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VACCINO ANTINFLUENZALE: IL RETROSCENA E I VUOTI DI INFORMAZIONE

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Molto spesso si attuano campagne vaccinale senza dare la possibilità all’utente finale di avere la consapevolezza delle informazioni.

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di Cinzia Marchegiani

Era il 10 dicembre 2014, quando l’Osservatore d’Italia pubblicava un’inchiesta sulla sanità inerente il vaccino antinfluenzale avviata in seguito al caso di malasanità dovuto ai molteplici decessi avvenuti in Italia in concomitanza temporale delle somministrazioni del vaccino FLUAD. Il titolo e l’articolo (”Inchiesta sanitaria vaccini. Vaccino influenzale inefficace: Serravalle invita i media italiani a pubblicare lo studio del CDC di Atlanta”) hanno suscitato interesse e stupore nell’opinione pubblica, ma anche e soprattutto da parte della classe medica e sanitaria tanto da essere stato ribattezzato una "bufala colossale". Molti medici hanno chiesto spiegazioni, visto che i referenti istituzionali italiani come l’AIFA e il Ministero della Salute, almeno a quanto risulta dalle verifiche, ne avrebbero omesso l'importante comunicazione, tanto da considerare quest’inchiesta la solita pista complottistica contro il sistema sanitario. Molti medici nonostante si fossero collegati sul sito ufficiale del CDC, Centers for Diseases Control and Prevention non trovavano il link dello studio sul vaccino antinfluenzale 2014/2015, eppure era stato inserito in prima pagina. Una premessa è d’obbligo! L’Osservatore d’Italia si attiene sempre a fonti accreditate, e questa inchiesta ne è un esempio tangibile. Su molti giornali americani era apparsa la notizia che il vaccino influenzale quest’anno sarebbe stato inefficace perché il virus predominante con cui era stato realizzato il vaccino era mutato e quindi non corrispondente a quello effettivamente in circolazione. Consultato di corsa il sito della CDC e acquisito lo studio suddetto, il nostro giornale ne stava pubblicando la comunicazione, mentre i nostri siti sanitari, come l’AIFA e il Ministero della salute, non risultavano pubblicare i riscontri scientifici. Seguendo il sito italiano ASSIS, il dr Eugenio Serravalle aveva invece pubblicato questa informazione, spiegandone anche il significato e lanciavo di fatto una richiesta: “questa notizia è stata pubblicata sui giornali statunitensi. Ci aspettiamo che facciano altrettanto quelli italiani che purerisultano aver pubblicato subito le affermazioni del ministro Lorenzin sulla sicurezza del vaccino senza, probabilmente, indagare su tutti gli aspetti di una vicenda che coinvolge cospicui investimenti e la salute di milioni di persone”. Così la linea del giornale ha voluto dare spazio ad un medico che per primo e per molto tempo è rimasto un fiore solitario. L’articolo è stato letto, apprezzato dai nostri lettori che conoscono la serietà della linea editoriale de l’Osservatore d’Italia, ma aveva fatto nascere dubbi e sospetti in chi giustamente fa riferimento quasi esclusivamente alle istituzioni sanitarie pubbliche. Tanto che molti medici hanno chiesto all’autore dell’inchiesta il link del CDC, perché ovviamente volevano leggere con i propri occhi. Ma non solo….l’inchiesta faceva emergere anche come i dati sulla mortalità dell’influenza dello scorso anno erano abnormi, 8 mila morti ma non corrispondenti ai dati Istat Influnet, che ne riportava esplicitamente solo 16.

Insomma due realtà a confronto paradossali se si pensa anche con quanta frequenza sonoandate in onda trasmissioni su RAI 1, con i protagonisti delle istituzioni sanitarie, Luca Pani Dg dell’AIFA, il commissario dell’ISS (Istituto Superiore Sanità), Walter Ricciardi e Giacomo Milillo, segretario della Fimmg (la Federazione italiana che riunisce i medici generici) che hanno pubblicamente mostrato la loro vaccinazione assieme a Bruno Vespa con il FLUAD. Uno spettacolo criticato da molti soprattutto perché andato in scena in concomitanza di altri decessi in seguito alla somministrazione del vaccino. Una trasmissione che ha fatto luce anche sull’imbarazzante situazione di Luca Pani che sembrerebbe aver ricevuto due dosi del vaccino a distanza di un mese, tanto che il nostro articolo in anteprima aveva sollevato questo caso: “Vaccino Fluad: Gaffe di Luca Pani, direttore dell’Aifa che a "Porta a Porta" si vaccina per la seconda volta?”
Insomma le inchieste sanitarie sul vaccino Fluad antinfluenzale hanno sollevato una querelle tanto che lo scorso 16 dicembre 2014, su Radio 24 Sole 24 ore, Gianni Minoli intervista i diretti interessati, il Dr Eugenio Serravalle, il dr Walter Ricciardi e anche per il caso vaccino Meningitec, l’Avv Roberto Mastalia.
 

