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VATICANO, ABUSI SUI MINORI: PAPA FRANCESCO COLPISCE ANCORA, FUORI UN VESCOVO DEL PARAGUAY

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La decisione di Papa Francesco di rimuovere il vescovo di Ciudad del Este (Paraguay), monsignor Rogelio Ricardo Livieres Plano (Opus Dei) arriva senza che abbia presentato le dimissioni

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Redazione

Continua la pulizia di Papa Francesco, secondo il Paraguay. La decisione di Papa Francesco di rimuovere il vescovo di Ciudad del Este (Paraguay), monsignor Rogelio Ricardo Livieres Plano (Opus Dei) senza che abbia presentato le dimissioni, e' arrivata dopo il resoconto sulla situazione da parte del cardinale Santos Abril y Castello', inviato da Francesco a Ciudad del Este, dal 21 al 26 luglio scorso. Lo stesso portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, rispondendo ai giornalisti, a fine luglio confermo' che nel corso della visita pastorale il cardinale Castello' aveva "ammonito" Livieres Plano nel procedere a ulteriori ordinazioni sacerdotali. "Non altre disposizioni sono state annunciate – precisava Lombardi – e il cardinale Castello' riferira' i risultati direttamente al Papa". Il cardinale Castello' si era anche informato sulla situazione del vicario generale del vescovo Livieres Plano, padre Carlos Urrutigoity, rimosso dal suo incarico e accusato di abusi sessuali sui minori in una scuola nello Stato americano della Pennsylvania. La diocesi paraguaiana aveva sottolineato che le accuse contro padre Urrutigoity non erano mai state provate. La nota di oggi della Santa Sede non e' ovviamente esplicita ma la diocesi di Ciudad del Este in un lungo comunicato pubblicato ad agosto elencava e contestava i vari passaggi intricati della vicenda. A cominciare dalla candidatura di Fernando Lugo, vescovo dimesso dallo stato clericale prima di essere eletto presidente del paese latinoamericano dal 2008 al 2012. La diocesi paraguaiana richiamava il caso di padre Carlos Urrutigoity, sacerdote argentino che esercitava nella diocesi di Scranton negli Stati Uniti (1998-2002). Urrutigoity fu coinvolto in casi di abusi su minori. Ma "nonostante la coerente espressione di gravi riserve sulla sua opportunita' per il ministero sacerdotale", si legge nella dura nota della diocesi paraguaiana, "viene incardinato nella diocesi di Ciudad del Este" (2008). Il vescovo di Scranton, monsignor Joseph C.

Barbera, invitava "chiunque possa avere sospetti, testimonianze o aver subito abusi" da parte del sacerdote a denunciarlo. Il prete argentino, nel frattempo, faceva carriera in Paraguay, divenendo vicario generale della diocesi di Ciudad del Este e lo stesso monsignor Livieres Plano lo difendeva accusando l'arcivescovo di Asuncion, Pastor Cuquejo che aveva chiesto pubblicamente chiarimenti con l'apertura di un'inchiesta su Urrutigoity. Monsignor Livieres in un'intervista rispose: "Secondo me monsignor Cuquejo e' omosessuale". Inoltre la diocesi di Ciudad del Este definiva "calunnie" le accuse contro Urritigoity e affermava che lo stesso padre argentino fu 'raccomandato' dal cardinale Ratzinger (pochi giorni prima di diventare Papa). Infine sosteneva che la Congregazione della Dottrina della Fede nego' di aprire un procedimento penale contro Urrutigoity perche' i presunti abusi non erano di pedofilia in quanto il denunciante era maggiorenne. La diocesi di Scranton invece riferiva di un patteggiamento (400mila dollari). Per quanto riguarda il caso Lugo, questi fu accusato di avere avuto un figlio. Nell'aprile del 2009 i vescovi del Paraguay diffusero una nota fornendo precisazioni al riguardo: "la Conferenza episcopale non ha mai ricevuto una denuncia formale, scritta, riguardante monsignor Fernando Lugo sulle questioni di una sua presunta paternita'. Se una tale denuncia fosse stata presentata presso la nunziatura apostolica, sarebbe stata di esclusiva competenza di tale nunziatura". Ad accusare Lugo, monsignor Livieres Plano che aveva criticato piu' volte la Chiesa paraguaiana. Lugo nel 2005 accetto' la rinuncia al governo pastorale della diocesi di San Pedro e, in vista dell'accettazione della candidatura presidenziale, il 18 dicembre del 2006, chiese alla Santa Sede la perdita dello stato clericale, avvenuta dopo la sospensione a divinis nel gennaio 2008, nel luglio 2008. "Monsignor Livieres ha fatto sentire pubblicamente la sua voce per dissentire con la candidatura di Lugo, divenendo in questo modo l'unico difensore della posizione del Vaticano", rivendicava la nota di agosto della diocesi di Ciudad del Este. Vicende torbide e non chiare su cui Papa Francesco oggi sembra aver messo la parola fine.

