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Viterbo

VETRALLA, BILANCIO DI PREVISIONE: IL CONSIGLIERE FERRARA A 360 GRADI SU IMU, TASI, TARI, ADDIZIONALE IRPEF E BILANCIO

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Tempo di lettura 6 minuti Ferrara: "Non c'è che dire. Il giusto epitaffio sul fallimento e sull'arroganza di questa maggioranza."

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di Gennaro Giardino
 
Vetralla (VT) – Di seguito pubblichiamo una nota di Giulio Ferrara consigliere comunale vetralla benecomune.
 
Ecco la nota:
 
"Come cerco di fare sempre provo a raccontarvi quello che succede nel consiglio comunale e quali siano le nostre proposte.
Le ultime settimane dell'attività amministrativa, compresi gli ultimi due consigli comunali che si sono svolti l' 8 e il 26 settembre, sono stati inevitabilmente incentrati sul bilancio di previsione (ad ottobre, va be) e sui tributi propedeutici al bilancio.
 
IMU e TASI
 
L'IMU e la TASI, nonostante si paghino entrambe sull'immobile di proprietà in base alla rendita catastale, sono due tasse diverse. La TASI infatti va a coprire parte dei costi dei servizi indivisibili (servizi di anagrafe, illuminazione pubblica, polizia locale etc etc). Nonostante questo sono legate tra loro dalla legge che prevede un limite sulla somma delle due imposte.Quest'anno le abitazioni principali non pagano l'IMU, ma pagano comunque la TASI che non può superare il 2.5 mentre la somma di IMU e TASI sullo stesso immobile non può superare il 10.6. Dati questi limiti, riuscite ad indovinare l'amministrazione Aquilani che aliquote ha fissato? Il massimo, ovviamente. L'unica eccezione è per una minima differenziazione per la TASI sulla prima casa che va dal 2 per rendite inferiori a 300 euro al 2.5 per rendite che superano i 400 euro, passando per il 2.25 per le rendite che sono nella fascia di mezzo. Seconde case (senza alcuna detrazione per i comodati d'uso gratuito tra padri e figli, per esempio) che pagano 10.6 di IMU ed immobili produttivi/commerciali che pagano 8.10 di IMU e 2.5 di TASI, si ritrovano tutte con il 10.6 massimo consentito dalla legge.C'è anche un'altra eccezione e riguarda le case di lusso (palazzi di pregio, castelli e ville) che pagano l'imu al 5.5 (con una detrazione di 200 euro) e NON pagano la TASI. Secondo noi andava messa la TASI anche sulle abitazioni di lusso, visto che è una tassa per dei servizi di cui beneficiano anche, anzi soprattutto, i possessori di abitazioni di lusso, e andava usato il maggior gettito per poter ridurre la tassazione sulle altre categorie, per esempio sugli immobili commerciali, visto che i commercianti già se la passano male a causa della crisi. Insomma anche quest'anno, come già lo scorso anno con la mini imu, abbiamo il poco invidiabile record per quanto riguarda la tassazione sugli immobili, grazie ad una amministrazione Aquilani che non riesce a quadrare un bilancio senza dover mettere al massimo consentito dalla legge tutti i tributi.
 
