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Cronaca

VITTIME DELLA CRISI: IL GRIDO DI DOLORE DI GIOVANNA TEMPERANZA

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Giovanna ricorda il Prefetto Francesco Tagliente con una grande stima e affetto: “La sera della tragica notizia si presentò assieme ad una volante dei Carabinieri per darmi il supporto"

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di Cinzia Marchegiani

Cecina (LI) – Toscana, terra meravigliosa di scorci d’autore, di vini pregiati, cucina e cultura semplicemente gemme preziose vanto storico che hanno lasciato un segno indelebile nella storia d’Italia. Certamente una cartolina d’arte della stupenda terra dei girasoli. In questo fazzoletto artistico esistono però storie che distruggono l’anima e che gettano grandi ombre su come la vita umana spesso abbia così poco valore, ci si dimentica in troppa fretta le disgrazie e la solitudine delle persone che affrontano la vita a muso duro, come diceva il nostro amato Pierangelo Bertoli.

Ecco il sottofondo musicale che accompagna questa pagina di denuncia immaginate di ascoltare le parole del cantautore di Sassuolo: “Canterò le mie canzoni per la strada ed affronterò la vita a muso duro un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

La denuncia che l’Osservatore d’Italia vuole rivolgere alle Autorità competenti è la solitudine di Giovanna Temperanza, una donna straordinaria, che nonostante viva i suoi giorni nel più grande dolore e immensa solitudine, lotta aggrappandosi alla vita, la stessa che gli ha fatto conoscere il marito, e la stessa che glielo ha strappato troppo presto dalle sue braccia.

La storia. Giovanna Temperanza, è la vedova del buon mugnaio, la sua morte un anno fa aveva riempito le pagine dei giornali nazionali e locali, grandi titoli, grande vicinanze di affetto. Il suicidio di Roberto Mollisi si è consumato nel più stretto silenzio, lontano da occhi indiscreti, una dignità violata la sua, come quella di tanti italiani che sentendosi abbandonati da tutte le istituzioni, devono affrontare una crisi economica che ti uccide materialmente la forza e il presente. Roberto Mollisi era stato sfiancato da quella “economia”, parola fredda di cui tutti i politici si riempiono la bocca, grandi annunci di riprese, ma vuoti come sempre e soprattutto lontani dalle concrete necessità di chi cerca di non essere di peso a nessuno.

Il suicidio di Roberto ha agghiacciato il paesino di Ripabella, un gesto per molti incomprensibile, pieno di tanta amarezza per chi poteva ma non ha fatto nulla. L’Osservatore d’Italia aveva fatto conoscere alla società perbenista questa storia tragica, drammatica che aveva colpito sua moglie, Giovanna Temperanza. Una vita dura la sua e quella di suo marito fatta sempre di grandi sacrifici nella loro azienda a conduzione famigliare, un ristorante, “Il Viandante” che era la loro passione, tra i fornelli, i sapori mediterranei e una battaglia per non essere fagocitati dalla crisi economica.

Ma il destino infame ha travolto Giovanna e con lei la sua vita per sempre. Roberto Mollisi era suo marito, conosciuto dopo la notizia della sua morte come il “buon mugnaio”. Il 3 novembre 2014 Roberto si era ucciso nel suo ristorante a Riparbella, un Comune di circa 1.600 abitanti in provincia di Pisa a causa di quella morsa di quella crisi che ti prende e ti trascina in vortice che non riesci più a gestire, che ti fagocita volontà, futuro e presente.

Giovanna e la sua battaglia. Da allora Giovanna ha provato mandare avanti la sua attività, una forza indomita la sua, quasi scritta nel suo DNA, ma rimanere aperti per 30/40 euro al giorno d’incasso sarebbe stata una follia illogica. Giovanna è una donna tenace, un dolore trafitto nel suo petto la accompagna sempre, ma la forza e l’amore per questa vita è come una guida per lei.

Contatta telefonicamente ci dice:  “So che la vita è dura, una vera tragedia, ma è talmente bella e basterebbe davvero poco affinché si possa cambiare e stare bene”. La sua una denuncia contro tutte le istituzioni, latenti, silenziose, piene di burocrazia. La sua voce non tentenna aldilà del telefono, è arrabbiata, furente con le istituzioni.

