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Vittime del terrorismo: fermo no ai terroristi in cattedra

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ROMA – È stata una cerimonia da annoverare tra quelle destinate a ripetersi nel tempo: interessante ma soprattutto d’impatto perché, volenti o nolenti, è stato lanciato un messaggio forte e chiaro da parte delle istituzioni tutte: non esistono gli ex terroristi perché chi ha assassinato si porta questa macchia sanguinaria per sempre. Sono i familiari delle vittime, le istituzioni che hanno il sacrosanto diritto di ricordare le loro vittime cadute non gli autori dei loro assassinii che siedono in cattedra e scrivono libri. Questo la società civile che crede nella giustizia e nelle istituzioni lo respinge. La Memoria è un seme da coltivare anno dopo anno per concimare le generazioni future perché non si può guardare al futuro se alle spalle non c’è un passato solido. Si è tenuta in Questura la cerimonia di commemorazione del “Giorno della Memoria”, dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice organizzata dalla Polizia di Stato, dall’Associazione degli insigniti al Merito della Repubblica(ANCRI) e dalle Associazioni “Memoria” e “Europea Vittime del Terrorismo”

Erano presenti il Capo della Polizia prefetto Franco Gabrielli, del prefetto di Roma Paola Basilone, tantissimi dirigenti ed operatori della Polizia di Stato, e rappresentanti delle altre Forze di Polizia e della società civile.

Il discorso del Capo della Polizia Prefetto Franco Gabrielli

L’evento ha avuto inizio alle ore 12 per consentire anche la partecipazione di quei familiari delle vittime del terrorismo che, nella mattinata, erano stati invitati dal Presidente della Repubblica Sergio Matterella. Subito dopo la cerimonia al Quirinale, infatti, oltre 60 parenti delle vittime hanno raggiunto la vicina Questura, in via San Vitale.

Tra questi i familiari di Claudio Graziosi, Guardia di P.S., assassinato dai NAP a Roma nel 1977; Giuseppe Ciotta, brigadiere P.S. assassinato dalle Brigate combattenti a Torino nel 1977; Raffaele Iozzino, Guardia di P.S. assassinato dalle BR in via Fani nel 1978; Giulio Rivera,Guardia di P.S. assassinato in via Fani dalla BR nel 1978; Rosario Berardi, Maresciallo della P.S. assassinato dalle BR a Torino nel 1978; Lorenzo Cutugno, Agente di Custodia assassinato dalle B. R. a Torino nel 1978; Mariano Romiti, Maresciallo P.S. assassinato a Roma dalle BR nel 1979; Pierino Ollanu, Appuntato di P.S. assassinato dalle BR in piazza Nicosia nel 1979; Michele Granato, Appuntato di P.S. assassinato dalle BR a Roma nel 1979; Francesco Evangelista, Appuntato di P.S. assassinato dai NAR a Roma nel 1980; Mario Amato, magistrato, assassinato dai NAR a Roma nel 1980; Enrico Rizziero Galvaligi, Generale dei carabinieri, assassinato  a Roma 1980; Ciriaco Di Roma,Appuntato di P.S. assassinato dai NAR ad Acilia nel 1981; Sebastiano Vinci, vice Questore, assassinato a Roma dalle BR nel 1981; Luigi Carbone, Brigadiere della P.S. assassinato  dalle BR a Torre del Greco nel 1981; Antonio Galluzzo, Agente della P.S. assassinato a Roma dai NAR nel 1982; Franco Sammarco, Agente della P.S. assassinato dai NAR nel 1982; Rolando Lanari, Agente di P.S. assassinato in via Prati di Papa dalle BR nel 1987; Lucio Terminiello, impiegato di banca, assassinato da un esponente della destra extraparlamentare a Milano ; Pietro Scrofana, Commissario Capo, morto nel corso di una manifestazione in Piazzale Clodio; Emilio Perondi, docente Universitario, morto a Fiesole.

Nel corso della cerimonia ci sono stati vari momenti particolarmente toccanti dal punto di vista emotivo sia per i parenti delle vittime degli attentati terroristici che per gli uomini delle istituzioni che in quegli anni, hanno creduto nel loro lavoro battendosi con tenacia a rischio della propria vita e della sicurezza dei propri familiari.