TARI
La TARI è la tassa che va a coprire i costi del servizio di gestione e smaltimento dei rifiuti che nel suo complesso costa alla collettività ben 2 milioni di euro. Nei giorni scorsi sono usciti comunicati stampa della maggioranza che sbandierava come un proprio successo il fatto che si pagherà un po' meno dello scorso anno. E' sicuramente un buon risultato, ma è stato ottenuto in gran parte grazie al fatto che l'ufficio tributi ha recuperato una bella somma dall'evasione fiscale (vanno ai tecnici comunali i nostri complimenti per l'ottimo lavoro) a cui si aggiunge anche una diminuzione della produzione complessiva di rifiuti. Quello su cui invece poteva, e doveva, intervenire la parte politica era sull'aumento della differenziata così da ridurre i costi di smaltimento in discarica e quindi la TARI.
Anche in questo caso è evidente il fallimento totale dell'amministrazione Aquilani che in tre anni non è riuscita ancora a combinare nulla per quanto riguarda i rifiuti. Un bando, che ancora non concluso, la cui gestazione è durata anni con vari ripensamenti e titubanze dell'assessore, cambi di rotta improvvisi, sperimentazioni tipo IGENIO servite solo a perdere altro tempo e soldi (10.000 euro).Il risultato è che mentre altri comuni hanno cominciato a raggiungere buone percentuali di differenziata, noi ancora oggi,nel 2014, siamo fermi ad un RIDICOLO 15.09%. E alla fine la cattiva politica si traduce inevitabilmente in tasse per i cittadini vetrallesi che con la TARI andranno a pagare anche i 655.260 euro che spendiamo per lo smaltimento di quel 85% di indifferenziato che produciamo.
 
ADDIZIONALE IRPEF
Come già negli anni scorsi anche quest'anno è stata confermata l'aliquota unica allo 0.8. Non ci crederete mai, ma anche in questo caso è giusto giusto il massimo consentito dalla legge. Altro bel biglietto da visita per l'amministrazione Aquilani che nonostante gli impegni presi negli scorsi anni non riesce a differenziare in base alle fasce di reddito, come vorremmo fare noi per agevolare chi guadagna meno.E proprio a tal proposito ho presentato un emendamento al bilancio. Prima di illustrarvelo una premessa doverosa.
Fare il bilancio di previsione ad ottobre capite bene che è una cosa piuttosto ridicola, visto che buona parte dei soldi in realtà sono già stati spesi. Questo di fatto rende anche molto complicato intervenire con emendamenti da parte nostra, a maggior ragione dati i tempi strettissimi (al limite di legge) che la maggioranza ci ha concesso.Ovviamente ci sarebbe da fare un discorso più strutturale sul bilancio (poi ci torno) che non si può fare certo quando i buoi sono ormai fuggiti dal recinto. Rimane quindi solo la possibilità di piccole correzioni che mandano un segnale. Nel nostro caso l'obiettivo era di mandare un segnale nella direzione di una fiscalità che non sia lineare come a Vetralla dove tutti pagano il massimo consentito, ma che invece tenga conto di chi ha più difficoltà.
Abbiamo quindi proposto di mettere la TASI sulle abitazioni di lusso dallo 0 allo 0.8 per i motivi detti prima e di eliminare il capitolo di spesa destinato alle donazioni agli enti religiosi visto che godono di agevolazioni fiscali previste dallo Stato centrale. Il gettito di tutto questo lo avremmo destinato ad abbassare l'aliquota IRPEF per lo scaglione di reddito più basso (0-15.000 euro). E' stato bocciato con il voto a favore solo dei 5 consiglieri di minoranza.
 
IL BILANCIO
Come dicevo prima, parlare di bilancio di previsione ad ottobre è come guardare una partita registrata sapendo già il risultato: puoi agitarti quanto vuoi, ma quello che vedi è già successo e la batosta inevitabile visto che Vetralla schiera in campo una squadra di assessori e un sindaco i cui fallimenti sono ormai storia (ero minorenne e sindaco e giunta erano più o meno gli stessi di oggi). La speranza è che Vetralla la prossima volta decida di schierare una squadra diversa. In attesa di tempi migliori c'è però il presente e il futuro prossimo che in questo caso è rappresentato dal bilancio di previsione 2014.Un bilancio in cui ha un peso enorme tutto quello che è legato ai servizi sociali che secondo noi rappresentano una spesa così elevata da meritare un' attenzione particolare.
In consiglio ho fatto notare che è l'unico settore in cui la spesa rispetto allo scorso anno è aumentata. Tutti, in tempi di crisi, hanno cercato di ridurre le spese, tranne i servizi sociali che, tra mensa, asilo nido e ludoteca vede un aumento di spesa di circa 45.000 euro.
Nello specifico la mensa della scuola materna passa da 158.500 a 174.910, l'asilo nido da 307.000 a 328.850 e la ludoteca da 103.573 a 111.083.L'assessore Zelli ritiene siano dovuti unicamente agli adeguamenti contrattuali, risposta che, dato l'importo in questione, mi lascia qualche dubbio.Sia chiaro che nessuno mette in discussione il ruolo importantissimo che ricoprono servizi quali asilo, ludoteche, campi solari, mense. L'idea però che ci siamo fatti, vedendo le cifre che spendiamo e confrontandole con quello che succede in altri comuni, è che forse si potrebbero ottenere gli stessi servizi spendendo molto meno.In consiglio ho portato l'esempio della ludoteca comunale, servizio importante che però costa più di 110.000 euro all'anno. Ho preso a caso cercando su google i primi capitolati che ho trovato ed è uscito fuori che a Firenze, così come a Cascina (Pisa), riescono a coprire più o meno le stesse ore che copre la ludoteca di Vetralla con un costo molto più basso.
 
