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Salute

Vaccino anti Covid: firmato accordo per 400 milioni di dosi per la popolazione europea

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Prima trance di dosi arriverà entro la fine dell’anno

Insieme ai ministri della Salute di Germania, Francia e Olanda, dopo aver lanciato nei giorni scorsi l’alleanza per il vaccino, il ministro della Salute Roberto Speranza ho sottoscritto un contratto con Astrazeneca per l’approvvigionamento fino a 400 milioni di dosi di vaccino “da destinare a tutta la popolazione europea”. Il candidato vaccino nasce dagli studi dell’Università di Oxford e coinvolgerà nella fase di sviluppo e produzione anche importanti realtà italiane. La prima trance di dosi arriverà entro la fine dell’anno.

L’impegno prevede che il percorso di sperimentazione, già in stato avanzato, si concluda in autunno con la distribuzione della prima tranche di dosi, spiega il ministro Speranza in un post su Facebook. “Con la firma di oggi arriva un primo promettente passo avanti per l’Italia e per l’Europa. Il vaccino è l’unica soluzione definitiva al Covid-19. Per me andrà sempre considerato un bene pubblico globale, diritto di tutti, non privilegio di pochi”, ha concluso il ministro che ha informato il Consiglio dei ministri e gli ospiti presenti agli Stati Generali, ricevendo alla fine un applauso.

Salute

Villa San Giovanni, diritto alla salute: cittadini in piazza per difendere l’ambulatorio

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Nonostante la minaccia incombente della pioggia e la necessaria cautela imposta dalla prevenzione del contagio da Covid-19, la cittadinanza di Villa San Giovanni si è impegnata in un ammirevole esercizio di democrazia nel partecipare, sabato scorso, all’assemblea pubblica indetta dalla Rete “Salviamo il Poliambulatorio di Villa San Giovanni”.
L’iniziativa, maturata nel quadro di riunioni pubbliche settimanali aperte a tutti, ha rappresentato un passaggio della mobilitazione cittadina volta a scongiurare il rischio di chiusura del presidio sanitario villese, che negli ultimi anni è andato incontro a considerevoli tagli di servizi e divisioni mediche. Oltre alla drastica riduzione dei servizi prettamente sanitari, a preoccupare è anche la contrazione del comparto amministrativo del poliambulatorio, che costringe pazienti e loro familiari a recarsi fuori comune per istituire varie pratiche o a trascorrere ore in attesa sotto il sole o la pioggia, senza il benché minimo rispetto del distanziamento sociale.
Ma, oltre a lanciare con determinazione un grido d’allarme sulle sorti del poliambulatorio, la Rete intende stimolare una presa di coscienza civica in merito alle politiche sanitarie che a tutti i livelli, da quello nazionale a quello locale, stanno drammaticamente mettendo a rischio l’accesso alle cure e il diritto universale alla salute, sancito peraltro dalla Costituzione repubblicana. L’assistenza domiciliare integrata, il Punto di Emergenza Territoriale (PET), gli accordi mai attuati tra Comune di Villa San Giovanni e ASP provinciale: i temi toccati sabato sono stati diversi, a testimonianza di come la sanità – e le diseguaglianze o l’ingiustizia sociale che determinano la portata dell’accesso alle cure e alla salute – sia oggi oggetto di una rinnovata percezione, dopo i mesi più bui della pandemia ancora in corso.
All’assemblea di sabato sono stati invitati i sindaci degli otto comuni dell’ambito sanitario-amministrativo (Villa San Giovanni, Campo Calabro, Fiumara, San Roberto, Calanna, Laganadi, Sant’Alessio in Aspromonte e Santo Stefano in Aspromonte). Il Poliambulatorio, è bene ricordarlo, raccoglie anche l’utenza dai comuni di Bagnara Calabra, Scilla, Sant’Eufemia d’Aspromonte, San Procopio e Sinopoli, nonché dalle frazioni Catona e Gallico di Reggio Calabria.
Presenti finalmente in piazza anche i sindaci del comprensorio, anche se in posizione defilata. Ad intervenire la sindaca facente funzione di Villa San Giovanni, Richichi, il sindaco di Campo Calabro, Repaci, e quello di Scilla, Ciccone. Durante i loro interventi hanno comunicato di aver incontrato a Palazzo San Giovanni il direttore del Distretto Sanitario Tirrenico, Salvatore Barillaro. Una scelta, questa, che ha lasciato perplessi i partecipanti all’assemblea: in tanti si sono chiesti perché il dirigente ASP abbia incontrato la parte istituzionale sottraendosi poi al confronto con i cittadini. Infatti, all’incontro erano stati invitati anche Commissari e dirigenza dell’ASP. La loro assenza riflette l’atteggiamento supponente e autoritario di chi non è interessato a dare risposte a una cittadinanza responsabile e vigile.
Le tante testimonianze rilasciate ieri da utenti della struttura, medici e cittadini che, come noi, hanno a cuore il bene comune, ci spingono a proseguire la mobilitazione fino a quando non otterremo risposte certe e non osserveremo segnali tangibili di cambiamento.
Non è più il momento delle promesse, degli inviti a pazientare, delle rassicurazioni a riporre fiducia nella classe dirigente. Questo è il momento dell’assunzione della responsabilità da parte della collettività, come testimoniano la disciplina, la pazienza e la passione che hanno contrassegnato la partecipazione all’assemblea di sabato, evento a cui seguiranno a breve altre iniziative, a partire da una raccolta firme che sarà presto organizzata per sottoscrivere le richieste indirizzate a ASP e istituzioni.

