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Vini e feste, Natale con o senza bollicine? Ce ne parla Rita Martino

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“In vino veritas”. “Nel vino è la verità” è un proverbio latino e scherzosamente lo si dice quando una persona è in stato di ebbrezza e con leggerezza sta rivelando fatti che normalmente non avrebbe mai detto, è uno dei tanti proverbi che parlano del vino e dei suoi effetti se si esagera nell’assunzione, anche Ovidio lo scrisse “che cosa non rivela l’ebbrezza? essa mostra le cose nascoste”. Il vino fin dalla notte dei tempi è sempre stato un elemento importante per festeggiare, per immortalare un evento e sono infinite le testimonianze artistiche che ne provano l’uso, nelle arti applicate le opere che testimoniano il rapporto tra arte e vino sono tante, fra le opere più celebri è il dipinto di Francisco Goya, raffigura la vendemmia su una sua tela oggi custodita al Museo del Prado di Madrid. Celebre è il film di genere di commedia brillante “Il profumo del mosto selvatico” del 1995 con Giancarlo Giannini, Keanu Reeves ed Anthony Quinn, quasi tutto il film venne
girato in un vigneto.
Ma il vino a che epoca risale? Il vino ha “accompagnato l’uomo a tavola” da sempre tanto che è difficile stabilire la datazione precisa a che epoca risale la domesticazione dell’uva, infatti si può dire che il vino sia nato insieme all’uomo, i ritrovamenti sparsi per tutto il mondo testimoniano la presenza di questa bevanda fin dalla preistoria; fra i più antichi ritrovamenti esistenti possiamo citare il sito archeologico che si trova in Armenia nel villaggio di Areni, è stata definita dagli archeologi “La più antica cantina del mondo”, il ritrovamento è risalente a ben 6.100 anni fa circa, ed è la prova più antica della produzione di vino seriale e di vinificazione. Nel sito armeno sono stati ritrovati recipienti per la fermentazione e la conservazione del vino, coppe nonché resti di graspe, semi e bucce, per verificarne che la vasca e le anfore custodissero effettivamente del vino, gli archeologi hanno sottoposto ad analisi chimiche dei frammenti di ceramica accertandone la presenza di questa bevanda, inoltre i frammenti sono stati sottoposti al radiocarbonio rivelandone la datazione stabilendo che risalgono fra il 4.100 e il 4.000 a.C. Sono tante le testimonianze che provano la presenza del vino al mondo in epoca preistorica, ad esempio in Iran sono state ritrovate testimonianze archeologiche di vino (ma non di cantine) risalente ad un millennio prima del sito armeno a circa 7.000 anni fa. Gli studiosi concordano che con molta probabilità l’assunzione del vino sia nato per onorare i defunti perché i ritrovamenti sono sempre in prossimità di un sito funerario.
Fra poco è Natale e noi tutti saremo presi dal dilemma cosa dobbiamo regalare ai nostri cari, il vino può essere un ottimo regalo, oppure quale vino abbinare al cenone di Natale per renderlo unico e vivere un’esperienza edonistica con i nostri cari ad un prezzo contenuto?
Ma, vino con bollicina o senza? queste domande L’Osservatore d’Italia ha voluto formularle ad un’esperta del settore la Dott. Rita Martino di Bacoli laurea in Viticoltura ed Enologia conseguita presso l’Università Federico II di Napoli.

Quale vino regalare in occasione del Natale? Bollicina o senza bollicina?
Se dovessi consigliare un vino da regalare in occasione del Natale gradito ed apprezzato da molti e che si sposi bene con i piatti tradizionali preparati da Nord a Sud della nostra bella penisola, penserei di suggerire una BOLLICINA poiché, con la sua briosità accompagna da sempre i momenti di festa.
Per aiutare i nostri lettori ad orientarsi nell’oceano delle offerte di mercato, faremo una panoramica generale di questa tipologia di vino, che ci aiuti a differenziare i prodotti per caratteristiche e per prezzo.
Iniziamo col dire che la denominazione “vino spumante” si applica esclusivamente ai vini la cui effervescenza deriva dalla fermentazione alcolica condotta in un recipiente chiuso.
Questo recipiente può essere la bottiglia o l’autoclave.

