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VACCINO FLUAD: UN CASO DI MALASANITA’ TRA BATTUTE AL VETRIOLO, IL CODACONS DENUNCIA L’AIFA

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Mentre va di scena uno scaricabarile tra Aifa, Minsitero della Salute e Regioni, a data 30 novembre 2014 il bollettino dei decessi arriva a quota 13

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Molti decessi avvenuti in concomitanza temporale della somministrazione del vaccino Fluad. Salgono a sei i lotti incriminati, mentre l’AIFA ne aveva vietati inizialmente solo due. A rischio il principio di precauzione, parte un esposto alla Procura della Repubblica di Roma contro l’Aifa per omissione di atti d’ufficio dal Codacons

di Cinzia Marchegiani

Un caso di malasanità gestito nel peggior dei modi, verrebbe da dire, ma la realtà sta mostrando un volto che non piace a nessuno, quelle delle istituzioni sanitarie, che in virtù di un principio di precauzione doveva attivarsi nel migliore dei modi affinché fosse tutelata la salute pubblica, semplicemente sospendendo la campagna vaccinale antinfluenzale in attesa dell’esito sulle indagini legate alle 13 morti sospette, bollettino aggiornato al 30 novembre 2014. Molte decessi tra l’altro sono avvenuti in concomitanza temporale del vaccino Fluad, ma ad aggravare la posizione delle istituzioni, tra cui l’AIFA e il Ministero della Salute è il dato oggettivo che vede i lotti ritirati dal commercio salire a sei, quando i primi comunicati dell’AIFA parlavano solo di due mentre si invitava nella serenità a continuare la campagna vaccinale, pratica assolutamente sicura.
Il Codacons, che da subito ha chiesto di attuare l’adozione del principio di precauzione, invitando i preposti sanitari a bloccare la pubblicità della campagna vaccinale nazionale, ora interviene con un esposto alla Procura della Repubblica di Roma contro l’AIFA per omissione di atti d’ufficio. Ad annunciarlo è la stessa associazione Codacons in relazione a quanto denunciato dalla Regione Lazio, secondo la quale l’Agenzia del farmaco non avrebbe fornito informazioni all’amministrazione, dimostrando grossi limiti di comunicazione. Il Presidente Carlo Rienzi denuncia:”“Ciò che si sta registrando in Italia sul fronte dell’allarme vaccini è un vero e proprio caos, e le Regioni si muovono in ordine sparso e manca un coordinamento nazionale in grado di offrire precise tutele ai cittadini. Il Ministero della salute deve bloccare da oggi la somministrazione del Fluad in tutta Italia e presso tutte le strutture, fino a quando non arriveranno risposte certe e come misura precauzionale a garanzia della salute collettiva. L’Aifa dovrà inoltre rispondere delle omissioni segnalate dalle regioni e, se verrà accertato un nesso tra i decessi e il vaccino, anche di concorso in omicidio colposo”.
Il Codacons denuncia anche tempi troppo lunghi sul fronte delle analisi: dai 10 ai 20 giorni per avere risposte sull’allarme vaccini è un tempo eccessivo, considerata la gravità della situazione. L’Italia chieda aiuto ai paesi dell’Unione Europea per ottenere risultati in tempi brevi, utilizzando le strutture di paesi più avanzati del nostro sull’argomento.

Ma veniamo alle ultime notizie ufficiali. L’AIFA, in data 30 novembre 2014 aggiornava il report ottenuto dalla Rete Nazionale di Farmacovigilanza, e la segnalazione di un nuovo caso di decesso avvenuto in concomitanza temporale con la somministrazione del vaccino antinfluenzale FLUAD, prodotto da Novartis Vaccines and Diagnostics:”Si tratta di una paziente di 83 anni affetta da gravi patologie e in politerapia. Complessivamente il numero di decessi presenti nella Rete Nazionale sale a 13. Le segnalazioni riguardano 8 Regioni: Sicilia (2); Molise (1); Puglia (2); Toscana (2); Emilia Romagna (2); Lombardia (2); Lazio (1) e Umbria (1).
Domani avrà inizio l’esame approfondito dell’intera problematica in sede europea presso il Comitato per la Valutazione dei Rischi e la Farmacovigilanza dell’Agenzia Europea dei Medicinali, che si concluderà entro giovedì 4 dicembre."