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Salute

COVID-19, contagi giornalieri a quota 2000: focolai diffusi in tutto il territorio

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Netto aumento dei contagi di Covid in Italia: l’incremento nelle ultime 24 ore è di 1.907 nuovi casi, rilevati con 99.839 tamponi, qualche migliaio in meno rispetto a quelli effettuati ieri. Il totale dei contagiati, comprese vittime e guariti, sale a 294.932. Cala lievemente il numero giornaliero di vittime: era di 13 giovedì, è di 10 oggi, per un totale complessivo dall’inizio dell’emergenza di 35.668. Tra tutte le regioni, solo la Basilicata fa registrare zero casi nell’ultimo giorno.

Il numero di casi di Covid 19 aumenta per la settima settimana consentiva, l’Rt si pone di poco al di sopra di 1. Ci sono dei focolai diffusi nel Paese, l’età media sta aumentando ed è di circa 41 anni. Questo vuol dire che evidentemente c’è trasmissione intra-familiare, cioè il virus passa dai più giovani alle persone più anziano. Questo spiega un certo aumento lento ma graduale nelle ospedalizzazioni” . Lo ha detto il capo del dipartimento prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza commentando i dati dell’ultimo Monitoraggio dell’Iss.

Nella settimana di monitoraggio 7-13 settembre sono stati riportati complessivamente 2397 focolai attivi di cui 698 nuovi, entrambi in aumento per la settima settimana consecutiva (nella precedente settimana di monitoraggio erano stati segnalati 2280 focolai attivi di cui 691 nuovi). Lo evidenzia il monitoraggio settimanale Iss-ministero Salute. Questo comporta , si sottolinea, “un sempre maggiore impegno dei servizi territoriali nelle attività di ricerca dei contatti che sono riusciti finora a contenere la trasmissione locale del virus”.

In quasi tutte le Regioni si osserva un aumento del tasso di occupazione dei posti letto dedicati sia in area medica che in terapia intensiva. A livello nazionale il tasso di occupazione in area medica è aumentato da’2% al 4% rispetto al periodo 17-30 agosto 2020, mentre il tasso di occupazione in terapia intensiva dal 1% al 2%, con valori superiori al 5% per alcune Regioni. Lo rileva il monitoraggio settimanale Iss-ministero della salute. “Sebbene, non siano ancora stati identificati segnali di sovraccarico dei servizi sanitari assistenziali – si legge – la tendenza osservata potrebbe riflettersi in un maggiore impegno”.

Nelle due ultime settimane si è osservato un “aumento significativo dell’età mediana alla diagnosi. Questo è probabilmente dovuto ad una trasmissione dalla popolazione più giovane a quella più fragile o anziana, soprattutto all’interno della famiglia: questo si riflette in un maggiore impegno dei servizi ospedalieri”. Lo rileva il monitoraggio sull’andamento dell’epidemia da Covid Iss-ministero della Salute, in cui si raccomanda quindi di adottare “tutte le opportune precauzioni anche in ambito familiare”

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Smartwatch, la nuova frontiera contro gli infarti

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Lo smartwatch può essere uno strumento utile per aiutare il medico a eseguire una diagnosi tempestiva di infarto, migliorando le possibilità di sopravvivenza. Cambiano le linee guida per le cure in caso di infarto, andando nella direzione di un intervento meno standard e più basato sulla reale situazione del paziente. E aumentano le possibilità di diagnosi, aprendo la strada all’utilizzo dello smartwatch come alternativa di emergenza all’elettrocardiogramma. Mettendolo in 9 posizioni sul torace può riconoscere l’attacco cardiaco con una sensibilità simile a quella dell’elettrocardiogramma (Ecg). Lo dimostra una sperimentazione italiana i cui dati, pubblicati sulla rivista Jama Cardiology, sono stati presentati oggi al congresso dell’European Society of Cardiology. Un Ecg tempestivo è fondamentale per la diagnosi di infarto, ma “non sempre è prontamente disponibile in caso di sintomi sospetti; gli smartwatch, invece, sono al polso di un numero sempre più elevato di persone”, spiega Carmen Spaccarotella del Centro di Ricerche in Malattie Cardiovascolari dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, coordinatrice della ricerca. “Gli smartwatch sono programmati per effettuare una sola derivazione elettrocardiografica e consentono di esplorare l’attività elettrica di una parte soltanto del cuore. Il nostro studio ha dimostrato che è possibile spostare l’orologio in diverse posizioni del corpo, effettuando così una misurazione a 9 derivazioni analoga a quella di un Ecg”. Per l’indagine sono stati analizzati 100 soggetti, di cui l’80% con sintomi di infarto e il 20% di controllo; per tutti sono state effettuate le registrazioni con l’Apple Watch e, in contemporanea, un Ecg. I risultati mostrano che con l’Apple watch la diagnosi corretta è stata del 94%, in pratica la stessa affidabilità dell’esame standard. La possibilità di individuare un attacco cardiaco in corso con rapidità può essere di grande aiuto, sottolinea Ciro Indolfi, presidente della Società Italiana di Cardiologia e autore senior della ricerca: “in caso di infarto, la tempestività è decisiva. Negli ultimi anni grazie all’angioplastica, la mortalità per infarto si è ridotta del 50%, a patto che la procedura venga effettuata entro 90-120 minuti dalla diagnosi. Gli smartwatch potrebbero essere d’aiuto per accorciare ulteriormente i tempi e salvare un maggior numero di vite”. Adesso che lo sapete ricordate, uno smartwatch potrebbe salvarvi la vita, non sottovalutate la cosa.

F.P.L.

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