Connect with us

Economia e Finanza

VENDEMMIA 2014: LE PRIME PREVISIONI REGIONE PER REGIONE

Clicca e condividi l'articolo

Decrementi di produzione al nord -10/15%. Sud -30%. Aumenta la produzione al centro +5/10%

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print


Sono i primi dati ufficiali elaborati dall’Associazione Enologi Enotecnici Italiani. Essi sono validi sino a fine ottobre, quando l’Assoenologi presenterà quelli definitivi.

 

Redazione

 

LA VENDEMMIA 2014 IN SINTESI[Fonte Assoenologi]

Quantità inferiore al 2013. Le prime stime (5 settembre 2014) dell’Associazione Enologi Enotecnici Italiani, Organizzazione nazionale di categoria dei tecnici del settore vitivinicolo – Assoenologi dicono che quest'anno si produrranno tra i 41 e i 42 milioni di ettolitri di vino e mosto a fronte della media quinquennale (2009/2013) di 44,9 milioni di ettolitri e di quella decennale (2004/2013) di 46,7 milioni di ettolitri.

L'elaborazione di Assoenologi fa infatti ipotizzare che la produzione di uva possa oscillare fra i 56 ed i 58 milioni di quintali che, applicando il coefficiente medio di trasformazione del 73%, dovrebbero dare tra i 41 e i 42 milioni di ettolitri di vino, un quantitativo inferiore del 13,5% a quello dello scorso anno (48,2 milioni di ettolitri di vino – dato Istat) e che si pone al sesto posto tra le produzioni più scarse dal dopoguerra ad oggi.

Dal rapporto redatto dal Centro Studi di Assoenologi, l'Italia risulta divisa in tre parti. Il Nord manifesta decrementi di produzione abbastanza omogenei da -10 a -15% rispetto al 2013. Le regioni centrali (Toscana, Marche, Lazio e Umbria) registrano invece incrementi di produzione, sempre rispetto al 2013, che vanno da +5 a +10%.  Detto incremento è dovuto principalmente ad un leggero recupero dei decrementi registrati negli anni precedenti. Le regioni meridionali, Isole comprese, si attestano su decrementi che arrivano fino a -30% in Sicilia.
Il Veneto la regione più produttiva. Secondo Assoenologi il Veneto, a tutt'oggi, con una previsione di 7,8 milioni di ettolitri, si conferma la regione italiana più produttiva. Veneto, Emilia Romagna, Puglia e Sicilia insieme nel 2014 dovrebbero produrre oltre 24 milioni di ettolitri, ossia quasi il 60% di tutto il vino italiano.

Qualità alquanto eterogenea. Sinceramente poteva andare meglio. Dai rilievi fatti dall’Associazione Enologi Enotecnici Italiani che, non va dimenticato, nel nostro Paese raggruppa quasi il 90% dei tecnici vitivinicoli atti-vamente impegnati nel settore, la qualità 2014 è alquanto eterogenea, a macchia di leopardo, nel senso che in una stessa regione il buono si scontra con l'ottimo e con il mediocre. Complessivamente il millesimo 2014 è stimato da Assoenologi qualitativamente buono, con punte di ottimo e pochissime di eccellente, ma anche con qualche criticità. Una situazione che potrà comunque essere confermata solo a fine ottobre, visto che ad oggi (5 settembre) è stato raccolto meno del 10% del prodotto. Sarà l'andamento climatico e meteorico del mese di settembre, e di parte di quello di ottobre per alcune varietà tardive, a decidere il livello qualitativo della produzione. Infatti se le prossime settimane decorreranno nel modo più opportuno, ossia con giornate ricche di sole e scarse di pioggia, le possibilità per ottenere vini bianchi profumati, ricchi non solo di acidità ma anche di finezza e freschezza, e vini rossi equilibrati, non sono ancora tutte perse. Il fondamentale ruolo dell'enologo. La meritocrazia sarà determinante per i risultati qualitativi di quest'anno. La vitienologia è una scienza e come tale non può essere delegata a chi non è della professione. Il 2014 è la classica annata che mette in luce come la tradizione da sola non risolve i problemi. Il vino, come qualsiasi altro prodotto biologico alimentare, senza cultura scientifica e tecnologia solo casualmente può essere di qualità, e quando si parla di tecnologia si parla di tecnici, nel nostro caso di enologi e di enotecnici.

Le previsioni di mercato. Le contrattazioni sono ancora minime. Tutti stanno alla finestra e vogliono capire come effettivamente si evolverà la produzione vitivinicola 2014.

Lo scorso 5 settembre è stato raccolto meno del 10% dell'uva da vino. Le prime tre regioni a tagliare i grappoli sono state, tra la seconda e la terza settimana di agosto, la Lombardia, la Puglia, la Sicilia e la Sardegna, per contro la stragrande maggioranza delle altre regioni ha iniziato con le varietà precoci (Chardonnay, Pinot e Sauvignon) solo da qualche giorno. Il pieno della raccolta in tutt'Italia, secondo Assoenologi, avverrà negli ultimi giorni di settembre per concludersi tra la fine di ottobre e i primi di novembre con gli ultimi grappoli di Nebbiolo in Valtellina, di Cabernet in Alto Adige, di Aglianico del Taurasi in Campania e dei vitigni autoctoni sulle pendici dell'Etna. Dopo annate in cui il caldo torrido aveva accelerato la maturazione delle uve, costringendo ad una raccolta sempre più anticipata, sembra che il periodo di vendemmia stia ritornando alla tempistica degli anni Settanta, riportando il pieno della vendemmia tra settembre ed ottobre.

2014: ciclo vegetativo bizzarro. L’andamento dell’annata 2014 è stato una corsa ad ostacoli, ricco di speranze, di capovolgimenti e di delusioni. Il rapporto del Centro Studi dell’Associazione Enologi Enotecnici Italiani è chiaro e circostanziato. L'inverno è stato mite e piovoso in tutt'Italia, tanto che le temperature non sono quasi mai scese sotto lo 0°C. La primavera è stata caratterizzata da alte temperature iniziali, che hanno determinato un germogliamento anticipato anche con punte di 20 giorni rispetto alla norma. L'invaiatura (cambio di colore del grappolo) e la maturazione dell'uva sono state invece ritardate a causa delle insistenti piogge e della bassa insolazione occorse nel mese di luglio in tutta la penisola. Il mese di agosto ha dato invece parzialmente soddisfazione al Centro-Sud, penalizzando il Nord. A tale proposito nel mese di luglio, secondo il CNR, si è avuto un incremento del 73% delle precipitazioni medie verificatesi nel periodo 1971/2000. Fatto questo che ha posizionato il 2014 al 27° posto come anno più piovoso dal 1800. Basti pensare che sui 31 giorni del mese ce ne sono stati, mediamente, 22 di pioggia al Nord, 13 al Centro e 9 al Sud.
Altro aspetto significativo di questa pazza annata riguarda i venti, quasi mai di tramontana, sempre di scirocco, ossia umidi e portatori di pioggia, nonché l'alto numero di perturbazioni. Dall'inizio dell'estate meteorologica, ossia dal 1° giugno e fino ad oggi, ne sono transitate in Italia ben 25. L'anno scorso se ne registrarono "solo" 9 e l'estate 2013 venne definita piuttosto piovosa. I fenomeni hanno colpito in modo particolare il Centro-Nord con temporali a non finire che hanno scatenato centinaia di migliaia di fulmini. In buona parte dell'Italia peninsulare e in Sardegna nel mese di luglio è piovuto dal doppio al quadruplo in più rispetto alla norma e, in alcune zone del versante tirrenico, addirittura più del quadruplo.
Le anomalie di questa estate 2014 sono state provocate anche dalla mancata presenza dell'anticiclone Nord Africano che, negli ultimi anni, aveva fatto numerose incursioni nel nostro Paese, causando anche intense ondate di caldo da Nord a Sud. Quest'anno l'anticiclone si è esteso solo al Sud e sulle Isole, lasciano il Nord e parte del Centro esposti ad un umido e instabile "corridoio atlantico".
Il clima non ha concesso tregua al settore viticolo. Le principali ampe-lopatie tipiche della vite (peronospora, oidio e botrytis) hanno trovato una situazione ottimale per il loro sviluppo. Tutto ciò ha costretto i produttori, affiancati da enologi ed enotecnici, a contrastare con adeguati e ripetuti trattamenti la virulenza degli attacchi che, dove non bloccati, hanno falcidiato quantità e qualità. Da qui l'impegno di molte aziende ad effettuare una selezione dei grappoli già in campo.