Dal comunicato dell’AIFA stessa si viene a conoscenza che dopo il divieto di utilizzo dei lotti 143301 e 142701 del vaccino FLUAD successivo alla segnalazione di tre decessi avvenuti tra il 7 e il 18 novembre, il 29 ottobre 2014 sono state inserite altre 8 segnalazioni (decessi avvenuti tra il 15 e il 28 novembre) di cui l’Agenzia ha chiesto una dettagliata relazione clinica che finora non è ancora pervenuta per nessuna di esse.
Nella giornata del 30 novembre 2014 invece è stato registrato nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza (RNF) un nuovo decesso avvenuto in data 24 novembre e il 29 novembre è pervenuta un'e-mail su un decesso che deve essere ancora verificata. Il totale dei casi segnalati tramite la RNF è pertanto di 12. L’AIFA in una prima analisi di questi segnali consente di trae le seguenti conclusioni esclusivamente preliminari:
• In 8 casi (67%) si tratta di persone di età ≥ 80 anni.
• 7 casi sono di genere femminile e 5 maschile.
• In 8 casi il decesso è avvenuto nelle prime 24 ore.
• In 8 casi il decesso è avvenuto per cause cardiovascolari.
• Le segnalazioni riguardano 6 Regioni: Sicilia (2); Molise (1); Puglia (2); Toscana (2); Emilia Romagna (2); Lombardia (2); Lazio (1).

Ma lo sforzo raggiunto da questa Agenzia, che dovrebbe regolare i farmaci nel mercato, va oltre e appellandosi ai dati dei calcoli della probabilità mette in cifre il suo percorso “logico” che dovrebbe spiegare il motivo della mancato ritiro, anche se momentaneo, della campagna vaccinazione:”anche se i lotti coinvolti sono passati da 2 a 6 per un totale di 1.357.399 dosi le segnalazioni sono pervenute tramite la RNF con un range temporale da immediato (stesso giorno del decesso) a 13 giorni dopo. Se tutte le dosi di questi 6 lotti fossero state somministrate, la percentuale di decessi passerebbe dallo 0,001% (1,2 ogni 100.00) allo 0,0009% (0,9 ogni 100.00) con una diluizione del 25% del segnale. Se ne fossero state somministrate anche solo la metà, il numero di decessi sarebbe comunque inferiore di centinaia di volte rispetto a quanto atteso nella stessa popolazione non vaccinata (circa 8.000 all’anno decessi per complicanze dell’influenza).”
Quindi l’AIFA conferma la concordanza temporale sospetta per eventi cardiovascolari nelle prime 24 ore dalla somministrazione in pazienti ultraottantenni affetti da polipatologie e in politrattamento. Al contempo ricorda che il Fluad è tuttavia espressamente indicato in questa popolazione. Le indicazioni terapeutiche della scheda tecnica di questo vaccino sono infatti l’immunizzazione attiva contro l’influenza negli anziani (di età pari o superiore a 65 anni), specialmente in soggetti con un maggior rischio di complicazioni associate (ad esempio soggetti affetti da malattie croniche come diabete, disturbi cardiovascolari e respiratori).
Si contestualizza il numero atteso di decessi in questa popolazione in relazione alle dosi realmente somministrate, affermando che la popolazione italiana over 65 è pari a 12.5 milioni di persone; di queste circa 500.000 purtroppo muoiono ogni anno, il che equivale a 1.369 decessi al giorno tra gli over 65:"Anche assumendo che solo il 10% di questi si siano vaccinati con Fluad (= 50.000 persone over 65, stima improbabile perché verosimilmente in questa fascia d’età sono molti di più), avremmo 136 persone decedute in questa popolazione al giorno (le cui cause dovrebbero essere per il 65% cardiovascolari; 13% respiratorie; 6% gastroenteriche; 5% sistema nervoso centrale e il restante 11% per altre cause). Se anche solo il 10% delle reazioni avverse fossero segnalate (e l’AIFA non ha motivo di credere che la nostra RNF sia così carente), ci sarebbero 13 decessi al giorno e non invece 12 in 22 giorni, che corrispondono al 4% del minimo atteso."
L’AIFA in quest'ultimo comunicato smentisce se stessa non memore che proprio  in un recentissimo comunicato ha bacchettato con un richiamo i medici e gli operatori sanitari poiché è stato recentemente riscontrato nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza (RNF) un numero cospicuo di segnalazioni con una data di insorgenza della reazione di parecchi anni precedente alla data di compilazione della scheda stessa. L’Osservatore d’Italia aveva sollevato questo come un grave caso di malasanità.