Giovanna e la sua nuova vita e un'altra battaglia. Giovanna ci spiega che ora vive a Cecina, ha lasciato tutto alle sue spalle, troppo dolore quei luoghi, quei profumi, ogni cosa il ricordo di un dramma feroce. Nella sua casa di Ripabella dormiva ormai sul divano: “Qui a Cecina sono lontano – ci racconta Giovanna – da quei ricordi ossessivi che ogni giorno mi riempivano le mie giornate. Cerco di sopravvivere, di dare un segnale alle tante persone che con dignità stanno lottando in questa crisi economica che spezza gambe e famiglie. Molte non raccontano nulla, la dignità è una cosa seria, di cui si nutre lo Stato. Ci sono famiglie che dormono in macchina – prosegue Giovanna – è una situazione ormai insopportabile. Il mio è un grido d’aiuto, noi italiani si muore tutti di fame!”

Istituzioni e una burocrazia inutile. Una lotta senza speranza. Giovanna ci spiega che la sua pensione di 470,00 euro non le bastano per pagare l’affitto: ”Si vive con grande difficoltà ogni giorno, neanche si pensa più a mangiare”. Giovanna spiega la difficoltà ad accedere alle agevolazioni. Ha fatto richiesta al Comune di appartenenza per un alloggio, ma il bando, spiega Giovanna, per gli italiani esce fra poco, poi occorreranno due anni per assegnarli e chissà dove sarà nel 2017 o 2018. Questa è l’Italia delle emergenze.

Giovanna ci tiene a spiegare che non chiede l’elemosina: “Io voglio lavorare, essere utile, ho tanto da insegnare. Non voglio la luna e non voglio essere un peso, ma un valore per la società. Si può ancora fare tanto, basterebbe davvero poco per risollevare la vita e la dignità delle persone, non siamo animali!”

Giovanna ricorda il Prefetto Francesco Tagliente con una grande stima e affetto: “La sera della tragica notizia si presentò assieme ad una volante dei Carabinieri per darmi il supporto. Persona di grande umanità, arrivato in un momento agghiacciante della mia vita. Non era dovuta la sua visita, ma si è subito precitato da me”. Il prefetto Francesco Tagliente, a settembre del 2013 istituì proprio a Pisa il servizio di ascolto e sostegno per prevenire tragedie familiari di persone, famiglie ed imprese che versano in situazioni di disagio originate dalla crisi economica.

Una denuncia quella di Giovanna crudele, che mette al muro queste istituzioni che non sono in grado di creare un cordone di emergenza per chi ha contribuito al benessere di questo Paese per tantissimi anni. Persone trattate come fantasmi, violati nei loro diritti. Ma Giovanna è una donna straordinaria, vuole dimostrare che la vita seppur ti piega e ti fa cadere, ci si può rialzare e rialzare tante volte, basterebbe una mano, seppur minuta per affrontare la vita: “Si cammina da soli, siamo fatti di acciaio e sentimenti, un motore invincibile ed eppure basterebbe davvero poco”.

L’Osservatore d’Italia lancia questa appello alle istituzioni, alle tante persone generose che in Italia hanno dimostrato che per cambiare basta poco. Giovanna vuole anche sollevare questo grido come monito, come segnale per le tante famiglie che per vergogna non ce la fanno a chiedere aiuto. Non si può accettare un degrado che viola i diritti sancita dalla nostra Carta Costituzionale.

Tante foto di una vita sono state pubblicata da Giovanna sul suo profilo di Facebook, parlano di amore, famiglia, lavoro, gli stessi valori su cui si fonda il nostro Paese. Immagini che fanno male, colpiscono. Tra le tante quella del loro matrimonio e quella più poetica e forse profetica, la foto di suo marito Roberto, pensieroso e solitario accanto ad un ulivo centenario. Così ci piace salutarti oggi Roberto, ad un anno quasi dalla tua morte, chiedendo scusa a nome di chi questa Italia dovrebbe difenderla sempre.

Giovanna Temperanza un ciclone di vita e forza. La sua grande denuncia ci confessa, quella di essere stata fagocitata dalla solitudine: “Non si può vivere come un fantasma”. Queste parole devono far riflettere e devono sollevare non solo indignazione, ma atti concreti.

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Borgorose, arriva il metano: 40 chilometri di nuove condotte

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BORGOROSE (RI) – Il metano è finalmente una realtà anche per i cittadini e per la zona industriale di Borgorose. Il 17 giugno il Comune e Italgas inaugurano, infatti, la rete di distribuzione cittadina del gas
naturale con la tradizionale cerimonia di accensione della fiaccola.

L’impianto ha richiesto la posa da parte di Italgas di 40 chilometri di nuove condotte che serviranno a collegare alla rete – proveniente dalla zona industriale – il nucleo abitato e le famiglie di Borgorose che saranno così stabilmente approvvigionate del gas naturale, fonte energetica sicura, economica e sostenibile.