Come era andata nel 2012 e 2013. Riprendendo i dati elaborati negli ultimi due anni dall’Assoenologi, nel 2012 abbiamo dovuto fare i conti non con l'anticiclone delle Azzorre, bensì con diversi disperati fenomeni dai nomi più suggestivi (Hannibal, Scipione, Caronte, Minosse Ulisse, Nerone, Caligola, Lucifero, Beatrice) che, dalla primavera e per tutta l’estate, hanno “bruciato” l’Italia, che ha registrato una carenza di piogge estive che ha battuto ogni record. Settembre è decorso invece nel migliore dei modi, ossia con temperature adeguate, giuste precipitazioni e forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. La quantità di vino prodotto nel 2012 è stata di 41,1 milioni di ettolitri (dato Istat), mentre la qualità è stata complessivamente buona con qualche punta di ottimo. Sarebbe bastata qualche pioggia estiva in più e meno caldo per siglare un'annata assai degna di considerazione.
L’anno scorso (2013), sempre secondo quanto a suo tempo pubblicato da Assoenologi, invece l'andamento climatico e meteorico è stato inusuale ma favorevole. I primi mesi sono stati caratterizzati in tutt'Italia da precipitazioni elevate, tanto che in molte zone si è registrato il 50% di pioggia che nor-malmente cade in un anno. Precipitazioni che sono continuate anche in primavera e all'inizio dell'estate, mentre nella seconda metà di luglio, e per un mese, è arrivato il grande caldo e in agosto si sono verificate importanti quanto decise escursioni termiche. Il mese di settembre è decorso nel migliore dei modi, mentre ottobre ha fatto registrare bruschi sbalzi di temperatura e, in certe zone, consistenti precipitazioni. Si sono prodotti 48,2 milioni di ettolitri di vini e mosti (dato Istat). La qualità è risultata interessante, grazie ad una maturazione che, a differenza degli anni precedenti, è stata graduale e distribuita nel tempo, permettendo l'accumulo di importanti sostanze, tipo quelle aromatiche nei vini bianchi e fenoliche in quelli rossi.

PIEMONTE
Quantità: -10 rispetto vendemmia 2013
Quest’annata sarà ricordata per il bizzarro andamento climatico, in particolare per un’estate che non è mai decollata. Grazie ad un inverno molto ricco di precipitazioni sia piovose che nevose, ma complessivamente mite, le piante hanno concluso il ciclo vegetativo con il giusto periodo di riposo, mentre la ri-presa è avvenuta in maniera omogenea e regolare, con un anticipo rispetto all’anno precedente di circa due settimane. Dalla metà di maggio in poi il clima (caldo e luce) ha favorito uno sviluppo velocissimo delle piante, creando qualche problema nella gestione dei lavori del verde (palizzatura, scacchiatu-ra, spollonatura). La fioritura, stimolata dal tempo particolarmente caldo, si è verificata alla fine di maggio ed è stata molto veloce. Gli aborti fiorali sono stati pochissimi, da qui le generose produzioni. Complessivamente i grappoli sono compatti con acini grandi e ricchi di mosto.
Con l’inizio dell’estate e fino a tutt’oggi le condizioni meteo sono però mutate, evidenziando continue e persistenti piogge che, accompagnate da basse temperature, hanno ostacolato le diverse fasi vegetative della vite riportando le epoche di maturazione nella media pluriennale.
Diverse le grandinate, in alcuni casi forti e dannose, in particolare nella zona di produzione del Barolo, dove andranno pesantemente a influenzare gli aspetti quantitativi e qualitativi. La fitopatologia più pericolosa e difficile da gestire è stata la peronospora, favorita dal clima piovoso e umido, che ha colpito le foglie, ma anche i grappoli, mentre, per quanto concerne la botrite tutto dipenderà dalle condizioni meteo del mese di settembre, quando si completerà la maturazione della maggior parte delle uve a bacca rossa.
L’inizio della vendemmia è avvenuto negli ultimi giorni di agosto con la raccolta delle uve base spumante Alta Langa (Chardonnay e Pinot nero), a cui è seguita immediatamente quella delle uve Moscato e Brachetto. Per tutte le al-tre varietà, in particolare Barbera e Nebbiolo, i conferimenti saranno vincolati dalle condizioni meteorologiche del mese di settembre.
A oggi, complessivamente, la produzione vinicola 2014 è stimata di buon li-vello, con diverse punte di ottimo, ma poche di eccellente. Attualmente si prevede un quantitativo inferiore del 10% rispetto a quello dello scorso anno (2.580.000 Hl di vino).

LOMBARDIA
Quantità: -15% rispetto vendemmia 2013
L’inverno è stato caratterizzato da un clima mite e da abbondanti piogge che hanno ripristinato le falde idriche. Il periodo ottobre 2013/febbraio 2014 ha registrato 90 giornate di pioggia su 151, totalizzando tra i 500 e i 600 mm di precipitazioni contro una media di 350 mm. Il risveglio vegetativo è avvenuto con un anticipo di circa 20 giorni rispetto allo scorso anno. Nel mese di aprile vi sono state forti oscillazioni termiche (11-25°C) che hanno accelerato lo sviluppo dei germogli; la fioritura è iniziata a fine maggio. Qualche giorno di caldo torrido nella prima metà di giugno e un clima temporalesco con sbalzi termici nella seconda metà dello stesso mese hanno disturbato l’allegagione specie per la Croatina. L'estate è stata caratterizzata da clima fresco e decisamente umido che ha annullato l’anticipo accumulato. A livello sanitario, decisa è stata la prevenzione contro l'insorgere di peronospora, oidio e botrite. La vendemmia dei Pinot e degli Chardonnay è iniziata l’11 agosto in Francia-corta e il 18 in Oltrepò Pavese. Si riscontra una maturazione molto eteroge-nea, mentre la qualità delle uve precoci è dipesa soprattutto dall’efficacia e dalla tempestività dei trattamenti effettuati. Le ripetute bagnature fogliari con umidità del 70-80% non hanno giovato certo alla sanità delle uve, tanto che in alcuni casi la muffa grigia ha intaccato i grappoli fino al 15%. Per le altre uve la produzione è ancora sana e molto dipenderà dall’andamento meteo delle prossime settimane.
Quantitativamente si stima un 15% in meno rispetto allo scorso anno. Le prime analisi di cantina evidenziano mosti con un accumulo zuccherino inferiore alla norma, acidità elevate ma buoni quantitativi di acido malico. Il pieno della vendemmia dei Pinot in Oltrepò è avvenuta tra la fine di agosto e la prima settimana di settembre. Seguiranno, dopo una pausa di circa una settimana, le altre uve bianche. Per le uve rosse la data di raccolta è ancora da decidere e la loro maturazione, stato sanitario e qualità dipenderanno dalle condizioni meteo future. In Valtellina l’invaiatura è avvenuta intorno al 20 di agosto e le uve prodotte dai viticoltori più avveduti sono sane. Se ci sarà un miglioramento del tempo nel mese di settembre, con giornate calde e buone escursioni termiche, si potrà ancora sperare in una vendemmia interessante anche se ritardata rispetto alla media degli ultimi anni.

