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Verso il governo Frankenstein: Fico (M5s) e Alberti Casellati (FI) presidenti delle Camere

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Roberto Fico (M5s) e Maria Elisabetta Alberti Casellati (Forza Italia) sono stati eletti, rispettivamente, presidente della Camera e presidente del Senato. Fico ha ottenuto 422 voti, Alberti Casellati 240.

Roberto Fico

C’è da scommettere che, mentre la prospettiva di diventare l’uomo chiamato a guidare la Camera nella XVIII legislatura diventava sempre più concreta, la memoria di Roberto Fico sia andata a quello stesso giorno di 5 anni fa, quando, alla sua prima apparizione a Montecitorio, il deputato napoletano era stato candidato dai 5 Stelle e poi sconfitto da Laura Boldrini..
Laureato in Scienze della Comunicazione, è uno dei fondatori dei primi meet up di Beppe Grillo, a Napoli, nel 2005. All’epoca, ricorda il Corriere, si arrabatta tra i lavori di tour operator, operatore di call center, responsabile della comunicazione per un ristorante, importatore di tessuti dal Marocco. Dopo la laurea all’Università di Trieste con una tesi dal titolo ‘Identità sociale e linguistica della musica neomelodica napoletana’, riporta neXt Quotidiano, Fico racconta nella biografia del sito ufficiale e nel curriculum pubblicato su Rousseau, la piattaforma del M5s, di aver conseguito successivamente un Master in ‘Knowledge management’ organizzato “dai politecnici di Palermo, Napoli e Milano”. Durante questo ‘master’ Fico scrive di aver avuto la possibilità “di approfondire gli studi sulla gestione e sulla distribuzione del capitale umano e della conoscenza all’interno delle aziende private, delle organizzazioni no-profit e del settore pubblico”. Secondo neXt Quotidiano “non esistono né un Politecnico di Napoli né un Politecnico di Palermo. A notare l’incongruenza è stato su Twitter Alfonso Fuggetta, che è docente proprio al PoliMi. L’ufficio stampa del Politecnico di Milano ha confermato a neXt Quotidiano che il Politecnico di Milano non ha mai erogato un master in ‘Knowledge Management’ ma di aver partecipato a un progetto finanziato dal Ministero del Lavoro che prevedeva interventi formativi per 150 giovani disoccupati laureati in discipline umanistiche e comprendeva cinque percorsi formativi tra cui appunto “knowledge management”. Ma non si trattava di un master. Nel 2005, ricostruisce La Stampa, è tra i fondatori del Meetup Amici di Beppe Grillo a Napoli. Nel 2010 si candida presidente della Regione Campania e nel 2011 tenta la corsa a sindaco di Napoli. A dicembre dell’anno successivo è primo alle Parlamentarie del M5S nella Circoscrizione Campania 1 e grazie a 228 preferenze ottenute sul web viene candidato in prima posizione nella lista bloccata del M5s della circoscrizione. Alle elezioni politiche del 2013 è eletto nella XVII legislatura alla Camera dei Deputati, poi riconfermato il 4 marzo 2018. Con i 5 Stelle è stato membro della Commissione di Vigilanza Rai, ma soprattutto è il punto di riferimento degli ortodossi e di chi vuole mantenere un presidio contro eventuali derive a destra. Che si verificano puntualmente, sia sui temi dell’immigrazione, sia su quelli delle alleanze. Anche nella gestione interna del Movimento, Fico prova a ritagliarsi un ruolo, appunto, da ortodosso, cercando di fare in modo che M5S resti fedele alle intenzioni delle origini, con una gestione collegiale e democratica.Vi garantisco che mai noi saremo alleati con la Lega anche dopo il voto: siamo geneticamente diversi (Roberto Fico, gennaio 2018). All’epoca della nomina a capo politico di Luigi Di Maio è protagonista dello strapoo alla festa di Rimini, dove si rifiuta di salire sul palco, salvo tornare nei ranghi dopo un duro confronto con Grillo. Secondo il Corriere è un modo per premiarne la fedeltà, ma anche di depotenziarlo e dissuaderlo da prese di posizioni polemiche nel caso, ormai decisamente probabile, di alleanze politiche con la Lega Nord.