Nonostante gli appelli sollevati dal Codacons, secondp lìAIFA le dosi attualmente distribuite di Fluad nel nostro Paese sono pari a 3,5 milioni e, anche assumendo in modo conservativo che ne siano state usate solo 1 milione, i numeri, sembrano confermare che non dovrebbe trattarsi di un problema nel processo produttivo o di contaminazione del vaccino che è sottoposto, in accordo alle procedure internazionali di autorizzazione, a 38 controlli di cui 14 sul prodotto finito e 23 sui singoli componenti prima che ciascun lotto sia rilasciato in commercio. Ma il fatto pittoresco è che si richiede ancora alla ditta produttrice di fornire entro le ore alle 13:00 di questa mattina una relazione di aggiornamento su tutti i controlli di qualità ripetuti sui lotti sequestrati e una valutazione clinica dei possibili rapporti causa-effetto. Nel corso della prossima settimana invece arriveranno anche i primi risultati delle analisi dell’Istituto Superiore di Sanità, anche se, continua sempre l’AIFA….”il calcolo sulle mortalità fa supporre che non vi siano delle variazioni fuori specifica nella qualità del vaccino.

In questo pasticciaccio di malasanità contestualizzata semplicemente come “casi=decessi che rientrano nella normalità" riferendosi a calcoli delle probabilità, traspare una seria e patologica attività di scaricabarile tra le varie istituzioni, partendo dal Ministero della Salute sulle responsabilità delle Regioni italiane. E’ emblematica la risposta, a mezzo dell’ufficio stampa del dottor Bruno Di Lascio, Presidente Ordine Medici di Ferrara che lasciamo qui nella sua interezza: «La preoccupazione dei medici sta ormai superando quella dei pazienti. Il Ministero non può stare a guardare in nome della discrezionalità concessa in materia sanitaria alle Regioni. Regioni che in alcuni casi, come il Lazio, hanno bloccato i vaccini, mentre altre, come l’Emilia Romagna, al momento in cui scrivo permettono la continuità, lasciando tutto nelle nostre mani. Noi non possiamo assumerci questa responsabilità. Soprattutto considerando il fatto che da un lotto isolato, anche geograficamente, da cui è partita questa incresciosa vicenda, si è passati a più lotti. Questo modo di procedere, oltre che ambiguo, è deleterio. Un conto è evitare l’allarmismo, un conto è mettere noi professionisti nelle condizioni di prendere decisioni senza avere un adeguato supporto di informazione. Io da lunedì non somministrerò più vaccini. E così sarà di finché la situazione non sarà chiara. Ma tutto ciò comporterà conseguenze. Sia in termini di credibilità, sia, soprattutto, di salute. Perché c’è chi del vaccino ha bisogno per vivere. E pensare che rinunci a farlo, per il timore legittimo di morire, è contro ogni forma di etica. Il Ministero se ne assuma la responsabilità».