Una puntata molto rivelatrice

Il Dr Serravalle spiega a Minoli il motivo per il quale il vaccino antinfluenzale è risultato inefficace da uno studio per l’appunto pubblicato dal sito della CDC di Atlanta (centro di controllo e prevenzione delle malattie infettive). Minoli facendo una panoramica di quello che è accaduto e cioè che l’AIFA a fine novembre in seguito ad alcuni decessi aveva sospeso due lotti incriminati del Fluad e anche il Comitato della Farmacovigilanza dell’Agenzia Europea ha scagionato il Fluad, perché aveva detto che non c’era alcuna relazione tra i lotti sospesi e le morti segnalate, insiste con possiamo vaccinarsi senza rischi ma anche senza nessun beneficio? Il dr Serravalle spiega anche agli ascoltatori che ci si vaccina con un beneficio molto scarso ma non completamente senza rischi:” poiché se è vero che non è stata riscontrata contaminazione batterica, ma il problema non era questo, ma capire realmente se queste reazioni avverse segnalate dopo la vaccinazione avevano un rapporto oppure no con la vaccinazione stessa, cioè capire cosa succede dopo l’immunizzazione e quali sono gli avventi avversi che si possono verificare.”Minoli va al sodo, facendo notare che lo stesso vaccino risultato inefficace il CDC ne raccomanda la vaccinazione per i soggetti a rischio, chiedendo il motivo, che Serravalle subito spiega:”Perché viene studiato con l’idea che funzioni ma si comprende solo ex post, se funziona…” E poi continua, sempre rispondendo a domande mirate di Minoli , il motivo per il quale l’impatto sociale e sanitario dell’influenza sono sovradimensionati:” in inverno ci si ammala per sindromi influenzali, e non soltanto per influenza. Si stima che per l’influenza quella vera riguarda tra il 7 e il 10% delle sindromi influenzali, quindi in realtà il numero di persone che si ammalano per influenza sono molto poche.” 

CONTRADDIZIONI E VUOTI

Per sensibilizzare la campagna vaccinale, l’AIFA e il Comitato della Farmacovigilanza dell’Agenzia Europea hanno ricordato che i decessi dello scorso anno per l’influenza ammontavano ad 8.000 casi, mentre i dati Istat Influnet (il sistema di sorveglianza italiano basato sulle segnalazioni dei Medici e dei Pediatri di base) cita i casi stimati di “sindromi influenzali” e non solo influenza nella stagione 2013-14 sono stati circa 4.542.000 e di questi, i casi gravi di influenza confermata sono stati 77 con 16 decessi:”l’80% (62/77) dei casi gravi segnalati presentava almeno una patologia cronica pre-esistente. Dei 16 casi deceduti, 14 presentavano condizioni di rischio pre-esistenti.”

Un’inchiesta solleva un polverone, viene tacciato per una bufala colossale, mentre solo dopo cinque giorni, in data 15 dicembre2014 l’AIFA pubblica sul proprio sito la corretta informazione sullo studio dell'inefficacia del vaccico antinfluenzale riportato dal CDC di Atlanta ed riportando gli ultimi dati sulla stagione influenzale 2014-15 forniti dal Rapporto epidemiologico Influnet dell'Istituto superiore di sanità:” il numero di casi di sindrome influenzale stimati nella settimana 1-7 dicembre è pari a circa 77.000, per un totale, dall'inizio della sorveglianza, di circa 387.000 casi. Dunque siamo appena gli inizi e l'incidenza totale è pari a 1,27 casi per mille assistiti”…però non menziona i dati di Influent relativi ai decessi, che il nostro giornale e l’ASSIS tramite il dr Serravalle avevano citato.