Forse si potrebbe, a parità di servizi resi alla cittadinanza, risparmiare quei soldi che potrebbero servire a creare un sistema tributario più equo, che abbia più attenzione per le fasce di cittadini più in difficoltà. Un sistema anche più trasparente e più rispettoso della dignità delle persone dal momento che, come ho detto più volte anche in consiglio, secondo noi è meglio non far pagare per niente una tassa a chi non la può pagare piuttosto che dargli i soldi per pagarla. Il beneficio è immediato, è nero su bianco e si evita il passaggio attraverso l'assessorato dei servizi sociali. Certo è che non fare bandi, andando in proroga nell'affidamento della gestione dei servizi, e non dotarsi di un regolamento per i contributi non aiuta a sgombrare il campo dai dubbi e dalle perplessità.
Proprio per questo il consiglio si è concluso con una mozione, firmata olte che da me anche dagli altri consiglieri di minoranza e da Mauro Patrignani che di recente ha rinunciato alla delega all'agricoltura, in cui si chiedeva conto all'assessore Zelli e all'assessore Bacocco del proprio operato, da noi ritenuto ampiamente insufficiente.La risposta, così chiudiamo con una nota di colore, cosa d'altra parte inevitabile quando c'è di mezzo Vittori, è stata degna di questa maggioranza. Il capogruppo Vittori si è alzato ed ha cominciato a leggere l'elenco interminabile delle interrogazioni fatte da noi dell'opposizione ai due assessori negli ultimi tre anni.Probabilmente l'intento, oltre quello di poter permettere a Vittori di avere l'attenzione di qualcuno per più di 5 minuti, era di dimostrare come le questioni sollevate dalla minoranza fossero già state affrontate dai due assessori. In realtà non ha fatto altro che confermare che sono tre anni che chiediamo le stesse cose, chiediamo chiarezza senza ottenerla.Era dai tempi di "Gassman legge l'elenco telefonico" che non si vedeva qualcosa di simile. Solo che in quel vecchio skatch televisivo c'era un grandissimo attore che si prendeva talmente poco sul serio da leggere un elenco di numeri di telefono come se fossero dei versi importantissimi. In questo caso invece abbiamo assistito alla performance di un pessimo politico che si prende cosi esageratamente sul serio da leggere l'elenco di importanti questioni sollevate in consiglio comunale come se fossero stronzate qualsiasi.
Non c'è che dire. Il giusto epitaffio sul fallimento e sull'arroganza di questa maggioranza."

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Cronaca

Civita Castellana, usa la carta Postamat del reddito di cittadinanza per rifornire gli automobilisti al self service

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58enne di Ronciglione denunciato per truffa

CIVITA CASTELLANA (VT) – Usa la carta Postamat dove riceve il reddito di cittadinanza per rifornire di carburante gli automobilisti al distributore self service. E’ accaduto a Civita Castellana in provincia di Viterbo dove i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile, durante un servizio di controllo del territorio, hanno sorpreso un cinquantottenne, residente a Ronciglione, mentre utilizzava la propria carta postamat, dedicata esclusivamente alla ricezione del reddito di cittadinanza, per effettuare rifornimenti ad altri automobilisti, facendosi poi consegnare il corrispettivo del carburante introdotto in contante.