Caro Dr Luca Pani, dg dell’AIFA, si comincia a fare chiarezza anche sulle mancate e tardive segnalazioni delle reazioni avverse denunciate sul sito istituzionale e soprattutto l’onestà intellettuale imporrebbe un’azione seria per far definitivamente luce su un dato oggettivo che ormai è evidente che fotografa una gestione supefciale delle pratiche vaccinali:”Quanti anziani finora sono morti senza correlare il nesso vaccinale? Tanti, in solitudine e lontani da qualsiasi farmacovigilanza, le persone si vaccinano, comprando il prodotto in farmacia, e un conoscente o un amico gli somministra la dose, buttando nel cestino il numero del lotto, che rimarrà sconosciuto… e se la persona muore è perchè era semplicemente anziano? Una crepa immensa si è formata, quella delle mancanze di informazioni quando, partendo dalla farmacia sotto casa, dal medico di famiglia e dalle asl di appartenenza, non si danno concrete informazioni per attuare una vera farmacovigilanza, e a leggere quello emerso dalle tardive, anche di anni, nelle rete nazionale, sono ulteriore conferma che questo sistema deve essere riorganizzato e anche in fretta. C'è carenza di trasparenza,  ma soprattutto rimane quella domanda originale che il Codacons ha formulato e ancora è senza ancora risposta…”è stato tutelato il principio di precauzione?” Non è sufficiente citare le percentuali dei morti di anziani, la consapevolezza del cittadino all’atto di una vaccinazione, tra l’altro obbligatoria, deve essere un elemento cardine di una sanità pubblica seria e corretta…

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Software spia sugli iPhone: Apple corre ai ripari

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Apple ha dovuto riparare urgentemente un difetto informatico che il controverso software Pegasus è riuscito a sfruttare per infettare gli iPhone.

Lo spyware della società israeliana NSO ha hackerato con successo i dispositivi a marchio Apple senza ricorrere a collegamenti o pulsanti ingannevoli, la tecnica comunemente utilizzata. 

Il difetto è stato individuato la scorsa settimana dai ricercatori di Citizen Lab, che hanno scoperto che l’iPhone di un attivista saudita era stato infettato tramite iMessage, il sistema di messaggistica di Apple.

Secondo questa organizzazione di sicurezza informatica dell’Università di Toronto, Pegasus utilizza questa vulnerabilità “almeno da febbraio 2021”.  

“Questa intrusione, che abbiamo chiamato Forcedentry, prende di mira la libreria di rendering delle immagini di Apple e ha funzionato contro i dispositivi Apple iOS, MacOS e WatchOS”, i sistemi operativi di telefoni cellulari, computer e smartwatch a marchio Apple.

“Dopo aver identificato questo difetto (…), Apple ha rapidamente sviluppato e distribuito una patch in iOS 14.8 per proteggere i nostri utenti”, ha affermato Ivan Krstic, direttore dei sistemi di sicurezza di Apple, in risposta a una richiesta dell’AFP.

Il gruppo californiano ha elogiato Citizen Lab per il suo lavoro e ha sottolineato che questo tipo di attacchi “ultrasofisticati” “costano milioni di dollari, non durano a lungo e sono usati per prendere di mira persone specifiche”. Pertanto, “non sono una minaccia per la stragrande maggioranza dei nostri utenti”, ha affermato Ivan Krstic. “Ma continuiamo a lavorare instancabilmente per difendere tutti i nostri clienti”.

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Aliens Fireteam Elite, gli “Xeno” escono ancora dalle pareti