TRENTINO ALTO ADIGE
Quantità: -15% rispetto vendemmia 2013
La stagione 2014 è stata caratterizzata da condizioni climatiche molto difficili. Le abbondanti precipitazioni, oltre 1.100 mm di pioggia in Valdadige registrati fino alla fine di agosto, hanno scatenato il continuo ripetersi di infezioni di pe-ronospora, che sono state contenute con difficoltà. Le perdite di produzione sono limitate, ma l’apparato fogliare presenta vistosi danni. In Trentino si segnalano eventi grandinigeni significativi in tutta la provincia e danni da vento verificatisi nel mese di maggio, particolarmente accentuati per il Marzemino. Il germogliamento molto precoce (20 giorni di anticipo rispetto alla media degli ultimi 10 anni) risultava in calo rispetto al 2013. Tuttavia le iniziali previsioni di una contenuta produzione sono state successivamente riviste sulla scorta di un peso medio dei grappoli elevato, mediamente superiore del 10% rispetto al 2013 che ha compensato la minore fertilità. E’ un’annata difficile con i con-ferimenti delle uve condizionati dall’avverso andamento climatico.
In Trentino la vendemmia è iniziata il 25 agosto con la raccolta di Pinot grigio in fondovalle e delle uve base spumante in collina. Per queste produzioni la sanità delle uve non ha destato particolari apprensioni in quanto la selezione dei grappoli in vigna ha garantito l’integrità delle partite. I primi controlli di cantina rilevano per Chardonnay nelle zone di fondovalle e prima collina, gradazioni zuccherine più basse rispetto al 2013, una sostenuta acidità e un pH più basso rispetto alle scorse annate. Attualmente si confida nel miglioramento delle condizioni meteo dei mesi di settembre e ottobre per poter sperare in una vendemmia normale per le varietà più tardive e nei vigneti di media/alta collina non ancora interessati da problemi sanitari.
In Alto Adige la raccolta è invece iniziata negli ultimi giorni di agosto/primi di settembre con le varietà precoci a bacca bianca (Pinot grigio, Chardonnay, Pinot bianco), e continuerà nelle fasce collinari con il Sauvignon, Müller Thurgau e i primi Pinot nero. La maggior parte delle uve sarà raccolta tra il 15 e il 30 settembre con i bianchi collinari, Pinot nero, Schiava, Lagrein e Merlot. Le operazioni vendemmiali si chiuderanno con la raccolta delle uve Cabernet verso la metà di ottobre. Clima permettendo si prevede un’annata qualitativamente buona con alcune punte di ottimo con vini fruttati e minerali, ma con un tenore alcolico leggermente inferiore rispetto al 2013.
Complessivamente in tutto il Trentino Alto Adige si stima una produzione inferiore a quella dello scorso anno di circa il 15%, il che significa che si produrranno circa 1.160.000 ettolitri di vino.

VENETO
Quantità: -15% rispetto vendemmia 2013
Anche in Veneto, dopo un inizio anticipato del ciclo vegetativo dovuto ad un inverno mite e a una primavera con temperatura sopra la media stagionale, tutto faceva presagire che le operazioni vendemmiali potessero iniziare nei primi giorni di agosto. Da metà giugno, però, si sono susseguite precipitazioni molto abbondanti, con violenti fenomeni atmosferici (gradinate, bombe d’acqua), tanto che nei mesi di giugno e luglio si è registrata una piovosità pari a quella che si riscontra mediamente in sei mesi.
L’andamento del ciclo vegetativo si è svolto, pertanto, con precipitazioni abbondanti e temperature costantemente sotto la media stagionale. Oltre ai danni provocati dai fenomeni atmosferici si sono innescati problemi fito-sanitari, tenuti sotto controllo nella maggioranza dei casi dal lavoro di pre-venzione e cura messo in atto dai tecnici. Nonostante ciò si sono riscontrati diversi attacchi di peronospora e di botrite.
Nel Veneto Centro Orientale la vendemmia è iniziata il 18 agosto per le uve precoci (Pinot, Chardonnay, ecc.). Nei primi giorni di settembre è stata la volta dell’uva Glera coltivata in pianura, mentre per quella di collina bisognerà attendere la fine della seconda settimana dello stesso mese. Sarà quindi la volta delle varietà a bacca rossa (Merlot, Cabernet, Refosco). Le operazioni vendemmiali termineranno con la raccolta delle uve Raboso.
Nei casi dove lo stato sanitario dei grappoli è stato compromesso si è dovuto o si dovrà, gioco forza, procedere ad una vendemmia anticipata per scongiurare un deterioramento del prodotto. Lo stato sanitario e la qualità delle uve risulta essere medio, con un tenore zuccherino inferiore alle annate precedenti, mentre nel complesso risulta buono il quadro acido.
Nel Veneto Occidentale i forti attacchi di marciume del grappolo, uniti ad una resa per ettaro più bassa rispetto all’annata precedente, per i vitigni Char-donnay e Pinot grigio si stima di un calo produttivo del 15-20%. Per le varietà invece a grappolo spargolo e a vendemmia media tardiva come Garganega e Corvina, i problemi sanitari sono risultati inferiori, mentre per le uve da riposo, basi dell’Amarone e dei Recioti, si prevedono quantità nella norma. Il peso medio acino/grappolo è del 20% superiore rispetto al 2013, pertanto in questa zona si prevede un quantitativo inferiore del 5-10% alla scorsa annata.
Complessivamente in tutto il Veneto si stima una diminuzione della produzione intorno al 15% rispetto alla precedente vendemmia.
I presupposti qualitativi del futuro vino si possono definire sostanzialmente buoni, con un profilo aromatico e un quadro acido interessanti soprattutto per le varietà precoci e il Glera.

