tutti i valori e i principi umanitari”, commenta il presidente palestinese Abu Mazen. Per il premier israeliano Netanyahu, invece, “la posizione degli Usa è giusta. La guerra a Hamas non si ferma”.

“Stiamo correndo un serio rischio di collasso del sistema umanitario” a Gaza, dove “la situazione si sta rapidamente trasformando in una catastrofe con implicazioni potenzialmente irreversibili per i palestinesi nel loro complesso e per la pace e la sicurezza nella regione”. È quanto afferma il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, deplorando la “paralisi” delle Nazioni Unite di fronte alla guerra tra Israele e Hamas e dicendosi dispiaciuto che il Consiglio di sicurezza non abbia votato a favore di un cessate il fuoco.

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Olanda, elezioni: vince l’ultradestra di Geert Wilders

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La nuova era del dopo Mark Rutte nei Paesi Bassi si apre nel segno di Geert Wilders. L’ultranazionalista anti-Islam è in testa nel primo exit poll diffuso alla chiusura delle urne, suggellando i pronostici della vigilia e aprendo la strada a un terremoto politico che sarà avvertito ben oltre i confini olandesi. Il leader dalla chioma platinata ha convinto la maggioranza degli elettori a scegliere la sua linea dura del “no ai migranti, no alle scuole islamiche, no al Corano e no alle moschee”. E, se i risultati saranno confermati, sarà lui l’ago della bilancia per dare vita a una coalizione marcatamente di destra dopo lunghi anni passati all’opposizione.

Uno scenario dalle geometrie comunque ancora tutte da delineare, considerato tuttavia il peggiore a Bruxelles, dove a sette mesi dalle elezioni europee lo spauracchio del sovranismo resta vivo. Dopo una campagna elettorale tesa, dominata da un dibattito ruvido su migrazione, clima e crisi abitativa, gli oltre 13 milioni di olandesi aventi diritto di voto si sono mobilitati – pur con un’affluenza data in calo rispetto al passato – per dare un volto al successore del primo ministro più longevo della storia nazionale. Più che raddoppiando il bottino dei 17 seggi ottenuti alle politiche del 2021, il Pvv di Wilders si aggiudicherebbe 35 dei 150 seggi in palio nella Camera Bassa degli Stati Generali d’Olanda, l’unica a suffragio universale.

Al ticket Laburisti-Verdi guidati dall’ex vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, andrebbero invece 26 seggi (contro i rispettivi 9 e 8 ottenuti correndo separatamente all’ultima tornata). Terza, con un risultato deludente rispetto alle attese, la leader di origini curde Dilan Yesilgoz, considerata l’erede di Rutte e ferma a 23 seggi (11 in meno rispetto a quanto fatto nel 2021 dal suo predecessore). Più staccato a 20 seggi il Nuovo contratto sociale (Nsc) fondato soltanto ad agosto dall’outsider cristiano-democratico Pieter Omtzigt. “Il Pvv è il partito più grande”, ha subito esultato il leader dell’estrema destra, chiarendo che la sua formazione “non può più essere ignorata” e scandendo, determinato: “Governeremo”. Alfiere della Nexit, l’uscita dei Paesi bassi dall’Ue, nelle ultime ore Wilders – che da oltre quindici anni vive sotto scorta – aveva risalito la china di tutti i sondaggi continuando imperterrito nei suoi messaggi contro l’accoglienza dei migranti. “Dobbiamo dirlo: qui non si può entrare!”, era stato uno dei passaggi dell’ultimo dibattito televisivo in cui aveva colto l’occasione per rilanciare le sue richieste di “frontiere chiuse e zero richiedenti asilo” e “alloggi per gli olandesi”. Tentare l’assalto allo scranno più alto del governo non sarà tuttavia impresa semplice nemmeno a vittoria in tasca. Pur allineata a Wilders nella volontà di limitare i flussi, la ministra della Giustizia uscente Yesilgoz alla vigilia del voto aveva escluso l’ipotesi di sostenerlo nelle vesti di premier. La sua figura divisiva, era stato il monito dell’ex bambina rifugiata, non farebbe bene al Paese nemmeno sulla scena internazionale. Nulle le possibilità di collaborazione invece con Omtzigt e Timmermans. Il rebus resta intricato: l’ultima volta, per trovare la quadra, a Mark Rutte servirono 271 giorni.

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Gaza, 27 tonnellate di aiuti umanitari dalla Russia

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La Russia ha inviato altre 27 tonnellate di aiuti umanitari per la popolazione della Striscia di Gaza, con il carico che sarà consegnato attraverso l’Egitto: lo ha reso noto oggi il Ministero russo per le Emergenze (Emercom), citato dalla Ria Novosti. “L’aereo Il-76 di Emercom ha lasciato (la città russa di) Makhachkala per l’Egitto”, ha confermato il ministero su Telegram. Gli aiuti umanitari saranno consegnati ai rappresentanti della Mezzaluna Rossa egiziana, che poi assicureranno il loro arrivo a Gaza. La consegna del carico è stata organizzata in seguito ad un decreto firmato dal presidente russo Vladimir Putin, e avrà luogo sotto la direzione del capo dell’Emercom, Alexander Kurenkov.

Aerei da combattimento israeliani hanno effettuato attacchi contro le infrastrutture di Hamas, uccidendo tre comandanti di compagnia del movimento estremista palestinese, hanno riferito oggi le Forze di difesa israeliane (Idf). “Aerei da combattimento dell’Idf, diretti dall’intelligence militare e dell’Isa, hanno ucciso altri tre comandanti della compagnia di Hamas”, hanno scritto le Forze armate israeliane su Telegram.

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