Il metodo di spumantizzazione in autoclave detto “Charmat” o “Martinotti”, dal nome dell’inventore Federico Martinotti, ricercatore presso la Stazione Agraria di Torino e direttore poi della Regia Stazione Enologica Sperimentale di Asti, fu brevettato in Italia, Francia e Svizzera nel 1895 attraverso la presentazione di un impianto appositamente pensato per la spumantizzazione di vini aromatici, ed in particolare per la produzione “dell’Asti” e del “Moscato d’Asti”.
Grazie al metodo Martinotti le rotture di bottiglie furono azzerate con cospicui ritorni economici per le aziende, mentre con il metodo di rifermentazione in bottiglia si poteva arrivare al 40% di scoppi. In virtù dei brevi tempi di lavorazione le aziende avviarono la produzione in funzione delle richieste, soddisfacendo prontamente i committenti ed operando a costi minori. Tutto ciò consente di collocare la bottiglia di spumante metodo Martinotti sul mercato ad un prezzo più competitivo rispetto a quella prodotta con metodo classico. Uno dei vini ottenuti con questo metodo e molto apprezzato all’estero è il Prosecco, prodotto con uve Glera.
Invece il metodo di rifermentazione in bottiglia è quello tradizionale con cui si produce lo Champagne, considerato il più prestigioso dei spumanti.
Lo si produce su un territorio definito, con dei vitigni ed una tecnologia di vinificazione rigorosamente stabiliti. Il vino di base viene fatto rifermentare in bottiglia. Questo metodo rifermentativo prende il nome di ‘methode champenoise’ se viene effettuato nella zona dello Champagne (Francia), altrimenti si parla di “metodo classico” se lo si produce in Italia.
Anche gli spumanti prodotti in Italia con ‘metodo classico’ possono far vivere un’esperienza altrettanto edonistica come i prestigiosi Champagne, tra questi menzioniamo i vini Franciacorta (Lombardia), Trentodoc (Trentino), Alta Langa (Piemonte).
Interessante è la storia del Trentodoc che inizia con Giulio Ferrari, un curioso e giovane enologo dell’Istituto Agrario di San Michele dell’Adice che sarebbe poi diventato un simbolo per il mondo delle bollicine a livello internazionale.
Il metodo classico è una tecnica di produzione sicuramente più dispendiosa, laboriosa e lunga rispetto al metodo Martinotti, pertanto i produttori sostengono costi maggiori e dunque il prezzo di una bottiglia di spumante ‘metodo classico’ sarà superiore di una realizzata con ‘metodo Martinotti’, inoltre il profumo del vino spumante ottenuto con il metodo classico sarà complessato dal tipico sentore rilasciato dalla lunga permanenza dei lieviti in bottiglia che rievoca gli odori di panetteria e dagli aromi rilasciati dalla barrique se è previsto un affinamento in botti in legno.
Le bollicine ben si sposerebbero con le portate di apertura della cena o del pranzo di Natale se contenenti un basso tenore di zuccheri residui, pertanto sceglieremo quelle con una delle seguenti diciture: Pas dose, extra brut, brut, che indicano rispettivamente residui zuccherini che vanno da 0gr/L a 12g/L. Sarebbe preferibile invece abbinare uno spumante Extra dry, Dry, Demi-sec o Doux al dolce poiché il tenore in zuccheri di questi ultimi arriva fino a 50g/L.

Giuseppina Ercole

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Marsala, carnevale 2020: tornano le sfilate di carri e maschere

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MARSALA (TP) – La città di Marsala dopo l’apprezzamento per l’edizione 2019 del “Carnevale a Marsala”, quale momento di aggregazione sociale e con notevole partecipazione di cittadini, l’Amministrazione Di Girolamo organizzerà dal 23 al 25 Febbraio prossimo una nuova “Sfilata di Carri allegorici e Gruppi in Maschera”.

A tal fine, il settore Attività Culturali diretto da Giuseppe Fazio ha pubblicato un avviso per consentire la partecipazione alla realizzazione dell’iniziativa ad Associazioni, Enti, Comitati, etc., senza fini di lucro ed ovunque residenti. Il termine entro il quale inviare l’istanza di partecipazione è fissato per il prossimo 4 Febbraio.