I lavori, moderati dal prefetto Francesco Tagliente, sono stati aperti con la proiezione di un breve filmato dedicato alle vittime della Questura di Roma. Tra tutte le istituzioni impegnate nella lotta al terrorismo, la Questura di Roma è stata quella che in assoluto ha pagato di più anche in termini di vite umane. Ricordare quelle vittime in Questura – ha detto Tagliente – significa alimentare il senso dello Stato nel quale quei servitori dello Stato hanno creduto e per il quale si sono battute.

Aprendo gli interventi, Questore Guido Marino ha rivolto il saluto di benvenuto alle autorità e al numeroso pubblico, ricordando quanto è importante manifestare la vicinanza ai familiari delle vittime del terrorismo e manifestare il dovuto rispetto a quelle persone che hanno rischiato la vita per sconfiggere il terrorismo in quegli anni di piombo e di strategia della tensione.

A seguire è stato presentato un video messaggio fatto pervenire dal presidente dell’associazione “Memoria” Mariella Magi Dionisi che, impossibilitata a partecipare, ha voluto sottolineare che ai familiari delle vittime fatto male vedere i terroristi salire in cattedra e pontificare aggiungendo che l’associazione Memoria desidera solo verità e giustizia. Ha tenuto a sottolineare anche il ruolo svolto da tante persone che hanno combattuto con i loro cari.

Il presidente dell’ANCRI Tommaso Bove nel suo indirizzo di saluto ha sottolineato l’importanza della celebrazione per alimentare la riscoperta dei Valori primari, tra i quali vi è certamente quello del mantenere sempre viva la memoria delle Vittime del terrorismo. Ha ricordato inoltre la gratitudine a tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine che nei cosiddetti “anni di piombo” hanno strenuamente lottato, e vinto, contro il terrorismo a rischio ed a costo della loro stessa vita.

Il prefetto Tagliente ha quindi invitato a prendere la parola il presidente dell’Associazione europea vittime del terrorismo Giovanni Berardi figlio del maresciallo del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza Rosario Berardi, assassinato a Torino dalle BR nel 1978.

Anche Giovanni Berardi ha voluto sottolineare il disagio nel vedere terroristi salire in cattedra e pontificare. “Con superficialità e macabro gusto – ha detto – con i media complici alcune istituzioni e loro rappresentanti, sono sempre pronti ad offrire visibilità e pulpiti delle stesse istituzioni che gli stessi terroristi un tempo vollero abbattere armi in pugno”

Per sentire le riflessioni del mondo della comunicazione Tagliente ha invitato ad intervenire due grandi giornalisti.

Andrea Nemiz, entrato all’Agenzia Italia negli anni 60, che per circa 35 anni ha documentato tutti i fatti di terrorismo avvenuti sul territorio nazionale e Paolo Gambescia, un pezzo di storia della comunicazione perché ha cominciato a fare il giornalista nel 1965 all’Unità, dove è rimasto fino al 1979. Dal 1980 ha collaborato con il Messaggero di Roma, occupandosi di cronaca giudiziaria, mafia e terrorismo, diventando capo-redattore e infine vicedirettore. Dal 1998 al 2005 è stato direttore dell’Unità, del Mattino e del Messaggero.

Andrea Nemiz proiettando delle immagini fotografiche dell’archivio dell’AGI con il titolo “Il dolore nelle stragi” ha parlato del rapporto media- familiari delle vittime del terrorismo sottolineando che non di rado, i parenti vengono coinvolti del tutto inconsapevolmente, anche se solo da un punto di vista strettamente fotografico. Ciò – ha precisato –  a causa di immagini di dolore in famiglia scattate, e poi pubblicate senza alcuna autorizzazione dai soggetti interessati”.

Rivolgendosi poi a Paolo Gambescia, Tagliente ha gli ha fatto una domanda specifica guardando al futuro: “Che eredità ci hanno lasciato le vittime del terrorismo e gli uomini che in quegli anni, hanno combattuto, sopravvissuto e battuto al terrorismo utilizzando gli strumenti giuridici della democrazia?”

Gambescia è stato brillante e illuminante. Ha citato due episodi. Ha fatto emergere il vulnus della volontà che dovrebbe pervadere tutto il mondo del giornalismo di non pontificare gli assassini perché hanno scritto una delle pagine più nere della storia.

Nella foto Il Presidente Nazionale dell’associazione nazionale degli insigniti Tommaso BOVE e il Delegato Nazionale ai rapporti Istituzionali del Sodalizio Pref. Francesco TAGLIENTE consegnano al capo della Polizia Franco Gabrielli la tessera di SOCIO D’ONORE dell’ANCRI.