Borgorose va così ad aggiungersi a tutte le località che, negli ultimi mesi, hanno potuto contare sui benefici del metano e sulle possibilità di sviluppo ad esso connesso.

Le famiglie e le aziende interessate ad allacciarsi alla rete, sono invitate a sottoscrivere l’apposita richiesta quanto prima. In seguito alla richiesta di allaccio alla rete gas e alla regolare stipula del contratto di fornitura con una società di vendita, Italgas provvederà all’installazione di misuratori intelligenti di ultima generazione (smart meters) in grado di consentire, tra le altre funzioni, la lettura in tempo reale dei consumi. Un vantaggio per il cliente finale, che vedrà la sua bolletta sempre più aderente ai consumi reali, e un importante beneficio anche per l’ambiente in virtù dei minori spostamenti necessari per svolgere la tradizionale attività di rilevazione manuale.

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Successo, auto e belle donne: Fabrizio Gatta dalla tv passa al sacerdozio

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Dalla tv alla vita religiosa: Fabrizio Gatta ha scelto la strada del sacerdozio. Il giornalista e conduttore di Linea Blu, Unomattina Weekend e Linea Verde, romano di nascita, aveva detto addio al piccolo schermo nel 2013. Nel 2019 si è laureato in Teologia ed è oggi diacono nella città di Sanremo. Il prossimo 7 dicembre, nella città ligure, diventerà ufficialmente prete a 57 anni.

La decisione di lasciare la Tv risale al 2013, al culmine di quasi 20 anni di carriera televisiva. Gatta aveva esordito su Rai1 nel 1996 con il Concerto dell’Epifania, che poi condusse per otto edizioni consecutive.

“Avevo successo, belle auto, belle donne, non mi mancava nulla — spiegava Gatta proprio nel 2013 alla rivista Credere. — Vivevo un po’ quel senso di onnipotenza che ti dà la notorietà. Ma qualcosa in realtà mancava”.

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Strage di Ardea: consulenza psichiatrica al Nuovo Ospedale dei Castelli per il killer

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Emergono nuovi dettagli della strage avvenuta a Marina di Ardea, vicino a Roma, quando un uomo armato e psicolabile, Andrea Pignani, ha ucciso a sangue freddo due bambini e un anziano, togliendosi poi la vita.

Andrea Pignani fu sottoposto a “consulenza psichiatrica” per uno “stato di agitazione psicomotoria” l’11 maggio scorso presso il Pronto Soccorso del Nuovo Ospedale dei Castelli di Ariccia (RM). E’ quanto è emerso dagli accertamenti dei carabinieri e della Procura di Velletri.

In ospedale Pignani fu accompagnato “volontariamente” da un’ambulanza dopo una lite con la madre. Pignani non era comunque in cura “per patologie di carattere psichiatrico”.

Pignani era uscito di casa intorno alle 11 con felpa, zainetto e guanti e avrebbe percorso con la pistola in pugno alcune strade del comprensorio di Colle Romito, ad Ardea. Poi ha puntato la pistola contro le prime persone che ha incontrato, i due bambini e l’anziano. E’ quanto accertato finora dagli investigatori che stanno ricostruendo i terribili attimi della strage di Ardea. Le prime persone che l’uomo ha incontrato sono stati dunque i fratellini Fusinato a cui, secondo quanto si è appreso, avrebbe sparato un colpo ognuno. Poi è passato in bicicletta Salvatore Ranieri a cui avrebbe sparato due colpi. A quel punto è tornato a casa dove, sembrerebbe dopo aver fatto uscire la madre, si è barricato. Dalle indagini dei carabinieri non risulterebbero altre persone scampate agli spari né liti o dissidi con le famiglie delle vittime.

“Cinque minuti prima della sparatoria una pattuglia dei carabinieri di Marina di Ardea era andata a controllare che il mio assistito Domenico Fusinato stesse in casa a rispettare l’ordinanza di custodia ai domiciliari”. Rivela l’avvocato Diamante Ceci, legale dei genitori dei piccoli David e Daniel uccisi ieri ad Ardea. Quella stessa pattuglia, secondo quanto riferito, una manciata di minuti dopo è intervenuta dopo l’allarme lanciato e il triplice omicidio.

“Non la trovavamo”. Si sarebbero giustificati così i familiari di Andrea Pignani, l’ingegnere informatico che ieri ad Ardea ha ucciso due fratellini e un anziano, per non aver denunciato la pistola in casa alla morte del padre dell’omicida. A quanto ricostruito dagli investigatori, l’arma era regolarmente detenuta dal padre di Pignani, morto diversi mesi fa. L’uomo fino al 1986 era stato una guardia giurata poi aveva continuato a detenere regolarmente la pistola. La famiglia si era trasferita nel comprensorio di Colle Romito nel 2019. 