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Aliens Fireteam Elite, disponibile su Pc e sulle console della famiglia Xbox e PlayStation, è un frenetico sparatutto che catapulta i giocatori nei luoghi più noti della saga cinematografica. La storia alla base di Aliens Fireteam Elite è quanto di più semplice e lineare si possa concepire, un mero pretesto per lanciare il giocatore e la sua squadra di fuoco nelle furiose battaglie contro lo Sciame, ma in fondo non c’è niente di meglio che una storia che funga da pretesto per un bel massacro di Xenomorfi in vecchio stile. Il titolo è ambientato nel 2202, appena vent’anni dopo gli eventi narrati in Aliens: Scontro Finale, a bordo della nave d’assalto spaziale Endeavor, la punta di diamante dell’esercito Coloniale. I soldati sono stati svegliati dal crio-sonno per rispondere alla chiamata di aiuto di un certo dottor Tim Hoenikker, apparentemente bloccato in una stazione di raffineria orbitale e in balia di un cospicuo numero di Xenomorfi. Il dottore sembra essere in possesso di informazioni vitali per il comando dei Marine, tra cui le prove di un ipotetico coinvolgimento della Weyland-Yutani in alcuni fumosi esperimenti che avrebbero dato vita a una nuova specie di alieni, ancora più feroci e implacabili di quelli visti in passato. Quale migliore occasione per un po’ di caccia agli insetti? Inizia qui l’epopea del team di Marine Coloniali protagonisti di Aliens Fireteam Elite, una missione disperata, viaggio pericoloso e pieno di insidie alle prese con l’orda più inesorabile mai pensata dal cinema hollywoodiano. Ma veniamo al dunque: una volta avviato il gioco e dopo aver creato il proprio alter-ego attraverso l’editor e aver scelto la sua classe di appartenenza tra le quattro disponibili (cinque se si conta quella sbloccabile una volta conclusa la campagna), è tutto pronto per iniziare l’avventura che si suddivide in 4 capitoli suddivisi a loro volta in tre sottomissioni. La nave UAS Endeavor, già citata qualche riga più in alto, funge da hub social per radunarsi con i propri compagni, organizzare l’inventario e preparare le missioni prima di scendere sul campo di battaglia. In questo ambiente ci sono anche molti NPC pronti ad approfondire la lore con un sistema di dialoghi a scelta multipla ma nulla di realmente interessante ai fini della narrazione (se non qualche piccolo, nostalgico riferimento a quanto visto nelle pellicole cinematografiche). Una volta radunato il team e selezionata la missione, si potrà scegliere come impostare la difficoltà e alcuni modificatori di difficoltà (che sono sotto forma di card) i quali influiranno sull’andamento delle partite andando, ad esempio, a dimezzare i danni in uscita oppure a restringere la capienza dei caricatori. In cambio, dopo aver concluso la quest, si potrà ricevere un cospicuo quantitativo di punti esperienza, utili a ottenere nuove armi, accessori e abilità per la nostra classe preferita.

