Connect with us

Politica

Verona, l’ennesimo braccio di ferro Lega – M5s. Conte: “studino e poi parlino”

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Matteo Salvini dal palco del congresso della famiglia a Verona ribadisce che “la legge 194 non si tocca”.  Dice “no all’utero in affitto” e avverte: “Spadafora sblocchi le adozioni”, ma Di Maio replica: “Non conosce le regole” e accusa: “A Verona stile medievale”. Per le vie del centro della città oltre ventimila persone hanno partecipato al corteo femminista. Ma le organizzatrici di “Non una di meno” correggono: “Siamo in 100mila”.

E su Verona si consuma l’ennesimo braccio di ferro all’interno della maggioranza di governo. Se dal palco del Convegno della Famiglia il vicepremier Salvini difende la legge 194 sull’aborto ma attacca sulla questione utero in affitto. Dall’altra parte, a Roma, nella contro kermesse organizzata dal M5s Di Maio definisce i partecipanti del convegno come “fanatici in stile da Medioevo”.

Botta e risposta sul caso adozioni scatena l’ira di Conte – La tensione tra Lega e M5s era nell’aria e puntualmente è esplosa in serata tra Roma e Verona. Miccia per dar fuoco alle polveri è stato il tema adozioni. Matteo Salvini attacca prestando il fianco alle repliche al vetriolo di Luigi Di Maio e poi a una reprimenda del premier Giuseppe Conte: “Spadafora si occupi di rendere più veloci le adozioni, ci sono più di 30mila famiglie che attendono di adottare un bambino”, dice Salvini rispondendo piccato ad una intervista del sottosegretario grillino nella quale escludeva future alleanze con la Lega. Una veloce riflessione all’interno del Movimento e Di Maio replica seccamente: “Salvini legga bene le deleghe. Spadafora non c’entra. Quella sulle adozioni è in capo al ministro Fontana ed al presidente del Consiglio”.

La replica stizzita di Conte: “Studino e poi parlino” – E così effettivamente è. Ma a palazzo Chigi forse prevale una certa stanchezza per questo clima di perenne campagna elettorale interna alla maggioranza per cui il premier Giuseppe Conte prende carta e penna e si schiera con Di Maio: “la delega in materia di adozioni è attualmente ed è sempre stata in capo al ministro della Lega Fontana. Spetta quindi a Fontana adoperarsi – come chiesto da Salvini – per rendere le adozioni più veloci”, si legge in una nota chiarissima di palazzo Chigi. Ma non basta perché è evidente che le continue liti hanno ormai stancato il premier che bastona urbi et orbi la sua compagine: “rimane confermato che – si legge ancora nella parte più contundente della nota – bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare nei ministeri tutti i giorni e studiare le cose prima di parlare altrimenti si fa solo confusione”.

Salvini a Verona: “Orgoglioso di essere qui” – Il leader indiscusso dell’evento di Verona, e anche il più atteso, è il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini che va incontro a Di Maio quando dice che “la 194 non si tocca” ma che si smarca nuovamente e poi lo attacca col sorriso: “A qualche collega distratto di governo che pensa che qui dentro si guardi indietro dico che qui si prepara il futuro e se questo significa essere sfigato”, allora “sono orgoglioso di essere sfigato”. E lo fa con le spalle “coperte” dall’intervento di papa Francesco che ha ribadito il pensiero della Chiesa sul congresso: “corretto nella sostanza ma sbagliato nel metodo”. “E io sono un uomo di sostanza, e se il Santo Padre condivide la sostanza…”, dice Salvini mentre scrosciano gli applausi della sala. Controbilanciati però dalle decine di migliaia di persone che hanno sfilato per Verona contro il Congresso.

Ma Di Maio non è l’unico bersaglio del leader leghista, forte di un’accoglienza senza eguali. E, dopo il botta e risposta sul caso adozioni, ritorna agli albori del suo partito, prendendosela con i “comunisti, che esistono ancora, sono da difendere gli ultimi esistenti, rappresentanti di un passato che ha milioni di morti sulle spalle” e anche con “gli intellettuali di sinistra che anche se leggono più libri dei leghisti non li capiscono”, e indossa una maglietta blu con il disegno stilizzato di una mamma, un papà e due bambini. Ce n’è anche per i giornalisti, “che truccano le notizie, ma tanto oggi c’è la rete”.