Il programma del “Carnevale 2020”

due le sfilate di Carri e Maschere – il 23 e il 25 Febbraio – con partenza da Piazza del Popolo (ore 16:30), per poi proseguire lungo la Via Mazzini, rotazione attorno a Piazza Francesco Pizzo e ritorno sullo stesso percorso (ore 20.30 circa). Lunedì 24, invece, il programma prevede la sosta dei Carri nel piazzale del Monumento ai Mille, con balletti e gruppi in maschera che si esibiranno a partire dalle ore 16:30.

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Gelato artigianale, una passione che non conosce stagioni: 39mila le gelaterie sparse per lo stivale

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Quella degli italiani per il gelato artigianale è una passione che non conosce stagioni. La domanda pressoché costante da parte dei consumatori sta spingendo sempre più locali ad accorciare il periodo di chiusura invernale e restare aperti 12 mesi l’anno. A certificarlo sono i dati raccolti da Fipe, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, inseriti all’interno della “Guida di business della gelateria” presentata a Rimini in occasione della 41esima edizione di Sigep, il Salone internazionale della gelateria, pasticceria, panificazione artigianale e caffè, dove Fipe è presente con un apposito spazio espositivo.

Un vero e proprio manuale di 9 capitoli e 250 pagine che parte dalla fotografia della situazione attuale e analizza un comparto del fuori casa italiano il cui valore complessivo supera i 4,2 miliardi di euro. “Quello del gelato – sottolinea il Presidente di Fipe Lino Enrico Stoppaniè un settore estremamente vivace nel quale la qualità, non solo del prodotto ma anche dell’imprenditoria, è sempre più decisiva per il successo. Un mercato in espansione, un prodotto sempre più apprezzato, ma un comparto caratterizzato da forte turnover, concorrenza agguerrita e margini ridotti. È proprio in contesti come questo che conoscere il mercato, sviluppare un modello di business credibile e impegnarsi ad innovare diventa decisivo per assicurarsi prospettive di successo imprenditoriale.  In questa nuova Bussola di Fipe si offrono prima di tutto una mappa di contesto, e poi tante indicazioni operative per chi vuole investire in questo settore, o per chi vuole ripensare il suo posizionamento e ricercare occasioni di innovazione commerciale nel settore del cibo italiano, affrontandolo nel suo complesso con una visione professionalmente strutturata”.

Un traino per il sud

Quello del gelato è un mercato che affonda le proprie radici in particolare nel sud Italia e sulle isole. È qui che si trova infatti il 43% delle 39mila gelaterie sparse per lo stivale. Un’eccezionale fonte di lavoro, visto che l’intero settore, complessivamente, occupa in maniera diretta oltre 74mila persone e genera un fatturato complessivo di 4,2 miliardi di euro.

In gelateria 365 giorni l’anno

I dati presentati nella Guida certificano come il 37% delle gelaterie lavori ormai tutto l’anno, tanto da rinunciare alle tradizionali chiusure stagionali. Un’attività su quattro, al contrario, sceglie comunque di chiudere i battenti durante il periodo invernale, in particolare tra novembre e gennaio.

Per quanto riguarda le abitudini dei consumatori, invece, la voglia di gelato si concentra soprattutto nel pomeriggio: l’81,8% degli intervistati da Fipe si concede un cono o una coppetta come spuntino pomeridiano, mentre per il 66% del campione, si tratta di un ottimo dopocena. Poco meno di un italiano su quattro sceglie il gelato come alternativa al pranzo (22,3%) o alla cena (24,9), e solo il 16% degli intervistati si lascia tentare già nelle prime ore della mattinata.

Gelato artigianale, passione nazionale

Con il passare degli anni i palati degli italiani si stanno facendo sempre più fini, tanto è vero che sempre più persone, in particolare uomini ultra 65enni residenti al sud o sulle isole, dichiarano di mangiare esclusivamente gelato artigianale. Ma cosa significa gelato artigianale? Per il 79% dei consumatori si tratta di un prodotto preparato con materie prime fresche, mentre per il 65% degli intervistati è quello che si trova nelle gelaterie dotate di un proprio laboratorio. Quel che è certo è che nell’88% dei casi quello che si ricerca quando si sceglie un gelato artigianale è un perfetto connubio tra qualità e gusto. Per questo il 95% degli intervistati predilige negozi specializzati: non pasticcerie o bar, insomma, ma gelaterie “pure” che quindi offrono soltanto questo tipo di prodotto. Una garanzia di qualità, appunto, che si traduce in un’elevata capacità di fidelizzare i clienti. Il 63% delle persone dichiara infatti di avere una propria gelateria di fiducia, in cui è possibile trovare un prodotto genuino (66,8%) e un vasto assortimento di gusti (33,2%).  Quando capita di dover cercare una gelateria nuova, solo un italiano su tre si affida ai social network. La percentuale sale a sfiorare il 38% se si considera chi cerca consigli su TripAdvisor o su Google. A farla da padrone resta il passaparola: l’89,9% delle persone si fida infatti dei suggerimenti dei propri conoscenti.