 

Maria Elisabetta Alberti Casellati

Nata a Rovigo 71 anni fa, una laurea in diritto canonico alla Pontificia Università lateranense, Maria Elisabetta Alberti Casellati, questo il nome completo, è nata a Rovigo è alla sua sesta legislatura, sempre al fianco di Silvio Berlusconi nelle file prima del Popolo della Libertà e poi di Forza Italia. La presidentessa del Senato, prima donna nella storia della Repubblica a ricoprire la seconda carica dello Stato, è stata ricercatrice universitaria di Diritto canonico ed ecclesiastico all’Università di Padova ed è iscritta all’Ordine degli avvocati di Padova. È un affermato avvocato matrimonialista. Nel partito azzurro di Berlusconi sin dal primo giorno, Casellati è stata componente del Collegio nazionale dei probiviri, dirigente nazionale del Dipartimento sanità di Forza Italia e vice dirigente nazionale dei dipartimenti di Forza Italia. Nel 1994 è segretaria di Forza Italia al Senato. Dal 2001 al 2002 è vice capogruppo sempre e dal 2002 al 2005 vice capogruppo vicario. Tra il 2006 e il 2008 è nuovamente vice presidente del gruppo al Senato. È considerata molto vicina, dentro al partito, a Renato Schifani, già presidente del Senato. Eletta per la prima volta senatrice nel 1994, è rieletta nel 2001, 2006, 2008, 2013 e 2018. Ha svolto numerosi incarichi politici: sottosegretario alla Salute nel 2004 e nel 2005, poi sottosegretario alla giustizia dal 12 maggio 2008 al 16 novembre 2011. Nel 2013 è eletta nel Consiglio di presidenza del Senato come segretario d’aula. Dal 14 gennaio 2014 è capogruppo di Forza Italia nella giunta delle Elezioni e del regolamento e della I commissione Affari costituzionali del Senato. Il 15 settembre 2014 è stata eletta dal Parlamento in seduta comune (489 voti) membro del Csm in quota Forza Italia con una maggioranza pari a 3/5 dei votanti. Si è detta recentemente favorevole a che i carcerati possano incontrare periodicamente mogli o compagne, anche per evitare – aveva spiegato – che ci siano contatti innaturali tra loro dietro le sbarre. Lo racconta il quotidiano Avvenire: “Più recentemente si è esposta condividendo anche parte del programma della Lega sulla sicurezza. ‘Vogliamo che siano perseguiti realmente i reati che provocano allarme sociale e che le pene siano certe e scontate fino in fondo: nessuno pensi che il nostro sia il Paese dell’impunità. E poi voglio dire una cosa con forza: la legittima difesa è sempre legittima. Chi viola una proprietà privata deve sapere che rischia una reazione. La legge attuale è insufficiente, va cambiata. Sarà il primo disegno di legge che presenterò'”. Il quotidiano della Cei ricorda le battaglie a sostegno della famiglia e contro le unioni tra presone dello stesso sesso. “Il legislatore sostiene che l’unione fra persone dello stesso sesso va inserita fra le formazioni sociali, con riferimento agli articoli 2 e 3 della Costituzione. Perfetto, ma poi – aveva obiettato – vediamo che tutti i rimandi, martellanti, sono all’articolo 29 e alla disciplina della famiglia. Si è fatto un giro tortuoso per giungere, senza dirlo, al matrimonio, ma questo pone seri profili di costituzionalità perché va contro l’articolo 29 della nostra Carta”.

Il primo marzo scorso in una intervista al sito ‘In Terris’ aveva parlato dei temi della sicurezza e della giustizia. Queste alcune delle sue affermazioni.

“Vogliamo una giustizia efficiente e certa, che significa tempi brevi nei processi. Le disfunzioni attuali del processo civile allontanano gli investitori e costano ai cittadini 16 miliardi di euro all’anno. Un danno pesante per l’economia e per le famiglie, che andremo ad eliminare. Vogliamo che siano perseguiti realmente i reati che provocano allarme sociale e vogliamo che le pene siano certe e scontate fino in fondo, perché nessuno possa pensare che il nostro sia il Paese dell’impunità, dove chi delinque comunque se la possa cavare”.

“Bisogna intendersi su quali siano i reati meno offensivi. Spesso sento parlare di microcriminalità per reati che ‘micro’ non sono. Se una pensionata viene derubata della sua pensione sociale, perde la sua sopravvivenza”.