“Non ho firmato alcun Tso per il soggetto in questione. In quattro anni ne ho disposto solo uno e non è nei confronti di questa persona. Ho saputo che è stato in cura ma senza il coinvolgimento di questa amministrazione”. Lo spiega il sindaco di Ardea, Mario Savarese, sulle notizie di un presunto Tso, (il trattamento sanitario obbligatorio), cui era stato sottoposto in passato Andrea Pignani, l’omicida di Colle Romito.

LA STRAGE. Daniel e David avevano 5 e 10 anni e stavano giocando di mattina in un parco davanti a casa quando gli hanno sparato a bruciapelo e li hanno uccisi senza un motivo apparente. L’uomo che li ha colpiti ha poi tolto la vita anche a un pensionato di 74 anni che passava di lì in bici. Infine si è chiuso in casa e si è suicidato con la stessa pistola prima dell’irruzione dei carabinieri.

Una strage feroce e insensata si è abbattuta in una domenica di mare su un comprensorio residenziale, Colle Romito, ad Ardea, quaranta chilometri a sud di Roma. L’assassino aveva 35 anni, si chiamava Andrea Pignani, viveva con la madre in una villetta acquistata nel 2019, a poche decine di metri dal campetto del triplice omicidio. Laureato in ingegneria informatica, disoccupato, un anno fa, a maggio, era stato sottoposto a Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) per aver aggredito la madre, ma non risulta che fosse attualmente in cura per problemi mentali. Secondo i carabinieri non usciva di casa praticamente da un anno. I vicini, altri abitanti del comprensorio, raccontano di quella pistola che tirava fuori per minacciare ogni volta che c’era una discussione, qualcosa che lo infastidiva, che fosse la potatura degli alberi o qualche rumore intorno a casa sua. Ma nessuno aveva sporto denuncia, secondo i carabinieri. Stamani verso le 11, a quanto ricostruito finora, Pignani è uscito e sulla sua strada ha incontrato Daniel e David che giocavano tranquilli. Gli ha sparato al collo e al petto e, racconta la nonna, “sono morti tenendo la mano del padre”, Domenico Fusinato, ai domiciliari in un’altra villetta di Colle Romito per reati di droga, ma subito accorso appena sentiti gli spari. Nel frattempo Pignani aveva colpito e ucciso con un proiettile alla testa anche Salvatore Ranieri, 74 anni, che passava in bicicletta e non conosceva né il suo assassino né i fratellini. Una quarta vittima, un uomo che stava andando a buttare la spazzatura, sarebbe sfuggita alla morte solo perché troppo distante per la gittata della pistola. Pignani è quindi rientrato in casa, si è chiuso dentro e per ore non ha risposto ai negoziatori arrivati sul posto per convincerlo ad arrendersi. Quando a metà pomeriggio un commando del Gis carabinieri è entrato nella villetta l’uomo si era già ucciso con la stessa pistola. La fine di una giornata di sangue non mette la parola fine sulla strage. Secondo il presidente di Colle Romito, Romano Catini, la presenza di una pistola – che era del padre del 35enne, una guardia giurata morta un anno fa – era stata più volte segnalata dai vicini spaventati. Ma agli inquirenti non risultano denunce. Si cerca un movente, ma non ci sarebbero stati contrasti tra Pignani e il padre dei bambini, quest’ultimo comparso nel 2018 in un’operazione dei carabinieri a Ostia contro gli scissionisti del clan Triassi, ritenuto avversario degli Spada. Difficile pensare a una vendetta spietata. Le indagini comunque proseguono per accertare l’esatta dinamica. Rimane il ricordo delle vittime. Di due bambini. racconta la nonna, “educati e rispettosi. Daniel, il più grande, aveva solo 9 e 10 in pagella”. E del 74enne Ranieri, in vacanza con la moglie a Colle Romito, dove aveva una seconda casa. Il sindaco di Ardea, Mario Savarese, racconta di un luogo tranquillo in cui nei decenni scorsi venivano a villeggiare anche personaggi politici noti. Alcuni abitanti di lungo corso raccontano invece di personaggi poco raccomandabili, alcuni dei quali ai domiciliari come il padre dei bimbi uccisi. Ma il vero movente di un massacro a freddo come questo sarà difficile da trovare, visto che l’autore si è poi suicidato.

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