E' la prima volta che le istituzioni devono proporre una campagna pubblicitaria per confermare l'efficacia della vaccinazione, ma con argomenti che per certi versi appaiono poco convincenti e soprattutto di fronte ad atti documentali sconcertanti, invero si consiglia la vaccinazione nonostante le analisi sui lotti incriminati del FLUAD non siano completamente eseguiti (ma solo in parte), e pur sapendo che quel vaccino è risultato inefficace da una fonte autorevole…E la domanda sorge spontanea: insomma, devono essere smaltiti questi lotti a prescindere? L’Aifa con un ritardo eclatante ha pubblicato questa comunicazione sanitaria importante esclusivamente dopo la nostra inchiesta datata 10 dicembre 2014, ma scordando di citare i dati dei decessi da Influnet dello scorso anno. La risposta sul sito si legge a chiare lettere:” C'è chi ha avanzato il dubbio che, di conseguenza, il vaccino sia inutile, ma secondo l'Aifa è esattamente il contrario: «ciò tuttavia rafforza l'esigenza di vaccinarsi, perché chi si vaccina – anche qualora venisse contagiato – manifesterebbe la malattia in forma più lieve.”

IL CASO PANI

Ma il mistero si tinge ancor più di giallo, e nella trasmissione di Minoli viene risollevato il caso della doppia vaccinazione del dg dell’AIFA Luca Pani nella puntata andata in onda a Porta a Porta lo scorso 1 dicembre 2014 e condotta da Bruno Vespa. Minoli chiede al dr Walter Ricciardi, se fa male vaccinarsi due volte (ricordiamo che questa seconda vaccinazione sarebbe stata effettuata a distanza solo di un mese). Il Dr Ricciardi esclude categoricamente che ciò comporti un danno, anzi spiega che non rischia nulla: ”anzi in certi casi i medici consigliano una rivaccinazione per rafforzare ulteriormente le difese immunitarie e lui ricadeva in questi casi.”
Un’affermazione questa che potrebbe trarre in inganno le persone di qualsiasi estrazione culturale e sociale. Quello che tra le righe si legge è che se uno si vaccina anche a distanza di un mese non accade nulla di grave, non considerando che tra le vaccinazioni ci sono anche quelle pediatriche e che invece fare una vaccinazione esavalente a distanza di un mese comporterebbe gravissime conseguenze. E’ il caso di malasanità che ha cambiato la vita di una bimba di nome Elisa emerso dall’Osservatorio Sanità seguito dall’Avv. Francesco Lauri. La bambina di appena 10 mesi improvvisamente ha cominciato ad accusare gravi disturbi che poi le analisi hanno purtroppo confermato trattarsi di un ritardo psicomotorio causato dal mancato sviluppo della materia bianca nel cervello. Solo dopo sette lunghi anni di indagini è stato scoperto un grave errore di sistema sanitario, alla piccola hanno somministrato due volte a distanza di neanche un mese la terza dose del vaccino alla Asl di Monza Brianza, poiché si erano dimenticati di registrare la vaccinazione. Per questo la bambina ha subito una grave encefalopatite.

STUDI SULL'INLFUENZA STAGIONALE

Il dr Attilio Speciani, allergologo e immunologo clinico già lo scorso anno aveva fatto luce sulle campagne vaccinali e in merito riportiamo le sue dichiarazioni: "In ogni caso, è sempre necessario avere la consapevolezza che ogni vaccino ha un rischio, anche se i dati sugli effetti dannosi della vaccinazione antinfluenzale (come di altre) vengono spesso nascosti da lavori strutturati ad arte. Il confronto tra rischi importanti, come quello di sviluppare una malattia neurologica come la sindrome di Guillain-Barré (teoricamente definita "rara") e la possibilità di ammalarsi di influenza non regge. Negli ultimi anni è emerso con chiarezza che intorno alla sicurezza delle vaccinazioni esiste palesemente un conflitto di interesse la cui discussione lascio ad altri. Per me è fondamentale che ogni persona possa scegliere liberamente, per la vaccinazione o meno in relazione alle informazioni corrette cui ciascuno ha diritto, e che queste informazioni siano date. In un'epoca in cui le informazioni possono essere conosciute in tempo reale, i ministeri per la salute dovrebbero fornire in tempo reale dei dati sulla virulenza dell'infezione che ci raggiungerà (forse) facendo riferimento ai virus che stanno circolando ad esempio in America del Sud o in Australia prima di arrivare da noi. In quelle nazioni la stagione invernale si è già conclusa con una evidenza precisa di morbilità e di mortalità correlata ed i rapporti ufficiali che arrivano dall’Australia segnalano un'attività influenzale molto più ridotta di quelle registrate nel 2012 e nel 2011. Da immunologo resto quindi perplesso sulle motivazioni che non fanno divulgare le notizie sugli effetti proprio di quei virus che probabilmente ci colpiranno.”