“La difesa, lo voglio dire con forza, è sempre legittima. Chi viola una proprietà privata deve sapere che rischia una reazione sempre legittima. La legge attuale è insufficiente, va cambiata. Questo sarà il primo disegno di legge che presenterò, ove eletta, in Senato, perché è inaccettabile che la nostra sia una giustizia capovolta, nella quale chi è aggredito, chi è vittima e si difende in casa, chi lavora per proteggerci, debba poi difendersi anche in Tribunale. Avere giustizia significa attuare il primo dei diritti perché se la libertà è il maggior bene individuale, la giustizia è il maggiore bene sociale”.

“Dobbiamo liberarci non solo dall’oppressione giudiziaria, ma anche da quella fiscale e burocratica. Dobbiamo riorganizzare la macchina dello Stato secondo il principio della pari dignità fra la Pubblica Amministrazione e il cittadino, tagliando tutti gli adempimenti inutili, inserendo l’autocertificazione preventiva delle iniziative in ambito privato, evitando le lungaggini che disincentivano gli investimenti e tagliando le lunghe catene burocratiche, troppo spesso fonte di clientela e di corruttela”.

“Il reddito di dignità è la nostra risposta. Lo Stato pagherà una somma mensile per permettere ai meno abbienti di vivere dignitosamente. Inoltre, ci occuperemo della loro formazione con corsi specifici per inserirli nel mondo delle imprese. Aiuteremo anche i pensionati, abbandonati da questo governo, innalzando tutte le pensioni minime a 1000 euro”.

Dal 2008 al 2011 è approdata al ministro della Giustizia come vice di Angelino Alfano occupandosi di giustizia civile, edilizia penitenziaria e giustizia minorile. Lo ricorda Il Corriere della Sera. Un volto “amico” al Senato. Oltre ai buoni rapporti con i colleghi parlamentari, la neo presidente del Senato conta da anni su una rete di rapporti di cordialità con la struttura di Palazzo Madama. La sua segretaria è sempre la stessa e l’ha seguita anche nella parentesi al Csm. Fino a ieri ha mangiato insieme ai suoi collaboratori nel tavolo comune del ristorante del Senato. Dice di lei un suo affezionato collaboratore: “È inflessibile con se stessa e pretende il massimo dagli altri». La senatrice è sposata e ha due figli: uno fa il direttore d’orchestra e l’altra l’avvocato”. Molto attiva su Facebook, ha invece praticamente abbandonato Twitter nel 2014.

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Giorgetti: “Situazione migliora, maggio sarà mese di riaperture”

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“La decisione sulle riaperture sarà presa probabilmente la prossima settimana dal Consiglio dei ministri”. Così il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, durante l’incontro al Mise con i rappresentanti di Fipe-Confcommercio, ricevuti dopo l’assemblea straordinaria organizzata in piazza San Silvestro a Roma in collegamento con 21 piazze d’Italia.

Il ministro, pur precisando che non è possibile indicare con certezza una data per le riaperture, ha però sottolineato che gli indicatori stanno migliorando e che “presumibilmente maggio sarà un mese di riaperture”.

Riaprire in sicurezza ristoranti a pranzo e a cena sfruttando gli spazi all’aperto. E’ questa l’ipotesi contenuta nella bozza delle linee guida sulle riaperture, che le Regioni – a quanto si apprende – sottoporranno giovedì al Governo alla Conferenza Stato-Regioni e che confermano le misure di protezione già in atto. Secondo il documento – che aggiorna le linee allegate al Dpcm di marzo – tali indicazioni dovranno essere compatibili col miglioramento dei dati, anche alla luce di una revisione dei parametri di valutazione. Parallelamente, si prevede anche una regolazione della ripartenza di palestre, cinema, teatri e musei.

Un gruppo di coordinamento delle Regioni sta lavorando anche ad una proposta per la revisione o aggiornamento dei parametri sulla valutazione del rischio epidemiologico attualmente in vigore. Tra le ipotesi c’è quella di inserire, tra i parametri, il numero di somministrazioni effettuate nelle singole Regioni. La prima bozza potrebbe essere presentata giovedìal Governo per un primo confronto alla Conferenza Stato-Regioni, quando dovrebbero anche essere anche presentate le linee guida sulla riapertura di attività economiche, condizionate proprio al miglioramento dei dati e alla luce di una revisione dei parametri.

“Io sono a favore di riaperture. Abbiamo dati in miglioramento, l’R0 è sceso, verosimilmente anche in questa settimana continuerà a scendere”. Quindi, “consolidando i risultati, a partire dal primo di maggio possiamo parlare di riaperture”. Lo ha detto il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, durante la trasmissione Agorà su Rai 3, sottolineando però che “dobbiamo controllare i dati e conservare quanto abbiamo guadagnato, per non rischiare di richiudere subito”.