FRIULI VENEZIA GIULIA
Quantità: -10% rispetto vendemmia 2013
Quest’anno l’inverno è stato particolarmente mite con valori termici sempre sopra la media stagionale, tanto che la colonnina di mercurio, anche durante le ore notturne, non è mai scesa sotto lo zero. Con l’arrivo della primavera le temperature si sono improvvisamente rialzate toccando, molto spesso, picchi estivi favorendo il germogliamento che è avvenuto i primi giorni di aprile, con circa venti giorni d’anticipo rispetto alla normalità. Invece, per la fioritura delle varietà precoci, come il Pinot Grigio e il Sauvignon, si è dovuto attendere la pima decade di maggio.
I mesi estivi sono stati caratterizzati da temperature molto al di sotto della media del periodo e con abbondanti precipitazioni (il mese di luglio ha fatto registrare ben diciannove giornate di pioggia accompagnate, a volte, da spo-radiche grandinate). L’invaiatura, pertanto, è iniziata nella terza decade di luglio facendo registrare un leggero ritardo rispetto allo scorso anno. Anche i tempi di maturazione dell’uva sono stati ritardati, soprattutto nelle varietà di Pinot Grigio, Friulano, Chardonnay, Moscato, Traminer e Cabernet Franc.
L’ottimo stato sanitario della vite, fatto registrare nella prima parte della sta-gione, si è compromesso nel periodo estivo a causa di ripetute infezioni pe-ronosporiche e oidiche, che hanno costretto i viticoltori ad effettuare quattro interventi in più rispetto alla normalità. Purtroppo, nel mese di agosto, si sono verificati anche significativi attacchi di botrite e marciume acido, soprattutto nelle varietà a grappolo compatto (Pinot Grigio, Pinot Nero e Sauvignon) e in vigneti con un apparato fogliare vigoroso o poco controllato.
Quantitativamente si registra un calo complessivo di circa il 10% rispetto al 2013, in particolare per Pinot Grigio, Tocai Friulano, Chardonnay, Cabernet Franc e Merlot. L’uva Glera evidenzia invece un incremento grazie all’entrata in piena produzione di parecchi ettari nella zona del Prosecco Doc.
La vendemmia, per le uve base spumante è iniziata, in ritardo, nella terza decade di agosto. La resa uva/vino è sicuramente superiore alla norma, mentre i primi dati analitici rilevano delle buone acidità con una significativa riduzione del contenuto zuccherino. Solo dopo il 20 di settembre dovrebbero iniziare i primi conferimenti di uve a bacca rossa (Merlot e Cabernet Franc) per terminare con la raccolta delle varietà tardive (Verduzzo, Refosco e Picolit).

EMILIA ROMAGNA
Quantità: -10% rispetto vendemmia 2013
In Emilia Romagna i mesi invernali sono stati caratterizzati da precipitazioni superiori alla norma e da temperature elevate (tra i più caldi dal 1991): un inverno praticamente inesistente. Episodi temporaleschi importanti hanno causato frequenti esondazioni di fiumi causando danni anche ad alcuni vigneti soprattutto in Emilia. L’inizio vegetativo ha fatto registrare mediamente un anticipo di due tre settimane. Successivamente, una primavera più fredda rispetto alla media e molto prolungata ha attenuato in parte l’anticipo della fase fenologica della fioritura e chiusura del grappolo, tanto che l’anticipo registrato con il germogliamento si è ridotto a 7-8 giorni rispetto allo scorso anno. Durante l’estate non sono mancate piogge abbondanti, che hanno consentito di accumulare una buona riserva idrica. Si segnalano anche forti grandinate, che in alcune zone della regione hanno compromesso in parte la vendemmia. Un’estate quindi instabile che ha indotto a molti trattamenti antiparassitari contro la peronospora, l’oidio e la botrytis.
In Romagna la vendemmia è iniziata nell’ultima decade di agosto con le uve precoci base spumante (Pinot bianco e Chardonnay) che, a causa dell’abbondante disponibilità idrica, hanno evidenziato grappoli molto compatti e spesso con rottura di acini. Diversa la situazione per i vitigni storici della Romagna: per il Trebbiano, la cui vendemmia inizierà verso metà settembre, lo stato sanitario dei grappoli è abbastanza buono, ottimo invece per il Pignoletto. Per l’Albana si stima invece un ritardo di circa una settimana ri-spetto allo scorso anno, per cui il pieno della raccolta avverrà nella seconda decade di settembre. Per il Sangiovese, che presenta grappoli in genere di elevate dimensioni e ben nutriti, i conferimenti inizieranno a fine settembre.
Anche in Emilia la vendemmia è iniziata nell’ultima decade di agosto con la raccolta delle uve bianche precoci e basi spumante (Pinot e Chardonnay). Le uve di collina presentano casi diffusi di marciume acido e botrite. Tra il 5 e il 10 di settembre si inizierà a conferire le uve di Trebbiano, Pignoletto, Malvasia, Ortrugo e Ancellotta, mentre dal 20 di settembre sarà la volta del Lambrusco Marani, Lambrusco Salamino e Sangiovese. Dal 10 ottobre verranno staccati i grappoli di Lambrusco di Sorbara, mentre dal 20 quelli di Lambrusco Gra-sparossa e di Croatina.
Qualitativamente in Emilia Romagna tutto dipenderà dall’andamento climatico del mese di settembre che, se positivo, potrà favorire livelli più che buoni.
Le stime produttive indicano per l’Emilia una produzione in calo del 5%, men-tre per la Romagna la diminuzione supera anche la soglia del 10%. In tutta la regione si stima pertanto un decremento quantitativo molto vicino al 10% ri-spetto al 2013.

TOSCANA
Quantità: +10% rispetto vendemmia 2013
I mesi invernali sono stati caratterizzati da abbondanti precipitazioni e temperature al di sopra delle medie stagionali. La primavera è iniziata con leggere piogge e temperatura miti. Questo ha permesso un anticipo dell'epoca di germogliamento, precocità che si è andata via via perdendo sino ad annullarsi a causa del cambiamento climatico e meteorico, il quale ha condizionato lo stato fitosanitario, le fioriture e le allegagioni scalari.
Le precipitazioni del mese di luglio sono state particolarmente abbondanti e la grandine ha colpito alcune zone, tanto che i viticoltori sono stati messi a dura prova, ma hanno però gestito con tempestività la difesa dei vigneti tenendo sotto controllo la situazione. L'invaiatura, iniziata a fine luglio, è stata anch'essa condizionata dalle basse temperature e non è stata troppo omogenea. Si sono riscontrati anche diversi danni a causa di un aumento del mal dell’esca su tutte le cultivar.
In Maremma e lungo il litorale la vendemmia delle uve precoci (Chardonnay, Pinot e Sauvignon) è iniziata nell'ultima settimana di agosto. Le uve Merlot e quelle a bacca bianca base della Vernaccia di San Gimignano verranno conferite a partire dalla metà di settembre. Dal 20 dello stesso mese inizierà anche la raccolta delle uve rosse nelle zone di Bolgheri e di Scansano. Per la produzione del Chianti, Chianti Classico, Carmignano, Nobile di Montepulciano e Brunello le operazioni di raccolta avranno inizio a cavallo della fine di settembre e l'inizio di ottobre.
Allo stato attuale si stima una quantità superiore rispetto alla vendemmia 2013 nell'ordine del 10%. Complessivamente si prevedono circa 2,7 milioni di ettolitri di vino.
Per quanto riguarda l'aspetto qualitativo la situazione è a "macchia di leo-pardo", se le condizioni climatiche di settembre e ottobre saranno favorevoli si può prevedere un'annata interessante, altrimenti ci si dovrà accontentare di una buona produzione senza punte di ottimo e tanto meno di eccellente.