Meloni: “Gli impresentabili sono quelli dell’utero in affitto” – Per i temi del Congresso c’è poco spazio, anche la leader di Fdi Giorgia Meloni fa il pieno di applausi parlando da unica segretaria donna di un partito e da mamma: “Ci hanno definiti retrogradi, sfigati, oscurantisti, impresentabili, ma impresentabili sono coloro che sono a favore dell’utero in affitto e chi tenta di bloccare lo sviluppo di ragazzini di 11 anni (con il farmaco Gender, ndr). Retrogradi sono quelli che vogliono che torni la censura in Italia facendo sì che un appuntamento come questo non possa essere celebrato”. E sulla 194 tuona: “Voglio dire che molte abortiscono perché non hanno alternative, perché non è autodeterminazione che c’è quando si può fare un’altra scelta”.

Insieme a Salvini arrivano sul palco anche i ministri della Scuola e della Famiglia. Equilibrato l’intervento di Marco Bussetti: “La scuola è aperta, inclusiva, plurale e voglio sottolineare che non sono in discussione i processi di emancipazione e i diritti acquisiti”. Ironico e pungente il contributo di Lorenzo Fontana, che gioca in casa: “Ricordo che Di Maio ha parlato di aiuti alle famiglie anche attraverso i coefficienti familiari. Bene Luigi, mo’ uagliò – gli manda a dire in dialetto – lo devi fare. Ora passa dalle parole ai fatti”.

Domenica la marcia che chiude il congresso – Il Palazzo della Gran Guardia si svuota dopo tanto clamore, pure la folla di curiosi che ha presidiato Piazza Brà per tutta la giornata si allontana insieme ai blindati delle forze dell’ordine. Se ne vanno quelli che erano venuti per applaudire Salvini e quelli che invece erano lì per criticarlo, chi difendeva il Congresso e chi lo ha osteggiato con striscioni e slogan. Restano solo i piccioni, che finalmente tornano padroni della piazza. L’appuntamento è per domenica, quando la Marcia delle Famiglie occuperà le strade di Verona, a conclusione della tre giorni del Congresso più controverso degli ultimi anni.

Editoriali

L’Italia e l’urlo di Munch: gigante salvaci tu!

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Una fra le varie analisi della celeberrima opera “L’Urlo di Munch”, quella di Sonia Cappellini per Storia dell’Arte, ha il pregio di suscitare nel lettore nuove interpretazioni ed una nuova simbologia del dipinto di Edward Munch.

Per chi scrive, quell’urlo ben sia conforme con il grido dell’Italia pensando al suo angoscioso futuro, grida per paura, per dolore e urla per rabbia. L’autrice dell’analisi nel farci notare il volto umano sfigurato, simbolicamente in quel volto non può che esserci il volto del “Belpaese”, completamente anch’esso sfigurato, deturpato, umiliato e vilipeso.

Quando, sempre l’autrice, descrivendo il dipinto dice che la figura “sembra a malapena mantenersi in posizione eretta, quasi non avesse spina dorsale” a noi il pensiero va a un’Italia depauperata, divisa tra mille interessi lobbistici, le numerose correnti, frazionismi e fazioni di partiti senza alcuna reale conoscenza del paese reale, i tanti carrieristi in lotta eterna per il potere, un fiume carsico di corruttori, corrotti ed evasori attraversando il sottosuolo della penisola e colate di lava di malcontento e conclamata povertà che si accumulano nelle periferie sia al nord che al sud pronti a divampare.
Per finire con la simbologia, il dipinto mostra “quell’essere umano” che mentre sostiene la testa sembra chiudere le orecchie e Sonia Cappellini commenta: “come se la stessa persona non fosse in grado di sostenere il grido che lei stessa sta emettendo”.

E’ proprio così, l’Italia chiude le orecchie perché, ahinoi, non è in grado di supportare oltre perchè l’Italia ha rotto gli argini e la “cloaca massima” nazionale ha invaso puri e duri.
Soccombono le istituzioni e gli organi di garanzia, langue la vita sociale e agonizza la giustizia. Anela la democrazia ed il diritto sta venendo mortificato.

La libertà di opinione si mette in forse, quella personale è in quarantena ed il variegato mercato dell’informazione si arricchisce sempre più di multiformi bancarelle di tg, riviste, giornali e talk show e carrozzoni vari. A questo punto è d’obbligo la riflessione: cosa s’intende veramente con neutralità e obiettività della stampa? In che misura c’entra la collocazione politica dei telegiornali?
Dice Paolo Del Debbio: “mille ragioni, mille opinioni” al che ci si sente autorizzati a dire: tanti telegiornali, tante collocazioni politiche e tante versioni dei fatti di cronaca.