Era solo il 29 settembre 2014 quando lo stesso Dr Speciani spiegava in un articolo cosa si sarebbe aspettato dall’influenza che avrebbe investito l’Europa nell’inverno appena iniziato:” La composizione vaccinale "ufficiale" per quest'anno è esattamente identica a quella dello scorso anno, con un ceppo dominante che è quello H1N1 (lo stesso della suina/bufala)), un ceppo H3N2 Texas (entrambi ceppi influenzali di tipo A) e un terzo, di tipo B, Massachussets 2012. In Australia la suina H1N1 (con una mortalità bassissima) è stata la segnalazione dominante rappresentando oltre l'80% delle infezioni. Probabilmente quest'anno dovremo occuparci molto di più di forme da raffreddamento classiche (come già detto, raffreddori, faringiti, bronchiti) che dell'influenza, visto che i rapporti ufficiali che arrivano dall’Australia (dove il picco influenzale è già passato) segnalano un'attività influenzale ancora più ridotta di quelle registrate nel 2012 e nel 2013. Di solito l'Europa ricalca esattamente quanto successo in Australia, ma le notizie in tal senso tendono ad essere scarse e poco diffuse.”

E' forse un caso che le vaccinazioni sono diminuite drasticamente? Così tra scegliere la possibilità di vaccinarsi e quella di astenersi, gli utenti sceglieranno sempre la seconda opportunità. I dati e le informazioni che il dottor Speciani invita a verificare e trasmettere fotografa come molto spesso si attuano campagne vaccinale senza dare la possibilità all’utente finale di avere la consapevolezza delle informazioni. 


 

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Software spia sugli iPhone: Apple corre ai ripari

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Apple ha dovuto riparare urgentemente un difetto informatico che il controverso software Pegasus è riuscito a sfruttare per infettare gli iPhone.

Lo spyware della società israeliana NSO ha hackerato con successo i dispositivi a marchio Apple senza ricorrere a collegamenti o pulsanti ingannevoli, la tecnica comunemente utilizzata. 

Il difetto è stato individuato la scorsa settimana dai ricercatori di Citizen Lab, che hanno scoperto che l’iPhone di un attivista saudita era stato infettato tramite iMessage, il sistema di messaggistica di Apple.

Secondo questa organizzazione di sicurezza informatica dell’Università di Toronto, Pegasus utilizza questa vulnerabilità “almeno da febbraio 2021”.  

“Questa intrusione, che abbiamo chiamato Forcedentry, prende di mira la libreria di rendering delle immagini di Apple e ha funzionato contro i dispositivi Apple iOS, MacOS e WatchOS”, i sistemi operativi di telefoni cellulari, computer e smartwatch a marchio Apple.

“Dopo aver identificato questo difetto (…), Apple ha rapidamente sviluppato e distribuito una patch in iOS 14.8 per proteggere i nostri utenti”, ha affermato Ivan Krstic, direttore dei sistemi di sicurezza di Apple, in risposta a una richiesta dell’AFP.

Il gruppo californiano ha elogiato Citizen Lab per il suo lavoro e ha sottolineato che questo tipo di attacchi “ultrasofisticati” “costano milioni di dollari, non durano a lungo e sono usati per prendere di mira persone specifiche”. Pertanto, “non sono una minaccia per la stragrande maggioranza dei nostri utenti”, ha affermato Ivan Krstic. “Ma continuiamo a lavorare instancabilmente per difendere tutti i nostri clienti”.