L’uomo è stato deferito a piede libero per truffa e la carta Postamat è stata posta sotto sequestro.

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Cronaca

Tarquinia, la Pro Loco e l’Airc in piazza per l’Azalea della ricerca

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Le mattine del 7 maggio, al civico 19 di via Giuseppe Garibaldi, e dell’8 maggio, a piazza Cavour

TARQUINIA (VT) – L’Azalea della Ricerca colora Tarquinia. Le mattine del 7 e dell’8 maggio i volontari della Pro loco Tarquinia e della Fondazione Airc per la ricerca sul cancro saranno in piazza per distribuire le piante con una donazione di 15 euro.

“Il 7 maggio saremmo nella nostra sede al civico 19 di via Giuseppe Garibaldi, mentre l’8 maggio, per la festa della mamma, allestiremo la postazione in piazza Cavour, di fronte a palazzo Vitelleschi – fanno sapere dalla Pro loco Tarquinia -. Abbiamo accolto con piacere l’invito dell’Airc di partecipare alla campagna di solidarietà. Siamo certi che i cittadini tarquiniesi sapranno rispondere con grande generosità”.

In 38 anni di vita l’Azalea della Ricerca è diventata il simbolo della festa della mamma. Un fiore speciale da regalare a tutte le donne e un prezioso alleato per la salute al femminile che ha permesso nel tempo di raccogliere oltre 280 milioni di euro. Questi fondi hanno consentito ai migliori scienziati oncologici di lavorare senza interruzioni, nel tentativo di diagnosticare più precocemente tutte le forme di cancro e di curare con maggiore efficacia tutte le pazienti.

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Castelli Romani

Volsca, i motivi della “disfatta” della BPL

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Epilogo di una storia tutta italiana

Il lungo contenzioso tra la Volsca Ambiente e Servizi SPA (municipalizzata che gestisce la raccolta e il trasporto dei rifiuti per vari comuni tra cui Velletri, Albano Laziale, Lariano e da ultimo anche Genzano) e la Banca Popolare del Lazio finisce con una sentenza della Corte D’Appello che condanna l’istituto di credito a restituire alla Volsca circa 1 milione e 300 mila euro, somma che di recente la Banca ha provveduto a restituire.

Si conclude quindi con un nulla di fatto, quello che di fatto è risultato come un tentativo della Banca Popolare del Lazio di avvantaggiarsi rispetto agli altri creditori concorsuali, con un’azione giudiziaria che aveva trovato un provvisorio accoglimento da parte della sezione imprese del Tribunale di Roma.

La sentenza in appello di fine gennaio del 2022, ha dunque spento ogni velleità della Banca, riequilibrato le posizioni giuridiche di tutti i creditori fallimentari, ribaltando completamente quella di I° grado, concludendo in maniera irrevocabile che la società pubblica Volsca Ambiente e Servizi SpA, ha agito in maniera ineccepibile e che la BPL, stando alla decisione dei Giudici, ha intrapreso una causa che ha portato a un “nulla di fatto”, rimanendo sulle spalle dei cittadini le gravose spese di entrambi i gradi di giudizio. Purtroppo, infatti, pur sconfitta, la Banca è stata “graziata” dal pagamento delle spese copiose processuali, una abitudine tutta italiana che tende a moltiplicare giudizi che purtroppo si rivelano spesso inutili e strumentali.

Come può accadere che su una vicenda così visibilmente lineare ci sia stato un primo grado che ha sentenziato palesemente l’opposto del giudizio di appello?

Perché la Banca Popolare del Lazio ha fatto spendere i soldi dei soci, e dei cittadini per una causa che poi si è rivelata infondata?