La struttura ludica di Aliens: Fireteam Elite non inventa nulla di nuovo ma sfrutta alcune delle formule più usate negli ultimi anni negli shooter coop. Già dalle prime battute è evidente come Cold Iron si sia ispirata pesantemente alle meccaniche di Gears of War e Left 4 Dead per realizzare questo progetto: c’è l’immancabile sistema di coperture che sulla carta che garantisce un certo grado di protezione contro alcuni avversari capaci di attaccare a distanza, ma c’è la possibilità anche di curare se stessi e i compagni attraverso alcuni utili medikit. Presente anche la possibilità di schierare armamenti difensivi come torrette, mine, droni, ma anche letali munizioni elettriche e al napalm. In Aliens: Fireteam Elite tutto può salire di livello: le classi, le armi e le varie abilità. E’ possibile personalizzare le bocche da fuoco sia a livello visivo sia per quanto riguarda gli accessori, tra mirini, caricatori estesi ed altre componenti. Inoltre un sistema di perk consente di modificare il funzionamento delle abilità e l’efficacia del soldato sul campo. Risulta interessante come i potenziamenti vadano gestiti alla stregua di oggetti in un inventario dalle caselle limitate. Ci sono comunque a disposizione opzioni per tutti i gusti, con una buona scalabilità e configurabilità di audio e video. C’è pure un buon supporto dal punto di vista dell’accessibilità che tiene da conto daltonismo ed altre problematiche con alcune opzioni dedicate. La giocabilità poi può essere modificata per creare un’esperienza più o meno arcade con la possibilità di visualizzare o meno indicatori di vita o di uccisione e con l’opportunità di attivare delle sagome che individuano in maniera più efficace i nemici presenti sullo schermo. Aliens Fireteam Elite può essere affrontato da soli o in compagnia. Ovviamente con due amici al proprio fianco l’esperienza risulta molto più appagante e divertente: è vero che gli altri componenti della squadra in caso si giocasse in solitaria sono rimpiazzati da bot sintetici, ma bisogna sottolineare come l’intelligenza artificiale non sia esattamente allo stato dell’arte, soprattutto se si sceglie una difficoltà alta. Usando un medico ad esempio si può notare come gli alleati artificiali tendano a non entrare nell’area curativa, inoltre c’è una tendenza dei nostri androidi ad avanzare velocemente verso situazioni che li espongono a rischi mortali. Ovviamente poi l’utilizzo di una squadra umana permette il coordinamento strategico delle abilità che caratterizzano le varie classi. Già la presenza in duo di un demolitore e di un medico permette di gestire la situazione piuttosto egregiamente. Nel caso si decida di giocare in singolo però è bene sapere che in alcuni punti, anche al livello di difficoltà più facile, ci sono ad attendere un grado di sfida a nostro parere molto elevato che, anche a causa della mancanza di checkpoint, potrebbe costringere, specialmente i giocatori meno esperti, a ripetere la missione più volte. Come già detto in precedenza la campagna si divide in quattro atti, ciascuno dei quali è composto da tre capitoli, di cui inizialmente solo il primo è selezionabile. Le creature nemiche provengono prevalentemente dall’universo canonico di Alien, ma in parte anche da quello del prequel, per un bestiario che arriva alle venti unità. La struttura dei livelli si ripropone identica a sé stessa dal primo all’ultimo minuto della campagna: atri, piazzali o saloni più o meno ampi sono le arene in cui si consumano le carneficine di xenomorfi. Sono collegati da corridoi pressoché vuoti che si vorrà percorrere il prima possibile, anche sorvolando sul fatto che, nascosti qua e là, ci sono dei collezionabili. Questo perché ci si accorge subito che l’esplorazione è sterile: i vicoli apparentemente interessanti conducono a sentieri bloccati da rocce, mentre le porte che si affacciano sui corridoi sono tutte chiuse. C’è una sola direzione obbligata, peraltro indicata da un cursore, e non sono contemplate variazioni sul tema. Le ambientazioni sono ispirate dalla saga cinematografica, in particolare da Scontro Finale, ma non manca fortunatamente qualche colpo di scena e alcune location che faranno la gioia degli appassionati della saga. L’azione segue ostinatamente uno schema collaudato: si arriva in una stanza infestata di alieni, inizialmente di piccole dimensioni; man mano che si neutralizzano lo sciame continua a riversarsi sui giocatori con nemici sempre più resistenti e perniciosi. I momenti clou sono quelli degli assedi che si attivano dopo aver premuto un interruttore, dando un minimo di tempo per approntare le difese prima di attacchi apparentemente interminabili che culminano con la discesa in campo degli xenomorfi più ostici. In questa struttura piuttosto monotona, l’elemento di originalità è rappresentato proprio dagli alieni. Come ci insegnano le pellicole, possono arrivare anche dal soffitto, dal pavimento o dalle “fottute pareti”, sfruttando grate e condotti di aerazione: questo rende le coperture poco effettive e costringe non solo a muoversi di continuo, ma ad avere un occhio costante sull’iconico radar di prossimità. Si avverte l’assenza di variazioni sul tema che avrebbero garantito una maggior varietà, ma nel complesso l’esperienza è divertente e appagante. Insomma, a chi non piace massacrare centinaia di Xenomorfi arrabbiati? Per quanto riguarda la varietà di classi, gli sviluppatori propongono in totale cinque specializzazioni militari di cui quattro disponibili sin dal primo minuto, mentre la quinta (il ricognitore) si potrà utilizzare solo dopo aver portato a termine la campagna la prima volta. Le specializzazioni sono: il mitragliere, classico factotum buono per ogni occasione; il demolitore che può maneggiare armi pesanti come l’iconica Smartgun, il lanciafiamme o il lanciagranate; il tecnico e la sua micidiale torretta portatile; il dottore, l’unico a cui affidarsi per ripristinare la salute; il ricognitore con i suoi gadget di supporto.