LAZIO UMBRIA
Quantità: +10% rispetto vendemmia 2013
L’andamento stagionale 2014 non si è discostato molto da quello osservato lo scorso anno. A differenza del 2013, quando le maggiori precipitazioni si ve-rificarono durante la fioritura, determinando una perdita ingente della produzione, quest’anno le piogge hanno caratterizzato il mese di luglio, dopo l’allegagione, favorendo quindi un aumento quantitativo. Dopo un inverno tendenzialmente molto mite, il ciclo vegetativo è iniziato precocemente con germogliamenti già a metà marzo a causa di elevati livelli termici. A metà aprile si è verificato un abbassamento improvviso e repentino delle temperature, accompagnato da precipitazioni costanti e da una prima grandinata diffusa, il 15 aprile, che ha interessato l’Orvietano in maniera preoccupante. Nonostante la pioggia, la fioritura si è svolta positivamente in quasi tutti gli areali umbri e laziali, senza problemi di allegagione, assicurando un abbondante potenziale produttivo. Nei giorni a cavallo tra il 15 ed il 18 luglio una seconda grandinata si è abbattuta in entrambe le regioni, causando più danni rispetto alla prima e forti rischi per attacchi fungini. Le costanti piogge di luglio hanno compromesso lo stato sanitario dei vigneti un po’ in tutte le aree, a causa soprattutto di forti attacchi di peronospora che hanno costretto i viticoltori ad intensificare il numero dei trattamenti. Il mese di agosto ha invece riservato delle belle giornate e temperature adeguate alla stagione con escur-sioni termiche ottimali, sebbene si siano però verificate temibili e preoccupanti rugiade.
Per le varietà bianche precoci per la produzione di vini tranquilli, si prevede un leggero ritardo della raccolta, che è prevista per la prima decade di settembre, mentre per le uve bianche autoctone, in particolare nell’Orvie-tano e nel comprensorio dei Castelli Romani, bisognerà attendere la fine dello stesso mese. Le uve rosse precoci, che hanno terminato l’invaiatura appena prima di Ferragosto, con forte ritardo quindi rispetto alla media, presumibilmente verranno raccolte a metà settembre. Per tale tipologia di vini si prevedono livelli qualitativi interessanti, sia per la concentrazione dei polifenoli che per la sintesi degli aromi sulle bucce.
Un discorso a parte meritano le uve più tardive, su tutte Sangiovese, Mon-tepulciano, Sagrantino e Cesanese, specie in zone di alta collina, in quanto è presumibile ipotizzare che i conferimenti inizieranno i primi giorni di ottobre. Tutto dipenderà quindi dal mese di settembre che si spera privo di piogge, caldo e soleggiato.
Quantitativamente si stima una produzione complessiva superiore del 10% rispetto all’annata precedente.

MARCHE
Quantità: +5% rispetto vendemmia 2013
La stagione primaverile 2014 è stata caratterizzata da numerosi vortici de-pressionari, alcuni dei quali sono stati causa di forti e diffuse precipitazioni, che si sono riscontrate maggiormente nel periodo estivo soprattutto nel mese di luglio (94 mm) che ha fatto registrare 10 giorni di pioggia, pari al doppio della media stagionale. Da gennaio a luglio sono caduti 669 mm di acqua, il che rappresenta il periodo più piovoso degli ultimi 53 anni. Riguardo le temperatu-re, il mese di luglio è risultato anche il meno caldo dal 1997.
La vite ha risentito notevolmente dell'andamento umido stagionale, mani-festando un’alta pressione della peronospora fin dalle prime fasi vegetative con attacchi diffusi su foglie e grappoli, però ben contenuti dai trattamenti fitosanitari. Nel periodo post allegagione/ingrossamento acino si sono verificate anche diverse infezioni di oidio, che hanno interessato numerosi vigneti indipendentemente dalla varietà. Anche in questo caso, pronti trattamenti, sono riusciti a limitare la malattia.
Non è mancata la grandine che però a colpito “a macchia di leopardo”, causando solo in pochi casi danni consistenti.
Anche nelle Marche il germogliamento è risultato anticipato di circa una settimana, poi dalla metà di maggio, a causa dell’andamento meteorico, si è avuto un rallentamento del processo vegetativo, tanto che l’invaiatura è iniziata in ritardo di 7/8 giorni rispetto allo scorso anno. Fortunatamente le temperature elevate di agosto, unitamente alla disponibilità di radiazione solare diretta e alle risorse di acqua dei suoli, hanno ottimizzato il processo fotosintetico e attenuato tali differenze. Seppur l'andamento stagionale non sia stato favorevole, la qualità delle uve è mediamente buona. Quelle bianche manife-stano un elevato tenore in acidità, con riflessi positivi sulla nota aromatica, mentre quelle rosse stanno rivelando una buona dotazione in antociani. Tutto comunque dipenderà dell’andamento del mese di settembre che, se positivo, si potrà sperare in una qualità più che buona con diverse punte di ottimo.
La raccolta delle uve base spumante è iniziata nella terza decade di agosto, mentre per le varietà precoci i primi giorni di settembre. Per le uve destinate alla produzione di vini fermi (Verdicchio, Passerina, Pecorino, Trebbiano, Lacrima, Sangiovese e Montepulciano) si prevede l'inizio dei conferimenti con un ritardo di circa una settimana rispetto allo scorso anno, pertanto sono pre-visti nel periodo compreso tra la metà di settembre e tutto il mese di ottobre.
Quantitativamente parlando nelle Marche si stima un aumento del 5% rispetto al 2013, pari ad una produzione di vino di circa 1,1 milioni di ettolitri.

ABRUZZO
Quantità: -10% rispetto vendemmia 2013
In Abruzzo la campagna vitivinicola 2014 è stata caratterizzata da numerose anomalie climatiche. Il 26 novembre 2013 un'abbondante nevicata, anche a bassa quota, ha provocato enormi danni alla vite allevata a pergola con circa 1.700 ettari di vigneti abbattuti. Successivamente il clima è stato, fortunatamente, regolare con piogge frequenti e temperature non eccessivamente rigide. La ripresa vegetativa è iniziata con condizioni meteo favorevoli, con temperature al di sopra della media, che hanno favorito un germogliamento repentino e addirittura, alla fine di aprile, facendo registrare un anticipo di almeno 2 settimane sulla fase fenologica.
Nel periodo compreso tra la fine di maggio e i primi di agosto si sono verificate copiose precipitazioni, quasi settimanalmente, con temperature notturne più fresche rispetto alla media del periodo, che hanno provocato un rallentamento vegetativo, soprattutto in fase di fioritura, e causato cascola fiorale. Fino alla metà di agosto, a causa delle precipitazioni intermittenti, gli agricoltori hanno avuto non poche difficoltà a controllare le varie fitopatie (peronospora, oidio e tignola).
La stagione 2014 ha messo quindi in evidenza tutta una serie di criticità legate al clima bizzarro da far riflettere sia sulla gestione agronomica dei vigneti sia sulla loro ubicazione. La produzione si presenta, comunque, più equilibrata sia per quantità che per qualità rispetto al 2013.
La vendemmia è iniziata intorno al 25-30 agosto per le varietà precoci (Chardonnay, Pinot grigio) nelle zone più costiere, mentre per quelle più interne e collinari tra la fine di agosto e i primi di settembre. Per le altre uve bianche (Trebbiano, Malvasia, Passerina e Pecorino) l’inizio dei conferimenti avverrà da metà settembre in poi. Per le varietà a bacca rossa, principalmente Sangiovese e Montepulciano, è ancora prematuro stimare l'epoca di raccolta in quanto molto influirà l'andamento climatico.
Qualitativamente parlando, se le condizioni meteorologiche delle prossime settimane decorreranno favorevolmente, si può sperare in un’annata e-stremamente interessante con diverse punte di ottimo, in particolare per la produzione dei vini Doc.
Attualmente si stima un quantitativo inferiore del 10% rispetto a quello del 2013, pari a circa 2,5 milioni di ettolitri di vino.