“Un rallentamento delle restrizioni sarà possibile solo con contagi giornalieri al di sotto di 5.000 casi, mantenendo una larga capacità di testing e riprendendo il contact tracing per il controllo della diffusione dell’epidemia, i ricoveri in area Covid medica e intensiva largamente al di sotto delle soglie critiche, rispettivamente 40% e 30%, e la vaccinazione completata almeno per i soggetti fragili e gli ultra 60enni, categorie a più alto rischio di ricovero e mortalità”. Lo scrivono al governo diverse sigle sindacali mediche. Per le organizzazioni di lavoratori, “ogni prematuro allentamento delle restrizioni potrebbe mettere a rischio tanto la vita dei pazienti affetti da Covid-19”.

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Contratto Rider, Arenare (Sinlai): “La toppa è peggio del buco”

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Dopo polemiche e proteste dei rider, un settore che più di altri è cresciuto ed è diventato centrale durante l’emergenza sanitaria, si è arrivati ad un accordo tra sindacati e JustEat, finalizzato ad inquadrare questi lavoratori nel contratto Trasporto merci e Logistica.

Tuttavia la soluzione sembra tutt’altro che soddisfacente, ai fini di dare dignità al comparto. A denunciarlo è Valerio Arenare, segretario nazionale del Sinlai: “Mi verrebbe da dire che la toppa è peggio del buco. Questo contratto, infatti, è pieno di criticità: innanzitutto prevede i rider come lavoratori part-time a 10 ore settimanali, per uno stipendio totale di 200 euro; inoltre esclude dalla copertura coloro che abbiano la macchina. Ciò – continua Arenare – ha fatto sí che la maggior parte dei rider voglia restare autonoma, rivendicando il diritto a lavorare di più e, ciononostante, ad essere tutelato”.

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Ddl Zan – legge contro l’omofobia, Luca Maria Lo Muzio Lezza (Volt Italia): “Ecco perchè è necessaria” – L’intervista

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La proposta di legge contro l’omofobia del deputato Pd Alessandro Zan è stata approvata in prima lettura dalla Camera dopo mesi di emendamenti e polemiche. Ora se passerà anche al Senato l’articolo 604 del codice penale sarà modificato.

La proposta di legge introduce la specifica del reato contro chi istiga e chi commette atti di discriminazione fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità” prevedendo pene fino a 4 anni di carcere. Si istituirebbero poi iniziative, da svolgere ogni 17 maggio nel corso della giornata nazionale contro l’omofobia, dedicate alla promozione della cultura del rispetto e dell’inclusione nonché al contrasto dei pregiudizi delle discriminazioni.

Il ddl prevede anche che le scuole di ogni ordine e grado dovranno inserire nella propria offerta formativa programmi di sensibilizzazione a questo tipo di discriminazioni. Infine la destinazione di 4 milioni l’anno per dei centri contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere, per prestare assistenza legale, sanitaria, psicologica, ed anche alloggio e vitto alle vittime dei reati di odio e discriminazione.

Il video servizio sul ddl Zan trasmesso a Officina Stampa del 25/03/2021

La battaglia parlamentare per l’approvazione di questa legge si sposta ora al Senato dove i numeri della maggioranza a favore saranno molto più limitati e, se saranno apportati emendamenti, il testo dovrà necessariamente tornare al vaglio della Camera.

L’intervista a Luca Maria Lo Muzio Lezza – Regional Lead Lazio Volt Italia

Officina Stampa del 25/03/2021 – L’Intervista

Una legge inutile per le forze di centrodestra e per la CEI che ritengono le attuali norme già in grado di colpire episodi di discriminazione e di violenza, anche di questo tipo ad esempio inserendo le aggravanti “per futili motivi”, senza dunque dover introdurre una legge apposita che sarebbe orientata ideologicamente ad imporre un punto di vista sulla realtà, cancellando di fatto posizioni differenti. In pratica si lamenta il solito pericolo dell’interpretazione della legge da parte del giudicante esponendo così legittime affermazioni di libertà di opinione al rischio di essere tacciate di omofobia.
Se si afferma che un bambino ha diritto ad un papà e ad una mamma si è omofobi oppure no? Se si sostiene che non è legittimo “reperire” all’ estero un figlio partorito su commessa da una donna si è omofobi o no?

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