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Cronaca

VENEZIA VONGOLE PESCATE ABUSIVAMENTE: ARRESTI E SEQUESTRI IN TUTTA ITALIA

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L'illecita attività di pesca ha provocato gravi danni all'ecosistema lagunare poichè gli indagati hanno fatto sistematicamente ricorso a metodologie e strumenti di pesca vietati in

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Redazione

Venezia – Commercializzavano illecitamente, in italia ed all'estero, vongole pescate abusivamente nella laguna di Venezia, con sistemi ed attrezzi dannosi per l'ecosistema ed i fondali lagunari.
Dalle primissime ore di oggi, i finanzieri del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Venezia, coordinati dalla Procura di Venezia e con la collaborazione dei colleghi di Veneto, Lazio, Campania, Sicilia ed Emilia-Romagna, hanno dato avvio ad un'imponente operazione, per l'esecuzione di 40 ordinanze di misure cautelari (di cui 24 arresti), emesse dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Venezia nei confronti di altrettanti operatori del settore ittico e pescatori.
Le fiamme gialle stanno inoltre procedendo al sequestro di 3 centri di depurazione, lavorazione e spedizione utilizzati nell'illecita commercializzazione dei molluschi, nonchè di 16 imbarcazioni da pesca e di un "casone" (tipica costruzione lagunare su palafitte) antistante il porto di Chioggia, che costituiva la base per lo smistamento delle vongole, per un controvalore complessivo di circa 5.000.000 euro.
Ai responsabili vengono contestati i reati di associazione per delinquere, ricettazione, frode in commercio, falso ideologico in atto pubblico, danneggiamento aggravato.
Il risultato è il frutto di una complessa attività investigativa, durata oltre due anni e sviluppata con pazienti appostamenti, pedinamenti, intercettazioni, riprese video, localizzazioni e tracciamenti gps, che hanno permesso di tracciare e ricostruire accuratamente l'effettivo percorso industriale e commerciale delle vongole.
Gli inquirenti hanno anche accertato irregolarità nel trattamento di depurazione dei molluschi, nell'etichettatura (prodotti diversi per data di confezionamento, origine, qualità e provenienza rispetto a quanto dichiarato) e sotto il profilo dei requisiti di tracciabilità.
L'illecita attività di pesca ha provocato gravi danni all'ecosistema lagunare poichè gli indagati hanno fatto sistematicamente ricorso a metodologie e strumenti di pesca assolutamente vietati in laguna, quali "gabbie", "pompette" e "vibranti" che provocano il violento sommovimento dei fondali, alterando e danneggiando l'equilibrio degli organismi bentonici che vivono in questo delicato ambiente.
Per evitare i controlli, l'associazione a delinquere aveva organizzato un vero e proprio sistema di "pali" (c.d. "guardie"), posizionati in punti strategici della laguna, in modo tale da poter controllare i movimenti della Guardia di Finanza e delle altre forze di polizia.
Rilevante anche l'evasione fiscale commessa dai soggetti coinvolti nell'indagine i quali, anche per sopperire alla mancanza dei requisiti di tracciabilità sotto il profilo igienico-sanitario del prodotto ittico, molto spesso lo hanno commercializzato "in nero".
7 indagati sono stati sottoposti a custodia cautelare in carcere e 17 agli arresti domiciliari, mentre per altri 16 tra pescatori e "pali" è stato disposto l‟obbligo di dimora nei rispettivi comuni di residenza, con divieto di allontanarsi dalla propria abitazione dalle 22 alle 07.

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Trinitapoli, rubano 7 quintali di uva: due fratelli in manette

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I Carabinieri della Stazione di Trinitapoli hanno dato esecuzione nella mattinata odierna alla misura cautelare della custodia in carcere a carico di C.V., classe ’94, pregiudicato e del fratello C.G., classe ’98, anch’egli pregiudicato. I due malviventi, entrambi residenti a Trinitapoli, sono ritenuti responsabili del reato di furto aggravato. L’articolata attività d’indagine dei militari dell’Arma ha permesso di ricostruire i fatti criminosi commessi dagli arrestati, che hanno poi consentito all’A.G. di emettere il provvedimento di custodia in carcere e agli arresti domiciliari.
I fatti sono riconducibili al mese di luglio scorso, allorquando i due fratelli, dopo essersi introdotti all’interno di un vigneto, in località “Coppa Malva Felice” del comune di Trinitapoli, asportavano sette quintali di uva, dal valore complessivo di euro 800,00 ca., per poi dileguarsi a bordo di un’autovettura risultata in uso ad uno dei malfattori.
Le immediate indagini consentivano di individuare nei due fratelli gli autori del furto nonché di accertare che l’autovettura usata dagli stessi per caricare la refurtiva ed allontanarsi fosse riconducibile ad uno di essi.
Così come disposto dall’Autorità Giudiziaria, C.V. è stato tradotto presso il Carcere di Foggia mentre C.G. è stato sottoposto agli arresti domiciliari.
L’attività investigativa dell’Arma, si inquadra in una più ampia attività di controllo del territorio e di contrasto al deplorevole fenomeno dei furti all’interno delle aziende e dei terreni agricoli.