CAMPANIA

Quantità: -20% rispetto vendemmia 2013
A partire dall'inverno le precipitazioni sono state molto abbondanti, carat-terizzando quest'annata agraria come una delle più piovose degli ultimi anni. Le temperature medie invernali sono state però decisamente al di sopra della media, favorendo un anticipo del germogliamento delle viti di circa una settimana. Anche la primavera è stata abbastanza piovosa, richiedendo fin dall’inizio dell’attività vegetativa un notevole impegno per il controllo fitosanitario dei vigneti. Nei mesi di maggio, giugno e luglio si sono alternati brevi periodi di caldo a periodi più freddi con precipitazioni di gran lunga al di sopra della media. In particolare, nella seconda decade di giugno, l’abbassamento della temperatura e le piogge hanno determinato importanti irregolarità nella fioritura e alta pressione della peronospora.
L’andamento climatico, sostanzialmente fresco e umido, ha richiesto anche maggiore impegno nella gestione della vegetazione e delle erbe infestanti, operazioni determinanti in annate così difficili e ricche di eterogeneità. Già dall’inizio del periodo estivo si sono registrate escursioni termiche tra il giorno e la notte molto significative, con temperature mediamente più basse del solito. Con le fasi fenologiche ci troviamo in questo momento in linea con l’annata 2013 e con circa 7/8 giorni di ritardo rispetto alla media degli anni più recenti.
I grappoli si presentano spargoli a causa di una non regolare allegagione e con acini di dimensioni contenute. Si prevede una maturazione piuttosto tardiva, con ottimali premesse per l’espressione aromatica delle uve. Ovviamente sarà determinante, per confermare o meno queste previsioni, l’andamento climatico del mese di settembre.
La vendemmia si prevede possa iniziare nella terza decade di settembre con la raccolta nell'Agroaversano delle uve di Asprinio e del Fiano nel Cilento. Successivamente nel Beneventano con la Falanghina, per continuare nell'A-vellinese, verso la metà di ottobre, con Fiano di Avellino e Greco di Tufo. Nei Campi Flegrei la raccolta del Piedirosso negli ultimi giorni di ottobre. L'ultima varietà ad essere vendemmiata sarà quella di Aglianico per la produzione della Docg Taurasi, nell'Avellinese, nella prima decade di novembre.
Si stima una produzione di circa il 20% inferiore rispetto al 2013.

PUGLIA
Quantità: -20% rispetto vendemmia 2013
Le piogge primaverili ed estive sono state copiose e a volte accompagnate da sporadiche grandinate, che in alcune zone ristrette (Tavoliere, Valle d’Itria) hanno ridotto in parte la produzione. L’andamento stagionale non è risultato soddisfacente dal punto di vista fisiologico vegetativo a causa di un’allegagione non perfetta, mentre l’invaiatura è avvenuta regolarmente secondo i tempi della passata annata. La pioggia anche nel mese di agosto ha permesso ai vigneti, che non dispongono di impianti per irrigazione di soccorso, di poter beneficiare di una buona riserva idrica durante il periodo di ingrossamento degli acini.
Per quanto concerne le ampelopatie si riscontrano danni, inferiori comunque al 5%, derivanti da seccume da peronospora. Mentre l’oidio si è fatto sentire poco e peraltro in fase regressiva, un danno potrebbe invece arrivare dalla lobesia botrana che, con volo tardivo, potrà attaccare i grappoli ancora sulla vite nel mese di settembre.
Il ritardo dell’inizio della vendemmia è quantificabile in circa 10 giorni se confrontato alla scorsa stagione, ma comunque in linea rispetto alla norma. Le operazioni di raccolta sono iniziate con il taglio delle uve base spumante il 18 agosto (la scorsa stagione avvenne l’8 di agosto) per poi proseguire con lo Chardonnay, le uve di Pinot e di Sauvignon. La vendemmia del Primitivo inizierà intorno al 10 di settembre, in ritardo di una decina di giorni. Seguiranno quindi i conferimenti dei rossi internazionali e delle uve bianche autoctone, seguiti da quelle di Negroamaro e di Bombino. Le operazioni vendemmiali termineranno nel mese di ottobre con il Nero di Troia.
Complessivamente in tutta la Puglia si stima un calo quantitativo di circa il 20% rispetto al 2013.
Qualitativamente il livello delle uve risulta buono, grazie anche alle tempe-rature elevate dell’ultima decade di agosto che hanno permesso un recupero delle rese.

SICILIA
Quantità: -30% rispetto vendemmia 2013
In Sicilia l’annata vitivinicola 2013/2014 è stata caratterizzata da un’elevata piovosità, che si è protratta per tutta la primavera. Tutto ciò ha comportato un ritardo del ciclo vegetativo della vite senza determinare anomalie di alle-gagione sulle diverse varietà. Durante tutto il mese di maggio e fino alla metà di giugno vi sono stati ripetuti attacchi di peronospora (soprattutto nella provincia di Trapani) sulle varietà Inzolia e Nero d’Avola compromettendo buona parte dei grappoli. In giugno si sono riscontrate anche diverse infezioni di oidio in alcuni areali che sono però stati prontamente bloccati.
La vendemmia, per le varietà bianche precoci, è iniziata con il Pinot grigio, il Sauvignon blanc e in alcune zone con lo Chardonnay nella seconda settimana di agosto, con un ritardo di circa 7 giorni rispetto allo scorso anno. Nella terza settimana di agosto è iniziata la raccolta di Viognier, Müller Thurgau e Moscato bianco.
I conferimenti delle uve a bacca rossa, in particolare Merlot, sono iniziati alla fine di agosto, a seguire tutti gli altri come Syrah, Nero d’Avola, Frappato, per terminare con il Cabernet Sauvignon verso la prima decade di settembre. Per quanto riguarda le varietà autoctone a bacca bianca, la raccolta delle uve di Grillo è iniziata nei primi giorni di settembre, mentre il 10 dello stesso mese sarà la volta di Catarratto e Inzolia. Nella zona dell’Etna la vendemmia incomincerà, presumibilmente, tra la fine di settembre e i primi giorni di ot-tobre.
La qualità delle uve risulta ottima, aiutata in particolare da un’estate fresca e senza ondate di calore. Buona la resa uva/vino.
I dati vendemmiali al momento raccolti e monitorati evidenziano in tutta la Sicilia un decremento quantitativo complessivo del 30% rispetto alla pre-cedente campagna vitivinicola. Tale diminuzione è dovuta sia ai danni provocati dalla peronospora, sia a un calo fisiologico dopo la straordinaria annata 2013 che fece registrare una produzione di 7 milioni di ettolitri.
Per quanto riguarda la raccolta e le vinificazioni non si registrano problemati-che particolari: il tutto sta avvenendo regolarmente, di conseguenza si pro-spetta un’annata interessante riferita alla qualità del futuro vino.