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Scienza e Tecnologia

Aliens Fireteam Elite, gli “Xeno” escono ancora dalle pareti

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Aliens Fireteam Elite, disponibile su Pc e sulle console della famiglia Xbox e PlayStation, è un frenetico sparatutto che catapulta i giocatori nei luoghi più noti della saga cinematografica. La storia alla base di Aliens Fireteam Elite è quanto di più semplice e lineare si possa concepire, un mero pretesto per lanciare il giocatore e la sua squadra di fuoco nelle furiose battaglie contro lo Sciame, ma in fondo non c’è niente di meglio che una storia che funga da pretesto per un bel massacro di Xenomorfi in vecchio stile. Il titolo è ambientato nel 2202, appena vent’anni dopo gli eventi narrati in Aliens: Scontro Finale, a bordo della nave d’assalto spaziale Endeavor, la punta di diamante dell’esercito Coloniale. I soldati sono stati svegliati dal crio-sonno per rispondere alla chiamata di aiuto di un certo dottor Tim Hoenikker, apparentemente bloccato in una stazione di raffineria orbitale e in balia di un cospicuo numero di Xenomorfi. Il dottore sembra essere in possesso di informazioni vitali per il comando dei Marine, tra cui le prove di un ipotetico coinvolgimento della Weyland-Yutani in alcuni fumosi esperimenti che avrebbero dato vita a una nuova specie di alieni, ancora più feroci e implacabili di quelli visti in passato. Quale migliore occasione per un po’ di caccia agli insetti? Inizia qui l’epopea del team di Marine Coloniali protagonisti di Aliens Fireteam Elite, una missione disperata, viaggio pericoloso e pieno di insidie alle prese con l’orda più inesorabile mai pensata dal cinema hollywoodiano. Ma veniamo al dunque: una volta avviato il gioco e dopo aver creato il proprio alter-ego attraverso l’editor e aver scelto la sua classe di appartenenza tra le quattro disponibili (cinque se si conta quella sbloccabile una volta conclusa la campagna), è tutto pronto per iniziare l’avventura che si suddivide in 4 capitoli suddivisi a loro volta in tre sottomissioni. La nave UAS Endeavor, già citata qualche riga più in alto, funge da hub social per radunarsi con i propri compagni, organizzare l’inventario e preparare le missioni prima di scendere sul campo di battaglia. In questo ambiente ci sono anche molti NPC pronti ad approfondire la lore con un sistema di dialoghi a scelta multipla ma nulla di realmente interessante ai fini della narrazione (se non qualche piccolo, nostalgico riferimento a quanto visto nelle pellicole cinematografiche). Una volta radunato il team e selezionata la missione, si potrà scegliere come impostare la difficoltà e alcuni modificatori di difficoltà (che sono sotto forma di card) i quali influiranno sull’andamento delle partite andando, ad esempio, a dimezzare i danni in uscita oppure a restringere la capienza dei caricatori. In cambio, dopo aver concluso la quest, si potrà ricevere un cospicuo quantitativo di punti esperienza, utili a ottenere nuove armi, accessori e abilità per la nostra classe preferita.