Primo piano

Covid, la bozza sulle riaperture: dal 26 cosa cambia. E sul coprifuoco forse alle 23

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Tornano le zone gialle e arriva la “certificazione verde” per gli spostamenti tra le Regioni. E’ quanto si legge in una bozza, ancora suscettibile di modifiche, del decreto legge Covid atteso in Cdm oggi. Sul coprifuoco si sta discutendo se estenderlo alle 23.


Le misure, scaglionate a partire dal 26 aprile come anticipato la scorsa settimana dal governo, dovrebbero avere validità fino al 31 luglio. Fino a questa data infatti dovrebbe essere disposta la proroga dello stato d’emergenza Covid.

Arriva la “certificazione verde” per gli spostamenti tra Regioni di colore diverso. Lo prevede la bozza di decreto legge Covid. Il certificato potrà essere cartaceo o digitale e varrà sei mesi per i vaccinati e per chi sia guarito dal Covid: per chi abbia concluso un intero ciclo di vaccinazione sarà rilasciato dalla struttura sanitaria che effettua la somministrazione; per chi sia guarito viene rilasciato dall’ospedale, medico di base o pediatra. Varranno invece 48 ore i certificati per chi abbia effettuato test molecolare o antigenico, rilasciati da strutture sanitarie o farmacie.

Dal 26 aprile riaprono in zona gialla i ristoranti a pranzo e cena “con consumo al tavolo esclusivamente all’aperto” mentre dal primo giugno potranno aprire ma solo a pranzo anche i locali che hanno spazi al chiuso. Lo prevede la bozza del decreto che dovrebbe approdare domani in Cdm nella quale si conferma il coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino. La bozza prevede inoltre in la zona gialla dal 15 maggio l’apertura delle piscine all’aperto, dei mercati e dei centri commerciali anche nei giorni festivi, dal primo giugno delle palestre, dal 1 luglio delle fiere, dei convegni e dei congressi, dei centri termali e dei parchi tematici.
Sempre dal 26 aprile in zona gialla gli spettacoli aperti al pubblico in teatri, sale da concerto, cinema, live-club e in altri locali o spazi anche all’aperto” sono svolti solo con “posti a sedere preassegnati” con distanza di almeno un metro: la capienza non può essere superiore al 50% di quella massima, ma al massimo con 1.000 spettatori all’aperto e 500 al chiuso. Lo prevede la bozza di dl Covid. Alcuni eventi si potranno riservare solo a chi abbia certificato verde. Dal primo giugno si potrà andare a eventi sportivi con capienza degli stadi o palazzetti non superiore al 25% e non più di 1000 spettatori all’aperto e 500 al chiuso.

Le scuole superiori potranno adottare “forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica” affinché sia garantita, in zona rossa, la presenza “ad almeno il 50% e fino a un massimo del 75%, della popolazione studentesca” mentre in zona gialla e arancione la didattica in presenza deve essere garantita “ad almeno il 60% e fino al 100% della popolazione studentesca”. E quanto prevede la bozza del Decreto che dovrebbe approdare in Cdm domani. Le disposizioni, prosegue il testo, “non possono essere derogate da provvedimenti dei presidenti delle Regioni” fatto salvo casi di “eccezionale e straordinaria gravità” dovuti al Covid.