La sentenza di primo grado è stata decisa nella camera di consiglio del Tribunale di Roma (presidente dott. Giuseppe Di Salvo) e giudice relatore Dott. Guido Romano, quella d’appello dal collegio presieduto dal Presidente dott.ssa Benedetta Thellung de Courtelary e giudice relatore dott.ssa Raffaella Tronci.

I fatti risalgono agli anni precedenti all’amministrazione guidata dall’allora sindaco di Velletri Fausto Servadio

Servadio nel 2008, ha ereditato la società Volsca Ambiente SPA sull’orlo del fallimento con debiti intorno ai 30 milioni di euro, favoriti anche dalla concessione, solo poco tempo prima e cioè nel 2006, di finanziamenti da parte proprio della Banca Popolare del Lazio. Nel 2009, preso atto della insolvenza della società partecipata e della contestuale dichiarazione di dissesto da parte del Comune di Velletri, veniva presentato ed approvato dai creditori, tra i quali anche al Banca Popolare del Lazio, il piano concordatario proposto dalla Volsca SpA.

Il piano proposto e portato a termine dall’allora amministrazione della partecipata, prevedeva la creazione di una nuova società, denominata Volsca Ambiente e servizi SpA che proseguisse, come in effetti accaduto e con risultati ragguardevoli sia dal punto di vista qualitativo che economico, l’attività di raccolta rifiuti, mentre la originaria società avrebbe dovuto procedere alla distribuzione della somme ricavate dagli asset ancora presenti, nelle forme e nella misura approvata anche dalla Banca.  

Tutta la procedura concordataria veniva conclusa sotto il rigoroso e stretto monitoraggio del Tribunale di Velletri e con il voto favorevole della maggioranza dei creditori chirografari, tra i quali la Banca Popolare del Lazio.

Esattamente il 24 maggio del 2010 la Banca Popolare del Lazio Soc. Cooperativa esprimeva voto favorevole alla proposta di concordato preventivo depositata a dicembre 2009 per un credito riconosciuto dagli organi del concordato nella misura di circa un milione di euro.

La nuova Volsca Ambiente e Servizi SPA, nel rispetto del decreto di omologa restituiva alla vecchia Volsca Ambiente SPA in liquidazione la somma di quasi tre milioni di euro quale patrimonio netto, in 72 rate mensili oltre interessi.

Il 4 marzo del 2014 l’Avvocato Piero Guidaldi entra nel Consiglio di Amministrazione della Banca Popolare del Lazio.

Il 27 aprile del 2016 l’Avv. Piero Guidaldi cessa il proprio ruolo di Presidente della Volsca Ambiente e Servizi SPA, un ruolo ricoperto a partire dal 2008 e cioè solo successivamente agli affidamenti concessi dalla Banca Popolare del Lazio alla Volsca nel precedente 2006.

Un’azienda, la “nuova Volsca” che innegabilmente, dati alla mano, l’avvocato Piero Guidaldi ha saputo rimettere in piedi con una gestione onesta e trasparente al punto che prima di lasciare l’incarico, nonostante la inevitabile riconferma da parte degli allora Sindaci, Servadio, Marini e Caliciotti, distribuisce utili per 500mila euro, caso più unico che raro nel panorama nazionale.

Nel dicembre del 2016, la Banca Popolare del Lazio richiede al Tribunale di Velletri la risoluzione del concordato preventivo della Volsca Ambiente SPA in liquidazione e la dichiarazione di fallimento della stessa società.

I ritardi accumulati dalla gestione liquidatoria della vecchia Volsca, inducevamo la Banca Popolare del Lazio, erroneamente sicura di poterne trarre beneficio, a chiederne il fallimento previa risoluzione della procedura concordataria.

Il Tribunale di Velletri nel giugno 2017 dichiarava il fallimento della vecchia Volsca individuando le responsabilità, non nella originaria proposta concordataria valutata anche dalla Corte di Appello favorevolmente, bensì nelle eccessive lungaggini nella liquidazione delle poste attive a favore dei creditori concorsuali.