La struttura ludica di Aliens: Fireteam Elite non inventa nulla di nuovo ma sfrutta alcune delle formule più usate negli ultimi anni negli shooter coop. Già dalle prime battute è evidente come Cold Iron si sia ispirata pesantemente alle meccaniche di Gears of War e Left 4 Dead per realizzare questo progetto: c’è l’immancabile sistema di coperture che sulla carta che garantisce un certo grado di protezione contro alcuni avversari capaci di attaccare a distanza, ma c’è la possibilità anche di curare se stessi e i compagni attraverso alcuni utili medikit. Presente anche la possibilità di schierare armamenti difensivi come torrette, mine, droni, ma anche letali munizioni elettriche e al napalm. In Aliens: Fireteam Elite tutto può salire di livello: le classi, le armi e le varie abilità. E’ possibile personalizzare le bocche da fuoco sia a livello visivo sia per quanto riguarda gli accessori, tra mirini, caricatori estesi ed altre componenti. Inoltre un sistema di perk consente di modificare il funzionamento delle abilità e l’efficacia del soldato sul campo. Risulta interessante come i potenziamenti vadano gestiti alla stregua di oggetti in un inventario dalle caselle limitate. Ci sono comunque a disposizione opzioni per tutti i gusti, con una buona scalabilità e configurabilità di audio e video. C’è pure un buon supporto dal punto di vista dell’accessibilità che tiene da conto daltonismo ed altre problematiche con alcune opzioni dedicate. La giocabilità poi può essere modificata per creare un’esperienza più o meno arcade con la possibilità di visualizzare o meno indicatori di vita o di uccisione e con l’opportunità di attivare delle sagome che individuano in maniera più efficace i nemici presenti sullo schermo. Aliens Fireteam Elite può essere affrontato da soli o in compagnia. Ovviamente con due amici al proprio fianco l’esperienza risulta molto più appagante e divertente: è vero che gli altri componenti della squadra in caso si giocasse in solitaria sono rimpiazzati da bot sintetici, ma bisogna sottolineare come l’intelligenza artificiale non sia esattamente allo stato dell’arte, soprattutto se si sceglie una difficoltà alta. Usando un medico ad esempio si può notare come gli alleati artificiali tendano a non entrare nell’area curativa, inoltre c’è una tendenza dei nostri androidi ad avanzare velocemente verso situazioni che li espongono a rischi mortali. Ovviamente poi l’utilizzo di una squadra umana permette il coordinamento strategico delle abilità che caratterizzano le varie classi. Già la presenza in duo di un demolitore e di un medico permette di gestire la situazione piuttosto egregiamente. Nel caso si decida di giocare in singolo però è bene sapere che in alcuni punti, anche al livello di difficoltà più facile, ci sono ad attendere un grado di sfida a nostro parere molto elevato che, anche a causa della mancanza di checkpoint, potrebbe costringere, specialmente i giocatori meno esperti, a ripetere la missione più volte. Come già detto in precedenza la campagna si divide in quattro atti, ciascuno dei quali è composto da tre capitoli, di cui inizialmente solo il primo è selezionabile. Le creature nemiche provengono prevalentemente dall’universo canonico di Alien, ma in parte anche da quello del prequel, per un bestiario che arriva alle venti unità. La struttura dei livelli si ripropone identica a sé stessa dal primo all’ultimo minuto della campagna: atri, piazzali o saloni più o meno ampi sono le arene in cui si consumano le carneficine di xenomorfi. Sono collegati da corridoi pressoché vuoti che si vorrà percorrere il prima possibile, anche sorvolando sul fatto che, nascosti qua e là, ci sono dei collezionabili. Questo perché ci si accorge subito che l’esplorazione è sterile: i vicoli apparentemente interessanti conducono a sentieri bloccati da rocce, mentre le porte che si affacciano sui corridoi sono tutte chiuse. C’è una sola direzione obbligata, peraltro indicata da un cursore, e non sono contemplate variazioni sul tema. Le ambientazioni sono ispirate dalla saga cinematografica, in particolare da Scontro Finale, ma non manca fortunatamente qualche colpo di scena e alcune location che faranno la gioia degli appassionati della saga. L’azione segue ostinatamente uno schema collaudato: si arriva in una stanza infestata di alieni, inizialmente di piccole dimensioni; man mano che si neutralizzano lo sciame continua a riversarsi sui giocatori con nemici sempre più resistenti e perniciosi. I momenti clou sono quelli degli assedi che si attivano dopo aver premuto un interruttore, dando un minimo di tempo per approntare le difese prima di attacchi apparentemente interminabili che culminano con la discesa in campo degli xenomorfi più ostici. In questa struttura piuttosto monotona, l’elemento di originalità è rappresentato proprio dagli alieni. Come ci insegnano le pellicole, possono arrivare anche dal soffitto, dal pavimento o dalle “fottute pareti”, sfruttando grate e condotti di aerazione: questo rende le coperture poco effettive e costringe non solo a muoversi di continuo, ma ad avere un occhio costante sull’iconico radar di prossimità. Si avverte l’assenza di variazioni sul tema che avrebbero garantito una maggior varietà, ma nel complesso l’esperienza è divertente e appagante. Insomma, a chi non piace massacrare centinaia di Xenomorfi arrabbiati? Per quanto riguarda la varietà di classi, gli sviluppatori propongono in totale cinque specializzazioni militari di cui quattro disponibili sin dal primo minuto, mentre la quinta (il ricognitore) si potrà utilizzare solo dopo aver portato a termine la campagna la prima volta. Le specializzazioni sono: il mitragliere, classico factotum buono per ogni occasione; il demolitore che può maneggiare armi pesanti come l’iconica Smartgun, il lanciafiamme o il lanciagranate; il tecnico e la sua micidiale torretta portatile; il dottore, l’unico a cui affidarsi per ripristinare la salute; il ricognitore con i suoi gadget di supporto.