Ad aumentare il tasso di rigiocabilità di Aliens Fireteam Elite c’è la modalità orda, che si sblocca solo dopo aver finito la campagna. Ci sono poi le sfide giornaliere e le carte “malus”, che alzano ulteriormente il tasso di sfida a fronte di un moltiplicatore d’esperienza. Il rischio noia, per via della struttura stessa del gioco e per il ridotto numero di mappe, è però scongiurato dalla natura cooperativa del titolo che è limitata ad internet (niente coop in locale purtroppo). Per completare la campagna a livello normale è necessaria una decina d’ore, alcune delle quali spese per fare esperienza. Dal punto di vista grafico e tecnico il titolo (da noi testato su Xbox Series X) sfrutta l’Unreal Engine, ma senza eccellere particolarmente. I personaggi non sono caratterizzati da un dettaglio eccezionale ma almeno, npc a parte, sono dotati di un livello decente di espressività. L’effetto che si ricava spesso è quello di un personaggio di plastica in stile action figure anni ‘80, soprattutto per quanto riguarda i capelli, decisamente finti. Anche le location sembrano spesso ampie, ma purtroppo vuote e a tratti ripetitive. Effetti, modelli e ombre sembrano dunque nella media, con qualche eccezione relativa ad esplosioni e fumo in certi casi piuttosto suggestivi. L’audio invece non sembra rendere pienamente giustizia al tutto. La colonna sonora per quanto piacevole non riesce a trasmettere il giusto grado di inquietudine. Anche la resa degli effetti sonori non ci ha convinto fino in fondo con il sound dell’artiglieria che non rende giustizia alla potenza dei fucili risultando i colpi stranamente ovattati. Abbiamo preferito di gran lunga la resa delle armi del vecchio Aliens: Colonial Marines decisamente più violenta e grezza in quanto ad impatto sonoro. Nota di merito agli effetti del fucile a impulsi M41 e alla “smartgun” che sono identici a quelli proposti in Aliens Scontro Finale. Peccato invece per il suono prodotto dal radar che non scannerizza di continuo ma emette brevi suoni solo quando c’è qualche pericolo in avvicinamento. Tirando le somme, se quello che si cerca è un titolo cooperativo che possa dare la possibilità di massacrare alieni con una vasta varietà di armi e che renda omaggio all’universo di Alien, allora questo è un gioco che non dovete lasciarvi sfuggire. Ovviamente, vista la natura del titolo, Aliens Fireteam Elite è un semplice shooter puro e semplice, non aspettatevi trame roboanti o colpi di scena incredibili. Tutto quello che vi si chiederà è imbracciare le armi e andare avanti a suon di scariche di mitra, vampate di lanciafiamme ed esplosioni. A noi tutto questo non è affatto dispiaciuto, quindi il nostro consiglio è quello di provarlo e giocarlo senza avere aspettative enormi. Il titolo nel complesso diverte e fa il suo dovere.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Netflix e videogames, il debutto in Polonia

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Dopo una serie di rumors in rete e assunzioni focalizzate al gaming, Netflix ha ufficializzato il suo debutto nel settore dei videogiochi. La nota piattaforma ha infatti lanciato, per ora solo in Polonia, un’integrazione al servizio di streaming on demand all’interno dell’app Android.

I primi titoli disponibili sono due giochi di Stranger Things. “A partire da oggi, i clienti in Polonia possono provare il servizio su Android con ‘Stranger Things 1984’ e ‘Stranger Things 3’, già inclusi nell’abbonamento periodico – ha confermato la società, ricordano poi – siamo ancora agli inizi ma lavoreremo duramente per offrire la migliore esperienza possibile nei prossimi mesi con il nostro approccio al gioco senza pubblicità e senza acquisti in-app”.

I titoli disponibili verranno visualizzati, di volta in volta, nel feed della home page personale. Toccando l’icona, si passa al download, che indirizza direttamente al Play Store di Google. Ad ogni modo, non si tratta di videogame esclusivi, visto che gli stessi sono già presenti sul negozio digitale di Android. Nelle scorse settimane si è parlato di un presunto accordo tra Netflix e PlayStation, per l’inclusione nel servizio di videogiochi di celebri titoli della console di Sony, anche se al momento non vi è nulla di ufficiale.

A luglio, l’azienda di Reed Hastings ha assunto un ex dirigente di EA e Oculus per guidare la divisione gaming del gruppo, confermando l’interesse nell’estendere l’intrattenimento su mobile. Non è comunque la prima volta che Netflix flirta con i giochi. L’app di streaming offre episodi interattivi di ‘Black Mirror’, ‘Minecraft’ e ‘Carmen Sandiego’, dove l’utente può decidere come far proseguire la storia. Insomma, nel futuro del gaming sembra proprio che anche Netflix avrà un certo peso.

F.P.L.

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