Considerati gli scenari epidemiologici e il sovraccarico dei servizi territoriali e ospedalieri, il Comitato tecnico scientifico ha dato parere favorevole alla proroga dello stato di emergenza fino al 31 luglio. Proroga necessaria, afferma il portavoce del Cts Silvio Brusaferro “per affrontare al meglio le misure di contenimento e supportare la campagna vaccinale che vede attualmente come target prioritario le fasce fragili della popolazione”.

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Salute

Johnson & Johnson, via libera dell’Ema al vaccino: “Benefici superano i rischi”

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L’Agenzia europea del farmaco (Ema) riconosce “possibili” legami di causa-effetto tra il vaccino di Johnson & Johnson e gli eventi “molto rari” di trombosi cerebrale che si sono verificati negli Usa. Si legge in una nota dell’Agenzia Ue nella quale si precisa però che i benefici superano i rischi.

L’Ema evidenzia che nella somministrazione di Janssen, il vaccino di Johnson & Johnson, “i benefici superano i rischi”. Si legge in una nota dell’Agenzia Ue, al termine della revisione sul siero, dopo rarissimi casi di trombosi cerebrale negli Stati Uniti.

Tutti gli eventi rari di trombosi cerebrale “si sono verificati in persone di età inferiore a 60 anni entro tre settimane dalla vaccinazione” con il siero di Johnson & Johnson, “la maggioranza nelle donne. Sulla base delle prove attualmente disponibili, i fattori di rischio specifici non sono stati confermati”, scrive l’Agenzia europea del farmaco.

“Il comitato per la sicurezza dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha concluso che alle informazioni” del bugiardino “sul prodotto per il vaccino Janssen”, della Johnson &Johnson, “dovrebbe essere aggiunto un avvertimento su coaguli di sangue insoliti con piastrine basse. Inoltre gli eventi dovrebbero essere elencati come effetti collaterali molto rari del vaccino”.

“I casi di eventi rari esaminati dopo il vaccino della J&J sono molto simili ai casi verificatisi con il vaccino Covid-19 sviluppato da AstraZeneca”.  “La valutazione scientifica dell’Ema è alla base dell’uso sicuro ed efficace dei vaccini Covid-19. Le raccomandazioni dell’Ema sono la base su cui i singoli Stati membri dell’Ue attueranno le loro campagne di vaccinazione nazionali. Questi possono differire da Paese a Paese a seconda delle esigenze e circostanze nazionali”, si legge nella nota dell’Ema.

“Le indagini dell’Ema sul vaccino di Johnson &Johnson proseguono e sarà imposto alla casa farmaceutica di fare ulteriori approfondimenti. L’agenzia europea ha inoltre commissionato studi sui casi di trombosi attraverso due consorzi di ricerca”. Così la direttrice esecutiva dell’Ema, Emer Cooke.

Si riunisce oggi la Commissione tecnico-scientifica (Cts) dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per la valutazione del vaccino anti-Covid Johnson & Johnson, dopo che l’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha riconosciuto “possibili” legami di causa-effetto tra il vaccino e gli eventi “molto rari” di trombosi cerebrale che si sono verificati negli Usa. Il vaccino era stato sospeso dalla stessa azienda per la campagna vaccinale in Europa dopo la segnalazione di eventi avversi in Usa.

“Accolgo l’annuncio dell’Ema sulla sicurezza del vaccino di Johnson&Johnson. Questa è una buona notizia per le campagne vaccinali in tutta l’Ue”. Così la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, su Twitter.

Il sì dell’Ema a Johnson&Johnson è una notizia positiva perché “accelera” ulteriormente la campagna di vaccinazione anti-Covid in Ue. “Il nostro target è che dovremmo essere in grado di vaccinare più del 70% degli adulti entro metà luglio”. Lo ha detto il commissario Ue al mercato interno Thierry Breton a SkyTg24, sottolineando che “abbiamo recuperato il ritardo” dell’inizio della campagna.

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Editoriali

Le osterie ed i talk show televisivi

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Mentre una volta la vita sociale si svolgeva nella piazzetta del paese, nell’androne o nell’atrio, radunati sulle panchine del giardino oppure, specialmente per gli anziani, nelle osterie, oggi con i vari web network, le relazioni sociali spesso iniziano e si sviluppano sui social, con un clic, con un like oppure con un emoticon.