Ad aumentare il tasso di rigiocabilità di Aliens Fireteam Elite c’è la modalità orda, che si sblocca solo dopo aver finito la campagna. Ci sono poi le sfide giornaliere e le carte “malus”, che alzano ulteriormente il tasso di sfida a fronte di un moltiplicatore d’esperienza. Il rischio noia, per via della struttura stessa del gioco e per il ridotto numero di mappe, è però scongiurato dalla natura cooperativa del titolo che è limitata ad internet (niente coop in locale purtroppo). Per completare la campagna a livello normale è necessaria una decina d’ore, alcune delle quali spese per fare esperienza. Dal punto di vista grafico e tecnico il titolo (da noi testato su Xbox Series X) sfrutta l’Unreal Engine, ma senza eccellere particolarmente. I personaggi non sono caratterizzati da un dettaglio eccezionale ma almeno, npc a parte, sono dotati di un livello decente di espressività. L’effetto che si ricava spesso è quello di un personaggio di plastica in stile action figure anni ‘80, soprattutto per quanto riguarda i capelli, decisamente finti. Anche le location sembrano spesso ampie, ma purtroppo vuote e a tratti ripetitive. Effetti, modelli e ombre sembrano dunque nella media, con qualche eccezione relativa ad esplosioni e fumo in certi casi piuttosto suggestivi. L’audio invece non sembra rendere pienamente giustizia al tutto. La colonna sonora per quanto piacevole non riesce a trasmettere il giusto grado di inquietudine. Anche la resa degli effetti sonori non ci ha convinto fino in fondo con il sound dell’artiglieria che non rende giustizia alla potenza dei fucili risultando i colpi stranamente ovattati. Abbiamo preferito di gran lunga la resa delle armi del vecchio Aliens: Colonial Marines decisamente più violenta e grezza in quanto ad impatto sonoro. Nota di merito agli effetti del fucile a impulsi M41 e alla “smartgun” che sono identici a quelli proposti in Aliens Scontro Finale. Peccato invece per il suono prodotto dal radar che non scannerizza di continuo ma emette brevi suoni solo quando c’è qualche pericolo in avvicinamento. Tirando le somme, se quello che si cerca è un titolo cooperativo che possa dare la possibilità di massacrare alieni con una vasta varietà di armi e che renda omaggio all’universo di Alien, allora questo è un gioco che non dovete lasciarvi sfuggire. Ovviamente, vista la natura del titolo, Aliens Fireteam Elite è un semplice shooter puro e semplice, non aspettatevi trame roboanti o colpi di scena incredibili. Tutto quello che vi si chiederà è imbracciare le armi e andare avanti a suon di scariche di mitra, vampate di lanciafiamme ed esplosioni. A noi tutto questo non è affatto dispiaciuto, quindi il nostro consiglio è quello di provarlo e giocarlo senza avere aspettative enormi. Il titolo nel complesso diverte e fa il suo dovere.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Netflix e videogames, il debutto in Polonia

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Dopo una serie di rumors in rete e assunzioni focalizzate al gaming, Netflix ha ufficializzato il suo debutto nel settore dei videogiochi. La nota piattaforma ha infatti lanciato, per ora solo in Polonia, un’integrazione al servizio di streaming on demand all’interno dell’app Android.

I primi titoli disponibili sono due giochi di Stranger Things. “A partire da oggi, i clienti in Polonia possono provare il servizio su Android con ‘Stranger Things 1984’ e ‘Stranger Things 3’, già inclusi nell’abbonamento periodico – ha confermato la società, ricordano poi – siamo ancora agli inizi ma lavoreremo duramente per offrire la migliore esperienza possibile nei prossimi mesi con il nostro approccio al gioco senza pubblicità e senza acquisti in-app”.

I titoli disponibili verranno visualizzati, di volta in volta, nel feed della home page personale. Toccando l’icona, si passa al download, che indirizza direttamente al Play Store di Google. Ad ogni modo, non si tratta di videogame esclusivi, visto che gli stessi sono già presenti sul negozio digitale di Android. Nelle scorse settimane si è parlato di un presunto accordo tra Netflix e PlayStation, per l’inclusione nel servizio di videogiochi di celebri titoli della console di Sony, anche se al momento non vi è nulla di ufficiale.

A luglio, l’azienda di Reed Hastings ha assunto un ex dirigente di EA e Oculus per guidare la divisione gaming del gruppo, confermando l’interesse nell’estendere l’intrattenimento su mobile. Non è comunque la prima volta che Netflix flirta con i giochi. L’app di streaming offre episodi interattivi di ‘Black Mirror’, ‘Minecraft’ e ‘Carmen Sandiego’, dove l’utente può decidere come far proseguire la storia. Insomma, nel futuro del gaming sembra proprio che anche Netflix avrà un certo peso.

F.P.L.

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