SARDEGNA

Quantità: -10% rispetto vendemmia 2013
Per la Sardegna lo scorso inverno ha fatto registrare un andamento piuttosto anomalo, infatti non si sono verificate le solite precipitazioni nevose degli ultimi anni e la colonnina del termometro raramente è scesa sotto gli 0°C. La piogge, da ottobre a tutto luglio, sono state inferiori a quelle cadute nel 2013, per cui quest’anno si registrano riserve idriche inferiori, fatta eccezione delle anomalie pluviometriche verificatesi su Olbia il 18 novembre e nel Nord-Est della Sardegna, con vere e proprie bombe d’acqua, che hanno causato disastrose alluvioni.
I mesi di aprile e di maggio non si sono rivelati particolarmente ricchi di precipitazioni, per cui le crittogame, in particolare la peronospora, sono state facilmente controllate dai viticoltori.
Le fasi fenologiche delle principali varietà di vite coltivate in Sardegna (Vermentino, Nuragus, Cannonau, Carignano e Monica) sono in linea con quelle degli anni precedenti; non si sono rilevate particolari criticità nelle fasi fiorali, di allegagione e di invaiatura.
Rispetto al 2013 si prevede un anticipo di maturazione di circa una settimana (quasi in linea con la media delle ultime annate).
Ad oggi la qualità delle uve si presenta ottima per quanto concerne la sanità, mentre la pezzatura dei grappoli è tornata nella media degli anni precedenti (ricordiamo che nel 2013 le dimensioni dei grappoli e degli acini erano nettamente superiore alla norma). Visto l’andamento climatico e meteorico dei mesi di giugno, luglio e agosto, con scarse o nulle precipitazioni e con una ventosità ottimale (soprattutto nei quadranti Nord-Ovest), si prevede una buona qualità delle uve e se anche i mesi di settembre e ottobre decorreranno come i precedenti, si può sperare in un’annata di ottima qualità.
I conferimenti sono iniziati a partire dalla seconda settimana di agosto con le uve base spumante, in particolare per i vitigni internazionali (in primis Chardonnay e Pinot), per poi proseguire con il Vermentino e il Torbato.
Il pieno della vendemmia è previsto nella terza decade di settembre, quando saranno conferite le uve autoctone a partire dal Vermentino, seguite da quelle di Nuragus. Per le varietà a bacca rossa (Cannonau e Carignano) bisognerà attendere la prima settimana di ottobre. Il termine della vendemmia in Sardegna avverrà all'inizio di novembre con i conferimenti di Nasco e Malvasia per la produzione dei vini da dessert.
Quantitativamente parlando si stima una produzione in calo di circa il 10% rispetto a quella fatta riscontrare lo scorso anno.

 

Continua a leggere
Commenta l'articolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Economia e Finanza

Alitalia, pubblicato il bando per la cessione del marchio: prezzo base di gara 290 milioni di euro

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Lo storico marchio Alitalia, con i suoi oltre cinquant’anni di storia, è ufficialmente in vendita. L’atteso bando per la cessione del brand è stato infatti pubblicato dai commissari straordinari, che hanno fissato le modalità, i termini e le condizioni della gara. I tempi sono stretti, con l’avvio delle richieste di accesso alla data room già da oggi, le offerte vincolanti entro il 4 ottobre e la cessione entro fine anno, e fissa un prezzo di partenza pari a 290 milioni.

Saranno possibili rilanci e vincerà l’offerta con il prezzo più alto. Tra i soggetti intenzionati a farsi avanti, come più volte ribadito, c’è ITA, che in vista del decollo del 15 ottobre lavora anche a chiudere le trattative con i sindacati per il personale.

Il bando, annunciato con un avviso su diversi quotidiani (anche in inglese sul Financial Times), è stato pubblicato in mattinata sul sito dell’amministrazione straordinaria: un documento di 10 pagine, firmato dai commissari Gabriele Fava, Giuseppe Leogrande e Daniele Santosuosso, che definisce le regole con cui si svolgerà la gara. Oggetto della procedura è l’iconico marchio Alitalia, disegnato nel 1969 (precedentemente, il primo logo della compagnia, presente per i primi 22 anni nella livrea degli aerei, includeva la ‘Freccia alata’) con la A stilizzata con i colori del tricolore, rimasta immutata anche nei successivi lievi restyling e poi diventata negli anni icona dell’italianità. “Il marchio Alitalia rappresenta un patrimonio valoriale e culturale storico, radicato nell’immaginario condiviso italiano”, affermano i commissari, sottolineando che “questa operazione si prefigge di tutelare la persistenza del nome e del logo nel panorama del trasporto aereo”. A questo fine, infatti, il governo è intervenuto attraverso il decreto infrastrutture per far sì che sia una compagnia aerea a potersi aggiudicare il bando.

Il prezzo base di gara è fissato in 290 milioni (oltre Iva e oneri fiscali ai sensi di legge): una cifra superiore al valore di 150 milioni indicato nei mesi scorsi dal commissario Leogrande. Il brand passerà nelle mani dell’aggiudicatario “entro il 31 dicembre 2021”. Anche dopo la cessione, comunque, i commissari potranno, utilizzare la denominazione ‘Alitalia in amministrazione straordinaria’ (ma non il logo di Alitalia) fino alla fine dell’amministrazione straordinaria. Anche la società Alitalia Loyalty potrà mantenere il nome fino al 30 giugno 2022.

La gara entra subito nel vivo. Già dalle 12 di oggi e fino alla mezzanotte del 30 settembre, i soggetti interessati (sono ammesse imprese “di qualsiasi nazionalità” con un patrimonio “non inferiore a 200 milioni” e titolari di licenze di trasporto aereo o certificazioni di operatore aereo) potranno fare richiesta di ammissione alla data room, che verrà aperta il 20 settembre. Dopodiché si potrà procedere con le offerte vincolanti, attese entro il 4 ottobre. Per l’aggiudicazione sono previste due fasi: nella prima saranno ammesse soltanto offerte vincolanti uguali o superiori al prezzo di gara; se questa andasse deserta, si aprirà una seconda fase che ammetterà offerte a prezzo inferiore. Per entrambe le fasi, qualora arrivassero più offerte valide, sarà possibile fare un rilancio, offrendo almeno 10 milioni in più della migliore offerta vincolante.

Il brand verrà aggiudicato, sia nella prima che nella seconda fase, all’offerta col prezzo più elevato. L’ultima parola spetta comunque al Ministero dello sviluppo economico, che valuterà gli esiti della procedura e darà il via libera finale tenendo conto anche della “congruità del prezzo offerto”.

Al brand Alitalia punta soprattutto ITA, i cui vertici hanno già più volte ribadito l’intenzione di partecipare alla gara. La società, intanto, quando manca poco meno di un mese al decollo, ha convocato sindacati e sigle professionali per lunedì per chiudere il confronto sulle 2.800 assunzioni. Sempre lunedì proseguirà al Ministero del lavoro il confronto azienda-sindacati sulla proroga di un altro anno della cassa per oltre 7 mila lavoratori (numeri che potrebbero aumentare per comprendere tutta parte aviation). I rappresentanti dei lavoratori però chiedono garanzie sull’intero arco di piano di Ita, cioè fino al 2025, e su questo attendono l’apertura di un tavolo al Ministero del lavoro. 

Continua a leggere

Economia e Finanza

Nordea Economic Outlook: nuova fase in Nord Europa per le prospettive economiche

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

La pandemia è tutt’altro che finita, ma le prospettive economiche globali rimangono favorevoli. È quanto espone il gruppo bancario nordico, con base in Finlandia e sede anche a Milano, Nordea, nelle sue prospettive economiche appena pubblicate, ove si prevede che la crescita globale arrivi al 5,5% quest’anno, prima di rallentare al 5,1% ed al 4,1% nel 2022 e nel 2023, secondo Helge Pedersen, capo economista del Gruppo.

L’inflazione è aumentata bruscamente e potrebbe stabilizzarsi a un livello più alto di quanto visto da molti anni.

H.J. Pedersen

Nei paesi nordici, la diffusione del virus è sotto controllo, le ultime restrizioni un vigore vengono gradualmente revocate e la crescita è elevata. I livelli di produzione pre-pandemia sono stati raggiunti in tutti i paesi e ora si entra in una nuova fase in cui è necessario rivedere la necessità di ulteriori stimoli di politica economica.