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Dipendenti pubblici, dal 15 ottobre si torna in presenza

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La modalità ordinaria di lavoro nelle Pubbliche amministrazioni dal 15 ottobre torna ad essere quella in presenza. Lo prevede il Dpcm firmato dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi.

Le Pa assicureranno che il ritorno in presenza avvenga in condizioni di sicurezza, nel rispetto delle misure anti Covid-19.

 “Con la firma del presidente del Consiglio decreto che fa cessare il lavoro agile come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nella Pubblica amministrazione, sottolinea, – afferma il ministro della Pubblica Amministrazione – si apre l’era di una nuova normalità e si completa il quadro avviato con l’estensione dell’obbligo di green pass a tutto il mondo del lavoro: dal 15 ottobre i dipendenti pubblici torneranno in presenza, e in sicurezza”.

“Con successivo decreto ministeriale, aggiunge, fornirò apposite indicazioni operative affinché il rientro negli uffici sia rispettoso delle misure di contrasto al Covid-19 e coerente con la sostenibilità del sistema dei trasporti. Nel frattempo, sono in corso le trattative per i rinnovi dei contratti pubblici, che garantiranno, una volta concluse, una regolazione puntuale dello smart working.

Non pregiudicare i servizi, avere strumenti tecnologici per comunicazioni sicure tra amministrazione e dipendenti come “una piattaforma digitale o un cloud” e piano per lo smaltimento degli arretrati. Sono alcune delle condizioni che saranno indicate nel decreto per il rientro graduale dei dipendenti pubblici in ufficio che sta preparando il ministro Renato Brunetta. Per il ricorso dello smart working nella pubblica amministrazione a partire dal 15 ottobre – e finché non arriveranno le regole con il rinnovo del contratto – si tornerà agli accordi individuali. 

Entro il 31 gennaio 2022, inoltre, ogni amministrazione dovrà presentare il Piano integrato di attività e organizzazione, all’interno del quale confluirà il Pola per il lavoro agile”. Con le regole e con l’organizzazione, conclude – “potrà finalmente decollare uno smart working vero, strutturato, ancorato a obiettivi e monitoraggio dei risultati, che faccia tesoro degli aspetti migliori dell’esperienza emergenziale e che assicuri l’efficienza dei servizi, essenziale per sostenere la ripresa del Paese, e la soddisfazione dei cittadini e delle imprese: il mio faro”. 

Su 3,2 milioni di dipendenti pubblici, 320mila, dunque il 10% dell’intera platea, non sarebbero ancora vaccinati. E’ la stima del governo contenuta nella relazione illustrativa che accompagna il Dpcm. 

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Fanpage, la Procura di Roma revoca il sequestro del video su Durigon

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Alla redazione di Fanpage.it è stata notificata la revoca del decreto di sequestro relativo all’inchiesta giornalistica sui fondi della Lega e sull’ex sottosegretario Claudio Durigon. Lo rende noto la stessa testata: “La Polizia Postale ha inviato alla direzione un nuovo provvedimento, firmato dalla Gip Claudia Alberti, dal procuratore della Repubblica Michele Prestipino Giarritta e dal procuratore aggiunto Angelantonio Racanelli, con cui si dispone la revoca delle misure che ci erano state notificate poco tempo prima”. 

Il direttore responsabile di Fanpage.it, Francesco Cancellato, ha spiegato in un video quanto accaduto: “Grazie.

È l’unica cosa che riusciamo a dire, dopo queste incredibili ventiquattro ore. La polizia postale ci ha notificato il decreto con cui la Procura di Roma ha disposto la revoca del sequestro preventivo e dell’oscuramento dei video relativi all’inchiesta Follow The Money sui fondi della Lega. Grazie, quindi. Perché senza l’enorme mobilitazione in difesa di Fanpage.it di colleghi, politici e di tanti, tantissimi cittadini, non crediamo che tutto questo sarebbe accaduto. Grazie, anche se non c’è nulla da festeggiare perché abbiamo semplicemente difeso un diritto che credevamo acquisito, quello della libertà della stampa, che invece ci era stato improvvisamente e incredibilmente negato”.

L’inchiesta di Fanpage risale ad alcuni mesi fa, ed aveva dato il via alle polemiche sull’allora sottosegretario all’Economia della Lega Durigon poi riaccese – fino alle dimissioni di fine agosto dall’esecutivo – dalla sua proposta di dedicare un parco di Latina, ora intitolato a Falcone e Borsellino, al fratello del duce, Arnaldo Mussolini. Nel video del giornale on line, ricorda la redazione, “l’onorevole Claudio Durigon diceva a un suo interlocutore che non bisognava preoccuparsi dell’inchiesta della procura di Genova sui 49 milioni di euro che la Lega avrebbe sottratto allo Stato italiano perché il generale della Guardia di Finanza ‘l’abbiamo messo noi'”.

Affermazioni che, secondo il decreto di sequestro del Tribunale capitolino, apparivano “lesive dell’immagine e della reputazione professionale e personale del comandante generale della Guardia di Finanza”, il generale Giuseppe Zafarana. La notizia del sequestro dell’inchiesta di Fanpage aveva suscitato ieri commenti allarmati da parte dell’Ordine dei giornalisti, della Fnsi e di esponenti politici di diversi partiti, dal Pd al M5s a Italia Viva.

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