La BPL, già prima della dichiarazione di fallimento con risoluzione del concordato, si determina nell’agire contro la nuova Volsca Ambiente e Servizi SPA chiedendo il pagamento a quest’ultima, ed in barba al principio della parità di tutti i creditori fallimentari, del finanziamento concesso, secondo molti con troppa facilità, nel 2006 alla vecchia Volsca ormai dichiarata fallita.

Il resto è storia recente, dopo, infatti, una prima sentenza del Tribunale di Roma che condannava la nuova Volsca alla restituzione alla Banca delle somme finanziate (troppo facilmente?) alla vecchia Volsca, interveniva la sentenza della Corte di Appello di Roma che rimetteva la chiesa al centro del paese ordinando di fatto alla Banca di restituire l’importo che nel frattempo era lievitato a circa 1.300.000,00 euro e che veniva obtorto collo restituito.

La nuova Volsca Ambiente e Servizi versata la somma di circa 2.700.000,00 euro alla vecchia Volsca non aveva più nulla a che spartire con la vecchia, ivi compresi i suoi creditori.

Nulla doveva la nuova Volsca e la BPL ha di fatto intentato una “causa persa” in partenza

Un giudizio che, soprattutto dopo la riformata sentenza del Tribunale di Roma, ha visto esponenti anche politici locali esporsi contro gli ideatori della proposta concordataria che, al contrario e nella sostanza ha risollevato le sorti di una società pubblica, i cui costi diversamente sarebbero ricaduti sulla cittadinanza. Tutti questi detrattori sono scomparsi dopo la pubblicazione della sentenza della Corte di Appello di Roma.

In questo gruppo di detrattori si annovera anche il Consigliere Dott. Giorgio Greci che oltre cinque anni fa gridò allo scandalo e definì come tardive le dimissioni di Guidaldi in considerazione dei danni che aveva causato alla società pubblica, certo eravamo in periodo preelettorale, ma la presa di posizione non deve avergli giovato o quanto meno portato fortuna visto l’esito elettorale. Non ultimo il Dott. Valentino Di Prisco attuale Presidente della Volsca, che le cronache ci narrano essere da sempre critico nei confronti dell’operazione concordataria.

Al contrario nonostante la iniziale sconfitta hanno continuato a mantenere la propria convinzione l’attuale Sindaco del Comune di Lariano Caliciotti il quale non è mai arretrato di fronte alla Banca Popolare del Lazio di cui è stato dipendente per molti anni e consulente all’epoca dei fatti, fermamente convinti della bontà del proprio operato i Sindaci Fausto Servadio e Nicola Marini unitamente all’assessore Luca Andreassi, tutti indistintamente ed ingiustamente maltrattati dopo la sentenza del Tribunale di Roma.

Mentre i politici si accapigliavano tra di loro, la Banca Popolare del Lazio godeva di una sentenza che oggi risulta errata e spazzata via in fretta dalla Corte di Appello di Roma che dopo un solo anno ha emesso il fatidico verdetto.

Ci sono tanti paradossi, tanti interrogativi rimasti senza risposta. Ma l’Italia si sa è la patria dei paradossi e spesso di relazioni tanto inopportune quanto lucrose ma soprattutto di conflitti d’interesse.

Visti i fatti succedutisi, ci si chiede quali siano stati i reali motivi che hanno indotto la Banca Popolare del Lazio, una banca che opera nel territorio in cui opera anche la Volsca Ambiente e Servizi SpA, ad aggredire così violentemente ed inopinatamente quest’ultima società, che dopo la richiesta di pagamento dell’importo di 1milione di euro cessava tutti i rapporti con la Banca medesima alla quale nel corso degli anni oltre ad aver versato somme non indifferenti per il servizio reso, aveva anche portato un notevole indotto costituito dagli oltre 120 dipendenti a cui corrispondeva gli stipendi oltre ai fornitori e clienti per un volume d’affari annuo all’epoca dei fatti di circa 10milioni di euro, somme che nel corso del tempo hanno ed avrebbero di gran lunga ricompensato la Banca ben oltre la somma richiesta giudizialmente di 1milione di euro e che neanche ha recuperato.