L’economia danese è passata, in tempi record, da una profonda crisi ad un rischio di surriscaldamento. L’attività economica complessiva ora supera i livelli pre-pandemia e la rapida ripresa richiede una piena flessibilità del mercato del lavoro ed una notevole adattabilità in termini di politica economica. Il mercato immobiliare sembra normalizzarsi dopo un periodo di forti aumenti dei prezzi; i prezzi al consumo hanno iniziato a salire più velocemente di prima e ci sono segnali di crescenti pressioni salariali..

In Finlandia, la crescita economica è stata sostenuta durante l’estate. Il PIL ha raggiunto il livello pre-pandemia nel secondo trimestre del 2021. La buona performance delle esportazioni ha avviato investimenti in macchinari e gli investimenti in costruzioni stanno beneficiando di una forte domanda da parte del mercato immobiliare. La forte crescita dell’occupazione e il graduale calo del tasso di risparmio delle famiglie alimentano i consumi privati.

L’economia norvegese ha ora riguadagnato tutto il terreno perso durante la crisi del coronavirus. La disoccupazione è diminuita drasticamente in sincronia con la riapertura della società. Allo stesso tempo, il numero di posti di lavoro vacanti è da record e stanno emergendo segnali di discrepanza nel mercato del lavoro, che potrebbero portare a una maggiore crescita dei salari. La corsa del mercato immobiliare è terminata e i prezzi probabilmente si appiattiranno in futuro. La Norges Bank inizierà a normalizzare i tassi di interesse a settembre di quest’anno.

A sua volta, l’economia svedese sta entrando anch’essa  in una nuova fase in cui un elevato utilizzo delle risorse ostacolerà la crescita della produzione. La crescita è destinata a diventare più diffusa, con gli investimenti come motore chiave accanto alle esportazioni e ai consumi delle famiglie. La carenza di manodopera darà luogo a crescenti preoccupazioni e continuerà la crescita dei salari. L’inflazione aumenterà a causa della salita dei prezzi delle materie prime e degli elevati costi di trasporto, tuttavia non abbastanza da consentire alla Riksbank di inasprire la politica monetaria.

Nel complesso, le prospettive dei paesi nordici puntano appaiono rosee e si spera che siano confortate dal proseguimento della tendenza al bello.

Continua a leggere

Economia e Finanza

Roberto Meneguzzo e Palladio, la private equity in Italia

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Come funzionano gli investimenti in modalità private equity? Per conoscere a fondo questa branca della finanza non serve guardare oltre il Triveneto: qui, nella provincia di Vicenza, da quarant’anni una società di investimenti si occupa proprio di questo. Roberto Meneguzzo fonda Palladio proprio a Vicenza nel 1980. Allora è un ragazzo di 24 anni, reduce dalla laurea in economia a Venezia e da specializzazioni e stage negli Stati Uniti. Probabilmente non sa che l’avventura appena iniziata sarà lunga e fruttuosa.

Meneguzzo concentra fin da subito le proprie attenzioni sulle pratiche di private equity. Queste sono operazioni di investimento (sia di capitali che di altre risorse) in società non quotate in Borsa. In genere hanno una durata medio-breve, massimo 6 anni, nei quali l’azienda target viene guidata verso il raggiungimento di precisi obiettivi di business.

Cosa si intende per private equity?

Il dizionario di Oxford la definisce una «tecnica di investimento consistente nel finanziare una società non quotata in Borsa ma dotata di elevate potenzialità di crescita, per poi disinvestire con lo scopo di ottenere plusvalenze dalla vendita della partecipazione azionaria». Per Roberto Meneguzzo e Palladio, però, è molto di più. Si tratta di un modo per aiutare aziende dal grande potenziale a diventare di successo.

Alcune tipologie di investimento in private equity riguardano:

  • start-up dal grande potenziale che hanno bisogno di partire col piede giusto;
  • aziende già affermate che si trovano in una situazione di dissesto finanziario e/o manageriale;
  • società che desiderano espandere il proprio mercato, allargare la fascia di prodotti e servizi offerti o diversificare la produzione;
  • aziende che necessitano di un riassetto dopo una vendita o un’acquisizione;
  • infine società che mirano alla quotazione in Borsa e quindi all’attrazione di grandi investitori.

In ognuno di questi casi, società come Palladio di Roberto Meneguzzo immettono liquidità e risorse manageriali nelle aziende target. In questa maniera non si tratta soltanto di investimenti economici, ma anche di risorse umane, know-how e tecniche imprenditoriali che vengono trasferite al fine di portare l’azienda al successo. Ottenuto l’obiettivo prefissato e raggiunto un certo profitto, le società di investimento chiudono l’operazione per dedicarsi alla prossima avventura.

Alcuni settori in cui Roberto Meneguzzo e Palladio brillano

La private equity era pressoché sconosciuta in Italia quando, nel 1980, Roberto Meneguzzo ha fondato la Palladio. Oggi nota come PFH, si tratta di una holding dal capitale superiore a 400 milioni di euro che continua a macinare successi in settori di investimento completamente diversi. In quarant’anni di attività, infatti, Meneguzzo ha spostato le proprie mire su ambiti diversificati che gli hanno permesso di seguire i trend di mercato e anticiparli.

Con la propria lungimiranza e la scelta di collaboratori illustri, Roberto Meneguzzo in Palladio ha raggiunto successi mai visti in settori come la logistica, la cleantech, l’energia tradizionale e quella rinnovabile. Ad oggi circa il 20% di PFH e delle sue società sussidiarie si dedica all’eolico e al fotovoltaico, con risultati che in Italia fanno ben sperare per questo settore ancora poco esplorato.

Ogni scelta viene compiuta grazie a un calcolato bilanciamento di esperienza manageriale, fiuto per gli affari e quell’istinto naturale che solo i migliori uomini e donne d’affari possiedono. Proprio a loro si rivolge Roberto Meneguzzo che in Palladio ha arruolato manager dal curriculum eccellente come Roberto Ruozi (dal 1999 presidente di PFH) e Giorgio Drago, che nella società ha militato per pochi anni ma ha lasciato un segno indelebile. Ma anche giovani menti brillanti, una generazione di imprenditori al di sotto dei 50 anni che ha portato una ventata di entusiasmo e novità tra le fila di Palladio.

Cosa c’è nel futuro di PFH

Secondo Roberto Meneguzzo in Palladio il futuro si chiama alternative asset management. Si tratta letteralmente di fondi alternativi, ancora una volta una tipologia di investimenti che in Italia non è ancora pienamente apprezzata. Strategie di investimento “liquide”, flessibili, che non rientrano negli asset tradizionali e per questo richiedono un rischio ma anche una professionalità più elevati.

Se qualcuno può riuscire in questo campo è Roberto Meneguzzo, con Palladio e gli imprenditori che ha contribuito a formare nel corso degli ultimi quarant’anni. Tra questi Nicola Iorio ed Enrico Orsenigo hanno ricoperto ruoli fondamentali nelle più importanti sussidiarie di PFH: Venice S.p.A. e VEI Green. Il figlio di Meneguzzo, Jacopo, è un altro dei nomi sui quali si punta in Palladio per un futuro sempre più ambizioso e di successo.

Prevedere il futuro del mercato finanziario non è possibile per chi non mastica numeri, grafici e quotazioni da quando era ragazzo. Ma per Roberto Meneguzzo questo è stato il pane quotidiano per quarant’anni e se c’è qualcuno che può fare investimenti audaci e incoraggiare la nuova generazione di manager, quello è l’imprenditore vicentino che nel 1980 fondò una piccola società dedita alla private equity.

Continua a leggere

I più letti