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Si sente male durante il concerto: migliorano le condizioni di Gaetano Curreri

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“Siamo veramente felici di comunicarvi che Gaetano ha superato brillantemente l’infarto e adesso sta bene”. Così il gruppo Stadio su facebook, dopo il ricovero del frontman in ospedale per un malore che lo ha colto la scorsa notte a San Benedetto del Tronto.

“L’abbiamo sentito via telefono e ringrazia tutti per l’affetto e le belle parole spese per lui. Ci uniamo anche noi ai suoi ringraziamenti che condividiamo pienamente, in queste ore difficili il vostro supporto ci ha aiutato tanto, vi teniamo aggiornati” conclude il post.

Il cantante bolognese Gaetano Curreri è ricoverato in terapia intensiva cardiologica presso l’ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno dopo essere stato colto da un malore la scorsa notte mentre stava concedendo l’ultimo bis del concerto che ha tenuto a San Benedetto del Tronto nell’ambito della rassegna “Nel cuore e nell’anima. Ritratti d’autore in musica e parole”. Curreri, leader degli Stadio, si è improvvisamente accasciato sul palcoscenico dove si è esibito insieme al Solis String Quartet con “Canzoni da camera”. I primi soccorsi gli sono stati portati da un medico che stava assistendo al concerto, poi l’artista è stato poi trasferito con urgenza in ambulanza al nosocomio ascolano. I medici si sono riservati la prognosi. 

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Si sente male durante il concerto: il leader degli Stadio ricoverato in terapia intensiva cardiologica

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Il cantante bolognese Gaetano Curreri è ricoverato in terapia intensiva cardiologica presso l’ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno dopo essere stato colto da un malore la scorsa notte mentre stava concedendo l’ultimo bis del concerto che ha tenuto a San Benedetto del Tronto nell’ambito della rassegna “Nel cuore e nell’anima. Ritratti d’autore in musica e parole”.

Curreri, leader degli Stadio, si è improvvisamente accasciato sul palcoscenico dove si è esibito insieme al Solis String Quartet con “Canzoni da camera”. I primi soccorsi gli sono stati portati da un medico che stava assistendo al concerto, poi l’artista è stato poi trasferito con urgenza in ambulanza al nosocomio ascolano. I medici si sono riservati la prognosi. 

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Bari, roulotte a “luci rosse”: arrestato un 59enne per favoreggiamento della prostituzione

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BARI – Colto in flagranza di reato mentre porta delle ragazze a prostituirsi lungo la complanare che costeggia la SS96 a Torritto in provincia di Bari. Così i carabinieri della Stazione di Toritto, che erano sulle tracce dell’uomo da tempo, hanno arrestato un 59enne, censurato, residente a Corato.

I militari, anche mediante attività di osservazione, controllo e pedinamento, hanno sorpreso l’uomo che, alla guida della propria autovettura, dopo avere prelevato delle giovani donne, domiciliate a Bari, le accompagnava lungo la SS96, nei pressi di alcune roulotte o container utilizzati per la pratica dell’attività di meretricio.

Gli accertamenti, effettuati sia precedentemente sia dopo l’intervento, hanno consentito anche di appurare che l’uomo aveva già tenuto analoga condotta delittuosa in almeno altre quattro circostanze negli ultimi dieci giorni: infatti il 59enne era solito ricevere una chiamata dalle donne, quindi con la propria autovettura le raggiungeva a Bari, nei pressi di un hotel da dove le prelevava per poi accompagnarle sulla “strada della prostituzione”.

Nel corso della giornata si preoccupava poi di portare acqua, refrigeranti e quanto richiesto dalle donne e, a richiesta di queste ultime, le riaccompagnava in hotel. Pertanto, acclarate le oggettive responsabilità penali, durante l’ultimo servizio l’uomo è stato bloccato mentre lasciava per l’ennesima volta una donna straniera, sorpresa mentre scendeva dall’auto ed entrava nella roulotte. La giovane, dall’interno dell’autovettura, prelevava un borsone contenente profilattici, gel lubrificanti ed igienizzanti, pertanto per G.F. sono scattate le manette con il contestuale sequestro del mezzo utilizzato per favorire la prostituzione nonché del borsone e del relativo contenuto.

Per l’uomo si sono aperte quindi le porte della casa circondariale di Bari dove è attualmente ristretto a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

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