Per l’argomento che qui si vuole trattare, interessa principalmente la vita sociale che caratterizzava le serate nelle osterie. Oggi quella vita è quasi sparita ed è stata rimpiazzata dai talk show televisivi.

Molti di noi conoscono le osterie come luoghi di una certa atmosfera spensierata, serena e, oserei dire, sognante. Si entra sobri e si esce un tantino barcollando, recitando frasi poetiche e raccontando episodi nostalgici, decantando quel vino soave  e quella cucina di una volta.

Ancora tutt’oggi gli anziani di villaggi, borghi e periferie si incontrano all’osteria per una partita a carte davanti a un buon bicchiere. La sala si riempie di fumo mentre le discussioni si accendono, la temperatura sale ed i fiaschi si svuotano. Gli eventi del giorno vengono rivisti, commentati ed ognuno dei commensali non manca di fare sentire la sua opinione. L’oste sorveglia le discussioni soddisfatto e felice di accontentare i clienti in tutto purché paghino.

L’osteria però non è stata sempre questo posto tranquillo. Racconta Manzoni nei sui “Promessi sposi” che spesso la clientela non era della più raccomandabile, spesso ci si trovavano ladri e borsaioli, tanto vero che Manzoni fu convinto che per Renzo rappresentava luogo di perdizione. Sempre nel mondo dei Promessi sposi spesso  viene dipinta come un luogo immorale e contrapposto alla quiete del focolare domestico.

Qualcuno però, potrebbe domandare cosa c’azzecca tutto questo con i talk show televisivi. A parere di chi scrive il nesso ci sta e la spiegazione pure.

Gli avvenimenti del giorno, allora, si discutevano, anche animosamente, tra gli anziani o i gli sfaccendati, accomodati intorno ai tavoli delle osterie davanti a un buon bicchiere. Le discussioni duravano ore ed ore e la tensione saliva man mano che si svuotavano i fiaschi e l’oste ne riforniva altri pieni. Ogni commensale diceva la sua e raramente che si raggiungeva l’unanimità. L’oste giocava la sua parte in quella commedia. Interveniva ogni volta che la discussione si scemava. Faceva il gioco di parte. Più le anime si riscaldavano, più fiaschi si consumavano e più l’osteria prosperava.

Oggi il gran bla bla dei talk show televisivi ha preso il posto di quelli accesi scambi di parole, alterchi, battibecchi, polemiche e diverbi delle osterie.

Forse è cambiato il palinsesto. E’ cambiato l’arredamento. E’ migliorata l’illuminazione. Forse l’oste si presenta “più sexy” e si fa chiamare presentatore, ma gli argomenti del giorno sono sempre uguali a quelli di ieri. Si smerciano opinioni per verità e si forniscono percentuali a iosa.

Ogni talk show è un continuo déjà vu di altri simili di altre reti con l’ordine dei fattori cambiati ma il prodotto sempre scadente rimane. E’ un continuo susseguirsi di “uomini di scienza”, ognuno con la propria teoria che raramente coincide con quella del “collega”. Onorevoli e giornalisti di grido raramente disertano questi salotti e a chi piace invece la sceneggiata napoletana il divertimento è assicurato.

Per onestà intellettuale qui bisogna chiarire che non si sta parlando delle trasmissioni che per scelta fanno un vero “giornalismo investigativo”. Questi sono quelli che veramente rendono un utile servizio al cittadino.

Si sta parlando invece dei talk show generici di livello scadente ed alcuni di loro facenti parte della tv spazzatura. Generalmente i talk show di cui si riferisce sono popolati da pseudo esperti, ospiti che parlano tanto contemporaneamente, dicendo nulla, mentre la moderatrice spesso e volentieri interviene sovrapponendo la sua voce su quella di tutti per imporre una sua scaletta predefinita. A fine serata, spenta la tv e posato il telecomando, lo spettatore che dalla trasmissione aspettava chissà cosa, rimane deluso, dicendo fra sé e sé, in osteria per lo meno si assaggiava un buon bicchiere, qui invece con tutte le banalità ed il déjà vu ti fanno proprio rintontire del tutto, di più.

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