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Usa, Trump pronto a inviare 15mila soldati al confine col Messico per fermare i migranti

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“Un’invasione”: così Donald Trump in un’intervista alla Abc dipinge la carovana di immigrati partita dall’Honduras e in marcia verso il confine tra Messico e Stati Uniti. “Per questo dobbiamo avere un muro di persone che li fermi, ha spiegato il presidente americano motivando la sua intenzione di inviare alla frontiera sud degli Usa fino a 15mila soldati, più di quanti ce ne sono in Afghanistan”.

Trump critica quindi i numeri sulla carovana fatti dai media

“Ci sono carovane in arrivo molto più grandi di quanto viene detto. Io sono molto bravo a stimare l’entità di una folla – ha aggiunto il presidente americano – e vi posso dire che la carovana in arrivo sembra molto più grande di quanto la gente pensi”. Il tycoon spiega quindi che è composta in gran parte da giovani e che “le donne e i bambini inquadrati in tv sono messi lì apposta per le telecamere. Mettono davanti le donne e i bambini, e non va bene”.

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Regno Unito, Teresa May ottiene la fiducia: ora l’obiettivo è attuare la brexit

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La Camera dei Comuni ha respinto la mozione di sfiducia con 325 voti contro 306. Il governo mantiene così la maggioranza per 19 voti, nonostante la sconfitta pesante di martedì sull’accordo sulla Brexit.

Theresa May è pronta a incontrare tutti i leader dell’opposizione a partire da stasera per cercare di trovare una linea comune con l’obiettivo di “attuare la Brexit”, ha detto la stessa premier Tory ai Comuni dopo aver superato la mozione di sfiducia in Parlamento.

May ha aperto quindi anche a un incontro faccia a faccia con Jeremy Corbyn, finora negato. Il Parlamento – ha detto la premier – “ha confermato la fiducia nel governo”, ora bisogna attuare la Brexit perché “il Paese continui ad aver fiducia nel Parlamento”.

Il leader dell’opposizione laburista britannica, Jeremy Corbyn, si è detto disposto a incontrare Theresa May sul dossier Brexit, dopo la sconfitta di misura della mozione di sfiducia presentata contro il governo , ma ha chiesto alla premier Tory di “togliere dal tavolo” qualunque ipotesi di divorzio no deal dall’Ue. Anche il capogruppo degli indipendentisti scozzesi dell’Snp, Ian Blackford, ha detto sì a un confronto “costruttivo” con May, pur ribadendo la differenza delle posizioni.

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Brexit, Westminter boccia l’intesa sul divorzio dall’Ue

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Si riapre la partita della Brexit: l’accordo sul divorzio dall’Ue raggiunto a novembre dalla premier Tory, Theresa May, con Bruxelles è stato bocciato dalla Camera dei Comuni britannica con 432 no contro 202 sì. La ratifica è stata negata con uno scarto di 230 voti, molto pesante per il governo. Sono 118 i deputati conservatori che hanno votato contro l’accordo.

Il leader laburista Jeremy Corbyn ha presentato una mozione di sfiducia al governo Tory. La mozione sarà discussa oggi. Corbyn ha parlato di “sconfitta devastante”, ha accusato la premier d’essersi negata al dialogo con l’opposizione per scongiurare un no deal e di aver privilegiato gli interessi del Partito Conservatore su quelli del Paese. Ha infine auspicato che la Camera dia il suo “verdetto sull’incompetenza di questo governo”.

Il portavoce del Dup, il partito degli unionisti nordirlandese, ha annunciato che voterà la fiducia a Theresa May. I 10 voti del Dup sono decisivi per assicurare la maggioranza al governo.

May aveva chiesto alle opposizioni di presentare una mozione di fiducia per vedere se l’esecutivo dispone ancora del sostegno di una maggioranza. La premier ha detto che il no all’accordo è chiaro, ma che non sono emerse chiaramente altre proposte sul tavolo. E ha insistito, in caso di fiducia, sulla volontà di andare avanti e di continuare a lavorare per attuare la Brexit.

L’accordo sulla Brexit sottoposto al Parlamento rispetta “la volontà democratica” espressa dal popolo britannico nel referendum del 2016 e apre la strada “a un futuro migliore” per la Gran Bretagna. Così aveva detto la premier concludendo il dibattito ai Comuni. May ha quindi passato in rassegna le alternative, denunciando un eventuale secondo referendum come uno strumento di divisione per il Paese e un no deal come una soluzione in contrasto con l’interesse nazionale.

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Cesare Battisti finisce in isolamento al carcere di Oristano

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Doveva finire i suoi giorni a Rebibbia invece lo hanno portato ad Oristano. Testa alta, pizzetto, giubbotto marrone, senza manette ai polsi: è sceso così dall’aereo che lo ha riportato in Italia Cesare Battisti. A circondarlo un gruppo di poliziotti. Il Falcon 900 del Governo italiano era decollato da Santa Cruz in Bolivia, Paese dove è stato arrestato l’uomo dopo una fuga dall’Italia durata 38 anni. Battisti è smontato dal Falcon 900 atterrato dalla Bolivia circa 10 minuti dopo l’atterraggio, alle 11.50. 

Poco dopo l’apertura del portellone dell’aereo un gruppo di sette agenti di polizia è salito sul velivolo, mentre un’altra decina di agenti, in parte armati di mitraglietta attendeva ai piedi della scaletta, e nel giro di qualche minuto lo ha fatto scendere dall’aereo.

Ad attendere l’arrivo dell’ex terrorista, all’interno dello scalo di Ciampino, il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Battisti è apparso tranquillo e non ha mai abbassato lo sguardo mentre procedeva scortato dagli agenti.

Cesare Battisti è poi arrivato intorno alle 17.25 nel carcere di Massama, nelle campagne di Oristano. L’ex terrorista ha varcato le porte dell’istituto a bordo di un furgone con i vetri oscurati e una quindicina di auto al seguito con sirene spiegate. All’esterno della casa circondariale, presidiata dalle forze dell’ordine, solo un gruppo di giornalisti.

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