Sul cono vince la tradizione

Quando entrano in gelateria, gli italiani si scoprono conservatori: le creme vincono di misura sulla frutta, ma in generale ognuno sceglie sempre gli stessi gusti. Sul gradino più alto del podio, con il 21,8% di preferenze, troviamo il cioccolato, tallonato dalla fragola (21,3%) e dalla nocciola (20,2%). Medaglia di legno per il limone, fermo al 19,5%, che stacca comunque di oltre 6 punti percentuali il pistacchio.  

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Trento, a palazzo Thun si inaugura lo spazio per Alcide De Gasperi

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TRENTO – Sabato 18 gennaio alle 18.00 a Trento, a Palazzo Thun, sarà inaugurato uno spazio dedicato allo statista trentino Alcide De Gasperi. Oggetti personali, fotografie, documenti, video compongono un’esposizione permanente – promossa dalla Fondazione Museo storico del Trentino in collaborazione con il Comune di Trento – che permette di ricostruire la dimensione pubblica e privata di De Gasperi. Dopo l’inaugurazione, lo spazio sarà riaperto al pubblico sabato 25 gennaio in occasione della visita ufficiale del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e sarà visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 18.

Nel 2018 Maria Romana De Gasperi, figlia di Alcide De Gasperi, ha donato un’importante parte dell’archivio del padre alla Fondazione Museo storico del Trentino che, in stretta collaborazione con il Comune di Trento, allestisce ora uno spazio permanente a Palazzo Thun per ricordare lo statista.

Il luogo individuato è sembrato il più adatto per la forte dimensione simbolica che unisce il passato – De Gasperi è stato eletto consigliere comunale nel 1909 – al presente di quella città dove ha abitato fino al 1918.

Nel 2019 l’esposizione temporanea Alcide De Gasperi, la montagna, il Trentino. Tracce di rapporto sentimentale, allestita a Cappella Vantini, aveva permesso di mostrare alcuni documenti della donazione, legati alla dimensione privata della vita di Alcide De Gasperi.

L’intera vicenda biografica dello statista trentino rivive ora nello Spazio De Gasperi attraverso un allestimento che restituisce l’idea di un archivio familiare in una forma stilizzata, contemporanea, che valorizza i documenti esposti in originale. Oggetti, biglietti, appunti, trovano posto nella sala, dove è visibile, tra l’altro, l’edizione originale della Carta Costituzionale.

Le fotografie vengono mostrate nel loro formato originale, alcune stropicciate, altre con i promemoria dei familiari, per diventare oggetti a loro volta capaci di far entrare il visitatore, quasi fisicamente, all’interno della casa di Alcide, della moglie Francesca e delle loro figlie.

Il montaggio di alcuni filmati ufficiali dell’Istituto Luce, uniti ad altri girati da trentini che con le loro cineprese amatoriali hanno documentato un conterraneo diventato famoso, dà nuova vita ad Alcide De Gasperi, e restituisce al pubblico il sapore degli anni cinquanta del XX secolo.

Separata ma ben visibile ai visitatori, è possibile ammirare la scrivania personale utilizzata quotidianamente da Alcide De Gasperi nell’abitazione di via Bonifacio VIII a Roma (ora via Alcide De Gasperi) fino alla sua scomparsa.

Oltre alla tradizionale visita guidata per tutte le fasce d’età, l’Area educativa della Fondazione Museo storico del Trentino valorizzerà lo Spazio De Gasperi inserendolo in più ampi progetti per le scuole, relativi alla storia dell’autonomia trentina e della costituzione della Repubblica italiana. Le attività si svolgeranno nella sala interrata, dove sono predisposte delle grandi riproduzioni fotografiche e un montaggio di interviste a storici che ricostruiscono la vicenda biografica e politica di Alcide De Gasperi.



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