Solo perdite per la Banca Popolare del Lazio da questa operazione

Perdite costituite anche dalla ridotta ammissione al passivo fallimentare; se infatti in sede concordataria il credito della Banca Popolare del Lazio era stato integralmente riconosciuto dagli amministratori della società nella misura di 1milione di euro in sede fallimentare, quello stesso fallimento voluto proprio dalla Banca, il curatore ha dimezzato il credito vantato dalla Banca, riconoscendo dovuta la sola somma di circa 490mila euro con una evidente perdita. Perdite infine costituite dalle non certo esigue parcelle dei proprio procuratori.

Ed allora cosa ha spinto la Banca ad affrontare un giudizio dall’esito tanto incerto e rischioso quanto sicuramente foriero di perdite prevedibili già prima dell’inizio dello stesso?

Dall’analisi dei documenti un primo elemento lo ritroviamo nell’incarico dato dalla banca ai propri avvocati per intraprendere questa azione contro la Volsca. L’incarico, infatti, non veniva sottoscritto dal Presidente della Banca il compianto Prof. Renato Mastrostefano bensì dal Direttore Generale dell’epoca Rag. Massimo Lucidi, un indizio, forse una prova del fatto che il Presidente dall’alto della propria esperienza e prevedendone gli esiti, non fosse d’accordo nell’intraprendere il giudizio, oppure che sia stato tenuto all’oscuro di questa iniziativa?

Forse una prima risposta ci può essere fornita dal contenuto di una comunicazione inviata alla Banca D’Italia nella quale si segnalavano alcune anomalie, tra le quali gli affidamenti concessi alla Volsca che potevano essere ricondotti nell’ambito di un rapporto privilegiato tra l’allora Consigliere della Banca Notaio Capecelatro e l’allora Sindaco del Comune di Velletri, Dott. Bruno Cesaroni storico cliente del Notaio.

Se ciò fosse vero, il Notaio probabilmente sarebbe incappato nel conflitto di interessi, violazione che si configura quando c’è un danno per la Banca, danno causato solo in presenza di un mancato pagamento e/o recupero dell’intera somma da parte dell’istituto di credito. Qualunque rischio valeva la pena di far correre alla Banca pur di tenere in piedi la fiammella della speranza di poter recuperare l’intera somma dalla Volsca così che non si potesse configurare un danno per la Banca? I cui effetti potessero ricadere personalmente sui singoli attori? In questo quadro generale si potrebbe anche meglio spiegare il perché della mancata sottoscrizione da parte del Prof. Mastrostefano che mai avrebbe esposto l’istituto di credito a rischi inutili per salvaguardare singoli soggetti.

La situazione sembra fosse ben monitorata dalla stessa Banca D’Italia

BankItalia è a conoscenza dell’esito del giudizio e del contenuto della sentenza della Corte di Appello di Roma? In caso affermativo sarebbe interessante capire quali sono i provvedimenti che ritiene di poter adottare, vista l’evidenza dei fatti.

Al riguardo dedicheremo sicuramente un maggiore approfondimento, soprattutto di fronte a fatti che sono stati oggetto di rilievo anche da parte della Procura di Velletri e che sono state attenzionate solo dopo una ormai famosa segnalazione anonima. Una lettera dove si parla addirittura testualmente di un “vecchio ispettore gratificato con una fiammante bmw, pagata da un fornitore storico della banca, pur di ammorbidire le sanzioni elevate”. A questo punto ci mancherebbe soltanto di leggere in qualche altro scritto di “figli di” assunti dagli amici degli amici in quelle stesse banche che invece devono essere “verificate”. Sarebbe davvero un paradosso imbarazzante.

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