E’ così? Più che la pandemia l’Italia teme il collasso delle istituzioni, il degrado ed il decadimento del sistema, della vita sociale. Il famoso dipinto dell’artista norvegese mostra un cielo al tramonto con linee di rosso sangue e sullo sfondo ci si intravedono due figure. Queste non vedono, non sentono, non accorrono. A questo punto l’Italia grida: Gigante pensaci tu. Draghi risponde: ci penso io; il cielo sorride e la speranza rinasce nei cuori di tutti.

Continua a leggere

Politica

Giorgetti: “Situazione migliora, maggio sarà mese di riaperture”

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

“La decisione sulle riaperture sarà presa probabilmente la prossima settimana dal Consiglio dei ministri”. Così il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, durante l’incontro al Mise con i rappresentanti di Fipe-Confcommercio, ricevuti dopo l’assemblea straordinaria organizzata in piazza San Silvestro a Roma in collegamento con 21 piazze d’Italia.

Il ministro, pur precisando che non è possibile indicare con certezza una data per le riaperture, ha però sottolineato che gli indicatori stanno migliorando e che “presumibilmente maggio sarà un mese di riaperture”.

Riaprire in sicurezza ristoranti a pranzo e a cena sfruttando gli spazi all’aperto. E’ questa l’ipotesi contenuta nella bozza delle linee guida sulle riaperture, che le Regioni – a quanto si apprende – sottoporranno giovedì al Governo alla Conferenza Stato-Regioni e che confermano le misure di protezione già in atto. Secondo il documento – che aggiorna le linee allegate al Dpcm di marzo – tali indicazioni dovranno essere compatibili col miglioramento dei dati, anche alla luce di una revisione dei parametri di valutazione. Parallelamente, si prevede anche una regolazione della ripartenza di palestre, cinema, teatri e musei.

Un gruppo di coordinamento delle Regioni sta lavorando anche ad una proposta per la revisione o aggiornamento dei parametri sulla valutazione del rischio epidemiologico attualmente in vigore. Tra le ipotesi c’è quella di inserire, tra i parametri, il numero di somministrazioni effettuate nelle singole Regioni. La prima bozza potrebbe essere presentata giovedìal Governo per un primo confronto alla Conferenza Stato-Regioni, quando dovrebbero anche essere anche presentate le linee guida sulla riapertura di attività economiche, condizionate proprio al miglioramento dei dati e alla luce di una revisione dei parametri.

“Io sono a favore di riaperture. Abbiamo dati in miglioramento, l’R0 è sceso, verosimilmente anche in questa settimana continuerà a scendere”. Quindi, “consolidando i risultati, a partire dal primo di maggio possiamo parlare di riaperture”. Lo ha detto il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, durante la trasmissione Agorà su Rai 3, sottolineando però che “dobbiamo controllare i dati e conservare quanto abbiamo guadagnato, per non rischiare di richiudere subito”.

“Un rallentamento delle restrizioni sarà possibile solo con contagi giornalieri al di sotto di 5.000 casi, mantenendo una larga capacità di testing e riprendendo il contact tracing per il controllo della diffusione dell’epidemia, i ricoveri in area Covid medica e intensiva largamente al di sotto delle soglie critiche, rispettivamente 40% e 30%, e la vaccinazione completata almeno per i soggetti fragili e gli ultra 60enni, categorie a più alto rischio di ricovero e mortalità”. Lo scrivono al governo diverse sigle sindacali mediche. Per le organizzazioni di lavoratori, “ogni prematuro allentamento delle restrizioni potrebbe mettere a rischio tanto la vita dei pazienti affetti da Covid-19”.

Continua a leggere

Politica

Contratto Rider, Arenare (Sinlai): “La toppa è peggio del buco”

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Dopo polemiche e proteste dei rider, un settore che più di altri è cresciuto ed è diventato centrale durante l’emergenza sanitaria, si è arrivati ad un accordo tra sindacati e JustEat, finalizzato ad inquadrare questi lavoratori nel contratto Trasporto merci e Logistica.

Tuttavia la soluzione sembra tutt’altro che soddisfacente, ai fini di dare dignità al comparto. A denunciarlo è Valerio Arenare, segretario nazionale del Sinlai: “Mi verrebbe da dire che la toppa è peggio del buco. Questo contratto, infatti, è pieno di criticità: innanzitutto prevede i rider come lavoratori part-time a 10 ore settimanali, per uno stipendio totale di 200 euro; inoltre esclude dalla copertura coloro che abbiano la macchina. Ciò – continua Arenare – ha fatto sí che la maggior parte dei rider voglia restare autonoma, rivendicando il diritto a lavorare di più e, ciononostante, ad essere tutelato”.

Continua a leggere

I più letti